mercoledì, giugno 13, 2012

Quando i fumetti sono brutti.


Fumetti Brutti è un blog aperto di recente, ma che si è subito conquistato un posto di rilievo nell’online del fumetto italiano.
Che cosa fanno quelli di Fumetti Brutti?
Tirano legnate, usando la mazza da baseball chiodata della critica frontale. Il loro spirito è tra il goliardico e il situazionista, e vanno giù belli pesanti con le parole e con i concetti.
Non risparmiano nessuno. Anzi, noto un certo compiacimento nell’andare controcorrente e bastonare le varie star del fumetto, compresi alcuni miei amichetti, ma tant’è.
Un paio di giorni fa, hanno dedicato la loro attenzione ad un fumetto pubblicato da una piccola casa editrice, la Teke Editori, che ha dato alle stampe un italico manga intitolato: Save My Destiny.
Tre volumi di 150 pagine, 8 euri e cinquanta cadauno.
In uno spasmo di diplomazia ti dico che non ho letto i volumi e che non incontrano il mio interesse.
(Del resto, non credo che un cosplayer hard core legga Dampyr o Diabolik, per cui siamo pari, no?)
Con la loro recensione vetriolica quelli di Fumetti Brutti hanno portato sotto i riflettori, in modo indiretto e forse senza accorgersene, una realtà del fumetto italiano contemporaneo di cui bisognerebbe parlare. Almeno un pochetto.
Perchè Save My Destiny è la risposta.
E’ la risposta a quella domanda che si fanno tutti gli operatori del settore, autori compresi, quando tornati dai festival fumettosi si chiedono: Ma tutti ‘sti cosplayer che cosa c’entrano con noi, che manco li leggono fumetti italiani?!
Sbagliato.
I Cosplayer i fumetti italiani li leggono eccome, ma non leggono i tuoi. E neanche i miei.
Leggono Save My Destiny.
Realizzato da due autrici italiane sotto pseudonimo, e pubblicato da un’italianissima casa editrice.
Dai commenti all'articolo e dalle pagine Deviantart delle autrici, scopro che il loro lavoro ha venduto oltre mille copie, e che vanta un’imponente fanbase.
Conosco alcuni Santi Protettori del Fumetto Italico che sono stati beatificati avendo venduto meno della metà.
La feroce critica a Save My Destiny ha scatenato qualcosa come 130 commenti, inserendosi al secondo posto tra i posti più letti del loro blog, tra Zerocalcare (la cui pagina web, ti ricordo, ha fatto collassare i server più volte per il numero di accessi) e Ladolescenza di Makkox (che è considerato da molti il “Pompeo” contemporaneo)
Save My Destiny è lì in mezzo, ed è una posizione che mette in luce le caratteristiche oggettive del prodotto, come disegno, storia, edizione e ruolo.
Tolti i troll noti e non noti, dai cento e passa commenti, a favore e contro, si percepisce una realtà consolidata, Riga dopo riga si evidenzia come il mondo dei cosplayer sia una diversa autarchia, rispetto al già autarchico e auto referenziale mondo del fumetto nostrano.
Su Save My Destiny, a mio avviso, scatta lo stesso processo dei reality televisivi, o dei talent show, dove il non essere dei professionisti è percepito come un valore aggiunto.
Quel fumetto trova la sua forza commerciale nel senso di appartenenza a un gruppo. Sfrutta la leva del mondo della fanfiction, dei social network, per creare una base. Una base iperspecializzata, monomaniaca, con i propri idoli e le proprie regole.
Tutto è collegato. Dall’indossare un costume alla pubblicazione di un fumetto, fino a venderlo a chi “si veste come te”. E’ un unico movimento del tutto impermeabile e indipendente dal mondo che si ritrova ad avere di fianco alle fiere: il nostro.
Siamo così abituati a ragionare in un'ottica legata alla dicotomia tra mainstream e underground che non ci siamo accorti che per i nostri “vicini di fiera” anche il fumetto underground più radicale e d’avanguardia è comunque una fottuta opera mainstream. Perché riflette una cultura dominante che a loro non appartiene: la cultura, il modo, the way, la concezione occidentale del fumetto
Sul motivo per cui, una ragazza di Poggibonsi o un giovanotto di Robbio Lomellina, abbiano delle così forti e radicate affinità elettive con i loro coetanei di Shibuya per me rimane un mistero. Spero che qualche sociologo sia in grado di illuminarmi.

28 commenti:

Anonimo ha detto...

