mercoledì, novembre 30, 2011

Fumetti, perdonami.


Sono un triste bastardo cannibale corporativo berluscrotalo fornitore di tiggìuno e ci ho messo un po’ a capire che ho sbagliato a pronunciarmi sull’ultima faccenda fumettosa.
Io non ho il diritto di dire quello che sento, perchè vengo pagato per il mio lavoro.
E’ una questionaccia lo so.
La mia percezione del mercato e della situazione culturale in Italia è viziata dalla mia esperienza fallimentare da un punto di vista cu cu culturale e a a artistico. Ho pisciato fuori dal mio vaso, quello dell’intrattenimento. Quindi chiedo ancora scusa a tutti. Evidentemente di alcune cose può parlare a ragion veduta solo chi quelle determinate cose le fa.
Oh, senza tener conto dei risultati, sia chiaro. Perchè comunque siamo in Italì e la ggente non capisce gnente per definizione.
Eppure a me sembrava l’esatto contrario.
A me sembrava che nei riguardi del meritevole fumetto di qualità ci fosse una spettacolare attenzione da parte dei media, dei critici, dei lettori, delle giurie e non ultimo anche da parte del marketing.
Il tutto a partire dal mettere “di qualità” di fianco alla parola fumetto. Sono stato accompagnato, indottrinato, catechizzato, istruito, laureato ad apprendere e apprezzare i metatesti. Milioni di parole mi hanno fatto capire le esigenze, le scelte, le genialità, le interpretazioni, le importanze, la contemporaneità, la necessità storica di opere e autori.
Fanniente. Mi sono sbagliato, ho visto male. Del resto se un autore non ha alcun obbligo, seguendo il terzo principio della dinamica, ci sarà qualcun altro che li deve avere. Eccomi. Sono io.
E in effetti mi sono sentito in obbligo di leggere, approfondire, capire i pregi e le difficoltà del fumetto di qualità papparappa pappapppà. Un amore non corrisposto, dannazione. Ma è giusto che sia così. Tutto quello che non è fumettosamente uguale o affine è nemico. E su sul nemico si possono spalare quintali di merda a prescindere. Per partito preso.
Bisogna stare attenti a dire certe cose. Che se a me viene detto di andare a zappare la terra, è soltanto di lavoro e storielle che si parla, ma quando ci si rivolge agli autori è della loro vita che si sta parlando. Ed è diverso. Profondamente diverso.
Buffo però come alle volte, le discussioni sui fumetti assomiglino ai fumetti. E qualcuno abbia bisogno di didascalie per comprendere a pieno il senso di quello che sta leggendo.
Didascalie e virgolette per evidenziare l’antìfrasi, questa sconosciuta.

martedì, novembre 29, 2011

Conan il Barbaro, il musical!




Cantiamo tutti assieme!

Another day,
Walking in circles
Haunted by memories, I push on this wheel.
I pray to Crom
Grant me revenge
And help me to answer the riddle of steel.

A shy little boy,
I couldn't protect them
Helpless and timid, as weak as a girl.
They butchered my people, the dogs ate my father
My mother beheaded, they took my whole world.

Crom, where is the wizard who killed my mother?
Still, I can recall his terrible gaze.
Crom, where are the two snakes facing each other?
Crom, if you're my god then show me the way.

I'm on the path, chopping up bodies
Hacking and slicing, and look at me now.
With loyal friends joining my party
Each step I take I'm fulfilling my vow.

Crush your enemies,
See them driven before you,
And hear the lamentation of the women!

(Repeat)

Crom, show me the wizard who killed my mother.
True I've never prayed to you before.
Still, what would I give if you could help me see this through?
And if you do not listen, then the hell with you!

Crom, where are the two snakes facing each other?
Crom, if you're my god then show me the way.
Anyaaah, gnyaaaaahyaaaayaaaaa Yaaaaa ah aaaah ahhh

I swear this wizard will fall 'cause
This has begun
They murdered them all, I'm the last one
I issue the call, revenge for my mom,
I pray to you Crom!

Crush your enemies,
See them driven before you,
And hear the lamentation of the women.


Ne hanno fatti altri, ma Conan rimane il migliore!

lunedì, novembre 28, 2011

The Dhaba



 A mangiare indiano ci vado soprattutto quando sono a Londra. Mi infilo tra le vie di Bricklane e prendo d’assalto i baracchini che vendono cibo stradale, oppure in qualche ristorante elegante, la sera, approfittando del menù pre-teatrale.
Mi piace un sacco la cucina indiana, ma l’ho bazzicata poco qui in Italì. Il tipico triumviro della cena etnica dalle mie parti è più o meno: cinese-messicano-giapponese. Per cui, per cambiare, l’altra sera si è optato per andare in India.
The Dhaba è un posto tranquillo, la parola d’ordine è gentilezza. Entri è senti un profumo favoloso di spezie e incensi, nell’aria musica bollywoodiana.
Ho una dipendenza da pollo, che apprezzo in tutti i modi in tutti i luoghi in tutti i laghi in tutto il mondo. Ma quando esco a cena, ordino cose che mangio raramente a casa, tipo l’agnello. E l’agnello cucinato indianamente mi piace un sacco. Se non hai mai mangiato cibo indiano, prendi nota di queste tre parole: Curry, Tandoori, Scala di piccantezza. Sono i tre centri attorno ai quali gravita la loro cucina.
Curry, che può essere più o meno forte, più o meno piccante, più o meno scuro. E’ ovunque, usato in modi diversi a seconda della tipologia del piatto.
Il Tandoori è un tipo di cottura. In un forno in terracotta, con un mix di spezie, colora la carne di un rosso acceso.
Scala di piccantezza. Di solito, il livello di “hot and spicy” è indicato sul menù, in pallini o in peperoncini. Oltre i 4 pallini è roba da professionisti. Ci tengo a precisare che nei piatti indiani devi mangiare tutto il cibo, e tutta la salsa che lo accompagna. Una volta al londrese Masala Zone ho fatto il figo. Ho preso l’agnello: fuoco infernale della fiamma eterna. Ho mangiato, con fatica, solo la carne. Non il suo sughino. Il cameriere poi mi ha guardato come se fossi una fighetta ciuccia sedano.
Al The Dhaba optiamo per un menù degustazione, varie portate, tanta fame, accoppiata perfetta.
L’indocena inizia sempre con un cestino di pane croccante. Azzardo un paragone? Tipo il pane carasau non bagnato, nell’impasto però ci sono delle spezie. Soprattutto cumino. E’ uno stuzzichino per l’attesa, accompagnato con tre salsine. Una piccante che picca, una yogurt e menta, una al tamarindo. L’ultima è la mia preferita in assoluto.
Arrivano gli antipasti: Samosa e Chicken Pakora.
I Samosa possono essere di carne o di verdure. Sono dei fagottini ripieni, le dimensioni sono quelle di un Sofficino, la forma standard è triangolare, ma qui li servono ovali. I Chicken Pakora sono dei bocconcini di pollo, pastellati. Nonostante le premesse sono molto leggeri, accompagnati con la salsa al tamarindo sono la fine del mondo.
Primo: Grigliata mista Tandoori, pollo e agnello, accompagnata con pane Nan al formaggio. Ri-azzardo un paragone, il pane Nan è tipo una piadina, ok?
Nella grigliata ci sono: Murg Malai, pollo sapido e saporito, occidentale al palato. Seekh Kabab di agnello, sembrano salsiccine molto agnellose. Ti deve piacere la carne ovina, il sapore è piuttosto intenso. Chicken Tikka, pollo bello rosso e speziato.
Portata principale: agnello e pollo al curry, accompagnato con Dal (lenticchie), Began Ka Bhartha (melanzane) riso Pulao con verdure di stagione e pane Nan semplice.
Parte integrante della cucina è dove e come ti viene servito il cibo. Nella cena indiana le portate ti vengono servite in piccole cocottine, piccoli tegamini, zuppierine. Quando arriva la portata principale il tavolo viene invaso dal reparto casalinghi di un supermercato ed è una gioia per gli occhi pescare di qui e di là.
Al The Dhaba, tra l’altro, hanno delle posate favolose, sembrano uscite dalle illustrazioni classiche indiane. Tutti i suppellettili sono molto molto carini. Un bel design. Ecco, giusto per fare il rompiballe, l’unica cosa che stona sono i bicchieri.
L’agnello era molto buono, il curry era più scuro e dal sapore più intenso rispetto a quello che accompagnava il pollo. Al tempo sesso però non era affatto pesante.
Le lenticchie, non piccanti, completamente diverse dalle lenticchie all’occidentale, servono per staccare da un sapore forte all’altro.
La vera sorpresa sono state le melanzane Began Ka Bhartha. Azzardo ancora una volta un paragone, simili al Babaganoush, ma molto più corpose. Ne avrei prese una carriola.
Per concludere, il dolce: Kheer, una crema di riso, un tripudio di vaniglia. Preferisco il Kulfi al pistacchio, ma il menù proponeva il Kheer e quello abbiamo mangiato.
Il tutto annaffiato con birra indiana Cobra e acqua frizzante.
Caffè compreso, siamo su una spesa di una trentina di euri a testa.
Locale consigliato per una cenetta romantica. Il ristorante è proprio davanti a Bloodbuster, per cui prima di cena è obbligatoria una gita al tempio dell’horror milanese.

