sabato, marzo 03, 2012

Starbucks ha aperto a Milano!


Per meriti guadagnati sul campo, sono stato invitato all’inaugurazione del primo Starbucks Cofee in Italia, qui nella Milano che si apparecchia per l’Expo.
Eravamo in molti ad aspettare questo momento, e l’assenza del marchio Starbucks nel nostro Paese aveva fatto nascere un milione di leggende urbane. Leggende prontamente smentite da Guerrino Fuculli, Local Manager di Starbucks Italia che ha lasciato una lunga dichiarazione alla stampa mentre venivano serviti i caffè ai fortunati presenti.
Fuculli ha affermato che il nostro è il Paese ideale per investire in una qualsiasi attività commerciale, e che il libero mercato è regolato da una vivace e sana concorrenza. Di conseguenza, tutte le voci di dumping nei confronti di Starbucks sono fandonie. Non è affatto vero che un nota società italiana detiene la licenza dello sfruttamento del marchio Starbucks da oltre dieci anni, impedendone l’apertura in Italia.
La stessa società infatti, possiede i diritti sul marchio per tutta l’Europa, negli altri paesi sono state aperte un milione di caffetterie. Se fossero vere le voci sul dumping significherebbe che gli italiani sono europei di Serie B, e non è asssssolutameeeeente vero.
Qualcuno ha chiesto a Fuculli se, come si dice spesso, Starbucks non aveva ancora aperto qui da noi perché abbiamo una differente: “cultura del caffè e del cappuccino”.
La risposta del Local Manager è stata molto chiara:
“Abbiamo aperto locali in paesi in cui la popolazione non sapeva nemmeno che cosa fosse un locale. Oppure caffetterie in città dove il consumo di caffè pro capite era pari a quello del tartufo in Norvegia. Secondo voi la differente cultura del caffè e del cappuccino, può essere un problema?
Sappiamo quali sono le esigenze della clientela italiana, e quali sono i suoi gusti. Tre centimetri di caffè, da bere in piedi, in trentaquattro secondi, con le gente dietro che ti spinge. Noi offriamo un servizio diverso, tutto qui.”
Mi sono seduto a bere il mio caffè, mangiando un sandwich in cui erano indicate la data di scadenza e tutti gli allergeni presenti. Poi sono andato in bagno. Mi sono lavato e asciugato le mani. Di fianco al bagno c'era uno stanzino dotato di fasciatolo in cui una mamma cambiava il suo pargolo.
Tornato al mio tavolo, ho finito il mio caffè e ho aggiornato il blog usando il WiFi del locale.
Un tizio, al banco, ha chiesto un espresso. E’ stato accontentato. Lo ha bevuto in piedi, in ventisette secondi con dei figuranti che lo spingevano da dietro.
Forse è questo il servizio diverso di cui parlava Fuculli.
Un servizio da Paese normale.


DISCLAIMER.
Sì, è un post ironico.
Però è bene metterci d'accordo, perchè potrei essere piuttosto feroce nel rispondere agli eventuali commenti.
Non dirmi che a te "il beverone" non piace. Non sono in discussione i gusti personali delle persone, ma la loro possibiità di scegliere.
Come dico spesso parlando di Starbucks, questa è una questione di globbalizzazzzione all'itagliana, e del terrore fottuto nei confronti della vera concorrenza.
Le leggende urbane su Starbucks e l'Italia sono tantissime. La mia preferita è quella che da noi il caffè si beve buono dappertutto, anche a casa.
Vero. Le mamme italiane sono le cuoche migliori del mondo, però questo non ha impedito di aprire qualche ristorante.
Prima di farmi un pippozzo ideologico sui brand, le catene, le multinazionali e massimi sistemi, ti ricordo che stai usando un computer fabbricato in Cina, probabilmente sei iscritto a Facebook, possiedi un cellulare, hai perlomeno un bancomat, in casa hai dei mobili svedesi, e vai a fare la spesa al supermercato.
Accetto pippozzi ideologici solo da hippie che vivono in campagna, in una comune autosufficiente dove non si usa energia elettrica.

68 commenti:

Davide ha detto...

Ecco. Bravo Diego. Illudimi così, eh... sedotto e abbandonato in un unico post. Sigh. Sob.

Giorgio Salati ha detto...

Quanto condivido tutto quanto!

paolo raffaelli ha detto...

Il problema vero penso fosse "Vogliono venire qui a insegnarci come si fa il caffè?" col sorrisetto e magari l'aggiunta "guarda che sono riusciti a fare con la pizza". Che poi è il nostro solito modo di fare, per cui io dico le cose giuste e tutti voi altri non capite una fava.
A me sta benissimo Strabucks, magari non ci metterò mai piede, ma qual'è il problema?
Il Disclaimer è perfetto, poi.

Giorgio Salati ha detto...

Però spiegami bene, che queste cose non le mastico molto.

