venerdì, settembre 06, 2013

Il fantastico integralismo dell'italiano a tavola.


Girava su Facebook. Lo sapevo che non dovevo leggere, sapevo che poi mi sarebbero ronzati i cosìddetti. Invece. Ho cliccato e letto.
È un’articolo/gallery, pubblicato su D di Repubblica. Titolo: L'arte della cucina italiana: i 10 errori da non commettere. Clicca qui, se vuoi, che ci arrivi.
Il sottotitolo introduttivo è già favoloso:

“Basta fare un viaggio negli States (ma anche solo in Germania) per vedere stravolti i nostri rituali culinari. Dal ketchup usato come passata di pomodoro al cappuccino a ogni ora. Ecco allora le 10 le regole che demoliscono i luoghi comuni sul cibo di casa nostra più diffusi all'estero. Per insegnare agli stranieri come evitare orrori culinari al momento di mettere in tavola o degustare una specialità italiana. Un tormentone in dieci punti che gira in Rete già da un po', ideato dall'Academia Barilla, che fa sempre sorridere. Condividilo con gli amici!”

Ne consegue che, per demolire “i luoghi comuni sul cibo di casa nostra” bisogna bombardare il lettore con un fuoco di sbarramento composto da luoghi comuni ancora più agghiaccianti e colossali.
Il punto di partenza, sempre e comunque, è che noi italiani siamo i più fighi dell’universo.
Noi siamo i meglio, siamo quelli che viviamo meglio, mangiamo meglio, abbiamo il governo meglio, l’economia meglio, il futuro meglio. Coglioni tutto il resto del mondo.
Infatti è proprio così. I risultati del nostro essere i migliori li vediamo tutti i giorni, giusto?
Ne consegue che a tavola siamo dei fantastici talebani all’amatriciana. La concezione della cucina italiana è legata al ricordo, alla famiglia. Siamo negli infiniti e continui anni 50, dove a cucinare era la mamma, e papà tornava a casa dall’ufficio per pranzo.
Non è contemplata nessuna evoluzione, nessuna commistione, pena la morte.
O peggio: il pubblico ludibrio.
Perché noi siamo bravissimi a pigliare per il culo gli altri, gli stranieri, che per definizione non sanno e non capiscono un cazzo.
Perché i meglio siamo noi, mica loro.
Il decalogo dell’articolo di Repubblica è il manifesto di quanto e come sguazziamo felici nelle nostre convinzioni, solo e soltanto nostre, ma appunto per questo devono essere riconosciute come universali.
Copio e incollo (in corsivo) le illuminanti didascalie della gallery che, come dicono loro, fa sempre sorridere.

1 - Mai e poi mai sorseggiare un cappuccino durante i pasti
Caffè e cappuccino sono l'orgoglio italiano nel mondo, ma il primo viene consumato alla fine del pasto e il cappuccino per colazione, accompagnato da un dolce (meglio un cornetto, o brioche che dir si voglia, aggiungiamo noi). Se vuoi, puoi ordinare un cappuccino a fine pasto, ma sappi che un italiano non lo farebbe mai.

Quello che bevo io durante i pasti sono cazzi miei.
A parte che, in alcuni tipi di cucina, bere latticini è l’unico modo per attenuare l’esplosione della piccantezza. Penso, per esempio allo stile indiano Vindaloo.
Oddio! La cucina indiana! Oddio!
Latte e caffè, meglio se freddi, si abbinano alla perfezione con alcuni piatti in cui è forte la presenza del cioccolato, o della frutta secca.
Certo, sono cose un po’ diverse dalle lasagne della nonna Rosa, ma esistono nel mondo reale.

2 - Risotto e pasta non sono un contorno
L'organizzazione delle portate nella cucina italiana è unica, e prevede che pasta e risotto vengano serviti come portata singola e unica (eccezion fatta per specialità come l'Ossobuco alla milanese). Servire la pasta accanto a un altro cibo è un errore che viene commesso in molti paesi, ma in Italia è considerato sacrilegio.

