mercoledì, gennaio 04, 2012

Le maledette parole di Nichi Vendola.



Il trenta maggio ero festeggiante la vittoria pisapiesca davanti alla tivvù. Avevo tinteggiato le pareti di arancione, ballavo la rumba convinto che niente e nessuno mi avrebbe strappato di dosso la felicità di aver cacciato la Moratta da palazzo Marino.
Anzi. Con un moto di egocentrismo senza eguali, mi autoattribuivo un pochino il merito della vittoria di Pisapia. Vittoria che nel Zillaverso era avvenuta grazie al successo dei fumetti fatti per l’occasione dal sottoscritto e dal Kota. (E anche da altri. Se non ti ricordi, clicca qui)
Felice, ebbro di arancione ero lì che me la godevo. Ripeto: niente e nessuno mi avrebbe strappato di dosso quella felicità lì.
Invece.
Poi.
Parla Vendola.
Parla di abbracci ai Rom, ai mussulmani e agli stranieri. Parla di gentilezza e di cortesia.
E io ho un brivido. Ho un lungo brivido che mi parte dalla nuca e arriva ai talloni, perchè conosco bene i miei concittadini.
Vendola, il 30/05/2011 ha consegnato nelle mani dei milanotti di destra l’arma comunicativa definitiva. Una pistola che lui stesso ha caricato e che ha puntato contro la testa di Pisapia. Il dito sul grilletto non è suo, ma poco importa.
Il discorso di Vendola in piazza del Duomo è uno splendido esempio dei danni che si possono fare, in un sistema di comunicazione qualsiasi, quando si parla convinti di chiacchierare soltanto tra amici, e non ci si rende conto che si sta parlano a tutti, nessuno escluso, stronzi razzisti compresi.
Vendola non aveva capito che si trovava in un luogo dove, fino a venti minuti prima, avevamo un De Corato come vice sindaco.
Nell’enfasi della retorica politica si è dimenticato un paio di passaggi, delle premesse ovvie quando si parla a delle persone ragionevoli, progressiste ed educate. Puntualizzazioni che invece andrebbero fatte parlando a una città dove per esempio, giusto per dare i confini dell’educazione e della ragionevolezza, i commercianti si rivoltano contro i vigili quando tentano timidamente di far rispettare i divieti di sosta.
Per me era scontato che quando Vendola parlò di abbracci ai Rom, ai musulmani e agli stranieri in generale si riferiva a tutti quelli che, come “l’abbracciante”, il sottoscritto, e molto altri, vivono rispettando le leggi e le persone che si trovano di fronte.
Vendola invece non specificò nulla, non antepose per dire: “onesti”, parlò di abbracci in senso assoluto, evangelico. Di fratelli e sorelle, di comunione e liberazione. Quasi.
Tra l’altro, quel discorso, nei suoi termini generali, io lo trovai profondamente xenofobo. Razzismo al contrario, per contrapposizione.
Io non voglio abbracciare tutti i Rom, tutti i mussulmani, tutti gli stranieri e tutti gli italiani, così in generale, per dato di fatto. Perché sì.
Non sono razzista, e non mi frega assolutamente niente del tuo colore, del paese dove sei nato, del dio che preghi o del tuo orientamento sessuale. Trovo aberrante il “voler abbracciare” dei gruppi di persone, senza tener conto delle caratteristiche dei singoli individui che li compongono.
In un mondo realmente non razzista bisogna essere liberi di dire: alcuni Rom rubano, alcuni mussulmani trattano di merda le donne, alcuni italiani sono dei mafiosi, alcuni stranieri creano problemi.
Vendola da quel palco ha caricato l’arma. Una pistola che da allora tuona ogni giorno. “Abbracciamoli” è diventato un meme/tormentone più irritante di “meditate, gente meditate”.
Nei discorsi per strada e nei bar, nei commenti alle notizie, e in quel luogo di perdizione che è il forum “Casi Metropolitani” del Corriere della Sera, è un continuo abbracciare.
Se gli zingari ti svaligiano casa, troverai qualcuno ti dice: ma dovevi abbracciarli!
Un immigrato ammazza la moglie?
Ma, si, abbracciamolo.
I peruviani fanno festa sotto casa tua fino alle cinque del mattino?
Scendi e abbracciali!
La generalizzazione dell’abbraccio vendolesco, diventa il commento sarcastico del razzistello, delle commari che parlano sull’autobus, del fiume grafomaniaco dei commenti in internette.
L’ultimo esempio dell’applicazione del meme è nei commenti a quello che è successo in Duomo la notte di capodanno.
Stando alle cronache, una notte di terrore con petardi tirati ad altezza uomo, e caccia all’italiano da parte di non ben identificate bande di barbari extracomunitari.
E tutti a dire: ma dovevate abbracciarvi!
Questa favolosa arma di distrazione, creata da Vendola in quell’occasione, funziona in modo ottimo, diventando un capolavoro del ribaltamento comunicativo.
Il meme/tormentone, oltre a irritare al massimo il sottoscritto, fa perdere di vista quello che è il vero nocciolo della questione.
In piazza del Duomo c’erano diverse volanti dei vigili urbani.
Ora, dal mio sbagliatissimo punto di vista, il vero problema non sono quattro, dieci, cento tamarri di cui non mi importa il colore della pelle, la provenienza o la religione. Il vero problema sono gli organismi preposti a far rispettare la legge, quelli messi lì per garantire la sicurezza, che quando interpellati rispondono: noi non possiamo farci nulla.
Perché in un venerdì qualsiasi a Londra, i poliziotti possono eccome fare qualcosa se c’è un ubriaco molesto, e qui invece no?
Con chi te la prendi?
Contro un coglione che ti tira un raudo tra i piedi, o contro un sistema che non garantisce la tua sicurezza in una piazza, o il tuo diritto di dormire se vivi nei pressi di un parco pubblico in cui si fa fiesta a tutto volume fino all’alba?
Ovviamente, siccome viviamo in un paese profondamente razzista, il dito si punta contro gli-altri, e qualcuno ti piglia pure per il culo dicendoti che dovevi abbracciarli.
Potrebbe sembrare una cosa di poco conto. E' soltanto un tormentone, una frase fatta, una battuta del cazzo. Purtroppo però, è quel tipo di comunicazione che penetra veramente nel linguaggio e nel pensiero comune. Non sono i discorsi, non sono i programmi, non sono le intenzioni. A entrare nelle teste sono le parole che si auto-diffondono, continuando a ripetersi, giorno dopo giorno.
Abbracciamoli.
La cosa più triste, di cui mi rendo conto adesso a distanza di tempo, è che abbiamo iniziato a perdere il giorno stesso in cui avevamo vinto.

