mercoledì, marzo 06, 2013

Xiang Piao Piao, il Bubble tea a Milano!


Questa volta sul serio.
Come ti raccontavo tempo fa, nel post che puoi leggere cliccando qui, durante la mia ultima gita a Londra ho apprezzato un bel po’ il Bubble Tea.
Di nuovo, come nel caso di Starbucks, anche il pezzo what-if del mio ipotetico negozio di Bubble Tea aperto in Galleria è stato percepito per vero. La cosa mi ha fatto riflettere per almeno due pomeriggi su concetti come la manipolazione e il controllo. Di questi tempi va così, pazienza.
L’altro giorno invece, ero a spasso per via Paolo Sarpi e dintorni. Sto scrivendo Long Wei, una serie a fumetti ambientata proprio lì, ed è veramente comodo documentarsi dal vivo. Entro in uno dei tanti supermercati che vendono prodotti orientali e scopro lo Xiang Piao Piao.
Ne ho comprati cinque, di cinque gusti diversi.
Lo Xiang Piao Piao, diciamolo subito, si presenta con un packaging piuttosto carino, bella grafica, bei colori, un impronta stilistica che richiama immediatamente i prodotti analoghi venduti sul mercato internazionale.
(Non i nostri. Che come packaging e confezioni siamo rimasti al brick del Billy anni ’80)
Ma che cos’è lo Xiang Piao Piao?
Tecnicamente è un Bubble Tea. Te lo devi costruire da solo, ma è un Bubble Tea.
La confezione comprende:
- Un bicchiere richiudibile, in tinta, con tanto di avviso sul coperchio che ti ricordando che stai per bere una bevanda calda.
- Un bustina con dentro il preparato solubile. Il gusto ovviamente cambia a seconda del tipo di Xiang Piao Piao che compri.
Nel caso specifico si tratta di bevanda al gusto di Taro. C’è anche al caffè, al cocco, al latte, alla frutta, varie ed eventuali.
- Una busta di zucchero.
- Una confezione monodose di perline cicchettose, gelatinose. Le bubble del Bubble Tea.
- Una favolosa cannuccia telescopica extra large, per suggere sia la bevanda che le perline.



Il costo va dagli 80 centesimi all’euro. Dipende da quale minimarket ti servi.
Le istruzioni sono in cinese, accompagnate da dei disegni esplicativi, dai quali deduco che bisogna metterci dell’acqua calda.
Uff. Quello che ho bevuto a Londra era freddo.
Le perline gelatinose che creano l’effetto bubble del Bubble Tea, secondo me calde fanno schifo. Non mi ispira tantissimo berlo caldo. Potrei comporre il Bubble Tea, metterlo in frigo e berlo quando diventa freddo.
Ma questa recensione non può aspettare. Allora opto per usare l’acqua fredda di rubinetto e chissenefrega.
Uso la mia tazza e non il contenitore in dotazione, perché poi mi serve per metterci le penne e lo voglio tenere pulito.
Quindi. Ci metto l’acqua. Eccoci qua. C'è tutto. Sono  pronto.


Apro la bustina che contiene l’ingrediente principale.
Odora di biscotti.
Verso e mescolo con un cucchiaino.



Fa un sacco di grumi. Sarà perché ho usato l’acqua fredda.
Mescolo per una decina di minuti, il composto alla fine si scioglie. Mica tanto bene, ma è colpa mia, non dei cinesi.
Ne assaggio un pochettino. Buono. E’ dolce abbastanza e decido di non metterci lo zucchero.
E’ il momento di aggiungere le palline gelatinose.
Procedo.


Bevo.
Con la sicumera e l'espressione di un critico gastronomico del Gambero Rosso.


I risultati non sono quelli sperati.
Proprio per niente.


Eccessivamente dolce, anche senza aggiungere lo zucchero.
Le palline jelly non sono belle morbidose, sono più dure, dalla consistenza carilaginea.
Il che è ottimo per un insalata di nervetti, ma tremendo se messi assieme ad una bevanda che ti spara la glicemia a settemila.
Il sapore non è male. Se da piccolo amavi i biscotti spappolati nel latte. Il liquido, preso singolarmente è gradevole. Un diabetico muore, ma è gradevole.
Il problema è quando arrivano le "bubble" per niente bubble. Tutte le robe unito, no. Non ce la faccio.
Si sa, il lavorare in studio assieme ad altri fumettisti porta sempre a delle conseguenze.
La prima: i miei compari ridono tutti.
La seconda: Luca che dice: Fattela adesso la foto!
(Fatta)
La terza: Davide che arriva ad assaggiare.



 Seguito subito dopo da Daniele.



A loro è piacuto.
Anzi, l'hanno finito, con gusto e piacevolezza.
Tirando le somme: a me lo Xiang Piao Piao ha fatto piuttosto ribrezzo. Non è rivoltante come il budino al Durian, ma non fa proprio per me.
(Se vuoi saperne di più sul budino al Durian clicca qui)
E' una questione di consistenze ed eccessivissssssssima dolcezza. Proverò un altro gusto, magari il caffè, e l'acqua la userò calda.
Poi ti dico.
Per ora vince lui, lo Xiang Piao Piao.



ULTIM'ORA! AGGIORNAMENTO!
Daniele soffre e dice che si ripropone.
Testuali parole: non come una sbronza, ma come un kebap mangiato alle quattro del mattino.
Si tiene lo stomaco.
Rutta.




5 commenti:

Salopette ha detto...

-- (Non i nostri. Che come packaging e confezioni siamo rimasti al brick del Billy anni ’80) --

cazzo che fottuto paese di merda

Gua-sta Blog ha detto...

Che cosa disgustosa! Giusto come portapenne può andare bene.

Michela ha detto...

Temerari ... Non avrei mai il coraggio di assaggiarlo

Lavender ha detto...

Il packaging è carino, i colori anche.
Ma la grafica è terribile, Diego.

Anonimo ha detto...

Quando sei arrivato a mescolare l'ingrediente principale, hai aggiunto l'acqua pian pianino continuando a mescolare? Mi si dice che così si evitano i grumi.