Aspetta, te lo scrivo bene:
DOVE
CAZZO
VIVI?
Non hai mai preso un piatto unico, uno di quelli che molti ristoranti qui in Italia e non su Marte, servono a mezzogiorno?
C’è un po’ di pasta, della verdura e della carne. Dai, lo servono anche nei bar Atlantic dell’Esselunga.
Capisco che, in un’ottica anni cinquanta, non esista il concetto del piatto unico di mezzogiorno.
I dinosauri pensavano la stessa cosa, sai?

3 - Non versare olio nell'acqua della pasta
Tutti i condimenti, incluso l'olio, devono essere aggiunti solo un volta che la pasta è scolata e servita in un piatto, assolutamente mai aggiunti nell'acqua di cottura.

Ne consegue che, in questo menù del luogo comune, le linguine all’astice bollite nel fumetto di pesce non esistono.

4 - Ketchup sulla pasta: vi prego, non si può...
Questa è una combinazione che shocca gli italiani: anche se il ketchup ha affinità con la salsa di pomodoro, aggiungerlo sulla pasta è considerato un vero reato culinario. Tienilo per le tue patatine fritte o hot dog, per favore.

Quella del ketchup sulla pasta è una leggenda urbana. Capita sempre all’amico di un amico in viaggio in Olanda. Non esistono prove reali.
È altrettanto notevole l’aria di superiorità xenofoba se si avverte leggendo: “ tienilo per le tue patatine fritte o hot dog, per favore”, manca solo da aggiungere: brutto zulù.

5 - Spaghetti Bolognese? Macché, sono tagliatelle!
È probabilmente il piatto più famoso della cucina italiana, il più esportato, eppure non c'è un ristorante, a Bologna, che lo cucini. Questo perché la ricetta originale prevede che con il sugo bolognese vengano condite le tagliatelle, e non gli spaghetti. Vi sembra un dettaglio di poco conto? Nella cucina italiana azzeccare la giusta combinazione di pasta e condimento è d'obbligo.

Ma sei proprio sicuro sicuro sucuro che nessun ristorante a Bologna serva gli spaghetti con il sugo alla bolognese?
No, perché qui a Milano capita spesso, e non ho mai sentito nessuno urlare leggendolo sul menù.

6 - Pasta con il pollo: mai in Italia
Parlando con americani viene fuori che una delle ricette più conosciute considerata "tipicamente italiana", è la pasta con il pollo. È imbarazzante: dobbiamo dirvi che in Italia non esiste nessuno che serva una pietanza simile.

Sbagli. Vedi punto 2.
E di nuovo, tanto per dire, in questo menù del luogo comunissimo non esistono le infinite combinazioni dell’insalata di pasta fredda.

7 - "Caesar salad"
Questa insalata, che prende il nome dal suo creatore, Caesar Cardini, fa parte di quel lungo elenco di piatti creati da chef di origine italiana che però in Italia sono sconosciuti.

E dunque?
A mio parere il problema è proprio opposto: possibile che un piatto buono e relativamente economico come la Caesar Salad non sia servito in Italia?

8 - La tovaglia a quadrettoni bianca e rossa non esiste
Per qualche strana ragione questa tovaglia è associata al nostro cibo e allo stereotipo del "mangia-spaghetti": all'estero tutti i ristoranti italiani la usano. Probabilmente i turisti che visiteranno l'Italia resteranno delusi quando scopriranno che noi, invece, non le usiamo MAI. Eccetto forse qualche ristorante per soli turisti.

Vieni a Baggio (se hai coraggio) e la trattoria con le tovaglie a scacchi te la faccio vedere io. Non è turistica, però è piena di muratori. Come in quel ristorante a Gambara, italo egiziano, anche lui con le tovaglie a quadretti.

