giovedì, febbraio 13, 2014

Si stava meglio con il 56k?



Mi dicono che, nei favolosi tempi in cui viviamo, di un post su un blog la gggente legge soltanto le prime tre righe.
Dato che a me non interessa avere quei lettori lì, i contenuti di questo post arrivano tra un po’, non ora.
Per cui, perdo un po’ di tempo.
Tanto quelli delle “tre righe” si limiteranno a diffondere (forse) la foto qui sopra, sempre che sappiano chi è quel tizio e siano in grado di comprendere il senso del testo.
(Oppure lo faranno comunque.)
Intanto quelli smartphonano, poi si rompono le palle e vanno a giocare con il primo livello gratis di un giochino qualsiasi.
Dai, forza, che devi scendere alla prossima.
Non hai tempo per me, non sono la versione on line delle palline del pluriball da schiacciare.
Ho superato abbondantemente le tre righe.
Bene.
Eccoci.
Quando Tim Berners-Lee e Robert Cailliau hanno creato il World Wide Web, sapevano che avrebbe avuto un fortissimo impatto sociale.
Tim Berners-Lee infatti, a domanda risponde:
“ll Web è più un'innovazione sociale che un'innovazione tecnica. L'ho progettato perché avesse una ricaduta sociale, perché aiutasse le persone a collaborare, e non come un giocattolo tecnologico. Il fine ultimo del Web è migliorare la nostra esistenza reticolare nel mondo.”
Sono passati svariati anni dall’apertura della prima pagina web, e dieci anni dalla creazione di Facebook. Oggi, la nostra esistenza reticolare nel mondo è fatta di bufale, di minorati mentali che girano video con migliaia di visualizzazioni, di scie chimiche, di complottisti geotaggati e di like che se vuoi puoi anche comprarli.
Tim Berners-Lee e Robert Cailliau si sono dimenticati un pezzetto fondamentale della loro equazione: non hanno considerato come gli utenti avrebbero usato il web.
L’innovazione sociale del web oggi si misura in base a quanti si bevono le bufale che vengono diffuse, o con quanta dose di cinismo serve per ridere di fronte a un nuovo video di Rosario Muniz o della nuova star idiota/virale di You Tube.
Perché è questo che facciamo.
Non stiamo usando il web per diffondere delle figate fatte per essere delle figate.
Usiamo il web per diffondere merda, in un cinico, postmoderno, sarcastico web/mondo, dove tutta questa merda fa il giro su sé stessa e diventa una figata.
La mia esistenza reticolare nel mondo non ne sta giovando. Affatto.
Non mi fanno ridere le bufale lanciate da “Il Lercio” e dagli altri siti con nomi e grafiche simili alle testate giornalistiche reali.
Anzi, per dirla tutta, vista la reazione sociale, vista la perdita di controllo virale di quei contenuti, siti come “Il Lercio” e similari sono molto pericolosi e andrebbero chiusi.
Chiusi.
Tu mi dirai, o mio caro cinico sarcastico giovine disilluso creatore di contenuti fake, che se la gggente si beve le tue bufale è colpa della gggente e non colpa tua.
Forse.
Stiamo comunque parlando della stessa gggente che soffre di analfabetismo funzionale.
Ti piace vincere facile, eh?
La bufala via web è un cerino acceso che viene lanciato nella pozza di benzina sociale contemporanea.
La bufala, che nasce come goliardica, incendia emotivamente un mondo reale fatto di esasperazione, ricerca di un colpevole per il proprio malessere, neo strategia della tensione ben manipolata dai media, malcontento e ignoranza belluina. Ignoranza che ogni tipo di dispositivo tecnologico amplifica a dismisura.
Le notizie saranno anche false, ma generano scazzi reali.
La violenza che le vittime delle bufale esprimono nei commenti è violenza vera.
Magari a te fa ridere un sacco, ma a me no.
Per niente.
E tu, amico mio, ebbro dei click che salgono e dei like a pioggia, non ti sei fermato nemmeno per un momento a riflettere sulla ricaduta sociale di quello che stai facendo.
- Ma è fiction!
Mi dici.
- No. Io faccio fiction.
Quello che fai tu è prendere malignamente per il culo dei portatori di handicap.
Sì, ho detto proprio: portatori di handicap.
L’handicap è nel non essere in grado, con due ricerche su Google, di verificare le notizie e capire se si tratta di una bufala oppure no. L’handicap è l’evidente gap cognitivo di cui soffre la nuova ondata di gggente su internette.
(Non sono io a essermi inventato il concetto di handicap digitale, lo ha coniato
Nicholas Negroponte del MIT di Boston.)
Quello che fai tu è circonvenzione di incapace. Dove l’incapacità della vittima è sia cognitiva che tecnica. Dove il tuo profitto è nei tuoi contatti che salgono e nei like che ottieni.
Può essere divertente prendere per il culo gli handicappati e trarre profitto dagli incapaci, ma sono comunque due azioni divertenti che la legge punisce.
Una società civile tende a difendere i soggetti più deboli. Siamo abituati a ragionare in termini non digitali, difendendo e proteggendo i portatori di handicap fisici, disagi mentali e difficoltà di apprendimento. Bisogna trasferire questo concetto anche al mondo digitale dal momento in cui, in modo molto rapido, la società si è trasformata in social.
I computer hanno smesso di essere dei cosi che tenevi su un tavolo a prendere polvere e sono diventati degli aggeggi che ti porti in tasca. Siamo costantemente connessi. La diffusione massiva di device portatili è stata l’innovazione tecnologica più sottovalutata della storia. Ma di questo avremo modo di parlarne in altri post.
Il sociale, il pubblico è diventato social. Vivi lì, ti relazioni tramite una piattaforma, quello che accade in quello spazio ha conseguenze dirette sulla tua realtà fisica ed emotiva.
In ambiente social, in contesto digitale, i soggetti più deboli possono farsi ancora più male che in ambente reale.
Aver sottovalutato il massiccio uso di smartphone e similari, e la trasformazione da sociale a social ha portato a delle conseguenze orrende.
La prima che mi viene in mente è quello che accade su Ask.fm. L’unico social network dove non basta disconnettersi, per uscirne ti devi ammazzare.
La seconda è la legittimazione assoluta del sarcasmo. Sarcasmo e non ironia.
C’è differenza, anche se molti di quelli che usano il sarcasmo credono di essere ironici.
L’ironia è una sdrammatizzazione positiva, il sarcasmo è nocivo, maligno e secondo gli psicologi è il frutto di una prolungata frustrazione.
Il web e i social sono un tempio in onore del commento sarcastico. Della presa per il culo pungente, della critica di rinterzo. Quindi, i creatori di bufale e gli handicappati digitali che ci cascano diventano delle star. Chi volendo, chi suo malgrado.
Avendo trasformato la società in social, non si turba più un ordine pubblico reale.
La gente non scende in strada urlando in preda al panico per colpa delle bufale, questo no. Però, se spostiamo il concetto di ordine pubblico alle piattaforme social, la vera e unica piazza contemporanea, è evidente quanto sia poco goliardico l’effetto della bufala e quanto, invece, sia applicabile l’articolo 656 del Codice Penale.
Senza tener conto della percezione deviata della realtà.
L’omino nella foto che apre questo post una volta ha detto:
- Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.
Con le condivisioni, i rimandi, e la possibilità di diffondere e ripetere il contenuto senza dover raggiungere la fonte originale, è impossibile tenere traccia dell’estensione dello scherzo goliardico della notizia-cazzata.
Si stanno creando mille realtà dove quel contenuto è percepito come vero, ed è diventato una verità incontrovertibile.
Le bufale, nel secondo o nel terzo cerchio di diffusione virale creano delle certezze che nessuna ricerca su Google potrà mai minare, delle convinzioni che nessuna discussione potrà mai chiarire.
In queste realtà esistono davvero degli zoo dove si può fare sesso con gli animali.
E, mi dispiace, ma non si può sempre archiviare la cosa dicendo: è un problema loro.
Visto che siamo tutti costantemente interconnessi è un problema anche mio.
O meglio, è un problema della mia esistenza reticolare nel mondo che grazie a te, non è affatto come dovrebbe essere.





