mercoledì, giugno 27, 2012

Un cinese per l'Aurea!


Quello che vedi qui sopra è uno degli studi di Luca Genovese per la serie Aurea che stiamo preparando.
I primi sei numeri di dodici sono in lavorazione, ed è arrivato il momento di parlarne, almeno un po’, per combattere la calura estiva con qualcosa di fresco.
Il titolo della testata sarà Longwei. Ci pensi tu a scoprire che cosa significa in cinese. Tutte le “cose” scritte in copertina: titolo della testata e titolo dell’episodio, saranno bilingue. Italiano e cinese, con un gran frullare di ideogrammi e salti mortali di composizione grafica.
Tra l’altro, i titoli degli episodi saranno piuttosto lunghi, per rispettare la tradizione dei titoli del cinema orientale. Per non intasare troppo la copertina ho pensato una versione corta e una versione estesa del medesimo titolo. Una per la cover e una, quella completa, per il frontespizio.
Ma ne parleremo meglio un domani.
Longwei è anche il nome del protagonista. Questo ragazzo qui:


Sì. Lo stile di disegno non sarà realistico. La scelta dei disegnatori è stata fatta seguendo un’ottica precisa, lontana di proposito dal realistico-puro.
Le storie procedono alternando momenti ironici, momenti drammatici, scene di azione e casini vari, e quel tipo di disegno interpreta al meglio le varie situazioni narrative.
Perchè, è ovvio, non si prendono soltanto a mazzate per 94 pagine.
Anzi, le arti marziali sono una scusa per parlare d’altro, di Milano, di crimini, di tutto quello che ti pare, e della realtà quotidiana filtrata attraverso la lente del racconto di genere.
Scrivendolo ho capito che Longwei è l’evoluzione narrativa di Milano Criminale, e in quel senso ci sarà anche un grossa sorpresa attorno al numero tre.
Se tutto va come deve, presenteremo uno speciale a Lucca e poi saremo in edicola a partire da Gennaio, con un poderoso numero uno disegnato da Luca Genovese.
Qui su Diegozilla è cominciata la stagione delle prevviù, rimani da queste parti che ho parecchie cose da raccontarti!

30 commenti:

el ha detto...

Uhm, potrebbe anche interessarmi ( da fan di Bruce Lee ... ) ^^

CREPASCOLO ha detto...

Mi sembra un'ottima idea quella di scegliere disegnatori non infettati dal realismo perchè via Sarpi non è nella Realtà Prima e non ci si arriva attraverso il nesso dimensionale della palude di Citrusville o facendo a craniate con un muro in una staz londinese.
E' un luogo dell'anima. Il rituale antichissimo per arrivarci prevede: 1) entrare nella Edicolaccia nel pomeriggio del primo gennaio di un anno in cui l'Italia non sia in crisi 2) acquistare una busta di cellophane con due raccolte di Lanciostory/Skorpio con cover non pittorica 3) infilare via Bramante alla ricerca di un magazzeno stipato con wok originali, cioè fabbricati in via Sarpi, corruschi sotto le luci diafane ( è magia, amico mio ) 4) chiedere ad un passante clone dello Ezra di Mort Cinder " dove si trovava la vecchia Feltrinelli del quartiere cinese ".
Salti un passaggio e ti ritrovi in corso Sempione, al gelo, di fronte ad un sosia di Leo Cohen che vende fumo. Non è semplice. Grant Morrison - mica cotiche - aveva segnato i passaggi fondamentali dietro una vecchia minuta di Arkham Asylum, ma non mastica il ns idioma e si è ritrovato in un sottoscala a contemplare una setta segreta di masticatori di betel. Due dozzine di incappucciati con i denti neri. Non stupisce che poi scriva quello che scrive! cartoonist avvisato...

Giorgio Salati ha detto...

Sarò certamente acquirente!

Teo ha detto...

Guarda, dopo anni che, al cinema e nei fumetti, di Kung-Fu tirava CHIUNQUE tranne chi lo ha effettivamente inventato e codificato, guardo con molta speranza a questo titolo!

