giovedì, febbraio 07, 2013

Cristina da Haarlem.


Cristina è la ragazza di un mio amico, non la conosco benissimo perchè ci siamo visti poche volte a dir la verità, però a livello empatico mi è stata simpatica al volo. Una tipa in gamba. Fa parte di quel gruppo di persone che non vedo spesso, ma che vorrei frequentare di più.
Il mio amico fa fumetti, lei no, coppia mista, direbbe qualcuno. Il fare-fumetti, ha consentito al mio amichetto di seguirla in giro per il mondo.
Infatti, questa intervista è un po' diversa dalle altre. Si parte dall'Olanda, ma poi si va, letteralmente, a zonzo per tutto i globo.
Ho cambiato un po' le domande, perchè mi interessava analizzare la sua esperienza come lavoratrice, visto che qui da noi si parla tanto di quote rosa e di pari opportunità.
Se ne parla. Parla. Parla...

Ciao mi chiamo Cristina e vivo ad Haarlem con due A, Paesi Bassi.

Prima dove vivevi?
Allora definiamo vivere: dichiaro di aver vissuto in un posto se ho avuto un contratto di affitto stabile per almeno 6 mesi. Quindi, con questa regola prima di Haarlem viene un ameno paesello della Svizzera tedesca che si chiama Wholen, vista Alpi dall'angolo del Canton Aargau.
(Non è quello dove si paga il 2% di tasse, per togliere subito il dubbio)

E prima ancora?
Nella terra di Tony Soprano, Lyndhurst, New Jersey.

E prima ancora ancora?
Vicino a Imola, al confine tra Emilia e Romagna che per me è casa, e prima ancora a Roma per quasi sette anni.

Cambi casa di lavoro?
No, ho solo un lavoro e una situazione personale che mi permettono di viaggiare parecchio (senza la condizione del contratto di affitto fisso, alla lista si aggiungerebbero anche Libano, Ungheria, Russia e Ucraina…)

Che lavoro fai esattamente?
La mia famiglia crede che faccia la spia, in realtà lavoro da quattordici anni nel mondo dell' Information Technology.
Sono alla mia quarta azienda e dopo tanti anni di progetti che mi hanno portato in giro per il mondo, adesso lavoro per una multinazionale olandese che fa vernici e prodotti chimici.
Per farla molto corta, ho la responsabilità del gruppo IT in una delle unità produttive. All’atto pratico sono trentacinque persone distribuite dall'Australia agli Stati Uniti passando per tutto quello che c’è nel mezzo.
Io devo assicurare che sappiano cosa devono fare, che i 2500 impiegati della mia unità produttiva abbiano computer, connessioni e sistemi funzionanti, mentre con l’altra metà del gruppo si lavora su progetti. Se non si è capito assolutamente nulla, niente di grave, è un altro motivo per pensare che io sia una spia!

E lo fai all’estero perchè qui in Italia ci sono troppe donne a ricoprire il tuo ruolo e tutti i posti erano occupati?
Ovviamente! Oltre a quello, anche perchè ho avuto la fortuna di un compagno con un lavoro flessibile che mi ha permesso di potermi muovere e soprattutto perché, ma magari non ne sono al corrente io, non mi risultano molte aziende italiane che durante il colloquio di assunzione ti rivoltano come un calzino per scoprire se puoi essere il futuro CIO dell'azienda.

Ho le ignoranze, che cos’è un CIO?
Ops gli acronimi, la dannazione dell'era moderna...
CIO sta per: Chief Information Officer, ovvero grande capo megadirettore generale dei servizi IT.

In sostanza, al momento del colloquio, quelli volevano capire se potevi o meno ricoprire un ruolo dirigenziale in futuro?
Esatto, quello che conta è non solo (o non tanto) quali grane puoi risolvere all'azienda oggi, ma quali casini peggiori eviterai in futuro se la compagnia dovesse investire nella tua crescita professionale.

