martedì, gennaio 15, 2013

Una passeggiata in centro.


Nota introduttiva: dato l’argomento trattato, e l’alta dose di qualunquismo idealista presente nell’atmosfera, ogni parola di questo post è stata scelta con cura e riguardo al fine di limitare le accuse di razzismo nei confronti del sottoscritto.
Come promemoria, metto qui la prima definizione di razzismo che ho sottomano, quella di Wikipedia:
Nella sua definizione più semplice, per razzismo si intende la convinzione preconcetta e scientificamente errata (come dimostrato dalla genetica delle popolazioni e da molti altri approcci metodologici), che la specie umana sia suddivisa in "razze" biologicamente distinte, caratterizzate da diverse capacità intellettive, con la conseguente idea che sia possibile determinare una gerarchia di valore secondo cui una particolare e ipotetica "razza" possa essere definita superiore o inferiore a un'altra.

L’altro giorno ero in anticipo su un appuntamento. Ero in centro, in via Dante. Decido di approfittarne. Prevedo un giro in libreria, e un’occhiata ai saldi che fanno in una catena economica di abbigliamento uomale maschiale.
Sono una persona abbastanza urbana ed educata. Per cui ho delle difficoltà a tirare dritto, guardando per terra, evitando gli esseri umani impegnati della distribuzione alternativa di opere cartacee.
Mi manca quel favoloso aspetto, tipicamente italiano, denominato: furberia stradale. Non ti guardo, non ti sento, se mi chiami non mi volto. Non sono dotato di quella capacità splendidamente italica, una vera e propria eccellenza nazionale, di vedere con la coda dell’occhio l’ambulante in avvicinamento per poi scansarlo con finte di corpo, palleggi e deviazioni repentine del percorso.
Per cui, vengo fermato.
Ne segue un lungo dialogo dove scopro che l’usuale sistema economico, basato sul rapporto tra domanda e offerta, è stato concettualmente ribaltato. Sono io che devo dimostrarti, al di là di ogni ragionevole dubbio, che non mi interessa il prodotto che vendi tu.
Dato che il venditore ci tiene ad essere proprio proprio sicuro che i suoi libri non rientrano nella mia wishlist, servono almeno venti minuti per raggiungere tale certezza. Stabilito che sì, il mio disinteresse verso i titoli in catalogo è genuino, segue un’accurata indagine tributaria.
Ora bisogna accertare la mia possibilità di effettuare una donazione in contanti.
Il mio essere nato in occidente, il mio avere in tasca un bancomat, l’avere un lavoro, possedere una casa, sono tutti fattori che automaticamente fanno di me un mostro. Il senso di colpa deve erodermi dall’interno. E arrivati a quel punto, bisogna palesare all’ambulante, oltre a una copia della denuncia dei redditi, anche una corazza emotiva fregauncazzistica, e allontanare o allontanarsi dal soggetto senza timore, cortesia o riguardo per la persona. Cosa che non riesco a fare. Prendo un euro che ho in tasca e lo consegno al distributore alternativo di libri, ora questuante, perché il suo è un impegno lavorativo poliedrico. Pago la tassa per poter esercitare la mia bastarda libertà individuale di farmi, in via del tutto eccezionale, i cazzi miei in centro.
Però. Poi mi chiedo: il mio esattore si porta dietro dei libri. Come fa l’editore/distributore alternativo, a dimostrare, tipo al fisco, che nessuno dei suoi solerti e affabili uomini dispiegati sul territorio fa la mezza con lui degli oboli che incassano?
Di sicuro ci saranno delle normative fiscali che regolano questa faccenda, regole che non conosco perchè non lavoro nel ramo.
