mercoledì, marzo 07, 2012

Sociologia e distributori automatici.


Siccome ho i miei problemi a relazionarmi con gli esseri umani, mi piacciono un sacco le vending machine.
Adoro interagire con elementi meccanici e intelligenze artificiali.
Mi piace leggere schermini, schiacciare tasti, fare tutto da solo. Con me la macchinetta è gentile tanto quanto può esserlo un commerciante medio della mia città. Anzi di più, dato che i distributori automatici mi scrivono buongiorno sullo schermo e quegli altri grugniscono prendendo i miei soldi.
Sono un utilizzatore convinto delle macchinette. Prima o poi mi deciderò a prendere anche una pizza alla pizza-automatica che ho visto a Malpensa.
Quando mi imbatto in una vending machine di solito la uso. Così a memoria ho preso un sacco di cose in un sacco di posti diversi, da New York a Londra, da Istanbul a Belgrado. Una volta ho preso anche del cibo cinese da una macchinetta alla stazione ferroviaria di Utrecht. Non era neanche malaccio.
I Distributori automatici ci sono anche a Milano. Giù in metrò.
Le vending machine installate nella rete della metropolitana milanese, sono uno splendido indicatore del livello di civiltà raggiunto dalla città in cui abito.
Sono un’unità di misura sociologica. Osservando i distributori automatici puoi farti un’idea del tipo di società in cui ti trovi. Puoi capire quali sono i problemi e con quale tipo di mentalità sono stati risolti.
La forma e la tipologia delle vending machine milanesi urla al mondo che ci siamo arresi e che siamo nel guano fino al mento.
Ho girato. Ho girato parecchio ma non mi è mai capitato di vedere le modifiche artigianali, e il design a prova di furto delle macchinette che abbiamo qui.
Per prima cosa. Sono blindate. Il distributore è racchiuso in un esoscheletro in acciaio, tipo l’armatura di Iron Man, ma con dentro uno meno affascinante di Tony Stark.
Alla faccia di tutte le regole del marketing, delle luci, dei colori, della pubblicità, dei loghi.
Qui abbiamo un coso a metà tra Mad Max e un furgone modificato dalla fiamma ossidrica di P.E. Baracus dell’A-Team.
Per prendere qualcosa devi affrontare un monolite. La ditta fornitrice ha installato una macchinetta simile soltanto nel carcere di massima sicurezza di Pelican Bay.
Devi proprio aver voglia di prendere qualcosa. Il cliente occasionale è tenuto ben alla larga. Però, se hai abbastanza coraggio, o se hai una sete ancestrale e non puoi proprio farne a meno, puoi usarla eh!
Poi infili la mano in un confortevole pertugio e ritiri il tuo prodotto.
 Io guardo quel parallelepipedo grigio e mi chiedo:
- Ma dove cazzo vivo?
A Milano nel 2012.
Nella mia città le vending machine si sono dovute adattare alla realtà sociale in cui sono state installate.
Ho letto in giro che erano tenute in ostaggio da branchi di barbari visigoti che avevano trovato tutti i modi possibili per fottersi gli spiccioli che contenevano.
Gente che traffica con la macchinetta, che ci infila dentro calzini, forcine, ne forza le parti mobili, le rompe, le scassa. Per fregarsi un euro alla volta.
In tutto il resto del pianeta sarebbe bastato mettere una telecamera. Qui abbiamo dovuto blindare tutto neanche fossero dei rivenditori automatici di diamanti.
Il problema della sicurezza ricade quindi su di me, sul cliente finale. E questo, a mio avviso, la dice lunga sul sistema sociale in cui vivo.
Di nuovo, e sarà mooolto difficile da far capire a chi non capisce, è una questione di limitazione delle mie scelte.
Ci sono anche dei limiti fisici, perchè il nuovo sistema per infilare dentro le monete può essere usato con comodità soltanto quelli che hanno le mani minuscole.
Rubare gli spiccioli, adesso è tanto complicato quanto infilarli dentro per comprarsi qualcosa in modo legittimo.
Dove vivo allora?
Vivo in un posto in cui si è dovuto modificare i distributori automatici, blindandoli all'inverosimile.
Il problema non sono quattro cialtroni che rubano gli spiccioli. Se mettere quelle armature era l'unica soluzione possibile, il problema vero è un altro: L'impossibilità di far rispettare un qualsiasi tipo di norma, legge o disposizione.
Basta poco. Basta osservare le normali vending machine che ci sono in tutti i paesi normali per rendersi conto di quanto non sia normale il paese normale in cui vivo io.

