martedì, settembre 11, 2012

Inizio a rispondere...


Chiedo perdono a tutti quelli che passano da queste parti per altri motivi. Ma qui siamo ancora a discutere di questa roba clicca qua.
Ho iniziato a farlo nei commenti, poi mi sono reso conto che era trooooppo lungo, e ho optato per il post apposta.
Per cui la discussione si sposta qui.

Non sono d’accordo con le premesse e con il contesto in cui le domande vengono poste. Non so bene quale tipo di illuminato dibattito possa nascere dalle mie risposte, in più non siamo nemmeno nel campo del “diritto di replica”, siamo passati direttamente al “tutto quello che dirai verrà usato contro di te”. Ma non c’è problema.
Dal mio sbagliatissimo punto di vista quelle domande hanno un vizio di forma.
Rispondo lo stesso. Ma ti pare.
Divido le domande e le mie risposte in tre interventi diversi. Per chiarezza.
Oggi rispondo alla prima domanda:
“La prima riguarda l’horror: quale senso ha realizzare un seriale horror nel nuovo millennio? Quali corde dovrebbe toccare nel lettore? Come potrebbe connotarsi all’interno del panorama avventuroso di casa Bonelli? Come (se mai) dovrebbe rispecchiarsi il reale, la nostra quotidianità, all’interno del paradigma orrorifico di riferimento? Leggendo queste storie di Dampyr, il senso non c’è, si perde in un lavoretto che neppure eccita, neppure trasmette adrenalina, se anche solo questa fosse la sua vocazione, ovvero rispondere ai bisogni “primari” dei lettori. Si respira solo il qualunquismo di una narrativa stanca, vecchia e refrattaria (questa sì, forse, purtroppo, un riflesso del nostro quotidiano).

- quale senso ha realizzare un seriale horror nel nuovo millennio?
In effetti la filosofia si interroga da sempre sul motivo che spinge l’uomo a fare qualunque cosa. Posso provare a parcellizzare la retorica presente nel nucleo della domanda, svincolarla dall’ovvia risposta obbligata (che semplificando può essere: “nessuno” per i pessimisti e “molti” per gli ottimisti) e rispondere ugualmente.
Prima però bisogna mettersi d’accordo su quanto incide la connotazione temporale.
Nuovo Millennio.
Ovvero: realizzare un opera seriale di genere in riferimento nel nuovo millennio inteso come:
A-generale) Contesto storico/culturale del lettore. E qui bisognerebbe aprire una lunga parentesi sul post moderno, sull’intrattenimento, sul franchise, sugli archetipi, sulle età, sulla narrazione di genere in termini generali.
Se posso farlo notare, le coniugazioni dell’horror partendo dal gotico e arrivando all’ horror contemporaneo-industriale sono parecchie. Forse anche troppe per elencarle tutte.
Passare dal coglione che legge solo le caxxte in internette a quello che ti fa pesare la sua cultura di sto finferlo il passo è breve. Per i non avvezzi, per “horror industriale” intendo l’orrore coniugato ai contesti industrial e post industrial. Se vuoi approfondire leggi qualcosa della Re/Search. Se lo vuoi “vedere”, parecchie storie di Dampyr che ho fatto con Alessandro Baggi si basano sull’horror industriale.
Trovi che tutto questo sia una triste rivendicazione tecnica? Dovresti sentire due ingegneri che parlano tra loro di motori.
- AH! Hai paragonato lo scrivere fumetti all’ingegneria automobilistica! Ma allora per te i fumetti sono solo delle macchine motrici termiche!
Brum, brum brum!
A- bis) Specifica sui fumetti.
E qui mi cade sia l’asino che il velo. Ovvero: da come è posta e dal contesto in cui nasce la mia impressione è che in realtà non sia affatto una domanda. Anzi è un ribaltamento di fronte dialettico dove sono io che devo spiegare a lui perché oggi in Italia facciamo ancora dei fumetti di genere seriali da edicola, invece di…
Quello che c’è dopo “invece di…” non mi è dato di saperlo. Perché non mi vengono forniti esempi o paragoni. (Non vengono MAI forniti esempi o paragoni, ma non è soltanto il caso del mio amico Guglielmo)
Non mi va, non ho tempo, non ho voglia di menarmela ancora con il gioco delle coppie: popolare/d’autore, Coppi/Bartali, seriale/graphic novel, cultura/intrattenimento e via discorrendo.
(Azz! Ho scritto cultura senza scrivere cu-cu-cultura, avrò deluso il buon Frank?)
Io non vado nell’orto a cercare delle verdure che non ci sono
Non leggo graphic novel sperando di trovarci del serialepopolare e viceversa. Questo sarebbe fin troppo ovvio, oppure…
Oppure, sempre rimanendo nell’ambito A-Bis, ovvero “specifico sui fumetti”, non è che sotto sotto c’è una critica con una forte rivendicazione di spazio editoriale?
Non è che chiedendosi : “quale senso ha realizzare un seriale horror nel nuovo millennio?” in realtà la vera domanda è: Perché escono tutte queste cose quando potrebbe uscire in edicola “Jimmy Corrigan, the Smartest Kid on Earth” di Chris Ware ad albetti?
E’ questa la vera domanda?
B) Millennio inteso dal punto di vista temporale/tecnologico.
Carta, fumetti, crisi, tecnologia, tablet… Il nuovo millennio dal punto di vista tecnologico, incide sulle necessità narrative dei lettori?
Cambia il supporto, immagino quante menate si sono fatti in passato nel passaggio dal racconto orale al racconto scritto, e quando l’invenzione della stampa ha trasformato tutti gli amanuensi in abili disoccupati.
Cambia il supporto e cambiano le necessità e le aspettative dei lettori. Mai come oggi tra l’altro.
C’è differenza nel leggere Frankenstein su carta nel 1818, o leggerlo oggi su un iPad?
Ovviamente sì. Cambia il lettore. Cambia il suo background, legato al contesto storico in cui vive.
Anche se prendiamo un “lettore tipo” che non lo ha mai letto (nel 1818, o nel 2012) è ovvio che il lettore contemporaneo, in base al suo livello di tamarria, può pensare: e sti cazzi, è ugguale ugguale a Frankenstein Junior, castello ululì, lupo ululà.
E’ quello, per dire, che è successo con la versione cinematografica di John Carter di Marte. In pochi si sono resi conto che non stavano vedendo una serie di cose “già viste”, ma l’opera dalla quale avevano origine tutte quelle cose che avevano “già visto”.
E’ facile menarla a me sul citazionismo, quando invece il citazionismo e il postmodernismo sono radicati a livello inconscio nella materia grigia di tutti i miei contemporanei.
Il nuovo millennio, dal punto di vista narrativo, porta il lettore a fare immediati paragoni, a trovare analogie, similitudini, tu chiamale se vuoi… citazioni. Ed è un processo automatico e involontario, naturale sotto un certo punto di vista. Il bello è che quelle analogie vengono trovate anche se non ci sono.
Per cui tornando alla domanda (dopo il mio rendering) quale senso ha realizzare Dampyr nel nuovo millennio?
Perché piace a parecchia gente, e non soltanto a chi lo realizza. Questa “parecchia gente” è il suo parco lettori. Non sono milioni, ma sono un bel po’.
Tra di loro c’è chi non partecipa a questa discussione, c’è chi non conosce i nomi di chi lo realizza, c’è chi lo legge e basta, perché nel popolare le cose funzionano così.
Dal mio punto di vista, colpevole per estensione di tutti i mali che affliggono l’editoria italica, per me ha senso realizzare Dampyr perché mi offre la possibilità di raccontare delle storie coniugate ad un tipo di horror che sento più vicino alla “mia” visione dell’horror rispetto, per esempio, a Dylan Dog. E qui mi collego alla seconda domanda.

