lunedì, febbraio 17, 2014

Si stava meglio con il 56k, reprise.



A me la questione di quelli “delle tre righe” diverte da matti.
Per cui, di nuovo, il post entrerà nel vivo tra un po’. Non ora.
Uso ancora l’intro lunga perché è una delle tante cose che ha fatto incazzare alcuni utenti di Friendfeed, il social network shabby chic. Hanno anche tirato in ballo Proust, ed era per quel motivo che mi fa male il ginocchio.
Mi fa sempre male il ginocchio destro quando qualcuno parla di Proust a sproposito.
Quindi, chi sono io per deludere la snobberia pneumatica dei friendfeeder?
Avanti con il prendere tempo, avanti con il girare in giro.
Fino all’inizio del post vero e proprio.
Che sarà…
Sarà adesso.
Dopo il mio articolo dell’altro giorno: clicca qui, è partito un lungo dibattito. Ho imparato molte cose da quelle discussioni. Grazie a tutti.
Grazie soprattutto a Francesco “baro” Barilli per la sua bella risposta. Clicca qui se vuoi leggerla.
Queste mie precisazioni si estendono alla discussione in generale, non soltanto all’articolo di Francesco.
Il punto più debole del mio ragionamento è stato un esempio. “Il Lercio”. Sì, ho sbagliato non solo a usarlo come esempio, ma anche a mettere un nome riconoscibile.
Se invece di scrivere: “Il Lercio” avessi scritto: “i siti che diffondono malignamente bufale”, forse la discussione non si sarebbe concentrata su altro, e non su un sito che, evidentemente, sta simpaticissimo a tutti e produce contenuti simpaticissimi per tutti.
Okay, la prossima volta starò più attento agli esempi che faccio.
Il fatto che io abbia detto che i siti che diffondono malignamente delle bufale andrebbero chiusi, ha evocato l’argomento principe che sta a cuore a tutti: La Censura.
No, non è Censura.
Torno al punto di partenza delle mie riflessioni.
La vita sociale e la vita social si sono unite, la mia real life e la mia vita digitale sono diventate un tutt’uno. Quindi:

Gli atti compiuti nella vita digitale di un individuo devono avere la stessa, identica, rilevanza degli atti che compie nella vita reale. Responsabilità e conseguenze devono essere sullo stesso livello, per tutto quello che faccio nella real life, e per tutto quello che faccio nel mondo digitale.