44 commenti:

Fede ha detto...

È un post bellissimo, credo che ne farò dei manifesti da appiccicare un po' dovunque.

Edoardo Valentini ha detto...

diceva tempo fa un mio amico ingegniere (con la i) che il web aveva aumentato a dismisura il "potenziale nocivo" dei deficienti .. e non c'era ancora fessbuc
quelle parole mi colpirono e sentivo che c'aveva raggione e i tempi lo stanno ahinoi dimostrando .. mannaggia alla captcha che nun ce vedo più

I*Man ha detto...

Non so, sono abbastanza d'accordo sulla sostanza, ma trovo che Lercio in questo caso sia un bersaglio parzialmente sbagliato.

Ti spiego: ogni volta che vedo un fenomeno (nel senso di freak da circo) che riposta una notizia di Lercio come se fosse vera vedo anche 10 sapientini (dei suoi amici) che lo insultano e lo coprono di merda per aver scambiato Lercio con Leggo*.

Nel mio candido ottimismo mi auguro che i freak di cui sopra imparino una piccolissima lezione da tutto questo: chiedersi che diavolo sia quello che si è appena letto. Il che non è ancora un lavoro di approfondimento sulle fonti, ma è già qualcosa.

C'è poi la questione delle intenzioni, che però è di lana caprina. Io credo che Lercio in particolare non sia nato AL FINE di lanciare bufale. Personaggi, Luoghi e contenuti sono fin troppo palesemente falsi.
È un po' come dire che il centravanti giapponese è Yoko Poko MaYoko e l'allenatore Kakapoko Kifapokomoto.

La cosa problematica - che presenta anche problemi etici che giustamente evidenzi - è che c'è gente pronta a manifestare perchè il Milan non ha comprato MaYoko.

T.

*= Purtroppo nessuno viene mai infamato per aver scambiato Leggo per un giornale vero. Ma facciamo un passettino alla volta.

cl0pin ha detto...

Anche no. A domanda rispondo. Approfondiamo ?
Leggo cazzate sui web, giornali, riviste, fumetti e libri. Ascolto cazzate alla radio, alla tv, al bar, nello spogliatoio della palestra, a lavoro e pure in famiglia. Ci sarà sempre in giro qualcuno che spara una cazzata, quello ce mi salverà sarà il mio senso critico. Evviva internet che in ogni momento mi obbliga ad andare oltre alla massima "se c'è scritto sui giornali allora è vero", "se l'ha detto la radio allora è vero", "se l'ha detto la tv allora è vero". Io voglio essere vittima del mio senso critico, voglio allenare il mio senso critico, voglio usare il mio senso critico come un'arma. Internet è una fonte incontrollata di cazzate ? E' vero, ma forse preferisco una fonte incontrollata ad una controllata da altri ma non da me. Questa la mia idea di trentenne.
Vorrei un mondo dove mi vengono fornite solo informazioni utili ? Magari, ma non sarà mai così, nè sul web nè con le altre fonti di cognizione. Preferisco la libertà di opinione e poter usare il mio senso critico ad un controllo dei contenuti e il non poter esercitare il mio diritto alla critica.

Diego Cajelli ha detto...

@cl0pin
Sì, anche io la pensavo così.
Poi mi sono detto:
E chi non ce la fa?
Non mi va di rispondere "cazzi suoi".

@I*Man
Okay, ho usato l'esempio sbagliato.
Anche se... il fatto non è tanto l'homepage in quanto tale, ma il contenuto che diventa virale.

