giovedì, gennaio 17, 2013

Politica, virale, parodie e rivoluzioni.


Questo post non servirà a niente.
E’ troppo lungo, lo leggeranno tutto in un paio di persone e lo capiranno in pochi.
E’ un post che non serve, ma che scrivo ugualmente perchè è utile a me, per fare un punto della situazione. Mi serve come promemoria, per ricordarmi di tutta la faccenda su Ingroia, si allaccia a questo post qui, a quest’altro e a tutta la discussione su Facebook avvenuta ieri.
In questo momento specifico non ci sono i termini per ragionare. E’ il momento del tifo, del rigiramento delle frittate, dell’attaccarsi all’attaccabile pur di difendere l’indifendibile. E’ il momento, triste, in cui ambienti politici, testate giornalistiche, amici, colleghi, che reputavo vicini si stanno comportando come, se non peggio, dei loschi figuri che criticano e attaccano da sempre.
Ecco perchè questo post non servirà a niente. Non si ragiona, non si discute, non ci si confronta con gli ultras accecati dal sacro fuoco di 'sta ceppa.
Questo post è diviso in due capitoli.
Il primo è sulle mie riflessioni personali. Roba mia, puoi saltarlo se non ti interessa.
Il secondo è una lezione gratis di tecniche di comunicazione e utilizzo dei sistemi narrativi.
Di solito vengo pagato per spiegarti quelle cose, oggi ti faccio lezione gratis. Spero che qualche giornalista possa trarne vantaggio, in modo da non usare più termini e concetti alla cazzo, piegandoli a seconda di come gli conviene.

RIFLESSIONI PERSONALI.
La mia formazione politica avviene negli ambienti anarchici milanesi degli anni ’90.
Arrivo da lì. Ho passato i miei vent’anni tra assemblee, collettivi, occupazioni, rivolte, controinformazioni, uscire dal ghetto e rompere la gabbia.
Poi, mi sono accorto che a furia di spazi alternativi, realtà mutanti e parallele, eravamo noi che ci costruivamo quella gabbia. Stavamo perdendo il contatto con il sociale, quello reale, quello che c’era fuori. Che va bene l’autonomia, ma l’isolazionismo era un po’ troppo.
Mi sono spostato a sinistra. Sono stato attivista di Rifondazione, ho comprato interi bancali di Lotta Comunista, ho partecipato, contribuito, mi sono mosso in gioco in prima persona, ho organizzato, militato, creato, e usato il mio lavoro e il mio talento per la causa.
Sono stato sullo stesso palco con Cofferati e Gino Strada. Qualcuno dirà: privilegiato! Io rispondo: no, sono stato capace di farlo. E’ diverso.
Ho detto la mia dai microfoni di Radio Popolare, mi sono sbattuto come non mai. Ho partecipato ad assemblee e discussioni dove la componente ideologica era così pura ed elevata che faticavo a capirne l’applicazione pratica. Ideologia. Pura. Utopica, supportata da una dialettica talmente alta e complessa da risultare incomprensibile per quel quarto stato che marcia verso il sol dell’avvenire.
Cercavo di capire, capivo in parte, applicavo in parte.
Poi, anche lì, mi sono reso conto che la componente ideologica, invece di liberare l’individuo, ne comprometteva ogni azione possibile, a partire dal caffè che bisogna bere, per arrivare al tipo di lavoro che bisogna accettare.
Anche in quel caso non si stava portando l’ideologia verso l’esterno, condividendola. No. Si stavano creando degli spazi di vita paralleli, all’interno di confini precisi dove quel piano ideologico era condiviso. Per stare sul sicuro.
Quello ha segnato la fine del mio attivismo e del mio impegno politico diretto. Mi sono ritirato nel mio eremo, a farmi i cazzi miei.
Ho letto le cose che scrivono i supporter di Ingroia sulla loro pagina Facebook. Sai che c’è?
Vent’anno di berlusconismo gli ha fottuto il cervello e non lo sanno neppure. Sono fascisti. Scrivono e si comportano da fascisti, senza saperlo, convinti di non esserlo, ed è una cosa agghiacciante.
Ho visto le reazioni di Liberazione e degli altri organi a sinistra, in merito alla faccenda della campagna a fumetti.
Certi giochi delle tre carte dialettiche me le aspettavo da Sallusti, non da voi.
Sono pervaso da un’amarezza profonda e glaciale. Mi viene quasi da votare sul serio Berlusconi, almeno lui non mi deluderà, perchè so che cosa aspettarmi da lui e dai suoi accoliti.
Ieri ho visto amici, colleghi, persone che stimo, prendere questa questione e rivoltarla come un calzino, andando a caccia di pagliuzze negli occhi altrui, mettendo in bocca agli altri parole che non hanno mai detto, buttarla in caciara, roba da far apparire Fede e la Biancofiore come dei dilettanti.
L’apoteosi finale: L’attacco alla Bonelli.

CAPITOLO TECNICO: PARODIE, FAKE, VIRALITA’.
Questo capitolo non lo capiranno soltanto quelli che non lo vogliono capire. Possiamo dire pazienza e vaffanculo?
E’ ora di finirla di parlare di cose che non si conoscono, usando termini e parole così per come vengono. Usate dei mezzi di comunicazione, senza conoscere quello che maneggiate.
La campagna a fumetti è una campagna virale.
Palle.
Per virale si intende un contenuto che viene diffuso come un virus, dove il messaggio e il committente non sono rappresentati subito in modo esplicito e diretto.
Ora: se per virale tu intendi una campagna organizzata in modo non ufficiale, non sai di che cosa stai parlando e usi le parole a minchia.
Una delle prime campagne virali che ho visto fu quella organizzata per il musical Cats. Nei mesi precedenti al debutto sui muri delle città apparvero degli occhi di gatto, realizzati con vernice spray e uno stancil.
Nessuno sapeva che cosa fossero quegli occhi di gatto fino a quando non apparvero i manifesti ufficiali dello spettacolo.
Ora, dimmi tu che cazzo c’è di virale in una campagna dove il nome del soggetto a cui è dedicata la campagna è in bella vista e presente in ogni contenuto.