Mi pareva di aver capito che Autogrill (della famiglia Benetton) avesse la licenza per Starbucks (e altri tipo Burger King) solo nell'ambito dei servizi per i viaggiatori: autostrade, aeroporti, stazioni... Invece ce l'ha in generale per tutto?

Locomotiva ha detto...

IO noto che, sottotraccia, abbiamo in Italia la 'Arnold Coffee' che è una 'Starbucks' virata in rosso - un po' come gardaland sta a disneyworld, littleTony a Elvis eccetera.

E vivono: quello alla Fiumara di Genova è lì da un anno, serve gli stessi intrugli del suo padre spirituale -in cui io mi perdo regolarmente, troppe opzioni.
Quindi la cultura del caffè le belle balle.
La sciccheria del marchio internazionale, il fatto che fa figo andare da starbuck, aripalle.
C'è gente che beve il beverone perché vuole il beverone, ancorchè nologo-fakelogo.

Poi, che un signor Starbucks legga il codice civile italiano e dica 'mah, meglio l'Uganda' - e leggende metropolitane varie, boh.

Io, dico la verità, l'unica cosa che mi ha mai fatto tristezza è stata la Reunion II a Parigi, 2007.
Sui Boulevard di Parigi, qualunque locale dal vietnamita infimo al sette stelle a un tiro di sasso, varietà, possibilità, e Steve Sansweet (Second Banana Lucasfilm, allora) che si è nutrito tre giorni da Starbucks, mentre gli altri ospiti - attori vecchiotti- erano ogni tre per due alla brasserie a fianco ad uccidersi di quichè e birre.

Ma non è colpa di Starbuck, è colpa di Stivie.

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

@locomotiva: avercene, di leggi scritte bene in chiaro come il Codice Civile.

Il problema è il sottobosco, il ginepraio di leggine e regolamentini semisconosciute, regolamenti regionali, provinciali, comunali, ecc. ecc. che rendono IMPOSSIBILE capire se stai facendo tutto in regola o no.

Ma discorso "tecnico" a parte, siamo d'accordo sul discorso di fondo: una sfoltita alla burocrazia SERVE, e DI BRUTTO. E serviva IERI.

Locomotiva ha detto...

Augh, capo Bulgarelli dice Grande Verità, Augh!

Tornando in tema: leggenda minore "ma quanta gente ci vuole per fare 'sto caffè", in variante 'sballata ergonomia del posto di lavoro' o variante 'o'peppiniello al bar fa tutto da solo?'

Anonimo ha detto...

ma la gente non lo capisce che ostinarsi a pensare che in italia non abbiamo bisogno di starbucks xkè sappiamo già fare il caffè più buono del mondo è la classica "italianata" che ci contraddistingue sempre come imbecilli limitati?

Disclaimer:
Domanda retorica.

RRobe ha detto...

Non stare ad aspettare che l'ennesima catena di cibo di merda apra in Italia è da imbecilli limitati?
Bho.
Per me siete pazzi.
Non capisco nemmeno perché regalare pubblicità a SB.

RRobe ha detto...

L'Italia non è un paese normale perché non ci gli Starbuck.
Certo. Come no.

leo ha detto...

Diego ti detesto, per un attimo avevo sperato che fosse vero... poi ho riconosciuto le obiezioni emerse nel mefitico forum del corriere e pluf - il mio morale è crollato.
io adoro il beverone, me lo faccio in casa con una fedele macchinetta kenwood e il caffè macinato a mano al momento (next step, tostatura casalinga... ammesso di trovare il caffè non tostato in confezioni da meno di 10 kg)

senility ha detto...

siete tutti così postmoderni che io non riesco più a capire quando scherzate e quando fate sul serio. Comunque Starbucks intrenazionale nasce come copia di una caffetteria italiana, "...Howard Schultz, storico amministratore delegato, riconosciuto ormai come il vero fondatore della famosa catena, In occasione di un viaggio a Milano nel 1983 sviluppò il suo progetto di portare in America l'autenticità della caffetteria italiana[1]." Questo fatto è taciuto dalla wikipedia inglese, ma io in effetti sapevo gia di questa cosa perchè ricordo di averla letta in un articolo piuttosto dettagliato... Dove ho letto l'articolo... non me lo ricordo... ma è una cosa di qualche hanno fa... national geographic? non a tema, internazionale? troppo frivolo... Linus? troppo interessante... forse mi verrà in mente. Comunque non credo che se la siano inventati così, per dar fastidio a te. Forse devi rivedere un po' la tua idea di consumo di caffè in Italia. Non escludo che nel baretto della metropolitana di bisceglie il caffè faccia schifo e si beva in piedi, ma non mi sembra descrittivo della cultura culinaria italiana. A Napoli c'è il modo di dire "il caffè in piedi non lo prendono neanche i poveri". Non credo che sia stato diffuso da emigranti tornati ricchi dagli states.

senility ha detto...

