venerdì, aprile 20, 2012

Scrittura estrema!



Un mio amico a un certo punto ha detto: sapete che c’è? C’è che me ne vado. Allora ha venduto tutto, ha fatto visti e assicurazioni ed è andato a vivere a San Francisco. Ho altri due amici che hanno detto più o meno la stessa cosa e sono andati in Giappone, un altro paio in Olanda, un paio in Spagna, ecco. Non credo che la geografia delle mie amicizie importi a qualcuno, ma tant’è. Il mio amico "C" da San Francisco laggiù fa le sue cose. Scrive, va in onda, vive, guarda, racconta. Ha iniziato a fare dei pezzi sulla televisione ammericana, sulle differenze, sul come e sul perché. Il suo articolo parte così:

HBO fa schifo 
occhei, adesso che ho attirato la vostra attenzione vi spiego che in fondo non è mica vero. è solo che una volta fatto il salto al di là dell’oceano, pieno di aspettative sulla bengodi della tivì, ci si rende presto conto che se si usano i parametri nostri, quelli con cui si valuta un canale televisivo in italia, si potrebbe arrivare a rimpiangere raidue. e no, non la sto mica sparando tanto grossa. provo a farvi una specie di diretta. arrivi a casa verso la fine del pomeriggio. è il tuo primo giorno qui ed accendi la tivì. innanzitutto se vedi qualche cosa significa che stai già pagando perlomeno trentanovedollari. e novanta. al mese. hai un migliaio di canali, ma non è mica vero. fai zapping e ti rendi conto che più del novantapercento non li stai pagando ancora. sulla sessantina che vedi, scorrono le repliche. mica mescolate fra di loro. c’è il canale che da lì alle otto ha solo the big bang theory, quello che ha tutto the office, quello che ha la maratona di friends [!?!], quello che ha frasier e basta. per non parlare dei canali via cavo che potrebbero anche trasmettere, non so, dual survival per una intiera settimana. 

Per leggere il resto dell’articolo, ma soprattutto i commenti, CLICCA qui che ci arrivi. 
Bene. Come sempre uno può essere d’accordo o meno, può capire o non capire, può farci tutte le capriole dialettiche che vuole.
Ci sta. Mi piace. Io ho letto l’articolo, l’ho percepito come una cronaca, mi sono fatto le mie idee, eccetera.
Eppure, anche se sono un quarantenne scafato, il mondo e la realtà riescono ancora a stuprimi. Infatti, mai e poi mai, mi sarei aspettato di leggere nei commenti delle osservazioni come:

cordelia scrive: 19 aprile 2012 alle 10:15 
 Interessante rubrica, veramente interessante. Peccato per una cosa, l’avrai anche scritto nelle tue note personali ma tutte quelle minuscole non si possono proprio vedere. Certe cose, come la matematica, non sono un’opinione! 

 Gcube scrive: 19 aprile 2012 alle 11:09 Rubrica bella e interessante. Sicuramente non me la perderò ;) ! Però, si fa veramente un po’ di difficoltà a leggerla. Non tanto per le minuscole, quanto per tutte quelle “originalità” nel modo di scrivere. Va bene avere uno stile distintivo e caratterizzante, ma qui si esagera ;) 

 Kitty scrive: 19 aprile 2012 alle 12:01 Cordelia ha ragione. E neppure tutti quei “divudì, tivù, millemila, trentanovedollari. e novanta, occhei” e via andare. Si fa fatica a leggere. Contenuto estremamente interessante, forma atroce: risultato, un pezzo medio medio. 