La campagna a fumetti e una parodia.
Palle.
Per parodia si intende una riproduzione comica e ridicola di un contenuto qualsiasi, dove il contenuto stesso viene rivisto, rielaborato, in un ottica farsesca.
Questa è una parodia:


La logica parodistica è basata sul riconoscimento di quello che dovrebbe essere: Alien, e quello che viene rappresentato in realtà dal prodotto narrativo: Allen.
Un altro esempio?

Manzoni e i paperi.
Dove riconosci l'universo manzoniano, sai come dovrebbe essere, e lo leggi poi rappresentato nel mondo dei paperi.
Si citano spessi i manifesti parodistici della vecchia campagna di Berlusconi.
Si partiva da questo:


E la sua campagna veniva trasformata in questo:


E in mille altri derivati.
Un parodia semplice, dove l’elemento comico si basa sul gioco di parole, o sull’esasperazione comica dei concetti berlusconici, e l'applicazione a realtà e contesti che non appartengono alla campagna originale.
Di base però, si mantiene il rapporto comico tra quello che dovrebbe essere in realtà (un manifesto elettorale di Berlusconi) e quello in cui è stato trasformato (Uno sfottò, una critica verso Berlusconi)
Quindi, anche Game of Polthrones è una parodia.


Prende personaggi e concetti dalla serie televisiva e li usa per creare un effetto comico collocandoli in un contesto reale.
L’elemento comico viene colto da chi segue la serie, o da chi (come me) non ha visto la serie ma immagina il senso e il ruolo dei personaggi usati.
Anche in quel caso, c’è un calambour a chiudere il concetto: dove Game of Thrones viene trasfornato in Game of Polthrones, per lanciare il messaggio critico del gioco delle poltrone della politica italiana.

Ora dimmi dov’è la parodia in questo manifesto?


Se, per parodia, intendi che un personaggio dei fumetti non possa fare da testimonial per una campagna politica, vengo a prenderti sotto casa con un machete.
Tra l’altro, in questa campagna, a livello di contenuti, non c’è un distacco comico tra il messaggio presentato e l’ipotetico contenuto parodistico.
I personaggi esprimono delle idee riconducibili direttamente ai valori politici della lista rappresenta.
L’analogia è diretta, esplicita, presenta un contesto comunicatico plausibile, non parodistico.
A meno che...
A meno che la parodia non sia legata al fatto che Rivoluzione Civile NON segue, NON persegue e NON condivide i concetti politici espressi dai personaggi usati.
Allora sì, allora sarebbe una parodia, come in questo caso:


Per cui, spiegami. I manifesti/fumetti di Rifondazione Civile sono delle parodie perche non condividono le idee espresse nei manifesti, così come è stato pariodiato il manifesto di Casini?
La campagna a fumetti è un Fake.
Palle.
Sarebbe un Fake se rappresentasse un movimento politico inesistente.
Questi sono fake:



Questo no:


Perchè la lista esiste.
C’è.
La troverò sulla mia cartella elettorale.

Tutto il resto, tutto quello che è stato detto e fatto dopo, sono solo abili manovre per garantire riserve idriche al proprio mulino.
Mi stupisce che nessuno abbia ancora detto che virale o no, ufficiale o no, fatta da fan o da professionisti, questa campagna è completamente sbagliata.
A meno che...
A meno che l'importante è che se ne parli, costi quello che costi. Avere articoli sui giornali, interviste ai pasdaran del copyright e travisare completamente il senso delle cose.
Come e peggio degli avversari che vorrebbero battere.
Bravi.
Ancora bravi.


Chiudo questo inutile post dicendo che l'intervista "Valido Per L'Espatrio" di oggi non la metterò on line, per rispetto verso l'intervistato. Si ritroverebbe ad avere a che fare con gli ottocento ultras che piomberanno qui ad arrampicarsi sugli specchi, fare dei distinguo, giocare con la dialettica e dire una marea di cazzate.



68 commenti:

ro-mario ha detto...

d'accordo su tutto.

p.s.: la parte iniziale mi ha ricordato "gli intellettuali" di Gaber "che fastidio, questa foglia: batte sempre più forte. Cosa posso fare? Niente... non c'è niente da fare. Va a finire che perdo l'occhio"

Sailorf ha detto...

Amen.

Bottecchia ha detto...

Anch'io sono d'accordo. Approfitto per fare anche a te una domanda che mi faccio da tempo (e non è polemica, credimi): la Bonelli paga qualcosa agli eredi di Groucho Marx?

Gala ha detto...

Amen. Ma hai dimenticato di ri-sottolineare che è una campagna fatta dai sostenitori e non da Ingroia stesso. (E lo dice un piddino come me che in questo momento NON stima Ingroia) Sì, lo so, lo avevi già detto, ma ripetita juvant.

puccio ha detto...

Diè, quando fai così, ti stimo moltissimo. Secondo me la vera rivoluzione sarebbe cominciare a insegnare dialettica nelle scuole (ma tipo a partire dalle elementari). I veri nuovi fascisti, comunque, sono i grillini. A me fanno molta paura.

Franguzzo ha detto...

Quoto tutto: prologo, prima e seconda parte.
Punto.

Skull ha detto...

Perché non riesco a togliermi dalla testa l'idea che gli ultimi due pipponi del blog li hai scritti quasi solo per darti un tono rispetto al grosso granchio preso ieri (da te come da tanti altri, beninteso)? :D

Io ti stimo un sacco, Diego: come scrittore bonelliano/bonellide e come professionista in generale: non sarei un assiduo lettore del tuo blog in caso contrario.
Ma questa cosa dei manifesti goliardici continua a sembrarmi (e non solo a me, direi) del tutto esagerata.

Vittorio "Skull" Fabi

Diego Cajelli ha detto...

@Bottecchia
Mi informo!

rosario ha detto...

uno dei tuoi pezzi migliori, grazie da uno sconosciuto qualunque, e tanto per fare il pedante (ma te lo diranno chissà quanti altri), Ottokin si è espresso, da par suo:
http://www.bloggokin.it/2013/01/16/crimini-contro-la-grafica-ingroia-e-i-fumetti/

Marco Cattaneo ha detto...

