martedì, gennaio 31, 2012

Cronache dal fronte.


Ad Angoulême l’editoria francese mostra tutti i suoi muscoli. Subisco il fascino della grandeur, vengo travolto dalla sincera esibizione di una fighezza culturale tipicamente oltralpina, che riveste la città intera per tutta la durata del festival.
Sul territorio viene messo in atto un maiuscolo dispiegamento di forze, dove tutto è organizzato, indicato, segnalato, suggerito. La città mette la sua anima al servizio della bande dessinée.
Nulla sembra provvisorio, o preso in prestito e appiccicato alla buona con il nastro adesivo.
Quello spirito avventuriero da fiera nostrana, basato sull’adattarsi, improvvisare e raggiungere lo scopo, qui mi manca moltissimo.
Mi colpisce la consapevolezza di un sistema economico e culturale che riconosce nel fumetto, (Pardon! Nella BD) un valore intrinseco, legato in modo indissolubile al fumetto in quanto tale.
Il fumetto quaggiù è una cosa importante non perchè da quella tal storia ci hanno tratto un film, o perchè quel tal volume è stato scritto da uno che di solito scrive romanzi. Il fumetto (Pardon! La BD) ha una sua dimensione, una sua collocazione culturale precisa, che si riflette in egual misura sui suoi autori.
Giro, esploro, incontro e scambio quattro chiacchiere con tutti.
Il mio modo di fare le interviste è che te ne accorgi dopo che ti ho intervistato. Così, secondo me, i commenti sono più sinceri.
Io sono qui per caso. Non sono un habitué di questi luoghi e di questa editoria. Ecco perchè un collega, piccato da questa mia intrusione nel suo territorio, ci tiene a farmi avvertire per bene la mia non appartenenza al giro di quelli giusti. Trattiene il suo pantagruelico fastidio quando scopre che uno come me, uno stronzo che già lavora per il mercato italiano, ha appena pubblicato un volume per una casa editrice francese.
Altri invece, con una gentilezza inaspettata, mi spiegano e mi raccontano le differenze tra il lavorare lì e il lavorare qui.
C’è molta Italia in questa Angoulême. Autori affermati, autori meno affermati, aspiranti autori e allievi delle scuole del fumetto in gita.
La città accoglie tutti con una cura e una gentilezza a prima vista orizzontale. Poi, è chiaro che esiste una rigida e precisa suddivisione in classi. Il fumettista nostrano in trasferta, con quel naso triste come una salita e quegli occhi allegri da italiano in gita, durante i giorni del festival fa comunque il pieno di autostima.
Qualcuno infila nel book quanta più fighezza culturale tipicamente oltralpina riesce a farci stare e poi torna in Italia, dove alla prossima fiera se ne starà in disparte a guardare male i cosplayer.
Qui ad Angoulême il grande show è quello dei fumettisti che fanno i cosplayer di loro stessi, e si tiene all’Hotel Mercure, dove si va a vedere di farsi vedere. Dove al posto di un quindicenne vestito da Naruto c’è una superstar della bande dessinée.
Eppure dovremmo essere fieri di quello che facciamo. Fieri di quello che riusciamo a fare qui, nel nostro paese, nonostante il migliaio di nonostante che potrei mettere in questa frase.
Molto diversa da quella dell' Hotel Mercure invece, è l’atmosfera che si respira durante le code che si formano in attesa di essere ricevuti dall’editor di turno. Decine e decine di autori con il portfolio sottobraccio, progetti, prove, disegni, idee. In attesa di un sì. Era quella l’Angouleme che mi interessava. Era proprio quello il lato del festival che volevo vedere.

(Continua...)

5 commenti:

glauco ha detto...

E' un po' che non la bazzico ma ho riconosciuto Angouleme in ogni riga, ho sentito il suo odore in ogni parola, credo di aver perfino riconosciuto quell'autore che "ci tiene a farti avvertire per bene la tua non appartenenza al giro di quelli giusti" nelle spaziature... e ancora una volta prometto a me stesso: "l'anno prossimo ci torno!"

Luca ha detto...

Grazie per la splendida immagine dei "fumettisti che fanno i cosplayer di loro stessi al Mercure". La serberò con affetto, grazie grazie!

Mattia Nelli ha detto...

grazie diego, affasciante cronaca come sempre!

MicGin ha detto...

il post è come sempre molto divertente. quest'anno non c'ero ma a parte casi limite non vedo le barriere "intellettuali" che descrivi... vedo molte trasversalità, anche grazie a tipacci come claudio stassi
per esempio... guarda la compagnia variegata in questa foto di qualche edizione fa...
http://sonoioche.blogspot.com/2010/01/ancora-una-volta.html
;-)

Diego Cajelli ha detto...

@Mic
No, barriere no, sarebbe troppo "facile" non so se mi spiego...
:-)