- (il seriale horror del nuovo millennio) Quali corde dovrebbe toccare nel lettore?
Che accorpo a: Come potrebbe connotarsi all’interno del panorama avventuroso di casa Bonelli?
La risposta a questa domanda, mi si perdoni la giocoleria dialettica, ma è proprio all’interno 150 numeri di Dampyr, degli speciali, dei maxi e dei fuori serie.
Dampyr ha una connotazione così ricca che non saprei da che punto cominciare il mio elenco.
Così come tocca delle corde così specifiche che non avendo le mani di Joe Satriani faccio fatica suonare tutte.
Però, visto che mi si chiede uno sforzo, in questa era della comunicazione dove io devo comporre una tesi specifica e circostanziata, in risposta a una domanda con un vizio di forma, con attori autonomi che fungono da provocatori, dove in sostanza sono io che devo accettare le provocazioni e dimostrare la mie ragioni (Chi parlava di imprinting comunicatico berluscotico?) farò questo cazzo di sforzo.
Ecco le prime venti connotazioni/corde specifiche di Dampyr che mi vengono in mente.
Rapporto padre/figlio.
Scoperta di sé stessi.
Folklore locale specifico.
Introduzione delle teorie quantistiche sul multiverso.
Collocazione nel reale.
Costruzione di un immaginario specifico coerente.
Assenza di metafisica o “non sense”.
Approccio specifico nei confronti del “male” e del concetto di “mostro”.
Rapporto tra eroe centrale e personaggi di supporto.
Ricorrenza di antagonisti e co protogonisti.
Azione al centro della trama.
Crescita psicologica costante di tutti i personaggi coinvolti.
Possibilità di perdere.
Amicizia “western”.
Misteri.
Ambientazioni esotiche.
Viaggio.
Demologia classica.
Ricostruzioni storiche.
Guerra.

- Come (se mai) dovrebbe rispecchiarsi il reale, la nostra quotidianità, all’interno del paradigma orrorifico di riferimento?
Ma davvero devo rispondere a una domanda in cui c’è la parola “paradigma” e nemmeno uno smile?
Comunque, di nuovo, la risposta è nella serie.
Dato che, bla bla bla, mi si chiede, bla bla bla, e questo post è fin troppo lungo, adesso dovrei dare i numeri. Letteralmente.
Dovrei elencare i numeri di Dampyr dove, secondo me, la serie si rispecchia nel reale. A volte in modo diretto, altre volte in modo simbolico.
Però non lo farò. Perché?
Perché siamo nel favoloso mondo del “tutto quello che dirai potrà essere usato contro di te” e io lo so già che il mio elenco parziale qualcuno vorrà percepirlo come elenco totale e dirà, qualunque sia il numero degli albi indicati: solo questi?!
E poi, scusatemi, non vorrete farmi credere sul serio che se elenco degli episodi qualcuno verrà qui a commentare dopo averli letti, no?

74 commenti:

Skull ha detto...

Secondo me bastava anche solo la risposta A/Bis: è quello (sempre quello) il conquibus.

Il tutto mi ha ricordato che non ho ancora preso il numero 150... vado in edicola. :)

Luca ha detto...

Diego, secondo me alle recensioni non si deve rispondere, soprattutto se negative.
Analizza i casi, le tue possibli "risposte", e le loro conseguenze:
1) il recensore ha ragione, la storia non è buona, tu dici di essere d'accordo con lui (per fare la figura di quello onesto che ammette i propri errori);
1a) sapevi che la storia non era buona e l'hai fatta ugualmente
--> sei disonesto con il lettore (e con l'editore)
1b) non ti eri accorto che la storia non era buona finchè non te l'hanno detto
--> sei un professionista scarso
2) il recensore ha ragione, la storia non è buona, ma tu dici di non essere d'accordo (vuoi difendere il tuo operato, nonostante tutto)
2a) lo fai argomentando d'altro, sostenendo la tua qualità in altri punti
--> ti diranno che non hai risposto alle critiche, inoltre ti esponi ad ulteriori critiche sugli argomenti "extra" che tirerai fuori
2b) lo fai attaccando personalmente il recensore
--> come il caso 2a, ma diventi anche stronzo. Ad essere stronzi c'è il pregio di poter dire quello che vuoi perchè avrai sempre "ragione", in quanto stronzo.
3) il recensore ha torto, la storia è buona, quindi tu dici di non essere d'accordo (giusto! non voglio parlino male della mia opera, perchè hanno torto!)
3a) argomenti con la massima precisione e smonti meticolosamente la recensione
--> hai pubblicizzato una recensione per te negativa, addirittura perdendo il tuo tempo dando peso ad una recensione scarsa. cit.:"Una smentita è una notizia data due volte".
3b) argomenti con minor abilità e ti scappa qualche cosa
--> come nel caso 3a, con i peggiorativi del caso 2a
4) il recensore ha torto, la storia è buona, ma tu dici che sei d'accordo con la recensione
--> sei semplicemente scemo

Quindi, secondo me, è uno di quei casi in cui come ci si muove si fa una cazzata. Meglio star zitti, finchè qualche rompitasche non ti chiederà conto di "ma quella recensione, l'hai letta? che ne pensi?"

Anonimo ha detto...

la critica chiedeva di rendere conto di storie poco convincentie trite pur costruite si ad arte spiegando i motivi di tale presa di posizione e suggerendo le domande per evitare di ripeterli.. E quando una critica e' sensata bisogna farne tesoro per il futuro senza arroccarsi esageratamente sulle proprie posizioni. forse la vera risposta e' un lavoro che non risenta di quanto ci viene imputato, un lavoro brillante.

Anonimo ha detto...

n.b. tra citazionismo spinto che finisce per "sorreggere" una sceneggiatura e richiami o analogie o riadattamenti o cover c'e' una bella differenza.
poi se la tua risposta e' che a tepiace cosi' e anche alla casa editrice e credi anche al pubblico e quindi non ti interessa ovviare a cio' cge ti viene detto e' un altro conto e lo troverei giustissimo e dignitoso.

Bapho aka Davide Costa ha detto...

Il Re/Search a cui accenni si riferisce a questo?

http://en.wikipedia.org/wiki/RE/Search

Diego Cajelli ha detto...

Anonimi carissimi...
Lo confesso. Non riesco a seguirvi. Ne consegue che avete vinto.
Ripeto:
Avete vinto.
Dite cose nelle quali io non mi ritrovo.
Il "citazionismo spinto" per esempio.
Mai usato.
Mai usato una "citazione" come elemento portante di un plot.
Quando ho parlato del maxi vi siete attaccati solo a quella parte lì.
E lo avete fatto perchè vi faceva comodo. Colpa mia che vi ho servito la vittoria su un piatto d'argento.

Poi.
La critica poneva proprio delle domande. Non chiedeva di rendere conto bla bla bla.
Per cui anche rispondere alle domande non va bene.

Mi diverte che mi venga contestato un arroccamento sulle mie posizioni.
Io almeno rispondo.
Altri al mio posto avrebbero risposto con un unica parola:
PUPPAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH

Ora verrò accusato di non averlo fatto.

Diego Cajelli ha detto...

@Bapho
Yep!
Fondamentali gli Industrial Culture Handbook.
In italiano c'è qualcosa edito da Shake

S3Keno ha detto...

ho letto solo ora tutti i passaggi della questione (la recensione, il primo post, i commenti, questo secondo post) e per quanto riguarda il pezzo di Nigro - pur sostenendo la legittimità di ogni opinione - mi verrebbe solo da dirgli che se cerca una determinata cifra autoriale del buon Cajelli, dovrebbe leggere i suoi progetti personali... mentre in una filiera editoriale come Bonelli può casomai trovare il mestiere, solitamente fatto con impegno e onestà (anche se maggiormente "strutturato" - diciamo così - in favore del personaggio e della sua stessa serialità).