Un paio di considerazioni, partendo dal fatto che condivido sostanzialmente tutto: Prima di tutto, l'opera dell'ingegno, e quindi le immagini usate e tutto il contenuto intellettuale di quei personaggi che rende comprensibili quei manifesti è lavoro. Puro e semplice. Da un partito che si pone l'obiettivo di difendere il lavoro, rubare (non ho altri termini da utilizzare) il lavoro altrui è semplicemente inconcepibile. In secondo luogo, se è vero che la campagna dei manifesti fumettistici non è stata organizzata dal partito ma da un gruppo di fan, non mi sembra di aver visto prese di posizione del partito stesso che stigmatizzino quella campagna e chiedano che sia rimossa. Se me le sono perse, meglio: la cosa mi tranquillizza, e chiude la questione, ma finchè questa presa di posizione non ci sarà, Rivoluzione Civile sarà beneficiaria di questa campagna pubblicitaria, che l'abbia voluta o no. Credo sarebbe il caso che ognuno di noi imparasse ad assumersi le proprie responsabilità, senza nascondersi ogni volta dietro a foglie di fico inesistenti. Ma forse sono solo un illuso...

Marco Cattaneo ha detto...

dimenticavo... il volto di una persona (anche se un attore) non è un'opera dell'ingegno

Claudio Cosentino, aka Lous ha detto...

Hai centrato il punto su tutta la linea, sia nella parte che tu definisci "personale" ma che credimi è toccato un pò a tutti in differenti contesti, sia la parte così detta "generale".

U carcamagnu ha detto...

Cajelli mito

dogboy ha detto...

io l'ideologia la pratico ancora. Ma chi - come me - si dichiara oggi comunista deve farlo in modo pratico e pragmatico. Paradossalmente è proprio l'ideologia l'unico baluardo alla corruzione e al leaderismo dilagante. Ma può essere anche un elemento distrente o un paraocchi. Conservare la capacità di porsi dei dubbi e una certa indipendenza di pensiero è e sarà sempre fondamentale. Io sarei orientato a votare Ingroia e forse lo farò (perchè com'è ormai chiaro si vota sempre il meno peggio). Tuttavia questa campagna pubblicitaria è altamente scorretta e la Bonelli ha tutto il diritto a protestare.

Michele Medda ha detto...

A me non risulta che la Bonelli paghi per l'utilizzo delle fattezze di Groucho, dato che nel fumetto si capisce che Groucho non è Groucho "quello vero", ma un pazzo che si veste da Groucho e parla come Groucho.

Puoi pretendere, credo, dei soldi da chi fa la maschera di Carnevale con le fattezze di Groucho, ma non da chi disegna un tizio mascherato da Groucho. Fin qui per la legge italiana.

La legge americana è molto più restrittiva (in "Preacher" Jesse Custer dialoga con lo spirito di John Wayne, ma non vediamo mai la faccia di John Wayne, e nemmeno viene mai detto esplicitamente che quello è John Wayne).

Non a caso nell'edizione Dark Horse di Dylan Dog nome e volto di Groucho sono stati modificati.

Invece nell'edizione DH di Nathan Never è rimasta la scena dove un attore trasformista "diventa" (per poche vignette) Marilyn Monroe e Rita Hayworth. Il contesto di quella scena fa capire chiaramente che è una citazione.

Insomma, i casi possono variare.

Va detto che fino agli anni 80 in Italia era pratica comune dare ai personaggi volti di attori noti (Bogart, Delon, Bronson, Belmondo, etc.). Si faceva molto disinvoltamente, confidando nel fatto che tanto quei fumetti non sarebbero mai stati visti all'estero.

Oggi il mondo è più piccolo, e la prudenza è più raccomandabile.

Michele Medda ha detto...

Per Marco Cattaneo: il volto di una persona non è opera dell'ingegno, ma lo diventa quando diventa il volto di un *personaggio* protagonista di un'opera dell'ingegno. Gli attori di film di successo prendono - giustamente - la loro percentuale dai pupazzetti con le loro fattezze.

Gua-sta Blog ha detto...

Come vedi non siamo in due che hanno letto il tuo post che è sì lungo, ma quando ci vuole ci vuole! Ti sei spiegato benissimo e condivido tutto. Capisco la tua amarezza.

Alessandro Cavalotti ha detto...

Per quel che vale, hai tutta la mia stima e comprensione. Non nutro molte speranze per questo paese.

Giorgio Salati ha detto...

Sono d'accordo su tutto quello che dici.

Mi resta però il fatto che non è una vera e propria campagna elettorale scelta dal titolare della Lista, ma è una grossa gaffe fatta da fantomatici sostenitori, dilettanti, gente comune. Che vanno comunque catechizzati, sia chiaro.

Solo questo, diciamo che la tua reprimenda è sacrosanta ma secondo me non guasta sottolineare che va indirizzata soprattutto contro quei tizi che chissà chi sono, purtroppo gente qualsiasi, e non che è rivolta direttamente a Ingroia in persona, a un politico, un pm, che aspira a carichi istituzionali. Giusto per fare un distinguo, che sembra stupido ma non lo è così tanto.

Da una parte ti diresti: se i sostenitori di Ingroia sono "fascisti" come dici tu, allora voglio anch'io far parte di gente del genere? Probabilmente no. Ma poi se guardi i sostenitori di qualsiasi partito alla fine il risultato è lo stesso.

Certo, il tuo discorso è molto valido in termini generali, perché si è perso a tutti i livelli il senso della misura, del rispetto per la proprietà intellettuale, della stessa civile convivenza (grave per chi sostiene Rivoluzione Civile), ecc. Ma probabilmente chi ha fatto quella fantomatica "campagna" non è gente esperta di comunicazione in nessun senso, è gente ben poco istruita su certi temi. Sarebbe stato per me MOLTO più grave se a fare un errore del genere fossero stati gli "organi di partito" ufficiali.

Purtroppo di imbecilli ce ne sono sempre stati e sempre ce ne saranno, secondo me la differenza è che internet ti dà facilmente accesso a una grande platea, con l'illusione che quattro sostenitori un po' ignoranti e poco rispettosi possono sembrare sullo stesso piano magari dell'organizzazione ufficiale del partito che sostengono.