The Dhaba
Panfilo Castaldi, 22
Milano.

venerdì, novembre 25, 2011

X Factor 5, puntata 2


La seconda puntata di X Factor 5 va in onda in diretta, dall’enorme hangar sedici di Area 51. Se guardi bene sullo sfondo ci sono gli alieni di Roswell che giocano a carte con un Bigfoot, i pistoni di un motore a curvatura, la bara criogenica di Walt Disney e quello biondo degli 883 che pulisce per terra.
Tommassini ha usato uno Stargate come scenografia e invece della macchina del fumo ti sparano direttamente le scie chimiche negli occhi.
Alekat, con lo stesso completo di Patrick McGoohan ne “Il Prigioniero”, arriva e prende il controllo della serata. Si in casina un pochetto con i numeri del televoto. Uno che conosco se li gioca al lotto, vince, diventa miliardario, però poi finisce su un isola del Pacifico e vede la gente morta. A parte questo, Alekat è in formissima.
Entrano i giudici, spiegotti e presentazioni, e vai con la prima manche.
Inizia Claudio con “The dog days are over” dei Florence and The Machine. Una di quelle canzoni tanto amate dagli ambientalisti perché è ad impatto zero. L’unica reazione che mi provoca è che i miei muscoli involontari continuano a funzionare, ed è già tanto. Finisce. Piace a tutti, anche ai capelli di Morgan.
E’ il turno di Jessica, con “Messaggio” di Alice. La Ventura ha assegnato a tutte le sue girls un pezzo in italiano, e secondo lei quella canzone lì è cazzutissima.
Io la trovo distante da me nello spazio-tempo.
Arriva Davide che canta: “Jealous Guy” in versione Brian Ferry. Due cose. Uno: voglio quella giacca. Due: Davida inizia a cantare e a me sembra di vedere una scena di un musical. Il ragazzo mi piace un sacco.
Parte una polemica di sette giorni all inclusive sull’eliminazione di Rahma. Menate su menate, e il divano mi ingoia.
Ed ecco Le 5. Cantano “Single Ladies” di Beyoncé. Indimenticabile colonna sonora del matrimonio di Stanford Blatch con Anthony Marentino. Mi aspetto grandi cose. Invece salgono sul palco le Pussycat Dolls dell’oratorio e io annego nella perplessità.
Peccato.
Tocca a Francesca. Autore di X Factor che leggi Diegozilla, guarda che hai letto male! Dicevo a Nicole di vestirsi da suora e cantare gli Slayer, non a Francesca! L’hanno addobbata in stile monastico, cilicio compreso. Per penitenza deve cantare “La guerra è finita” dei Baustelle.
Cinque cose che preferisco fare piuttosto che ascoltare i Baustelle in tutte le loro forme, interviste a Bianconi comprese:
5: Attraversare lo stretto di Messina a nuoto, travestito da Patrick Stella, per raggiungere il mio amico Spongebob in vacanza a Taormina.
4: Dividere le punte del trapano. Quelle da legno, quelle da muro e quelle da ferro, riporle nelle apposite scatolette in misure decrescenti, dopo averle verificate accuratamente con un calibro.
3: Sedare una rissa tra i Latin King e i Mara Salvatrucha offrendo pasticcini e sorrisi alle controparti.
2: Accompagnare il mio vicino di casa, il Signor Curti, alle poste per ritirare una raccomandata in giacenza e passarci le seguenti otto ore in piedi, in fila, con lui che si lamenta che gli fanno male i piedi, e che non si può andare avanti così, ma che servizio è questo, speriamo che la raccomandata non sia una multa, ma non dovrebbe perché non prendo la macchina da sei mesi perché ho perso le chiavi del box e l’ho lasciata dentro.
1: Scoprire, assieme al signor Curti, che ha preso una multa per eccesso di velocità a bordo di una Trabant a Berlino est nel 1972 e che gli è arrivata adesso, interessi compresi fanno otto milioni di euro.
E comunque sia sono d’accordo con Morgan. Siempre.
Vincenzo chiude la prima manche, con “Ritornerai” di Bruno Lauzi. E io mi ritrovo proiettato in Sapore di Mare 2, un anno dopo. Ci sono Selvaggia, Massimo Ciavarro con pizze fredde e birre calde, i marchesini Pucci e il mai abbastanza celebrato Maurino Di Francesco.
Vicenzo canta, e Selvaggia va triste in spiaggia, con un orrendo maglione da svantaggiata, mentre nascosto dietro una barca Ciavarro limona duro con Giorgia, ma lei poi non gli concede le sue grazie. Sarà per l’anno prossimo.
Ecco. Vincè, sarà per l’anno prossimo.
Ospitone internazionale della seconda puntata: James Morrison. La parte che ho preferito è la mini intervista in inglese che gli fa Alekat.
Alekat parla inglese molto meglio del Facchi, ma anche i miei calzini di spugna parlano inglese meglio del Facchi e forse anche l’italiano.
Alekat ha preso le misure con la conduzione e la vera sorpresa della puntata è lui. Definisce come “molto tensivo” il momento dell’esito del televoto. Il Facchi, da casa, sente la parola “molto tensivo” e sviene.
Il televoto, spietato, decreta che al ballottaggio ci andranno Le 5.
Sono I Moderni ad aprire la seconda manche con “I gotta feeling” dei Black Eyed Peas. Cominciano a piacermi, lo ammetto. In più trovo Celeste molto carina, il mio è un ammmore platonico, sia chiaro! Che a occhio potrebbe essere mia figlia.
Comunque sia vorrei sentirli cantare qualcos’altro, perché con i Black Eyed Peas non pompava la pompa e mi sono sembrati disomogenei.
Tocca ad Antonella, con “Morirò d’amore” di Giuni Russo. Ok. E’ ufficiale, ho preso una cotta. Non conoscevo il pezzo, e lo ascolto la prima volta cantato da lei. Con l’esibizione di Antonella sparisce l’effetto talent show. E’ una cantante che canta per davvero, con una voce pulita e un appeal travolgente. Non vado oltre che Lady Zilla è una tipa gelosa e poi sono io che devo farci i conti.
Per la regola dei contrasti, dopo Antonella è il turno di Valerio. Canta “Don't Let Me Be Misunderstood” nella versione di Costello, potenzialmente è una bomba.
Poi Vale Mammà inizia a cantare e a me vengono in mente i provini per il cantante della Air Band di Scrubs. Quando Inserviente, ascoltando Turk dice: Ce l’ha, non so cosa, ma ce l’ha.
Per Valerio è l’esatto contrario. Non so che cosa NON ha, ma NON ce l’ha.
Si accende un allarme di prossimità sulla consolle di comando dell’astronavezilla. Attenzione, siamo vicinissimi al momento in cui, per tirare un po’ su il gradimento nei suoi confronti, lo faranno cantare scalzo sotto la pioggia.
E’ il momento delle Caffè Margot, alle prese con “It’s so quiet” di Björk.
Arisa e Björk nella stessa puntata. E’ troppo per me. Sono attraversato da un terrore così intenso che se avessi i capelli diventerebbero bianchi. Arisa mi terrorizza, ma Björk ho paura che se evocata, esca dalla tele come Samara di The Ring.
Ascolto le Margot tenendo le mani davanti agli occhi. Sono brave, mi piacciono, bel pezzo. Terrorizzante ma bello.
Chiude la seconda manche Nicole, con l’ultima hit di Tiziano Ferro “La differenza tra te e me”.
Vado in giro in scooter e vivo in periferia, per cui conosco molto bene Tiziano Ferro. Lo ascolto ai semafori rossi, tuonare fuori dai finestrini abbassati delle Punto con gli spoiler, gli adesivi fintocromati, i dadi giganti appesi allo specchietto, il volante di pelo, i sedili anatomici con le cinture da rally che guidano i tamarri della mia zona. Tiziano Ferro e luci blu sotto l’auto.
Morgan, again, è l’unico a dire la verità: Nicole riesce a rendere non imbarazzante un pezzo imbarazzante. Parole sante che mi tatuo sulla schiena.
In sostanza Nicole, autoprivatasi dell’effetto Fenomena, prende una canzone della mmmminchia e la rende molto meglio dell’originale. Brava Nicole, vincitrice morale della seconda puntata.
Subito dopo Nicole c’è un momento di pausa. Arrivano i secondi ospiti: I Soliti Idioti.
Splendido esempio pratico dell’applicazione di potere e potenza, macht e herrschaft in senso weberiano. L’unico commento possibile sui Soliti Idioti è sottolineare come siano il risultato evidente dell’imposizione di una volontà terza all’interno di una relazione sociale. Non la loro volontà ovviamente, ma quella del colossale macht e herrschaft che hanno alle spalle.
Dopo la parentesi con gli idioti, culminante con la rottura dell’ iPad di Morgan, è il momento di sapere chi andrà allo scontro finale contro Le 5.
Il televoto decreta che sfideranno Valerio.
Gli sfidanti cantano quello che devono cantare, con la base e a cappella. Sul mio personalissimo cartellino vincono Le 5. Non c’è storia, non c’è gara, non stanno neanche giocando allo stesso sport.
Ma non si fanno mai i conti senza l’Oste, o senza la Ventura.
Ed ecco che al momento del verdetto scatta un trappolone venturesco nei confronti di Arisa.
Arisa Oswald è a Dallas, davanti alla finestra del deposito di libri. Sotto sta sfilando il corteo presidenziale.
Elio dice Valerio.
Il Presidente Kennedy con Jackie al suo fianco saluta la folla dall’auto scoperta.
Morgan dice Le Cinque.
Ed ecco Arisa Oswald che sente il primo sparo. Arriva dalla collinetta.
La Ventura dice Le Cinque.
E Bam! Arisa capisce di essere in trappola. Non servirà rivedere mille volte il filmato Zapruder, Arisa è lì davanti alla finestra, incredula, poi vede che c’è un fucile Mannlicher-Carcano appoggiato alla parete.
Che cosa fa Arisa, mentre JFK viene raggiunto da altri colpi?
Rifiuta la teoria del proiettile magico e invoca il Tilt, dicendo Valerio, dopo mille ripensamenti e Morgan che si incazza.
Sarà il pubblico da casa a decidere, con un ultimo televoto di 200 secondi.
Le 5 sono spacciate. Lo sanno. Sanno che tutte le mamme del mondo dotate di telefono voteranno per il campione del mammismo.
E infatti così è. Le 5 tornano a casa, Valerio rimane per il piacere di mammà.
Mezzanotte e un po’, fine della seconda puntata di X Factor 5.
Sento un vociare giù in strada, mi affaccio alla finestra e vedo il mio vicino di casa, il Signor Curti che fa colletta chiedendo spicci agli ultimi passeggeri della metropolitana. Sta cercando di tirare su gli ottomilioni di euri che deve ai tedeschi. Ho deciso di aiutarlo. Se mi scrivi in privato poi ti mando gli estremi del suo conto per fargli un bonifico.

