giovedì, settembre 06, 2012

Maxi Dampyr 4, nello spazio (bianco) tutti ti sentiranno urlare: Buuuuh!



Da quando ho iniziato a fare questo mestiere, nel pleistocenico 1992, ho ricevuto più critiche positive che negative. Ed è un bene. Grazie a tutti.
In tutta onestà non sono “abituato” a beccarmi delle stroncature. Soprattutto se si tratta di recensioni negativissime e argomentate, frutto di un lungo ragionamento. Insomma, critiche negative che vanno oltre alla pisciatina nell’angolo che ogni tanto viene a farmi qualche anonimo.
Ecco perché il pezzo di Nigro su Lo Spazio Bianco mi ha colpito parecchio.
Ci sono rimasto male?
Sì. Un bel po’. Inutile mentire e pararsi dietro il ritornello: “ammè ste cose mi scivolano” perché non è vero, non è mai vero.
La mia reazione emotiva nella giornata di ieri, già tremenda di suo, non è stata delle migliori. Il mio umore ha preso il diretto per depressionelandia e chi mi era accanto ne ha fatto le spese.
Poi, come è nel mio carattere, ho sdrammatizzato.
Andavo in giro a frignare, con voce rotta:
- Mioddio sono l’orrore della banalità, ma ti rendi conto?!
Dopodichè ero pronto per analizzare la cosa con razionalità. Perché è giusto. Lo dice anche Nigro che vuole riflettere, dibattere e approfondire la cosa.
Il suo pezzo si apre così:
Dampyr è un personaggio il cui concept non ho mai davvero capito. Non sono mai stato abbastanza coinvolto dalle storie per seguire con regolarità la serie e, di conseguenza, la diluita continuity che si è sviluppata negli anni. Per me, i personaggi di Dampyr sono puro anonimato. Nessuna affettività. Il protagonista stesso, Harlan Draka, è per me l’incarnazione di uno strano avventuriero senza peso, come sospeso in una nebbia fatta di pezzi di altri personaggi, altri riferimenti narrativi (anche letterari) senza che vi sia stata una riuscita precipitazione in una sintesi efficace.
Ed è tutto legittimo a mio avviso.
Dampyr può piacere come non può piacere, è nella natura delle cose. Però, se i gusti si basano su una visione personale e soggettiva, purtroppo un concetto come la logica è un valore universale.
Per cui, senza neanche scomodare i vulcaniani, partendo da quel tipo di premessa, considerando come Nigro percepisce Dampyr, allora il mio maxi è un capolavoro.
Ho pienamente rispettato le sue aspettative. Anzi, ho confermato nei fatti la sua tesi iniziale.
Dampyr ti fa schifo.
Il Maxi Dampyr ti ha fatto schifissimo.
Logico e giusto.
Di sicuro ho capito che mi concentro sulle cose sbagliate. Nella prima storia, per esempio, c’è il flashback di un morto gestito tecnicamente come se fosse vivo. Niente. Ho capito che quel tipo di ironia può apprezzarla soltanto chi mastica a menadito il linguaggio narrativo bonelliano.
La seconda storia, a partire dai nomi dei personaggi, è un preciso lavoro di citazioni a più livelli tratte dai romanzi di Stephen King. Niente. Ho capito che nessuno si è messo a controllare su Google quei nomi o chi ha davvero ucciso il marito mettendogli il vetro nella minestra.
La terza, che è anche la mia preferita, ha un montaggio non lineare piuttosto complicato. Niente. Ho capito di aver sbagliato a rendere il tutto leggibile, nonostante si passi da sogno a flashback a tempo reale, a visione e di nuovo flashback, inferno e flashforward e risultando, alla fine, una lettura ugualmente comprensibile.
Ora mi è chiaro. Le cose a cui tengo io, quando scrivo una storia, interessano soltanto a me. Mi impegno così tanto affinché certe scelte non vengano notate, per mantenere l’albo agile, per mettere il personaggio (e non me) al centro dell’attenzione, che in effetti non vengono notate affatto. Me la sono cercata.
Poi Nigro dice:
Ma qualche buona storia l’ho letta. Il papà di Dampyr, Mauro Boselli, è un abile professionista, con una lucidità rara e la capacità di raccogliere da più parti riferimenti e intuizioni per imbastire storie preziose.
Io non posso competere con Boselli. Non è nemmeno in discussione.
E’ una cosa rarissima che un altro scrittore scriva un personaggio seriale meglio di chi lo ha creato. E con Dampyr questo non succede.
I fan di Dampyr adorano Boselli, e le storie che non scrive lui sono percepite “istintivamente” come inferiori appunto perché non le ha scritte lui. (Lo so. Ci faccio i conti. Lo accetto e vado avanti.)
Uno scrittore “in seconda” può cogliere alcuni aspetti del personaggio, può toccare alcune corde narrative diverse, sapendo di soddisfare le aspettative di una parte del parco lettori della testata. Forse anche tutti, ma in coscienza, uno scrittore in seconda sa che non muoverà mai il personaggio come chi ha creato e gestisce la serie.
Sapevo già che quelle tre storie del maxi non erano allo stesso livello, per esempio, della saga milanese dei numeri 144 e 145. Anzi. Ben poche produzioni a fumetti del 2012 (seriali e non) sono al livello dei numeri 144 e 145 di Dampyr.
Però, ed è buffo, si fa sempre prima a dire: “qualche buona storia l’ho letta” piuttosto che fare un bel pezzo di approfondimento su quei numeri.
Ma non è colpa di nessuno se è molto molto molto molto più divertente parlare male di una cosa piuttosto che parlarne bene.
E in effetti, è proprio da una recensione negativa che scopro l’affetto di Nigro nei miei confronti.
A me ci tiene, lo dice apertamente. Vuole anche sapere dove è finita la mia personalità di autore. “Ne vediamo l’ombra, ne sentiamo il respiro affannato, ma manca la vitalità, una sua voce autonoma.
Sono troppo coinvolto da me stesso per poter rispondere a queste domande. Però posso dire, del tutto apertamente, che quando scrivo sono convinto di quello che sto facendo. A determinare le mie scelte sono diversi fattori, ma se qualcosa non mi convince non la scrivo. Cerco di fare del mio meglio con le carte che ho in mano, ed è sempre stato così.
Non ho mai scritto niente tanto per scrivere, tanto per portare a casa la pagnotta, consapevole di scrivere una schifezza. Mai.
Al tempo stesso sono ben consapevole di non scrivere sempre dei capolavori assoluti della storia del fumetto mondiale. (A dire il vero, non credo di aver mai scritto un capolavoro assoluto della storia del fumetto mondiale, ma si sa, ho un certo gusto per iperbole.)
Magari, oh, ti è andata di sfiga Guglielmo! Già il personaggio non ti piace e ti sei beccato tre mie storie una dietro l’altra, dignitose, piacevoli per i fan, ma di sicuro non le storie migliori dell’intera serie di Dampyr.
Invece, se per “voce autonoma” si intende un progetto interamente mio, dove sono il creatore del personaggio e del contesto narrativo, quindi non uno scrittore in seconda, allora mi sa che bisognerà aspettare l’uscita di Longwei.
Verrà pubblicato dall’Editoriale Aurea, a Lucca il numero zero, e il numero uno in edicola da gennaio.
E ora scusami, vado davanti allo specchio a dirmi che sono l’orrore della banalità e a frignare ancora un po’.