E via così, due pagine di commenti più o meno simili.
Difficile?
Fatica a leggere?
Ma che cazzo…
Qui non si tratta, ovviamente, di difendere un articolo scritto da un mio amichetto. La questione è sul difendere, in qualche modo, il comprendonio della nazione.
Occhei, messa così è una missione persa in partenza.
Non ho idea di quale sia il target del sito in questione: Serialmente, non ho idea dell’età o della formazione culturale del loro lettore medio, ma quei commenti sono fortemente indicativi.
Si è perso qualcosa per strada.
Si è persa la capacità di guardare ai contenuti, accettando una forma e un linguaggio non derivata dallo standard di linguaggio dei comunicati stampa.
Non puoi, davvero, fare fatica a leggere quel pezzo. Non puoi paragonare la scrittura alla matematica, o forse si, tirando in ballo la quantistica, ma non la mate che si insegna alle medie.
Il peso, l'ombra, il fantasma che si aggira nei commenti è il fantasma del non-letto, della colonizzazione culturale televisiva, del bla-bla-bla puccettoso della scrittura innocua.
Perchè, se definisci quel pezzo come scritto in modo estremo, quali aggettivi ti rimangono per descrivere questo?




Hubert Selby Jr.
Ultima fermata Brooklyn.
Traduzione di Attilio Veraldi.
Feltrinelli.

33 commenti:

Anonimo ha detto...

Cazzo, Diegone. Mi hai fatto diventare barzotto per avere riconosciuto il libro alla prima riga. Ora per colpa tua mi sento un intellettuale.

Mi metto subito al lavoro su un progetto editoriale con target quarantenni sfigati..;-)

ms

Anonimo ha detto...

I commenti sono il Male!

Futabanto

Simone ha detto...

Non usare le maiuscole a me infastidisce... Sarà un mio limite, non so, ma come "segno distintivo" mi sembra una grande cagata.
L'articolo però è molto interessante.

Pog ha detto...

sarà che è un blog sulle serie televisive, e che una buona fetta di quel pubblico è abituato a linguaggi piuttosto standardizzati.

E' l'altro faccione della medaglia: autori nuovi e idee nuove ma alla fine il prodotto lo devi vendere a parecchia gente, e se richiedi troppo sforzo qualcuno potrebbe cambiare canale.

CREPASCOLO ha detto...

Decisamente ''non '' estremo.
E' l'esercizio stilistico di chi tenta di rendere per iscritto il flusso di uno stand up comedian.
HBO fa schifo è la resa nostrana per l'americano HBO stinks !
Minuscole dopo i punti e parole incollate una all'altra in una selva di anacoluti ( che non sono una novità: esiste il famoso '' Noi monache ci piace '' nei Promessi Sposi di Alex Manzoni ).
In rete resta impigliata roba così ogni giorno, ogni secondo.
Selby jr, ma anche Orwell, Burgess o qualsiasi cosa presa da Bukowski sono andati molto + a ovest di Paperino. Senza andare a scomodare i santi, anche i ns fanti Benni e Pinketts si sono provati a pasticciare con grammatica e sintassi.
Se mi posso permettere un appunto, sindacabilissimo, nel caso del nuovo cittadino di Frisco, mi pare di vedere i fili che si alzano dai burattini e arrivano fino a Mangiafuoco e, di solito, questo non giova alla riuscita dello spettacolo.
Io ''so '' che il prestigiatore ha un mazzo truccato e che non sega realmente la valletta in due ( la Christie ha scritto ''They do with the mirrors '' ), ma se mi capita di intravedere i segni sulle carte o di percepire che le gambe della donzella ricomposta non sono quelle di quando era frazionata, ci resto male come davanti ad una promessa non mantenuta...

Mauro ha detto...

Una volta ho letto su un manuale di sceneggiatura che si possono trascendere le regole a patto di conoscerle, non perchè non si sa manco cosa sono. (Magari Diè conosce l'autore :-) )

Però c'è il problema che regole nascono anche per esigenze di convenzione, per capirsi senza conoscersi, quando trascendi rimane il problema "dell'altra" parte, cioè di chi usufruisce del tuo messaggio.

La rete oramai è di massa, l'autore conserva il vantaggio di poter essere l'editore di se stesso, ma essendo di massa inevitabilmente trova chi scambia "essemessese" con la deliberata scelta di una certa forma di comunicazione. Il tempo auto-selezionerà :-)

Locomotiva ha detto...

@Mauro: ma, seriamente?

