lunedì, novembre 12, 2012

Ho letto Asso.



E’ facile parlare di Asso?
No, non lo è. O meglio, sarebbe facile, se non ne fossi così coinvolto emotivamente. Io e Roberto ci conosciamo da quasi vent’anni, abbiamo fatto un milione di cose assieme, facciamo lo stesso lavoro, portiamo avanti un’amicizia che si muove su schemi complessi e viviamo in un mondo dicotomico che si divide tra amici di Asso e nemici di Asso.
(Parentesi. Nel mondo del fumetto italiano, che ti piaccia o no, ci sono sempre state due entità complementari e in lotta tra loro. Popolare/d’autore, Una scuola/l’altra scuola, Un editore/Un altro editore, Un personaggio/Un altro personaggio, Un distributore/Un altro distributore, Amici di Asso/Nemici di Asso, Indipendenti/Mainstream, e via discorrendo. [Parentesi quadra: In ordine di tempo, l’ultima bipartizione fumettosa è: tutto quello che è abbastanza cool da piacere a Conversazioni sul Fumetto e tutto quello che invece non lo è.]
Come in tutte le diadi dicotomiche, anche in quella del fumetto italico c’è la terza parte. Quella che viene esclusa: il silenzioso inferno del terzo trasversale, che guai a finirci.)
Ora qualcuno potrebbe dire che sto parlando dell'autore e non dell'opera. Sì, perché sto evitando di proposito la più grande menzogna del nostro lavoro. Ovvero, fare finta che sia soltanto un lavoro quando invece è sempre una questione personale. Sempre. Puoi limitarti criticare l’opera, ma qualunque cosa tu dirai si rifletterà sempre e comunque sull’umore dell’autore e non su quello che ha realizzato.
Raramente la carta si offende.
Quindi, io parlo di Asso parlando di Asso. Confondendo, mischiando le carte, mixando Asso con Roberto e Roberto con Asso.
Leggere il libro di Roberto mi ha messo in crisi.
Con uno slancio di massima sincerità, raro per un fumettista, raro per un blogger, raro per un essere umano del 2012, scopro il fianco, espongo a tutti i troll di passaggio la mia maniglia dell’ammore sinistra e ti dirò che la lettura di Asso mi ha portato a mettermi profondamente in discussione.
Credo che il dibattito con me stesso andrà avanti per un bel po’, anche dopo che si saranno spenti gli echi della recente lettura e del bum bum mediatico attorno al libro.
Ma che cosa rappresentano per me quelle pagine, e di conseguenza tutto quello che ci sta attorno, sopra, sotto e in mezzo?
Parto dal libro in sè, che faccio prima. Così, se vuoi un parere e basta, ti leggi le prossime righe e poi sei libero di andartene.
Asso è il Pompeo di questa generazione.
Fine.
Ora fai pure tutta la polemica che ti pare, e ci divertiremo un mondo a farla.
Grazie. Prego.
Che cos’altro rappresenta Asso?
Asso è un momento importante della carriera e della vita di un uomo. In questi casi si dice: “l’opera che segna la maturità artistica dell’autore”. Può piacerti, può non piacerti, puoi scegliere il lato che preferisci della dicotomia, ma guardati attorno con occhio sincero e guarda il lavoro che ha fatto Roberto. Un lavoro che si sviluppa e procede su diversi fronti. Umano, fumettoso, internettoso, relazionale, di scrittura, di comunicazione, eccetera ecceterone.
Roberto ha creato un universo narrativo sovrapponibile al suo reale quotidiano. Che sia giusto, che sia sbagliato, che sia corretto o meno non sta a me dirlo. Sono i risultati che ottiene a determinare la validità del suo metodo.