Poi ci ripenso, e nozioni delle superiori mi si ripropongono come la peperonata, "il Caffè" non era una delle primissime riviste letterarie d'europa e nasce proprio a milano in concomitanza con le prime caffetterie?
vado a cercare.

Officina Infernale ha detto...

...in italia ci sono bar dove il caffè fa cagare e magari ci fosse stato uno starbucs...e cmq catena più catena meno chi se ne fotte...tanto se a qualcuno non gli sta bene lo scrive su fb e domani è un altro giorno...

senility ha detto...

continuo a non ricordarmi dove ho letto quella cosa, ma ho trovato anche altre fonti:

http://www.bargiornale.it/la-vera-storia-di-howard-schultz-alias-mister-starbucks/0,1254,87_ART_2386,00.html

Diego Cajelli ha detto...

@Robe
Lo sai, ne abbiamo già parlato, le mie menate su Starbucks sono cicliche.
Nello specifico, questa volta sono state richiamate da una discussione sul forum del corriere, che lurko con piacere per vedere come l'itaggliato medio degli anni '50 discute oggi su internette.
La questione SB per me è ormai una questione di principio che va oltre il cibo, il caffè, i brand, l'ammerica e le catene.
E' che non capisco. Non capisco perchè è stato deciso che posso vestirmi da Celio, da Zara, da HM, posso comprare mobili all'Ikea, posso usare prodotti Apple, posso mangiare da Mac, posso comprare scarpe da Foot Locker, i dischi alla FNAC, ma non posso bere un caffè da SB, da Costa o da Nero.
E' tutto qui.
Anzi no. C'è dell'altro.
C'è che tu stai a Roma, e da quel poco che ho potuto vedere voi nella capitale ve la passate molto meglio di noi milanotti per quanto riguarda gli esercizi pubblici.

Diego Cajelli ha detto...

Questione caffè buono.

Cari...
Se il caffè fatto all'italiana è buono per dato di fatto, io non ho nessuna intenzione di attaccare le certezze della vostra vita.
Ne siete convinti?
Bene.
Sono contento per voi.

@Senility
Sì. Bellissima storia. Vero. Poi c'era anche la marmotta che avvolgeva la cioccolata.

Diego Cajelli ha detto...

E per concludere...

Si sente spesso dire che se SB aprisse in Italia fallirebbe in 3 giorni.
Forse.
Proviamo e vediamo che cosa succede.
Del resto era la stessa cosa che dicevano negli anni '80 all'apertura del primi fast-food.
Vedi un po' che cosa è successo...*








*Ah, già...
Mac ha potuto aprire in Italia perchè è obbligato a comprare la carne dall'ex padrone di Burghy.
La sana concorrenza!

Anonimo ha detto...

ma veramente tu ti sentiresti più libero se avessi la possibilità di bere un caffè di merda e pagarlo dieci volte quello che vale?
cambiamo la domanda, ma davvero tu ti sentiresti più libero se avessi la possibilità di bere il caffè più buono del cosmo yeah mentri aggiorni il blog yeah e gli lasci giù una cagatina prima di inforcare la bici yeah?
cioè, limitano la tua libertà non aprendo una catena in un paese?
cioè, è una catena! qualcuno s'è comprato i diritti, loro glieli hanno venduti, e chi se li è comprati decide che non gli conviene aprire, punto.
cazzo, fanno così per le medicine! incazziamoci per quelle, questo è un diritto: la salute! consumare non è un diritto, mi sembra che tu faccia spesso confusione fra le due cose.

Anonimo ha detto...

Consumare non è un diritto? °_°

Massy ha detto...

coincidenza vuole che oggi ci sia stata una puntata di "iconoclast" su deejay television e si diceva appunto che è merito di un iaggio in Italia se è nato starbucks!!!

A me di tutta sta storia mi ruga solo che qualcuno ispirandosi al nostr stile di vita abbia invaso culturalmente e economicamente il mondo!!!


Un po' come gli americani che "odiano" i giappi che dopo la manovalanza disney hanno reso l'animazione un'industria nazionale che esporta in tutto il mondo!

senility ha detto...

...che si avera o no, è ininfluente, non è una cosa che dicono gli italiani, cioè, fa parte della brand history, se ne fanno un vanto... comunque a me di starba li non mi frega niente, aprono, non aprono, la cosa mi lascia del tutto indifferente. Quello che invece ogni volta che ne parli mi perplime, è la scarsa considerazione dei bar italiani. Come ogni cosa, alcuni fanno cagare, alcuni sono eccellenti, la maggior parte senza infamia e senza lode. Ma veramente non c'è un bel bar accogliente vicino a casa tua? Che fa il caffè come piace a te? o nel quale puoi chiedere un caffè abbastanza personalizzato da fartelo piacere? a me questo sembra strano. Poi è naturale che se non hanno la wireless non vanno bene, boh, ma vai al bar per andare su internet, ma perché? Dice internet oggi è come il giornale da sfogliare, una cortesia che andrebbe fatta. Si, è possibile. Ma non è che se qualcun altro sta leggendo il giornale esci battendo i piedi e dicendo a tutti che quello è un bar di merda. A me questo dispiace, che non sei riuscito a trovare nella tua città natale un bar che ti si confacesse. é strano, senza polemica, è strano. Cioè, io non voglio azzardare letture psicologiche, ma forse hai qualche problema personale con i bar italiani, qualcosa di inconscio.