36 commenti:

Mauro Padovani ha detto...

a volte le critiche servono a farci ripensare sulle cose che facciamo...a volte è un bene...ma nel tuo caso, oserei dire che può servire come stimolo, i livello delle tue opere è sempre eccelso.
La recensione che avevano fatto di me su Fumetti brutti mi aveva fatto pensare ( non avevano colto l'ironia, le citazioni dai film di Mayer o Waters e altre cosuccie che avevo messo dentro)...ma dopo 2 giorni mi sono detto..fanculo, che si fottano!
colonna sonora consigliata 2Pac -Hit 'em up

MarPlace ha detto...

Mah, la recensione è "cattiva", ma nel senso buono del termine (cioè non è gratuitamente perfida), e punta il dito dove lo deve puntare. Avverto in Nigro anche un certo dispiacere perché da uno come Cajelli ci si aspetterebbe forse più personalità (io me l’aspetto, sinceramente, e spesso vengo soddisfatto). Però, da lettore, ho sempre considerato i maxi un parcheggio di storie non esattamente esaltanti (ditemi quello che volete, ma è sempre stato così: se leggo un maxi so bene cosa posso aspettarmi da quel maxi, di tutte le testate bonelliane, quindi pretendere troppo in sede di recensione da un maxi è sbagliato a priori. Poi ci sono anche i Maxi riusciti, come il secondo di Dampyr).
La sua introduzione sull'anonimato di Dampyr la capisco perfettamente, e la condivido per buona parte degli albi di Dampyr, nonostante lo segua appassionatamente dal n. 1.
Il Cajelli scrittore su Dampyr ci ha regalato indiscutibilmente ottime storie, e in alcuni casi ha raggiunto vette che possono benissimo competere con quelle di Boselli (la storia di Cajelli più boselliana è “La Foto che urla”, una delle migliori, e in ogni caso si sentiva la personalità “cajellosa” dell'autore).
C'è da dire che Dampyr è un personaggio molto strano: son davvero poche lo volte in cui è lui il motore della narrazione, son davvero poche le volte in cui avverti che Harlan Draka prova emozioni profonde, gioco forza credo sia il personaggio bonelliano meno "empatico" del lotto.
Le migliori storie di Dampyr infatti vertono tutte sulla continuity, o sulla gestione, guarda caso, dei personaggi secondari (in alcuni casi da manuale della sceneggiatura, penso a “La Sposa del Vampiro”).
L'ho detto parecchie volte nei miei commenti sul web, Harlan Draka mi è sempre sembrato il protagonista inconsapevole di una serie mensile. Scrivere ottime storie in queste "condizioni", peraltro condizioni volute dal creatore stesso, deve esser impresa molto ardua.
Mi piacciono molte le tue storie, Diè, alcune sono più riuscite, altre meno, ma come è normale aspetto la tua mini per poter leggere finalmente cosa sa fare un Cajelli in un contesto seriale. E penso che ne rimarrò molto soddisfatto. 

