lunedì, settembre 03, 2012

Sì, sono un cliente difficilissimo.


Ci ho riflettuto parecchio. A metà tra l’autoanalisi e l’autocritica da assemblea maoista.
Mi sono reso conto che ho parecchi problemi di relazione con l’universo degli esercizi commerciali e i commercianti.
Ho capito che il 95% delle volte se rimango in un negozio o in un locale, accettando le molteplici condizioni che mi danno fastidio, lo faccio perché sono obbligato. Dipendesse da me, girerei i tacchi e andrei via, ma:
- Sono lì con qualcuno e non posso andarmene.
- Quello è l’unico posto dove posso trovare quello che cerco.
- Sono troppo lontano da un negozio concorrente.
- Non conosco un posto alternativo.
Già, ma quali sono “le molteplici condizioni che mi danno fastidio”?
Per prima cosa, la fila.
Non è la coda come concetto generale a darmi sui nervi, detesto proprio la coda “all’italiana”.
Io sono uno schifosissimo esterofilo, oppure non sono adatto a vivere in Italia, perché all’estero io non ho alcun problema a fare le file.
Che poi è buffo, no?
Lo popolo italico pretende onestà dalla classe politica che lo rappresenta, si scandalizza (su Facebook) per questo e per quello, e al tempo stesso, come popolo, non è in grado di fare una coda in modo civile.
Da noi si sa, l’unico modo per gestire una fila è usare un elettropungolo per bovini e delle corsie di filo spinato. Al che uno dice:
- Ma che c’entra il povero negoziante se nella sua bottega non si riesce a decifrare la coda?
Perché è colpa sua.
Dal mio squinternato punto di vista il trovarmi a mio agio in un esercizio commerciale è una responsabilità di cui deve farsi carico il negoziante.
Il che mi porta direttamente al punto due.
I tavoli che ballano.
Cazzo. Non devo essere io a ristrutturare l’arredamento del tuo bar o del tuo ristorante, portandomi dietro cunei di legno e siluri di cartone per mettere in piano le gambe del tavolo che ci hai dato.
Prima di aprire, dovresti controllare quanti tavolini sono anche campioni di rumba. E sistemarli.
L’uso e la gestione degli spazi contribuiscono al mio voler darti i miei soldi oppure no.
Un esempio?
Necessitavo di lampadine alogene e sono andato al Leroy Merlin di Corsico.
Per i non milanotti, il Leroy Merlin di Corsico sorge su un area commerciale, in un punto della mappa dove fino a pochi anni fa c’era scritto hic sunt leones. Quindi, non è una pittoresca botteguccia nel centro storico. E’ un ridente capannone in mezzo al nulla.
Eppure.
Eppure la corsia delle lampadine è larga novanta centimetri, con gli espositori su entrambi i lati.
Per cui, mentre cerchi le alogene ti vedi costretto a: spostarti di continuo per far passare la gente, incastrare i tuoi gomiti con i gomiti del tuo vicino, fare culo a culo con quello dietro di te che sta cercando le risparmio energetico sull’altro espositore, diventare amico intimo di un russo ubriaco che è li per passare il tempo.
Comodità e agio del cliente?
Zero.
Quindi, non andrò più da Leroy Merlin a Corsico, perché sì, sono un cliente difficilissimo.
Ho dei grossi problemi lo so.
Cominciano quando entro da qualche parte e nessuno risponde al mio buongiorno. Proseguono come una slavina, se vado alla cassa per prendere le sigarette, dico salve e anche quello non mi dice niente.
Però c’è da dire una cosa. Sarò sincero.
Fuori dai confini milanesi io noto maggiore gentilezza nei negozi e nei locali.
A volte sono gli esercenti che ti salutano, per primi, non appena entri nel loro negozio. Fuori Milano la cortesia c’è ancora.
Qui, da me, ci sono alcuni posti dove sembra che ti stiano facendo il più grande favore della tua vita ad accettare i tuoi soldi. Soldi di cui, evidentemente, non hanno bisogno. Perché sono tutti dei miliardari eccentrici che si ritrovano, per caso, a gestire un’attività.