Detto questo, non avendo mai letto Dampyr in vita mia non posso entrare nello specifico, ma credo di capire che tanti lettori stiano lamentandosi (se si può dire) del citazionismo non perché ce l'abbiano propriamente con te, ma - quasi come tu fossi un comodo capro espiatorio del momento - perché questo gioco/metodo dell'omaggio, della citazione, etc. è oramai talmente usato e abusato dagli sceneggiatori che ha davvero stancato. Anzi, ha proprio rotto il cazzo!
Ma è cmq un problema che riguarda un po' TUTTE le testate bonelliane e/o i personaggi degli ultimi anni che a loro si rifanno, anche quando i rispettivi autori credono di intortarcela con la loro immensa cultura fumettistica, cinematografica, letteraria, televisiva e quant'altro. Poteva funzionare fino ad un po' di anni fa, poi alla lunga l'auto-alimentazione di genere ristagna. Senza considerare che oramai "il genere" è a portata di tutti.

Ultime due righe: gli anonimi.
Ci sono. E sono parte imprescindibile del web. Sempre pronti a spalarti merda addosso, dalle loro camerette super-tecnologiche. Dal loro anonimato tristissimo e bastardissimo. Fanno parte del pacchetto, insomma.
Eppure - credimi - forse è meglio che restino anonimi.
Te lo dico perché proprio io che credevo nella assoluta libertà dei commenti (lasciati sempre aperti nel mio blog) ho dovuto ricredermi per colpa di un programmino che mi ha sviluppato mio fratello Alessio - ingegnere elettronico, analista/programmatore, se ricordi - grazie al quale è possibile risalire all'IP di chi commenta… per poi scoprire che spesso i PEGGIORI commenti anonimi, i più velenosi e rancorosi, venivano da persone che credevo amici!!!
A quel punto l'amarezza è ben peggiore di una recensione negativa :(

boselli ha detto...

Ahem... Dampyr NON è basato affatto sul citazionismo. Punto. Il citazionismo mi fa vomitare.

Boselli

boselli ha detto...

Aggiungo che STAVOLTA Diego non si è lamentato o dispiaciuto ma ha cercato di rispondere alla richiesta ESPLICITA mossa da Nigro di dare delle risposte. Ecco... Io non l'avrei fatto a questi livelli e con tal dispendio d'energie. Infatti trovo divertente la risposta di Luca...


Ciò non toglie che Diego ha risposto più che bene. Anch'io ero intervenuto per criticare la critica di una serie letta poco e male e che non piace al recensore (come se io mi mettessi a criticare Sex and the City o il vitel tonnè... ma perchè dovrei farlo?).
Però Diego è stato bravissimo, e apprezzo i "punti" da lui portati al "PERCHE' esiste Dampyr.
Nigro, quando lamenta un mancato rispecchiamento della nostra realtà, forse ignora che una delle originalità di Dampyr nel fumetto popolare italiano è stata anche quella di mettere in primo piano, che so, la guerra di Bosnia, di Cecenia, d'Angola... e altre fette ignorate della vera realtà... Boh... Siamo sempre lì. C'è a chi piace la pizza e a chi non piace...

Ma ha ragione qualcun altro che mi ha avvertito: inutile entrare in argomento: se si parte da un pregiudizio, dibattere è sempre una totale perdita di tempo.

Guglielmo Nigro ha detto...

@cajelli e boselli: è strano, umanamente comprensibile, e intellettualmente disonesto pensare che una critica negativa nasca:
1. da un presunto teorema secondo il quale voglio criticare una politica editoriale per vedere solo chris ware in edicola (dandomi implicitamente del naif, se non di peggio) a scapito di bonelli.
leggo da anni tonnellate di bonelli. e seleziono quello che mi piace. nessun teorema. quindi, se la risposta di cajelli in questo post parte dal presupposto che le domande hanno quel vizio di forma, beh, mi spiace, ma è un chiaro arroccamento. una delegittimazione delle argomentazioni critiche.
quello che non mi piace, se mi è permesso, lo critico, ogni tanto, quando ho tempo.
così come scrivo recensioni positive quando trovo qualcosa che mi piace. qualcosa di recente? oh, guarda, non è ware, ma julia, un fumetto bonelli!!
ciao ciao, teorema.

2. come dice boselli, la mia critica parte da un pregiudizio. e di nuovo, delegittimo la critica con un presupposto pretestuoso.

bene, fermiamoci qui. non ho mai pensato, e non è questo il caso, che la debolezza di queste storie di dampyr fosse il citazionismo. è stata una prima risposta di cajelli a porre un accento secondo me giusto: "mi concentro sulle cose sbagliate, stephen king, ecc.ecc."

citazionismo? no. penso che siano brutte e banali le storie. le idee che ci sono dietro, e come sono sviluppate le sceneggiature, in primis i dialoghi e le dinamiche che muovono la narrazione.

ho invece un pregiudizio su dampyr?
no! ho un giudizio che nasce dall'esperienza di lettura di dampyr. è difficile da accettare?
e aggiungo che le storie di cajelli non mi sembrano lo standard "dampyiriano". sono brutte storie horror qualunque.

ma a questo punto, visto che sono ospite del blog dell'autore che ho ahimé criticato (con pregiudizio e con un fantomatico teorema anti-bonelliano), mi permetto di fare pubblicità.

comprate il maxi dampyr. compratelo tutti. anche i lettori occasionali di dampyr. anche chi dampyr non l'ha mai letto. compratelo, leggetelo e fatevene un'idea. e se volete, rileggetevi la mia critica. magari ci ritrovate un senso.

guglielmo

Guglielmo Nigro ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Guglielmo Nigro ha detto...

ops, dimenticavo: al di là del presupposto della risposta in merito al teorema anti-bonelli, molte delle altre considerazioni di cajelli in questa risposta sono interessanti e meritevoli di approfondimento.
se non fosse quel vago tono di accusa e la posizione del caposquadra boselli che vuole chiudere il discorso. in fondo, meglio quanto dice luca, non discutiamo di nulla e ognuno per la sua strada.

bene. non ho presunzioni né pretese. se ai lettori interessa, leggono la critica per quella che è.
se agli autori interessa, magari si fanno un paio di domande sul proprio lavoro.
se no, pace.
sarà possibile?
guglielmo

Skull ha detto...

Scusa Guglielmo, a me continua a sembrare non tanto che tu auspichi di trovare Chris Ware al posto di Bonelli in edicola, ma quasi Chris Ware DENTRO il Bonelli da edicola.

Bonelli fa per definizione e tradizione fumetti seriali improntati su di un sano, artigianale intrattenimento; non mancano gli accenni a temi alti, specie in determinate serie (tra cui Dampyr, spesso), ma anche questi sono declinati e incastrati in una struttura che non ha nulla a che fare con la denuncia sociale o con il prodotto autoriale.

A me piace molto leggerti, da lettore di alcune cose che leggo anch'io e moltissime che non leggo e non capisco, però in quelle che condividiamo mi sembra spesso che ti aspetti di trovare cose diverse da quelle che ci vogliono mettere gli autori.
Forse un certo tipo di fumetto non ti basta più, no?

Guglielmo Nigro ha detto...