Mi va bene, come ragionamento.
Ovvero, il web è pieno di gente che spruzza parole a caso.
E le regole, il capirsi, mi va bene tutto. Sui grandi numeri.
Sulla purulenza di brufoli contenutistici che infesta il web.

Ma, nel caso specifico, stiamo parlando di un articolo con un ritmo parlato -codificato, abbastanza standard: non un pezzo di Bergonzoni (o Ionesco, spariamola grossa).

E i commenti mi dicono 'non capisco', 'mancano le maiuscole' (che nel parlato, le maiuscole le metti, vero?), 'e ma dici divvuddi' (nel parlato, ecc. ecc. ecc.)

Mi dici 'non mi piace', Ok.
Mi dici 'non ha mercato', più o meno Ok (più o meno perché spesso coincide con la prima frase: non mi piace a me quindi per estensione non piacerà a nessuno)
Mi dici persino che è banale, la forma di 'monologo scritto' è abusata. Ok, ci potrei anche stare, parliamone.
Mi dici che è una pappa, sono mille che scrivono le stesse cose allo stesso modo e li leggono in tre.
Mi dici quello che ti pare: che si stava meglio quando si stava peggio e non si scriveva divvùddi, che una volta questa galassia era tutta campagna e che si dovrebbero utilizzare locuzioni acconce quali 'obliterare il biglietto' e 'cauzione utilizzo carrello'.

Non mi puoi dire 'non si capisce'.

Giorgio Salati ha detto...

E via, buttiamo 60 anni di scrivere bop nel cesso!

Ancora nessuno gli ha detto che non sta scrivendo ma battendo a macchina?

Sob...

CREPASCOLO ha detto...

Just tiping.
Il signor Capote si sapeva scegliere il bersaglio. Jack Kerouac usano un rullo di carta ''industriale '' infilato nella sua macchina per non interrompere il flusso.
Truman era forse meglio arredato dove + conta ( ribaltando una battuta di Peter Falk in un famoso film in cui il suo alter ego Sam Diamante notava che lo scrittore '' forse non ha perso solo i capelli al piano attico '' tanto pareva bizzarro ) di coloro che hanno commentato il post da Frisco Kid, ma il blogger deve macinare ancora parecchi chilometri prima di essere On the Road.

fran- ha detto...

Ma dai, si sono sbagliati.
Volevano commentare il blog di Joyce.

Lucchio ha detto...

E meno male che non hai messo un paio di pagine di Arancia meccanica.

Anonimo ha detto...

Hai ultima fermata brooklyn?? UAO!!
Credevo di esser l'unica ad averlo letto...
isa

Planetary ha detto...

Stavolta divergo :)
Flusso di coscienza o stand-up una cippa :) Stai scrivendo e la scrittura ha regole. Fottersene della forma rispetto alla sostanza è relativismo da due soldi, quello de "l'importante è che [mettere esigenza comunicativa a piacere]", che poi genera mostruose cagate in tutti i campi (perchè tanto l'importante è che [...]). No, l'importante è anche il come. Poi non lamentiamoci che i ragazzi non sappiano mettere due frasi in croce in un italiano un filo sopra le interviste che faceva Soldati ai contadini negli anni 50. Poi tutti liberi di rompere le regole eh, ma non per fare il gggiovane 2.0, che è veramente triste-triste-triste :)

Marco Bertoli ha detto...

Che ego fragile, il tuo amico, per rispondere come ha fatto a delle critiche forse immotivate (secondo me, motivatissime) ma espresse con garbo. Ma davvero costui scrive per mestiere?

Marco Bertoli ha detto...

Aggiungo: da quanto leggo qui, ti conosco come persona troppo avvertita per non capire che l'articolo del tuo amico e la pagina di Selby sono imparagonabili (quella di Selby, fra l'altro, è in realtà del suo traduttore italiano).

Selby/Veraldi, per esempio, lavorano sulla la sintassi, non sulla facile obliterazione dell'ortografia, un luogo comune di quella prosa da web che è già diventata più stantìa di quella «da comunicato stampa».