A parte questo distinguo, sono d'accordissimo su tutto.

Ah, ad un certo punto hai fatto un lapsus: "Rifondazione Civile"!

Busne ha detto...

Io sto con Die'! Purtroppo troppi anni di berlusconismo ci hanno ridotto a persone che gridano se qualcuno esprime un concetto diverso, accusano quando vengono fatte delle domande, se ne vanno quando messi di fronte al fatto di aver detto delle cose false. Tutto è iniziato con i tronisti defilippiani che hanno raggiunto le generazioni più giovani, per poi passare ai talk show, le trasmissioni calcistiche e la politica. Non si fermano allo stop e ti mandano affanculo invece di dirti scusa. Forse è davvero l'ora di accettare quell'offerta di lavoro in Svezia ^_^

kingsimon ha detto...

ovviamente tutto cio' che dici e' sacrosanto.

per chi dice che pero' e' diverso perche' e' un errore che hanno fatto dei fen, non uffucialmente, il vero problemo non e' quello che hanno fatto, e' il tipo di reazione da spostati, se professionisti del mezzo che hai deciso di usare per veicolare un messaggio ti dicono che hai sbagliato, tu che professionista( o anche solo vago amatore) non sei, dovresti fare ammenda e tirare i remi in barca, invecie in questa bella italia no, sono gli altri che sono invidiosi-stronzi-ecc.ecc.

e' qui , mi sembra di capire, che diego individua il fascismo, non nella definizione, non nell'appartenenza, ma nell'approccio, se non sei d'accordo con me, sei tu che sbagli, io ho ragione e se tu pensi il contrario sei una merda.......
se il mio punto di vista non ti piace te la pigli in saccoccia, se tu ne sai piu' di me di quello che sto facendo,ma a me piace come lo faccio io, sei tu che non capisci un'acca......

in ultimo, se il signor ingroia non dice nulla ai suoi supporte che stanno facendo una cagata, ci fa una doppia figura da cioccolataio, se non sei in grado di coordinare i tuoi, figurati con la follia politica di un governo nazionale.

Faccio ha detto...

Sono molto d'accordo con te, Diè. Per quel che può valere la mia opinione, sperando che tu la legga :) . In quella finta (?) campagna c'è tanto di quello che non va in Italia. Il non riconoscimento da parte dell'uomo medio di come una creazione artistica sia un lavoro vero, ad esempio. "Che fai?" "Beh, scrivo." "Ah ah... no dai, come lavoro intendo". Dylan Dog è costato del lavoro a Tiziano Sclavi, non è nato su un albero come una papaya. E' costato lavoro da parte di disegnatori, autori, casa editrice farlo diventare un successo commerciale, un volto conosciuto e collegabile a determinati concetti. George Clooney non fa mica la pubblicità del Nescafè per amore della caffeina solubile, viene pagato. Perchè lo stesso non dovrebbe venir fatto per una creazione artistica? Perchè farsi belli con il lavoro di altri? Poi, c'è il voler a tutti i costi sentirsi vittima di qualcuno anche quando si ha sbagliato: io, che sono un po' buono un po' fesso, di primo acchito penso sempre "ma no, non sapeva e non l'ha fatto apposta". Non sarà giuridicamente valido, ma se uno mi chiede scusa e corregge il suo comportamento, beh, io sono sempre disposto a metterci una pietra sopra. Perchè non ammettere allora di aver fatto una cosa chiaramente sbagliata? "Vabbè ragà, c'avemo provato..." e ripartire con qualche idea nuova, diversa? No: scatta la sindrome di Robin Hood, illegali si, ma nel nome della giustizia perchè tutti voi siete degli stronzacci. Retaggio culturale del berlusconismo, in my opinion, che però vale quel che vale. Il terzo è l'uso desolante che viene fatto dei social network. Su Facebook è tutto pubblico, non è la campagna elettorale per eleggere miss Liceo. Mi fermo qui, perchè il resto l'ha già detto Cajelli. Dasvidania, con tutta la mia stima.

Giorgio Salati ha detto...

@Kingsimon, sono decisamente d'accordo con te!

Giorgio Salati ha detto...

Solo una cosa: quelli non sono i "suoi" da coordinare, non è gente che fa parte della lista, sono cittadini comuni. Chiunque potrebbe andare in giro con la maglietta del PD gridando "a morte i negri!" se capisci cosa intendo.

Durante le elezioni del sindaco di Milano si era scoperto che c'erano zingari e punkabbestia che andavano in giro a fare propaganda per Pisapia, sicuramente non mandati ad Pisapia, e visto che sono solitamente oggetto di razzismo anche da gente di sinistra il sospetto è che fossero mandati in giro dai sostenitori della Moratti per rubargli voti... Su questo Pisapia non poteva certo farci nulla se non commentare che lui non aveva mandato quella gente a far quella propaganda.

Ingroia ieri ha affettuosamente redarguito i suoi sostenitori sul rispettare il copyright... non so se questo basti, comunque una risposta almeno l'ha mandata...

kingsimon ha detto...

in effetti ho esagerato, e se ingroia si e' intromesso meno male, pero' dico proprio che son cose a cui uno che aspira al governo dovrebbe stare 10 volte attento

Anonimo ha detto...

"Finalità illustrative", direbbe la legge 70 (leggere, please).
Poi ognuno può pensarla come vuole, non è ne fascismo ne altro. Se lo stesso utilizzo fosse stato per ridicolizzare Berlusconi sarebbe successo meno casino, e se non ci fosse stato qualche personaggio dell'Azienda, ancora meno, credo.
Va beh riconoscersi nel gruppo di appartenenza, ma mi pare esagerato lavagonata di caratteri ASCII per una questione tutto sommato marginale. Ah, già non capisco, urgono lezioni di comunicazione, ok, ok. Domani tutto questo non conterà più molto e, non fosse stato notato, il Caimano è tornato, e ha fame. Uno può persino votarlo, in fondo continua solo l'opera inaugurata ai tempi Bertinotti.
F

L'art. 70 della legge sul diritto d'autore prevede il diritto di compiere il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di una qualsiasi opera per scopi di critica, di discussione e di insegnamento, «nei limiti giustificati da tali finalità e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; inoltre se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica finalità illustrative e fini non commerciali».Tra i diritti di compiere citazione o riproduzione di parti di opere, bisogna precisare però il concetto di parodia, (letter.) il travestimento comico di una composizione o di un contenuto serio, o il pezzo musicale sul quale si inseriscono nuove parole[17]. Si ricorda inoltre che l'art.21 della Costituzione Italiana[18]dichiara la libertà di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.La dottrina tradizionale e la giurisprudenza hanno però dato una lettura fortemente restrittiva alle utilizzazioni libere, considerato che nell'ordinamento italiano non esiste il concetto di fair use che permette la riproduzione di opere per scopi educativi o scientifici ed è, per contro, più volte rimarcata la necessità di non far concorrenza economica all'autore nell'uso delle opere.