MarPlace ha detto...

cavolo, che commentone! Mi son fatto prendere la mano, sorry!

Oreo ha detto...

Io non sono un fan dei tuoi lavori, questo devo premetterlo, ma ciononostante spero che potrai ravvisare una certa obiettività nel discorso che sto per fare.

Prima cosa: a me pare che alle critiche negative rivolte ai tuoi lavori tu risponda sempre con argomenti non troppo dissimili, nella sostanza, da quelli qui esposti.
Mi ricordo che qualche tempo fa (purtroppo non so quantificare con precisione i tempi di ciò che fruisco digitalmente, potrebbe pure trattarsi di due anni fa, o anche più) rispondevi alle critiche negative ad un tuo Dampyr lette su forum e blog sottolineando quanto ti fossi fatto il mazzo con la documentazione storica, come pure le formule magiche avessero una base reale e così via.

Ti rendi conto però di quanto delle contro-argomentazioni del genere manchino il bersaglio?

Qui parli delle citazioni (King), del montaggio e delle tecniche narrative; allora parlavi di ricerca e documentazione.

Tu rispondi con la tecnica ad argomentazioni che con la tecnica c'entrano solo fino a un certo punto.
Non c'è bisogno che sia io a dirti che una buona tecnica può sorreggere una storia ma che, la bontà di quest'ultima, ha a che fare con la tecnica solo marginalmente.

A che mi serve il tuo elaborato (ma comprensibile, non sia mai che in bonelli qualcosa non ti sia urlato in faccia finchè non lo capisci) montaggio non lineare se poi lo utilizzi per raccontarmi un banale clichè narrativo?
Che mi frega a me, lettore, che tutti i luoghi in cui si muove il Dampiro siano esattamente come la loro controparte reale e che i fatti storici che fanno da sfondo alla narrazione siano rigorosamente documentati se poi la storia che mi racconti è noiosa, prevedibile e zeppa di dialoghi incolori e stereotipati?

Nigro ti chiede passione, coinvolgimento emotivo, originalità (ma anche solo imprevedibilità andrebbe benissimo)-che poi è quello che più o meno chiede qualsiasi lettore- e tu gli rispondi col flashback del morto e il montaggio non lineare. Non pare anche a te che qualcosa non torni?

Sia chiaro, qui nessuno è contro la tecnica o la documentazione storica (sulle citazioni già c'avrei qualcosa da ridire, ma tant'è) ma bastano a fare di una storia una buona storia? Oppure sono le idee, la vitalità della scrittura, un minimo di originalità e ritmo e quella passione che Nigro invoca a fare la differenza?

Che tu conosca e sappia maneggiare la tecnica è innegabile, si nota pure dalla tua capacità di analisi in ambito narrativo. Però non ti viene il dubbio che questo tuo occhio tecnico possa togliere spontaneità e "cuore" (passami il termine) alle tue storie? Che spesso nello scontro con La Tecnica siano l'estro, la sincerità e la freschezza dell'invenzione a uscirne con le ossa rotte?

Avete fatto della professionalità, del citazionismo postmoderno, della padronanza degli stilemi di genere la vostra bandiera ma a me pare che spesso vi dimentichiate di cose molto più importanti.


Io su 'sto blog son spesso stato ironico e polemico, pure un filino acidello magari, però devo dire che condivido con Nigro la simpatia nei tuoi confronti (anche perchè, secondo me, almeno di cucina ne capisci :P) e queste cose, quindi, te le dico in assoluta sincerità e, se vogliamo, pure con affetto. Spero che possano rappresentare uno spunto di riflessione.

Oreo ha detto...