@ skull: ciao! no, sbagli completamente il bersaglio.
pensa, io amo moltissimo le storie che boselli scrive su tex. mi trovo molto in sintonia con quelle, almeno quanto fatico ad apprezzare quelle di dampyr.
ieri mi sono divertito moltissimo a leggere l'ultimo tex di faraci e del vecchio. pura storia di avventura ottimamente sceneggiata e disegnata, con energia, dinamismo, bei dialoghi, e l'attenzione ai particolari (il cane del generale).
seguo le serie di manfredi con curiosità, anche se l'ultimo shangai devil non sempre mi convince. ecc. ecc.
non cerco cose che non possono o non devono esserci in bonelli. cerco buone storie bonelli.
ma se "bonelli" vuol dire mediocrità, allora non ti seguo. è questo il caso?! no! la politica di bonelli non è all'insegna della mediocrità. è all'insegna di un certo modo di fare fumetto che prevede tuttavia inventiva, commistione di generi, ecc. ecc.
in un ambito seriale le storie possono avere alti e bassi. possono riuscire o no.
il senso vero delle mie domande finali non era: metto in discussione la politica editoriale di bonelli. quanto mettere in discussione le valutazioni del curatore della testata che ha accolto queste che sono, a mio avviso, prove mediocri, senza mordente, spente. è difficile da capire? da accettare?

le riflessioni sull'horror non riguardano "in generale" bonelli editore. non vorrei leggere ott su dampyr! ma riguardano nello specifico queste storie horror di cajelli. quali immaginari toccano e quali attualità hanno queste storie per i lettori?
posso chiedermelo? e posso chiederlo agli autori/curatori della testata?

questo è TUTTO! lo giuro!! :)
tu hai letto questo maxi dampyr?
le storie ti sono piaciute?
o ti sei annoiato come me?

ciao
guglielmo

Skull ha detto...

Ti ringrazio del chiarimento, avevo del tutto frainteso il punto nevralgico della questione.
E non è nemmeno la prima volta. :)

Le storie le ho lette e sinceramente mi sono sembrate buone, perfettamente integrate nel filone "autoconclusivo" del personaggio (che si discosta leggermente da quello "in progress" che porta avanti le sottotrame della serie).

In quest'ottica, che poi credo sia quella del Maxi, mi sono ritrovato tre buoni prodotti d'intrattenimento riuniti insieme per mettere qualche brivido action/horror in una torrida estate: vuoi per le atmosfere, vuoi per l'ambientazione azzeccata della seconda, vuoi per le "presenze" di vario tipo che si divertono a rendere la vta del nostro Harlan un piccolo inferno.

Nella serie, e spesso anche nelle storie di Diego, ci ritrovo un pò del mio adorato Seabury Quinn, del mio idolatrato Robert Howard (quello horror) e in generale il "sapore" delle pagine della letteratura pulp degli anni '30: sarà banale (sarò banale) ma a me basta e avanza. :)

boselli ha detto...

Caro Nigro, io non entro in merito al tuo giudizio sulle storie. Ho solo risposto al tuo giudizio NEGATIVISSIMO sulla SERIE e sul mio povero protagonista, o sul fatto che non ritieni che la serie abbia motivo di esistere. Perché non mi spieghi quella parte lì? Se si tratta solo di una questione di gusto personale (sei tu a dirlo!) è umano e legittimo, ma non ci si può imbastire una critica. Considero Berardi uno dei miei Maestri, ma amo Ken Parker quanto trovo molto poco interessante Julia (che a te PIACE!). Non mi caccerei dunque in una disamina di Julia perchè so che partirei prevenuto.

In quanto alla scelta delle tre storie di Diego, sono storie autoconclusive e di onesto intrattenimento. Ad altri son piaciute. Non potevo mica metterci tre delle prossime 15 che usciranno sulla serie mensile, le quali sono in stretta continuity! E altre ha disposizione non ne ho. Ci sono anche limiti e necessità imposti dalla pubblicazione seriale, che i critici ignorano, ma che ahimè esistono... Ma NON metto storie minori sul Maxi. Metto quelle che ho e che sono "libere". Così ti ho risposto.

Guglielmo Nigro ha detto...

@ skull: mi permetto di aggiungere che, in generale, trovo molto triste che ogni volta che si fa una critica a un prodotto bonelli si viene tacciati per quelli che portano avanti la solita crociata anti-bonelli. questo è semplicemente un modo per delegittimare un parere.
pensa, ogni critica dovrebbe iniziare così: seguo bonelli, leggo questo e quello, ho amato questo e quello, e così via...
capisci? è ridicolo. poi magari, perché no, il taglio che ho dato alla mia critica è fraintendibile e quindi è anche colpa mia. ma spero che autori e lettori di questa discussione possano credere all'ennesima difesa delle "buone intenzioni"! :)
insomma, la risposta Abis di Diego sarebbe bello poterla mettere da parte e bon.

@boselli: ecco, la tua risposta è chiara, semplice e per me esaustiva rispetto alle logiche con cui hai compilato il maxi.

in merito all'impianto della serie e al tuo personaggio, per non abusare di questo spazio ma per darti un parametro e spiegare anche perché ogni tanto torno a leggere dampyr: non "capisco" bene il personaggio, le sue motivazioni, le sue caratteristiche, e, trattandosi di un seriale, i presupposti della serie. ho letto di fila al momento dell'uscita i primi 10 numeri della serie, e poi non ho più letto in modo continuativo. non mi ha convinto quello che dovrebbe essere il meccanismo portante di un seriale come quelli voluti da bonelli.
ciò detto, ho più volte letto singole storie interessanti, coinvolgenti. per quanto sento, soprattutto nelle tue storie, un approccio fin troppo "cerebrale" o "intellettuale", apprezzabile sul piano della storicizzazione, ma a volte un po' "faticoso". sofisticate, ma con l'esigenza "bonelliana" di spiegare e descrivere in modo puntuale tutti i passaggi. a volte verbose, o troppo statiche.
eppure, grazie anche ai disegnatori straordinari che hai a disposizione, ci sono singole sequenze che mi entusiasmano.
per es., nella prima parte della storia sulla corona ferrea (io monzese di origini!), la sequenza dell'arrampicata è splendida, come il montaggio presente/passato di tutto il numero.
mi sono divertito moltissimo nel leggere la sequenza iniziale dell'ultimo numero, il 150, nel quale fai un primo ribaltamento con il poliziotto al posto del "mostro" che salva la ragazza, e poi il secondo ribaltamento quando il poliziotto muore e la ragazza è spacciata...
ecco, ti riconosco e apprezzo questa forza evocativa, specie in alcune sequenze, ma non sempre l'insieme della storia mi convince.
potrei argomentare meglio, con più tempo e una riflessione più ponderata. spero ti accontenterai di questi spunti.

queste caratteristiche, questi guizzi, idee che danno senso a una storia, sono dal mio punto di vista del tutto assenti nelle storie di cajelli. e mi dispiace. e siccome so che cajelli ne è capace, eccome (leggendo anche gli altri suoi prodotti non bonelliani. comincia con pulp stories, figuriamoci!), non ne capisco le ragioni.

gugliemo

Oreo ha detto...

@Skull e altri: secondo me fraintendete, a me non sembra proprio che Nigro cerchi altro o "troppo" dal fumetto bonelliano. Non mi sembra che cerchi Chris Ware nelle pagine bonelliane, però ecco ricercarci almeno un briciolo di Pratt, del Berardi di Ken Parker, o del primo Sclavi pare troppo? Sempre nell'alveo del fumetto popolare d'avventura siamo (sì, per me anche con Pratt).

Proprio quelle che tu, Skull, indichi come caratteristiche precipue del fumetto bonelliano, ossia buone storie d'avventura scritte con abile mestiere, sembrano latitare sempre più spesso a favore di intrecci portati avanti a suon di cliché narrativi, dialoghi imbarazzanti e idee banali.

Qui spesso si scambia il mestiere o il buon artigianato con il semplice portare a casa la giornata (o meglio, le tavole di sceneggiatura).