Okay. Hai fatto il colloquio e...
In pratica, l’assunzione è in funzione di quello che puoi diventare grazie a quello che sai e che hai fatto, ma molto di più grazie a quello che puoi imparare. In realtà sono all'estero perché nonostante un buon lavoro e un ruolo globale gestito dall'Italia, le possibilità di crescita all'interno dell'organizzazione italiana erano poche o nulle e il motivo più frequente che mi sentivo ripetere era "eh ma tanto tu sei giovane, che fretta hai?".
Beh io avevo fretta, mi sembrava che in giro ci fossero troppe cose interessanti che mi stavo perdendo. Ci abbiamo fatto un bel pensiero e alla prima opportunità abbiamo deciso di andare.

Che cosa hai studiato per ricoprire oggi quel ruolo?
Sono ingegnere delle telecomunicazioni, ma la sola antenna su cui abbia mai messo le mani era quella della parabola in balcone.

Le tue compagne di università, oggi che cosa fanno?
Allora ti tocca l’aneddoto: il giorno della laurea la mamma di un mio compagno di corso mi disse che ero la più elegante del gruppo e io le feci notare che ero pure l'unica e che quindi era statisticamente abbastanza ovvio.
Si lo so, gli ingegneri e il loro humor…
Quello che ho di più vicino a una compagna di università, quella con cui ho condiviso il triennio,
è ingegnere biomedico e ha da poco ottenuto un contratto da ricercatrice all'università di Bologna.

Ovviamente, siccome sei anche tu una privilegiata, ti sei alzata una mattina scoprendo di avere quel posto di lavoro per grazia divina, giusto?
Io lo chiamavo "farsi un mazzo tanto", ma è da un po' che sono fuori dall'Italia e mi sono persa le nuove tendenze linguistiche! Io direi una serie di opportunità accolte a braccia aperte, qualche scelta giusta (la laurea in ingegneria, l'inglese imparato di corsa nonostante a scuola si facesse francese, il curriculum visibile in posti come Linkedin) e anche qualche decisione difficile alla fine hanno pagato.

Esistono decisioni importanti facili?
A pensarci bene forse no, magari esistono decisioni importanti meno dolorose o meno radicali di altre... tipo sposarsi è una decisione importante, ma non dovrebbe essere dolorosa per quanto difficile.

Dato che lavori in giro per il mondo, come viene percepito il collega italiano dai locali?
Come quello da mettere subito ai fornelli quando si organizza una cena in compagnia!
In molti fanno fatica a capire come mai si possa scegliere consapevolmente di andarsene dal paese più bello del mondo per andare in un posto dove piove tantissimo, ma mediamente basta descrivere per cinque minuti burocrazia, opportunità di crescita e livelli dei salari per convincere anche i più dubbiosi. Tutto sommato i colleghi stranieri, se hanno un’opinione derivante dalla tua nazionalità se la tengono finchè non te ne possono parlare scherzandoci sopra e dopo averti visto all'opera. Di certo la fama dei latini estroversi e chiacchieroni non ce la leviamo di dosso, per cui quando c’è da scegliere a chi far presentare qualcosa finisce sempre che sono un italiano o uno spagnolo.

E' vero che in alcuni posti fanno dei "corsi" per insegnare agli autoctoni come relazionarsi con un italiano su lavoro?
Assolutamente! Ma anche con un tedesco e con un cinese e con un americano! La diversità culturale in ambito di lavoro è una delle cose più belle e complicate che mi sia capitato di affrontare. Quando sono andata in Corea del Sud per la prima volta, mi hanno chiesto cortesemente di non mettere scarpe con i tacchi, perché già il fatto che ero una donna in una posizione manageriale per i colleghi coreani era già sufficientemente complicato anche senza essere più bassi di me. Uno dei momenti più terrificanti della mia carriera è stato quando il mio capo, un tedesco di nome Sven, ha cominciato a fare commenti positivi sul mio lavoro e a rispondere a tutte le mie mail.
Ho onestamente pensato che volesse rifilarmi un trappolone di lavoro clamoroso, salvo poi scoprire che aveva fatto un corso sulla diversità culturale durante il quale gli avevano spiegato che per un tedesco “no comment” significa “tutto ok”, mentre invece un latino ha bisogno di riscontri e "coccole" più frequenti per sentirsi tranquillo. Uno spavento assurdo, per fortuna dopo tre giorni ci siamo chiariti e ha smesso!