Diego Cajelli ha detto...

@Anonimo delle 7.35

Stai scrivendo con un computer costruito da te?
Stai usando l'elettricità da te prodotta pedalando con un sistema di dinamo?
Ti sei cucito i vestiti che indossi?!
Allora ti rispondo.
Mi dispiace, ma non ho una bici yeah.
Ho un motorino truzzissimo. Ci stanno cinque euro di benza nel serbatoio, ma ne metto apposta 50 e quella che avanza la lascio cadere per terra, perchè adoro inquinare e consumare amminchia.
Anzi. Domani porto il motorino da un amico che me lo elabora e me lo fa funzionare con il Brunello di Montalcino come carburante.
Sai perchè?
Perche il mondo si divide in due.
Quelli che consumare E' un diritto.
Quelli che fanno la rivoluzione lasciando dei post sul mio blog.

Diego Cajelli ha detto...

@Senility

Si ho un milione di problemi. Nessuno inconscio. Li riconosco tutti.
Sai quando sono aumentati in modo esponenziale?
Quando ho iniziato a viaggiare.

Locomotiva ha detto...

Bruttissima cosa, viaggiare.

Viaggiare e poi leggere i forum di gente che, per 'viaggiare' intende arrivare al centro commerciale di mentrisio, poi, fa malisssssssssimo alla psiche.

Io ho smesso.
Di leggere i forum, intendo.

senility ha detto...

mi spiace.

Francesco Dellamorte ha detto...

Cippa e Lippa, alla fine non hai dato la tua impressione sul caffè che hai bevuto :D

Anonimo ha detto...

In effetti, consumare non è un diritto. Non lo è se comparato al corpus dei diritti "classici" come la libertà di manifestazione del pensiero, il diritto di voto, ecccetera. Vero è che negli ultimi due secoli il corpus di diritti reputati "fondamentali" o comunque significativi s'è esteso, venendo incontro alle trasformazioni sociali (basti pensare alla tutela ambientale, estensione del diritto alla salute del cittadino). Forse, un giorno, il consumo (inteso come fruizione di prodotti commerciali distribuiti a livello globale) verrà considerato un vero e proprio diritto, non so. Certo, la possibilità di consumare prodotti Starbucks (ora che esso si trova in Italia) si lega alla libertà di scegliere: scelta impossibile finchè questo marchio restava fuori dal Paese (non so se per azioni di dumping o meno). Tuttavia, mi pare esagerato dire che non sia possibile criticare Starbucks o cose simili solo perchè, ad esempio, si utilizza un PC Lenovo. Viviamo tutti nella stessa realtà, e utilizziamo in larga parte degli stessi strumenti: a mio parere, è possibile riflettere criticamente su questa realtà, provando ad elaborare correzioni o alternative su scala limitata, senza per questo essere degli ipocriti. Altrimenti, tutto si riduce ad una visione manichea: o operi una fuoriuscita TOTALE dalla società organizzata e dai suoi ritrovati tecnologici (e perchè mai lo si dovrebbe fare, se molti di questi ritrovati hanno migliorato la nostra vita?), oppure stai dentro questa società, in silenzio, senza proferire parola su nulla perchè utilizzi prodotti di grandi marchi commerciali. Un simile ragionamento, per assurdo, porterebbe a demonizzare quei marchi commerciali che l'autore del post voleva in qualche misura difendere (lecitamente, da una critica spesso priva di riflessione): infatti, "non puoi criticare perchè usi facebook o ikea", sembra quasi suggerire che tu non possa operare alcuna critica perchè utilizzi prodotti analoghi a quello oggetto di attenzione, e implicitamente dannosi, in qualche misura, per l'essere umano.

Anonimo ha detto...

Per completare il commento precedente: non credo che le multinazionali (o le botteghe di paese, se è per questo) debbano essere soggette ad analisi manichee del tipo "quell'azienda è il bene" o "quell'azienda è il male". Semplicemente, se alcuni aspetti del loro operato possono risultare una minaccia (sia pur di lieve entità) alla salute (indico la salute perchè si parla di settore alimentare) dei cittadini, i cittadini stessi hanno il diritto/dovere di sollevare questo problema di fronte alle istituzioni statali, che sono vincolate dal patto costituzionale (e da una miriade di leggi successive) a tutelare proprio la salute. Neanch'io amo gli "anti-tutto" a prescindere. Ritengo però che una visione critica su aspetti limitati dell'esistente non trasformi le persone in "rivoluzionari da tastiera": semplicemente, esercitano i loro diritti di cittadinanza.