Quello che i suoi “imitatori” non capiscono, i vari tizi che hanno preso come esempio il lato polemico di Asso e cercano di replicarlo sui loro sitarelli, è che ad ogni sua azione aggressiva o provocatoria sul blog ne corrisponde una di massiccio lavoro vero e non virtuale.
Ogni sua polemica è accompagnata da un centinaio di tavole pubblicate e di volumi venduti.
Funziona perchè ha creato questo corrispettivo, funziona in virtù della realizzazione di Roberto nel reale, un sistema che soltanto con il passare del tempo è diventato autoalimentante fino alla consacrazione del volume uscito a Lucca.
La distanza umana e professionale, a dir poco siderale, tra Asso e i suoi improbabili cloni è la conferma che non basta sparare a zero su internette per avere successo.
Poi, come per ogni cosa, puoi essere d’accordo con lui oppure no, può starti sulle palle, puoi dire che non era il caso, o che i toni erano sbagliati, però...
Però di Mater Morbi ne hanno parlato in tivvù.
Fine. (Se non capisci quanto sia impossibile difficile parlare di un fumetto contemporaneo realizzato da un autore vivente su un canale televisivo generalista possiamo anche finirla qua e giocare a burraco.)
Entro nel merito.
Leggere Asso mi ha fatto unire i puntini. Mi ha fatto capire alcune cose di me, alcune su di lui, e altre su di noi. (Sembra proprio una roba da fidanzati, ma ti assicuro che io e Asso non abbiamo mai fatto sesso, nemmeno quando eravamo ubriachi.)
Giovedì. Primo giorno di Lucca Comics 2012 e prima cena di gruppo. Siamo in un ristorante davanti al padiglione editori, siamo tipo in quindici.
In un paio di minuti, una delle cameriere che ci ha preso in carico fa un paio di uscite da ristorante a tema. Sai quei posti dove vai apposta per essere trattato come uno stronzo?
Ecco. Così.
Il problema è che non siamo in un ristorante a tema. Siamo in un locale normale e quella non sta recitando la parte della hostess dell’aereo che prende Paolo Villaggio in Pappa e Ciccia.
Il mio primo istinto è quello di alzarmi e andarmene per conto mio da qualche parte.
Il primo istinto di Roberto, invece, dopo l’ennesima uscita abrasiva della ragazza, è di parlarle.
Sono seduto troppo lontano per capire nel dettaglio quello che le dice, ma sostanzialmente le consiglia di avere verso di noi un atteggiamento diverso.
Lei si scusa, e da quel momento in poi diventa più o meno gentile.
Comunque è stata una cena da dimenticare, ma non per colpa del servizio. (Gordon Ramsay dopo aver assaggiato quei piatti avrebbe chiamato la SWAT, giusto per intenderci)
Ecco. Questa è una delle differenze tra me e Roberto.
Riassumibile come: io trattengo, a volte troppo. Lui lascia andare, a volte troppo.
Negli estremi di questi due atteggiamenti ci sono tutti gli errori che possiamo commettere.
Questa è una delle cose che ho capito affrontando il volume.
Leggere Asso, in questo momento delle nostre vite e delle nostre carriere, mi ha fatto capire che la questione non è sul talento in sè, la faccenda verte su quanto sei disposto a lottare per difendere il tuo talento e su quello che riesci a ottenere usandolo.
Nel caso specifico, per come la vedo io, perdonami se sarò schietto, in Asso mi si racconta come il talento non viene fermato nemmeno da una malattia di merda.
Asso mi dice che siamo diversi, ma che comunque non ho fatto abbastanza per difendere il mio talento, e che un paio di "no" e un paio di "vaffanculo" in più dovevo lasciarli andare.
E' una lezione importante, che sto cercando di metabolizzare il più in fretta possibile.