Susanna raule ha detto...

Non sono d'accordo quasi per niente, ma non con l'analisi, bensì con le conclusioni. Anche perché le tue conclusioni, abbi pazienza, sono equiparabili allo scuotere la testa e borbottare "che vergogna, signora".
Stavi meglio senza internet o con un internet più elitario (quello dell'inizio)? Be', io sì, nettamente. Il fastidio di cui parli è anche il mio.
Era bellissimo stare in un posto in cui la maggior parte della gente, anche quella detestabile, aveva un QI superiore a 100.
Ora, mi rendo conto che forse è brutto da dire, ma la mia vita offline si è sempre svolta tra persone intelligenti, spesso molto intelligenti, quasi invariabilmente istruite. Ma quelle altre persone, quelle con l'analfabetismo funzionale, quelle con il QI borderline, quelle così arrabbiate e paranoiche da non capire nulla, esistevano lo stesso. Non influenzavano la mia vita direttamente, non mi facevano arrabbiare, ma erano (sono) quelle che rendono un inferno una coda alle poste, quelle che votano a casaccio e sproloquiano di donne, tempo e governo al bar in un'apoteosi di qualunquismo. Persone reali ed esistenti.
Internet me le ha fatte incontrare e onestamente ne avrei fatto a meno.
Internet, i social network, hanno dato loro un sollievo inebriante: un posto in cui il loro disagio culturale non fosse immediatamente evidente e dove comunque potessero trovare un gran numero di altri disagiati culturali con cui interagire.
Non so se sia un male, in senso assoluto.
Di certo io cerco di stare alla larga da queste persone e per lo più ci riesco anche.
Per loro probabilmente è un bene, o comunque non peggiorerà sensibilmente la situazione.

El Lorro ha detto...

"La disabilità (o handicap) è la condizione personale di chi, in seguito ad una o più menomazioni, ha una ridotta capacità d'interazione con l'ambiente sociale rispetto a ciò che è considerata la norma, pertanto è meno autonomo nello svolgere le attività quotidiane e spesso in condizioni di svantaggio nel partecipare alla vita sociale."

Il fatto è che la gggente di cui tu parli non è portatrice di handicap. Non ha subito menomazioni o infortuni (culturali o cognitivi). Ha scelto di non informarsi e di non cercare di migliorarsi in un mondo in cui informarsi (ok, almeno superficialmente) richiede cinque secondi. È una scelta, non una condizione.

cl0pin ha detto...

E chi non ce la fa ? cazzi suoi ? No assolutamente, però bisogna fare un paio di crudeli premesse. La prima è che non tutti vogliono essere salvati, la seconda, che è parente della prima, è che non tutti possono essere salvati, anche se volessero, e la terza è che alcuni di quelli comunque troverebbero altre fonti di cazzate.
Io continuo a pensare che il modo migliore per aiutare una persona è educare a farcela. Una censura a monte purtroppo è sempre il contrario dell'educazione.
E' un po' come hanno fatto in tv con la violenza. E'stata del tutto censurata eppure le nuove generazioni sembrano avere un senso della morale che in senso diametralmente opposto a quello voluto, con bullismo e compagnia.

ZiMoN ha detto...

Capisco l'idea ma non sono d'accordo.

Partiamo da un altro presupposto:
le testate giornalistiche (quelle "vere") a volte scambiano per reali, articoli di Lercio&co.

Cosa ci insegna questo?
Che la gggggente stupida è anche tra chi dovrebbe fare informazione seria.

Per cui, se Lercio&co. non fossero mai esistiti, i media avrebbero comunque pubblicato castronerie? (online, o cartaceo che sia) Certamente sì.

Io, persona dotata di raziocinio e capace di confrontare varie informazioni, avrei creduto ad una notizia sbagliata/falsa distribuita da una testata affermata? NO.
La ggggente ci avrebbe creduto? Sì!

Io credo che i siti che diffondono notizie false in modo goliardico vadano considerati diversamente da i vari siti che pubblicano e chiedono di condividere pseudoarticoli di gomblotti della kastaa!!!111! e pseudoscienze.

Lercio&co hanno portato alla luce, un tipo di persona che è sempre esistita, quella del credulone, ignorante e che non ha voglia di capire cosa sta leggendo. Ma questo "essere" esisteva anche prima di internet, ha solo cambiato luogo, è passato dalla piazza al web.

CyberLuke ha detto...

Pur se a malincuore, appoggio le argomentazioni di Susanna e ci0pin.
Per quante cazzate circolino sulla Rete, è sempre meglio così, che un qualsivoglia strumento di controllo. La storia ci insegna che – presto o tardi – del controllo se ne compie un abuso.
E questo è peggiore di qualsiasi stupidità.

bettella ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
bettella ha detto...

Perché limitarci solo al medium elettronico? Chiudiamo anche il Vernacoliere perché ci potrebbe esser gente che lo compra scambiandolo per il Times. Censuriamo i mockumentary. Rendiamo fuori legge l'unconventional marketing. Chiudiamo Voyager e Mistero!

Diego Cajelli ha detto...

@bettella
Non è che non sei d'accordo con me, è che non hai capito un cazzo di quello che ho scritto. Ti mando un insegnante di sostegno?

Locomotiva ha detto...

Ammetto, pare anche a me un po' un 'eh, sapesse signora mia'.

Purtuttavia, più che censura o un intento pedagogico (tipo RAI in bianco e nero), mi chiedo se non serva l'autorevolezza.

Il punto è che le immense sciocchezze hanno l'humus nel contesto: il Cùrierùn di Flaiano, Montale e Montanelli era una istituzione mai si sarebbe abbassata a scopiazzare da un giornaletto satirico.

Idem la politica di oggi e quella che era.

Il pesce puzza dalla testa, mi sa. E non è che metterci due gocce di limone o di censura che cambia granchè...