Gua-sta Blog ha detto...

Ma che storia, prendersela per una cosa così! Che apra chi vuole! Non siamo mica nella Bulgaria degli anni '70.
Io non credo che Starbucks diventerà il mio bar preferito, ma forse i bar "tradizionali" si daranno una scrollata e miglioreranno il servizio.

senility ha detto...

gran post dell'anonimo. una piccola precisazione, Marco Polo viaggiava, noi al limite facciamo delle vacanze.

Anonimo ha detto...

"Diego Cajelli ha detto...

@Anonimo delle 7.35

Stai scrivendo con un computer costruito da te?
Stai usando l'elettricità da te prodotta pedalando con un sistema di dinamo?
Ti sei cucito i vestiti che indossi?!
Allora ti rispondo.
Mi dispiace, ma non ho una bici yeah.
Ho un motorino truzzissimo. Ci stanno cinque euro di benza nel serbatoio, ma ne metto apposta 50 e quella che avanza la lascio cadere per terra, perchè adoro inquinare e consumare amminchia.
Anzi. Domani porto il motorino da un amico che me lo elabora e me lo fa funzionare con il Brunello di Montalcino come carburante.
Sai perchè?
Perche il mondo si divide in due.
Quelli che consumare E' un diritto.
Quelli che fanno la rivoluzione lasciando dei post sul mio blog."

Ecco, non capisci un cazzo come al solito!
Gnè gnè rivoluzione, gnè gnè ha l'elettricità!
Guarda che, ripeto, consumare non è un diritto. Se lo pensi oltre a sbagliare in termini propri di giurisprudenza, ragioni male.
Poi, io ho abbozzato un discorso che è interno al mercato: non è una dittatura che trovando una catena immorale la blocca...è che se la sono comprata, e ci fanno il cazzo che vogliono, forti proprio della mentalità che porta te a pensare che consumare è un diritto...
Inoltre, basta vantarsi di essere un tamarro! Se apri un blog poi devi confrontarti, altrimenti scendi in piazzetta e fai a testate.
Solo un borghese conservatore può tacciare una persona di velleità rivoluzionarie perché sottolinea, ripeto perché è importante, che consumare non è un diritto.
Stai davvero a rota de Berlusconi e Regan!

Diego Cajelli ha detto...

Anonimo delle 12:06

Confrontarmi con chi?
E perchè dovrei, visto che "non capisco un cazzo come al solito"?
Nel senso: vuoi un confronto con uno che non capisce un cazzo?
Ah.
E dimmi: chi è il tamarro adesso?

Diego Cajelli ha detto...

Anonimo delle 11:32
Guarda, hai scritto tantissimo, per cui sono d'accordo con te sulla fiducia e per principio.

Diego Cajelli ha detto...

@Gua-sta Blog
Ecco.
Sì.
Quello che dici lo sottoscrivo.

Dario ha detto...

Quindi mangiare, vestirsi, avere una casa, avere i mezzi per costruirsi una cultura, avere i mezzi per esprimere opinioni, avere i mezzi per comunicare (e le stesse medicine a cui si dovrebbe pensare) non sono diritti in quanto sono anche consumi che io pago per ottenere?

Ma senza neanche entrare nel merito di queste cose, non è un diritto avere un'offerta da cui scegliere?

Se una casa editrice non potesse aprire nel mio paese, se un sito venisse oscurato, se un musicista non potesse venire in tour, se non potessi comprare una marca di auto o di vestiti?

Forse si lega un po' troppo la parola diritto al concetto di bisogno invece, creandosi mentalmente in testa l'idea che qualunque cosa non sia strettamente necessaria alla sopravvivenza sia un vizio, un lusso e quindi non abbiamo il diritto di usufruirne.

Nessuno fa lo sciopero della fame perché manca Starbucks mi pare, le vostre scale di valori morali non vengono intaccate.

Come anche per i discorsi "più seri" sempre invocati, il fatto è questo:
chi non vuole fruire di una cosa ha la stessa opportunità di farlo sia che l'offerta ci sia o manchi, chi invece vorrebbe fruirne non ha la libertà di farlo quando manca.

Libertà è la possibilità di effettuare una scelta, non importa riguardo cosa.

Poi certo si possono fare mille discorsi su come il libero mercato allo stato delle cose non sia tanto libero o su come manchino cose che ognuno può ritenere ben più meritevoli di una catena di caffè. A me ad esempio mancano un sacco di servizi di fruizione online adeguati.

Ma per carità c'è sempre qualcosa di più grave a cui pensare, non vogliamo mica fare la figura dei superficiali.

Anonimo ha detto...

"Blogger Diego Cajelli ha detto...