22 commenti:

carlo ha detto...

Innanzitutto non sono un robot.
Come seconda cosa NON vorrei essere accusato di darti ragione per motivi di scuole superiori fatte insieme e ritorni sul tram verso via Mac Mahon.
Ma la storia delle vending machine è davvero esemplare. Hai ragionissima. Termine un po' Anni '90.
Anche io sono un (folle) utilizzatore finale di quelle cose e devo dire che le ultime, moderne e blindate, fanno di tutto per tenerti alla larga.
Io -personalmente- ogni volta che ci infilo i soldi dentro mi rovino l'indice e l'anulare. Non parliamo poi delle contorsioni per recuperare le noccioline (di cui vado pazzo) o il resto.

P.S: Diego, è molto buono il mix dolce-salato di frutta secca e uva sultanina. A Loreto costa 80 centesimi, a Maciachini invece, 60. Giuro.

Diego Cajelli ha detto...

@Carlo!
La mia passione per i distributori nasce ai tempi dell'ISA!
Ti ricordi il distributore che c'era all'igresso?
Qualcuno ci aveva scritto: Pasticceria La vecchia Isa.
:-)

Locomotiva ha detto...

Comincio a dirlo un po' troppo spesso, che amo 'sto uomo.
Mi sa che prima o poi mi troverò M.me Ladyzilla alla porta con un'ascia.

Credo che l'immagine giusta sia post-apocalittica - Mad Max in metro.
É la resa della società, l'accettazione che siamo tutti dei barbari: è saltata l'ipotesi di servizio, di cliente.
É un prolungamento in automatico del commesso grugnente.

Anonimo ha detto...

Caro Diego, grazie per aver allietato, ancora una volta, un´oretta del mio part-time in ufficio.
Sono appena tornata da Amsterdam e vorrei sapere la tua opinione sul regno di FEBO (http://www.febodelekkerste.nl/), se hai mai avuto modo di entrarci.
Io ero sempre cosí fatta che non sono mai riuscita a scegliere uno di quei meravigliosi piatti, quindi sono ripartita con una certa frustrazione nel cuore (e non solo).
Buona giornata e un abbraccio da Berlino (con il sole!)

Cristina

Anonimo ha detto...

Ciao! Sono una tua "lettrice ombra" mi piace ogni tanto pssare di qui e leggere cose in cui mi rispecchio pienamente!
Adoro i distributori automatici, soprattutto la cioccolata, che sono riuscita a bere anche in un agosto da record (ma non sai mai dove ne ritroverai una...)In giappone da quei distributori ho assaggiato le peggio cose (una era tipo sprite all'uva...)
Ho letto ISa, Isa di monza?
Io l'ho frequentato e devo dire che il tempo trascorso davanti alle macchinette (naturalmnte al cambio dell'ora)era un piacevole diversivo!!!
Fede

Joel ha detto...

Diegone amo il tuo essere fine osservatore di queste dinamiche e mutamenti sociali, io quando vedo queste cose o guardo le televendite di oggetti che presuppongono l'inadeguatezza o l'idiozia dell'acquirente penso sempre ad Idiocracy.
Anche osservando la Costa Concordia mi viene in mente quel film, e ho paura.

Andrea V. ha detto...

@ Cristina: io in Olanda ho praticato un Blow-Job a uno spring roll di Febo, credo fosse in Koenigstrasse ma potrei sbagliarmi.
Il fiotto di olio rancido-bollente che ha accompagnato il primo morso mi ha convinto a cestinare frettolosamente il resto nonostante la fame chimica impellente.
Questo per dire che sei davvero fortunata.

Diego Cajelli ha detto...

@Fede
Sì, L'ISA era proprio quella di Monza!
:-)

Diego Cajelli ha detto...

@Cristina

Azzz!
Febo non lo conosco!

Giorgio Salati ha detto...

Certo che sei polemico ultimamente!

Stai avendo un revival dei tempi delle okkupazioni a scuola? Ogni tanto anch'io ho questi periodi recriminatori... fuck the system! Tipo indire un'assemblea per protestare contro la scellerata gestione dell'intervallo da parte del preside!

A parte gli scherzi, l'idea del distributore-ironman mi ha fatto ghignare!

Giorgio Salati ha detto...