Morale: calare un po' tutti le arie, noi che scriviamo sul Web.

Diego Cajelli ha detto...

UN
MOMENTO!

Io non ho fatto paragoni, non ho detto questo è bello, non giudico il pezzo, non difendo e non attacco lo italiano.
Semplicemente...

Non puoi dire che quel pezzo è difficile e che fai fatica a leggerlo.
Tutto qui!

cristiano valli ha detto...

ego fragile perché ribatto ad una che crede davvero che la maiuscole siano state 'inventate' da qualcuno perché lei potesse capire un testo o chiedo di restare in tema nei commenti? bah... mi par che stiate tutti quanti dando troppa importanza a qualcosa che non ne ha. non è letteratura quella roba lì. scrivo radio e pubblicità da anni, non ho bisogno di inventare o imporre stili online e di certo non lo farei in quel modo lì. il mio lavoro è una altra cosa, la rete è la mia stanza dei giochi. ho scritto una cosa sulla tivì americana come mi piace scriverla a me, fine. a me pare il punto qui sia che ci sono in giro delle persone che fanno fatica a leggere quel pezzo [che scrivono 'un po' estremo'!!!, che non hanno mai sentito parlare di fiori blu, che non vanno più indietro di ghezzi, che citano carducci a vanvera]. che è ciò che ha sottolineato diego. il resto mi sembrano discussioni alte ed altre che non posson certo vertere attorno a quel post.

Marco Bertoli ha detto...

È chiaro che non si fa «fatica» a decifrarne il contenuto; chi criticava, infatti (almeno i commenti che ho letto io, non so se qualche stupido ha scritto insulti), si premurava di dire che l'articolo era bello e informativo, ma che la forma era in qualche modo disturbante. Cribbio, se non si può fare quest'osservazione a un professionista della scrittura, io non so…

Quanto a Selby, lo so che non paragonavi; ma mi preme osservare che l'accostamento è pretestuoso, per l'intento e la destinazione diversa dei due testi - il primo non ha una destinazione letteraria ma giornalistica, che è un tutt'altro tipo di ricezione. Chi è giornalista non deve mai prendere sottogamba una critica al suo modo di scrivere, tanto meno più critiche…

Ciao

Anonimo ha detto...

Sai na cosa Cristiano...anca io opto per il come mi piace scriverla a me e agiungo che
ai perfetamente raggione...

Manuel Colombo ha detto...

@Planetary
"Fottersene della forma rispetto alla sostanza è relativismo da due soldi,"

si, e infatti la forma è molto importante, e infatti si tolgono le maiuscole si scrivono le cose tutteattaccatequandoservescriverletutteattaccate e altro ancora non certo per la sostanza, ma per qualcosa che non distingue più tra forma e sostanza.

Però più scrivo e meno capisco se sei critico o favore del post n questione. e capisco ancora meno se abbia un senso essere critici o a favore

Marco Bertoli ha detto...

@Cristiano, ma in quel pezzo la cosa più importante qual è: l'informazione e il tuo commento (ottimi, intelligenti) o il tuo stile di prosa? Perché il secondo, in qualche modo, detrae dal primo.

Si tratta di non confondere gli ambiti, in definitiva di semplice correttezza merceologica: mi sembra che tu qui stia spacciando per giornalismo quello che invece, nel tuo intento, è letteratura, cioè un genere di scrittura in cui il «come» fa aggio sul «cosa». Il contrario del giornalismo o, se preferisci, della saggistica.

cristiano valli ha detto...