Ho visto un film dove una grande azienda aveva un asilo aziendale.
Lo metto nella stessa categoria del teletrasporto e della tipa bruttina che quando si leva gli occhiali diventa una modella? Cioè, robe da film, giusto?
Mica troppo…dove lavoro adesso abbiamo un medico, un fisioterapista specializzato in problemi posturali sia per chi lavora in produzione che per chi lavora in ufficio, una palestra e in quartier generale ad Amsterdam anche biblioteca e galleria d'arte. L'aspetto migliore e' che si cerca di offrire in ogni sede quello che più si avvicina alla cultura del paese, per cui per esempio in Cina e in Corea ci sono sale per il pisolino dopo pranzo.
Da quelle parti pensano che sia inutile opporsi al fatto che dopo pranzo ti viene l'abbiocco, per cui è del tutto normale vedere colleghi con la testa appoggiata ad un cuscino speciale sulla scrivania o appunto in saletta belli rilassati.
Niente di drammatico, 20 minuti e via!

Sei stata in New Jersey. Dato che a me danno del fazioso, ma al tempo stesso sono tutti degli espertoni di sanità americana perchè hanno visto Sicko, è vero che se ti viene mal di testa da quelle parti muori?
Per un mal di testa no di sicuro, non dimenticare che stai parlando del posto dove al supermercato puoi comprare medicinali che qui da noi non trovi (che poi questo abbia generato una nazione di ipocondiraci temo sia piuttosto vero). Ci sono ospedali pubblici il cui livello dipende molto da dove sei e da quanti soldi ha da investire lo stato in cui risiedi (ma se cambi stato con regione questo dovrebbe suonare familiare anche in Italia).
Se poi ci vai da straniero e senza una residenza fissa, un'assicurazione di viaggio è meglio se te la fai. Se ci vai a vivere il discorso è diverso e qualche aspetto davvero poco piacevole lo puoi scoprire.
Per esempio il fatto che le assicurazioni hanno il diritto di rifiutare di assicurare qualcuno per motivi di età e storia medica, ma spero proprio che Obama riesca a finire quello che ha cominciato in questo campo. Il suggerimento da expat è non solo di verificare le condizioni di assicurazione personale e per la famiglia offerte dal datore di lavoro, ma di metterle proprio sul piatto della bilancia in fase di discussione del contratto (tipo, se non mi dai la copertura medica allora lo stipendio deve essere del 5% maggiore). Noi siamo spesso timidi su questo tipo di negoziazioni, all'estero si aspettano che se per te qualcosa e' importante sia tu a farlo presente e a discuterlo.

Olanda: esci la sera e devi parcheggiare la macchina. Quanto devi dare al parcheggiatore abusivo per ritorvarla integra quando torni?
Intendevi dire Olanda: quando esci la sera e devi parcheggiare la bicicletta, vero?
Specialmente in città ad Amsterdam la macchina è un lusso, ci sono aree in cui il permesso residenti richiede tre anni di lista d'attesa, ma non è che sia per una questione di inefficienza, semplicemente perchè i canali tendono ad occupare un bel po' di spazio e muoversi in bici è comunque molto molto meglio!

Che cosa ti manca di più dell'Italia?
La mia famiglia di sicuro, e per quanto ovvio il clima: in Olanda puoi avere letteralmente quattro stagioni in un giorno e ci sono cieli con nuvole che sono un incanto (e cosi si spiegano la scuola fiamminga e pure i mulini a vento) ma avere quindici gradi a Ferragosto ancora non me lo spiego.
Ci si abitua però, per ora il mio record è l'essere andata in bici con meno quattordici gradi, qui impari che le cose si fanno a prescindere dalle condizioni meteo, ma appena c'è il sole: big party!