27 commenti:

The Passenger ha detto...

mandalo al Corriere...dovrebbero stamparne dei manifesti ^__^

Davide ha detto...

Allora, io che sono ligure di Liguria e che da questi luoghi sono immigrato in terra meneghina ti dico che... la Liguria è così all'ennesima potenza. Provare per credere. A Milano, in confronto, si è trattati con i guanti.

Sylvie ha detto...

Sarà un problema delle grandi città allora.. perché pure qui a Roma è lo stesso. E la cortesia degli esercenti è andata a farsi benedire! Odio i grandi centri commerciali, odio gli assemblamenti di questo e quell'altro in corsie lunghe km! E odio i romani in fila che, al sesto mese di gravidanza con una panza che fa provincia, alla cassa privilegiata per disabili e donne incinta, mi costringono a chieder loro se per caso posso esigere il mio diritto di priorità o posso direttamente andramene a far del bene!
Di solito la risposta è la seconda, a meno che la cassiera non ti veda in tempo! :)

Lui ha detto...

I tavoli ballerini sono la cosa che mi fa capire che sarà una cena/pranzo di merda.
A prescindere.

Anonimo ha detto...

Io ADORO i negozianti milanesi. Sono un mistero ancora da scoprire. I gelatai che fanno solo coppette e niente coni (che vuol dire che hanno detto almeno un milione --calcolato, non esagerato-- di volte a dei bambini, no il cono non lo facciamo che il gelato si gusta meglio in coppetta, ci rendiamo conto?); le pasticcerie fredde e buie che non ti vorrebbero dare piu' di 3 pasticcini piccoli su un vassoietto piccolissimo; gli edicolanti che si incazzano se non li saluti, ma non ti cagano; i camerieri finto napoletani che pensano di essere simpatici...

g.

Giorgio Salati ha detto...

Sono d'accordissimo sul fatto di chiedere di essere messo un minimo a proprio agio, anch'io sono un cliente abbbastanza difficile, capace di rispondere al limite del villano con commessi poco disponibili.

Però non sono d'accordo che sia solo una cosa tipica milanese. Nel bergamasco a momenti ti bucano le gomme solo perché hai l'accento milanese, a Brescia liberano direttamente i dobermann. Nel lecchese semplicemente non sono abituati ad avere a che fare con esseri umani più evoluti dell'uomo del Similaun, in Trentino ultimamente sono migliorati ma fino a qualche anno fa il vecchietto alla cassa ti mandava fuori dal negozio urlando se provi a discutere la sua diffidenza nei tuoi confronti (mi è successo davvero, giuro), a Firenze ti prendono a male parole perché gli dà fastidio anche solo il fatto che gli stai davanti, fa niente se sei venuto a comprare. In Umbria chiedi un'informazione e per indicarti una strada a momenti ti prendono a sberle, e te lo spiegano in umbro stretto e fa niente se non sei nato a Spoleto. In Liguria sono così schifati dal genere umano che la pasta al pesto te la infilerebbero dove dicono loro. A Napoli no. A Napoli sorridono. Peccato che nel frattempo sulla pizza ti mettono gli scarti di chissà quale roditore al posto della salsiccia e ti fanno pagare il triplo un albo di Mytico scritto dal Cajelli!

Insomma, se non tutto il mondo è paese, quantomeno lo è l'Italia.

Gua-sta Blog ha detto...

Io sono di Verona e ti capisco benissimo. Tempo fa avevo scritto un post intitolato "Commessi scazzati"... Nessuno saluta, nessuno sa niente di quello che vende. Non è un problema solo milanese.