A parte tutto: sono piuttosto d'accordo con te sul discorso che facevi riguardo a Starbucks, sulla faccenda dei distributori mi sembri un po' drastico... Sono d'accordo che è grottesco soprattutto paragonato agli altri stati, ma mi sembra ci siano cose ben più gravi che ci distinguono alla grande come gran produttori ed esportatori di guano...

Diego Cajelli ha detto...

@Giorgio
Mi piace incazzarmi per le cose minuscole.

senility ha detto...

certo che sei sensibile, ti sconsiglio vivamente di andare mai in liguria. Incontreresti un tipo tutto speciale di rapporto con il cliente che ti farebbe avere degli attacchi di panico. Io quando vado a milano mi stupisco della gentilezza dei commercianti.

mari ha detto...

Anche io amo i distributori...sono loro che non amano me, evidentemente.
Dopo innumerevoli fregature, recentemente ho ceduto e ci ho provato con i robottoni blindati a Loreto, arrivo di fretta annaspando dalla sete, frugando nella tasca trovo solo una monetona da 2 euro, prego perchè mi dia il resto e invece...mi mangia quei due euro senza manco darmi la bottiglietta...
Ogni volta mi succede così, e ogni volta dopo un paio di mesi ci ricasco...
Forse è solo un problema di sfiga...ehehehe!

Marco ha detto...

Premetto che ho le mani piccole.
Però mettere la monetina in quella specie di flipper e spingerla dentro per ricevere le cibarie mi gratifica un sacco.

I cazzi sono quando è rotta e lo spicciolo va di traverso.

Marco ha detto...

Mi piacerebbe comunque che ci fossero più tramezzini nelle metro dell'Area C.

I*Man ha detto...

Martedì in Via San Giovanni sul Muro ho visto il massimo della perversione.
La vetrina di un negozio di medio-lusso (mediolusso per la zona, inavvicinabile per noi maranza di Giambellino) era sostituita da un distributore automatico di calze, sciarpe e foulard.

Mi sono trattenuto a stento dal collaudare i calzini automatici.

Fabrizio Spinelli ha detto...

Se può esserti di conforto, anche a roma sono blindate e, spesso, violate lo stesso...

Locomotiva ha detto...

Eh, vabbuò, però non citi il distributore automatico mediauord in Centrale a Milano - il passaggio sotterraneo per arrivare in metro, al centro. dove convergono le due scale mobili.
Che tu TAAAK, infili la carta di credito e ci compri l'aifono, così, d'amblè.

E in in un paesotto di trecento abitanti e quindici capannoni, qui in zona, abbiamo il distributore automatico di pane.
Che infili la moneta e di da un sacchetto di quattro michette.

Alessio P. ha detto...

Se provi la pizza a Malpensa, devi raccontarcelo, anch'io sono troppo curioso quando vedo quell'aggeggio :)

Fabio ha detto...

Ciao. Sono un robot, ma ho letto con gusto e approvazione questo tuo post. Bravo..

Aggiungo ai contributi anedottici già pervenuti che per un paio d'anni un distributore di benzina collocato lungo la Melzo-Monza, all'altezza di Pessano con Bornago, ha tenuto un paio di macchine che vendevano oggetti da sexy-shop.
Gli ho pure dato un occhio: c'erano soprattutto DVD pornografici, ma anche roba tipo vibratori, condom esotici, ritardanti e stimolanti. A prezzi folli, peraltro. Sta di fatto che da almeno 1 anno sono spariti: evidentemente "tiravano" poco.

Se t'arrapa l'idea, invece, all'Ikea di Carugate c'è il distributore di calzini antiscivolo presso l'area bimbi. 2 euro. :)

Bip.

jo ha detto...

io dico sempre buongiorno ai miei clienti. loro non ce lo dicono mai. tanto che con i miei colleghi ne abbiamo tratto una scenetta teatrale che ripetiamo come un mantra....
e, no, non sono una macchinetta automatica.
ps a san donà, in stazione, ci sono delle bellissime macchinette; vendono cd "bianchi", preservativi, bibite, panini, caramelle, pennematitecolla, giochini erotici basici, ma per esempio nè assorbenti per signora o collant nè pannolini per bambini. mah.
ps l'hai rifatto, e scusa se te lo dico e scusa se ti dò del tu, ma è una cosa che mi fa venire la pelle d'oca ogni volta. la virgola tra soggetto e verbo.....