Che cosa ti manca di meno?
La sensazione di dover sempre stare attenta a non essere fregata.
Qui non succede, ed è talmente facile che ti viene lo sconforto. Un esempio pratico: assicurazione per la moto, il call center (in inglese ovviamente, con l'olandese proprio non ce la possiamo fare) spiega che ci sono varie opzioni di pagamento, annuale, trimestrale e mensile. Mik chiede quale sia la maggiorazione di costo per l'opzione mensile e dall'altra parte cade il silenzio, seguito da una richiesta di ulteriore spiegazione. Quando viene fatto presente che in Italia è possibile un pagamento semestrale con una maggiorazione del costo, la risposta è che questo in Olanda questo è del tutto incomprensibile perchè il servizio offerto è lo stesso e quindi la differenza di costo non spiegabile. Niente di trascendentale, ma ti cascano le braccia a vedere quante cose piccole concorrono a fare la differenza.


Giovedì prossimo si torna in Germania. Dove conosco uno che lavora lì, in un laboratorio, e sta per scatenare l'apocalisse zombi.

23 commenti:

Giorgio Salati ha detto...

Dopo la Svezia, questo. Comincio a pensare che il mio posto sia il Nord Europa...

No, scherzo: io soffro tutto l'inverno in attesa dell'agognata primavera, in Olanda penso che mi abbrutirei esageratamente...

Lauro ha detto...

E Cristina è pure una bella donzella, da quel che vedo nel suo blog.

Capito Cri, grazie. Finalmente.

Serantoni ha detto...

Sarebbe interessante sentire Disma Pestalozzi, uno che è andato via ma dopo pochi mesi ha deciso di ritornare in Italia.

Cri ha detto...

@Giorgio: in Olanda non ti annoi nemmneno in inverno, stamattina nella mezzora per venire in ufficio e' piovuto, grandinato e alla fine sole...gli olandesi saggiamente dicono che se non ti piace il meteo basta aspettare ed e' verissimo!

S3Keno ha detto...

ECCOMI (e che, pensavi di scamparla?)…
Anche perché con quel tuo "Dato che a me danno del fazioso, ma al tempo stesso sono tutti degli espertoni di sanità americana perchè hanno visto Sicko, è vero che se ti viene mal di testa da quelle parti muori?" so che alludevi ANCHE a me, caro mio ;)

Ma premesso che certe convinzioni nascono dal fatto che anche noi - ognuno di noi, incredibile vero? - potrebbe avere amici e/o parenti che magari vivono da tanti anni negli Usa (e premesso che un film di riferimento, se proprio volessimo tirare un ballo un film, potrebbe essere "Gridlock'd" anzichè il solito Moore)… beh, la cosa che fa sorridere è che se andassimo proprio al nocciolo della risposta della tua amica (la donna di Duch, vero?) ed eliminassimo tutte le parole con cui ci ha girato intorno… in pratica t'ha risposto che E' VERO, che se non hai l'assicurazione sei finito!!!

Diego Cajelli ha detto...

@S3Keno
No, non mi riferivo a te.
(sul serio)
E sì, la conclusione è che devi avere un'assicurazione.
Lo dice lei rispondendo alla domanda.
Dovevo sottolinearlo anche io con un commento separato?

Diego Cajelli ha detto...

@Serantoni
Sì, ci sto lavorando.
Lui e un altro che sta per partire.
Uno che va a casa di Borat.

Francesca ha detto...

"La donna di...".C'è ancora qualcuno che parla così, diosantissimo...

Cri ha detto...

@S3Keno: non credo di averci girato intorno, ma aggiunto un paio di esperienze che penso possano essere utili, come il fatto di negoziarla in fase di contratto. E si, il Duch e' il mio moroso come direbbero quelli della mia parte del mondo (i romagnoli, non gli olandesi) :)

@Francesca: mi e' venuto in mente Albanese/Epifanio quando diceva "la mia doooonna":)

S3Keno ha detto...