Diego Cajelli ha detto...

boh!
La mia impressione di gentilezza extraterritoriale è nata dopo una gita a Chiavari, una in Romagna, una a Roma, e una in un paesino del verbano.
Sarò stato fortunato!

AleLav ha detto...

Mi piacciono sempre un sacco questi tuoi post, anche perchè così non mi sento l'unica a pensarla così. Io sono ritenuta "la rompiballe" di turno perchè mi trovo spesso e volentieri ad essere insofferente su cose che per me sono basilari in una convivenza che dovrebbe essere civile.

Comunque, per dovere di cronaca, i commercianti scortesi ci sono anche a Bergamo e provincia. Non tutti ovviamente, ma parecchi purtroppo.

Anonimo ha detto...

A me era capitato una volta in Abruzzo in gelateria; sono entrato, ho chiesto un cono e quando ho pagato ho ringraziato. La commessa mi ha guardato come se fossi un alieno. Poi mi hanno detto che non è costume locale ringraziare i negozianti per il loro servizio, e che forse dovevo essere il primo a farlo da un anno a questa parte ...

Furyo Maltese ha detto...

La gita a Chiavari ti ha fatto cambiare prospettiva???? La tua analisi coincide con la mia sui negozianti genovesi, pensa te...

Furyo Maltese ha detto...

La gita a Chiavari ti ha fatto cambiare prospettiva???? La tua analisi coincide con la mia sui negozianti genovesi, pensa te...

Marco Pellitteri ha detto...

Caro Diego, concordo su tutto...
Andate in Romagna se volete commercianti simpatici e cordiali!
Marco (io sono di Palermo e la situazione è come a Milano, solo che c'è il sole, non il grigio, quindi un'attenuante in meno!)

TheBlackMonk ha detto...

Commercianti Genovesi RULEZ!!

Finchè non trovate un esercente che vi DICE APERTAMENTE di andare a comprare da un'altra parte pur di non rompergli (a Genova in 30 anni di vita successomi DECINE di volte), non avete avuto a che fare che con simpatici guagliuncelli!! :D

Giorgio Salati ha detto...

A me a Roma, tipo nella pasticceria più storica dell'urbe, dissero "Ma va' a farte 'n giro!".

Comunque, a proposito della famosa cordialità ligure, ecco un divertente doppiaggio di Fabrizio Casalino:
http://youtu.be/8U8k-dd1UrI

S3Keno ha detto...

"Io sono uno schifosissimo esterofilo, oppure non sono adatto a vivere in Italia"...

Ma infatti, Diego, io questa cosa qui di te non l'ho mai capita. Hai un lavoro - la scrittura (che sia con Bonelli, con BD o chiunque altro) - che ti permetterebbe tranquillamente di vivere a Londra, per dirne una. Anche continuando a lavorare SOLO con l'Italia... che tanto ti basterebbero un portatile, una adsl e al massimo un telefonino (sicuramente hai già uno smartphone) per poter continuare a fare tutto esattamente come prima... allora perchè non te ne vai? Perchè continui a vivere in Italia? (e bada bene che ora non ce l'ho in particolare con te, ma è una domanda che pongo SEMPRE a chiunque si lamenta dell'Italia in favore della cultura estera, però poi col cazzo che smolla la presa da qui)...

madalessandro ha detto...

pienamente d'accordo, soprattutto sul fatto che sembra che gli stai facendo un favore ad elargire i tuoi soldi.

Diego Cajelli ha detto...

@S3Keno
Sì, tutto quello che dici è giusto, però...
Io non sono da solo e le cose giuste che hai detto valgono, purtroppo, soltanto per me.
Per cui, romanticismo a palla, io rimango qui e sopporto tutto quello che sopporto soltanto per amore.