Nota a margine (dove torno al mio tono acido più consueto): comunque a me pare che nel post Nigro lo tratti un po' da scemo che non ha capito o non ha colto sottigliezze tecniche, come se fosse un lettore poco attento o non avvezzo a letture più complesse. Però pure tu lo sai che non è così, lo ha dimostrato spesso del resto.

Semplicemente il punto su cui insisteva era un altro, lo hai capito pure tu di sicuro, non prendiamoci per il culo. E' solo che sei un tamarro e i muscoli in un modo o nell'altro devi mostrarli. :P

Oreo ha detto...

Seconda nota a margine: ho ritrovato il vecchio post che citavo all'inizio del mio intervento, lo linko per completezza:

http://diegozilla.blogspot.it/2010/03/nel-frattempo-fumettolandia.html

Poi era di due anni fa e passa...certo che il tempo vola eh.

Anonimo ha detto...

La tecnica è poco senza il cuore e le idee, che si cercano faticosamente. 'Sta cosa della tecnica e della professinalità ha un po' rotto: dovrebbe essere la base del lavoro, non un valore assoluto (a meno di non raggiungere livelli alla Moore). L'impressione, e non parlo solo di te, parlo anche di alcuni "emergenti" e vecchie glorie, è che il "successo" vi abbia fatto pensare che il lettore medio sia un tonto a cui ammannire dialoghi stereotipati o idee riciclate.
Nigro ci è andato giù pesante con te, e credo anche ingiustamente visto che avrebbe potuto-dovuto avere la stessa durezza con altri nomi di grido, anche a te vicini, che di tonfi ne hanno fatti ben di peggiori. A meno che non siano intoccabili. Con affetto però, che dei tanti genietti sopravvalutati tu sei quello che ha ancora frecce nel suo arco...

Mauro Padovani ha detto...

Da una testata Bonelli non si può aspettarsi originalità e voglia di sperimentare...ma si avrà invece "tecnica" e professionalità...e pensi che gli autori si adeguino a questo. Difficilmente un autore come Morrison o Ennis troverebbe spazio su Tex o Nathan Never (anche se sarebbe bello vedere che cosa ne uscirebbe fuori).
Io aspetto il "vero" Diego nei lavori extra bonelliani.

Diego Cajelli ha detto...

@Oreo
Ma infatti... L'ho detto che mi fisso sulle cose sbagliate, no?


E grazie a tutti per gli interventi, eh!

Anonimo ha detto...

Cito da un ottimo blog italiano:

"Esiste una sottile ma fondamentale differenza tra essere di bocca buona e amare i sapori più semplici. Se la prima ipotesi esclude a priori ogni tipo di piena soddisfazione in virtù di una pigrizia che va inficiare l’efficacia della ricerca (modo complicato per dire che vi accontentate di quello che passa il convento), la seconda ostenta una passione godereccia non per forza di cose populista. Animata da stimoli magari semplici ma per nulla scontati."

Oreo ha detto...

Mauro Padovani dice:

"Da una testata Bonelli non si può aspettarsi originalità e voglia di sperimentare...ma si avrà invece "tecnica" e professionalità"

Io non sono un sostenitore della Bonelli ma quello che dici tu secondo me è veramente triste...
E se tutti la pensano così non sorprende la paludosa e spesso insignificante situazione del fumetto popolare italiano.

Poi, a dirla tutta, non credo che chiedendo al lettore bonelliano medio cosa cerchi nel suo mensile preferito egli risponda indomito "professionalità e tecnica!".

Se cercassi, tra i prodotti di una casa editrice, solo tecnica e professionalità darei un'occhiata al settore manualistica di una qualsiasi libreria.

E comunque sia il Dylan Dog di Sclavi il suo successo l'ha avuto per meriti che esulavano del tutto dalla tecnica e dalla professionalità. Dylan Dog era forse l'esempio migliore di fumetto bonelliano fatto con la giusta dose di cuore, freschezza e ispirazione (e infatti quando quest'ultima si è esaurita Sclavi ha pensato bene di ritirarsi).

Piange il cuore a vedere come è ridotto oggi il personaggio...

Masca Micilina ha detto...

Non sono d'accordo su questa affermazione: I fan di Dampyr adorano Boselli, e le storie che non scrive lui sono percepite “istintivamente” come inferiori appunto perché non le ha scritte lui.
Percepire le storie di Boselli come "superiori" è, appunto, una percezione che non necessariamente corrisponde alla realtà. Io ho trovato piacevole il Maxi perché centra in pieno lo scopo che ti eri prefissato, ovvero omaggiare il cinema horror di serie B. Come del resto ritengo che le storie di Marolla (per fare un esempio) siano decisamente superiori a quelle di Boselli che molte volte trovo monocorde e un po' pretenzioso..... Il lavoro che svolgi per Dampyr a mio avviso è ottimo, tenendo conto che la Bonelli sul piano delle sceneggiature sia molto arroccata su uno standard main stream....