15 commenti:

Baol ha detto...

Sentii quelle parole in tv e pensai le stesse identiche cose, sottoscrivo le tue parole, riga per riga.

Anonimo ha detto...

ero già brilla quando parlò Vendola, però... mi sai che hai orribilmente ragione

Futabantonella

carlo ha detto...

Due parole: hai ragione.

CREPASCOLO ha detto...

Mi permetto di dissentire, almeno in parte. Ritengo che la tendenza di Vendola di declamare come una versione new age di Polonio sia una delle sue armi vincenti - l'uomo ha un suo fascino di istrione - che, a volte, lo spinge fuori carreggiata. Ti ricordi quell'episodio dei Nuovi Mostri ( 1976 ) con Gassman alto prelato che fora una gomma davanti ad una chiesa dove si sta tenendo una assemblea grazie ad un prete operaio inviso al Vaticano ? Vittorio, considerato che ha del tempo da perdere , ne approfitta x catechizzare la folla, a colpi di retorica mesmerizzante , e di relativizzare il troppo concreto pastore di anime. Nichi, se glielo chiedi , è dalla parte del chierico ''commie '', ma ha l'oratoria di un porporato l'inerzia di un Churchill, la tonitruanza di un Adolfo Celi. Non importa cosa infiliamo nei suoi discorsi, noi del pool di ghost writers: la farà sempre fuori dal vasino x marcare il suo territorio di outsider che prima o poi siederà nella stanza dei bottoni.

Pisapia non ha cominciato a perdere, ma sta sfrecciando senza rallentare contro il lascito morattiano: 1) una tonnellata di cantieri aperti su cui grava una inchiesta 2) il matrimonio alchemico tra mattone e 'Ndrangheta 3) i lavori iniziati e da iniziare in previsione della Expo 2015.
Se reagirà, come alcuni commentatori prevedono, aggiustando la IMU di quello 0.2 % che è in suo potere sommare, senza nel contempo, per esempio, trovare una alternativa per gli ottocentomila lavoratori che entrano in Milano in auto ogni giorno e che preferirebbero sedersi in treno e leggere l'ultimo DK, la tirata evangelica di Nichi sarà l'ultimo dei suoi ( e nostri, in ultima analisi ) problemi.

Locomotiva ha detto...

Visto da destra - destra molto relativa, ma più a destra di te - i have a bad feeling 'bout that, too.

Un errore madornale.
Una persona perbene come Pisapia congelata nella carbonite da un Lando convinto di essere molto scaltro con le parole.
O Chiamparino anche lui 'scomparso' dal Grande Immortale Fassino.

Quello che a me preoccupa è che quell'abbracciamoli è il cliffhanger per l'ennesimo sequel.
Dopo il 'Ghe pensi Mi Strikes Back' del 2008, "Il ritorno del Cavaliere (non Jedi)" - O, alla meno peggio "L'attacco del Clone" (Alfano, Formigoni).

Anna ha detto...

Il modo migliore per far perdere potere alle parole è renderle puro riempitivo, ripeterle fino a quando non si svuotano del loro significato bello e profondo.