Comunque, durante il terzo grado, e la successiva transazione, il venditore di libri mi tocca più volte. A me non dispiace essere toccato dagli sconosciuti. Mi sta bene. Toccami pure, non c’è problema. Quella è una delle poche eccellenze italiane che ho imparato e che accetto. Tocchiamoci, abbracciamoci, pippirì pippirì pippi pippi piripipì. Purtroppo non posso fare a meno di pensare a quei gelidi, inumani, algidi, insensibili paesi del Mondo dove il toccarsi è percepito in modo diverso. Culture in cui il toccarsi, anche tra conoscenti, per dire in ufficio, è regolamentato e gestito in modo preciso. Aridi popoli dove lo spazio personale è inviolabile per uno che non sia un tuo parente, o un individuo autorizzato da te. Penso anche al mio amico Luigi, che è uno abbastanza normale a vederlo, ha un lavoro, fa le sue cose, va avanti con la sua vita, però soffre della sindrome di Asperger. Se lo tocchi, lui si mette ad urlare agitandosi sul posto come il metronomo degli Slayer.
Luigi non passa mai in via Dante, per sua fortuna. Altrimenti, credo, scoprirebbe che come in sasso, carta, forbici, la distribuzione di libri con metodi alternativi batte la sua serenità personale.
Batte anche la mia libertà individuale. E a me questa cosa sta parecchio sul cazzo, al di là di ogni mia possibile esagerazione iperbolica.
Pagato il dovuto, mi infilo nel negozio di vestiti. Dove non compro nulla perchè, essendo grasso e goffo, non riesco a provare agevolmente i vestiti in un camerino di un metro quadrato. Anche se, grazie allo stesso tipo di software che prevede l’andamento dei detriti durante le demolizioni dei palazzi con il tritolo, riesco a capire come funziona la fila per provare gli abiti. Ma questa è un’altra storia.
Passo in libreria.
Sono un porco maiale perverso e ignobile, quindi mi metto a guardare i libri erotici della Taschen, e poi, per lo stesso motivo, quelli di cucina.
Sono sinceramente dispiaciuto che quella libreria abbia un catalogo per me più interessante rispetto a quello proposto dal venditore ambulante. Però è così, e non posso farci nulla. Perdonami, penso.
A quel punto mi sento toccare una spalla.
E’ un signore di mezza età. Mi chiede direttamente l’elemosina in negozio.
Mi dispiace in modo sincero che la società moderna non riesca a comprendere le intime e secolari istanze della cultura nomade, e che di fatto non abbia più bisogno di addestratori di cavalli, suonatori di violino, esperti artigiani del metallo. Mi rincresce, così come mi rincresce che il calzolaio sotto casa dei miei abbia chiuso perchè oggi quasi nessuno si fa riparare le scarpe.
Non credo che il calzolaio sotto casa dei miei ora campi facendo un part time sulle scale della metropolitana con un minorenne addormentato in braccio, ma anche questa è un'altra storia.
Dal mio punto di vista, il questuante in negozio non fa altro che esercitare un suo diritto, visto che i venditori di rose entrano nei ristoranti, perchè lui non può chiedermi dei soldi mentre decido se comprare o no Motel Fetish?
Ne segue quindi una nuova accurata indagine tributaria, atta a stabilire la mia disponibilità di incrementare il PIL del suo clan con un finanziamento a fondo perduto.
Diniego. Egli non insiste. Se ne va a chiedere la stessa cosa a una signora che sta esplorando l’universo attraverso un libro Pop-Up.
Ero in anticipo su un appuntamento. Ora non lo sono più.
La prossima volta mi chiudo un un bar e se devo comprare qualcosa lo faccio da internet.

24 commenti:

MrChreddy ha detto...

Amen, fratello!

Non ci ho trovato niente di razzista nel tuo racconto.

Ho trovato, però, che anche tu ti senti in colpa se decidi di farti una passeggiata, pensando ai cazzi tuoi, e vieni interrotto da gente che pretende di venderti qualcosa o alleggerirti delle monetine che hai in tasca.