Mauro Padovani ha detto...

X Oreo
la stessa cosa la vedo sulle testate della Marvel e della Dc...tecnica e professionalità...per vedere altro bisogna guardare altrove.
Gli autori vedo che danno il meglio di loro dove hanno i diritti sulle cose che creano, le "grandi" questo non lo fanno e la crisi di idee è evidente.

Guglielmo Nigro ha detto...

12ciao diego.
mi permetto di scrivere per alcune veloci precisazioni. ovviamente quello che dovevo dire l'ho scritto nell'articolo. però aggiungo alcune cose sulla base delle tue considerazioni:

1. non ho pregiudiziali sulle storie scritte da boselli. nè inconsce nè istintive. ho letto sue buone storie e sue brutte storie su dampyr. sono abbastanza lucido da poter evitare un tale tranello. tanto che non riesco ad associare le personalità del personaggio e di boselli. purtroppo.

2. il fatto che non amo il personaggio, come spero capirai, non mi preclude di riconoscere buone storie quando le leggo.

3. per il discorso "tecnica", ha ragione oreo. puoi citarmi tutto lo stephen king che vuoi, ne posso sorridere, ma se l'impianto della storia è così piatto e banale, perdonami, ma mi annoio lo stesso. peccato non aver citato scooby-doo tra le fonti (si scherza!)

4. la personalità di un autore non può, non deve!!, uscire solo in una serie propria. anche in serie ideate da altri deve emergere. solo un esempio in positivo, in ambito bonelli, le storie di manfredi sul sepolto nick raider (personaggio che conosci, no?!)

5. ci tengo a te! credo che tu sia persona lucida, simpatica, ottimo didatta, e con una buona consapevolezza del medium. e quindi, mi chiedo, ti chiedo, cosa non funziona?

6. nessuno mette in discussione l'impegno e la serietà con cui ti approccio al fumetto in bonelli. figuriamoci. ma cogli un punto essenziale: ti concentri sulle cose sbagliate. forse servirebbe più attenzione sull'idea di base, e sulla messa in scena dei personaggi. la tua tecnica, la tua attenzione alla linearità malgrado tutto... ha banalizzato tutto.

7. magari mi è andata di sfiga. mi sembra la chiusura migliore della riflessione! :)

8. leggerò la serie aurea, ovviamente.

Diego Cajelli ha detto...

@Guglielmo
Necessito di tempo per risposta articolata!

Anonimo ha detto...

Ok, forse Diegozilla ha toppato. Ma davvero, chiedo anche a Nigro, era il caso di farne un post così personalizzato, mettendo di fatto alla gogna un autore solo quando è invece generale la scarsità di idee degli emergenti e celebrati autori dell'ultima generazione ( e non solo)? Sarebbe stato più accettabile se di tutti questi - anzi proprio dei più mediaticamente conosciuti - GN avesse di volta in volta rimarcato le cadute anche abissali. Con questa recensione tranchant - che considero tuttavia leggittima e approvo in parte nei contenuti- Cajelli pare diventare suo malgrado il paradigma di qualità scadente, e questo non è molto giusto. E' in ottima compagnia, invece, a giudicare dalle critiche lette sul web, in questi mesi-anni: hanno dato pessima prova di se, a volte, anche intoccabili come Faraci, Recchioni e Barbato, per citare solo la piccola compagnia in qualche modo assimilabile a Diegoz: il noiosissimo Linea di Sangue, l'insipida Eliminazione e l'imperdonabile Darwin (e prima ancora Sighma) vanno a braccetto e superano in irritante pochezza questa triade Cajelliana

Guglielmo Nigro ha detto...

@ diego: se hai voglia, credo che potrebbe essere utile provare a rispondere alle domande che pongo al termine dell'articolo. tra le quali, in particolare, quelle sul genere che riporto qui:
"quale senso ha realizzare un seriale horror nel nuovo millennio? Quali corde dovrebbe toccare nel lettore? Come potrebbe connotarsi all’interno del panorama avventuroso di casa Bonelli? Come (se mai) dovrebbe rispecchiarsi il reale, la nostra quotidianità, all’interno del paradigma orrorifico di riferimento?"

@ cajelliana: intendiamoci, i paradigmi non mi interessano, né tantomeno i sistemi. e neppure l'idea del "colpirne uno per educarne cento".
ho letto questo fumetto, ho sentito queste cose, ho riflettuto e scritto quello che ho scritto.
gli autori meritano più rispetto di così?! oppure, è vero proprio il contrario, che gli autori tutti meriterebbero più critiche o spunti di riflessione?
ciao
(ne parlerò presto sul mio blog: sighcomics.blogspot.com)
g.