@Francesca
Si, c'è ancora qualcuno: me, per esempio!
Ma a Roma te ne troverei un altro paio di milioni di esempi, visto che è UN COMUNISSIMO modo di dire... e in effeti avrei dovuto scrivere "la donna de' Duch" che rendeva mooolto meglio!!!

Pensa che io invece pensavo non si usasse più IMPRECARE per iscritto sul web ;)

Daniele ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Daniele ha detto...

@ Cri: non so perché ti pensavo "magnagati" e invece ti scopro romagnola (oltre che olandesa, svizzera, statunitensa...).
Il che mi ricorda che ho recentemente acquisito un collega romagnolo e facendo 2+2 mi fa concludere che i romagnoli sono una razza espatriota errante. Non ci sono dubbi dato che è così per entrambi i romagnoli di mia conoscenza, insomma è statisticamente ovvio (citazione).

Francesca ha detto...

Come no, S3Keno. Comunissimo tra quelli che trascinano ancora le donne per i capelli. Se tu avessi detto che porti la clava avrebbe reso ancora meglio.

Francesco Mantovani ha detto...

Conosco la Cristina, anzi, ho avuto la fortuna di essere il suo HR (che è un modo crptico er dire che ci ho lavorato insieme, ma lei lavorava, io no), volevo solo stressare quel "farsi un mazzo tanto". Oltre all'avere il sorriso più bello del mondo :)

Nadia ha detto...

ma dove vivi Francesca?

sulla luna, su Utopia o nel regno della fatine innocenti?

Sei ridicola.

N.

Francesca ha detto...

Non quanto un uomo che si spaccia per una donna per ottenere ragione. "Nadia"

S3Keno ha detto...

uhm, ma non si stava parlando di Olanda e New Jersey?!?

@Cristina:
visto che siamo qui, e per "par condicio" - alla faccia di qualunque sciocco protofemminismo legato ad un'espressione, vero Francesca? - mi faresti la cortesia di dire AL TUO UOMO (eh eh eh) che sono svariati giorni che tento inutilmente di contattarlo da Skype? Thanx :)

Cri ha detto...

@S3Keno, lo sa, gli sono saltati sul naso tutti i messaggi quando ha aperto Skype ieri sera :)
Per la cronaca e se ne frega qualcosa a qualcuno, a me essere definita "la donna di.." non crea nessun problema, uno perche' e' vero e due perche' non ho problemi di autostima derivanti da come S3Keno decide di definire la mia situazione coniugale.
Quando si torna a parlare di expats sono a disposizione :-)

Lauro ha detto...

Perché non lo fai sul tuo blog, Cristina?

Cri ha detto...

@Lauro: cosa, parlare di expats? Avevo l'impressione che fosse qui che se ne stava parlando :-)

Lauro ha detto...

Yes. Ma tu hai un tuo blog in cui parli delle tue esperienze. Tu sei un'espatriata. Qui sei stata intervistata per un singolo post. Il tuo nick nelle risposte rimanda all'indirizzo del tuo blog. Perché non estendi il discorso ed eventuali ulteriori chiarimenti nel tuo spazio, visto che ne hai uno? Non sarebbe più sensato invece di dare spizzichi e bocconi nelle risposte ad altri commenti in un blog altrui? Indipendentemente dal fatto che al padrone di casa la cosa sia o meno indifferente?

Cri ha detto...

@Lauro il mi blog e' pieno di considerazioni e commenti e idee su quello che fa e vede una coppia italiana all'estero, per cui non ho mai pensato di farne un argomento per se, cosa che invece ha fatto Diego. Trattandosi di un blog personale non deve necessariamente essere sensato, anzi :-)

andrea ha detto...

Bello questo articolo, e che forte scoprire che la protagonista (complimenti anche a lei ovviamente) abitava vicino al mio paesello!
Saluti
andrea