E' una cosa che mi irrita terribilmente. A me le monetine che ho in tasca non le regalano, non mi danno fastidio, non me ne voglio sbarazzare a tutti i costi. Sono parte di quello che porto a casa lavorando 9 ore al giorno in un lavoro che detesto, ma che devo fare per, appunto, avere le monetine in tasca.
Anche a me piacerebbe cazzeggiare tutto il giorno e poi andare a prelevare contanti esentasse dalle tasche degli altri, ma qualcosa mi spinge a non farlo. Sarà il virus dell'amor proprio o della dignità, non so.

Capisco anche che c'è gente in difficoltà che non viene ascoltata e aiutata da nessuno, ma questo il modo sbagliato per riparare alla situazione.

Boh, forse sono un pochino stronzo e razzista anche io.

Luigi l'appeso ha detto...

...permettimi di dirti che si vede che non sei uno che esce molto a piedi o sta in giro la sera :) Se facevi 500 metri in una direzione o nell'altra t'avrebbero fermato nell'ordine:
1) avvenenti ragazze che ti abbordano per un sondaggio che inizia con "quali libri leggi?" e finiscono con farti sottoscrivere l'abbonamento gratuito a quella rivista odiosa dove se non mandi la cartolina ogni 15 giorni ti mandano il libro del mese.
2) militanti di lotta comunista che vogliono che ti compri il loro giornale a "offerta libera, minimo 1 euro" e se gli dai il numero di cell ti chiamano PER UN ANNO INTERO, OGNI RIUNIONE SETTIMANALE.
3) giocolieri
4) associazione ex tossici che ti fermano con "hai qualcosa contro quelli che smettono di drogarsi?" e ti chiedono prima una firma, poi se vuoi un contributo, ehmm no, almeno 5 euro o non ti posso fare la ricevuta
5) mimi
6) ragazzi delle case famiglia che ti chiedono "scusa, hai qualcosa contro i ragazzi cresciuti in una casa famiglia?"
7) suonatori di qualunque strumento (che spesso paghi per farli smettere, ma va beh)
8) volantinatori che sponsorizzano la nuova birreria dietro l'angolo, panini e pizzete 5 euro, rum e coca 4 euro, proprio li' seconda strada a destra, dietro l'edicola, vai vai, ti guardo da qui e ti faccio segno quando devi girare
9) quello che fa il pazzo, che si fa regalare un pezzo di pane dal forno e poi lo butta a terra piangendo disperato perche' gli e' caduto e non ha i soldi per mangiare
10) tassisti abusivi
11) pr di discoteche che ti consigliano i posti assolutamente da non perdere, e' delirio guarda, ieri s'e' sbocciata una greygoose, 50 euro, ma c'era pieno cosi' di fighe attorno, prendi il mio numero, chiamami e ti metto in lista. Hai detto ti chiami?
12) la lav con le uova di pasqua
13) l'associazione per adottare i bambini a distanza con le uova di pasqua
13) le signore davanti le chiese con le uova di pasqua, i soldi vanno alle associazioni cattoliche eh, mica ai neri, figli di dio anche loro, eh.
14) l'eroinomane con marcatissimo accento pisano che ti dice "scusa, ho perso l'autobus per tornare a casa a firenze, che ce l'hai un euro?" (una volta teneva ancora il laccio legato al braccio, non gli aveva preso bene si vede)
15) quelli che ti interrompono mentre PARLI AL TELEFONO! "Scusa... scusa... situazione brutta... senza casa... mica hai spiccioli?"

e questo solo perche' non sei a napoli, perche' in quel caso devi aggiungere ogni 3 punti un pazzo che balla e canta e ti frega le sigarette dalle dita mentre fumi.

Certe volte e' difficile anche finire una frase mentre chiacchieri con qualcuno, specialmente se sei seduto fuori al bar.
Non hai idea di come sono sollevato quando vado in bici.