Tra l’allarme sociale che creano le bufale, e i danni che un neopatentato potrebbe provocare guidando un bolide a 300 all’ora io non vedo differenze.
Però, nessuno si è strappato le vesti, o ha urlato alla censura di fronte alle norme che impediscono a un neopatentato di guidare auto di potenza superiore ai 70 kw.
Stiamo limitando la libertà di un diciottenne di esprimere tutta la sua giovinezza andando a tavoletta in autostrada a bordo di una Ferrari.
Altro esempio. (Sbaglio a fare così tanti esempi, lo so.)
Volevo lanciare nel naviglio, qui a Milano, un manichino vestito con un kimono e con degli albi di Long Wei infilati nei pantaloni.
Un avvocato mi ha detto che, nella migliore delle ipotesi, avrei rischiato una denuncia per procurato allarme. E dunque?
Perché il procurato allarme deve valere soltanto nella real life e non per chi dice che la Kyenge vuole prendere i cani e i gatti degli italiani per sfamare gli immigrati?
Tra l’altro, quelli che hanno creduto alla notizia dei gatti, scatenandosi poi con commenti violenti, razzisti e sessisti sui social network, sono un numero molto maggiore di quelli che, vedendo un manichino galleggiare, crederebbero di vedere un cadavere.
La questione, però, è un’altra.
Fino a quando lo dico io che il “tal sito” andrebbe chiuso, va bene, perché rimane solo e soltanto una mia idea. (una provocazione? Non lo so. Ci devo pensare. Forse la mia era una provocazione involontaria)
Ma, prima o poi, visti i tempi in cui viviamo, l’idea di chiudere “tal sito”, potrebbe venire in mente anche a chi ha il potere di farlo, ma non ha le competenze per farlo.
Dico: Fini-Giovanardi, e ho detto tutto quello che dovevo dire.
E a quel punto, il discorso: “quelli che credono alle bufale sono dei coglioni ed è colpa loro”, si rifletterà in modo diretto anche su di te, o mio fighissimo utente del web che ridi di loro.
E qui arriviamo al sarcasmo.
C’è una differenza abissale tra sarcasmo e ironia.
C’è una differenza siderale tra sarcasmo, ironia e satira.
Non è una mia idea, non sono io a dirlo, è un dato di fatto. Spesso chi usa il sarcasmo è convintissimo di essere ironico, ma non è così.
Trascende il concetto di umorismo politicamente corretto o di satira all’acqua di rosa. L’ironia può essere frontale e devastante quanto il sarcasmo, ma rimangono comunque due cose separate e distinte.
Credevo che i finissimi pensatori di Friendfeed lo sapessero, ma a quanto pare sbagliavo.
(In compenso sono bravini a cercare le falle e gli errori. Se un giorno mi servissero dei correttori di bozze e dei proofreader farò la mia offerta)
Tornerò sulla questione del sarcasmo con un post-apposta.
Io non ho detto che il sarcasmo è “colpa” di qualcosa. Non ho detto che il sarcasmo è da “abolire”. Ho semplicemente detto che il web è diventato il tempio dove si celebra il commento sarcastico, e che il sarcasmo differisce dall’ironia.
Mi è stato detto che tanto, comunque, la gente non vuole essere aiutata.
Continuano a farsi il sangue amaro e a diffondere rabbia, ma non vogliono essere aiutati.
Cazzi loro, mi viene detto.
Lo ripeto, prima o poi questi cazzi loro diventeranno anche cazzi miei.
Queste persone vanno aiutate. Vanno aiutate a gestire la loro vita digitale, così come verrebbero aiutate nella real life.
A mio parere andrebbero aiutate loro malgrado, ma limitare la diffusione delle bufale non si può fare, perché altrimenti sei un fascista di merda che incita alla censura.
Come il codice della strada, un codice tanto fascista e illiberale da impedirmi di guidare quello che voglio andando dove e come cazzo mi pare.



9 commenti:

Cristiano Brignola ha detto...

E' un discorso complicato, per me. Ho cercato di mettermi in pari coi commenti sull'altro post, via Facebook e via blog e credo che forse sono più d'accordo con te quando parli di sarcasmo, che non di bufale.

Sul sarcasmo concordo. Ridere delle puzzonate razziste e qualunquiste di Nonciclopedia è uguale a crogiolarsi ad ascoltare lo Zoo di 105. Ridersela quando Dipré truffa una vecchia al Corviale incapace di intendere e di volere è merda. Fare immagini spiritose sulla gente con la sindrome di Down è nazismo. Usare la propria cultura al solo scopo di risultare superiori e spocchiosi, non serve a niente, non migliora niente. Non migliora nemmeno la concezione del concetto di cultura.
Ed è una cosa abbastanza triste perché internet è un tale serbatoio di film, libri, fumetti, nozioni, dibattiti che usarlo in modo opposto e "anarchico" nel miglior senso del termine non dovrebbe essere così difficile.

Non concordo sulle bufale perché per il rischio è deresponsabilizzare troppo chi ci casca. Toglier loro le responsabilità di informarsi, di verificare prima di condividere, di approfondire... beh, non li aiuta di certo. E non dico che assolva chi le bufale le diffonde intenzionalmente, ma anche qui forse bisognerebbe distinguere l'intenzionalità: c'è un Orson Welles che magari non credo prevedesse la gente che si ammazzava a ridosso della sua "Guerra dei Mondi" (mi son sempre chiesto come si sia poi rapportato con quell'episodio) e c'è chi ti posta e riposta le minchiate sul kebab per aumentare un livello di nazismo/razzismo già al limite in questa nazione.