Salvatore Privitera ha detto...

Il post è molto interessante come lo sono alcune delle conclusioni anche se in alcuni casi penso tu sbagli il bersaglio.

Mi spiego meglio o almeno ci provo.

Quando dici che Lercio semina bufale penso che raramente ne hai letto gli "articoli" perché dal modo in cui sono scritti appare abbastanza ovvio che sono scritti per apparire tutt'altro che credibili o veritieri. Ha perso di molto lo smalto delle origini e una volta uno dei miei contatti meno brillanti ha preso per vera una delle notizie che riportava ma quando pubblica quelle pseudonotizie, Lercio non fa nulla di diverso da quello che faceva il Male (quello vero per intenderci, non quello/quelli di oggi) anche se certo non allo stesso livello.

Il problema delle bufale invece è un problema dannatamente serio per via delle troppe pagine che millantano inesistenti progressi scientifici, creano ad arte dichiarazioni politiche mai fatte e chi più ne ha più ne metta e qui si torna al problema di quelli che tu chiami "quelli che non ce la fanno".

Cazzi loro? Sì cazzi loro! Perché alla fine il problema di verificare le notizie non nasce certo con le bufale di internet. Una testata giornalistica, televisiva o cartacea che sia, può dare la stessa notizia in una pletora di modi diversi. Poi sta a chi recepisce la notizia esserne fruitore attivo e non semplice spettatore acritico.

Il problema alla fine è SEMPRE l'utente finale e il pietismo non porta da nessuna parte.

Socrate non amava i libri perché non davano diritto di replica.

Pasolini considerava la televisione il mezzo fascista per eccellenza perché era il balcone ideale da cui chiunque poteva lanciare qualunque proclama.

Ora tocca ad internet ma alla fine la differenza la facciamo noi e dire chiudiamo questo, chiudiamo quello non porta da nessuna parte.

Apriamo le nostre teste piuttosto e chi non ne è capace amen...

Walter Loggetti ha detto...

Una volta su internet quando i computer erano a carbonella era tutta campagna, signora mia.

Questo è quello che ho capito dal tuo intervento. (e leggendo anche i commenti)
Ovviamente a quest'ora potrei avere bisogno dell'insegnante di sostegno. :)

Scherzi(?) a parte.
Mi trovo d'accordo con il post di Susanna Raule.
Quando agli inizi dei primordiali social network (bbs, gruppi di discussione usenet), la difficoltà di connessione e di far funzionare tutto l'accrocchio era elevata, per poter sparare una cavolata in una BBS ti ci voleva comunque una certa formazione di base, dovevi conoscere certe cose, aver letto certe altre, e quindi quando ti esprimevi, potevi farlo con cognizione di causa. Sapevi quello che dicevi. O all'incirca eri orientato nella direzione giusta.

Poi la facilità di connettersi ha allargato l'utenza, persone con un po' meno istruzione e conoscenze e con minori letture si collegavano ed interagivano con le prime. Ma era ancora un numero gestibile, e pur essendoci piu' persone meno coscienti di quello che facevano e dicevano, piano piano imparavano, si istruivano e crescevano culturalmente, si interessavano, era il bello della rete, si imparavano cose nuove, si interagiva con persone intelligenti, pazienti, e si riusciva a fare entrare qualcosa di piu' nella zuccaccia che avevamo avuto pochi anni prima a scuola...
Quando eravamo praticamente braccia rubate all'agricoltura.
(Questo è il mio caso)
Fast Forward...
Facebook & Biutiful co.

Facebook nasce per poter connettere fra di loro vecchi studenti universitari, quindi si tratta di persone istruite, con un solido background culturale e capaci di esprimersi in maniera comprensibile.
Ma poi cresce e continua a crescere, la facilità con cui oggi ci si connette a facebook e l'aumento del numero di dispositivi che si possono collegare ad internet ed ai social network ha aperto le porte di quel mondo "chiuso" se non da buttafuori ma da una certa difficoltà di apprendimento, a persone che tutto il background culturale non ce l'aveva.
Non handicappati, ma veri e propri ignoranti, orgogliosi della propria ignoranza.
Ma con un minimo di conoscenze che li ha resi in grado di interagire in questo mondo diverso dal "loro"...
Ma queste persone non sono state create dai social network.

Ci sono sempre state.

Questo è quello che è successo:
C'erano i salotti bene, quelli in cui si parlava di politica, cultura, letteratura, arte, ma si parlava in punta di voce, i litigi comprendevano la parola "lei è uno screanzato!"
Ma tutto avveniva con garbo, educazione, edulcorazione.
E c'erano i bar, i circoli, dove non si parlava, si bociava, si giocava a carte, ci si briacava, occasionalmente si sottolineavano i passi piu' importanti delle discussioni con sonori cazzotti e bestemmioni varii...

erano due mondi che non avevano punti in comune, non si incrociavano , non si tangevano neanche per sbaglio, tutti facevano finta che l'altro non esistesse...

(ma già questa distanza fra i due mondi era un problema, i primi ignoravano i problemi dei secondi, i secondi diffidavano della cultura dei primi)

L'avvento dei social network ha creato una sorta di ponte fra i due mondi, ha iniziato a mettere in contatto persone di estrazione sociale diversa, e con una curva esponenziale ha aperto le chiuse favorendo l'inondazione di persone che non avevano la piu' pallida idea delle regole di questo mondo, che non avevano faticato per poterci entrare, e che come dei piccoli elefanti in una cristalleria cinese muovevano i primi passi senza avere il tempo di imparare quanto sono fragili i cristalli.

E qui siamo piu' o meno ai giorni nostri...

Le bufale, tu che tiri in ballo lercio et simili.
La mancanza di senso critico è sempre stata trasversale a tutti i mondi.
(fine Prima Parte)

Walter Loggetti ha detto...