@Boselli: hai ragione, Dampyr non è un fumetto citazionista...ma magari fosse quello il problema. A proposito di narrazione sciatta e cliché ricordo per esempio il numero 130, "La casa delle cicogne"* e in particolare le tavole in cui Lisa parla (senza risparmiarci frasi enfatiche e/o stereotipate) alla foto incorniciata di Harlan, suo perduto amor. Francamente è una scena che mi aspetterei di vedere più in una soap ispanica di terza categoria che in un buon fumetto d'azione/avventura.

Poi ci sarebbe da affrontare tutta la questione della didascalicità (e verbosità annessa) ma nel caso del fumetto bonelliano, e ancor di più boselliano, sarebbe un po' come sparare sulla croce rossa.


*poi non dite che si critica non entrando nel merito delle storie, per partito preso o senza leggere i vostri lavori, i due euri e settanta (ora tre) possiamo ancora permetterci di buttarli via nella speranza di ritrovare qualcosa di buono in edicola.

Skull ha detto...

Oreo, capisco il tuo punto di vista ma penso proprio di dissentire quasi in toto dalla tua analisi impietosa del fumetto bonelliano in generale.

Sarò fortunato o di bocca buona, ma mi sembra che le serie e le miniserie che seguo siano scritte mediamente molto bene, e in generale molto meglio a livello di caratterizzazione e di dialoghi rispetto a quanto veniva pubblicato anni fa.

L'unica eccezione mi sembra il povero, vituperato Dylan Dog: ma anche per lui ogni tanto splende una fioca lucina nelle tenebre. :)

Marco Bertoli ha detto...

@Boselli:

amo Ken Parker quanto trovo molto poco interessante Julia (che a te PIACE!). Non mi caccerei dunque in una disamina di Julia perchè so che partirei prevenuto.

Peccato, perché a me interesserebbe sapere le ragioni per cui «Julia» è sgradita a uno sceneggiatore di mestiere, anzi, sono certo che interesserebbe a tutti.

Ma tu fai lo sceneggiatore, non il critico, ed è non solo comprensibile, ma anche giusto che tu non voglia impelagarti in un'impresa simile. Chi invece intenda fare della critica, ha non solo il diritto, ma il dovere di parlare anche di ciò che non gli piace, dandone le più ampie e specifiche motivazioni (a me pare che Nigro abbia motivato con dovizia).

A meno che non si voglia dire che la critica stessa è superflua o nociva: posizione che io non condivido, ma tuttavia sostenibile (anche qui, come le più ampie e specifiche motivazioni).

Nota a margine: proprio perché le critiche portate in quest'occasione non mi sembrano campate in aria (fatti salvi certi toni sprezzanti), non capisco proprio la ragione dell'anonimato di molti interventi.

Oreo ha detto...

@Skull: l'analisi è impietosa, spero però che si capisca che non è gratuita o portata avanti in maniera faziosa. Io tante cose bonelliane le ho amate molto, e per quanto possa sorprendere penso pure che Dampyr, una serie che secondo me non ha mai brillato particolarmente, non sia neanche così male. Prendete un numero di Brendon a caso e le pecche di cui parlavo per Dampyr e alcuni punti deboli della scrittura di Boselli li troverete amplificati in maniera grottesca e involontariamente ridicola.

Dylan Dog invece...non mi ci far pensare che mi piange il cuore.

Anonimo ha detto...

Concordo con Luca, era meglio lasciar stare, e Diego, benchè messo in mezzo dalla stroncatura di Nigro che ha colpito lui ma avrebbe comodamente potuto colpire svariati autori contemporanei della scuderia Bonelli (e non solo), l'onere della tesi circostanziata se l'é un po' cercata fin da post precedente. Ma mi rendo che diventare il paradigma della storiaccia buttata via possa fare legittimamente girare le balle, soprattutto per un autore di cui ricordo - per esempio - bellissime storie di Napoleone. Provo a fare una sintesi finale: scrittori, disegnatori! Dateci dentro, mettetevi in gioco, usate il cuore. Vi paghiamo profumatamente per cosa?
F

Anonimo ha detto...

Ho notato anch'io il fenomeno al quale si riferisce Nigro nel suo ultimo commento: quando si critica una testata Bonelli (per non dire poi la casa editrice), c'è sempre una "risposta al fuoco" esagerata, e molti degli autori Bonelli che non si sentono mai, prendono la parola e la posizione. Tutto ciò ha un effetto grottesco su noi lettori.

Pog ha detto...

il rapporto tra critico e autore nel nuovo millenio è un horror

boselli ha detto...

per Anonimo:

Ma che dici? Se io e Diego siamo stati espressamente chiamati a rispondere? Incredibile! Luca ha sempre più ragione.. ; )

per Marco Bertoli:

La mia posizione nei riguardi di Julia, appunto, NON è "critica". La serie è scritta e prodotta in maniera mirabile, ogni tanto leggo storie eccellenti, a volte meno, ma né le une né le altre sono interessanti per me. Questione di GUSTI, appunto. Preferisco le storie meno patinate ma più spiazzanti. Ci sarà un motivo per cui mi piace la Christie ma non intendo leggere l'intera sua produzione, mentre l'ho fatto per Ross Macdoland e vorrei farlo (impossibile!) per Simenon, o perchè mi fanno impazzire la Vargas e Jo Nesbo mentre trovo noiosi Connolly, Mankell e persino lo svedese della trilogia, quello là, come si chiama...

Diego Cajelli ha detto...

Venghino signori venghino!
Benvenuti al festival del comportamento passivo-aggressivo!
Ma dai...
Poi trovo paradigmatico (^__^) uno che parla a nome di tutti senza avere nemmeno un nome.
Vabbè.

In buona sostanza. Io quello che dovevo capire l'ho capito.

Poi ci sarebbe questo aspetto, dice Nigro:
"queste caratteristiche, questi guizzi, idee che danno senso a una storia, sono dal mio punto di vista del tutto assenti nelle storie di cajelli"
Non ho capito se in tutte le storie che ho scritto per Dampyr, o soltanto nelle tre del maxi.
Troverei davvero poco elegante da parte mia fare un elenco di situazioni narrative a mio discapito e dunque non lo farò.

Farò invece un'altra cosa.
Dato che se la meritano in pochi, sospendo la democrazia qui sul mio blog.
Attivo la moderazione dei commenti.
Cosa mai avvenuta da quando ho aperto il blog nel 2004.
Cosa mai avvenuta nonostante le 2mila visite di media giornaliera.
Lo faccio perchè qui si sta trascendendo dalla questione iniziale e le incursioni provocatorie mi hanno rotto le palle.
Questi sono i risultati che il fumetto italiano ottiene in rete nel 2012.
A me fa riflettere parecchio.

Anonimo ha detto...

Uh

Diego Cajelli ha detto...

Anzi no.
Sarà una molto più divertente post moderazione.

dann ha detto...

Oddio, sta sbandata a destra? :(

Guglielmo Nigro ha detto...

@ diego: ovviamente mi riferivo alle tre storie del maxi dampyr in questione. diavolo, ma pensi che sono qui per infangarti il nome e per ... che so, una missione demoniaca?! suvvia!

per la moderazione, e gli anonimi non so che dire. io sono ospite. e dopo un po' gli ospiti puzzano, quindi credo che mi allontanerò presto. grazie per l'ospitata.
guglielmo

Anonimo ha detto...

Noo00oo la democratia No00o.. :O
PS Noto comunque che la capacità di sintesi è un tuo punto forza...
Epperfortuna che nei fumetti tutta sta pappardella di roba nn ci sta...altrimenti sai che zebedei

Diego Cajelli ha detto...

Caro 9:17
Grazie per il tuo prezioso commento e per la tua arguta osservazione.
Ne terrò sicuramente conto, anche se ho un piccolissimo dubbio:
Tu vai nell'organico o nel secco?

Anonimo ha detto...

Riciclo...con i barattoli in banda stagnata e le lattine di birra...