Tu parli di handicap, ma su questo io non so se sono d'accordo. Non è gente che nasce con delle mancanze o delle disfunzionalità. E mi viene il dubbio che, se ha un pc e una linea fastweb, non sia nemmeno gente costretta all'analfabetismo come è stato per le generazioni passate. Quanto sottile è la linea tra l'handicap cognitivo di cui parli e la pigrizia mentale?
Non dico: "cazzi loro", dico però che aumentare la soglia di istruzione digitale, sensibilizzandola o aiutando nel possibile la gente a capire come districarsi nel mare di informazioni (tipo il blog di Paolo Attivissimo, che almeno tempo fa mi pareva molto utile), sia forse la cosa più sensata da fare.

Non so, spero di non aver detto troppe minchiate :D

Tommaso ha detto...

@Cristiano, Orson Welles lo dice in "F For Fake":

«La mia carriera è cominciata con un falso, l'invasione dei marziani. Sarei dovuto finire in galera. Non posso lamentarmi: sono finito a Hollywood»

Comunque non fu nulla di così drammatico in realtà, giusto un po' di panico, nessuno si fece male. ;)

pav_87 ha detto...

Come al solito, bell'articolo! Ma purtroppo certe conclusioni sono difficili da applicare. Perchè è ovvio che mettere in giro delle voci non è come investire ed uccidere una persona. Internet alla fine è visto come una piazza. Se un mio amico mi viene a raccontare che una persona di mia conoscenza è incinta, chi mi vieta di farne parola con qualcun altro? Si, non è bello parlare alle spalle di qualcuno, ma non è illegale. E lo stesso vale per quello che gira su internet. La differenza è che internet è rintracciabile, e se tu sei il soggetto della bufala, hai la possibilità di denunciare la cosa per diffamazione. Però non lo fa nessuno, per mancanza di tempo e di voglia. Però è molto più facile denunciare qualcuno su internet che nella vita reale, quello che scrivi su blog/forum etc è scritto nero su bianco, non è la mia parola contro la tua. Quindi quello che hai detto, cioè che anche quello che fai sul web deve avere lo stesso peso che ha nella vita reale, è già applicato. La diffamazione su internet è già perseguibile legalmente, solo che su internet la gente si sente libera di dire quello che vuole, come in piazza.
Internet è un grande canale comunicativo, ed è normale che ci giri molta fuffa, proprio perchè molti utenti sono ignoranti e si fanno trascinare facilmente. Sta a noi distinguere le cose e non lasciarci manipolare. Questa fuffa è sempre esistita, solo prima girava tra i bar e non in digitale, e tu, non frequentando certi ambienti, non ne venivi a contatto. Ora si. Se andassi da uno di quelli che diffonde bufale ingenuamente tutti i giorni e gli dicessi "Io ho conosciuto Renzi, è un parente di un mio amico! E' un coglione, ad una cena s'è ubriacato, detto un mare di puttanate, e poi è pure andato a prostitute senza nasconderlo! E so per certo che picchia la moglie!" questo andrebbe a dirlo ad altri, senza nemmeno pensare che possa non essere vero! Adesso, con internet, abbiamo un chiaro quadro della società, non è internet ad averla cambiata. Semplicemente ce la mostra in tutto il suo squallore.

energio ha detto...

Ho letto con piacere la doppietta. Immagino nascerà altro materiale sull'argomento (di cui tra l'altro tanto è già stato detto e scritto on ogni dove).

Mi permetto di aggiungere solo un dettaglio a riguardo degli ultimi paragrafi a proposito dell' "aiutare queste persone": mi rendo conto anche io che questa è una cosa necessaria, ma detta così sembra si stia parlando di "malati da curare" o peggio (matti da internare?) e forse in alcuni casi –senza voler offendere nessuno– è proprio così… però avrei usato una perifrasi leggermente diversa, andando a descrivere quella che nella mia ipotesi sarebbe una vera e propria "educazione" (ovviamente intesa non come "quella è una persona educata", ma come risposta ad una profonda crisi sociale di cui tu hai descritto benissimo gli effetti).