ASSO
di Roberto Recchioni
Cartonato,170X240
Euro 15,00
pp. 128, colore
Collana Nuvole in Tempesta
Nicola Pesce Editore 2012

44 commenti:

kingsimon ha detto...

ho speso 15 euri per comprarlo, e questo vale come consacrazione.......

Anonimo ha detto...

Condivido su tutta la linea. E' l'opera di consacrazione di Roberto. Un gioiello narrativo e grafico. E speriamo che non sia un fuoco di paglia visto che resta pur sempre una capa di cazzo..

Alex Di Nocera

RRobe ha detto...

Punto dieci euro sul fuoco di paglia.

Grazie, Diego.
Bellissimo pezzo.

Gianluca Maconi ha detto...

FUOCONE DI PAGLIA!!!! VAI RROBE CAPA DI CAZZO!!! EVVIVA EVVIVA!!!!

CONSACRIAMOLO!!! che i trentatré ormai li ha passati da un po' e non ci fa bella figura come anticristo del fumetto.

conversazionisulfumetto ha detto...

caro diego, potevi metterlo il link al blog, così la gente avrebbe letto, compreso e si sarebbe fatta un'opinione.
per il resto, grazie del complimento.

Oreo ha detto...

A me però mi pare che su 'Conversazioni sul fumetto' esageri. È un sito che ha indubbiamente le sue preferenze (e ci mancherebbe altro) ma che è ha pure vedute abbastanza ampie da trattare un po' di tutto. Poi è vero, alcune cose si nota che son trattate più di frequente e con più passione però mi pare tutt'altro che il sito snob ed elitario che emerge dal tuo salace riferimento.

Ma poi, quanta gente leggerà mai "CsF" tanto da dar vita a trend e bipartizioni? Allora è davvero un piccolo mondo quello del fumetto...

Mauro Padovani ha detto...

Anche a me è piaciuto molto ASSO!
Diego ha scritto una bellissima recensione..
X Gianluca...ma stai scherzando?

Anonimo ha detto...

Spiacente per Roberto che considero un ottimo sceneggiatore e buon disegnatore ma questo volume di Asso mi ha fortemente deluso. Troppe ripetizioni già viste in altre sedi, la solita zuppa del ti trombo strano e me la tirano tutte in mano, ecc... ecc...
Qualche parte buona e divertente comunque la si trova. Belli in ogni caso i vari omaggi che salvano quel poco che c'è da salvare. Da qui a paragonarlo al Pompeo di Pazienza però è un po' troppo.

Elisabetta Melaranci è stata quella che in poche pagine non mi ha fatto comunque pentire di aver speso 15 € per questo volume.

Simone

Un lettore ha detto...

Che bel post.
Mi è piaciuto molto leggere questo "de profundis". Il tuo mostrare il fianco credo abbia un effetto disarmante. Ricordi quando Nausicaa (quella giapponese, non quella greca) si fa mordere la mano dal piccolo feroce roditore, perché si rende conto che il roditore è spaventato e accetta di lasciarlo fare? Dopo averla azzannata, il roditore si ferma, consapevole di quanto Nausicaa ha fatto, e allenta la presa.
Ecco, se qualcuno non allenterà la presa, per lui non c'è speranza.
Mi è piaciuto leggerti perché attraverso i tuoi occhi ho visto qualcosa di nuovo, nell'oggetto del post. Ammiratori, cortigiani, haters, fanno parte della performance: Rrobe ha fatto di se stesso un'opera d'arte. Il suo Asso è bello, e lo è molto, ma se non fosse associato a tutto il monumentale "lavoro" fatto sul blog, perderebbe molto della sua carica eversiva e emotiva (perché sì, Asso è commovente). Per quanto si sia precisato in più sedi che Asso non è Rrobe, il sentimento dei più ignorerà questo avviso. E caricherà il personaggio di potere. E di nuovo lo ameranno, lo odieranno, lo blandiranno. Un rituale perfettamente riuscito. E qui mutuo l'accostamento etimologico fatto da Moore tra arte e magia (the "art").
Ma questo fare di se stessi un opera d'arte è anche una violenza verso se stessi. Un'enorme violenza.
"Trattenere" troppo o "lasciar andare" troppo è un bel modo di vedere le cose, e rivela molto di quello che hai voluto svelare nel post.

Uno di voi comprime la forza e si fa plasmare da essa.

L'altro la scatena e si fa immolare ad essa.

Bellissimo post, mi ha illuminato su molte cose.

E ti chiedo scusa per la verbosità, che per un commento è stata davvero troppa.

Anonimo ha detto...

Asso VORREBBE essere il Pompeo di questa generazione, e purtoppo si vede, da come lo copia (o cita, o omaggia, è uguale). Va be' essere amici, Diè, ma non esageriamo con le limonate, che tra un po' verrà fuori Moebius.
F

Diego Cajelli ha detto...

@Conversazioni
Sorry, i link li metto dopo e quello al vostro sito mi era scappato.
Ho rimediato!
E sono contento che hai capito che cosa intendevo con cool, che con qualcuno su FB non ci siamo capiti per niente.

@F
Mentre invece il Pompeo di questa generazione è?

Gianluca Maconi ha detto...

Mauro, che tu me lo debba chiedere, di per sé mi fa capire che l'internetto mi fa paura.

uno qualunque ha detto...

il Pompeo di questa generazione ancora non c'è.
è questo il punto.
a Asso non gli va neanche lontanamente vicino, dio cristo!

