martedì, aprile 10, 2012

Titanic 3D!


Nel 1997 avevo da fare, per cui non ho visto Titanic al cinema.
Ho rimediato parecchio tempo dopo, in videocassetta. Mi era piaciuto? Non importa.
Tra l’altro, non sono mai andato al cinema il lunedì di pasquetta, e Titanictreddì mi sembrava l’occasione adatta per colmare le mie lacune.
Pasquetta al The Space Cinema di Rozzano, una bella gita.
Io e Lady Zilla entriamo nella sala Uno con dovuto anticipo. Non abbastanza. Le piazzole migliori per il campeggio sono già occupate. Tutto pieno anche sotto lo schermo, nelle file di tavoloni in stile Oktoberfest, dove una giunonica cameriera serve boccali di birra da un litro e panini con wuster, patate e cozze.
Nell’aria si sente il piacevole odorino di costine che rosolano nel barbecue, bambini che corrono, coppie che giocano a racchettoni, una tizia che serve porzioni abbondanti di lasagne alla famigliola seduta nei posti H14,15,16,17,18, Gennaro! Vieni che’pprunto!
Due che fanno fatica a scendere le scale portando una betoniera di Pop Corn. Un bimbo che sguazza in una piscinetta gonfiabile piena di coca cola. Un tipo in motorino che arriva per consegnare una pizza. Tre teenager broccolate da dei fustacchioni. Carletto che piange perchè non trova la mamma, la mamma di Carletto che cerca il bagnino per far dare l’annuncio dagli altoparlanti, il bagnino che sta spiegando a dei tedeschi che non si possono stendere i panni tra una fila e l’altra. Gelati, pastiera, avanzi di agnello nelle confezioni di alluminio, cellulari che tuonano, i richiami dei primati da un albero all’altro, io che raggiungo il mio posto grazie al mio fidato elettropungolo per bovini.
Questa è la sala Uno dello Space Cinema di Rozzano a pasquetta.
I miei vestiti si impregnano immediatamente di odore di fritto. La temperatura media è sui 32 gradi. Si sta bene, mi dice il mio vicino in bermuda, passandomi il cocktail di benvenuto. Cerca di insegnarmi anche il ballo del villaggio di Rozzano, ma non riesco ad apprendere i passi in tempo.
Buio in sala. Otto ore di pubblicità. Un paio di trailer, tra cui quello di Bel Ami con Robert Pattinson. Che è come vedere un semaforo al posto di Richard Gere nel remake di American Gigolò.
Poi un cartello, in inglese, tradotto da mille sussurri: c’è da mette li ucchiali!
Tutti si infilano i fanali, in un unico gesto, come al giuramento dell’ottavo battaglione carristi.
Io non amo il 3D. Ma non importa. Forse sarebbe stato sufficiente rimettere Titanic nelle sale così com’era, in occasione dei 100 anni dal naufragio, ma non è andata così.
Lo popolo voleva il treddì?
Lo popolo ha avuto il treddì.
Sia chiaro: un treddì posticcio, rabberciato, più-o-meno, con un risultato a volte agghiacciante come i film in bianco e nero colorati al computer.
Pimp my Titanic per i primi venti minuti, poi hanno fatto vedere a Cameron l’avanzamento dei lavori e lui ha detto: Che è stammerda? Placatevi!
Einfatti, dopo una mezzoretta buona, tutto torna nei ranghi e lì ci rimane fino alla fine.
Comunque, in diverse scene c’è un favoloso effetto di strabismo involontario.
Sparandosi il treddì su un film non nato in treddì, c’è un piccolo problemino con le scene di dialogo dove un personaggio in primo piano parla con qualcuno di spalle di quinta.
Nel treddì quella nuca di quinta esce dallo schermo, dando all’inquadratura una profondità maggiore.
Il risultato, in Titanic treddì, è che il personaggio frontale mentre parla non guarda più verso quell’altro di spalle. Guarda fuori, perchè l’asse del suo sguardo viene spostato tantissimo dall’effetto tridimensionale.
Urge un esempio ad opera dell’operoso Kota, assoldato per l’occasione.

In 2D, Mario guarda Ugo negli occhi.

In 3D, Mario parla con Ugo guardando da un'altra parte perchè è timido.