Giorgio Trinchero ha detto...

L'esempio che fai di viral marketing, non è viral marketing.

Diego Cajelli ha detto...

@Giorgio Trinchero
Mi fai lo screenshot di dove appare la parola marketing nel mio pezzo?
Grazie.

Fulvio the cat ha detto...

Penso che l'autore o gli autori siano molto giovani, ventenni, e quindi il riutilizzo di pressoché qualsiasi cosa trovino in rete sia una specie di forma mentis.

Per le stesse ragioni, sono ancora troppo giovani per trattare la politica con il giusto distacco. Ho contatti ventenni nel Pd, sostenitori di Bersani, che sembrava temessero l'apocalisse a una possibile vittoria di Renzi.

In uno slancio di ottimismo mi sembra anche la prima vera situazione di mobilitazione della rete in Italia in favore della politica - in Usa è successo in massa nella prima candidatura Obama, ma noi italici siamo un po'... uhm... diversi, e così è successo del caos periferico.

Grazie delle tue riflessioni, comunque, molto interessanti!

Fulvio the cat ha detto...

Rettifico, dopo aver letto il post di Ottokin. Se davvero è un duo di professionisti, la cosa è agghiacciante, perché conferma il "basta che se ne parli". Che sappiamo benissimo a cosa ci ha portato.

Jack ha detto...

Per l'anonimo delle 3.29,

1) Legge 70? Quale legge 70?

2) L'art. 70 della legge sul diritto d'autore (n. 633/1941) è norma di stretta interpretazione. L'uso parodistico dev'essere chiaro, e solo per usi di critica e discussione e nei limiti giustificati da tali fini.

Non è in alcun modo (neanche solo lontanamente) il caso di specie, che è l'utilizzazione di immagini e denominazioni tutelate da diritto di copyright e IP in generale a fini di propaganda politica.

Ma proprio mai. Anzi, a dirla tutta, si chiama agganciamento parassitario (i.e. si rifanno ai fumetti, sfruttandone la notorietà, per aumentare il raggio della loro azione).

Fate finta che invece di Rivoluzione Civile, la campagna fosse organizzata dalla Danone. O da Mediaset. Qualcosa tipo Dylan Dog che dice di mangiare solo yogurt o di guardare solo Studio Aperto.

Cosa sarebbe?

E' esattamente la stessa cosa. Non solo, ma il riferimento alla Costituzione, poi, è un boomerang: teoricamente, chi ha fatto questa campagna sta imponendo la propria idea politica a quella del soggetto titolare del diritto violato.

Fermo restando questo, poi, per chi dice che la responsabilità non è del movimento Rivoluzione Civile Ingroia.

Dipende, e molto, dalle modalità di azione di questi tipi.

Se si tratta di una iniziativa privata, allora la responsabilità è solo la loro (per quanto, ancora una volta, mi chiedo che giudizio politico possiamo dare di un partito che non è capace neppure di controllare le proprie campagne pubblicitarie), ma se c'è stata anche solo una sorta di implicita approvazione, allora la responsabilità è concorrente.

Jack ha detto...

@Skull

Esagerata?

Guarda che era così poco parodistica che c'era gente (tra i miei colleghi avvocati) che pensava che Bonelli Editore avesse dato il proprio appoggio e si stupiva perché non lo pensava di sinistra (va' a sapere perché si pensa che Bonelli sia di destra o di sinistra, non ne ho idea).

Prendi l'esempio del fumetto dell'Uomo Ragno e Obama, e fai finita che l'abbia fatto Obama invece della Marvel Comics.

Sarebbe stato un abuso dell'Uomo Ragno da parte dell'amministrazione Obama!

daniele ha detto...

Complimenti! Bellissimo articolo.

Nathan81 ha detto...

Bravo Diego

Skull ha detto...

@ Jack

Se i tuoi colleghi sono boccaloni di chi è la colpa?

Bastavano 2 minuti per verificare che non fosse una campagna elettorale ufficiale di Rivoluzione Civile, tantomeno sponsorizzata da Bonelli.

E ancora meno per capire che le descrizioni dei lavori utilizzate erano del tutto ironiche (Batman e Robin coppia di fatto?).

Argomentazione da zappa sui piedi, mi dispiace.

Jack ha detto...

@Skull

Spettacolo, Skull. Hai ragione. I miei colleghi avevano l'onere di andare a controllare l'intera campagna fatta da quei tipi, controllarla e da questo desumere che si trattava di un uso... illecito.

La tua argomentazione, davanti ad un giudice, è ridicola.

Anche perchè - bada bene - la giurisprudenza e lalegge, sono chiari sul punto: la violazione del diritto sussiste con l'uso del diritto IP altrui, non con la prova di un asserito danno (in questo caso agganciamento parassitario).

Ho capito difendere le proprie tesi, ma queste robe che dite sono semplicemente infondate (nel senso di false).

Ribadisco, nel caso in cui ci sia ancora il dubbio:

la violazione della legge sussiste per il solo fatto dell'uso;

una persona comune (o boccalone, come dici tu) non ha alcun onere. La persona comune guarda una immagine (quella di Dylan Dog, nel caso dei miei colleghi boccaloni)e pensa che l'uso che della stesso è stato fatto sia legittimo.

Skull ha detto...

E quindi, nell'era della satira sui social network e dei meme, semplicemente pensa male.