(inizio Seconda Parte)
Il Barone Ricasoli-Sforza degli Amedei, ha sempre pensato che il Duca Lamperti-Corradi fosse un emerito cretino perché si era fatto irretire da un sedicente mago e gli aveva fatto delle cospicue donazioni, perdendo parecchi soldi, senza purtuttavia ottenere nulla in cambio.

Agenore Sbazzeguti ha sempre pensato che il Tartaglia fosse un grande imbecille.
Già unn'aveva il becco di un quattrino, e quei pochi che aveva l'ha dati ad un santone, un mago, perché pensava d'avecci il malocchio...

(Il Mago Oronzo ringrazia sentitamente il Duca ed il Tartagla per il prezioso contributo all'acquisto della sua villa)

Il senso critico si impara a scuola, assumendo diverse sostanze stupefacenti chiamate libri, pericolosissimi, spesso danno dipendenza...

Ma a volte anche persone istruite, colte, intelligenti, sembrano non esserne dotate come le persone non istruite, meno colte, e meno intelligenti.

Questo non sono mai riuscito a capire come mai.
Probabilmente ognuno di noi ha un punto debole, in cui il senso critico, va a ramengo.
In fondo io credo all'esistenza del Drago Shenron... e non importa che le persone mi dicano che non esiste, che sono solo fumetti.
Se qualcuno l'ha pensato, l'ha disegnato vuol dire che l'ha visto, e se l'ha visto vuol dire che esiste.

Comunque, il proliferare delle bufale, esiste anche da ben prima dell'avvento di internet, le catene di S.Antonio prima arrivavano nella posta a casa.
E facevano leva sulla credulità popolare, sulla cupidigia di poter avere dei soldi in piu', e su tanti altri interruttori sociali...

Facebook & co. non stanno facendo altro che riproporre cio' che esisteva già...

in forma diversa certo, ma indubbiamente c'era.

Veniamo alla funzione sociale di siti esportatori di bufale come Lercio.

Lercio è chiaramente... (per chi ha un minimo sindacale di senso critico) un sito di satira (toh c'è anche scritto).
Non scritto da professionisti, ma da persone che si vogliono divertire.

Nelle nostre bacheche Lercio è un ottimo attrattore di "materia strana"

Chi ha creduto alle bufale di Lercio & co. è da offendere pesantemente anche di persona.

Non ci perdo piu' neanche tempo a dir loro guarda che è una bufala.

L'ignoranza oggi è una scelta, e se compi una scelta, ne dovrai subire le conseguenze.

Sei orgoglioso di essere ignorante? Benissimo, vivi con le tue certezze, preferisco tirare avanti con i miei dubbi.

Quindi, il post, lo condivido solo parzialmente.
E' vero c'è mancanza di senso critico, ma non è colpa di Lercio.
Se esiste Lercio è perché è un sintomo di qualche cosa che non quadra a livello sociale.
Ma non è la causa.
C'ho la tosse. Ma non è che c'ho la tosse perché mi è venuta la tosse, quello è un sintomo. Posso prendere un asintomatico, per eliminare il sintomo fastidioso, ma il male c'è ancora sotto e senza sintomi evidenti lavora indisturbato.

Manuel Colombo ha detto...

Di nuovo, nei commenti si sottovalutano i numeri, la diffusione di questi fenomeni. Se un partico che si presenta con un piano per la legalizzazione del cannibalismo prende lo 0, 0003% sono cazzi suoi, se prende il60% sono cazzi di tutti; poco importa se quelli che l'hanno votato sono ignoranti che non hanno voluto informarsi

Diego Cajelli ha detto...

ATTENZIONE!
Con questo mio commento, rivolto un po' a tutti in generale, sto per compiere un'azione rivoluzionaria.
Dirò la verità.
Senza maschere e senza pose.
Potrei liquidare la parte del Lercio dicendo che era una provocazione. Un vecchio trucco della comunicazione che non userò. Non lo userò perché non è vero.
La parte del Lercio è semplicemente la parte più debole di un articolo di quasi ottomila battute.
Il mio errore è aver inserito un nome riconoscibile all’interno di un esempio. Anche se dopo la parola: “Il Lercio” ho scritto: “ e i vari siti simili bla bla bla”, la vostra attenzione si è concentrata unicamente su quello.
Errore mio.
Comunque, trovo molto interessante che di un articolo di quasi ottomila battute sia la sua parte più debole a generare dibattito.
Aveva ragione quello che mi ha detto che l’accanimento nei confronti della debolezza è una caratteristica intrinseca dell’essere umano. Si fa con le persone, si fa con gli articoli.
Ho imparato tanto dalle reazioni e dai commenti a questo mio post. C’erano alcune cose che ancora non mi erano chiare e il dibattito, qui e su FB, me le ha chiarite.
È stato fatto un uso interessante, per me, del web. Mi serviva.

Ettore Gabrielli ha detto...

Stavo per dire io che se si commenta solo de "Il lercio" si canna completamente il senso dell'articolo.

Qui non si tratta di censurare, qui si tratta di rendersi conto che internet è uno strumento che avrebbe bisogno di essere INSEGNATO. E' uno strumento 1000 volte più potete di un auto, eppure c'è pieno di gente che non solo guida senza patente, ma se ne fotte pure e va a 250 all'ora in centro pensando "che me ne fotte a me". Manca una educazione alla rete oggi più che mai FONDAMENTALE. E che manca a tutti i livelli sociali, primis politica e cultura.

Salvatore Privitera ha detto...

Non credo ci si sia concentrati oltre dovuti sulla questione Lercio, ma appunto come fa notare Diego era chiaramente l'anello debole della sua catena di pensieri e allora non è tanto una questione di accanimento quanto di capire se il bersaglio sia stato centrato o meno.