Bel posto diegozilla, veramente! Per quanto riguarda il post di Fumetti Brutti, dico che hanno voluto sparare sulla croce rossa andando ad attaccare delle ragazze che sono all'inizio della loro carriera ed è logico che possano anche sbagliare, ma che come hai detto tu hanno il loro giro di clienti, uno zoccolo duro che le ha comunque apprezzate. A me personalmente il genere non piace, però non sopporto nemmeno il modo in cui il blog da te citato le ha attaccate.
saluti
andrea f.

andrea ha detto...

Ci riprovo perchè il messaggio di prima credo dia dei problemi. Ritengo che l'attacco del blog da te citato sia stato un po' come sparare sulla croce rossa. Hanno attaccato delle ragazze non professioniste (almeno non ancora), all'inizio della loro carriera. Inoltre non hanno considerato, come hai detto tu che queste giovani hanno un loro pubblico, uno zoccolo duro che le apprezza e che adora quello che fanno. Io personalmente non apro nemmeno fumetti di quel genere, son della vecchia scuola diciamo, ma non condivido il taglio del post del blog Fumetti Brutti, perchè credo che non abbiano capito cosa c'è dietro Save My Destiny e forse forse non sono poi così attenti e bravi nelle loro critiche.
saluti
andrea f.

Anonimo ha detto...

"Sul motivo per cui, una ragazza di Poggibonsi o un giovanotto di Robbio Lomellina, abbiano delle così forti e radicate affinità elettive con i loro coetanei di Shibuya per me rimane un mistero."

Perché per un adolescente che ha passato l'infanzia a guardare anime e che consuma quotidianamente manga (disegnati più o meno bene)"fa figo" identificarsi con la cultura nipponica moderna.

p!o ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
p!o ha detto...

Non capisco Fumetti Brutti.

O meglio: capisco il divertissement di fare i kattivi e sparare a zero su opere più o meno note, ma leggendo (soprattutto) le "recensioni" su Fior e Makkox il divertissement lascia il passo al NCUCDF applicato ai troll. E la cosa alla lunga stanca (e nemmeno tanto alla lunga).

Non so... forse l'idea dei creatori era quella di fare una sorta di i400calci comics-oriented, ma le differenze sono troppo forti (due su tutte: i400calci è scritto molto bene e, soprattutto, fa ridere).

(certo, poi alcune opere esaminate, come quella oggetto del tuo post, sono praticamente indifendibili).

forst ha detto...

Con questo post ho scoperto sia Save My Destiny (che non conosco, ma che non mi stupisce troppo) che Fumetti Brutti. Ecco, Fumetti Brutti non lo capisco, e soprattutto non capisco le battaglie noi vs. voi degli autori con chi commenta le loro recensioni. Limonano duro con chi li apprezza, pesci in faccia a chi prova a criticare la critica. A quel punto li preferirei taciturni, a mettersi a battagliare o spalleggiare i commentatori si finisce per perdere di autorevolezza, e già mi sembra ce ne sia pochina da quanto sto leggendo.

Esty ha detto...

Perché non hai letto la recensione su ZC.
Si tratta semplicemente di un blog di troll, perché di questo si tratta, fare una recensione critica è un conto (e gambery fantasy di gamberetta ne è stato un esempio lampante), usare una qualsiasi occasione o appiglio per sparare a 0 su un prodotto, valido o orrido che sia ne è un altro.

Che poi parlando sul prodotto in se riferito nel post si tratta da quello che ho visto della prima esperienza di due adolescenti alle prime armi, magari con i loro problemi anche di autostima tipici dell'età, e gli si spara a zero sopra in maniera totalmente gratuita.

E' stata una overkill totalmente gratuita. Ma è questo il problema di certi blogger, la necessità di inventarsi qualsiasi cosa per aumentare il counter delle visite scadendo alla fine in sottoprodotti come "fumetti brutti".

Diego Cajelli ha detto...

UN!
MOMENTO!

Qui non è una questione di fumettibrutti sì, fumettibrutti no.

Metropie ha detto...

Prima cosa: bel post davvero, fa riflettere.

Anonimo dice:
"Perché per un adolescente che ha passato l'infanzia a guardare anime e che consuma quotidianamente manga (disegnati più o meno bene)"fa figo" identificarsi con la cultura nipponica moderna."

Non è che fa figo semplicemente,ti sbagli e non poco. Ciò che dobbiamo cominciare a capire è che, ormai, la vicinanza geografica non ha più alcun senso (o comunque conta assai meno di un tempo)nell'ambito della costruzione di una identità diciamo "culturale". Questi ragazzi sono di fatto, per influenze culturali, prodotti fruiti, "filosofia" di vita ecc., più vicini ai loro coetanei giapponesi che a noi lettori di fumetti. D'altronde tutta una generazione di ragazzi cresciuti fra gli anni '70 e gli '80 non è stata incredibilmente più vicina alla sua controparte americana rispetto alle generazioni precedenti? E il mondo non era così strettamente connesso come oggi.