Dai, forse la prossima volta non ci cascheranno.

Diego Cajelli ha detto...

@Skull
Questo caso specifico NON è riconducibile alla satira da social network e al concetto di meme.
Se vuoi capirlo bene.
Se non vuoi capirlo, bene.
Se non PUOI capirlo, bene uguale, non è obbligatorio capire tutto nella vita.
Io e Jack abbiamo usare le nostre competenze per spiegartelo, più di così non possiamo fare.

Jack ha detto...

@Skull

No Skull, non "pensa male". La presunzione della legittimità dell'operato altrui è, nel campo dello sfruttamento dell'immagine e dei diritti IP, l'intera architrave della giurisprudenza (appunto ho parlato di agganciamento).

Detto questo, io la chiudo qua perchè stiamo veramente discutendo del nulla. Mi spiace, qua non è questione di gusti, ma di leggi e giurisprudenza che dicono che una roba è cosi. Poi certo, se domani c'è una causa e i tipi di rivoluzione civile mi chiedono di difenderli cancello tutti i post qua e sostengo strenuamente il contrario, ma prima di tutto cercherei di trovare un accordo con Bonelli (e con gli altri titolari dei diritti violati)che sia poco dannoso a livello di denaro.

Tanto ora, già lo so che dovrai replicare ancora, che sei un feticista dell'ultima parola, e mi darai torto. Quindi te la lascio, goditela tutta.

Io ho chiuso qua.

dann ha detto...

Posso dire la mia?
Finirà come con le foto: la gente non capisce che salvare una foto da web coperta da copyright e sfondare una vetrina e prendersi una collana è la stessa cosa. Solo più semplice.

Ma non lo si VUOLE capire in un paese dove per poter campare devi mangiare merda e se vuoi (mettendo l'onestà in vacanza) stare un filo decentemente devi metterla in culo a chiunque passi.
Vige la legge: sfonda l'ano prima che lo sfondino a te.

Così facendo siamo diventati un popolo di "coglioni se non riesci ad inculare nessuno" e "da ammirare se la metti in culo a tutti".

Ah, sì: sono fotografo e ho visto le mie foto usate per le peggio merde nonostante ci fossero le dovute diciture di proprietà delle immagini.
Ma tanto che ci vuole a fare una foto?
Ma tanto che ci vuole a fare "salva" da una pagina web?
Che ci vuole a prendere un personaggio e incollarlo con paint-it sulla tua campagna elettorale?
Tanto mio cugino è grafico: ha scaricato Photoshop col mulo e mi costa meno che un vero grafico che non ne capisce un cazzo di cosa è bello o no (non di cosa è corretto o no).

E scusate la divagazione ma a me le due situazioni paiono molto simili a mentalità di base.

dann ha detto...

Dimenticavo: mi spiace per la rubrica "Valido Per L'Espatrio" e non carica sempre tutte le immagini il post...

MicGin ha detto...

caro diego, anche se non sono d'accordo su alcuni aspetti centrali di questa vicenda, ammiro come scrivi e come argomenti. Ammiro anche altre persone che scrivono cose opposte alle tue. Quello che mi colpisce è come la rete ha sviluppato la discussione, facendo alla fine, in qualche modo (sicuramente contorto e sorprendente) l'interesse di coloro che tra il serio e il faceto si sono messi a "giocare" con la comunicazione politica (e con il diritto morale d'autore, certo).

Il discrimine ormai non è più quello tra la ragione e il torto ma tra il parlarne e il non parlarne.
E' questo che crea conseguenze.

giorgio trinchero ha detto...

Ah, scusa.

L'esempio che fai di campagna pubblicitaria virale, non è virale.

Skull ha detto...

@ Diego

"Questo caso specifico NON è riconducibile alla satira da social network e al concetto di meme.
Se vuoi capirlo bene.
Se non vuoi capirlo, bene.
Se non PUOI capirlo, bene uguale, non è obbligatorio capire tutto nella vita.
Io e Jack abbiamo usare le nostre competenze per spiegartelo, più di così non possiamo fare."

Credo che ci siano un quarto e un quinto caso che non hai contemplato:

4) credo che si possa tranquillamente non essere d'accordo con quanto dite senza necessariamente dover capire qualcosa: opinioni diverse (specie sulle finalità parodistiche della cosa);

5) non è detto da nessuna parte che abbiate ragione per forza, specie sul caso specifico: con tonnellate di manifesti pubblicitari goliardici che stanno girando da mesi sui social network, l'unica differenza in questo caso è che gli incauti hanno utilizzato ANCHE personaggi Bonelli; meglio ancora, il problema è che hanno usato Dylan Dog. Viceversa non saremmo qui a parlarne.

MicGin ha detto...

Caro diego, da che c'ero, post per te

Diego Cajelli ha detto...

@Skull
Bòn, basta.
Mi auguro, in modo sincero e del tutto amichevole nei tuoi confronti, che tu non debba, mai e poi mai, fare i conti con una realtà che non sia regolamentata in modo esclusivo da tuo (errato) pensiero soggettivo.

@giorgio trinchero
Allora è una campagna batterica.

Valentina ha detto...

Il web é un mondo strano... 2/3 di chi lo utilizza ignora i propri doveri, ma anche i propri diritti. Adesso che l'ho scritta questa frase é coperta da copyright. PUNTO. Non é che, visto che é in internet visibile a tutti, il mio diritto decade! Anzi....

Se una immagine é su internet non posso riutilizzarla... Non serve che ci scriva sopra o accanto che non puoi utilizzarla... Il nostro amico fotografo non dovrebbe scrivere che la sua foto non é riutilizzabile!!!!

Secondo me dovremmo fare una modifica radicale: tutto quello che é su internet é in creative commons di default a meno che io non dica il contrario... Cosí forse si presterebbe attenzione alla nota che dice "tutti i diritti riservati"...

Ho visto e sentito insegnanti (i primi a dover far capire che non si copia) dare agli alunni documenti senza fonti, scaricati da internet per intero, dicendo frasi come "per non fotocopiare il libro, che é vietato, li ho presi dal pubblìco dominio"... ARGHHH il pubblico dominio é un'altra cosa ed andrebbe spiegato a scuola (prima ai docenti e poi agli alunni) insieme col copyright, le libere utilizzazioni (il citato... Art 70... Che espressamente ed appositamente non cita gli scopi politici che sono regolamentati altrove con specifiche autorizzazioni) e creative commons.

