lunedì, luglio 01, 2013

DMax: Airport Security


C’è questo programma, dove ti fanno vedere come funzionano le cose negli aeroporti australiani.
Telecamere accese su come lavorano all’ufficio immigrazione, su quelli che aprono le valigie e ci guardano dentro. Ti mostrano la giornata di quelli che ti timbrano il passaporto, come girano le cose in dogana, ti spiegano le norme per l’importazione, e tutti gli annessi e connessi riguardanti l’ingresso nel paese.
Un po’ reality, un po’ documentario.
Ogni tanto beccano qualche corriere della droga che ha ingerito mezzo milione di dollari in ovuli, ma è talmente tonto da destare sospetti alla dogana, arrivando in Australia con 3 dollari vietnamiti in tasca e un bancomat rotto.
Oppure sequestrano valigie piene ci cibo proibito a passeggeri golosi. Di solito cinesi, con nelle valigie di tutto e di più, torba compresa.
Ogni tanto qualcuno sclera, ogni tanto trovano qualcosa di illegale, ogni tanto si elargiscono multe.
Trovo molto divertente tutta la prassi di permessi, letture, conferme, diritti, prima di essere perquisiti.
Fa parte di quella strana e bizzarra procedura legale che c'è un quei paesi dove nessuno, nemmeno la legge, può metterti le mani addosso in assenza di flagranza di reato.
Loro ti chiedono tutto. Sei tu che accetti, a tuo rischio e pericolo se hai qualcosa da nascondere.
L’Australia, stando a quanto mi dice la tivvì, ha regole doganali molto molto rigide. Sia per quanto riguarda le merci, i prodotti, le cose che hai in valigia, sia per quanto riguarda le persone.
Se hai un visto turistico, è sufficiente che l’ispettore doganale abbia il sospetto che tu sia per lì per altri motivi. Ti rispediscono a casa, con il primo volo.
Non fanno delle retate nei ristoranti o nei cantieri, controllando che tutti i lavoratori siano in regola con i visti e i permessi. No. Ti spediscono indietro nel momento stesso in cui scendi dall’aereo, se l’ispettore a qualche sospetto.
Per esempio?
Sei asiatico, hai visto turistico di tre mesi e nel tuo bagaglio c’è un CD con le foto di tua moglie e dei tuoi figli.
Basta questo.
Così come, sempre con il visto turistico, devi dimostrare di avere abbastanza soldi per campare in Australia durante il tuo soggiorno.
Altrimenti a casa.
Con il primo volo.
Chi ha sclerato? Un italiano. Ha dato di matto di fronte alle domande insistenti sul suo reddito, dicendo all'ispettrice che non aveva il diritto di fargli certe domande.
Diritto che, per la legge locale, aveva eccome.
(Parentesi. Il tipo in questione faceva il clown, un amico gli ha pagato il volo e poi l'ospitava. Fosse stato un mimo l'avrei rimandato indietro per principio.)
In alcuni casi, visti i modi, e il fatto che il tuo visto di ingresso è legato al punto di vista dell’ispettore doganale e dai suoi sospetti nei tuoi confronti, si rasentano posizioni e situazioni piuttosto fascistelle. Per non dire xenofobe.
Ora, visto che gli ispettori della dogana australiana non sono dei koala ammaestrati, non sono dei canguri, né tantomeno degli aborigeni, mi chiedo come hanno fatto le loro famiglie a stabilirsi lì e dare origine alla progenie.
Fino a che punto un paese formato da immigrati, può essere così rigidissimo in materia di immigrazione?
Dato che quando non so le cose le chiedo, ho fatto un rapido check tra i miei contatti.
Ho un amico australiano?
Sì. Malcolm. Studia qui, ma arriva dal bush.
Ho chiesto a lui. Gli ho scritto una mail, ironica, anticipandogli un po’ questo post, così si allena anche con l’italiano.
Mi ha risposto che, più o meno, in Airport Security è tutto vero, a parte le ovvie modifiche per finzione scenica.
Sulla cosa dell’immigrazione clandestina e della per me stramba rigidità delle norme australiane si è un po’ risentito. Mi ha dato questa risposta piccata:
- Riparliamone quando sentirai che a Melbourne, un immigrato senza fissa dimora e senza identità, senza lavoro, un individuo già segnalato alla polizia, ha ucciso delle persone a picconate.
Ecco.
Io ho sempre una risposta pronta, però ci sono rimasto così di merda che non ho ancora replicato all’ultima mail del mio amico Malcolm.


4 commenti:

MrChreddy ha detto...

Io, dopo aver visto un consistente numero di puntate di airport security, se dovesse mai andare in Australia, mi porterei dietro solo i vestiti che ho addosso, il passaporto e un sacco di contanti in tasca.

Farei dieta disintossicante per un mese prima della partenza e, prima di prendere il volo, mi laverei completamente con la varechina, che non si sa mai trovino tracce di qualche sostanza che non vogliono far entrare là.

Comunque, riguardo all'ultima parte del tuo post, credo che un paese nato dall'immigrazione, volontaria o coatta come l'Australia, abbia abbastanza esperienza per mettere regole ferree e giuste proprio sull'immigrazione.
Usassimo le loro tecniche, come dicevi tu, l'Italia sarebbe un paese vuoto.

el mauro ha detto...

Gli avrei risposto che le picconate dell'iiregolare non sono diverse gli omicidi degli infermieri autoctoni (tanto per attenerci all'ultimo caso di cronaca nera arrivato fino a noi). Oppure da domani non faranno entrare in Australia gli infermieri?
Un omicidio è un omicidio. Sugli irregolari esistono leggi, sul sospetto di irregolarità siamo di fronte a un sorpruso lombrosiano.

CyberLuke ha detto...

L'ultimo tentato omicidio, qui da noi, è quello del vigile urbano che giusto ieri ha sparato al sindaco.
Come dice el Mauro qui sopra, un omicidio è un omicidio.
Semmai è l'indulgenza assurda che questo paese riserva ad omicidi, ladri e truffatori d'ogni sorta, specie se non cittadini italiani a renderci una calamita per ogni sorta di gentaglia oltreconfine.
E in questo, sono d'accordo con gli ispettori australiani: visto che, una volta entrato, puoi fare tutto ciò che vuoi, prima di farti entrare ci penso una, due, dieci volte.

Mauro Samarati ha detto...

L'australia non è una terra di immigrati, loro sono arrivati dopo, l'australia è una terra di deportati e quando i prigionieri prendono il controllo della prigione questa diventa un castello.