Gaunt Noir ha detto...

Già il fatto che nei commenti non si capisca che l'articolo non parla di fumettibrutti ma di questo universo, fino a mezzora fa per me invisibile, del fumetto per cosplayer, la dice lunga.

Sicuramente poi Save My Destiny sarà la punta dell'iceberg di questo micromondo che tuttora mi è incompresibile. Siamo appena entrati nell'Area51!

el ha detto...

Son daccordo!
Mi è piaciuto quello che hai scritto, anche perché è raro trovare un autore italiano della tua (ma anche mia) generazione che ragiona sulle differenze che inevitabilmente esistono a tutti i livelli (culturali, generazionali o semplicemente di gusto personale)

Secondo me ci sono grossi compartimenti stagni fra un "gruppo" e l'altro.
Purtroppo.

Io personalmente leggo di tutto, a gusto mio personale, non mi fermo davanti ad un genere solo perché il suo pubblico tipico è diverso da me.

saluti

Slum King ha detto...

Cazzo, era dai tempi dei moderatori del forum di plusnetwork che non vedevo su internet un branco di stronzi così competitivo.

Slum King ha detto...

Parlo naturalmente di quelli di fumetti brutti. Qua il padrone di casa e i suoi avventori sono sempre bella gente.

Comunque, Dié, se uno dei libri più venduti degli ultimi anni è stata una cosa che era spacciata come fanfiction di Inuyasha riadattata vorrà dir qualcosa, no?
Forse certe fette di mercato esistono ancora ma è il mercato stesso che deve prendersele con i giusti prodotti

Locomotiva ha detto...

Mi verrebbe da dire 'è la stampa bellezza'.

Mi sembra ottimo: c'è un mercato, qualcuno lo soddisfa.

Spero sia una cosa genuina, nel senso di gente che fa parte di quel mondo e da 'fruitore' è diventato 'creatore' - o da creatore hobbista è diventato creatore imprenditore.

Aggiungo, un po' di striscio, un 'ben vi stà'.
Tutta l'intellighenzia fumettica che storceva il naso verso questi figlioli perduti tra spadoni e parrucche blu e li disprezzava perché tal volgo variopinto non veniva, borsellino alla mano, a pascersi della vera arte fumettica.
Ma verrà il giorno in cui apriranno i cordoni della borsa per le cose 'buone' che facciamo noi intellighenti, si diceva, o periranno nell'ignoranza.

Invece, questi si sono aperti un loro mercato e continuano beatamente ad ignorare li intellighenti di cui sopra.

C'è del karma, in questo...

Mr Roboto ha detto...

@Diego
Effettivamente nessuno di noi sospettava minimamente che il post su "Save My Destiny" arrivasse a contare tutte quelle visite, né in realtà che fosse così conosciuto.
Lo ammetto, è stato del tutto casuale e ci ha aperto un mondo.

@il resto della cumpa.
Non c'è molto da capire, Fumetti Brutti è un blog dove si scrive solo quello che ci fa schifo e perché. Il divertimento deriva più che altro dalla folla di dietrologi che si accalca a cercare questa o quell'altra astrusa motivazione dietro la stroncatura del proprio autore prediletto.
A volte penso che i social network abbiano portato a un livello di leccaculaggine e ipocrisia da cui difficilmente si potrà tornare indietro.
Per il resto ci si accusa sempre di insultare gratuitamente (ma mai nessuno che porti un esempio) e in genere i primi a farlo sono quelli che ci danno dei coglioni senza aver letto uno straccio di recensione, lo fanno per partito preso perché guai a toccare certi autori. Ed è chiaro che in quei casi non vedo perché dovrei mettermi a discutere civilmente senza prenderli per il culo.
Volete per caso fornirci un elenco di situazioni in cui è lecito rispondere a dei commenti?

@Esty
Ah, non sapevo che l'adolescenza si protraesse fino a dopo i venticinque anni. Qui si parla di un prodotto venduto a OTTO EURO E CINQUANTA da una casa editrice, se fossero state delle ragazzine con la loro acerba autoproduzione non saremmo stati così carogne, suvvia.

Dark Diamond ha detto...

Personalmente mi sembra un po' eccessivo collegare due nicchie culturali solo perché percepite aliene in modo simile (così mi sembra di leggere).