Gianluca Maconi ha detto...

Stavo a cogliona', come si suol dire :D

un altro qualunque ha detto...

Mettiamola così, Diego.
Ti sei letto questo libro in un momento un po' particolare. Chissà quale. C'era una certa luce. Un certo odore. Qualcosa che da qualche giorno ti smuoveva dentro, ma per fatti tuoi. Una sensazione, forse. Malinconia. O speranza. Fosse anche lo sguardo di un bimbo.
Eri appena tornato da Lucca e con quel certo momento un po' particolare, quella certa luce, quel certo odore di carta, quel qualcosa tra il malinconico e lo speranzoso, ti sei commosso.
Ecco, si: ti sei commosso.
E hai scritto questo post.

Poi tra un mese, tra 2 o tra 6, sarà cambiato qualcosa. Rileggerai questo post, e tu stesso ti chiedereai: «Ma cosa cazzo ho scritto?!?»

Guglielmo Nigro ha detto...

oh, io questo post di diego lo capisco.
e mi piace un sacco leggerlo. ma tanto.
vedo, dietro al giudizio sull'opera in sé, quel suono vitale che fanno le persone quando si mettono in discussione. e questo, ripeto, è fottutamente serio.

purtroppo non concordo su asso, come lavoro.
non pienamente.

ma siamo persone, e l'importante è riflettere e confrontarsi e ... crescere?!
ciao!
g.

Carter ha detto...

Capisco che quest'uomo tenga le fila di un sacco di cose. Ma qualcuno ha l'onestà di dire che questo fumetto è un semplice atto di onanismo sulla propria persona? Se Pompeo era poetico, onesto (nonostante il leggendario modo di fare da stronzo di Pazienza, che almeno era davvero bello), disegnato bene, permeato degli anni in cui è ambientato senza bisogno di citazionismo, questo è un fumetto in cui è presente l'ego, l'ego, l'ego, un po' di sesso estremo e tanta tanta autocelebrazione. Si può leggere Pompeo senza sapere niente di Pazienza, perchè è un'opera che ha una vita propria. Anche a 30 anni di distanza.

Anonimo ha detto...

ma invece di creare altre dicotomie, perchè pezzi come questo non li pubblichi anche su conversazioni sul fumetto? a me non sembra che stonerebbero, anzi

bob bazzecola

Roberto Recchioni ha detto...

Per Carter: l'ego? Ma davvero?! Chi lo avrebbe mai detto!

kingsimon ha detto...

per come la vedo io, un uomo che e' in grado di creare intorno alla celebrazione del suo lavoro attraverso se stesso un caso internetteditoriale, merita' oltremodo rispetto, e lo confesso, anche un po' di invidia

Anonimo ha detto...

Il Pompeo di questa generazione semplicemente non c'è, e non è obbligatorio che ci sia.
A meno che l'autobiografia romanzata non lo autorizzi automaticamente, l'assurdo paragone pare buttato lì giusto per titillare il'ArciEgo dell'amico-sodale e scatenare un po' di polemica. Infatti. I paragoni arbitrari cmq sono divertenti e ne invento uno io: "Asso è il Persepolis italiano". Ci sta, a modo suo, no? Come sarebbe bello, e giusto, e auspicabile se Scozzari o altro frigidaire passasse di qua, e con una letio magistralis su Andrea, Frigidaire, la loro generazione, il fumetto, il passato e il presente, sfanculasse chi nomina Pazienza invano
R

Diego Cajelli ha detto...

R...
A questo siamo?
Davvero?
A parte che sto tremando come una foglia, terrorizzato dall'idea di essere sfanculato e sottoposto a umiliante lezione pubblica.

Gianluca Maconi ha detto...

Io non sono d'accordo con molti punti del discorso di Diego, e Rrobe alcune cose le sa da Treviso... Quindi non entro nel merito di Asso come libro.

Anzi facciamo così, diciamo, visto che si devon prendere le posizioni le estremizzo pure.

Asso di per sé non mi piace.

Invece come mossa della strategia a lungo termine di Recchioni per dominare le menti dei suoi fan e dei fessi è un passo da manuale.