Anonimo delle 12:06

Confrontarmi con chi?
E perchè dovrei, visto che "non capisco un cazzo come al solito"?
Nel senso: vuoi un confronto con uno che non capisce un cazzo?
Ah.
E dimmi: chi è il tamarro adesso?"

Wow, mi hai messo proprio nel sacco eh! Comunque hai ragione, mentre scrivevo pensavo proprio che scrivere era inutile, ma tant'è, ogni tanto uno si vuole togliere uno sfizio.
Stupida io a credere che qualcuno potesse fermarsi a ragionare sul concetto di diritto quando in ballo c'è la possibilità di dire in un solo post "viva il caffè lungo" e "abbasso l'itaglia".
Quindi, così, per puro sfizio personale, ti chiedo di superare la mia innata e non negata tamarraggine (è solo che non me ne vanto) o quanto ti possa aver irritato un (letteralmente) flame della domenica lanciato da bolscevichi che-incoerenti!-bevono coca cola, e ragionare sul concetto che consumare non è un diritto. Perché se consumare fosse un diritto, sarebbe proporzionale alla tua capacità di consumare, ovvero alle tue capacità economiche, da cui, per l'appunto, non può dipendere un diritto.
Quindi, non è un tuo diritto di cittadino italiano avere Starbucks, che ha scelto di vendere le concessioni ad Autogrill, e Autogrill decide di non aprire punti vendita. Non capisco quale sarebbe questo scandalo italo-baristico-giudaico-massonico...

Anonimo ha detto...

"Libertà è la possibilità di effettuare una scelta, non importa riguardo cosa."

E io che me credevo che fosse partecipazione!

Io scelgo di ucciderti! Io scelgo che queste scorie non le tratto, le butto nel fiume perché mi costa meno!etc.

Citando un personaggio più vicino a molti di quanto non credano "Siete dei turisti della democrazia!"

In generale, fare sempre finta di non capire per portare avanti un ragionamento non ha senso...il mio ragionamento su SB è interno al mercato, non è da rivoluzionario fricchettone.

Dario ha detto...

Infatti puoi scegliere di uccidermi.
Il tuo stato non ha messo embarghi su coltelli, veleni, armi da fuoco e oggetti contundenti e nessuno ti segue per la strada o ti tiene legato in casa per assicurarsi che tu non mi uccida.
È la libertà di non pagare le conseguenze se mi uccidi che non hai, è lì che la legge interviene, dopo che hai effettuato la scelta
La liberta di scegliere di farlo e pagarne le conseguenze è tutta tua.
Come dovresti affrontare qualunque conseguenza di qualunque azione, dallo scaccolarti al dare i soldi a una multinazionale del caffè.
È chiaro che il divieto è un deterrente a non compiere un'azione ma è facile fare il paraculo con esempi estremi come l'omicidio, non lo so, bisogna mettere sempre l'inciso "la libertà personale si ferma dove inizia quella degli altri"?
Evidentemente sì bisogna per evitare risposte idiote e paragoni inutili.
Guardacaso proprio perché si dovrebbe fermare dove inizia quella di un altro se a te non frega nulla di avere una cosa non vuol dire che non ce la dovrebbe avere nessun altro.

Inoltre ribadisco che anche mangiare, avere un tetto sulla testa e vestirmi (per dire tre bisogni primari senza i quali non sopravviverei) dipendono dalle mie condizioni economiche. Quindi non sono diritti neanche quelli.

Anonimo ha detto...

"Inoltre ribadisco che anche mangiare, avere un tetto sulla testa e vestirmi (per dire tre bisogni primari senza i quali non sopravviverei) dipendono dalle mie condizioni economiche. Quindi non sono diritti neanche quelli."

La follia. Quindi se uno non ha i soldi per queste cose non ne ha diritto. Diritto alla vita, diritto a un'esistenza dignitosa? Mai sentiti?
E poi, non sottovalutare un esempiio facile come "uccidere", perché per esempio sei molto confuso anche su quello. Non è che uno è libero di uccidere e poi lo stato è libero di punirti! Dio, mi arrendo, non è possibile capirsi se queste sono le basi...

Dario ha detto...

La conseguenza era dovuta a questo metro di definizione:

"le tue capacità economiche, da cui, per l'appunto, non può dipendere un diritto"

mi sembra che mangiare dipende dalle mie capacità economiche (se non ho i soldi per comprarmi da mangiare e vado al supermercato cosa succede?)

Mi si può dire giustamente che nei diritti umani c'è il diritto alla vita o al sostentamento, ma non mi sembra che ne sleghi la dipendenza dalle capacità economiche impedendo che la gente muoia di fame.

Se ci si limita alla definizione di diritto come branca legislativa posso ammettere di non aver usato i termini corretti non avendo una conoscenza dettagliata delle norme.