Tutte le altre puntate sono qui.

giovedì, novembre 24, 2011

Fiero delle mie stronzate.


Ecco l'ultima polemica scoppiata nel fumettoverso.
QUI c’è il video, così non cadiamo nel fraintendere le trascrizioni. Mi riferisco a quanto dice Giacomo Monti, direttamente dal microfono e non dallo sbobinamento delle sue parole.
Bene.
Giacomo, io sono fiero delle mie stronzate. Con le mie stronzate ci campo, ussignùr non ci campo alla straaagraaande come dici tu, ma ci campo.
(Tra l’altro faccio fatica a comprendere il significato di “campare alla stragrande”, applicando al fumetto un ottica sperimentale e non commerciale. Starai mica parlando di soldi? Pensavo che fossero più importanti il progetto, la situazione, il messaggio da lanciare e non il vil denaro.)
Ma al di là di questo, e del fastidioso concetto di fare fumetti per caso, non leggendo fumetti, interessandosi poco o niente ai fumetti, c’è un elemento da non sottovalutare nel Monti-Pensiero: il lamentare la mancanza di sostengo da parte delle istituzioni e degli enti culturali nei riguardi del fumetto.
Io tremo. Ho i brividi al pensiero di una commissione culturale che elargisce finanziamenti ai fumettisti. Purtroppo ho presente come lavorano le film commission. Una buona idea sulla carta, ma che applicata alla realtà italiana diventa tutt’altro.
La vera forza del fumetto italiano, da sempre, è la sua completa autarchia. La sua assenza dai salotti buoni e dalle stanze clientelari della politica. Ha i suoi problemi, questo è vero, ma uno dei pregi più grandi dell’industria del fumetto italiano è quello di non dover niente a nessuno.
Il nostro è uno dei pochi ambienti in cui quello che conta è il proprio lavoro. Ed è lì, in edicola o in libreria, nudo come un verme. Genuino. Immune alle etichette culturali o commerciali che gli si vogliono attaccare addosso.
Tutto il resto sono pose.

Cover per tutti!


Ho un insana passione per le cover.
Nello specifico sono letteralmente ossessionato dalle molteplici cover di Word Up dei Cameo, ma di questa storia ne parlerò con il mio analista.
In molti, in virtù delle rece di X Factor mi chiedono: Sì, vabbè, ma tu che cazzo ascolti?
Ecco. Metto qua una sorta di Top Five con le mie cover preferite di questi giorni.

Iniziamo dal numero 5.
Obadiah Parker alle prese con Hey Ya degli OutKast, in una spettacolare versione decisamente campagnola.