Il Verro Insaziabile ha detto...

Sig. Cajelli,

a me Dampyr piace, e molto. Ho iniziato a leggerlo nel 2000: ero un bambino, totalmente digiuno di fumetti, e Dampyr (comprato in un'edicola al mare, fra l'altro) mi ha "svezzato" e introdotto nel mondo-fumetto (e nel mondo Bonelli in particolare). Perciò, le dico "grazie" per storie che (senza essere, o voler essere, capolavori del fumetto mondiale) mi hanno tenuto compagnia, interessato, e fatto divertire. "La miniera di Zyarne", "La foto che urla" e "Il cuore di Gorislav" sono farina del suo sacco, e tutt'e tre mi son piaciute molto. Per motivi sempre diversi, il che (immagino) sia un bene. Grazie ancora, quindi.
Terminata la captatio benevolentiae, esprimo la mia opinione: BASTA con il citazionismo. E' quello che stanca. Non mi riferisco solo a lei, ovviamente: ma credo che la recensione di Nigro sollevi un problema generale, riguardante buona parte della produzione fumettistica italiana (negli anni, ho cercato di recuperare il tempo perduto, e ho letto il più possibile, a destra e a manca).
Dicevo: BASTA con il citazionismo estremo. BASTA con i nomi dei personaggi presi da King, BASTA con le citazioni dei film di Mayer, di Waters o Vattelapesca. BASTA con il fumetto italiano di genere che cita il cinema hongkonghese di genere di metà anni '70 che cita cita il pulp americano anni '30 e il wuxiapian cinese, che a loro volta citano...BASTA.

Il Verro Insaziabile ha detto...

La mia impressione di povero stronzo qualunque è che, ormai, si citi. Si citi. Si citi. Finchè qualcuno non torna a leggersi la Pimpa, per sfuggire all'asfissiante clima di rimandi incrociati.
Qui (dove per "qui" intendo i blog di fumettari, seguiti da nerd variegati) si è tutti cresciuti a pane e "arte a caso" di genere. Cinema poliziottesco, cinema action anni 80, il Conan di Howard, Nero Wolfe, il noir di Ciccio, il noir di Caio, la Transavanguardia polacca del 1923, cazzi e mazzi. Da un pò, però, credo che tutti rischino di correre verso la saturazione. Nel 1986, Sclavi fece arrivare nelle edicole un fumetto pesantemente citazionista, dal quale comunque si evinceva una visione personale dell'autore. Sono passati quasi trent'anni, e il citazionismo spinto ha rotto i cosiddetti, se posso. E' un gioco divertente, è un pò come se l'autore facesse l'occhiolino al lettore...ma ora basta. A volte si ha l'impressione che gli autori siano schiacciati sotto il peso di una macedonia di influenze culturali, e che i loro lavori divengano dei "patchwork" di ciò che è venuto prima.
Si ha voglia di fare un fumetto action? E allora che ci si mettano morti ammazzati a volontà, ma SENZA (se possibile) omaggiare quella sequenza di Commando, quella scena di Serpico, quel particolare momento di Milano Calibro 9. Un pò d'aria fresca, per favore. Uno o due fumetti che narrino storie non (troppo) infarcite di rimandi a questo film, a quel manga, a quell'altra roba. Negli ultimi dieci (o più, non saprei) anni, il citazionismo ha impazzato. E Rat-Man. E John Doe. E mmobbasta. Forse, il numero dei lettori di fumetti non è elevatissimo (rispetto a quanti potrebbero essercene in Italia) ANCHE perchè, ormai, leggere un fumetto significa entrare a far parte di un club esclusivo, già infarcito di una serie di nozioni relative all'arte di genere. Sennò, non ci capisci una beata minchia. E ti senti escluso. E torni a Fabio Volo, perDio: almeno lui non cita sequenze herzoghiane o prose howardiane ogni tre per due. Ormai, anche leggere Topolino sembra richiedere una crescente conoscenza del "mondo citazionista". O forse sono io, un pò più vecchio e smaliziato, a leggervene troppe. Non lo so.
So soltanto che un anno di fumetti senza citazioni, rimandi, strizzate d'occhio al pubblico, mi farebbe sommamente piacere.
PS: Ovviamente, io sò io, ovvero non sono un cazzo. Pertanto, questo pippone (semmai qualcuno se lo legga) potrebbe esser preso per una tremenda botta di vanagloria. Non credo sia così. Recchioni, Faraci, Ortolani, Zerocalcare e compagnia cantante saranno sicuramente die bravi professionisti, che hanno lavorato anni per sviluppare tutta una serie di tecniche narrative. Non mi metto certo a sindacare su questo. Tuttavia, signori, una preghiera: abbandonate il morbo della citazione a piè sospinto. Almeno per un pò.