Non ci vuole un genio della comunicazione per capirlo. Purtroppo Vendola subisce quello che capita a quasi tutte le persone davanti a un pubblico: si fa inebriare dall'entusiasmo delle persone che sono lì per ascoltarlo e addio raziocinio...

Come hai detto tu, Diego, parlava alla pancia delle persone che erano lì, non alla testa di tutti i milanesi.
Fine oratore, notevole affabulatore, ma un po' troppo disattento su certe dinamiche, come molti politici contemporanei...

MicGin ha detto...

crepascolo ha scritto cose sagge

alberto ha detto...

Io ero in piazza quel giorno. Se Vendola ha fatto un errore - come tra l'altro subito gli hanno fatto notare da più parti e per cui si è dovuto in parte scusare - è stato quello di voler mettere un cappello politico, anche con quell'intervento, sulla vittoria di Pisapia.
Però, quell'intervento, nelle cose che diceva per me ci stava tutto, perché parlava al cuore , alla testa e alla pancia dei cittadini milanesi (e non) che non ne potevano più della retorica emergenziale e securitaria di De Corato & Co. Capisco il discorso sulla comunicazione che fai, ma lo trovo un pelino sproporzionato in confronto a problemi più gravi che affliggono maggiormente i milanesi (il discorso sulla mobilità per esempio). Io non frequento milano da tempo (sai com'è, già devo sopportare la mia Brianza...), ma da quello che sento da amici e dai media a me sembra che il tema dell'immigrazione e dei Rom sia ritornato nelle sue giuste proporzioni, come giusto che sia, senza allarmismi e isterie fuori luogo. Da quanto, per esempio, non sentiamo parlare dell'emergenza di via Padova? Che abbiano deportato tutti gli immigrati di quella zona?
Infine, pur avendo stima di Vendola a me non piace tanto il suo calcare sulla retorica. La ritengo inutilmente vecchia. Però quel distinguo che avrebbe dovuto fare a me sarebbe sembrato quello sì fuori luogo e senza senso. Come era ed è senza senso, e totalmente strumentale, che De Corato e qualsiasi leghista dica che tutti gli immigrati (o la stragrande maggioranza)sono qui per delinquere.

Giorgio Salati ha detto...

Concordissimo su tutto, anche a me si è gelato il sangue quando Vendola ha detto quelle parole, sapendo CHI era in ascolto: i milanesi, i lombardi, gli ITALIANI.

Solo su una cosa non sono convinto: che sia stato un errore involontario.

Anonimo ha detto...

In Italia, se vai troppo sul concreto, ti dicono che sei un rozzo, se non un materialista di m***a. Se invece vai troppo sull'idealista, come Vendola nel suo discorso, ti dicono che sei un demagogo di m***a. Magari aggiungendo che è colpa pure di chi ti ascolta, perché chi ti ascolta è un italiano. Di m***a, ovviamente.

In poche parole, caro Lucio Magri, non c'era bisogno di andare in una clinica svizzera per suicidarsi: bastava parlare con Diegozilla.

Diego Cajelli ha detto...

@Anonimo
E dunque?


@Crepascolo
Sottoscrivo!

Anonimo ha detto...

@ Diego Cajelli

E dunque... se l'Italia ti fa tanto schifo, come mai sei ancora qui?

Handle with care ha detto...

Il riassunto del mio passaggio da radical chic e tifosa dell'atalanta: https://www.facebook.com/note.php?note_id=94719936187

Locomotiva ha detto...

Oh-uh, Pisapia l'ha fatta fuori dal vasetto in proprio, stavolta.

Dopo il 'buu' collettivo per Casini, Rutelli e Fini (era Fini?) andati alle Maldive mentre il popppolo soffre, si scopre che quel comunista di Pisapia è andato in Thailandia: anche lui viaggio di nozze, come Rutelli.

Saltando, il comunista, tutta una serie di tradizioni, tipo il pranzo di natale alla Baggina che pare i sindaci di Milano abbiano sempre rispettato: anche il cognato di Craxi, il leghista, la sciura eccetera.

http://italians.corriere.it/2012/01/08/la-vacanza-esotica-di-piasapia

Altre munizioni in arrivo per l'arsenale del 'tanto son tutti uguali'..

Anonimo ha detto...

@ Locomotiva

Eh, lo so, anch'io facevo parte del partito "sono tutti uguali". Poi Tangentopoli mi ha insegnato che non erano tutti uguali, infatti i comunisti si salvarono. Poi arrivò Berlusconi e dissi di nuovo: "son tutti uguali, anche lui non finirà la legislatura in assoluta tranquillità, come tutti gli altri". Poi una legislatura è riuscito a finirla, e quanto alla tranquillità, beh, non avevo mai visto tanti processi a carico di un premier italiano.

E a quel punto mi sono convinto: "No, non sono tutti uguali"