9 - Le "Fettuccine Alfredo" sono famose solo oltreoceano
Questo è forse il punto più curioso della nostra top ten. Le fettuccine Alfredo sono il piatto "italiano" più famoso negli Stati Uniti ma totalmente sconosciute in Italia. Questi noodles, conditi con burro e Parmigiano Reggiano, sono infatti stati inventati nel Bel Paese da Alfredo Di Lelio, proprietario di un ristorante a Roma, ma non si sono mai diffusi né tantomeno sono diventati un "piatto tradizionale". Eppure, oltreoceano sono incredibilmente popolari tanto da diventare un simbolo della Dolce Vita. I turisti americani che arrivano in Italia sperando di degustare fettuccine Alfredo in qualsiasi ristorante della penisola sono guardati con disapprovazione.

Da chi non è dato saperlo.
Comunque. Mi piacerebbe portare un mio amico messicano a mangiare in un ristorante Tex Mex qui in Italia e vedere che cosa ne pensa dei piatti che vengono serviti.

10 - Impara il rispetto della tradizione e i consigli della mamma
Lei, ha imparato a cucinare dalla mamma. Che ha imparato dalla sua mamma, che a sua volta ha imparato dalla sua e così via. È un sistema testato. Ma cosa ogni madre insegna alla propria figlia in fatto di cucina? Che l'amore è al centro di tutto. Il cibo italiano va sempre condiviso con chi ami. L'amore e la famiglia sono tutto.

La Costituzione italiana non prevede che una donna, per giunta madre, non sappia o non abbia il tempo di cucinare.
D di Repubblica, un magazine femminile, chiude una gallery luogocomunistica instillando del senso di colpa rovente in tutte quelle donne che, invece di fare la pasta a mano alzandosi alle cinque del mattino, lavorano per mantenere i figli.
Può una donna, una madre, non essere capace di cucinare, oppure, semplicemente, non averne voglia?
Ah, la tradizione! Ah, il focolare! Ah, le donne in cucina!
Tutte quelle che non sanno cucinare, quelle che dalla propria mamma e dalla propia nonna hanno imparato altro, tipo non essere le schiave del marito e dei figli, evidentemente non sono italiane.
Di nuovo e ancora: tutta la nostra tradizione, tutta la nostra storia, invece di essere usate come dei punti di forza, le abbiamo trasformate nelle sbarre della nostra gabbia mentale.
Evviva.



27 commenti:

Fabio Caruso ha detto...

io lo ripeto sempre: ognuno mangia o cucina ciò che gli piace, mescolare sapori può far nascere nuove delizie; e vengo costantemente deriso.
Finalmente qualcuno con cui condividere queste esperienze! Sono commosso, un abbraccio bromance!

Jabbawack ha detto...

Per la Pasta col ketchup sopra posso darti testimonianza diretta: due ragazzi erasmus che vivevano in casa mia

per la pasta all'alfredo devo dire che l'articolista non ho idea di cosa mangi visto che pasta burro e parmigiano e pasta aglio olio e peperoncino sono i due piatti base che (almeno da me) si cucinano quando si fa una cosa a volo.

per il resto questo articolo è una di quelle robe alla Montezemolo che ti grida "figliolo, siamo italiani" abbracciandoti in lacrime di commozione per poi fare un azienda piena di termini anglofoni che fa un sacco moderno

Cri ha detto...

Da italiana all'estero, l'unica cosa che cerco sempre di spiegare agli amici stranieri e' che non esiste una cucina italiana, ma tonnellate di cucine regionali che non hanno niente a che fare l'una con l'altra. Normalmente la reazione e' una faccia stupita, pochi hanno idea di cosa sia una bagnacauda :D
Vivendo in Olanda, il latte come accompagnamento dei pasti e' una realta' quotidiana, ma il cappuccino a fine cena a me continua a fare senso..saro' strana io ma proprio non ce lo vedo!
Da bolognese, dissento sul sugo alla bolognese, esiste il ragu alla bolognese non il sugo :))
Detto questo e OT su questo post, ho mangiato durian a quattro palmenti un paio di settimane fa a Singapore, mamma mia quanto puzza, ma quanto e' buono!