Fai bene Ettore a sottolineare la necessità di un'istruzione alla rete perché fin troppo spesso questa si sta trasformando in una specie di giungla in cui la gente tende a sfogare la propria aggressività repressa con commenti di una acredine sempre in crescita.

Il problema della credulità popolare, come fa poi notare Walter, è sempre esistito ed è trasversale, non riguarda solo il beone ma anche il professore perché recentemente si assiste ad un divario sempre più netto tra cultura ed istruzione, nel senso che non sempre un laureato è necessariamente una persona colta e anzi capita sempre più facilmente di incontrare mandrie di caproni proprio tra i cosiddetti dottori, quasi che ad aprire le porte dell'istruzione superiore a tutte le classi sociali quasi quasi se ne abbia avuto un detrimento.

Il che ci conduce alla domanda che dà il titolo a questo post: "si stava meglio con il 56k?", che suona un po' come "si stava meglio come quando a scuola ci andavano solo i figli dei baroni?"

Neanche a dirlo non ho una risposta, altrimenti non sarei qua...

pav_87 ha detto...

Grande articolo. Concordo, anche se spesso cado in quelli che trovano divertenti certe bufale "palesi"...e puntualmente salta fuori quello che le prende per vere. Ormai viviamo nell'era della "disinformazione", ed è difficile salvarsi. La gente adesso può veramente credere in quello che vuole, è come un bambino che crede a babbo natale perchè glielo dice il papà, solo che in questo caso "il papà" è internet. Nessuno pensa più con la propria testa, siamo chiusi e non in grado di guardare le notizie da vari punti di vista, non solo dalla prospettiva di chi li ha scritti gli articolo.

Basta pensare tutte le lamentele di questi giorni "un premier non eletto dal popolo! continuate a votare i soliti PD e PDL, però la prossima volta non lamentatevi!" senza pensare che non abbiamo MAI eletto il premier, che si eleggono i partiti e poi saranno loro ad eleggere i loro rappresentanti! Però quando uno si lamenta della politica non si da più peso a quello che dice, ha ragione punto e basta... che tristezza

Francesco Lorto ha detto...

A me non m'ha istruito nessuno per usare la rete. Come non m'ha istruito nessuno a usare la TV, che esisteva da una trentina danni prima di me.
I miei genitori e i miei insegnanti mi hanno istruito per fare tante altre cose fondamentali e che prescindono dal periodo storico, dalla tascabilità dei computer, dalla velocità degli aeroplani, dal numero di pianeti esplorati dell'umanità fino a quel momento. Queste ultime cose me le hanno insegnate solo all'ultimo anno della scuola dell'obbligo, nel programma di Storia.
Sarà per questo che i troll mi destabilizzano e non mi spingono al suicidio, le potenziali ambiguità delle tecnologie non mi spaventano, il sarcasmo lo riconosco?

Ogni volta che si pensa di risolvere un problema dicendo che "bisognerebbe insegnarlo/fare prevenzione nelle scuole" (o peggio "I genitori dovrebbero controllare i figli mentre navigano") si fa un passo a favore dell'omologazione e del terrore, quindi contro la libera espressione e il progresso.

Se può servire il mio esempio, la mia esperienza di vita reticolare non l'hanno rovinata né gli incapaci né i cinconventori di incapaci, riguardo al web non appartengo a nessuna delle due categorie, e l'esistenza di queste categorie di persone è un problema mio tanto quanto lo è la fame nel mondo o gli sbarchi a Lampedusa o i test nucleari iraniani.

Francesco Lorto ha detto...

Ps: L'immagine iniziale e le prime tre righe di questo post non sono circonvenzione di incapace? O, quanto meno, sarcasmo?

(nel mio commento precedente manca un "non". NON mi destabilizzano i troll)

Diego Cajelli ha detto...

@Francesco Lorto
Dici:
" è un problema mio tanto quanto lo è la fame nel mondo o gli sbarchi a Lampedusa o i test nucleari iraniani"
Quindi.
Sai che nessuno ti ha istruito, lo dici tu, ma non immagini minimamente quanto la tua mancata istruzione influenzi il tuo pensiero.
Nel tuo modo di pensare si vede tutto quello che ti manca.

Diego Cajelli ha detto...

@Francesco Lorto
Avrei una domanda:
Dal tuo individualismo di merda, che cosa hai ottenuto dalla vita?
Sei felice?
Quello che hai ottenuto è in linea con le tue aspettative?
Ti sei realizzato?
Ha giovato alla tua carriera, qualunque essa sia?
Che ne pensano le persone che ti vogliono bene?

Facciamo un bilancio, dai!
Però, attenzione, se ai tuoi fallimenti, ai tuoi mancati successi, o alle difficoltà di realizzazione dei tuoi obbiettivi dai la colpa alla società, ai soliti raccomandati, al paese, ai tempi in cui viviamo, eccetera, sei doppiamente coglione, perchè "quello che non ti riguarda" sta avendo effetto su di te e sulla bolla di sicurezza individualista dentro la quale annaspi.

(Al contempo vediamo anche fino a che punto non ti destabilizzano i Troll. Ciao. Sono il troll più feroce di internette)

Francesco Lorto ha detto...

Specifico solo che quando dico che mi interessa degli "handicappati digitali" tanto quanto dei problemi del mondo in generale, non intendevo che non me ne frega niente.

Intendevo che mi interessa nella misura del mio impegno civile, che sicuramente è molto rilassato e pieno di giustificazioni come accade a molti cittadini occidentali, ma non è fuori dalle mie preoccupazioni per il futuro. Non ritengo che il caso del web richieda misure e impegni specifici ("misure e impegni specifici" è un'espressione facilmente liquidabile con la parolina "censura", bisogna andarci piano).