SighComics ha detto...

http://sighcomics.blogspot.it/2012/09/sighlife-02.html

Marco Bertoli ha detto...

Anch’io ho l'impressione che con il citazionismo si sia andati un po’ oltre.

Quello che trovo più sconfortante, però, è che gli autori di fumetti italiani peschino le loro citazioni tutti dalle medesime peschiere, quelle che ricorda il Verro: cinema di arti marziali, cinema trash, Stephen King etc. Sembra che i fumettisti italiani sui quaranta arrivino forniti di un repertorio culturale-stock: hard rock, Stephen King o qualche fantasy, arti marziali, cinema porno, cinema trash nelle sue varie declinazioni. Mai niente oltre, mai niente di diverso. Non sto dicendo, perché non credo, che non conoscano altro, ma ad altro non sembrano volersi mai ispirare, come per tacito accordo.

Alle lunghe sopravviene la noia.

Frank ha detto...

Bertoli, permettimi il distinguo,: non tutti "gli autori di fumetti italiani pescaino le loro citazioni...", ma solo "alcuni", un gruppetto di "nuovi" e generalmente bonelliani. Altrove, anche nel popolare (per quello che vuol dire), le citazioni - quando ci sono - sono di altro genere, valore e entità.

Marco Bertoli ha detto...

Grazie, Frank, prendo buona nota. In effetti la mia generalizzazione si basa solo sugli esponenti, diciamo, più in vista, anche sul web.

dann ha detto...

Ma quindi anche quelli citati citavano?
Cioè, non c'è una fava di originale da millenni?
La Bibbia è un testo di citazioni?

Anonimo ha detto...

Di solito chi cita ad oltranza latita in cultura e si aggrappa appunto alla frase bella e pronta, tutto a scapito dell'esercizio dei propri neuroni.
Cajelli ma tu fai la fatica di leggere (qualcosa che non siano solo le caxxate del web)? o mica poi tanto...

Diego Cajelli ha detto...

Tanto lo sapevo che della mia risposta qualcuno avrebbe capito soltanto quello che gli conveniva capire.
Pazienza.

Ultimo anonimo.
Ovviamente sì. Perchè incarno il male assoluto, sono il simbolo e il motivo vivente di come vanno male le cose in Italia, responsabile del debito pubblico, incarno tutti i mali della "nuova generazione" di autori, della corruzione e del signoraggio.
Sono da perculare all'infinto, da schiacciare, da umiliare.
Perchè basta la stroncatura di 3 storie per annullare completamente il mio lavoro, a fumetti, non a fumetti, sul blog eccetera.
In effetti, non capisco perchè gli editori chiamino me, invece di chiamare qualcuno di molto più bravo, pulito, simpatico, che stia simpatico agli anonimi.
Dai, ammazzatemi.
Dai, usate le parole di Nigro come leva per muovere fuori contesto tutta la merda che avete dentro.
Sono qui.
Io.
Con il mio nome, il mio cognome, la mia faccia, le mie intenzioni, i miei sogni e tutta la mia onestà.
Forza dai.
Come con le foche!

Anonimo ha detto...

Scusa eh, Diegozilla, ma la tua ultima risposta proprio non l'ho capita, come non ho capito il motivo per il quale hai fatto questo post. Se non vuoi discutere la stroncatura tanto vale non parlarne, ti pare? E non è che qui si sia venuti tutti a spalar merda.
AI (Anonimo iniziale)

boselli ha detto...

Scusa, caro Nigro, il punto non è poter criticare una storia che hai letto. E' ovvio che si possa fare. Ma tu nella tua recensione pretendi di criticare una serie e un personaggio che affermi di non capire e di NON LEGGERE!!! Come la mettiamo?
Mauro Boselli

SighComics ha detto...

@ diego: certo, e mi spiace che finisca sempre così. la mia "stroncatura" vuole essere un motivo per ragionare insieme. ovviamente, non è una caccia alle streghe né altro del genere. ma questo, le persone intelligenti lo capiscono. gli anonimi ci saranno sempre, sigh!