Mi sembra però che nelle dichiarazioni dei diritti umani sia presente anche il diritto alla libertà, intesa proprio come applicazione di una scelta nel compiere un'azione, nel come e nel perché.
Uno scambio commerciale dovrebbe rientrare in questa definizione.

Per il resto sono consapevole che una persona legalmente non ha la libertà di ucciderne un'altra e mi sono forse incartato nello spaccare il capello semantico tra scelta e azione.

Rimane il fatto che l'esempio del reato mi sembra un paragone paraculo che si approfittava del mio "libertà di scelta non importa riguardo cosa" interpretandolo come
"liberi tutti di far tutto".

Evidentemente non era lampante volesse in realtà dire "non importa se la scelta riguarda una stupidaggine superficiale come quale caffè bere".

dario dp ha detto...

dftt

senility ha detto...

comunque queste discussioni da 3° superiore io le becco solo qui da te.

Locomotiva ha detto...

@senility: dagli corda, dagli corda.

Che sono quelle discussioni sui massimi sistemi da cui possono uscire pezzi di cabaret involontario niente male.

se ci sono gli anonimi, poi, viene fuori roba che potrebbe dar punti ai MontyPhyton.

Stai al gioco, segui l'istinto, vai dietro alla musica, soffia sul fuoco (e metti su i popcorn)... :P

Diego Cajelli ha detto...

@Anonimo ricorrente

Allora. Per prima cosa scusami.
Davvero. Mi hai beccato in un momento della mia vita profondamente post-ideologico.
Infatti, ultimamente credo che la libertà sia fare poti poti con la mia Torpedo Blu.
Per il resto, che dirti, io capisco benissimo la tua posizione, e posso anche dire che se non fossi in un momento della mia vita profondamente post-ideologico potrei dirti che sono anche d'accordissimo.
però, ora vivo in una realtà in cui l'applicazione pratica della mia ribellione e di tutto il mio carico idealistico si manifesta nel:
- pagare il biglietto del tram tutte le volte che lo uso
- rispettare le file
- Evitare gli sprechi
- varie ed eventuali.
Perchè?
Perchè vivo in una realtà globalizzata, capitalista, brandizzata, dove la gente fa la cessione del quinto per comprarsi le scarpe.
E in questa realtà, cyberpunk se vogliamo definirla così, scegliere a chi dare i miei soldi è l'unica vera azione rivoluzionaria che posso fare.
Ergo, se qualcuno decide a priori, al posto mio a chi posso dare i miei soldi e a chi no, mi girano i cosiddetti.
Da qui il post che stiamo commentando.

Se...
Anni fa, quando urlavo a gran voce che la globalizzazione era una cazzata qualcuno mi avesse dato retta non ci troveremmo in questa situazione.
Invece, ho preso un casino di botte e basta.
E non solo. Quella che mi hanno dato non è nemmeno una vera globalizzazione, è una global a metà, all'itagliana. Dove ho i costi e le pretese di una grande nazione globalizzata, ma non i benefici.
Tra cui: Bermi un caffè da SB in stanta pace.

Anonimo ha detto...

Chi vive nel sistema e guadagna grazie al sistema, difende il “suo” sistema e magari ci fa pure la pubblicità (a pagamento?), chi no, osteggia il sistema non suo…che il sistema sia giusto o sbagliato è tutto un altro paio di maniche…
Poi che SB apra a Milano mportanasega…io sto a Trento

Diego Cajelli ha detto...

Ma il sistema è quello solare, vero?

Anonimo ha detto...

Beh chiaro...cazzo avevi capito?

Diego Cajelli ha detto...

Magari intendevi il Sistema Dagobah, e lì si che è tutto diverso.

Fabrizio Spinelli ha detto...

Ognuno ha i suoi scheletri nell'armadio, ma come dice Diego, è giusto poterseli scegliere :D


Per il resto sono d'accordo con Roberto :P

uomoragno ha detto...

Sei sempre il migliore Diè!
Stupendo ;-)

uomoragno ha detto...

Ah, poi mi sono letto quasi tutti i commenti.
Certi sono davvero devastanti e più uno (o una) scrive complicato e più scende la catena.
SB è una caffetteria, che offre qualcosa di diverso dalle altre e con standard differenti che si possono trovare anche in tanti altri paesi...
Piace l'idea: provala.
Ti sta sulle balle: fatti il caffettone in casa o vai al solito bar.
Non mi sembra nulla di complicato o incredibile, anzi, non mi sembrava, ma poi ho letto i commenti dell'Anonimo/a e tutta la mia vita è un pò cambiata...
PS: alcuni direbbero "tolasudolsa"...

Giorgio Salati ha detto...

mi pare che tutto il discorso stia nel fatto: mi piacerebbe un caffè di starbucks ma non posso per questioni di concorrenza sleale.

Se avessero aperto degli starbucks in italia e fossero falliti perché non ci andava nessuno, penso che nessuno avrebbe da ridire, se non...peccato.

U carcamagnu ha detto...