Sicuramente fanno parte dello stesso mondo immaginifico (quello del fumetto e animazione giapponesi da cui nascono doujinshi, cosplay e yaoi) ma non sono così fortemente e bilateralmente collegati secondo me:
non dubito che le autrici del fumetto abbiano interesse o abbiano praticato cosplay, ma che il mondo cosplay (formato da ben più di mille acquirenti di una copia del volume) segua questo fumetto mi sembra altamente improbabile.

Diego Cajelli ha detto...

@Dark Diamond
Cioè, in sostanza, secondo te si tratta di una porzione di una porzione di una porzione di una porzione?

Dark Diamond ha detto...

@Diego Cajelli:

Io personalmente vedo meno stratificazioni della nicchia.

Dividiamo dal gruppo "esseri umani residenti in Italia" quello delle persone a cui piace l'immaginario giapponese (cartoni, fumetti, videogiochi ed estetica in generale): da questo fandom nasce il ramo dei cosplayers (con tutti vari "livelli" di passione, dedizione e perversione del concetto) e nasce il ramo degli/delle appassionati dello yaoi e shounen ai (senza contare tanti altri rami che non v'è bisogno di citare tutto).

Del secondo ramo c'è qualcuno così appassionato che vuole farsi il proprio, ma tutto finisce lì.

Il "successo" di questo prodotto è invece un insieme di elementi a motivarlo:
-l'espansione della liberalizzazione sessuale femminile che in realtà solo ora raggiunge le giovanissime di buona famiglia;
-la quasi impossibilità per gli editori tradizionali di pubblicare materiale omoerotico originale giapponese in Italia (non farò nomi perché son cose private, ma ben due grossi editori italiani di manga hanno avuto grossi problemi legali quando han tentato di pubblicare delle serie non yaoi, ma solo shonen ai, costringendoli ad interrompere la pubblicazione);
-la percentuale di giovani che ha letto fumetti in infanzia è comunque inferiore a quella che son cresciute con la tv e guardando negli anni '90 l'origine dei prodotti d'animazione è ovvio che le prime cotte infantili siano legati a quei personaggi;
-ironicamente una ragazza si vanta di leggere yaoi ma nega di leggere hentai, in quanto roba "da ragazzi maniaci".

Si tratta quindi di un evento pieno di sfumature e sfaccettature, forse chi può far maggiormente luce sul fenomeno con una maggior autorevolezza sono i Kappa Boys che hanno un po' accompagnato per mano tutte queste subculture al loro esordio in Italia.

Diego Cajelli ha detto...

@Dark Diamond

Ma dunque... Secondo me hai sovrastrutturato.
Dal mio punto di vista il "genere specifico di riferimento in base all'epigono giapponese" è rilevante fino a un certo punto. Forse poco. Forse niente. Pochissimo, anzi.
Perchè, da un punto di vista comunicativo, quando riesci a far scattare "l'identità di gruppo" e il concetto di "noi" Vs "mondo cattivo", poco importano i triboli degli Yaoi nell'italica editoria.
Puoi fare anche i fumetti sui Suricati metereopatici feticisti delle brugole. L'importante è identificare bene un gruppo e lavorare sulla coscienza del medesimo.

Aleagio Vaccarezza ha detto...

Secondo me chi compra "save my destiny" non vuole comprare un fumetto italiano, vuole comprare qualcosa di Yaoi. Finalmente possono prendere su carta e in italiano qualcosa di simile alle scansioni che si leggono su internet. E' come il gadget di una passione che in realtà si svolge altrove. La qualità del fumetto in questo senso è ininfluente. Quello che è importante, mi pare, è colmare un vuoto di materiale che certe/i appassionati hanno. Ma questo non vuol dire che ci sia un mercato dietro. Semplicmente non c'è altro e tutti i fan del genere si buttano lì.

In questo senso l'essere molto specifici e molto affini alle differenziazioni delle sotto-culture giapponesi è funzionale al fenomeno. I kappa ad esempio da tempo pubblicano manga Shonen-Ai e Boy's Love (generi fratelli dello Yaoi) ma non è che facciano ste gran cifre: coprono solo una nicchia che si satura subito.

kingsimon ha detto...

la vendetta di re simon sta per scagliarsi su tutte le menti inebetite dall'idiozia del fumetto moderno..........

andrea ha detto...

Mr Roboto, è lecito avere un blog come il vostro per carità, però non prendetevela se qualcuno vi risponde a tono, anzi dovreste esser contenti di questo perchè altrimenti del vostro blog poi non ne parlerebbe più nessuno. Mi ripeto dicendo che avete un taglio troppo scorretto, per cui è lecito che qualcuno se la prenda, anche perchè non siete i portatori assoluti di verità e sapienza.