CREPASCOLO ha detto...

Io sono come quel tale ubriaco che cerca la moneta sotto il lampione dove è + luminoso , anche se l'ha persa altrove.

Trovo interessante che il sig. Boselli apprezzi Ross Mc Donald. E' freudiano, direbbe il mio buon amico Nick Meyer se stesse lavorando ad un team up tra Draka e Holmes.
RMD è secondo alcuni critici il terzo grande dello hard boiled dopo Hammett e Chandler. Il suo Lew Archer è stato portato al cinema due volte con il volto cesellato di Paul Newman ( con il nome di Harper perchè Newman era superstizioso e aveva avuto due successi di fila con titoli che cominciavano con l'acca ).
Archer è spesso invischiato in vicende familiari ( figli ribelli in fuga dai genitori che celano un passato di segreti e bugie).
Non entro nel merito della questione delle critiche del sig. Nigro, ma avanzo l'ipotesi che l'intera saga di Harlan sia una storia di Archer ( nomen/omen ? ) in cui il quasi vampiro è sia il detective sulla pista sia il figlio ribelle.

Capitan Ambù ha detto...

Un critico vero deve essere capace di porsi al di sopra dei suoi giudizi personali e avere i codici per un'analisi più tecnica e artistica di un'opera. A me leggere una critica cinematografica in cui mi si dice che il film non piace all'autore della recensione non mi interessa. Il giudizio in questo caso è soggettivo e quindi potrebbe essere differente dal mio e detto in parole povere, chi se ne frega. Iniziare una critica esprimendo il proprio giudizio personale rende la critica debole in partenza. Mi pare che il problema di alcuna critica è proprio questa carenza di analisi e questa superficialità nel discutere il lavoro altrui. Aggiungo che ultimamente leggo nel web esclusivamente critiche negative, non ci si sofferma quasi mai su opere riuscite (che potrebbero portare alla lettura un nuovo pubblico)ma si preferisce criticare in senso negativo e spesso superficiale. Io penso che Diego non avrebbe mai risposto se la critica fosse arrivata da un lettore ma se questa arriva da un critico che si presenta come tale e lo fa all'interno di uno spazio che ha un ruolo di critica del fumetto non si può pretendere il silenzio, sopratutto se viene chiamato ad una risposta. Ultima cosa, cosa gioverebbe al fumetto la scomparsa di personaggi come Dampyr? Se Dampyr scompare ci sarà un altro personaggio che dovrà cropire quel genere perchè esiste un pubblico che richiede un certo tipo di storie, inoltre sarebbe una grossa perdita. Il critico dovrebbe sapere che esiste un mondo che non ha il suo stesso pensiero, il suo ruolo è fornirgli gli elementi per comprendere il valore dell'opera che analizza non esprimere il suo giudizio come un qualsiasi lettore, perchè una critica di questo tipo è inutile per una crescita dell'autore perchè priva di dati oggettivi.Ultima cosa, ma perchè scrivere in forma anonima? Non esiste peggior forma di discussione che quella fatta con un signor nessuno, mettete il nome non credo che Diego vi mangi :-).

Francesco ha detto...

Riguardo a ciò che scrive 9.25, io sono un uomo con tantissimi difetti ma fortunatamente non sono sintetico, anche se so esserlo se occorre.
Ma Diego scrive alla grande anche quando parla dei ristoranti di Milano, per cui per me leggere i suoi post kilometrici è sempre un piacere.
Per il resto sono d'accordo con il Capitano, spesso si parla di Critica (letteraria, cinematografica, whatever) per intendere quella roba che comincia o finisce con "non mi è piaciuto" o simili, mentre invece la critica dovrebbe inquadrare aspetti tecnici e formali dell'opera, o anche "solo" coglierne i richiami e le citazioni e i riferimenti.
Come dite? "Allora non la leggerebbe nessuno, solo gli addetti ai lavori"?
Estiqaatsi di questo fatto, pensa che uno le cose le deve fare perché sente di doverle fare, non per essere letto da più persone possibile.

Marco Bertoli ha detto...

la critica dovrebbe inquadrare aspetti tecnici e formali dell'opera, o anche "solo" coglierne i richiami e le citazioni e i riferimenti.

Oh bella. Da dove ti è venuta quest'idea?

Francesco ha detto...

PS Diego, se fossi in te gli anonimi li cancellerei proprio finché rimangono tali.
Poi, periodicamente, pubblicherei una lista delle proteste più belle ed il conseguente concorso al "simbolo della libertà più abusato dagli anonimi", tra V di V for Vendetta, Pasquino, la Carboneria...

Marco Bertoli ha detto...

PS Diego, se fossi in te gli anonimi li cancellerei proprio finché rimangono tali.

Ehm, sulla scrematura degli anonimi io sono d'accordo, però scusami, Francesco: in che cosa tu saresti meno anonimo di uno che si firma "V come vendetta"? Nel fatto che sei iscritto a Blogger?

Francesco ha detto...

Marco Bertoli:
Se fai la fatica di leggere il post di Fabiano Ambu (Capitan Ambù) vi troverai espressi concetti simili (anzi, espressi meglio probabilmente, mi sarei dovuto limitare a dire che la vedevo come lui), quindi potrei dirti che me l'ha suggerita lui,
Ma in realtà l'ho sempre pensato. A me personalmente del fatto che al dato critico X la certa opera non piace non frega molto, mi aspetto che mi dimostri che è scritta male o degna di nota usando criteri il più oggettivi possibili, altrimenti io potrei spacciarmi per critico musicale e liquidare come ciarpame inascoltabile il 90% della musica mondiale perché le canzoni durano troppo poco e usano ritmi e progressioni di accordi già sentite, mentre la VERA musica è solo il progressive.
Magari qualcuno potrebbe anche darmi ragione, ma io personalmente non avrei fatto altro che dire quello che mi dice il mio gusto musicale.

In effetti io ho sempre diffidato dei critici, o meglio, ho sempre preferito chi ha il coraggio di dire che ciò che scrive è solo una sua opinione, poi se me la argomenta allora posso capire se sono d'accordo oppure no, ma per me, per capirci e fare un esempio nell'ambito del cinema, le recensioni di Ciak e i commenti degli utenti di IMDB hanno lo stesso peso nella scelta di andare o meno a vedere un film.

Marco Bertoli ha detto...

A me personalmente

Ah, va be'. Da qui a stabilire quello che «la critica dovrebbe…» ce ne passa.

Francesco ha detto...

Marco, mi sono espresso male, non è il problema di chi si fa chiamare V per vendetta, quello che intendevo dire è quanto segue (esprimo meglio):

L'anonimo X scrive un post.
Il post viene censurato.
L'anonimo X lo reimmette (restando anonimo) e INVARIABILMENTE grida all'attentato alla libertà di opinione, citando, come riprova di diritto all'anonimato, un simbolo a caso (anzi a ca*** visto l'uso che se ne fa) appunto tra V, i Carbonari, Pasquino etc.

Per la cronaca, comunque, sì, la differenza è che io la faccia ce la metto. Questo è il mio nome reale, posto con l'account di google e potrei farlo con quello di Facebook, certo non metto il mio numero di telefono ma perché quello mi serve per lavorare e anche perché la notte lo devo tenere acceso per motivi miei personali e non mi va di ricevere telefonate inutili...
Se non compare il mio cognome è solo perché visto che siamo in un contesto informale non ne vedo il senso, ma ad ogni modo credo che l'ammministratore del blog possa facilmente vedere la mia mail che è il mio nome e cognome@gmail.com, la stessa peraltro che uso per lavorare e a cui, se dovessi uscire dal seminato, Diego può facilmente risalire.
Che poi non ci possa risalire CHIUNQUE è ovvio, ma va anche bene così. C'è una differenza sostanziale tra proteggere la propria privacy e non avere neanche le palle di usare il proprio nome (o pseudonimo...) per dire la propria su un blog in cui non si parla certo di segreti di stato o dati personali intimi...