Ma come trovi una soluzione alle cattive maniere? Perche' per me rientra in quelle regole di cattiva educazione come tenere la televisione a palla, parcheggiare sui marciappiedi e scrivere sui muri (con gli errori di grammatica). La maleducazione non solo e' accetata, e' regola. Prova a chiamare i carabinieri per far abbassare la televisione al vicino sordo che non ne vuole sapere di comprarsi l'amplifon perche' "non sono mica handicappato, io". Prova a chiamarli quando gli spaccini sotto casa litigano tutta la notte per chi deve vendere i 10 euro di fumo a chi.
Prova a far notare gentilmente a qualcuno, al decimo errore che fa, che ha sbagliato a scrivere una parola, capita anche a me, eh, tranqui, ci si confonde in effetti, niente di che.
Prova.

Alessandro Baggi ha detto...

Cresciuto e vissuto a Milano, l' ho vista imbruttirsi e diventare sempre piu' "Jungle Land" in 43 anni di vita mia; quest' Estate, per la prima volta, l'ebbrezza di venire SCIPPATO per strada di 2 catenine d'oro, ricordi di mia mamma, da un marocchino sui vent'anni, svelto & senza esitazioni.
Inseguito per quasi due chilometri, era sempre avanti a me di un centinaio di metri, e poi ha svoltato in una via che si biforcava in altre due vie, e non l'ho visto piu'...Ma "Nessuno e' straniero nel mio Paese", e se fosse stato un bergamasco l'avrei inseguito lo stesso, neh?

Adesso non ho piu' niente, al collo; non porto contante, in tasca. Esco poco, non mi fermo, non mi fido. Non ascolto nessuno, non mi faccio agganciare, cambio strada. Ho sviluppato l'italica capacita', ne faccio un dogma, un'arte: se ti manca l'attitudine, Diego, te la insegno. Considerala integrativa ai "provvedimenti di sopravvivenza".

Ma poi... hai scritto che tra poco voterai Berlusconi e poi lascerai l'Italia per sempre: che cazzo te ne fai,del sopravvivere a Milano? Sta' in campana fino alle elezioni, toh... E' una citta' orrenda; capisco il fastidio, il senso di allerta costante.

Un abbraccio

Marco Bertoli ha detto...

Luigi l'Appeso
Non hai idea di come sono sollevato quando vado in bici.

Sul marciapiedi, sfiorando i passanti?

Spero di no, perché quelli che lo fanno (a Milano sono praticamente tutti quelli che vanno in bicicletta, con un sorrisino pio e virtuoso stampato in volto), quelli che lo fanno, dicevo, per me sono più molesti e molto più pericolosi delle 15 categorie che hai elencato: tanto che mi meraviglio, infatti, che tu non ce li abbia messi.

Gua-sta Blog ha detto...

Ma quale razzismo! Ormai è un tutto un essere disturbati dai semafori ai parcheggi dei supermercati, dal telefono con il telemarketing al campanello suonato dai venditori di surgelati ecc. Se si dovesse dare ascolto a tutti saremmo noi per strada a mendicare!

joeclay ha detto...

Brr..che atmosfera da circolo di burraco sull'orario di chiusura..

rae ha detto...

CHE TEMPI, SIGNORA MIA

Diego Cajelli ha detto...

@joeclay e Rae
Mica potete pretendere che tutti siano dei fighi sgamatissimi come voi.

joeclay ha detto...

Fighi sgamatissimi?

joeclay ha detto...

Credo che sia troppo facile prendere molteplici situazioni (il mendicante, il venditore di libri poco interessanti, di nuovo il mendicante, il finto ex tossicodipendente) e liquidarle come le scocciature che tocca sopportare per stare all'aria aperta.
E' non è la mia condizione di "figo sgamatissimo" che mi permette di pensarla così, ma i mesi che ho lavorato in una struttura di accoglienza per senza tetto a Roma: è utile a noi stessi pensarla così, ma non venga in mente che sia davvero tutto lì.
Mi scuso comunque di aver scritto in maniera sbrigativa e inutilmente polemica sopra.

Diego Cajelli ha detto...