Sui troll... c'è stato un tempo in cui li inseguivo e mi facevo inseguire. E' passato da molto.
Ho commentato qui perché un amico ha linkato il post e ho pensato di leggerlo e partecipare invece di leggere le prime tre righe e cliccare "condividi".
Non intendevo attaccare. Solo dire che la soluzione che proponi per il problema che hai rilevato secondo me non è una soluzione. La soluzione, come dicevo nell'altro commento, è un'istruzione basata sui principi fondamentali della vita civile e dell'essere umano. Sui problemi contingenti della vita quotidiana ognuno deve essere libero di affrontarli come ritiene opportuno, non essere istruito su ogni cambiamento.

Lui ha detto...

Il web e i social sono un tempio in onore del commento sarcastico.

AMEN.

pav_87 ha detto...

@Diego Cajelli il discorso ne è che quì ci si attacca sul "Lercio" perchè ci si accanisce sui punti dieboli, semplicemente si discute e si argomenta sui punti in cui non si è d'accordo. Su quello in cui si concorda è inutile argomentare, si ripeterebbe quello già scritto da te.
Se ti rispecchi in tutto e per tutto in un programma politico, ma poi leggi che tra le proposte c'è anche "morte a tutti i primogeniti maschi il cui nome inizia per B", giustamente ti attaccherai a questo punto. Dirai "E' un bel programma, ma quella nota stona e bla bla bla bla". Ed è quello che si fa qua, si argomenta su quello in cui si è in disaccordo. Non ci vedo il male della società in questo :D

Diego Cajelli ha detto...

@Francesco Lorto
Okay.
Mi risintonizzo e ricominiciamo da capo. Non ho problemi a dire quando sbaglio e vista la tua risposta, con te ho sbagliato.

- da qui, è una risposta più generale -

Io sto ragionando sull'annullamento della distinzione tra vita reale e vita digitale.
E, dato che nella vita reale vengono dati degli strumenti per poterla "usare", dovrebbe essere così anche nella vita digitale.
Questi strumenti, nel reale, spesso vengono imposti. Patenti, porto d'armi, scuole dell'obbligo, educazione da parte della famiglia. Poi uno può scegliere se seguirli o meno. Il punto è che bisognerebbe includere anche l'educazione digitale, in quel tipo di flusso di istruzione.
Sì, ci sono un sacco di mulini a vento nel mio ragionamento.

Roberto ha detto...

Mi sono ritrovato molto in questo articolo, io scrissi un Vademecum per aiutare i miei "amici" di facciolibro a distinguere le bufale.

http://www.robertositzia.it/index.php/blog/articoli/113-vademecum-su-come-riconoscere-una-bufala

Risultato: postano come prima o forse piu'.

(sob)

bettella ha detto...

Ma se mi usi il Lercio (ovvero una realtà "satirica", a prescindere dalla sua qualità) come esempio di utilizzo irresponsabile di internet, mi crolla un po' tutto il ragionamento. Non è un problema di "parte più debole" di un articolo. È un problema di esempio fuorviante piazzato proprio nel nucleo del discorso.
Poi sul rapporto tra vita sociale/vita social sono parzialmente d'accordo.

- l'insegnante di sostegno di Bettella

Francesco Lorto ha detto...

@Diego: va bene. Ammetto di non essermi spiegato e, sapendolo, non me la sono presa per la tua proposta di seduta di psicoterapia qui davanti a tutti, e ho cercato invece di spiegarmi meglio.

Tornando in tema:
la patente per il computer ci hanno provato a istituirla (oltre a Office aggiunsero poi anche una sezione sull'uso di internet!), e la cosa è stata imbarazzante. Non vorrei mai che l'istruzione all'uso civile del web finisse in mano agli stessi tizi che si inventarono la patente europea del computer.

Più che dei corsi, o delle materie da insegnare a scuola, basterebbe che gli insegnanti fossero utilizzatori esperti e consapevoli del potentissimo web, e che la normale didattica si basasse su strumenti informatici. Il semplice contatto con materiale informatico e personale competente sarebbe un argine molto resistente alle spirali virali del web.

Rottenmeier ha detto...

APPLAUSO!

loredana fantini ha detto...

Non partecipo al dibattito ma ci tengo a congratularmi per l'ottimo articolo. Hai conquistato una lettrice che ancora non ti conosceva. Grazie

Matteo Merzagora ha detto...

Fa piacere passare del tempo a leggere discussioni del genere, molte teste, molti pensieri è giusto così e non voglio aggiungere altri punti di vista, ma credo che non si debba "istruire" all'uso di internet, ma solo spiegare preventivamente alcune cose di cui faccio solo due esempi:

1- confrontarsi in un discorso a 4occhi tra persone che condividono uno stesso background è abbastanza semplice ... Non è lo stesso se il confronto viene fatto in un "ambiente social", usando solo lo scritto e togliendo tutta l'enfasi e la mimica e condividendo il tutto con persone che non appartengono al nostro "vissuto".
2- bisognerebbe sapere cos'è la NETIQUETTE e capire che questo è URLARE e questo è parlare ... Per esempio!

Spero di non venire frainteso e ... Per ultimo, faccio i miei complimenti all'autore del post ed a tutti i simpatici avventori che hanno generato questa discussione!

Grazie mi avete fatto passare dei piacevoli momenti!

Matteo

il signor Pippo ha detto...

Concordo, in più secondo me abbiamo il problema che non riusciamo più a essere seri (almeno nella società 2.0). Oscilliamo tra il sarcasmo e il fanatismo, non c'è via di mezzo. Che strambo mondo cyberpunk che stiamo diventando.

Salvatore Privitera ha detto...

Il problema del web 2.0 è che ci deresponsabilizza troppo facilmente. In una discussione a quattrocchi non ci sogneremmo mai di usare i toni che si vedono in certi commenti magari per paura di rimediare qualche ceffone, sul web urliamo contro chiunque, prendiamo in giro chiunque (io per primo, lo ammetto...), ci indigniamo per qualsiasi ingiustizia il tutto comodamente da casa nostra.