Sarò sicuramente dei vostri, con parecchia curiosità! :-)

PS: ok che è uno studio, ma il braccio del tipo col rasoio, nella prima vignetta, è un po' lungo :-)

Greg ha detto...

ma ANCORA WING CHUN!?

con tutti gli stili fighi di kung fu, cheppalle...

e anche l'allenamento all'omino di legno... non se ne può più, basta!!!
rivoglio l'estetica shaw brothers con i super allenamenti, i colpi strappadenti e i guerrieri manchu :D

Daniele ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Daniele ha detto...

Ciao Diego, in effetti anch'io come il Greg qui sopra ci sono rimasto male a vedere il Wing Chun... io avrei invece colto l'occasione per metterci magari il Bālěiwǔ ( 芭蕾舞 ) che per qualche oscuro motivo non ha mai risalto quando si parla di arti marziali, non mi spiego il perché, ma oh, i gusti son gusti, il fumetto lo sceneggi tu se ci metti quello stile avrai i tuoi motivi.
Ma a questo punto te lo chiedo: com'è che hai scelto il Wing Chun, qualche motivo in particolare? E' lo stile che praticavi?

Poi, bella 'sta storia di mettere i doppi titoli, mi piace molto e credo che darà un'aroma diverso alla serie. Per il cinese come fai, ti affidi a qualcuno che ne sa e fai una cosa pignola o ti arrangi e fai come quel tipo che metteva in copertina gli ideogrammi copiati dalle istruzioni di un elettrodomestico?

Diego Cajelli ha detto...

Calma, calma!

A parte che tutta questa sovraproduzione di fumetti italiani sul Wing Chun a me è proprio sfuggita...
Comunque sia...
Longwei è stato preparato su TUTTI gli stili di Kung Fu. (Esterni e Interni aggiungerei, del Nord e del Sud ti dirò...)
Quella preparazione, durata anni, gli serviva per "raggiungere uno scopo". Purtroppo non ci è riuscito ed è finito qui in Italia con le pive nel sacco.

E sì, ho praticato Wing Chun, oltre alla Muay Thai, al Kung Fu Shaolin e altre cosette interessanti.
Thai a parte, il Wing Chun mi è sempre sembrato il più efficace in caso di combattimento reale.
(Testato in prima persona quando ero giovane e incline a ficcarmi nei guai)

Per gli ideogrammi, e per le situazioni in generale, mi avvalgo di un mediatore culturale cinese.

Daniele ha detto...

Ah, ecco, infatti mi ero scordato di chiederti se in realtà poi il praticante avrebbe praticato più stili. Mi sembra una buona scelta perché così ti puoi togliere un sacco di sfizi, è quando si parla di arti marziali gli sfizi sono tanti assai e tu lo sai.

Per quel che mi riguarda non intendevo dire che ho già visto un sacco di fumetti col Wing Chun ma piuttosto che lo si è visto già millemila volte al cine e alla tv e quindi pare di averlo sempre tra i piedi, tutto qui.

Interessante quello che hai scritto a proposito della preparazione di Longwei, mi ha incuriosito. Quale sarà stato lo "scopo" del protagonista? Sarà qualcosa di sacro o di profano? Attendo volentieri l'appuntamento in edicola per scoprirlo.

ps: vorrei fare il precisino della fungia, sperando che docmanhattan non sia nei paraggi, e chiederti se è un caso che oltre a esterni/interni e norde/sudde tu non abbia specificato anche tradizionali/moderni... Cioè, Longwei pratica solo stili tradizionali o nella ricca farcitura ci piazzerai pure robe tipo, per dire, JKD, sanshou, chenesò?

el ha detto...

A me non importa degli stili, io voglio solo leggere il fumetto :)

Anonimo ha detto...

Mmmm... mi pare di riconoscere il Kota Radja...

Andrea

Greg ha detto...

Non ho niente contro il wing chun, a parte il fatto che ormai è come la barilla al supermercato: è ovunque, nei film si fa quello nel 90% dei casi (non è spettacolare UN CAZZO rispetto per esempio al format coreografico dell'hun gar, SEMPLICEMENTE il wing chun rende bene scenicamente sul combattimento a corto raggio, che oggi al cinema va per la stramaggiore...), giri le palestre e il 90% fan tutti wing chun.

Ma basta!!!