Per quanto riguarda la discussione sui cosplay e sulla nicchia che rappresentano mi sento di dire che sono d'accordo con quanto scritto dal signor Vaccarezza

saluti
andrea

Anonimo ha detto...

gran bel post

Vaz ha detto...

Fonti accreditate mi riferiscono che l'autore dei testi sia Antonio Cassano.

COS ha detto...

Il problema alla base secondo me sta nella gestione editoriale.
Riviste come ShonenJump propongono centinaia di titoli all'anno destinati ai teenager, richiedono un continuo feedback ai propri lettori sull'indice di gradimento dei propri titoli con delle cartoline allegate alla rivista, lasciando al pubblico una concreta scelta di lettura, cestinando i titoli che non vanno o cambiando i prodotti in corso d'opera basandosi PRINCIPALMENTE su i dati statistici raccolti dai propri lettori.
Questo praticamente significa che se un pubblico vasto e abituato come quello giapponese trova interesse in un manga, difficilmente risulterà un flop a chi segue da fuori i takobon delle serie proposte nella rivista.
Cosa comporta tutto questo?? Che se qui in Italia arriva una di quelle novità vai a colpo sicuro e sai già che sarà una "figata pazzesca" quindi il lettore italiano di manga è abituato a colpi sicuri e il piu delle volte compra a scatola chiusa, senza pensare che quello che sta per comprare qui in Italia, fatto da "esordienti" non ha passato neanche UNO solo di quei filtri.
Da aspirante fumettista e da persona che non ha mai seguito il mercato italiano se non per alcune eccezioni, la mia considerazione è che il fumetto italiano non tiene minimamente conto dei giovani, non li caga né come lettori, né come fonte di idee.
Se fermi un 15enne qualsiasi per strada e gli chiedi quali fumetti italiani conosce la risposta sarà: "Dylan Dog, Tex, Diabolik" solo perché la sua cantina è piena di i fumetti del padre assieme ai Topolino ai quali naturalmente darà una connotazione americana.
I punto secondo me è questo, in Italia si producono fumetti per le vecchie generazioni, le nuove non vengono calcolate o invogliate, e quando si tenta di avvicinarsi al mondo dei teenager lo si fa sottovalutando il target o cercando di spingere un'idea di quello che i vecchi pensano sia meglio per loro.

Marco ha detto...

Riguardo FumettiBrutti... la loro verve comunicativa e le risate che strappano sono fuori discussione.
Ma quando leggo certe loro recensioni mi viene il dubbio, parafrasandoli, che "abbiano urgenza di argomentare pur non possedendo molti argomenti".

In certe recensioni si percepisce più l'ossessione di andare fuori dal coro e dire che "quelli che piacciono a tutti a me fanno cagare" che una reale motivazione per la stroncatura. Fermo restando che chiuque ha il diritto di esprimere le urgenze che crede, è un'atteggiamento "a prescindere", e che mi rompe un po' i coglioni.

Marco ha detto...

Esempio: recensione su Zerocalcare.

Si contesta che usare personaggi dell'immaginario vintage dei nerd trentenni sia una paraculata, ma in realtà Zerocalcare, come Ortolani, utilizza il bagaglio della memoria come mezzo per comunicare sensazioni in modo forte e immediato, attraverso il simbolo incarnato da quel personaggio.

Non è una trovata estetica, un travestimento opportunistico, ma contiene dei significati indispensabili per godere la storia.

Si contesta la mediocrità delle situazioni in una strip dichiaratamente autobiografica (ultima erede di una tradizione sul web iniziata con Eriadan), in cui mediocrità e fatterelli quotidiani rappresentano il vero dramma e la pennellata di poesia o grottesco al momento giusto. E' come dire: "Non capisco cosa ci sia di interessante nel fare fumetti con gente che spara ed entra nei saloon" parlando di Tex. Se non ti piace il genere non lo leggi, mi sembra facile.

Anonimo ha detto...

Scusami Diego, posso fare una domanda? Non capisco cosa intendi tu con "cosplayer". Nel tuo articolo, forse capisco male io, ma mi pare sinonimo di "ragazzina lettrice/fan di shoujo/yaoi/manga 'di consumo' ". Resto un po' interdetta... un cosplayer è un appassionato che si costruisce il suo costume e interpreta un personaggio, o no? Tutte le ragazze che leggono questo genere di doujinshi sono cosplayer? Certo che no!
Scusami la domanda, ma vorrei davvero capire, per curiosità linguistica mia, come viene usato il termine. Grazie!

(Una cosplayer XD)