Posizione numero 4.
Gli Honeywagon prendono Billy Jean di Michael Jackson e la portano nel cuore del country che più country non si può.



Al numero 3, stabile, Chris Daughtry (La versione Ultimates di me stesso) che ribalta Poker Face di Lady Gaga.



Al numero 2. Un classico intramontabile. Word Up rifatta dai Boss Hoss.



Al vertice della Top Five, siccome in questi giorni sono romantico, ci metto una canzone d'ammmmore.
The Lost Fingers che rifanno Careless Whisper degli Wham!




Ecco. Giusto per scaldarsi un po' le orecchie prima della puntata di X Factor di questa sera.

martedì, novembre 22, 2011

Supercontinuity: Ajax, Richard, Harry Morgan.


Glauco chiede, Diegozilla risponde.
L’oggetto era James Remar. La richiesta era partire da Ajax di “I Guerrieri della Notte”, passando per Richard di “Sex and the City” fino ad arrivare a Harry Morgan di “Dexter”. Il tutto senza usare: gemelli, sosia, universi paralleli, pazzia, travestimenti.
Detto fatto. Non sarà semplice, serviranno svariati caffè e una poltrona comoda.
Ajax viene arrestato ne “I Guerrieri della Notte”. Viene incarcerato e inserito in un programma di riabilitazione. Mette la testa a posto. Sveste i panni della gang, ripudia parte del suo passato. Inizia a farsi chiamare con il suo vero nome: Richard. In carcere conosce un vecchio ergastolano, in galera per rapina.
Il vecchio gli confida dove ha nascosto un ingente malloppo. Poi muore. Lui è l’erede.
Esce, piglia il denaro e lo reinveste, diventando in breve tempo un magnate alberghiero.
Poi conosce Samantha Jones e la storia va avanti in Sex and the City.
In realtà quello che Ajax-poi-Richard ignora è che da giovanissimo non è stato rinchiuso in un carcere normale.
L’intera struttura era parte di un progetto segreto gestito da sezione segreta della CIA nota come: Last D-Fense. In un ottica di sopravvivenza in seguito ad un attacco nucleare sovietico, gli scienziati di Last D-Fense stavano sviluppando una tecnologia in grado di archiviare un intero corredo genetico in un raggio di energia. L’idea di base era quella di sparare Raggi di DNA umano nello spazio, superando così il problema della velocità della luce, per colonizzare dei pianeti adatti ad ospitare la vita.
Il DNA di Ajax-poi-Richard, prelevato a sua insaputa, viene usato per un esperimento di lancio. Però ci sono grossi problemi in fase di calibrazione. Il raggio sparisce dagli schermi, disperdendosi nello spazio profondo.
In realtà, il DNA di Ajax-poi-Richard finisce in un wormhole, e torna indietro nel tempo. Si abbatte sul pianeta terra nel 1941, colpendo quella che diventerà la madre di Harry Morgan. La signora partorisce a Miami, e la storia va avanti seguendo la storyline di Dexter.
Tecnicamente quindi, Ajax-poi-Richard è il padre di Harry Morgan.

(Spero mi si perdonino le date a occhio, ma non riesco a trovare la data di nascita esatta del personaggio di Harry Morgan.)

Che cazz'è la supercontinuity?
Te lo dico QUI



Grandi frasi del martedì mattina.

 

“ Chi è causa del suo mal non rompa i coglioni."
lara cardella
(via kindlerya)
(via curiositasmundi)
(via Skiribilla)

Invecchiare benissimo.


Era da un po’ che non riguardavo “I Guerrieri della notte” e l’altra sera ho rimediato.
Rivedere quel film dopo essere stato diverse volte a New York fa tutto un altro effetto.
Anche perché una bella sequenza è ambientata nella stazione della 96esima, quella vicino all’ostello in cui sono stato due volte. Ho preso spesso la metro nella stessa stazione in cui sono passati Swan, Mercy e compari. L’hanno risistemata e ammodernata, ma è ancora riconoscibilissima.
Il parco in cui i Warriors si scontrano con i Baseball Furies deve essere il Riverside Park, ci sono passato. Per sbaglio, lo ammetto.
Coney Island non è cambiata molto. Quella luce vivida che c’era all’alba, quando i Warriors tornano finalmente a casa, c’era anche quella mattina in cui sono stato laggiù.
La metropolitana newyorkese del 1979 era molto simile alla metropolitana milanese del 2011, da noi quel film potevano girarlo ieri. Superfici coperte di tag, desolazione e schifezze per terra.
Anche nella Milano di adesso ci sono le bande, non sono autoctone ma poco importa. Le legnate che puoi prendere non hanno nazionalità.
James Remar, giovanissimo nella parte di Ajax, è protagonista assoluto della mia supercontinuity. Dopo l’arresto ha messo la testa a posto. Ha fatto fortuna nel ramo alberghiero, ha iniziato a farsi chiamare con il suo vero nome: Richard, ed è stato per un bel po’ il fidanzato di Samantha Jones di Sex and The City. Non ha mai perso l’aria e i modi da malandrino.
La prima volta che ho visto “I Guerrieri della notte” avevo tipo 13 anni. Ho finito di vederlo e volevo mettere su anche io una banda. Da solo. Cose che capitano.
Mentre riguardavo il film mi sono accorto che alcuni dialoghi li sapevo a memoria. Erano stampati nella mia corteccia celebrale, imprintig narrativo.
- Tu fai solo parte di quello che mi è capitato stanotte, ed è tutto merda!
- Riffs!
- Si, capo!
- Guerrieriiiihh giochiamo alla guerraaaaah?
La mia scena preferita, da sempre, e l’ultima visione lo ha confermato, è quella dell’incontro.
Quando in metro i Guerrieri conci, pesti, stanchi e sporchi da fare schifo, incontrano i quattro fighetti al rientro dalla serata elegante.
Lei che muove una mano per mettersi a posto i capelli e lui orgoglione che la ferma.
Con le dovute differenze, anche io mi sono sentito così un milione di volte.
Non deve essere facile interpretare la parte più importante della propria vita al primo film. Infatti, dopo aver vestito il gilet di Swan non è che Michael Beck sia brillato tantissimo come attore.
Di sicuro da giovanotto era bello assai.


E adesso?
Com’è il capoguerra Swan adesso?
Così:



Direi che è invecchiato benissimo, proprio come il film.

lunedì, novembre 21, 2011

Titolo di lavorazione: Er Cinese!


Tanto lo sai di che cosa sto parlando. Se ti serve un ripasso, puoi partire da QUI, poi passi da QUI, poi QUI e anche QUI.
Sono estasiato dal mondo delle critiche preventive. Ma tipo che mi verrebbe da materializzarmi accanto a chi le fa, dispensando coccole e carezze. Con sorrisi e : sì, sì, daaaai, hai ragione bello dizzzio, sì, sì, sì.
Sto litigando con una tabella Excel, mosso dal sacro fuoco della programmazione preventiva, con date, scadenze, stime, nomi, scalette. Colonne di buoni propositi e diffusa professionalità. Speriamo di mantenere tutte le promesse.
La cosa non ha ancora un titolo definitivo. Però c’è tutto il trattamento e i soggetti dei primi nove episodi su dodici. Il tasso di tamarria è abbastanza alto, ma si può fare di meglio in fase di sceneggiatura. Per quanto riguarda i disegni, di sicuro, non saranno prettamente realistici, voglio un segno fresco e narrativo.
Luca Genovese, Gianluca Maconi, Francesco Mortarino, Antonio Fuso e i misteriosi disegnatori che stanno facendo le prove, potrebbero garantire una gustosa continuità di segno e di intento.
Il tutto per raccontare la storia del primo eroe di quartiere di Milano.

sabato, novembre 19, 2011

X Factor 5, puntata 1.