@joeclay
Per cui, di nuovo, mi si propone come risoluzione del problema un mio intervento diretto, personale, in ambito sociale?
Per cui, ricapitolando:
O io, personalmente, ho il carattere adatto per diventare un volontario e affrontare determinate situazioni e problemi, ho il tempo e il denaro necessario per svolgere un'attività di volontariato, oppure queste situazione non è possibile risolverle o affrontarle?
Perchè i miei problemi valgono di meno?
Perchè il mio disagio vale di meno?
Perchè ho una casa e un lavoro?
Non leggere il mio post come "scocciature che mi tocca sopportare per stare all'aria aperta", è riduttivo. E' un modo per circoscrivere e annullare il problema.

joeclay ha detto...

@Cajelli
Figurati io non dico che è giusto pensarla in un certo modo piuttosto che in un altro o che dovresti fare chissà quale attività sociale.
Ho avuto un'esperienza lavorativa (contratto a tempo determinato, 40 ore settimanali, due notti a settimana, 980 euro netti al mese) che ha influenzato molto il mio modo di guardare le persone perchè semplicemente non poteva essere altrimenti.
Una struttura di accoglienza con 60 posti, che costringe gli operatori a mandare via quotidianamente persone che vogliono un letto, a spiegare loro che non possiamo farle dormire per terra, dire di riprovare e riprovare, gestire un ambiente pieno di persone che odiano tutti e si odiano per essere lì in quel preciso momento..vabbè te la faccio breve, ho capito che c'è così tanta storia dietro al venditore di calzini o al lavapiatti del ristorante (e sicuramente io sto meglio di lui) che cerco di non farmi rodere quando mi interrompono la lettura di un libro al parco, ci guadagniamo tutti e due in rispetto, io e il venditore di calzini.
Poi non dico che chi sta male o è disperato è "buono", gli stronzi anzi sono tanti, solo ecco non può essere uno dei motivi per lasciare l'Italia..
Ti chiedo scusa per la lunghezza, ma scrivere di meno non poteva rendere l'idea..

joeclay ha detto...

@Cajelli
Quello che alla fine intendo dire è che non puoi risolvere il problema, ma puoi guardarlo da un'altra prospettiva.
Ecco credo che la sintesi sia questa..

sraule ha detto...

No, no, non c'è soluzione del tutto.
Ma sorridi.
Tu non sei bionda, quindi, almeno, nessuno comincia la questua con "bella", "bella bionda" o "biondina".

Marco Bertoli ha detto...

@Diego:

ho il tempo e il denaro necessario per svolgere un'attività di volontariato

Ecco, però cerchiamo di non trascendere nella generalizzazione insensata: detto così, sembra quasi che tu creda che chi svolge uno dei tanti generi di volontariato sia ricco e senza niente da fare. Ti assicuro che non è affatto così.

Poi:

Perchè i miei problemi valgono di meno?
Perchè il mio disagio vale di meno?


Ti capisco benissimo, ciascuno ha i suoi problemi che per lui sono gravi. Ma, con un minimo sforzo per essere oggettivi, si vede facilmente che non tutti i problemi sono gravi allo stesso modo. Perché?


Perchè ho una casa e un lavoro?


Ecco, per questo (per esempio).

Giorgio Salati ha detto...

Diego, io ti capisco, ma mi vien da dire che te la prendi troppo... Io malsopporto chi mi importuna in strada, alle volte li mando via in malo modo, ma per lo più ci ho fatto il callo. Mi fanno imbestialire mille volte di più quelli che mi chiamano a casa per vendermi qualcosa senza giustificare come fanno a conoscere il mio numero di telefono e il mio nome e a volte perfino quale operatore telefonico utilizzo.

Quando vado in centro e passo nella zona di via Santa Margherita, dove è pieno di banche e finanziarie, lì sì che mi tengo stretto il portafoglio. Si vedono un sacco di brutti ceffi. Gente in giacca e cravatta, con la ventiquattrore in una mano e due smartphone nell'altra. Quella è la gente che mi fa davvero paura.

Luigi l'appeso ha detto...