(Scusate, spero si capisca. Mi rendo conto di aver scritto in fretta e forse qualcosa avrei potuto farlo meglio)

PS leggermente OT: una bella e breve lettura dell'incidenza del digitale nella vita "volgarmente" detta IRL la si può trovare nel libro "Il profumo dei limoni" di Jonah Lynch

dann ha detto...

Proprio ora che avevo di recente letto questo articolo: http://micheledisalvo.com/messora-i-troll-l-incubo-di-sparta-e-la-comunicazione-spazzatura.html
Sono sempre di più quelli che manifestano il problema.

Pog ha detto...

I fessi ci stavano pure prima di internet, solo che ora possiamo vederli.

Ma non credo che cambiando tutto non cambi nulla: è ormai un fatto che in occidente ci stiamo muovendo verso un'esplosione della libertà individuale.
Per dire, tra qualche anno pare avremo edizione "domestiche" delle stampanti 3d: ci potremo costruire armi in casa.
Abbiamo tutti la responsabilità per fronteggiare tanto potere?
Ovviamente no.

Possiamo fermare questo processo?
Ovviamente no.

Non ci sono riusciti per il peer to peer, e li si trattava di difendere il diritto d'autore in una società capitalistica!
Per un problema come quello dell'inadeguatezza degli strumenti a disposizione di tantissime persone per affrontare con consapevolezza il mondo che ci presentano le nuove tecnologie, nessuno farà nulla di concreto.
Non tanto perchè non gliene ferga nulla a nessuno, ma perchè per i gruppi più interessati all'argomento la questione non è affatto un problema : è un'opportunità.
Sarà una gara a chi può guadagnarci di più.

E' per questo che secondo me il discorso non è "complicato".
E' anzi piuttosto lineare: nessuno farà nulla in proposito.
Senza entrare nel merito dei costi impliciti della censura e delle rischiose derive che può prendere la cosa: discorso affascinante, ma credo fuori dalla realtà delle cose.

La cosa complessa è invece capire cosa ne verrà fuori da tutto questo.
I più allarmisti prevedono addirittura conflitti seri in meno di un secolo da oggi.

Secondo me è molto probabile che ci faremo male.
Spero solo sia una di quelle volte in cui ti fai male e impari un lezioncina utile per il futuro, e non una di quelle in cui ti fai tanto male da far finire sui libri di storia robe che poi nessuno si deve dimenticare mai, che poi per vincere l'oscar ci devi fare per forza il film sopra.

cl0pin ha detto...