Grazie ai prodi diegozillici che si sono sbattuti per farmi vedere di sgamo la prima puntata di X Factor. Grazie ai link, agli appunti, e a tutto il supporto tennnico che avete messo in moto.
Sono tornato indietro nel tempo e ho fatto. Ho visto.
La puntata si apre con i dodici concorrenti che cantano un pezzo degli Uddue con i mano delle lampade Ikea. Illuminano la nebbia e il gelo dell’Antartide. Infatti questa stagione di X Factor andrà in onda direttamente dal teatro Jor-El nella Fortezza Della Solitudine di Superman, tra i geli, i ghiacci e i pinguini del Polo Sud. Il palco, circolare, è battuto dal blizzard, è gelido, vuoto e desolante. Ogni tanto passano dei geologi norvegesi. Si sono persi durante una tormenta, stavano facendo dei carotaggi e invece hanno trovato Alessandro Cattelan.
AleKat, con un piglio a metà tra Giorgio Mastrota materassato e un corrispondente di Rai Sport al giro delle langhe, fa gli onori di casa.
Per prima entra Arisa. Forse perché hanno tutti paura ad averla alle spalle. Arisa ha sconfitto in duello Uma Thurman, le ha strappato la tutina gialla e ci si è fatta un vestito.
Segue Elio, poi Morgan e infine la Ventura.
La Ventura ha un vestito favoloso. Con tanto di effetto ottico, ci vedi una papera o un sommergibile? Una vecchina o un Kalashnicov? Non si sa. Dipende dalle tue percezioni.
AleKat prosegue nella televendita, spiega che la batteria di pentole con cambio shimano che taglia il bronzo mentre pulisce casa da sola e ti fai gli addominali comodamente in comode rate te la porta a casa Miguel Bosè. Di spiegotto in spiegotto, si arriva alla prima concorrente.
Nicole. Le hanno insegnato l’essenziale posa pop nota come Hollywood Turn. Però le mettono su un vestito grigio da assicuratrice. Canta “And I Am Telling You I’m Not Going”. di Jennifer Hudson. Conosco il brano? No. Me ne frega qualcosa? No.
E’ ovviamente un trionfo con tanto di standing ovation. Lei è brava, ma siamo andati oltre l’effetto cucciolo. Siamo all’effetto Fenomena. Ovvero l’effetto più pericoloso per lo italico pubblico, affamato di fenomene e di bimbe prodigio. E’ da Rai Uno. Nel senso più nazionalpoporello del termine. Vincerà. Vincerà perché siamo in un paese per vecchi, ma non penso sia quello che vuole lei. Immagino che lei sia lì per cantare, non per fare tenerezza. Immagino sia lì per far vedere quello che sa fare, indipendentemente dall’età e dalla costruzione (abile) venturesca del caso televisivo.
Smarcati Nicole, altrimenti ti si piazza addosso un’etichetta da reginetta dello zecchino d’oro che non ti leverai mai più. Per cui, la prossima volta ti consiglio di cantare un pezzo degli Slayer. Vestita da suora.
Ai giudici piace e sono tutti quanti in ovvio sollucchero di zuccheri.
Tocca alle Cafè Margot. “Cinquantamila” di Nina Zilli. A me NinaZilla piace. Ho comprato anche il suo disco. Francesca Cafè e Vittoria Margot se la cavano bene. Sono credibili, piacevoli e ritiro tutto quello che ho detto fin ora sui fanali quantici che vivono sul naso di una delle due.
Morgan commenta in modo tecnico e piacevole, e capisco che cosa mi mancava di più a X Factor. Lui. Poi parla la Ventura, e capisco che cosa mi mancava di meno.
Tocca a Claudio. Brutta la posa al termine della sua clip, sembra che abbia la sciatalgia.
Canta “My Immortal” degli Evanescence. Pezzo sbagliato. Non tanto perché in originale è una donna a cantarlo, ma proprio perché è una canzone del cazzo. Buona per lessare i broccoli. E infatti, li lessa copiosamente. Piace però a tutti e viene lodato per il timbro. Non per tirarmela, però a me erano bastati otto secondi di esibiz per notarlo. Spero venga valorizzato nelle prossime puntate, piuttosto guarda, se vogliamo rimestare nel calderone delle ovvietà dategli un pezzo dei Muse e facciamola finita. Uno qualsiasi, tanto sono tutti uguali.
E’ il momento di Vincenzo. Canta “Azzurro” di Celentano in una versione arrangiata apposta per partecipare al premio Tenco. Siamo alla fiera dello stereotipo, dove danzano i clichè e si agitano i luoghi comuni. Come disse il mio amico Matteo: I luoghi comuni sono sempre quelli più affollati.
Ed eccolo lì, il mini-me di Paolo Conte che fa il cantautore boy. Un po’ di coraggio, cazzo! Fategli cantare La Canzone del Capitano, riarrangiata da Capossela. Almeno provateci.
Giudici approvano, io vengo avvolto dalla noia e dall’uggia.
E’ il turno di Francesca. Canta “Someone like you” di Adele. Vivo su Marte, non ho idea di chi sia. Prima volta che sento il brano in via mia. Ecco. Francesca ha la stessa età di Nicole, però su di lei non si è abbattuta la falce dell’effetto fenomena da circo Barnum. La ascolti, ti piace o non ti piace, indipendentemente dalla sua età. Perché è una cantante, e non un “caso”.
Nello specifico a me piace molto. E anche ai giudici.
Rahma chiude la prima manche, con il pezzone funky: “Street Life”. Indossa delle scarpe trampolate nocciolate che mettono a dura prova l’equilibrio del Mondo. Ma va via bene. A me sembra di essere in una rollerdisco della fine degli anni ’70. C’è. E’ credibile. Mi piace. Sparisce l’effetto concorso e sembra una parentesi con l’ospite musicale di una trasmissione normale. E’ la prima volta che mi capita con questa puntata. Ma io non capisco un cazzo, si sa.
Capisco una cippa e vivo su un satellite di Marte al punto che ignoro completamente chi siano gli ospitoni di questa prima puntata: I Kasabian. Sono troppo vecchio per apprezzare quanto sia cool un taglio da Paggio Fernando nel 2011. Comunque ci tengo a precisare che la noia mi scorre contromano nei nervi a bordo di razzo da ben prima che fosse una cosa mainstream.
Intanto che da casa si televota, AleKat mi mostra lo studio e il cubo dal quale andrà in onda l’Extra Factor. C’è una clip su Fiocco di Neve!
AH! Fiocco! Il tuo libro non è disponibile! Me lo spedisci per favore? Te lo pago!
Siamo all’esito del televoto. Dimostrazione lampante della mia incompetenza: Rahma andrà al ballottaggio.
Bosè si siede come quinto giudice aggiunto e inizia la seconda manche.
Apre Valerio Mammà, con un pezzo che conosco molto bene: “Misfit” dei Curiosity Killed the Cat. Possedevo il 45 giri. Sigh. Comunque sia, revival a parte, Valerio non ha la minima idea di che cosa stia cantando, del perché lo stia cantando, di quale sia la capitale del Madagascar e del perché fa le faccette. Noia da karaoke senza giappi ubriachi. La telecamera, per riempire, è costretta a muoversi di qua e di là.
Qualche polemica tra i giudici, Morgan difende la sua scelta. Valerio replica, ma non capisce il perché. Ma tanto non serve, tutte le mamme da casa voteranno per lui.
Tocca ai Free Chords, con il nuovo nome: I Moderni. Ho un cognato di vomito, canteranno “Overdose d’amore” di Zucchero. Repentino dolly dall’alto, pioggia a dirotto, io inginocchiato per terra, guardo verso l’alto e urlo: NO! PRENDI MEEEEEE!
Non si può, non si può, non si può. L’ho già detto una milionata di volte: se non si è in grado di apprezzare e valorizzare i gruppi vocali, eliminateli come categoria, fate prima.
Per quanto possano essere modernamente bravi I Moderni non riusciranno mai a sollevare dal fango un pezzo di Zucchero. Io ascolto i gruppi vocali. Il mio paragone immediato sono gli On The Rocks o i Brown Derbies e non c’è storia. Ma proprio per niente.
I giudici nicchiano, polemizzano sulle intonazioni. Ma la questione non è nelle intonazioni, è nelle intenzioni e nel progetto alla base, che è diverso.
Bòn, ho capito come comunica la Ventura. Lei non comunica, lei fa propaganda. Frasi fatte e modidire. Se mai si trovasse in difficoltà potrà sempre dire di levarci l’ICI.
E’ il turno di Antonella, con: “What else is there.” Ok. Non devo guardarla troppo sennò mi viene una cotta. Viene a me e a anche a Bosè. Lei è molto brava e ha una presenza scenica da rockstar.
E’ reale tanto quanto è irreale l’inglese di Arisa.
Tocca a Jessica con… Indovina? Caffè Nero Bollente in una versione da Linda Blair in Ri Posseduta, poi arriva Leslie Nielsen e la esorcizza.
Speriamo arrivi presto.
Davide canta una sua versione di My Way. La prima parte è quella dello show musicale di Krusty il Clown, la seconda è discotunza. Le apprezzo entrambe, ruggiti compresi.
A chiudere la seconda manche ci sono Le 5. Ex 5isters, Che non sono cinque a caso, sono cinque come in Gatchaman, cinque eroi uniti qui.
Ken, l'aquila, Joe, il condor, Pritijen, il cigno, Gimpy, la rondine, Ryu, il gufo, cantano Birdland dei Weather Report. E io esplodo in un turbine di noia. Brave eh, ma che paaaaalle.
Dopo vari riassunti e varie parentesi è il momento dell’esito del televoto.
Chi andrà allo scontro finale con Rahma?
Il televoto decreta Le 5.
Valerio passa alla seconda puntata sotto uno scrosciante buuuuuuuu del pubblico presente in Antartide.
Come da prassi: pezzo con base, pezzo a cappella, poi decisione dei giudici.
Dato che sono pieno di ignoranze, in tutte le performance seguenti Rahma mi convince più delle 5.
Parola ai giudici.
Arisa, elimina ovviamente le 5.
Elio, elimina ovviamente Rahma.
Morgan, colpito dal brano a cappella, elimina Rhama.
E’ tutto nelle mani della Ventura. Lei tira fuori uno specchio e riflette. Elabora il suo pensiero, si fa i sui conti. Ci mette poco. Otto nanosecondi. Dice: Rahma.
Rahma è la prima eliminata di X Factor 5.
Non c’è tempo, arriva AleKat che presenta un robot da cucina con cui pedali sotto la scrivania per cuocere coi laser nella seconda tappa di montagna. Linea a Extra Factor, che visto lo spessore dei personaggi coinvolti mi risparmio volentieri.
Fine della prima puntata di X Factor.
L’appuntamento è per giovedì prossimo in diretta su Sky Uno.
Nel frattempo si spera venga risolto il grande mistero:
Come mai Arisa ha la bocca rettangolare?
Non va su, non va giù. Indecifrabile, dice la mia amica Spillo, che ringrazio per la segnalazione.