Marco mi spiace che la situazione a milano sia questa, io vivo a pisa dove posso tranquillamente andare per strada, e non rischio la morte. Tant'è che praticamente nessuno va in bici sui marciapiedi, da qui la mia mancanza di segnalazione. Il mio modo di essere parte del problema è un altro: il fatto che fondamentalmente mi stanno simpatici, e gli spiccioli (e anche di più) glieli lascio sempre. Specialmente gli ambulanti, dopo un po' iniziano a chiamarti per nome.

Luigi l'appeso ha detto...

Giorgio tu c'hai ragione, ma poco poco off topic. Che il male della nazione sia lì non è un mistero, ma qua si parla di prendersi un caffè mezz'ora al bar senza dover essere interrotti 10 volte. Una volta un amico era così disperato per l'ennesimo venditore di rose che lo marcava stretto perché era seduto con una tipa che l'ha comprata una rosa, e l'ha mangiata. Fortuna la tipa aveva senso dell'ironia.

TheRealNecroPirates ha detto...

Io abito in campagna.
Una mattina di qualche annetto fà io e mio papà stiamo spaccandola legna dietro casa.
Passa un ambulante, mio papà gli dice "Non compriamo nulla, ma se ci aiuti a finire la legna ti pago per il lavoro"
Quello fa "Non, no, non ho voglia di faticare" e se ne và.
Da quel giorno al mia compassione per gli ambulanti è calata di un buon 80%.

kingsimon ha detto...

il cajelli ha ragione, soprattutto su un punto, il doversi giustificare con un perfetto sconosciuto , e allora lo faro' anche io " hey, senti te che stai leggendo un fumetto, compra anche il mio" " ma non so ,non mi interessa...." " NO! , adesso o mi dici perche' non ti interessa oppure lo compri, perche' io ho bisogno, e scusa se compri quelli degli altri ti puoi benissimo comprare anche il mio"

Marco Bertoli ha detto...

Passa un ambulante, mio papà gli dice "Non compriamo nulla, ma se ci aiuti a finire la legna ti pago per il lavoro". Quello fa "No, no, non ho voglia di faticare" e se ne và

Quello in realtà il suo lavoro lo stava facendo (venditore ambulante); tuo papà ha fatto bene a non comprare nulla se non gli serviva nulla, ma trovo peculiare l'idea di offrirgli invece un altro lavoro.

Tu fai i fumetti, mi pare. Se ti dicessi che non voglio il tuo fumetto e ti offrissi invece di spaccarmi la legna, e se tu per caso rifiutassi, ti sembrerebbe intelligente che la mia «compassione» per i fumettisti calasse dell'80%?

Ma mi viene il dubbio che tu usi ambulante e mendicante come sinonimi, nel quale caso il tuo aneddoto avrebbe effettivamente senso.

TheRealNecroPirates ha detto...

Intendevo, (in effetti non ho spiegato benissimo, colpa mia!), un ambulante di quelli "Compra qualcosa non ho soldi per mangiare".
Di quelli che girano a piedi col borsone da ginnatica pieno di calzini e cianfrusaglie, per capirsi.

Ora io, se non ho soldi per mangiare e me ne offrono in cambio di un lavoro diverso dal mio, dico si.

[Per la cronaca il mio lavoro nulla c'entra coi fumetti, quelli mi limito a leggerli, magari ogni tanto scimiottandoli per puro diletto]

Anonimo ha detto...

Ma dove cazzo vivete? Nei bassifondi di Gotham City? Non nego che i problemi e gente che avete elencato ci sono e sono ben presenti ma sembra quasi che appena mettete fuori il naso ci sia pronto qualcuno (o tutti) pronti a ciularvi il portafogli! Dei commenti così non riuscirebbe a farli manco un estremista della Lega!

PerpliMas ha detto...

Guarda anonimo, non c'è nessun estremismo leghista. Il nostro sarebbe un paese migliore se si potesse dire tranquillamente che quattro (4) venditori di rose che ti tampinano al tavolo mentre mangi una singola pizza dan fastidio. Ma non si può.