@marco

io non sto spacciando nulla per null'altro. perlomeno, non con intenzione. è un problema che non mi son mai posto perché nessuno me lo ha mai posto. domanda corretta la tua, così come il tuo commento precedente, ma non credi che proprio il fatto che in questo caso non si tratti di merce alla fine debba avere il suo peso?

e soprattutto, per restare sul punto del post di diego, sì, mi rendo conto che in tutta evidenza il secondo detrae dal primo, non sono uno sciocco. ma tu non credi che il problema sia proprio questo?che il secondo detragga dal primo?

non è un limite il non sapersi adattare al contesto, anche nel linguaggio? sto studiando grammatica inglese a berkeley e la premessa che viene fatta da ogni professore è 'vi stiamo insegnando una lingua scritta, dimenticatevela quando parlate. mettetevi in testa che pretendere che gli altri parlino l'inglese che ci hanno insegnato, che vi stiamo insegnando, non capire altro, è un limite vostro, non degli altri'. mi trovo molto più a mio agio con questo concetto di lingua, che con il grammar-nazismo vigente nell'italiano, soprattutto online.

senza la pretesa di spacciare il mio post per letteratura. lo ho scritto come scrivo per diletto da anni, senza che nessuno abbia mai obiettato alcunché. almeno finché non son finito lì dentro.

ed il fatto che sia qui a leggere ed a commentare significa che comunque il problema me lo pongo. mi chiedo solo, per la lingua come in altri ambiti della vita [la sensibilità, ad esempio], se il limite da non oltrepassare debba essere sempre e comunque quello posto dagli altri [e questo me lo chiedo ben al di là del mio post].

Capitan Lkl ha detto...

Non farei fatica a leggere e comprendere, ma dopo un poco smetto. La mancanza di maiuscole mi infastidisce, mi sembra di star leggendo un un messaggio mandato frettolosamente dal telefonino. Ecco, mi riconduce al linguaggio standardizzato dei giovani odierni; roba che non leggerei.

cristiano valli ha detto...

i giovani d'oggi fanno all'italiano ciò che hanno fatto shakespeare ed alcuni suoi contemporanei all'inglese, usando avverbi come aggettivi, verbi come nomi, dimenticandosi del genere e dei casi. la differenza sta davvero nella semplificazione del linguaggio? non nel fatto che mentre shakespeare aveva qualcosa da dire, i giovani di cui ti lamenti no? [lungi da me paragonarmi a shakespeare, sto parlando di lingua ora, non delle mie minuscole]

Anonimo ha detto...

Leggere Scozzari e giù il cappello, quello è lavorare sul linguaggio. Lo stile del testo incriminato è tutt'al più inutile, non aggiunge nulla, al massimo toglie (un paio di maiuscole).

F

Anonimo ha detto...

!!!"ecsipac is non" ehc etid non,osu el elocsuiam el oI.airaticilbbup atavort anu olos è em odnoceS

Marco Pellitteri ha detto...

Caro Diego, gli autori di quei commenti hanno ragione. L'intento del tuo amico C da San Francisco (che hai difeso a spada tratta!) non è giocare a Easton Ellis o all'emulo fuori tempo massimo di Salinger nel Giovane Holden. Anche tu commetti molti errori nello scrivere i tuoi post, forse perché non li rileggi («perchè» invece di «perché» e vari altri errori; devo proprio fare il professorino di 'sta cippa?). Sono cose che colpiscono. Devi prenderne atto, invece di criticare che un lettore «non va ai contenuti». Si va facilmente ai contenuti nel momento in cui la scrittura, cioè la forma, scorre bene e senza intoppi. È come con la sospensione dell'incredulità: se nel classico film sugli antichi romani c'è il classico centurione col classico orologio da polso, si spezza l'incanto. E se il modo di scrivere scende al di sotto di un certo livello, in un contesto in cui non si fa sperimentazione sulla lingua ma si vuol comunicare una serie di concetti, ecco che subentra il fastidio e si guarda più alla forma che ai contenuti. Riflettiamoci...
Con amicizia.

Pog ha detto...

il commento di marco pellittieri mi convince.
Anche se di fronte a "Si va facilmente ai contenuti nel momento in cui la scrittura scorre bene e senza intoppi" mi viene spontaneo di prendere il libro di grammatica delle medie e bruciarlo, ha comunque ragione.