Jabbawack ha detto...

Che poi ci sa com'è che non si parla mai degli italiani che vanno in vacanza dall'altra parte del mondo e poi pretendono di mangiare gli spaghetti alla matriciana.

Dio santo! Sei andato fino in India vedi che si magnano lì

Handle with care ha detto...

Guarda che te la stai battendo dura con il livello dell'articolo originale. Comunque se ti interessa le fettuccine alfredo sono queste: http://www.alfredo-roma.it/

orlandio ha detto...

Essendo di Bologna intervengo sul punto 5, a difesa del nostro piccolo talebano luogo comune ;).
Non posso garantire che a Bologna nessuno serva gli "spaghetti bolognese", qui ci sono tanti ristoranti ( infatti rispettando i luoghi comuni la nostra città è "la grassa"), e non credo di essere stato nemmeno nel 5% di questi, ma in nessuno di quelli visitati li ho mai visti elencati nel menù.
Per certo posso confermarti che vengono preparati da alcuni ristoranti per i turisti giappi e affini che vengono a vedere la città in pullman in giornata, per cui di certo vengono serviti, ma sono preparati apposta per rispondere ad una specifica domanda "turistica" e sono concordati in un "menù tipico" rivolto a loro...
Il fatto che tu li trovi nei menù di Milano credo che abbia prorio a che fare con la vocazione internazionale della città per cui molti stranieri, per i motivi più disparati (Moda, Business, Turismo) sono presenti nella vostra città, e per loro E' un piatto tipico italiano.
Anche nel Trentino, a 3000 metri di quota, nei rifugi più sperduti, li servono, azzardo che sia sempre per lo stesso motivo.

Non entro nel merito della bontà o meno del piatto, noi bolognesi con il "ragù" ci mangiamo praticamente ogni tipo di pasta di semola, dai "gobbetti", alla "gramigna", aggiungendo poi le variazioni di pasta fresca corta (strozzapreti, bigoli, etc )... ma effettivamente qui l'unica pasta lunga che abbia mai visto al ragù è la tagliatella... penso che in parte il motivo sia da ricercare nel fatto che le paste corte "incastrano" il condimento, mentre la tagliatella lo "assorbe", invece lo spaghetto, scivoloso, non lo valorizza.

P.S.
Nemmeno io urlo quando li vedo in giro, ovviamente fuori città, ma, quando mi capita di trovarli una battuta di spirito tra me e la mia ragazza la facciamo sempre.

Bearzombie ha detto...

Condivido l'intera riflessione di Diego (questo talebanismo culinario mi ha spesso portato a un passo dalla guerra civile in famiglia). Eccepisco solo sulla questione ketchup sugli spaghetti che ho constatato di persona in Inghilterra (famiglia da vacanze studio), Romania (in cui amano condire la pasta anche con marmellata o Nutella) e Germania (il fidanzato di mia sorella)

Diego Cajelli ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Diego Cajelli ha detto...

@Bearzombie
Va bene. Allora facciamo così: in settimana me la cucino e la recensiono.

@Handle with care
ammetto di calcare la mano sulla retorica.

andrea voglino ha detto...

Il tuo amico messicano d'adozione asserisce senza ombra di dubbio che

NEI
RISTORANTI
MESSICANI
ITALIANI
SI
MANGIA
DI
MERDA.

Chi lo nega mente, punto. Altrimenti, mi segnali dove comprare del queso panela fresco, dei chiles habaneros freschi, delle tortillas di maiz negro. Io aspetto.

Mauro ha detto...