Per il rapporto con Pompeo... Be' se parliamo di profondità, di vissuto, di confessione... ok, sono due cose profondamente diverse. ma se pensiamo a pompeo come specchio dei tempi... Ecco, qui asso ci riesce in pieno. Rappresenta questa generazione che litiga sulle chat che è superficiale e citazionista, che è vorrei ma non posso. Ci meritiamo i fantastici 5, e ci meritiamo asso.

Capisco i gusti, ma uno che dice "look at me! I'm an attention whore" e che viene definito e si definisce "una rockstar del fumetto" be'... se non vi basta questo siete ancora più superficiali di quel che pare...

Peccato che di cognome fa recchioni e non rossi, se no regalavano anche a lui una laurea in comunicazioni come agli altri due.

Farà incazzare ma quel tomo lì mangia in testa a (quasi) tutti. E poi dai chi non vorrebbe schiaffeggiare quel culo e giocare alla play con toshiro mifune.

Roberto Recchioni ha detto...

Se passa Scossari dimmelo che mi faccio due risate.

Diego Cajelli ha detto...

Maconi, mastro di sintesi, ha messo giù in tre righe tutti quei paragoni tra Asso e Pompeo che nella versione estesa del mio post occupavano tre pagine.

Gianluca Maconi ha detto...

forse dal tono non si capiva che mi schiero dalla parte di asso, in questa discussione? deridevo le critiche, ma forse mi son spiegato male :S

un altro qualunque ha detto...

come sempre la verità starebbe nel mezzo, perché mi pare che qui sia gli estimatori del libro che i detrattori del medesimo (o dell'autore?) abbiano entrambi le loro ragioni e i loro torti.
resta azzardato il paragone tra asso e pompeo, nella stessa misura in cui si potrebbero paragonare recchioni e pazienza. ma suppongo che quella di cajelli fosse una voluta provocazione per alzare il dibattito.

non solo pazienza scrisse e disegnò pompeo nemmeno trentenne, dimostrando una maturità stilistica che la nostra popstar del fumetto italiano (qualcuno ha detto rock?)non c'ha nemmeno a quaranta…… ma - come scriveva qualcuno prima di me - il pompeo di pazienza era un libro onesto, istintivo, vero, liberatorio, senza calcoli di nessuna sorta.
che ce lo restituisce tale e quale anche dopo venticinque anni dalla sua prima pubblicazione.

mentre l'asso di recchioni, nel bene come nel male, è un'operazione costruita passo dopo passo. calcolata. mirata. astuta. che senza il supporto del web non avrebbe senso. cosa che probabilmente sarà il suo limite, se tra venticinque anni qualcuno se ne ricorderà ancora.

a questo punto resta solo una domanda, visto che recchioni (che ci legge, guardando i commenti precedenti) nel suo blog sostiene che non ha nessun problema a dirlo, se richiesto…… e visto che se la scoatta dicendo di essere secondo solo a zerocalcare nelle vendite lucchesi…..

quanto ha venduto asso a lucca?

sarebbe interessante averne conferma anche da nicola pesce o andrea mazzotta, che invece sul web stanno facendo un po' i vaghi…… forse per vendite comunque inferiori a quelle che si aspettavano davvero?

dicono che zerocolacare, solo a lucca, abbia toccato quota 2600……
e asso?

Diego Cajelli ha detto...

@un altro qualunque

Ok, ti seguo.
Nel mio paragone però dicevo "generazione" non a caso, e mi riallaccio al tuo commento, quando dici: "senza il supporto del web non avrebbe senso"
Ecco.
Quanto è importante il web per questa generazione?

senility ha detto...

te e Rrobe avete 40 anni, io 30, i nativi digitali ne hanno 20. Di che generazione state parlando?

Roberto Recchioni ha detto...

Sì, Zero ha venduto, a quello che mi hanno detto i diretti interessati, 2600 (e passa copie).
Asso, a quanto mi hanno detto, solo 700, tra variant e regular (15 euro e 30 euro). Che è il record assoluto della NPE e il miglior risultato che ho mai avuto in una singola manifestazione.
Poi se vuoi chiedere a Mazzotta, lo trovi su FB.

Roberto Recchioni ha detto...

Fa comunque ridere il fatto che vi state attaccando a un p.s. ironico.
Ma fate pure. Serve legna per alzare il fuoco.

Roberto Recchioni ha detto...

