mercoledì, aprile 23, 2014

Una volta...


Una volta, la prima volta che sono andato ad Angoulême, ho incontrato Moebius in cartoleria. Comprava dei pennelli.

Una volta, la prima volta che sono andato a Lucca Comics, ho incontrato Milazzo in cartoleria. Faceva delle fotocopie.

Una volta, a Londra, ho aiutato un tassista abusivo a programmare il navigatore perché non sapeva le strade.

Una volta, quando si usava ancora la carta, è venuto un corriere della casa editrice a prendere la sceneggiatura che dovevo consegnare. Avevo fatto nottata, non ero ancora andato a letto e la casa era uno schifo. Non dimenticherò mai lo sguardo carico di rimprovero e disappunto di quel signore.

Una volta, conoscevo uno che veniva chiamato: Lo Scienziato, per dei motivi penalmente perseguibili che qui non dirò.

Una volta suonavo il basso.

Una volta avevo una Vespa. Una delle prime con il cambio automatico, comprata usata.
La partenza da fermo era così problematica che dovevo spingere con i piedi.

Una volta, era forse il 93 o il 94, sono andato a trovare un amico e gli ho riempito una parete di Post It su cui avevo scritto dei memo surreali tipo: ricordati di cambiare l’acqua all’ippogrifo, o: dopodomani cade la scacchiera. Ho consumato un blocchetto intero.

Una volta mi sono addormentato al decollo al JFK e mi sono risvegliato a Madrid, con una fame titanica, incazzato nero perché non mi avevano svegliato per la cena.

Una volta ho trovato per terra cinquemilalire e le ho spese tutte in sala giochi con Operation Wolf. Anni dopo, ho giocato ancora a Operation Wolf e l’ho terminato con un unico gettone.

Una volta ho mangiato quello che a me sembrava un barattolo di trippa del discount, ho notato dopo il pastore tedesco che c’era sull’etichetta.

Una volta una che filavo ha preferito limonare con uno che di cognome faceva Gobbo.
Ha condizionato parecchio la mia adolescenza.

Una volta avevo un soprannome e in pochissimi conoscevano il mio nome e tantomeno il mio cognome. Ecco perché ho la fedina penale pulita.

Una volta, la mia macchina preferita, quella che avrei voluto comprarmi da grande, era la Ford Capri.

Una volta, a militare, ho massacrato di botte uno perché, per noia, aveva ucciso un cagnolino randagio usando una pala.
Programmai l’agguato con cura e il bastardo non fu mai in grado di riconoscere il suo aggressore.

Una volta ho accettato un lavoro dicendo di sapere benissimo l’inglese.
L’inglese l’ho imparato facendo quel lavoro.

Una volta ho tenuto un segreto così a lungo che alla fine non me lo ricordo neanche più.

Una volta dormivo di giorno e lavoravo e vivevo di notte. Dicevo di seguire il fuso orario indonesiano.

Una volta, per scherzo, ho abbonato un mio compagno di classe a tutto quello a cui potevo abbonarlo inviando cartoline prestampate, indicando il suo nome, il suo cognome e il suo indirizzo.
Sono passati quasi trent’anni e spero che sia riuscito a disdire tutto.

Una volta, io e altri due, accettiamo un invito e andiamo a un rave party illegale poco fuori Milano. Ci dicono più o meno dove si terrà, e partiamo. Nella notte, senza sapere la destinazione esatta, solo un: “più o meno laggiù”.
Niente cellulari, niente navigatori, non esistevano ancora.
Percorriamo la strada nottetempo, guardandoci in giro. Attorno a noi la campagna lombarada.
Capannoni, cascine, posti giusti per un rave. A destra, scorgiamo delle luci e una stradina sterrata che conduce dove ci sono quelle lucine. Blu.
- saranno le luci del rave!
Dice uno.
Ci infiliamo nella stradina e ci avviciniamo.
Una stradina stretta, buia, nessuna luce in giro, tranne quelle lucine blu che si vedevano all’orizzonte.
Erano le luci delle camionette dei Carabinieri che portavano via la gente.
Ho spento al volo i miei fari, e ho fatto la stradina in retro, a tutta velocità, con il rischio di finire nei fossi.