@ mauro boselli: piacere di parlare con te. di dampyr ho letto ... diciamo almeno 30 storie, a naso. comprese quelle citate da diego nel suo post. bastano 30 storie per farsi un'idea abbastanza precisa del personaggio e della serie? e, con rispetto parlando, se la serie non mi piace, non è solo colpa mia. e di questo commento puoi fare quello che vuoi.
invece... invece credo che al di là delle caratteristiche peculiari della serie, credo sia possibile esprimere un giudizio chiaro sulle storie. le storie le so leggere e valutare, sulla base dei miei gusti e della mia esperienza. tanto più che le storie di diego in questione potrebbero essere state scritte per dampyr come per tante altre serie. quindi, la mettiamo così: esprimo un giudizio di massima iniziale sulla serie per contestualizzare il senso della critica; ed esprimo un giudizio molto circostanziato in merito alle storie di diego di questo speciale.

però, davvero, al di là della legittima difesa di ufficio del proprio lavoro, sarebbe bello provare a rispondere alle domande che pongo alla fine della critica. ecco, quello sarebbe un passo avanti sulla discussione, se discussione vuole essere (e ci inserirei anche un chiarimento in merito a chi sostiene che nei maxi ci finiscono le storie meno belle. un'insinuazione che sento spesso per diverse serie bonelli, e che trovo talmente assurda che spero non sia vera).

g.

Anonimo ha detto...

A me non piace il prosciutto cotto. Un insaccato che non ho mai davvero capito. Premetto che non sono mai stato abbastanza coinvolto dal suo giusto per seguirne con regolarità le marche. Non ho nessuna affettività nè per il prodotto in sè, nè per il brand.

Ieri sera alcuni amici mi hanno fatto mangiare un panino al cotto.

Avrei dovuto sapere che sarebbe stato un errore, anche se una certa leggerezza nelle scelte aiuta a fare scoperte inattese. Ma non è stato quello il caso, purtroppo.

Stamane, mi sono fatto dare il numero di telefono dell'addetto al reparto salumi della Coop, cui ho esposto il mio problema, con una serie di domande:

- quale senso ha realizzare un insaccato suino nel nuovo millennio?

- come mai nel suo prodotto non trovo la sua voglia di giocare e di sperimentare?

Avrei voluto continuare, ma lui mi ha detto VAI A CAGHER e poi ha messo giù il telefono.

ms

Guglielmo Nigro ha detto...

@ ms: hai colto un problema. il fumetto per te è solo un prodotto di consumo che mangi e poi espelli. dampyr come il prosciutto cotto. ottima controdeduzione.
g.

Anonimo ha detto...

Nigro vs. ms: 12 a 0.
Invece di discutere, magari accapigliandosi, sul merito delle questinoi si preferisce glissare e mandarla in caciara con argomentazioni fuorvianti. Il sottoprodotto di anni di dialettica dell'era B, suppongo. Per quanto le stroncature siano dolorose, si potrebbe avere qualcosa di più di tristi rivendicazioni tecniche e ironia di basso profilo? Perchè, se no, ritornare sulla contestazioni con apposito post? Restiamo ai fatti, cari tutti. Io trovo la critica di Nigro un po' esagerata, non nel merito, ma nel contesto. Punta Cajelli per indicare Bonelli? Ugh! Ho detto! E non incazzatevi, sono fumetti... ;-)
F

SighComics ha detto...

@ f.: grazie per lo sforzo di mantenere la discussione sui giusti binari.
specifico che la critica è circostanziata e non ha ambizioni "più sistemiche". è però interessante, utile, capire cosa ci vedono gli altri, in questa discussione.
ciao
g.

Anonimo ha detto...

@ Guglielmo Nigro: proprio così, il fumetto, come tanta altra arte popolare, non è solo, ma anche e soprattutto un prodotto di consumo di cui nutrirsi e da espellere. Per fare spazio al nuovo!

Così come c'è differenza tra un toast ingollato per sopravvivenza e un corso di degustazione di Pata Negra così si consuma un albo degli XMen rispetto al Garage Ermetico.

Il vero problema è che invece di avere "consumatori" sul web prolifera una generazione di aspiranti critici frustrati che imbustano le loro poche edizioni, possibilmente elemosinate gratuitamente come "copie recensioni" e le risfogliano per rileggerle in continuazione.

A cui palesemente non interessa una discussione (a meno che non sia nei "giusti" binari, cioè i propri) ma un po' di visibilità, una micro fama. A tal proposito, si veda il cambio di postura e ritmo nel comunicare con Boselli o Cajelli: forte coi deboli e debole coi forti, il vero motto di tanta critica, non solo web.

@f: spero sinceramente per te che tu sia nigro, o sighcomics.

ms

Anonimo ha detto...

@ ms. No, non sono nigro o sighcomics, tant'è che mi sono firmato f. (era facile). Io invece spero sinceramente che tu non sia nient'altro che ms. E conosco bene il garage ermetico, se può segnare un punto a mio favore. Ognuno mangia cibo-fumetto che gli va e quando gli va, ma non è che se vado in trattoria devo essere avvelenato per forza. Questa acuta metafora è per indirizzarti ai termini del dibattito
F

Anonimo ha detto...

@ f: i termini del dibattito sono quelli stabiliti da un vegetariano che si lamenta del menu di una steak house.

Neanche Maccio Capotonda oserebbe tanto.

ms