mercoledì, gennaio 02, 2013

Valido per l'espatrio!


Il mio post berlusconico, dove dicevo che quando vincerà me ne andrò da questo paese, ha generato parecchie domande, solidarietà, interesse, varie e collaterali.
A me piacciono le domande. Quando non so rispondere, chiedo a chi ne sa di più. Quindi mi sono fatto due conti. Ho un casino di amici che hanno detto ciao ciao all’Italì e ora vivono all’estero. Più o meno copro tutto il globo, dalle Americhe all’Asia, quasi tutta l’Europa, mi manca qualcuno in Australia e per l’Africa confido nei sei gradi di separazione.
Chi meglio di loro può rispondere ai diversi quesiti che nascono quando inizi a pensare di cambiare aria?
Ho realizzato una serie di interviste, le metterò on line periodicamente qui su Diegozilla, a partire da domani.
Alcune domande saranno uguali per tutti, altre no. Non ho chiesto nulla sui “massimi sistemi”, ho preferito parlare di “piccole cose” e del quotidiano.
C’è anche un’etichetta nuova nuova: Valido per l’espatrio, dove andranno a finire parecchie cose legate all’andarsene da qui, rimanere, si, no, però, eccetera.
Se vivi all’estero e vuoi partecipare alle interviste, scrivimi pure all’indirizzo del blog.
Domani si comincia con la prima intervista: da Berlino.

14 commenti:

Giorgio Salati ha detto...

Lo segnalo un po' in giro, mi piacerebbe che anche un po' dei miei amici espatriati partecipassero alla discussione.

Massy ha detto...

Io se fossi single lo farei subito.

Ho una moglie che non può/vuole e un bimbo di 2 anni...

Giacomo Michelon ha detto...

Sono emigrato in Brasile nel 2008. Rientrato a metà 2011, praticamente assieme a Monti.
Alla riconparsa del pornonano su tutti gli schermi son risalito sul primo volo per São Paulo.
Sarà un caso o è allergia?
^_^

Fulvio Gatti ha detto...

Ciao Diego. Scusa, non ci conosciamo (a parte uno scambio di battute a Lucca anni fa su una tua mitica maglietta degli Ac-Dc) ma mi permetto ugualmente di commentare.

Volevo solo dirti che il tuo atteggiamento, come quello di molte persone della tua generazione e più grandi, mi riempe di sconforto.

E' terribile che persone che professionalmente si occupano di narrazione e comunicazione ormai non sappiano fare altro che invocare una fuga dall'Italia. Significa che tutti i segnali che ricevete dall'esterno sono negativi. Oppure, e scusa l'ardire, che la vostra forma mentis è ormai tanto marmorea da rendervi incapaci di difendervi dalle tonnellate di idee tossiche che quotidianamente ci bombardano. E ci sono, eccome, le idee tossiche (oltre a un individualismo diffuso che ha fatto, o lasciato fare, a pezzi con noncuranza tutto ciò che doveva essere pubblico... e vogliamo parlare della scomparsa degli "intellettuali", cioè di chi dovrebbe proporre idee slegate dagli interessi economici o da pose del momento?). Ma conoscere il nemico è un buon modo per cominciare a combattere, almeno dal mio punto di vista.

Compio 30 anni tra 2 settimane e pur amando i fumetti e avendo qualche ambizione di narratore, la vita e le possibilità di mercato mi hanno portato a essere un giornalista precario eternamente in trincea e l'assessore alla cultura in un piccolo comune. Sarà l'arroganza dell'età - ma anche lì, non sono un ragazzino, ho dato la mia bella quantità di facciate a terra, eppure persevero - ma sono convinto che il peggio che possiamo fare tutti quanti è reiterare il meme tossico del "mollo tutto e me ne vado".

E' un momento difficile? Anni fa intervistai Elliot Murphy. Era un momento difficile per il mondo, dissi, e lui mi chiese se ricordavo un "momento facile" per il mondo. Non c'è mai stato, in effetti.

Non sto criticando la tua iniziativa di fare informazione su come sia la vita altrove. Un po' più di dati e competenze giuste per tutti possono essere sempre utili a "berci" meno vaccate propinateci dal rumore di fondo dei media. Volevo solo contestarti - umilmente, per carità - l'atteggiamento. Se tutto va male, e continuiamo a ripetercelo, oltre a non fare niente ci verrà anche un gran mal di testa. E se anche chi pensa con la propria testa, produce sogni per professione, non riesce a fare altro che unirsi al coro dei disfattisti... beh, è terribile!

Scusa ancora l'invasione di campo e spero di essere riuscito a spiegare il mio punto di vista senza offenderti. Giuro, non era mia intenzione. Un saluto!

Luca ha detto...

Mollo tutto e me ne vado dove si sta meglio è il classico finale delle commedie all'italiana. Finché si riesce a sopportare, anche le peggiori cose, ok. Poi il troppo stroppia e si va in Brasile. Esattamente il modo di pensare berlusconiano: rapiniamo il rapinabile finché si può, gli altri si fottano. Berlusconi non sarà finito finché non sarà finito questo modo infantile di reagire alle difficoltà.

Diego Cajelli ha detto...

@Luca
A parte qualche taccheggio quando ero giovane e tamarro, non ho mai rubato un bel niente.
Anche il tuo commento è un ottimo esempio del modo di pensare berlusconiano, che a quanto pare ha contagiato tutti, ovvero la finta ideologia con cui si permea ogni aspetto di ogni cosa.
Facciamo un discorso ideologico?
A me sta bene, ma facciamolo fino in fondo.
Partiamo, per esempio, dal tipo di ideologia che c'è dietro il modo italiano di concepire le file?
O dal modo con cui si salgono o scendono le scale della metropolitana?
O dall'ideologia che c'è dietro il tipo e il costo dei piatti pronti che posso trovare al supermercato all'ora della pausa pranzo?

