sabato, gennaio 11, 2014

Il primo post del 2014!


Sì, ci è voluto un bel po’, ma eccolo qua.
(Il primo post del 2014, intendo)
La latitanza blogghesca non dipende dal fatto che i blog sono fuori moda, anzi. La presa di coscienza di essere un tipo out con un blog, e che i blog non fanno più parte della moda su internette è uno dei principali fattori che mi spinge a non chiuderlo.
Questo primo post del 2014 sarà piuttosto lungo e molto, molto personale. È il mio punto della situazione prima di procedere oltre.
A breve arriveranno le previsioni di Zoiterk, le recensioni di Masterchef e altre cosette.
Arriveranno anche alcuni articoli sui fumetti, degli approfondimenti a un’intervista che mi è stata fatta, e che tra un po’ verrà messa on line.
Come mai gli aggiornamenti diegozilleschi sono calati così tanto?
I motivi sono tanti.
Il primo è un motivo molto semplice. Prima, quando avevo del tempo, lo dedicavo al blog.
Adesso, quando ho del tempo lo dedico a mio figlio.
Faccio il papà e non il blogger.
Superando ogni retorica possibile, posso dirti che non me ne frega un cippolo di non essere uno strafigo del webbe. Quello è un ruolo che lascio volentieri ad altri, non c’è problema.
Io e Minizilla abbiamo parecchie cose da fare assieme. Io, personalmente, anche se potrei non “esserci”, preferisco “esserci”. È una mia scelta, non l’imposizione di un baby-despota.
Non è lui che impone, così come non è lui che decide. Anzi, paradossalmente è un tipo molto indipendente. Forse perché sa che se allunga la mano, quando vuole allungarla, trova la mia o quella di sua madre.
Non ci sono post, like, condivisioni di contenuti, fama, web reputation, buone recensioni, classifiche, successi, lodi, fan sfegatati, mutande lanciate sul palco, che possano, in alcun modo, darmi la stessa soddisfazione che provo nell’avere dei progetti con mio figlio.
Non sono più costantemente sul pezzo perché noi abbiamo delle cose da fare. Quel “noi” è la mia/nostra nuova realtà.
La faccenda è tutta qui. Forse è un po’ difficile da capire per chi non è genitore, o per chi ha preso la genitoranza dal lato sbagliato.
(Sì, ho scritto proprio: sbagliato. Me ne assumo ogni responsabilità)
L’altro motivo della mia latitanza è che mi è arrivata “La Bertolda”.
Non chiedermi cos’è La Bertolda, non te lo dirò. Non in pubblico. Questa è la prima volta che parlo della Bertolda sul blog, forse lo farò ancora, non lo so.
Per ora, della Bertolda posso dirti che richiede molte attenzioni, tempo, sbattimenti e tende a rompere abbastanza le palle. La tengo a bada, ma credo che dovremo passare un bel po’ di tempo assieme. Pazienza. Capirà che se voleva fare la diva con me, ha scelto proprio il tipo sbagliato.
Mi dicono che potrebbe essere terapeutico parlare sul blog della Bertolda, ma sul webbe si rischia sempre di essere fraintesi e di passare per delle frignette. Vedremo. Prima devo trovare il linguaggio adatto per farlo.
Terzo motivo di assenza: somma i primi due e aggiungici gli impegni lavorativi.
Ho parecchie cose da fare, anche se sembra di no. (Sembra di no ai miei editor, ma ho la quasi-organizzazione ormai all’orizzonte)
I primi due motivi si mescolano e si infilano dritti dritti tra me e il mio lavoro. Tra me e quello che penso, oggi, del mio lavoro.
In questo momento storico del fumetto italiano, soltanto un ignavo non ci penserebbe un po’ su.
Gli spunti di riflessione sono molti, vanno dal lato autoriale a quello sistemico.
Dal lato autoriale, dopo 20 anni di lavoro, mi sembra ovvio cercare di capire i motivi che mi hanno portato a ottenere alcune cose invece di altre, o a non ottenere alcune cose e nemmeno delle altre. L’auto assoluzione, che tende a trovare sempre all’esterno il responsabile di un proprio disagio non mi appartiene. Ecco perché ho capito quasi subito che la colpa del mio malessere era da attribuire soltanto a me. Se c’erano degli errori da commettere, in termini lavorativi e carrieristici, sappi che io li ho commessi quasi tutti.
Ora, dopo aver fatto godere come tanti piccoli Peter North tutti i miei detrattori, dopo aver mostrato il fianco, ricordo ai suddetti che è di me che si sta parlando e non di loro.
Quindi, fatevi subito tornare l’espressione tignosa che vi contraddistingue, perché ho nuove favolose e scintillanti avventure lavorative in forno, di cui parlerò quando saranno pronte.
Sarà una sorpresa, per tutti, pure per me.
Dal lato sistemico, le mie riflessioni sul media le sto scrivendo a parte, in una serie di post che pubblicherò da qui a breve.
Credo sia più o meno tutto.
Ora smanetto un po’ con il blog, che ci sono parecchie cose da sistemare, oltre a una recensione di Masterchef da rimbalzare subitissimo.


4 commenti:

Giorgio Salati ha detto...

Dunque, io questo mestiere lo faccio da 11 anni, quindi fra 9 anni vediamo se sarò riuscito a superarti nel conto degli errori!

Comunque ti metto un grosso "like" virtuale su ciò che dici della paternità.

Massy ha detto...

se la bertola è quel che penso
allora ti sono molto vicino!

Per il resto condivido appieno
Ho un bimbo di 3 anni e siamo due genitori che lavorano a turni alterni per esserci entrambi sempre.
Le soddisfazioni che ti darà non valgono un milionesimo di quelle che potrebbero dare web e (a)social network

Annalisa Guarelli ha detto...

Fai benissimo! Fanculo Seo e compagnia bella. Mi mancano un po'i tuoi post ma approvo in pieno le tue scelte.

Giovanni Caiazzo ha detto...

condivido e sottoscrivo sul piacere di essere padre e dedicare il proprio tempo libero alla prole :)