mercoledì, luglio 31, 2013

Fumetti, una vecchia mail (DSB 37 di 42)


Ciao!
Sono Cajelli, veniamo subito al nocciolo:
A me stanno sul cazzo gli sguardi densi di pregiudizio negativo con cui a volte, vengono guardati i fumetti “seriali” o di “genere”.
Però, adesso, tra le cose che credo di aver capito c’è un piccolo aspetto che mi ha fatto cambiare in parte il mio senso di fastidio, e riguarda prettamente la mia posizione spaziale nella stanza.
Sinceramente, nei riguardi di ciò che faccio, credo di avere la coscienza pulita al 90%.
Non mi interessa ciò che pensi tu di XXX io non sono lui, io non sono un “seriale Bonelli”, io sono un autore che scrive su un “seriale Bonelli” o su un “seriale Astorina” o eccetera ecceterone.
Adesso è una cosa nuova che mi fa incazzare.
E’ la differenza di sensibilità.
Il tuo sguardo (ma non solo il tuo, eh…) è molto più romantico verso alcune produzioni, e molto più spietato verso altre, soprattutto per quanto riguarda le analisi dei linguaggi.
Avere lo sguardo spietato è un diritto che difendo, ed è giustissimo averlo, ma…
Perché nessuno dice che il “seriale Bonelli” è una grammatica precisa, e perché nessuno osserva come quella grammatica venga coniugata in modi diversi?
Il seriale uccide i suoi autori?
Non credo, non credo proprio, così come non basta fare una Graphic Novel per diventare un’artista.
Che cosa manca?
Ne parlavo fitto fitto con XXX tornando da Napoli.
Manca qualcuno che faccia con il fumetto di genere ciò che ha fatto XXX per il fumetto d’autore.
Punto e a capo.


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