Non ce l'ho con l'arte in sè, che francamente conosco poco perchè non m'è mai interessata, ma il fatto che sia stata venduta bene la sta spargendo ovunque e sono stanco di vederla rappresentata sempre e continuamente ed unicamente.
Al cinema ormai Yen e Li fan solo quello (Yen addirittura coi film su Yip Man, che son praticamente dei fantasy...).
Esce un fumetto con ingredienti di KF (del Cajelli, e questo mi fa esaltare abbastanza)... eccheccristo nelle tavole presentate c'è sto wing chun!!!

Un'egemonia. E due palle così.

Io ero affezionato ai film con Gordon Liu (sono anche fondatore della fan page su fb :D ) e sta cosa mi annoia (nel senso inglese del termine) abbestia!


Cazzo, il concetto di wing chun ormai lo associo al SUPERMERCATO. Ecco. E l'omino di legno, aaaaarrgh!
Immaginatevi che merda se TUTTI i film, i racconti e i fumetti di zombie fossero sempre e soltanto ambientati in un supermercato. Che palle.
Ora applicate questo scenario alle opere sul kung fu....

Teo ha detto...

È come quando vai ad un concerto e la band suona TUTTO il repertorio tranne quella demo contenuta nel b-side nella raccolta postuma al batterista morto.

E a fine concerto si alza sempre QUEL TIZIO che la rivendica e la chiede e dice che il concerto è stato "così così" perché, alla fine, non hanno suonato quella :D

Scusate ma 'sta storia degli stili (e parlo da artista marziale) è meno che la pagliuzza nell'occhio. Qualcuno "scontento" penso sarebbe rimasto comunque, a prescindere da qualunque stile venisse prediletto.

Bacci88 ha detto...

Ciao Diego, non vedo l'ora che esca in edicola, ho un'aspettativa pazzesca su questo tuo lavoro, più di tutte le altre prossime uscite bonelli e italiane messe insieme!
Buona fortuna e complimenti! ^^
Manu (bacci88 tessera del diegozillab numero 102 eheh)
:)

Giorgio Salati ha detto...

In effetti anche a me il Wing Chun sembra un po' inflazionato nei film, però devo dire che è il più adatto a un combattimento da strada... se non l'unico, se escludiamo il Sanda in un certo senso.

Io ho fatto lo stile della Mantide Fiore di Susino, molto coreografico, bellissimo, ma una quantità inaudita di forme da ricordare a memoria (o forse è la mia memoria che non è adatta a ricordare più di un paio di movimenti), ma prima di menare un po' le mani sul serio avrei dovuto studiare per aaaaanni.

Intanto guardavo nella stanza di fianco quelli che al primo anno di Wing Chun già si davano le mazzate e un po' li invidiavo.

Ecco perché nonostante tutto, se si vuole mantenere una base realistica, suppongo che il Wing Chun sia il più adatto, ed è lo stesso motivo per cui probabilmente ha ricevuto tanto successo cinematografico, a meno che non si voglia fare un film sullo SPORT del kung fu e sulle difficoltà interne a questo mondo complesso e sfaccettato.

Giorgio Salati ha detto...

E allora a questo punto smettiamo anche di parlare di kung fu e diciamo "wushu"!

:A: ha detto...

"Lo stile di disegno non sarà realistico."

Un miliardo di punti, Diè (e mi ricordo una certa telefonata di quasi un anno fa).

Daniele Di Nicuolo ha detto...

"Esce un fumetto con ingredienti di KF (del Cajelli, e questo mi fa esaltare abbastanza)... eccheccristo nelle tavole presentate c'è sto wing chun!!!"

Tavole? Io non vedo tavole. Vedo solo studi preparatori del personaggio.

Oh, poi forse hai già letto tutta la serie in anteprima e sai già cosa succede.

Skull ha detto...

Io non so una mazza di kung fu ma mi attira molto il contesto sociale in generale e italiano/milanese in particolare della serie.
Grandi aspettative.

Webmaster ha detto...

Long è chiaramente 龙, cioè drago. Ma wei? 伟 grande? 未 futuro? Diego occhio a un'altra cosa, "ideogramma" è un termine specifico, che non va confuso con carattere cinese o hanzi. 水, acqua, per esempio, non è un ideogramma

Daniele ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Daniele ha detto...