Manuel Colombo ha detto...

In effetti quella che hai citato,la campagna di cats, non è virale ma una attività di teasing volta a creare l'attesa di una seconda comunicazione che ne fornirà la chiave di lettura. Una campagna virale utilizza il bersaglio della comunicazione per colpire nuovi destinatari; il fatto che spesso le due attività si sovrappongano non le rendono una sola cosa,possono tranquillamente esistere una senza l'altra. Per il resto sono totalmente d'accordo e non ne posso più di un Italia fascista

Harlequin ha detto...

[lievemente OT] l'abitudine di ricalcare le fattezze dei personaggi su volti noti non è un'invenzione italiana. Lo facevano anche le majors americane: Doctor Strange modellato sulle fattezze di Vincent Price, Sinestro su quelle di David Niven e il Dracula reinventato dal decano Gene colan per la Marvel con il volto di Jack Palance ad esempio.

giorgio tiritero ha detto...

La differenza tra una pubblicità virale e una no, è che quella virale o batterica viene diffusa, più o meno consapevolmente, da i fruitori stessi. Gli stencil erano fatti da persone pagate per farli. Linkare un video più o meno esplicitamente pubblicitario e diffonderlo, condividerlo senza ricevere un compenso, questo è virale.

Diego Cajelli ha detto...

@Giorgio
Allora il virale non esiste.
Abbiamo sbagliato tutti.

giorgio trincerato ha detto...

Avete sbagliato tutti, si è possibile. Agli esseri umani capita spesso. In questo caso Ingroia il virale è quantomeno discutibile. Ma dire che non esiste, mi sembra un altro errore.

Scusa Diego, è solo che sono giorni (forse settimane...) che non riesco a scrivere, e tu sei l'unica musa che funziona in questi casi.un bacio.

Diego Cajelli ha detto...

@Giorgio
Però vedi, il concetto di "ricevere un compenso" secondo me va oltre lo scambi monetario.
A questo punto, dove sto riflettendo per conto mio su tutto, manco fossi un pazzo, il concetto di "compenso" trascende il bonifico.
Se da una campagna "virale" io ne traggo un beneficio in termini di visibilità, lavori futuri, fama, perchè non può essere equiparata ad un compenso?
Da qui la mia esasperazione che il virale non esiste.

joeclay ha detto...

Complimenti, ottimo post.

Giorgio Trinchero ha detto...

no no, se io vado in giro con una maglietta della Nike con un logo grosso come la mia testa, nero su sfondo giallo, sto facendo pubblicità alla nike, non solo non me rendo conto, non solo non ricevo alcun compenso, ma comprando la maglietta pago per farlo.

Quel video con il bottone in mezzo alla piazza che se lo schiacciavi succedeva di tutto, incidenti, ambulanze, polizia, cose così, è girato qualche tempo fa. Era una pubblicità di una qualche tv del nord europa, mi sembra, io l'ho condiviso perché era ben fatto e divertente, sono stato veicolo di quel virus. Diciamo portatore sano, dato che non ricordo neanche cosa pubblicizzasse con precisione, ma comunque portatore.

Io lo capisco che voi a Milano possiate essere un po' confusi sul fatto che esistano persone che fanno le cose semplicemente perché gli va, senza aspettarsi particolari compensi, se non la soddisfazione di fare una cosa ben fatta o divertente, ma esistono nel mondo persone così, ne conosco.
È possibile che questi facciano parte di quella categoria, io credo di si, non sono un agenzia di comunicazione, hanno fatto una roba abbastanza carina e innocua nel complesso, e semplicemente nessuno sa di cosa parlare e questo era un argomento abbastanza inutile e superficiale e colorato da poterci distrarre tutti per un paio di giorni.

Vorrei fare una confessione: non ho la tv da anni, non leggo i giornali, e non ho idea di chi sia Ingroia. È grave?

Anonimo ha detto...

Seguendo il discorso di Diego, mi aspetto da un momento all'altro major, agenti e avvocati di Ralph Fiennes intentare causa a Bonelli, e pc a Boselli, Cajelli e disegnatori tutti, per l'uso non concordato e COMMERCIALE del volto dell'attore su Dampyr. Quanto avrà fatto guadagnare quel volto? Non è una parodia, sicchè... La comunità dei fumettisti mi pare stia perdendo un po' la testa. Da un lato gongola se riesce a creare icone mediatiche, e simpegna per publicizzare al massimo la propria immagine autorale, dall'altro intraprende crociate degne di miglior causa, come una lobby qualsiasi, accampando una posticcia competenza buona appena per intimidire lo sprovveduto di turno. Qualsiasi avvocato vi dirà che non c'è reato, tutt'alpiù una mancanza di gusto grafico. Ed è abbastanza evidente che Bonelli ha dovuto fare il comunicato perchè il rilancio mediatico era tale da non poter essere ignorato. In un mondo normale, in cui ogni piccola cazzata non venga replicata e amplificata istericamente, e il protagonismo degli autori restasse nei limiti della norma, avrebbe semplicemente fatto un'alzata di spalle. Art. 70. Se volete capirlo bene. Se non potete, bene uguale.
F

Michele Medda ha detto...

Negli anni novanta un'associazione di estrema destra usò Nathan Never per dei manifesti. Bonelli protestò. E sapete cosa fecero quelli dell'associazione?

Si scusarono.

E Il Secolo d'Italia *non* scrisse un articolo per dire quanto erano stati fighi i ragazzi a fare quei manifesti.

Ah, già, ma quelli erano cattivi. Adesso arrivano i buoni. Arrivano, arrivano, una nuova era comincerà. Ah-ah-ah.

boris battaglia ha detto...

mamma! quanto sei ideologico!

Alan ha detto...

Problemi di copyright in internet?

Benissimo! Ipoteticamente bisognerebbe fare un reset totale dei contenuti web in internet! Avvocati e giudici avrebbero di che lavorare per due vite.