Dopo i no _Tav i no-starb....
Italia .....solito paese di guelfi e ghibellini....




In realtà l'unica tragedia é la praticamente totale assenza di Subway ....

Anonimo ha detto...

...e i panini della Nordsee, dove li mettiamo, eh ehH?

Diego Cajelli ha detto...

@U carcamagnu

A dire il vero un Subway lo avevano aperto.
Dove?
Nell'angolo più nascosto di un sottoscala dell'area più buia di un multisala a Rozzano.
Che, lo sanno tutti, è il posto ideale per fare un test di mercato.
Infatti ha chiuso dopo venti minuti. Più o meno.

U carcamagnu ha detto...

Se non era per subway a Helsinki morivo strozzato da tranci di salmone che noi abbiamo i polli loro i salmoni.

Locomotiva ha detto...

Panini della Nordsee?
Dove, dove?
Slurp.

Subway-io mi ricordo la volta che eravamo arrivati a Brooklyn, al centro commerciale di Atlantic street da dove il trenino da Long Island si collega alla rete cittadina: persi.
'Scusi, sa, ma per andare dove dobbiamo andare, la Subway?'
Ditone puntato. di là.
Arriviamo ovviamente al luogo dove vendono 'subs' - che scoprirò poi è la contrazione di 'submarine sandwich'.

Comunqiue, per tornare al punto chiave, se bisogna dichiarare l'embargo a tutti gli starbucks dell'universo per impiantare vendite di panini di pesce della Nordsee, dove si firma?

Francesco ha detto...

La libertà di scelta, in ambito commerciale almeno, è sacrosanta.
Personalmente non sono mai stato da Starbucks ma non per motivi ideologici ma semplicemente di opportunità, il beverone non mi fa impazzire (per gusto) ma quando sono all'estero non mi viene il mal di cuore solo perché non ho l'espresso, preferisco provare i prodotti del

Mia mamma non è mai uscita dall'Italia, è la classica mamma e cuoca italiana ma va' letteralmente pazza per i Chicken McNuggets (o cichen come li chiama lei) e quello del McDonald's è quasi un rito mio e suo quando ci capita di andare in giro. Una volta è quello, un'altra è il pizzettaro locale o quello che fa gli arancini etc.

Il discorso secondo me è proprio quello della concorrenza che può solo giovare: è sicuramente vero che i prodotti delle catene sono spersonalizzati e a volte anonimi, uguali ovunque, ma è anche vero che come diceva uno in questa bacheca, a volte proprio perché sai cosa trovi può essere utile se sei perso e quello che offre il mercato locale non ti va (per tutti i motivi del mondo).

Mab ha detto...

Io so solo che sarei stata contenta di avere uno Starbucks sotto casa.

Anonimo ha detto...

non so,
discussione difficile, sono combattuto...

Via al televoto interiore, stop al televoto e rullino i tamburi...

anonimo 70%
diegozilla 30%

e fanculo a sb :)

serbelloni mazzanti viendalmare

fabristol ha detto...

Forse il post migliore che abbia mai letto sull'argomento. Complimenti, a volte l'ironia è l'arma migliore. Quando ho affrontato l'argomento sia sul tumblr che sul blog mi hanno come al solito fatto le pippe sul beverone ecc.
Puoi vedere qui quello che abbiamo scritto alcuni mesi fa sull'argomento:

http://libertarianation.org/2012/01/27/starbucks-in-italia-perche-no/

;)

Anonimo ha detto...

La foto esposta qui e un semplice fotomontaggio.
e l-angolo con corso di porta ticinese e ci passo tutti i giorni e nn esiste quel starbucks.

Andreas Koniaris ha detto...

Confesso che ci avevo creduto... Mi manca un sacco Starbucks, lo trovo solo al estero, e basta anche solo andare in Svizzera. Dai ma lo volete aprire o no?!? Si il caffe in Italia si beve buono solo in pochissimi bar perché é la macchina che fa il buon caffe non l'operatore a banco; molti bar non fanno manutenzione e quella che viene fuori é acqua sporca. Le stesse macchine da caffe sono presenti negli Starbucks. Ma la questione non é solo quella. E se io vlessi gustarmi il caffe in altri modi oltre a quello che si trova qui? E dire che i ristoranti sushi, indiani, vegetariani, africani, mc donalds, burger king sono sempre pieni. Perché allora no Starbucks?

manu ha detto...

qual è l indirizzo?

manu ha detto...

qual è l indirizzo di starbucks?

Anonimo ha detto...

per me una catena in meno di schifezze, meglio per tutti

Fashion is coming to town ha detto...

A pochi mesi dall'arrivo dello Starbucks in Italia... Che cosa rappresenta per noi?
"Starbucks caffè: odi et amo.
Basta nominarlo che è già polemica."

http://fashioniscomingtotown.blogspot.it/2013/10/starbucks-doesnt-sell-coffee-but.html