Vedere Titanic oggi, con il senno di poi, fa uno strano effetto.
Chissà se Di Caprio e la Winslet, abbracciati sulla prua della nave, sapevano di girare una scena/icona del cinema contemporaneo.
Lei, mai così bella.
Lui, già bravo e bellissimo.
L’altro, Ciccio Tosto Billy Zane.
E poi l’acqua. Tutta quell’acqua vera, e non in computer grafica. L’avverti, la senti, con tutte le conseguenze di partecipazione emotiva.
E poi c’è la storia. Una storia che non strizza l’occhio allo spettatore, dippiù.
La sceneggiatura prende lo spettatore e lo bacia in bocca, ci limona duro come non ci fosse un domani.
Ci ho pensato anni. Anni e anni a rigirarmi nel mio letto pensando a Titanic, riflettendo su quanto fosse giusto dare allo spettatore tutto, tutto, tutto, tutto, tutto, tutto, quello che vuole, quando lo vuole, come lo vuole, con il linguaggio che vuole, nel momento in cui lo vuole, con tutti i modi possibili per fargli capire che gli stanno dando proprio quello che vuole.
Perchè Titanic è così. Treddì a parte, non è cambiato molto dal 1997.
E’ born to be kolossal, fin nelle virgole.
E in sala si sente, si sente ancora.
Le pale rallentano il loro ritmo, mentre estraggono manate di pop corn dalle miniere tenute in grembo, e in sala ci si commuove ancora.
La commozione è tale che nessuno se la sente di azzardare paragoni con Schettino e la Costa Concordia, non prima, non durante, non dopo la visione.
E se un film riesce a zittire il grebano senso dell'umorismo ittalico, vorrà pur dire qualcosa.

11 commenti:

Gua-sta Blog ha detto...

L'ho visto a suo tempo e sono stata male una settimana. Continuavo a rivedermi la mamma con il neonato che galleggiano nell'acqua ghiacciata. Secondo me è Di Caprio che non è più stato così bello, non la Winslet, ma questo è un altro discorso...

Anim-ale ha detto...

è veramente riuscito ad azzitire il pubblico di rozzano, non lo credevo possibile...

fantastico kota schiavizzato per l'esempio

Tommaso ha detto...

E' vero quello che dici, però in Titanic c'è anche tanta robetta mica tanto lingua in bocca. I poveracci lasciati affogare, i cadaveri nel finale...

Una scena crudele come quella della Winslet appesa con a fianco la bella ragazza che piange, la Winlset si gira un attimo, torna a guardare verso la poveretta e quella non c'è più... precipitata / sfracellata. Beh, non sono mica tanto sicuro che siano esattamente scene come queste che vuole lo spettatore casalinguo di Voghera quando vuole rilassarsi al cinemino.

Marco Bertoli ha detto...

«Grebano»?

Diego Cajelli ha detto...

Termine dialettale.
:-)

Diego Cajelli ha detto...

@Tommaso
Il discorso è lungo. Ed è tutto sul tirare fuori il più possibile i personaggi principali.
La drammaticità della morte di Di Caprio è evidenziata dal "coro" mortale.
E in parte attenuata, fuuuurbi, dal finale onirico con l'applauso.

Artan ha detto...

E' cosi' che volevamo il Titanic:
http://www.youtube.com/watch?v=dJxj1mou03M&feature=player_embedded

Fanboy ha detto...

Che poi la tua teoria della "maestra di sostegno" di Avatar per Titanic è vera all'ennesima potenza. Anzi, sotto a un certo punto di vista, Avatar è il sequel naturale di Titanic. Infatti se in Titanic Jack, membro della tribù dei "buoniesimpatici" (i poveracci), si introdurrà nella comunità dei "cattiveantipatici" (i ricchi), trovando l'amore in un esemplare della comunità avversa...in Avatar sarà Jake, un membro della tribù "cattivieantipatici" (gli umani), a introdursi tra i "buoniesimpatici" (i Na'vi)e a trovare l'amore con un esemplare della tribù rivale.

Anonimo ha detto...

come recensione mi sembra un po' povera di contenuti, l'unico passaggio interessante è quello dove si illustra il problema nelle scene di dialogo, mi sarei aspettato qualche tecnicismo in più e qualche kilo di popcorn e cavolate in meno

Anonimo ha detto...

Io ho una sola immagine che non mi ha fatto più dormire e rivedere mai più il film: il cuore dell'oceano buttato in mare, che quella stronza ci campava lei e tutta la famiglia. Se ero la figlia je menavo.

Francesco ha detto...

Io titanic lo vorrei vedere così... http://www.youtube.com/watch?v=dJxj1mou03M