@Webmaster: dopo lunga e accurata ricerca, consultazioni di testi di illustri sinologi e controlli incrociati con madrelingua (leggi: una ricerca facendo tentativi alla uallera di cane su internet), posso dire che la mia è ipotesi è che Longwei significhi "Potere/forza del drago" o "Grandezza del drago".

Ricordo però che in cinese uno stesso carattere o ideogramma può avere più pronunce e significati; la scelta di un nome pertanto è particolarmente complessa perché deve tenere conto di questo per evitare un nome che abbia un doppio significato sgradevole o di cattivo augurio. Per lo stesso motivo però si cerca di trovare una felice combinazione che abbia più letture e tutte di buon auspicio, tipo.
Non sarebbe strano se Diegozilla avesse previsto per il suo personaggio un nome che può essere letto in più modi, e allora per fare un esempio Longwei potrebbe significare "Grande Drago", "Prescelto dal Destino" o anche "Tubo Catodico".

Greg ha detto...

ripeto, non volevo entrare nel merito dello stile in sè ma nel fatto che ormai ha esteso un'egemonia sulla rappresentazione generica del kung fu. questo mi annoia a morte. prblema mio. punto.

però sul discorso
"Intanto guardavo nella stanza di fianco quelli che al primo anno di Wing Chun già si davano le mazzate e un po' li invidiavo"

mah, puoi invidiarli finchè vuoi, però ricordo che Kung Fu = LAVORO DURO; il "darsi già le mazzate" è semplicemente "darsi già le mazzate" e lo puoi fare anche senza pagare la palestra... imparare un'arte marziale è una questione molto più di apprendimento piuttosto che fisica.
ma qua sto già deragliando in un off-topic di quelli brutti e clamorosi.

PS anche sta storia del wing chun come stile più adatto a un combattimento da strada mi fa sghignazzare parecchio; su che basi? perchè ti dai le mazzate già al giorno 1? dai...

PPSS oh, io il fumetto LO LEGGERO' perchè mi interessa abbestia, non ci confondiamo :D

Webmaster ha detto...

@Daniele: sicuramente non vuol dire Grande Drago, in cinese il determinante precede sempre il determinato, un po' come in inglese

Diego Cajelli ha detto...

@Webmaster
Per cui, per esempio, seguendo il tuo ragionamento, è dal 1986 che stiamo sbagliando tutti chiamando un film "Velluto Blu" e non "Blu Velluto"?

Foorte!

Webmaster ha detto...

diego mi sa che non hai capito, io mi riferivo alla lingua cinese. Dato che Daniele aveva suggerito la traduzione di Long Wei come Grande Drago (dando per assodato che wei sia 伟 , cioè grande), ho corretto dicendo che in cinese il determinante ( a.k.a. l'aggettivo)è sempre posto prima del determinato. Quindi, sempre considerando wei come 伟, l'unica traduzione possibile è grandezza del drago. non ho ben capito cosa c'entra velluto blu e blu velluto

Diego Cajelli ha detto...

@Webmaster

Sta tutto nella differenza tra traduzione e adattamento.
Assodato che Longwei, nome proprio molto comune, alla lettera è traducible come: "drago grandezza" quando viene adattato ad un altra lingua diventa un nome proprio il più possibile simile al "concetto" di nome proprio per la lingua "ospite".
Diventando Grande Drago.
Allo stesso modo, giusto per fare un esempio, non traduci/adatti "out of the blue" come: "fuori dal blu" ma come: "di punto in bianco".
Così come mettiamo l'aggettivo dopo e non prima, eccetera eccetera.

Webmaster ha detto...

@Diego
capisco il tuo ragionamento, e reputo questa un'adattamento possibile, anche se il mio alter ego di traduttore storce il naso di fronte all'inversione tra determinante e determinato
http://www.20000-names.com/origin_of_baby_names/etymology_L_male/meaning_of_the_name_longwei.htm
in ogni caso, in bocca al lupo per la nuova serie che seguirò sicuramente!

Ivan Ricci ha detto...

Mi sembra tutto molto interessante!
Apprezzo particolarmente la scelta di ambientare la storia in Italia, e mi piace molto anche lo stile di disegno.
Non vedo l'ora di leggere il primo numero!

Anonimo ha detto...

Sai se la serie uscirà su Ipad come per john doe?
Per mancanza di spazio sto puntando sul digitale