Io metto il grana sulla pasta col pesce.
e quand'ero magro la maionese sulla pizza.
e chiamo le fettuccine lasagne, le lasagne pasticcio e qualsiasi pasta cava subioti.
e i doriano con la nutella! ^_^

marcell_o ha detto...

io non sono un purista, storco il naso quando sento i milanesi che fanno la carbonara con la panna: non che non si possa fare, solo che non è la carbonara
a proposito: il piatto tipico è bucatini all'amatriciana non spaghetti (ma niente lo vieta)
si può fare tutto, basta dargli il giusto nome
esempio: una volta ho mangiato la pizza al kebab... esperienza interessante, basta che sull'elenco non ci sia nessun riferimento all'italia
comunque i talebani in cucina so' teribbili
ultimo esempio: se tu metti sul menù risotto alla milanese dovresti rispettare la ricetta, ma se tu rivisiti il risotto allo zafferano hai diritto a metterci pure la nutella (contento te), basta che non dici che è la ricetta tradizionale

Paolo Cuomo ha detto...

LA STORIA DI ALFREDO DI LELIO E DELLE SUE “FETTUCCINE ALL’ALFREDO” NOTE IN TUTTO IL MONDO - LA TRADIZIONE FAMILIARE CONTINUA PRESSO IL RISTORANTE "IL VERO ALFREDO" DI PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE A ROMA
Con riferimento al Vostro articolo che cita le “fettuccine all’Alfredo”, mi dispiace profondamente per le parole usate recentemente sullo stesso tema in altri blog ("incolpare Alfredo Di Lelio) sulla figura di mio nonno Alfredo, creatore delle fettuccine all'Alfredo, che dovrebbe essere invece ricordato con apprezzamento per aver reso storico, soprattutto all'estero, un piatto romano (visto che mio nonno è nato a Trastevere). Ho il piacere di raccontarVi la storia in breve di mio nonno, che Vi consentirà di comprendere meglio perché le fettuccine all'Alfredo sono diventate famose prima in USA e poi negli altri Paesi del mondo
Alfredo Di Lelio aprì il ristorante “Alfredo” nel 1914 in un locale nel centro di Roma, dopo aver lasciato il suo primo ristorante condotto con la madre Angelina a Piazza Rosa (piazza scomparsa nel 1910 a seguito della costruzione della Galleria Colonna/Sordi). In tale locale si diffuse la fama, prima a Roma e poi nel mondo, delle “fettuccine all’Alfredo”.
Nel 1943, durante la guerra, Di Lelio cedette detto locale a terzi estranei alla sua famiglia. Nel 1950 Alfredo Di Lelio decise di riaprire con il figlio Armando il suo ristorante a Piazza Augusto Imperatore n.30 “Il Vero Alfredo”, alla cui fama nel mondo hanno fortemente contribuito sia mio padre che mio fratello Alfredo e che é gestito oggi da me Ines. Le fettuccine sono servite con le famose “posate d’oro” (forchetta e cucchiaio d’oro) regalate nel 1927 ad Alfredo dai due noti attori americani M. Pickford e D. Fairbanks (in segno di gratitudine per l’ospitalità. Furono proprio tali attori americani che apprezzarono molto le fettuccine di Alfredo e tornando in USA ne fecero pubblicità tra gli amici attori. Da lì é cominciata la notorietà delle fettuccine all'Alfredo e della figura di mio nonno prima in USA e poi in altri Paesi nel mondo.
Il locale di Piazza Augusto Imperatore è quello che segue la tradizione familiare di Alfredo Di Lelio e delle sue note fettuccine (cfr. il sito di “Il Vero Alfredo” http://www.ilveroalfredo.it/).
Desidero precisare che altri ristoranti “Alfredo” a Roma non appartengono alla nostra tradizione familiare.
Vi informo che il Ristorante “Il Vero Alfredo” è presente nell’Albo dei “Negozi Storici di Eccellenza – sezione Attività Storiche di Eccellenza” del Comune di Roma Capitale.

Cordiali saluti
Ines Di Lelio

Diego Cajelli ha detto...

@Paolo Cuomo
Il corsivo non è mio. è la citazione diretta dall'articolo di Repubblica che qui ho commentato.
Sono loro che hanno detto meenchiate.
:-)

Lorenzo Maria Alvaro ha detto...