Anni fa, riflessioni simili a quelle di Diego portarono ad una accesa (seppur pacata) discussione tra amici e colleghi.

Per quel che vale, ne tirai fuori questo post: http://pazuzu-uzu.blogspot.it/2010/04/io-son-colui-che-mi-si-crede-ma-non.html

E scusate per lo spam... :)

Walter Loggetti ha detto...

e@Francesco L'Orto: Cosi i troll non ti destabilizzano eh?
Affermazione impegnativa(*)

@Diego: Non esistono troll cattivi, esistono rosiconi precoci...
La gente a volte rosica, che tu sia o no cattivo con loro... :)

Per quanto riguarda la patente per l'utilizzo dei mezzi informatici...

Si vendono quelle per l'auto... figurati quelle per internette...

Non ho la risposta.
Se l'avessi avuta, c'avrei creato un social network...

Posso solo cercare di insegnare un po' di senso critico ai miei amici, ai miei familiari, a coloro che mi sono piu' vicini.

E si, vita digitale e vita reale si stanno avvicinando, sempre di piu'.

Facebook specialmente con l'utilizzo dei nomi reali, ha dato una accellerata impressionante a questa "unione"...

All'epoca di usenet le diverse amicizie erano compartimentate a seconda dei gruppi di discussione, ed anche il mio comportamento variava in base al gruppo, c'era il gruppo piu' serio, il gruppo di scazzo, il gruppo di flame...
e quante ne ho buscate su it.discussioni.litigi...

Comunque Facebook sta mescolando le mie conoscenze, fra le persone che conosco di persona, fra persone che non ho mai visto, ma con cui ho un rapporto da anni...
fra persone che non si conoscono fra di loro ma hanno me come amico comune, ed interagiscono fra di loro...

Persone che probabilmente non si sarebbero mai conosciute :)

Facebook azzera i gradi di separazione :)


@Matteo Merzagora: La Netiquette dovrebbe essere insegnata a bacchettate nelle mani durante le scuole elementari...

:)




(*)
Flame bait, storpiatura del nome per ottenere una reazione nell'interlocutore.
Niente animosità, ma hai stuzzicato il troll che c'è in me... e che a suo tempo è stato mazzato e destabilizzato da grandissimi e cattivissimi troll... che mi hanno insegnato a suo tempo parecchie cose.
E occhio, se inseguivi i troll poteva essere sindrome di Stoccolma :P

salvatore giordano ha detto...

Il problema è grave, molto grave, ma per me è più pericolosa una Wikipedia che ha contenuti che per molti sono ufficiali, anche se in realtà poco verificati che un Lercio. Wiki sta riscrivendo la storia, perchè c'è gente che abbozza cazzate prese da siti che scrivono cazzate. Soltanto nel mondo del fumetto i difetti di attribuzione sono a decine. Le leggende urbane diventano verità. I ragazzini non approfondiscono, c'è scritto su Internet quindi è vero. I ragazzini in realtà non leggono , guardano, leggere è diventato sinonimo di studio quindi una fatica ed un dovere, per questo pullulano posti come Pinterest o Youtube. Come hai dieghizzato si stava meglio sì con il 56k dove l'unica cosa che era possibile veicolare con rapidità era il testo, dove potevi scaricare un solo mp3 e lo ascoltavi, dove potevi prelevare una sola rom alla volta e te la godevi, quando i film te li vedevi come dio comanda perchè noleggiavi il dvd ...ma chi tornebbe indetro?

paolo.sqf ha detto...

Vuoi che te lo dica io se si stava meglio col 56k? Perché c'è chi, come me, il 56k ce l'ha ancora. Nella mia zona l'adsl non arriva. Nel 2014. No, caro amico, non si sta per nulla meglio, tanto per chiarire. Io ho dovuto rifiutare una offerta di lavoro che sapevo di essere perfettamente e degnamente in grado di svolgere, ma era necessaria una connessione veloce. Non è tutto. Si viene pure presi per i fondelli esattamente come dei portatori di handicap. Dalla Telecom e dalla gente. Più o meno volontariamente lo stai facendo anche tu. Abbozzala con le domande retoriche, per cortesia. Grazie, e spero che questo commento ti arrivi, cosa niente affatto sicura.

Marco Celletti ha detto...

Complimenti, parole forti ma, sopra, vere.

Diego Cajelli ha detto...

@paolo.sqf
Come vedi, il messaggio è arrivato, anche se non so bene che tipo effetto dovrebbe sortire.
Dunque.
Dovrei risponderti seguendo il pensiero e l'atteggiamento comune, ovvero:
- Cazzi tuoi, trasferisciti.
Oppure usando il sarcasmo che va tanto di moda:
- spero non fosse un lavoro sulla comprensione del testo perchè è evidente che hai delle lacune.
Invece, ti risponderò a modo mio.
E quindi?
Hai perso un lavoro e la tua soluzione è venire qui a farmi piripiripiri?
Non è una domanda retorica, è una domanda pragmatica.

Val3riO ha detto...

Mi sono letto le decine di commenti qui sopra, ma penso sinceramente che il problema non sia l'analfabetismo digitale o handicap digitale, il problema è serio ed è complessivo. Cerco di spiegare, a mio modo di vedere internet amplifica e molto un problema che sta affliggendo buona parte delle società "evolute" europee e non, ovvero l'analfabetismo di ritorno. Abbiamo milioni di italiani che non sono minimamente in grado di capire un contratto d'affitto o una brochure di un viaggio. Come si può pensare che queste persone comprendano il post di Lercio? Ma soprattutto il problema non è Lercio in se, che come detto da qualcuno sopra se ti azzardi a condividere su FB magari aggiungendo un "che vergogna" vieni abbattuto dai tuoi "amici", ma sono siti come "vox news" e via dicendo.