Diego Cajelli ha detto...

@Fulvio Gatti
Io ti capisco.
Sotto sotto pensi ancora che il nostro Paese sia stato brutalizzato, e il suo popolo costretto suo malgrado a sopportare il mood e le decisioni che lo hanno trascinato nella merda.
Io non penso più che sia così.
Io penso che il "bersi le vaccate propinateci dal rumore di fondo dei media" sia una scelta voluta.
A loro sta bene così.
Loro vogliono che sia così.
Potevano, per dire, cambiare canale e non l'hanno fatto.
Hanno scelto volutamente di trasformarsi in Minetti e Ghedini. Non c'è niente da salvare perchè nessuno vuole essere salvato.
Sono felici. Loro, in seconda fila, con i rolex a noleggio e il SUV a noleggio.
Fine.
Io non cerco di "vivere facile" da un altra parte, è che ho rotto il rapporto di Sindrome di Stoccolma con il paese in cui sono nato.
Spiegami perchè non posso essere felice da un'altra parte?

felsonblog ha detto...

Bella iniziativa Diego, sono curiosissimo di leggere le interviste (anche perché ogni tanto ci penso anche io).

Fulvio Gatti ha detto...

Intanto, grazie Diego per non avermi scambiato per un troll :)

Certo che potresti essere felice altrove. Mai negato questo.

Quanto al popolo... no, non è stato brutalizzato. Questa classe politica - ma anche dirigenziale, va - rappresenta esattamente il sentire comune degli ultimi anni: quelli dei Suv in doppia fila e dei Rolex che tu citi. Solo... siamo davvero sicuri che siano la maggioranza? O solo una minoranza molto spaccona e rumorosa, a cui è stato dato occasione di fare il bello e il cattivo tempo perché la gente di buonsenso se ne stava da parte, a fare la propria vita?

La verità è che abbiamo lasciato che gli ignoranti, gli stupidi e i ruffiani prendessero il potere. Dove eravamo, nel frattempo? E ci stupiamo che ora in giro ci siano solo macerie?

Per questo "me la prendo" con te. Ogni persona che medita la fuga è una persona di buonsenso in meno per aiutare a rimettere in piedi le macerie.

Diego Cajelli ha detto...

@Fulvio Gatti
Io ho una decina d'anni più di te.
Per cui diciamo che "c'ero" quando i ruffiani, gli stupidi e gli ignoranti hanno preso il potere.
Tra l'altro, ero quasi-famoso nell'ambiente del cabaret e della radio, per cui ho avuto un posto in prima fila.
La verità?
Hanno preso il potere e non hanno fatto prigionieri.
Dov'ero io?
Cercavo di rimettere assieme i pezzi di me stesso, deflagrati, uno alla volta, mentre ogni spazio veniva chiuso e ogni linea occupata.
In più, tutte le volte che ho cercato di proporre un'alternativa ho sempre preso delle grandi palate in faccia.
Attenzione però, non le ho mai prese da chi detiene il potere, ci mancherebbe, quelli sono troppo furbi, loro ti lasciano fare le cose...
Le palate in faccia, dure, dolorose, maligne, le ho sempre prese dagli "utenti finali", è sempre stata la "base" a spaccarmi il culo, mai la dirigenza.
Alla fine io penso seriamente che quello che io e te chiamiamo macerie, loro lo chiamino casa.
E che gi stia benissimo così.

Luca ha detto...

OK, scusa, mi sono espresso decisamente male.

Cri ha detto...

Die, mail con disponibilita' inviata, fammi sapere :)
Solo un piccolo commento in merito al luogo comune che andare all'estero sia una fuga e una scorciatoia facile.
Balle!!!
All'estero ci sono perche' qui in Italia una posizione come quella che ho in Olanda me la potevo pure sognare e il motivo e' che sono troppo giovane (e pure donna...).
All'estero hai un lavoro decente ma vivi con l'incubo di una telefonata da casa in Italia in cui ti dicono che qualcuno che ami sta male, e' in un momento difficile o avrebbe bisogno e tu hai Skype come mezzo a disposizione.
All'estero devi contare sulla speranza che quelli del paese che ti ospita non ti guardino come gli italiani guardano i rumeni e spesso succede ma non sempre.
Mi fermo qui, poi se Diego vuole faro' la mia parte con l'intervista.
Ma per favore smettiamola con l'idea che la scelta dell'estero sia la soluzione facile. Non lo e', come spesso non lo e' restare.

Fulvio Gatti ha detto...

Molto interessante.

Beh, direi che mandarti in pasto al pubblico senza il giusto aiuto, da parte degli "altri" che stiamo tirando in ballo - le categorie generiche però sono sempre pericolose - equivale a danneggiarti consapevolmente. Penso a editing, promozione, riconoscimento culturale et similia.

Per dire: "Davvero" della Barbato ora si meriterebbe letteralmente di "esplodere", come favore di pubblico e critica. Ma magari non lo farà, perché il canale distributivo delle edicole si sta assottigliando e ci sono gli albi francesi ridotti a bonellide a intasare gli scaffali, tanto per fare un paio di esempi. E' qui che dovreste intervenire voi dell'establishment a fare la differenza. Penso.

Presumo che a suo tempo non avessi un establishment a difenderti, il processo di delegittimazione della cultura era già pienamente in atto.

Michele Quitadamo ha detto...

Se serve qualcuno che da qualche mese e' a Singapore, eccomi qui!
Attenzione pero' la voglia di tornare e' fortissima anche se una vocina dentro mi fa notare quanto si stia bene ecc...