Uso l'esempio giurdico che tu usi un po' a sproposito, se mi posso permettere, ma che è un'ottima chiave di lettura. Tu parli di procurato allarme ma questo reato non è un semplice reato di condotta ma richiede che si realizzi un determinato evento, cioè sia in grado di suscitare allarme in una serie di soggetti. Questo significa come prima cosa che un sito di bufale non configura il reato solo con le bufale ma solo se è in grado di suscitare allarme. Quindi già come prima battuta possiamo già affermare che un sito di bufale in sé per sé non è illegale. Il sito o la bufala in esso contenuta deve essere in grado di suscitare allarme. L'esempio che tu fai è poi particolarmente scomodo perché richiede che si susciti allarme in particolari categorie di soggetti abilitate/addestrate/abituate a fronteggiare quel particolare tipo di pericolo. Quindi si richiede che la condotta sia in grado di far credere a persone qualificate che quel determinato pericolo sia reale o almeno possibile. Pertanto il reato richiede una condotta, una condotta che causi un evento, procurare allarme, e richiede che lo causi non in persone normali ma in persone che hanno, o dovrebbero avere, una competenza maggiore, rispetto alle persone normali.
Ora dato che tu usi il procurato allarme come principio e non in senso tecnico, quest'ultimo appunto non è pertinente ma può essere preso come spunto.
Nella parificazione tra vita digitale e vita reale come vuoi strutturare questo nuovo reato di procurato allarme? Basta la condotta, basta raccontare la bufala, o si richiede che sia in grado di suscitare allarme? E se sì in questo caso in chi deve riuscire a provocarlo? Nell'uomo medio o anche nei minorenni (e quindi, per equiparazione, tutti quei soggetti incapaci di affrontare la realtà da soli).
Se riteniamo il soggetto rilevante l'uomo medio (per le altre categorie basta fare come i siti porno e via...sei consapevole che questo sito contiene materiale bla bla....e poi scrivere quello che vuoi) allora si presuppone che con la diligenza del buon padre di famiglia, il soggetto sia in grado di discernere cosa sia vero e cosa sia falso e, per rimanere nel giuridico, sia necessario porre in essere artifizi o raggiri al fine di fargli sembrare vero qualcosa che non lo è.
Io penso che sia più ragionevole sanzionare condotte capaci di suscitare “illecitamente” allarme in una persona adulta.
Una cazzata come può creare allarme in una persona adulta ? Basta la cazzata o è necessario che questa cazzata sia credibile e quindi pericolosa ? Per amore delle cazzate io preferisco che siano credibili, cioè che cerci di sembrare vera, e quindi che cerchi di trarre in inganno chi la legge/ascolta/guarda, e quindi che non sembri una cazzata.
Quindi un sito che graficamente richiama un altro sito ma presenta chiare differenze grafiche e notizie che una persona adulta dovrebbe essere in grado di qualificare come tali, può procurare un pericolo e quindi essere sanzionabile ?
Affrontiamo poi una questione parallela, vogliamo tutelare la collettività o una particolare fascia di soggetti sensibili ? Chi vogliamo tutelare dal "pericolo" ? L'uomo medio o soggetti che non riescono a rientrare in tale qualifica ? Tutte le persone dalle bufale in sè per sè, tutte le persone dalle bufale che non sembrano bufale o quelle persone che non sono in grado nemmeno di riconoscere le bufale quando sono palesi ?
Per finire bisognerebbe guardare alla sanzione. Oscurare il sito è proprorzionato al pericolo che genera ? O forse può bastare una misura minore ? Tipo l'obbligo di qualificarsi in maniera esplicita come sito di bufale ?
La scorsa volta scrissi che per me la sanzione al sito era eccessiva, e che nei limiti del possibile bisognava educare i loro bersagli aiutandoli a riconoscere le bufale.
Tu fai l'esempio della guida, io faccio l'esempio di alcool, grassi saturi e volendo pure le droghe leggere. E' più funzionale un divieto assoluto o l'educazione e la prevenzione ?

Salvatore Privitera ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Salvatore Privitera ha detto...

Parto con una premessa, si tratta forse di una mia limitazione ma non vedo il senso di questo articolo.

Il precedente aveva degli ottimi spunti ma questo mi sembra un po' girare troppo intorno sul concetto che "bisogna aiutare i poveri rintronati di internet".

Forse faccio parte di quella categoria, nel qual caso aiutatemi, ma pur avendo apprezzato molto lo scambio di post che si è generato con Francesco Barilli trovo le sue risposte molto più ragionate di questo tuo secondo post.

Chiariamoci, quando dici che le azioni che compiamo sul web debbano essere penalmente e civilmente rilevanti come quelle che compiano nella cosiddetta "vita reale" hai perfettamente ragione ma già lo sono.

Se io minaccio tizio o caio via web o do dello stronzo a sempronio via social sono passibile di denuncia, quindi dov'è la novità? Se le notizie pubblicata dal sito X o le bufale inventate dal blog Y creano scompiglio o allarme sociale qualcuno passerà un pessimo quarto d'ora.

Tu parli di handicap digitale quando invece, come fa giustamente notare qualcuno nei commenti precedenti, il problema è spesso di pigrizia mentale.

Per concludere: abbiamo a che fare con un nuovo strumento di cui ancora non comprendiamo appieno le potenzialità al punto d aver bisogno di un'istruzione specifica in merito? Assolutamente sì.

Ma a parte questo, perdonami se te lo dico, ho l'impressione che con questo post ti stia parlando addosso...

P.S.: Il commento precedente l'ho eliminato perché erano saltati un paio di capoversi, sorry...