Diego Cajelli ha detto...

eccomi.
Ieri sera mi sono lasciato prendere un po' dallo sconforto.
Poi ho cambiato idea sulla moderazione.
(Sono piuttosto emotivo in questi giorni, lo so.)

La questione anonimi, per me, è una faccenda complessa.

Rivendico il diritto all'anonimato, però...
Diventa complesso rispondere al dibattito.
Diventa complesso capire se è la stessa persona che manda tre post, o se sono tre persone diverse.
Diventa complesso capire se uno usa l'anonimato per difendere o sostenere le tesi che ha scritto prima firmandosi.
In buona sostanza, a me non importa sapere il nome di tizio, mi importa capire a che gioco sta giocando.
Tutto qui.
Ma, come ho detto, ho riportato tutto allo stato iniziale.
E bòn.

Francesco ha detto...

Ah, va be'. Da qui a stabilire quello che «la critica dovrebbe…» ce ne passa.

Scusa, la prossima volta chiedo l'autorizzazione all'autorità competente, che non credo sia tu.
Io però fossi in te andrei a dire le stesse cose a Fabiano Ambu, perché lui esordisce direttamente con

Un critico vero deve essere capace di porsi al di sopra dei suoi giudizi personali e avere i codici per un'analisi più tecnica e artistica di un'opera

boselli ha detto...

Se andate a leggere il blog di Nigro (sigh) capirete tutto!
FA POESIA! O filosofia?... Boh, qualcosa di incomprensibile che spaccia per pensieri profondi.

Non mi sarei mai azzardato prima a muovere una critica del genere , ma questo secondo me spiega molte cose...

Marco Bertoli ha detto...



Scusa, la prossima volta chiedo l'autorizzazione all'autorità competente, che non credo sia tu.


Evidentemente ritieni essere tu. E qui chiudo, avendo abusato della tolleranza del nostro molto grazioso ospite.

Francesco ha detto...

@Boselli

Va beh, però che c'entra, anche io normalmente traduco manuali di miscelatori per cemento, questo non vuol dire che non abbia una certa sensibilità artistica.
Certo, non mi è permesso dire cosa dovrebbe essere un critico, e infatti ho già ordinato via ebay il gatto a nove code con cui flagellarmi gli attributi, ma questa è un'altra storia.

Marco Bertoli ha detto...

@ Boselli:

Peccato squalificare tutta la discussione, proprio in fondo, con un messaggio così sciocco e volgare.

Francesco ha detto...

Grazie a Marco Bertoli:
la frase "non voglio abusare dell'ospitalità", variante della più nota "sto discutendo da troppo tempo" era un po' indietro nella classifica mensile delle scuse malriuscite per chiudere una discussione, il campionato rischiava di perdere di interesse.

L'autorità competente non esiste. Esistono invece le persone che non sanno fare altro che attacchi personali peraltro ingiustificati.

Non so quale problema tu abbia con me, e neanche mi interessa.

nuvoleonline ha detto...

Fermo restando che a me il maxidampyr è piaciuto abbastanza e l'ho preso proprio perchè scritto dal cajelli, mi sembra che il reggente della testata stia decisamente esagerando e dando proprio una brutta impressione, arrivando pure al dileggio del "critico" di turno, persona competente e informata sui fumetti, come ha dimostrato in varie occasioni (harrydice.blogspot.com per esempio, se è ancora online).

Poi oh, secondo me non è necessario che passino di qua tutti tutti quelli che hanno collaborato a Dampyr per difendere il cajelli,

a) perchè è bravo a difendersi da solo
b) perchè "difendersi" da una recensione a me non sembra il caso
c) perchè il risultato esterno per uno che, senza saper leggere nè scrivere - a parte essersi letto il dampyr in questione ed essergli pure piaciuto - è abbastanza squallido

saluti,
c.

Anonimo ha detto...

il critico si qualifica con quello che scrive. non è mica un impiegato (senza offese per... etc etc)! il suo gusto, sviluppato negli anni, è fondamentale. se ti piace come e cosa scrive, a poco a poco cominci a fidarti del suo giudizio. nigro non ha cominciato a scrivere di fumetti con "sigh" ma con "harrydice", in cui mi pare che le recensioni positive (anche di albi bonelli) che stimolavano all'acquisto fossero molto più di quelle negative (e in entrambi i casi, molto argomentate). almeno io ne ho comprati di fumetti per colpa sua! l'irritazione di cajelli e boselli mi sembra eccessiva. siamo umani, le critiche fanno male. ma da qui all'insulto infantile... che c'entrano gli anonimi che insultano con la recensione? poi avete ragione a dire che la maggior parte dei lettori è silenziosa e magari non sa neanche che a disegnare e scrivere sono due persone diverse. ma vorreste davvero che sparissero dalla faccia della terra quei lettori attenti che pensano che i vostri fumetti sono qualcosa di più di passatempi per il cesso?

bob bazzecola

Anonimo ha detto...

Volgare? Perchè volgare? Non ho diritto a esprimere anch'io la mia del tutto franca e sincera opinione? Preferite un atteggiamento ipocrita? Sono capitato per caso (c'è una recensione di Tex) nel blog di SIGH e l'ho trovato bizzarro e di stile più lirico che logico. Si può dire?

PS La parola "volgare" è molto più offensiva.

boselli ha detto...

Volgare? Perchè volgare? Non ho diritto a esprimere anch'io la mia del tutto franca e sincera opinione? Preferite un atteggiamento ipocrita? Sono capitato per caso (c'è una recensione di Tex) nel blog di SIGH e l'ho trovato bizzarro e di stile più lirico che logico. Si può dire?

PS La parola "volgare" è molto più offensiva.

Anonimo ha detto...

Internet è un'arma a doppio taglio. Mi sorprende sempre leggere ingenui interventi scandalizzati di chi non ammette il sacrosanto diritto di replica. Anche nei giornali esistevano le "lettere al Direttore"...

boselli ha detto...

Anche la precedente è mia! Non so usare bene i tasti!!!

Diego Cajelli ha detto...

Caro 12:59
Poi mi spieghi dove qui è stato negato il diritto di replica, vero?

E dimmi, secondo te questo tuo messaggio nella rubrica "lettere al direttore" lo avrebbero pubblicato?

Sai perchè non chiudo questo post?
Perchè mi diverte vedere quale uso fate della democrazia.
Complimenti!
Applausi!

Anonimo ha detto...

"Cultura" scritto normalmente l'ho apprezzato.
Frank

Guglielmo Nigro ha detto...

@ boselli: il re è nudo. naturalmente non dici cosa spiega ^s^comics rispetto alla recensione del maxi dampyr fatta su lospaziobianco.it
ma il re è nudo!
guglielmo

Anonimo ha detto...

Si si lo so perchè nn chiudi questo post...
perchè è un vero spasso...
tanta fauna eterogenea
(quella che vive nel fumettomondo poi è la più divertente), anche Darwin apprezzerebbe....
e in più un sacco di visite.
Anonimo n°59

Diego Cajelli ha detto...

@59
Ma sai che invece non tanto?
Sulle visite, indendo...

Starbucks ha aperto a Milano!
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Maxi Dampyr 4, nello spazio (bianco) tutti ti sent...
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Inizio a rispondere...
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Bapho aka Davide Costa ha detto...

@Diego

grazie per il chiarimento, mi segno il titolo.

Tommaso ha detto...

Ha ragione Luca (secondo messaggio).
Non dovevi neanche rispondere.

La recensione si annulla nella propria superficialità e arroganza.