S3Keno ha detto...

eeeeeeh, le donne, l'ammore (con due emme)... all we need is love <3

Anonimo ha detto...

ma come è possibile che io e tutti i miei amici commessi a vari livelli-dal negozietto alla gdo-siamo sempre super gentili e disponibili e incontriamo solo clienti pazzi, maleducati, che non salutano o non ringraziano o hanno richieste assurde (tipo nutella in un negozio monomarca lindt, cordless col filo, libri di cui sanno solo che la copertina è gialla o forse nera etc...)?
commessi educati e clienti educati come in Ladyhawke...

CyberLuke ha detto...

Ciao Diego, prima volta che commento, pur essendo uno dei tuoi più grandi lurkatori di sempre.
Stavolta non ho resistito.
Vorrei essere là a stringerti la mano. Forte.
E poi proporti: adesso usciamo, ci facciamo un giro per Milano (ma poi anche qui a Roma) e tutti i commessi, banchisti, baristi, camerieri, cassiere che ci trattano meno che educatamente, li pigliamo semplicemente a sberloni in faccia.
Prima tu (che sei più grosso, a cocchio e croce), poi io.
Io per ultimo.
Perché, sono arrivato all'amara conclusione, sono tanti quelli che capiscono solo il linguaggio degli sberloni.
(Oddio, a volte tocca reiterare, ma in genere, dopo il terzo o il quarto che gli arriva in piena faccia, capiscono il messaggio che gli vuoi trasmettere).
La buona educazione per costoro è nulla.
È un alito di vento.
È un optional che costa troppo e no, grazie, non la installiamo.
Anzi, senza "grazie".

E comunque, concordo con l'anonimo qui sopra che il destino, notoriamente cinico & baro, fa incontrare i commessi/camerieri/etc gentili con i clienti ignoranti, cafoni e decerebrati.
Ahimé.

Glauco Silvestri ha detto...

E' per questo che amo il paesino del trentino dove passo qualche giorno ogni anno. Lì ci si saluta tra estranei anche quando ci si incrocia sul marciapiedi. ^_^

I*Man ha detto...


"La mia impressione di gentilezza extraterritoriale è nata dopo una gita a Chiavari"

Nomi, cognomi, indirizzi, please.
Ormai a Chiavari io non posso più andare a mangiare/fare la spesa senza rischiare di venire alle mani con qualcuno.

Francesco ha detto...

Mitico Diego,
Io vivo in Romagna e devo dire che anche qui sono arrivati i negozianti scortesi che non hanno bisogno dei soldi dei clienti, ma sono, per fortuna, una minoranza e durano poco.
Anche l'Emilia è così, anzi alcuni amici (non necessariamente emiliani) ti diranno che forse è meglio della Romagna. Ferrara è un caso un po' a parte.
A Roma ormai dipende dove capiti...

Diego Cajelli ha detto...

@I*Man
Al mercato!
Per i miei esperimenti culinari ho comprato la borraggine che volevo farmi i pansoti da solo.
(Cronaca: sono venuti moolto bene)
Il fruttivendolo è stato davvero molto gentile!
Sempre al mercato, c'è una signora cinese che vende cibo asian.
Ho coprato diverse cose e, giuro, abbiamo chiacchierato amenamente per mezz'oretta sulla difficoltà di "sbrogliare" gli spaghetti di riso quando li confezionano a matassina.

Sottoscrivo parola per parola:
"E comunque, concordo con l'anonimo qui sopra che il destino, notoriamente cinico & baro, fa incontrare i commessi/camerieri/etc gentili con i clienti ignoranti, cafoni e decerebrati."

NoceMoscata ha detto...

Hai tutta la mia comprensione, e ti devo anche dare una brutta notizia: la scortesia milanese sta dilagando anche fuori porta ahimè!

pettanick ha detto...

Mi sa che sono un tuo doppleganger, tranne che tu scrivi molto meglio di me.
Mi spalmo completamente sulla situazione che descrivi.
La settimana prossima andrò per un fine settimana a Berlino e so già che quando tornerò mi verrà da piangere.