Dunque per rispondere all'elenco di D di Repubblica hai proposto nell'ordine: il bar Atlantic dell’Esselunga, un ristorante non meglio identificato di Baggio e uno italo-egiziano di Gambara. Confondi l'acqua di cottura con un fumetto di pesce, elogi la cucina indiana (perchè non sei mai stato in India evidentemente) e porti in dote del tuo fantomatico modernismo culinario il piatto unico del mezzogiorno. Bè sei decisamente un luminare con impressionanti coordinate culturali. In ogni caso se ti vergogni di essere italiano puoi sempre emigrare. Noi, da parte nostra, non ci offenderemmo.
P.s. forse è il caso di cominciare a studiare Diego

Diego Cajelli ha detto...

@Lorenzo Maria Alvaro
Io mi vergogno del fatto che io e te abbiamo la stessa nazionalità.

Mauro ha detto...

beh, se ci cuoci dentro della pasta qualsiasi cosa diventa acqua di cottura. E comunque l'esempio poteva essere anche i Pizzoccheri in Valtellina o le Orecchiette alle cime di rapa in Puglia, tanto per spaziare in tutta la penisola...

E le tovaglie a quadrettoni io me le ricordo nelle osterie fin da quando ero bambino, anzi ora che ho 37 anni certe macchie mi pare ancora di riconoscerle.

E cucina indiana non vuol dire un cazzo, come dire cucina italiana...

Diego Cajelli ha detto...

@Mauro
No, vabbè, ma lascia pure che Lorenzo Maria dia fiato alla bocca. Così gli si muovono i baffi ed è contento.

Annalisa Guarelli ha detto...

Aggiunta al punto 2: non solo il risotto alla milanese prevede riso e carne insieme ma anche il Risotto col Pontél (bassa veronese e Mantova) e cioè riso con carne di maiale e braciola in cima. Una bontà!

Nathan ha detto...

Da bolognese confermo tutto quanto affermato da orlandio, aggiungo che di solito gli spaghetti bolog-nese (gli stranieri difficilmente pronunciano correttamente la g dura e il nese finale per cui tendonoa staccarlo) sono un sintomo di ristorante turistico.
Aggiungo il punto 11) : i tortellini vanno cotti SEMPRE in brodo e mangiati esclusivamente nella stessa maniera. La panna è out.
(Sì, sono un conservatore del nostro sapere culinario locale) ;)

felsonblog ha detto...

@marcell_o: non cadere anche tu nella generalizzazione fatta dogma: io per esempio non ho mai mai visto un milanese fare la carbonara con la panna.

Edoardo Valentini ha detto...

stavolta sono quasi in completo disaccordo con te
se all'estero mettono insieme cose italiane creando pastrocchi culinari non significa che sia cucina italiana e in questo sposo la linea di repubblica
il fatto stesso che la stragrande maggioranza di noi italiani non si azzarda a condire la pasta col kecciap o sorbirsi un cappino prima durante e dopo i pasti testimonia una certa regola che diventa caratteristica dominante del nostro modo di mangiare
beninteso facciano pure come credono e non sprechiamo tempo ad insegnar loro come si dovrebbe fare chissenefrega
io sono fedele all'albertone nazionale che il latte lo dà al gatto e la mostaaada al sorcio "maccherone tu m'hai provocato e mò te magno"
;-))

Edoardo Valentini ha detto...

cappino stava per cappuccino mannaggia c'ho la tastiera dislessica :))

Salz ha detto...

La pasta col sugo di pollo esiste ed è eccezionale.

Marco ha detto...

Applauso soprattutto per le ultime frasi del post.
Sono siculo e, tanto per darci dentro con gli stereotipi, nella mia famiglia la cucina è stata vissuta come una vera psicosi. Nonne, zie, bisnonne, hanno passato anni a nutrire i complessi edipici di figli e nipoti a spese di figlie, nipoti e nuore che venivano costrette a rivaleggiare nelle cucine, nelle frequenti riunioni di famiglia, nonostante dovessero ANCHE lavorare.