E' la solita aria fritta del classico tuttologo all'italiana convinto di poter discettare su tutto. Anche di quello di cui non gli frega niente.
Il che a volte si può fare, per carità, ma almeno senza la presunzione salire in cattedra, che è invece esattamente quello che il recensore in questione fa (e da altre cose che ho letto nel suo blog ho idea che su quella cattedra ci si accampato).

E non c'entra nulla che di Dampyr l'autore della recensione ne abbia letti 30, o tutti 150, o solo 1.
C'entra la supponenza di chi non riesce MAI a fare un passo indietro rispetto ai propri gusti e alle proprie idiosincrasie. Sì insomma di riconoscere di avere dei limiti (concetto ormai quasi blasfemo) e immaginare che al di fuori di quelli possano esistere cose che non piacciono, ma che possono piacere ad altri.

Macché, ammette (paraculandosi) di non far parte del pubblico a cui Dampyr è indirizzato (pubblico di fessi, ovvio... è sottinteso che chi legge roba così "inutile" non può essere che tale, no?), ma allo stesso si arroga il diritto di giudicare l'intera serie "un fallimento" e chiedersi "a chi serve?".

Suvvia vi pare serio uno che in pratica dice "Non capisco come funziona, ma vi spiego lo stesso cosa NON funziona"?

Uagh ha detto...

Boselli:
il tuo commento è volgare perchè è ilare.
Ti prendi gioco del recensore per delegittimarlo e solo perchè ha criticato (argomentando con dovizia e civiltà) un tuo prodotto.

Diego Cajelli ha detto...

Parole mie:
"Non so bene quale tipo di illuminato dibattito possa nascere dalle mie risposte"

E ora lo so.
Lo vedo.
Bene.
La chiudiamo qui?

Daniele ha detto...

Ciao Diego, una volta ho letto questa frase sul palo di un segnale stradale e me la sono segnata per rileggerla di tanto in tanto:

"Non puoi piacere a tutti con la tua azione e la tua arte. Rendi giustizia a pochi.
Piacere a molti è male".

Ciao!

boselli ha detto...

Aspetta, Diego! Lasciami almeno complimentare con il post di Tommaso che ha detto cose inteligenti (ed era ora!). Il che non è sempòice, perchè in queste sedi il dialogo è sempre tra sordi o semisordi che si fraintendono tra loro, me e te compresi.

Se non altro si raggiungono vette sublimi di nonsense quando qualcuno mi definisce ILARE (?) (come l'upupa calunniata dai poeti, presumo... : )

A Nigro dico solo che io ci h provato a capire il suo post di approfondimento, ma non l'ho capito, ahimè. Vola troppo alto, per me (forse anche per lui). Del resto, quel poco che capisco neppure lo condivido!

Anonimo ha detto...

Nigro un po' ha toppato, scrivendo di non apprezzare Dampyr e poi stroncando un suo albo, ma soprattuto estendendo il suo giudizio al personaggio in toto e, forse inavvertitamente, ai suoi autori. Criticare il mondo bonelli è un esercizio facile al quale, ultimamente, si sono dedicati in tanti, ma il suo pulpito dev'essere stato avvertito come doppiamente offensivo. D'altronde, non è che i bonelliani in genere e i nuovi mostri in particolare abbiano chissà quale far-play... Le repliche di Cajelli sono state piccate, giustamente visto che lo si indica come paradigma della mediocrità (ha ragione Luca, avrebbe dovuto evitare), ma d'altro canto quando lui stesso si è dedicato(e da collega, peggio ancora) autori definibili "alti" come Mazzucchelli non si è certo risparmiato in sarcasmo, per cui un po' di nemesi ci sta persino bene. Boselli si è abbandonato a uno sterile antagonismo, ma com'è noto, arte e artista non sempre combaciano, e personalmente apprezzo molto il suo lavoro. Il mondo del fumetto italiano è anche questo, e se uno va a leggere i commenti di Clowes sul fumetto americano e sui suoi colleghi, qui siamo ancora molto molto concilianti...
Anonimo 801

Uagh ha detto...

mi scuso ma la frase originale del mio precedente post era grosso modo così:

"il tuo commento è volgare perchè usi un tono ilare di disprezzo."

ne è uscita monca, ma anch'io come
boselli "non so usare i tasti". però apprezzo montale.

Anonimo ha detto...

boselli ma almeno lo capisci che le critiche derivano dall'interesse verso il vostro lavoro o no?

bob bazzecola

Oreo ha detto...

Ma perchè vi scagliate contro il povero Boselli che, legittimamente, disprezza ciò che è poetico o vola troppo alto? Che vi aspettate? Come si può capire una recensione quando questa è condotta secondo criteri assolutamente privi di logica, così distanti dai canoni cui siamo abituati?

Lo dicevo prima, Boselli è uno che fa parlare i suoi personaggi femminili con foto incorniciate del loro amato come nelle soap. E uno che, mentre Dampyr è al gabinetto, gli fa descrivere con dovizia di particolari l'atto in sè (vatti a fidare dei disegnatori, non si capisce mai quello che disegnano), qualità, odore e consistenza delle feci e sue precedenti esperienze in materia.

Tutto questo però lo fa con grande professionalità, quindi abbiate un minimo di fottuto rispetto e andate a rompere le palle altrove che qui c'è gente che lavora.

E scusate il lirismo qua e là.

U carcamagnu ha detto...

E cosa si dovrebbe dire di nathan never gazzo .....

Ai matrimoni sono arrivati ...ai matrimoni!!!

Alessandro Baggi ha detto...

Concordo sull'inopportunita' di rispondere alle recensioni, specie se negative; ma anche a quelle positive o entusiastiche, che si puo' dire? "Grazie; mi fa piacere che ecc. ?..".
Ad albo giunto in edicola, quel che e' fatto e' fatto; dopodiche' , la parola e' ai lettori. E' l' immodificabilita' dell'opera pubblicata a vanificare eventuali precisazioni dell' autore.

Do' per scontato che costui abbia lavorato al meglio delle sue possibilita' e dei suoi limiti, e nulla gli impedisce di far tesoro delle critiche che condivide, correggendosi su sviste e vizi formali dei quali (forse) non si era accorto.

In questo caso, pero', dalla replica e' scaturito un dibattito forse piu' interessante del suo oggetto ('sto Maxi Dampyr n.4): spettacolare! Tutta la discussione: anonimi e mica anonimi, la stizza di Boselli, gli scleri di Diego,il vacillare della democrazia, il compito della critica! E l'Upupa, ilare tocco di follia!..

Interessante e divertente, grazie a tutti. In effetti,il Diego mordace che anima queste colonne (e l'audacia degli anonimi) rischia, con i suoi interventi partecipi, di lasciare nel lettore segni piu' profondi che non con le tre storie del Maxi; se nelle pagine del "Dampyr" filtrasse maggiormente il suo sangue di bloggher, forse la trasfusione gioverebbe a entrambi...Piu' cuore, piu' rabbia, piu' follia... e' questo che auspicava Nigro, se ho ben capito, no? A me starebbe bene, quasi quasi auspico anch'io.

Alessandro Baggi

P.S. : (faccio fatica a decifrare i codici, prima di postare; forse SONO un robot)

Oreo ha detto...

Va' che bel commento Baggi!
Bravo, Baggi Alessandro, hai tutto il mio rispetto.

E visto che ci sono ti dico pure che tu sei bravissimo a disegnare e che meriteresti di avere editori che pubblichino la tua roba più personale che è, per quel poco che ho visto, molto più interessante delle avventure di un dampiro con le fattezze di un attore inglese.

Ma quando te lo apri tu un bel blogghe? Che il tuo sito, un po' vecchiotto e statico (e pure poco user-friendly), lo visiti una volta e poi non ci torni più perchè lo sai che difficilmente ci troverai qualcosa di nuovo.