Per Senility: in realtà, no. I nativi digitali ne hanno dai trenta in giù. In realtà, il limite è anche più alto, dipende da cosa intendi tu con nativi digitali.
Io, da cinque anni, gioco ai videogiochi, a otto avevo il mio primo computer e via dicendo.

senility ha detto...

non lo so, mio fratello ha 17 anni e ha un altro passo. Comunque vabè. Le situe generazionali mi lasciano sempre un po' freddino. Asso l'ho letto e ho iniziato a scriverci una roba su. Non la finirò mai, ma se dovesse succedere la proporro a Conversazioni. Che spero non la pubblicherà perché mi stima. Vabè magari a te la mando.

un altro qualsiasi ha detto...

@cajelli
in effetti già la precisazione di senility è interessante, perchè se parliamo di questa generazione, quale è questa generazione?
ma se volessimo davvero rispondere alla tua domanda (quanto é importante il web per questa generazione?) allora lo è molto. è vero. è innegabile. ma lo stesso web é anche un'arma a doppio taglio, perché si basa quasi interamente sull'immediatezza, sulla velocità, sulla superficilalità assoluta. senza concedere spazio all'approfondimento, a qualsiasi cosa seminabile, quindi a frutti che si possano raccogliere nel tempo. ciò che viene scritto oggi, domani è già vecchio.
ecco, da questo punto di vista, asso non ha potenzialitá seminali. invecchierá prestissimo.

@recchioni
onesto da parte tua dichiarare le cifre: bravo.
che poi volendo vogliono dire tutto e niente. si potrebbe infatti fare il gioco al contrario, anche con zerocalcare.
ci dicono che lucca ha segnato 180.000 presenze, quindi vuol dire che 177.400 persone - pur essendo pubblico giá selezionato (essendo presente ad una manifestazione dedicata a fumetto e affini) rispetto a 180.000 italiani qualsiasi - non hanno comprato il suo libro.
come dire che più del 98% della gente che era lì non se l'è cagato.
vedi allora come tutto è relativo?

è un'estremizzazione, ovviamente.

Anonimo ha detto...

Ma poi Recchioni quelle tizie li se l'è trombate tutte davvero o solo pippe?

Alessandro

RRobe ha detto...

Non pensare che la tua vita sia lo specchio della vita degli altri, Alessandro.

Fabio ha detto...

Altrettanto, Roberto.

RRobe ha detto...

Quanti nomi diversi...

Fabio ha detto...

Quanti, eh?

Diego Cajelli ha detto...

Meno male che non lavoro all'anagrafe.

Anonimo ha detto...

andiamoci piano con il termine innovazione. Robert Crumb ha creato un alter-ego nelle sue storie autobiografiche molto prima di Recchioni. Storie tra l'altro molto piu' intime ed estreme.

Geometrico Particellare ha detto...

Diego Cajelli ha detto...

Meno male che non lavoro all'anagrafe.

A proposito, dove sei cresciuto, esattamente?

(V. qui, punti 3 e 4).

Cipo ha detto...

Alan Moore!

Claudio ha detto...

Mi unisco a chi rabbrividisce per il confronto tra Asso e Pompeo … e comunque è colpa tua Diego, questi confronti tra opere o autori risultano essere sempre delle ”ancore al collo” di chi li subisce (hai sentito Elio come ha apostrofato un'altro giudice quando ha definito una cantante la nuova Mina !). Ricordo Luigi Berardi quando definì “Sera torbara” (chi?) il nuovo Corto Maltese, ma non esiste un nuovo Corto Maltese come non esiste un nuovo Pompeo o un nuovo Dylan dog ne un nuovo Frank Miller o i nuovi Beatles (un euro per tutte le volte che qualche gruppo è stato definito “I nuovi Beatles”.

E’ vero che Asso (come Pompeo) è rappresentativo di una generazione, ma sono generazioni talmente diverse che le due opere non hanno nulla a che fare. I fumetti di Pazienza trasudano “vita vera” anche quando non sono autobiografici i fumetti di Rrobe (con l’esclusione di Mater Morbi) mutuano soprattutto i suoi film preferiti, i suoi fumetti preferiti, i suoi videogame preferiti, i suoi porno preferiti ect. ect. Non è che uno sia meglio dell’altro ma sono inconfrontabili.

Uno che parla principalmente di “vita vera” e Gipi … ma neanche lui (grazie al cielo) ha provato a scrivere il nuovo Pompeo.