Le matrone-casalinghe di una volta imponevano con disapprovazione alle donne che "osavano" contribuire all'economia familiare (spesso pagate in nero) l'onere di gestire le tavole come Dio e Tradizione comanda. I paragoni sennò, quando i viziatissimi figli tornavano a casa, erano impietosi.
E magari si litigava pure. "Devi farmi la pasta come la faceva la mamma".

Davvero, per il cibo e per la simpatica "tradizione della condivisione" in famiglia ho vissuto veri e propri psicodrammi con mamme sempre incazzate e mortificate e zie in continua competizione alle feste in famiglia.

Senza contare che tutta questa allegra tradizione e condivisione ha portato oltre alle tavole imbandite il simpatico diabete ereditario.

Paolo Cuomo ha detto...

Nel considerare con interesse le riflessioni espresse in questo in blog, vi preciso (per rispondere ad una osservazione) che i website www.ilveroalfredo.it e www.alfredo-roma.it appartengono ambedue al ristorante Il Vero Alfredo che segue la tradizione familiare di mio nonno Alfredo Di Lelio creatore delle "fettuccine all'Alfredo". Il termine "Alfredo di Roma" é per dare un carattere di orgogliosa romanità al nostro brand legato a tale nostro storico piatto (che é nato e resterà "romano") che rappresenta la nostra tradizione familiare nel mondo: ciò di fronte ai mille/centomila ristoranti Alfredo che sono nati all'Estero ed anche in Italia (alcuni anche a Roma estranei alla nostra famiglia) ed ai tanti ristoranti che riportano nel menu (tanti anche in Italia ed tanti addirittura a Roma) le "fettuccine all'Alfredo" o le "fettuccine Alfredo" o "fettuccini Alfredo". Peraltro con tante assurde, incredibili (soprattutto in USA) varianti delle fettuccine originali (con i funghi, ecc.....). Chissà che dirà mio nonno dall'aldilà. Forse 2 risate, comprese le nostre discussioni su un piatto che inventò per caso nel 1908 per soddisfare la richiesta di un piatto nuovo da parte di mia nonna Ines in attesa di mio padre Armando. E quando volete vi aspetto al mio ristorante di Piazza Augusto Imperatore.... sono certo che le fettuccine originali, orgogliosamente "romane", saranno di vostro gradimento.
Grazie cordialmente Ines Di Lelio

Marco Pellitteri ha detto...

Ho l’impressione che le persone del Nord Italia siano più aperte alla sperimentazione, al piatto unico, ad altri esotismi provenienti da fuori. E che quelle del Sud Italia siano più affezionate alla tradizione e agli ingredienti locali. Chi ha ragione? Io che sono di Palermo sto bene così, ketchup no, grazie. Né nella pasta né in alcun altro piatto.
Un filo d’olio nell’acqua di cottura della pasta è lecito quando si cuoce molta pasta, per non farla incollare.
Il cappuccino durante i pasti semplicemente non si fa. Lo puoi fare, ma è di cattivo gusto.
Risotto e pasta non sono un contorno: fattene una ragione. Anche in questo caso puoi mangiarli come contorno in un piatto unico. Se ti vedo farlo, ti prenderò per un troglodita. Sai che mi frega, dirai tu. Rimane il fatto che non è così che si sta a tavola in Italia.
La pasta col pollo non l’ho mai sentita, onestamente, devo informarmi.
La Caesar Salad la si serve in molti posti, in Italia. Sai italiani sia American style.
Sul punto 8 effettivamente Repubblica commette un grosso svarione: le tovaglie a scacchi abbondano.
Il punto 10: puoi dire quello che vuoi, Diego, ma le mamme e le nonne sono quelle che cucinano meglio. Tu non riuscirai mai a fare di meglio, se cerchi di fare di testa tua. Se certe ricette sono arrivate in un certo modo fino a oggi, una ragione c’è.