Le altre puntate sono qui.

venerdì, novembre 18, 2011

X Factor 5, prima puntata!


Bene.
Dopo i misteri di Rennes-le-Château, gli enigmi del triangolo delle bermude, i silenti segreti delle scie chimiche aliene che se guardi un Chupacabra al contrario ti si materializza in casa la troupe di Misteri, un altro inspiegabile e irrisolvibile arcano si fa largo nella già tribolata e irta di ostacoli vita degli umani.
Dove caaaaaacchio la vedo la puntata di ieri?
Quando caaaaacchio va in onda la replica su cielo?
Se questo quesito non verrà risolto al più presto, domani verrà messa on line una recensione inventata di sana pianta.

giovedì, novembre 17, 2011

Che ti combina il Cajelli 5


Sì sono ancora nella capitale. Anche perchè con lo sciopero era un po' dura tornare a casa oggi.
Comunque, e lo dico più che altro per lo stizzito commentatore del post qui sotto, il concetto non è tanto dove vai, ma perchè ci vai.
Alcuni osservatori attenti potrebbero aver già unito i puntini, qualcuno di sicuro si è fatto una certa idea a riguardo. Fatto sta che, servono ancora svariate ore, giorni, mesi passati a sollevare pesi ma...
Se un domani passi in edicola, dai un'occhiata alla zona dei fumetti, ne acchiappi uno che non hai mai visto prima e ti chiedi: Maddai, ma è nuovo?! Ma da dove arriva?!
La risposta è in questi 5 post.

mercoledì, novembre 16, 2011

Che ti combina il Cajelli 4


Incontra un nuovo amico peloso e poi altri amici meno pelosi.
Poi, il Cajelli si rende conto che si e' vestito come Totò quando va a Milano pero' al contrario.
Un gatto Teppista gli chiede:
- si, vabbe' ma che ci fai qua?
Ancora mistero. Forse l'arcano verra' svelato domani.

Che ti combina il Cajelli 3


Arrivato a destinazione, per prima cosa alimenta il suo vizio.
Poi si rende conto che e' una magnifica giornata di sole e che non va a Roma da un sacco di tempo.

Che ti combina il Cajelli 2

Dopo le 11, carrozza 10. Tutti dormono, come maratoneti esausti sul torpedone del rientro.
Fuori il paesaggio schizza a trecento all'ora e siamo già a Bologna.
Leggo, guardo fuori, cazzeggio. Faccio liste mentali che non rispetterò.
E mantengo un'aria misteriosa. Per ora.
Sono l'unico che viaggia per (omissis) senza indossare giacca&cravatta. Si fanno di quei nodi a quelle cravatte, cazzo sono grandi quanto dei meloni. Io ho una t shirt del Cobra Kai e una felpa nera.
Siccome devo mantenere il mistero sulle ragioni del mio viaggio ogni tanto mi incappuccio.
Mi sa che ho già detto troppo e sono solo pocodopoleundici.

Che ti combina il Cajelli 1


Alle 10, sulla carrozza 10, parte su un treno in direzione sud.
Quale sara' il motivo di questo viaggio?
Mistero.
Riuscirà ad aggiornare il blogghe con foto e post durante il viaggio con il suo ai fono saponetta?
Tutte le risposte, nei prossimi aggiornamenti!

Uno che mantiene le promesse!

lunedì, novembre 14, 2011

Back in the eighties!