Una volta, ero sinceramente convinto che due ragazze mi avessero invitato a casa loro per coinvolgermi in un ménage à trois.
Invece, avevano dei mobili da spostare.

4 commenti:

Martina Rurali ha detto...

Per quanto riguarda il cane, hai fatto strabene. Mi auguro che anche tu abbia usato una pala.

Diego Cajelli ha detto...

Mh... No.
Però ai tempi ero cattivello. Ho usato le mani.
Bastarono.

CREPASCOLO ha detto...

Lupo " Gobbo " Gobbi vivacchiava nel magazzeno casermaggio della Cecchignola ( Roma ndr ) mentre tutt'intorno al suo capoccione partivano tonnellate di " Spine" per la Operazione Vespri Siciliani ( promossa dopo le stragi in cui persero la vita Falcone e Borsellino ndr ). Un pomeriggio, poco prima del crepuscolo, passeggiava sotto un portico pensando al nulla - non è semplice come potrebbe sembrare - quando un cucciolo di micio appena sfornato gli tagliò la strada. Gobbo non era cattivo, era il nulla appunto come direbbe il sig. Sclavi, e gli diede un calcio che lo fece roteare a zampette distese fino agli anfibi del sergente di ferro Fredo Capri, cattivello come pochi. Ciao ciao casermaggio. Gobbo si fece tre turni nella ex base Nato di Comiso e lì, tra un posto di blocco e l'altro, prese il vizio dei comics. Ci sono droghe, come quelle dei rave, da cui si può scappare in retro, ma i fumetti sono un'altra partita, di quelle che giochi sempre con un arbitro , il tuo neurone, in preda alla totale sudditanza psicologica. Dopo dodici mesi passati tra moschetto, razioni kappa e le opere delle Giussani sisters, l'artigianato di Renzo Barbieri ed il catalogo interno di Corno e Cenisio per tacere degli albi Cepim, Gobbo trovò lavoro in una cartoleria di Lucca. Tutto per essere vicino ai suoi Nuovi Dei, con tante scuse a King Kirby.
Era tra il pubblico mentre Maestro Milazzo incantava le folle raccontando il vecchio aneddotto di Galep che disegna Tex ed Occhio Cupo nello stesso periodo , uno di giorno ed uno dopo il crepuscolo. Ivo doveva esser perso nei fatti suoi - forse il The End di Ken Parker - perchè fece confusione e disse che Galleppini lavorava allo zorride di notte ed al ranger di giorno ( in realtà Tex era una sorta di ruota di scorta in quel lontano 1948 ed il dinamico duo Bonelli sr e Galep scommetteva sul successo del cacciatore di pirati mascherato a cui dedicavano le loro energie diurne ndr ) . Gobbo alzò la manina, chiese la parola e lo corresse. Nessuno aveva mai osato. Nemmeno Berardi. "Milo" Milazzo sorrise e si scusò, ma il padrone della cartoleria licenziò Gobbo perchè temeva che il cartoonist ed i suoi amici- x puro caso in quei gg Moebius si servì da un concorrente - disertarono la sua bottega. Gobbo scrisse e disegnò un graphic novel - termine che a lui piaceva meno di quanto piacesse ad Alan Moore - su di un clone di Bob Fosse che dirige un succedaneo di Cats con gattini che pirlano nell'acqua come la signora Williams a Cinelandia. Sta ancora cercando un editore disposto a sfidare l'ukase di Lucca. Cattivi.

Tommaso ha detto...

Io la vespa (del '64 - ehi compie gli anni!) ce l'ho ancora e funziona da dio.

Ho giocato molto anch'io a Operation Wolf, ma sul PC di casa.

Non ho mai mangiato cibo per cani, ma io e mio fratello ci siamo spruzzati in testa per mesi un deodorante per il cesso credendo fosse lacca per capelli di nostra madre, ingannati dalla raffinatezza della confezione.

20 e passa anni fa, nella mia breve esperienza universitaria, ero conosciuto da tutti solo come Syd, per via di una somiglianza tricologica con Barrett (quello dei 60, meglio specificare). A volte mi chiedo se qualcuno dei miei ex compagni si ricorda di me e si chiede come diavolo mi chiamassi veramente.

Non ho mai massacrato di botte nessuno, ma nel caso mi sarebbe piaciuto darti una mano.