mercoledì, febbraio 12, 2014

Come scatenare il panico nel nostro paese!



Entrare in un bar e salutare.

Al bar, chiedere un caffè lungo e un toast alle 07:30 del mattino.

Al semaforo, mettersi sulla corsia per svoltare sinistra. Quella con la frecciona disegnata per terra e la linea continua a separarti dal resto della carreggiata. Quindi, girare davvero a sinistra.

Entrare in un esercizio commerciale. Mettersi in fila alla cassa domandando alla cassiera dove comincia la fila.

La risposta sarà, più o meno:
- Boh!
E a quel punto rilanciare con:
- Quindi, lei non sa che cosa accade nel negozio in cui lavora?

Fermarsi per fare attraversare i pedoni sulle strisce.

In metropolitana, lasciare scendere prima di salire.

In una sala d'attesa, alla domanda:
- Chi è l’ultimo?
Rispondere con serietà:
- L’ultimo sei tu.

Chiedere all’amministratore del proprio condominio come mai, visto che le norme del diritto garantiscono la responsabilità individuale nei confronti della legge, come mai, le multe per gli errori nella raccolta differenziata vengono divise tra tutti i condomini.

Durante una conversazione non comprendere di proposito le frasi fatte. Chiedere al proprio interlocutore di esprimere lo stesso concetto con parole diverse.

Comparare qualcosa con la carta di credito. Cambiare idea. Tornare indietro. Restituire la merce, chiedendo di rimettere i soldi spesi sulla carta di credito.

5 commenti:

Giorgio Salati ha detto...

"Fermarsi per fare attraversare i pedoni sulle strisce.

In metropolitana, lasciare scendere prima di salire."

Queste due le faccio spesso ed effettivamente mi sento parecchio rivoluzionario!

Manuel Colombo ha detto...

Quella della carta di credito è troppo, non me la sento. Sulle altre invece sono pronto a scatenare il panico. Specialmente sulla questione frasi fatte

Smila ha detto...

quella della carta di credito è davvero l'unico motivo per cui vivere in UK è meglio che vivere in italia. e, detto tra noi e al netto dell'odioso problema del capitalismo, io lo faccio sempre.

CyberLuke ha detto...

Quando mi metto in fila, mi piazzo esattamente dietro l'ultimo della fila. Non a fianco, o in diagonale, o mezzo passo più avanti. Dietro.
E mi sento bizzarro.

Come mi sento bizzarro (anch'io) quando saluto entrando nei bar. Quasi mai mi salutano (abito a Roma, e mi sa che è pure peggio rispetto Milano), e anzi, a volte gli astanti si voltano a guardarmi incuriositi (e non sono ironico).

Per non parlare di quando aprono la cassa accanto alla mia. Non mi precipito a buttare le mie cose sul rullo tanto sono affascinato dallo spettacolo di quelli dietro di me che partono come un sol uomo.

15.000 in C ha detto...

quanto mi piacciono questi post!!!

forse dal dottore bisognerebbe dire "scusate, chi ERA l'ultimo?", no?