L’altra sera sono andato al cinema, in centro, a vedere l’edizione restaurata di Colazione da Tiffany.
Non ho mica capito che cosa hanno restaurato. Il film si vedeva talo e qualo del divudì che ho casa, ma fa niente. Rivedere i classici sul grande schermo ha sempre il suo perché.
Però, in tutta sincerità, il vero spettacolo l’ho visto prima di entrare in sala, mentre aspettavo Lady Zilla.
E’ arrivato un ragazzo in tuta, un tipo più o meno della mia età. Ha sistemato per terra una versione mini di una Ghetto Blaster, ha fatto click e ha iniziato a fare breakdance.
Mi sono ritrovato immediatamente nel 1982.
Il tipo ha sfoderato un campionario di passi classici, di pose classiche da old school breaker. Roba fina, sullo stile di Ozone e Turbo. (E chi vuole capire capisca)
Tiggiuro che non vedevo un King Tut dall’ottantatrè.
Anche la colonna sonora era composta da classiconi del periodo, più qualche pezzo discosettanta.
Nostalgia canaglia. No, non ho mai fatto break in vita mia, mai avuto il fisico. Anzi no. Ero bravino a fare il robot, ma l’altro giorno non me la sentivo di condividere con i presenti.
Anche perché, ovviamente, i ggggiovvini che passavano, abituati alla streetdance odierna non capivano il vintage e prendevano pure per il culo il mio nuovo amico ballerino.
Lo show è durato una mezz’oretta. Ho lasciato un paio di euri nel barattolo. Purtroppo avevo solo il mio saponaifòn e ho fatto quello che ho potuto per immortalare l’evento.
Yeeee booooy!

domenica, novembre 13, 2011

All that Silvio!

venerdì, novembre 11, 2011

X Factor 5, Home Visit!


Grazie al ritmo e al montaggio della puntata precedente, sono stati attivati dei comandi post ipnotici latenti in alcuni spettatori. Era un perfido piano di Jacobean Mugatu per assassinare il primo ministro malese. E ora bisogna decidere: useranno la Blue Steel o la Magnum?
Anche questa puntata di X Factor sarà una maratona visiva con una pirotecnica esplosione finale di cervelli nei salotti italici?
No. Se registri tutto, e guardi Bootcamp e Home Visit nella stessa serata, sottoponi il tuo corpo alla medesima decelerazione di un dragster quando frena. Ti si scompone la faccia e ti riempi di rughe come uno Shar Pei.
Home Visit: scrematura finale, i cantanti da 24 devono diventare 12, e lo facciamo con noia e lentezza.
Le Ragazze Under vengono mandate a Capri a trovare la Ventura. Un cartolina da ente del turismo, mezz’ora con tutto il loro viaggio, urletti, noia, niente, vuotezza e personale raccapriccio pensando al futuro dell’umanità. Poi arriva la Ventura che ha decisamente fatto pimp my sise, accompagnata dalla vocal coach Paola Folli. Le bimbe sono contente.
Si passa ai Gruppi che vanno in torpedone da Elio e dal vocal Alberto Tafuri. Non ho capito dove, ma il posto sembra figo. La loro intro dura di meno rispetto a quella delle bimbe, e secondo me è colpa degli occhiali di una delle due Cafè Margot. Non sono occhiali, sono dei visori quantici che deformano la linea temporale dell’universo.
Gli Over, vanno in montagna. Nel rifugio di Batman a Bolzano. Poi arriva Arisa Domina con un foulard di Lagerfeld e un completino di pelle nera.
Forse adesso li porta tutti nelle segrete, li mette ai ferri e comincia a fare delle cose strane con la cera delle candele. Invece no, arriva il vocal coach Giuseppe Barbera.
I Ragazzi Under arrivano al teatrino della villa reale di Monza. Ci trovano Morgan che parla di attentati al re e di anarchia. Un discorso azzeccato visto il periodo. Il vocal coach sarà Diego Calvetti.
Poi c’è la pubblicità. Impedibile il masterpiece di questi giorni: il tipo che sputazza sangue nel lavandino perché gli sanguinano le gengive. Una bella ciccata mentre bevi il caffè è proprio quello che ci vuole.
Ricominciamo. Vai che cantano! Cosa? Ma davvero? Ah, si! Cantano! Mi ero dimenticato lo scopo del programma.
Si parte dalle girls.
Nadia canta Senza Fine. Forse è un po’ nasale, sarà colpa della caprese, ma a me piace.
Paola, canta nonsocosa, veloce, impastata come la pizza. La Ventura la trova originale. Tradotto in italiano significa: non so che cosa dire ma devo dire qualcosa comunque.
Nicole, il cucciolo, si misura con Màràia Cherri e vince lei.
Jessica, canta Caffè nero bollente. Ha un mood da festival folk anni ’70 in ritardo. La presenza scenica è quella di una Janis Joplin affamata di canederli che canta: “E levate a cammesella”.
Poi c’è Alessia, con le sue adorabili vocali esagitate e quell’aria da Fatina del Fantabosco in versione Vivid.
Chiude Francesca. Anche lei canta nonsocosa.
Preferenze personali: Francesca, Nicole, Nadia.
Tocca ai Gruppi.
Iniziano i 2080, cantano boh. E’ la prima volta che li sento, sono arrivati fino a qui con il teletrasporto. Li vedo tutti con addosso la casacca rossa. Non è buon segno.
Le 5isters. Portano una versione divertente di Paparazzi.
I Mescla. Cantano la sigla della Fiabe Sonore. A mille ce n'è nel mio cuore di fiabe da narrar (daaa narraaar) Venite con me nel mio mondo fatato per sognar…(peeer sognaaar) Non serve l'ombrello, il cappottino rosso o la cartella bella per venire con me… Basta un po' di fantasia e di bontà, e di booontà! Oh, ma proprio uguali, eh!
Tocca ai Free Chords. Mi stanno convincendo abbastanza. Sarà che sono simpatici.
Le Cafè Margot, purtroppo, prendono i Queen e li massacrano a colpi di mazza ferrata. Una tragedia. Però grazie ai visori quantici della tipa a destra, Elio capisce che è un incidente di percorso. Forse.
Chiudono i Maldidenti, che cantano agitandosi parecchio miofrateèfigliounico.
Io sceglierei le 5ister, i Free e le Cafè Margot.
Torniamo dagli Over. Nel frattempo Patrick Arisa Bateman, ha sistemato i teli di plastica su tutte le superfici e si prepara al massacro finale brandendo un’accetta da boscaiolo.
Inizia Claudio. Mi piace, ha un bel timbro. C’è parecchio lavoro da fare, ma ne vale la pena.
Tania. Mi serve più tempo per capirla. Ma mi sta convincendo.
Antonella. Canta Roxanne, ma mi dicono che non si è scaldata e funziona male, siano maledetti i motori diesel.
Paolo, che è bello. Non si può avere tutte le doti, amigo!
Rahma, non so perché ma questa ragazza mi mette allegria.
Michele, ecco ho capito. E’ un ye ye yeah singer, uno di quelli che appena ci sta spara un ye ye yeah!
Preferenze personali: Claudio, Antonella, Rahma.
Chiude Morgan, con i Ragazzi Under. La categoria che mi offre più spunti in assoluto.
Vincenzo è un supereroe. Noia Boy. Fiiiglio mio! Se sei così a meno di trent’anni, figurati a sessanta. Lo vedo. Palco alla festa di Rinascita. Salamelle. Dopo il concerto dibattito sugli aspetti trozkisti leninisti della comunità dei Puffi.
Davide. Sono sempre molto bravi i ragazzi della Dalton Academy. Forse è un po’ troppo teatrale, ma è un tipo ok.
Steven. Il Bruno Sacchi del Pub all’angolo. Commette uno dei più grandi errori pronunciando la frase: “Io nasco come…” Ecco. Tu nasci come mammifero, proprio come tutti noi. Però è simpatico.
Jeremy. Aria fritta e filosofo-menate per diciotto minuti per poi cantare i Doors di merda, muovendosi come un paguro in cerca di una conchiglia nuova.
Facciamo così Jeremy: chiamami tra un paio d’anni, quando per forza di cose dovrai fare i conti con
tutti quelli che hanno fomentato, approvato e alimentato il tuo modo di essere.
Valerio mammà, che ribadisce l’importanza di mammà, con tanto di sequenza in flashback.
Daniel, affronta Michael Jackson. Il ragazzo ha energia, e un karma positivo che si sente anche a distanza.
Io sceglierei: Davide, Steven e Daniel.
Siamo agli sgoccioli. Si ritorna al rifugio segreto di Batman in montagna per conoscere la decisione di Freddy Arisa Krueger.
Ella sceglie: Claudio, Rahma e Antonella.
Ho i brividi, io e Leatherface Arisa abbiamo gli stessi gusti. Un giorno ci ritroveremo per caso, nella corsia di Castorama a scegliere motoseghe.
Psicodrammi a casa della Ventura. Non si risparmia. Trova il modo di metterci la sua frase brevettata: Crederci sempre, arrendersi mai! Secondo me ci prende i diritti SIAE. Casoumanizza un po’ e poi decreta: Nicole, Francesca e Jessica. Ne azzecco due su tre. Sono seriamente preoccupato.
Andiamo si Morgan. Con chitarra in mano e canzonette, sceglie:
Vincenzo, Valerio, Davide. Sono abbastanza distante dalla sua scelta, ma poteva andare peggissimo. Mi dispiace per Daniel.
Finiamo con i gruppi. Elio porterà con sé: le 5sisters, i Free Chords e le Caffè Margot.
Cacchio. Ho gli stessi gusti di Elio e di Arisa Jason.
Subito dopo la nomina, Jessica rilascia la seguente intervista:
No perchè sono proprio la persona più sensibile e umilissima di questo mondo che alle cose spesso ci arrivo un po’ dopo da spirito libero che sento al centopercento nella direzione del peperone sotterfugi a Minneapolis ma soltanto il mercoledì perché il sogno si avvera e sì.
L’appuntamento è per giovedì 17 con la prima puntata in diretta su Sky Uno.