Il fatto è che per uno che si gira un po' di blog, anche di chi scrive per mestiere, il linguaggio di quel post scorre bene e senza intoppi.
Non certo perchè innovativo, semmai perchè è un modo di scrivere ormai piuttosto standardizzato.

Chi trova pesante quel tipo di scrittura, agli occhi di uno che legge blog di un certo tipo, è come fosse appena uscito da sotto il sasso dove ha vissuto gli ultimi 20 anni.

Marco Pellitteri ha detto...

Non ti piace la mia frase “Si va facilmente ai contenuti nel momento in cui la scrittura scorre bene e senza intoppi”? Formalmente è corretta. Ne deduco quindi che non ne approvi il contenuto.
Io e molti altri non abbiamo vissuto sotto a un sasso per vent'anni. Semplicemente, c'è un modo condiviso di comunicare il proprio pensiero; se si scende oltre una certa soglia di modalità condivise di comunicazione linguistica, possiamo dire che o uno non sa scrivere, o che sta facendo sperimentazione linguistica. Non si tratta di essere “scolastici” ma di muoversi dentro a un'area di modi diffusi di scrivere, di modi “medi”, se vogliamo, ma proprio per questi approvati tutto sommato all'unanimità. È una forma di civiltà anche questa; di modi cordiali di proporre il proprio pensiero. L'uso delle maiuscole, degli accenti corretti e quant'altro è un modo per porsi al servizio della comunicazione e dei lettori; una forma di rispetto, a mio avviso.
Se poi non ti convince, Pog, ne prendo atto; rispetto la tua posizione. Non ci sono danni a persone e cose, se uno scrive male e insiste anche a dispetto delle critiche. È nei suoi diritti costituzionali... ma perde lettori! :-)

Pog ha detto...

no il contenuto lo approvo veramente, è solo che mi ricordava la scuola.

Non sono convinto però che sia per forza un male avere dei codici, fatti anche da errori (quelli voluti), che non siano immediatamente comprensibili da tutti.

Il tipo del blog è un autore/giornalista, abituato a scrivere in maniera comprensibile da chiunque sappia leggere.
Scrive inoltre di serie televisive, alcune delle quali (almeno quelle di maggior successo) sono i prodotti di comunicazione più standardizzati in giro.

Con queste premesse, fare un blog scritto un po' alla cazzo di cane, come usa in certi ambienti, può essere un buon modo per far capire a chi ti vuoi rivolgere, e per perdere i lettori che vuoi perdere.
In questo senso lo scendere "sotto una certa soglia di modalità condivise di comunicazione linguistica" è utile, in un certo senso anche come autodifesa.

Comunque grazie per rispettare la mia posizione, che spero avrai capito non era cosi estrema.

Marco Pellitteri ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Marco Pellitteri ha detto...

Sì, certo, un autore che nel suo blog voglia adottare un certo tipo di scrittura ne ha tutti i diritti. Le critiche che possono giungergli però non vanno valutate come "oh mio Dio, ma che ha in testa questa gente?!". Ci sono persone che apprezzano i contenuti di questo blogger ma fanno fatica a leggerlo. Tutto qui. Si tratta, come dici (Pog), di capire se il blogger vuole compiere qualche passo verso le difficoltà di questi lettori interessati ma affaticati, o se invece preferisce insistere con il suo stile personale; magari, come dici, perderà lettori, ma manterrà la propria integrità stilistica e continuerà a divertirsi e a ritrovarsi in ciò che scrive. Del resto il blog è suo!
La mia riflessione era più sulla giustificabilità della critica - che appunto giudico lecita - che non sul diritto (insindacabile)di scrivere come ci pare.
Rimango comunque della mia opinione: se non si fa sperimentazione letteraria, è più produttivo e comunicativo attenersi a regole più condivise, quantomeno a quelle minime... maiuscole e minuscole, ortografia, sintassi, punteggiatura, consecutio temporum.
La scuola a cui alludevi, Pog, serve proprio a capirci da Belluno a Portopalo... :-)

Pog ha detto...

...e infatti ci stiamo capendo pure noi ;)