In Italia la legge non esiste, in Bonelli sono dei Signori, si sono fatti un paio di risate e hanno messo una diffida.

Certo che un paio di scuse come ha già detto Michele Medda sul caso precedente di Nathan non farebbe male ma prima bisognerebbe ammettere e capire di aver fatto una cazzata.

Patrizia Mandanici ha detto...

Non mi sembra che la Bonelli sia attiva nel diffidare tutti quelli che usano le immagini dei suoi personaggi in giro per la rete (o fuori), lo ha fatto in questo caso, come in quello di Nathan Never, perché c'è di mezzo la politica e la possibile interpretazione che la casa editrice appoggi un determinato movimento o partito politico. Questo a me sembra il punto principale, e non la faccenda del copyright.

Diego Cajelli ha detto...

Patrizia, Michele, è inutile andare avanti.
Tanto, questa cosa NON la vogliono capire.
Fine.
Avranno i loro validi motivo per NON volerla capire, ci mancherebbe.
Io sono SICURO che abbiano dei validi motivi personali per NON volerla capire.
O meglio: lo spero per loro. Spero che ci sia una ragione qualsiasi dietro la non comprensione dell'ovvio.

Harlequin ha detto...

nel frattempo l'eco della vicenda è arrivato anche oltreoceano (magari seguendo i referrals dal link che avevo postato, giuro che non mi pagano per portare traffico)
http://www.bleedingcool.com/2013/01/17/an-italian-revolution-supported-by-superman-wolverine-and-peppa-pig/
visto dal punto di vista americano questo "incidente" deve risultare piuttosto incomprensibile così come il variegato e purtroppo a volte folkloristico mondo della politica italiana.
Peraltro per spiegare che partiti sono nei commenti notano come nel movimento arancione confluiscano istanze di sinistra ex-comunista per le quali farsi rappresentare da un (ex) icona dell'imperialismo come Superman deve essere uno smacco mica da ridere.

Giorgio Salati ha detto...

"Io lo capisco che voi a Milano possiate essere un po' confusi sul fatto che esistano persone che fanno le cose semplicemente perché gli va"

Giorgio Trinchero, complimenti per il razzismo.

Non ci crederai mai, ma a Milano esistono anche degli esseri umani.

Giorgio Salati ha detto...

Complimenti a Medda per la citazione di Bennato!

Giorgio Trinchero ha detto...

Scusa Salati, do per scontato che le persone non siano razziste, per cui mi permetto di usare umorismo razzista. Lo chiamo post-razzismo, e credo sia una giusta conseguenza del politically correct. Se uno mi conosce sa che sono così poco razzista da poterlo fare. Ma capisco che la cosa possa risultare offensiva se non se ne coglie lo spirito. Quelli di Milano fanno particolarmente fatica a capirlo di solito.





(l'ultima era di nuovo una battuta... sono cose metaumoristiche che vanno oggi. Gli sceneggiatori cresciuti con i Simpson ora abbattono tutti i limiti... Per capirsi, hai mica mai visto Community? Una cosa così.)

Giorgio Trinchero ha detto...

scrivo ancora una cosa, che come dicevo, vengo qui quando non riesco quando sono bloccato, mi cura l'insicurezza: a volte la paura di scrivere cazzate mi immobilizza, leggo qui e un po' mi passa. Dicevo (scusate lo stile involuto, ma sono un po' ubriaco) come dovrebbe reagire uno alla risposta "Mi fai lo screenshot di dove appare la parola marketing nel mio pezzo?
Grazie."

Io faccio finta di niente, ribadisco, e con santa pazienza possiamo anche arrivare ad avere un dialogo, ma è una risposta del cazzo a un appunto legittimo. È una risposta che chi si lamenta dell'uso strumentale dei giochi dialettici non dovrebbe dare. Facciamo tanto i super consapevoli del mezzo e i super onesti. Ma non è così, più si sa usare l'eloquio e la scrittura per ottenere ragione, più si fa. Poi io sono un signore e non lo faccio notare, tranne quando sono ubriaco.

Ah, Omonimo Salati, non te la prendere, mi sono reso conto dopo che sei uno sceneggiatore e magari quello che ho scritto poteva essere preso come un attaco, non lo era, davvero sono in fissa con Community, e le mie ossessioni del momento tendono a emergere mio malgrado. Specifico che magari sei di Milano, e quelli sono permalosi.

Uff, da ubriaco mi sa che appaio molto più antipatico di quello che sono... vabè, fate la tara, buona parte della supponenza è arragonza da insicurezza perché ho problemi erettili. Un bacio, ciao a tutti, hasta ingroia (chiunque sia) siempre. Alè alè. Dampyr è morto in quel numero ambientato in un deserto asiatico, attorno al 40 credo, in cui tutto succedeva dentro o in prossimità di un suv. Ho odiato quel numero con tutto me stesso. Spero che non lo abbia scritto tu. Addio.

L'amico Fritz ha detto...

... l'ho letto tutto il post, e mi è sembrato puro buon senso, cose che al di là del credo politico, non dico che dovrebbero essere scontate ma almeno considerate ragionevoli.
Ogni volta che leggo di queste beghe, ormai non me la prendo più, d'altronde quando più o meno le stesse cose le diceva Pasolini 30 anni fa, l'hanno ammazzato a bastonate. D'altronde allora come adesso la gente non credo sia cambiata. E comincio a pensare che sia davvero questa la nostra natura di cazzoni/furbetti/sinonimivari. Allora mi chiedo se parlare di queste cose ormai non sia come andare contro natura...

Anonimo ha detto...

@ Michele Medda
Diego ha ragione al 100%. Però ho condiviso il tuo commento fino alle penultima frase. I responsabili di quel gesto avvenuto negli anni 90, si saranno pure scusati, ma restano impresentabili.
Il sostegno incondizonato che hanno dato a Berlusconi, "mangiando" pietanze, posate, tavoli e tovaglie, non rende quella parte migliore di nessuno. Il tempo a volte è strano, ma il tempo è galantuomo.

Da' tempo al tempo e i conti devon tornare, seguite il ritmo e andate a tempo col vostro

rockcoccodrillo