Il resto della roba lo trovi qui.
Ringrazio la biondissima Spillo per i suggerimenti.
Sì, questo post aveva un messaggio pubblicitario nascosto.

mercoledì, novembre 09, 2011

Neonomicon, quei tentacoli nella barba di Alan Moore.


Non è mai una cosa facile parlare del lavoro di alanmùr. Non per me. Non mi è facile leggerlo, figurati recensirlo. Dopo aaanni di letture, immaginami satollo di tutta la sua fiera delle meraviglie metatestuali di ri-scritture, di re-visioni, di de-costruzioni, e di tutto il suo corredo nuziale di pizzi e merletti immaginifico narrativi.
Ora gli integralisti della Chiesa Di Alan Dei Minutemen Degli Ultimi Giorni, verranno a prendermi sottocasa e mi puniranno severamente. Lo so già. Nei commenti a questo post dovrò sorbirmi delle lezioni sulla vita, la scrittura, l’universo e tutto quanto.
E’ chiaro che, come sceneggiatore di fumetti, quando leggo un lavoro di Moore rosico un sacco. Ma vorrei essere chiaro su un punto: a farmi rosicare non è quello che scrive, ma è quello che gli permettono di scrivere. La differenza è sottile, forse impossibile da spiegare ad un integralista, ma sono sicuro che chi può capire ha capito.
Come un intollerante al lattosio che si tuffa consapevole in una forma di Parmigiano, mi ritrovo a leggere Neonomicon.
In teoria un lavoro minore di Moore, pubblicato da una casa editrice in teoria piccola, la Avatar. Disegnato, sempre in teoria, non da uno degli dei dell’Olimpo del comicdom, ma dal “semplice” Jacen Burrows.
Tutto in teoria, perché in pratica Neonomicon ti prende e ti mena più forte di altri capolavori-conclamati della vasta produzione mooresca.
Inizi a leggerlo. Qualcosa che si agita nei meandri narrativi del come viene raccontata la storia, ti artiglia e ti impedisce di mettere giù il volume. Non puoi. Devi andare avanti, devi finirlo, devi completare quel percorso perverso.
E’ sconcertante la leggerezza con cui l’orrore frana e dilaga pagina dopo pagina. L’universo di Howard Phillips Lovecraft, tradotto in tavole da Moore e Burrows diventa l’ applicazione narrativa del mito. In purezza, direbbe uno chef.
Ed è tremendo. Nel senso buono e lovecraftiano del termine.
Neonomicon è una storia di genere, il lavoro metatestuale è stato fatto sul motore e non sulla carrozzeria. Come tutte le storie di genere che non fanno pimp sulla carrozzeria può tradire in alcuni passaggi, perché siamo nel 2011 e riuscire a mantenere la sospensione dell’incredulità per 160 pagine è un lavoraccio anche per zio Alan.
Eppure, dal prevedibile, riesce a uscirne con una sequenza tanto favolosa quanto tremenda. Sempre nel senso buono e lovecraftiano del termine.
Che cosa succede e come viene raccontato, trasformano la sequenza finale del secondo capitolo in un velenifero cioccolatino di tecnica narrativa. Un orrendo dolcetto di sceneggiatura, con un gioco di soggettiva/oggettiva, di vedo/non vedo che personalmente ho vissuto come un omaggio al senso più puro dello stile lovecraftoso, quello del non vedere mai nel dettaglio l'orrore che arriva e ti fotte.
Nel suo complesso è una lettura agghiacciante, un vero horror per mature reader, che funziona in maniera del tutto indipendente da una pregressa conoscenza di Lovecraft. Anzi, forse funziona meglio se non ne sai niente di niente di Grandi Antichi, di Cthulhu e compagnia bella.
Apri il volume e lasciati terrorizzare da un Alan Moore in splendida forma.



NEONOMICON
Alan Moore, Jacen Burrows
Cartonato 15,7 x 23,6
Pagine: 160
17.00 Euri
Bao

Ti guasto la festa?


No, niente...
Vorrei soltanto far presente che si "dimetterà" se e quando verrà approvata la "legge di stabilità".
Me ne vado, ma decido io quando.
Forse la costituzione lo prevede. Bisognerebbe chiedere a Napolitano. Quando si sveglia.
Il testo di quella legge è ancora in evoluzione. Chissà che cosa riusciranno a infilarci dentro all'ultimo minuto. Nel frattempo...
Nel frattempo è boh!
Boh!
Che succede?
Boh!
Poi andiamo a votare?
Sì, ma con il vecchio sistema. E lui sarà di nuovo lì. Forse all'opposizione, ma comunque lì.
Governo tecnico?
Boh!
Secondo me è stato, di nuovo, un genio. Lascerà che sia qualcun'altro a darci le mazzate nei denti che dobbiamo prendere per procura europea.
Ma prima, deve ancora sistemare due o tre cosette.
E metti che butta male, c'è sempre Marina.
No, niente...
Vorrei soltanto far presente che se non si cambia davvero qualcosa, non finirà mai.
Ti segnalo QUESTO articolo, così finisco di guastarti la festa.

martedì, novembre 08, 2011

Gli assassini di via Solari.


La retorica ha il grande potere di sviare l’attenzione. Ma mai come un questo caso, un ragazzino di 12 anni che perde la vita finendo sotto un tram, non è una tragica fatalità, o l’ennesima vittima del tritacarne delle strade milanesi. C’è una responsabilità precisa e lampante. Retorica zero.
La colpa è da dividere su tutti quelli che parcheggiano a minchia in via Solari.
Siete degli assassini.
Punto.
Siete degli assassini perchè da anni, impunemente, parcheggiate in divieto di sosta, perchè si fa così, si è sempre fatto così e ve lo hanno lasciato fare.
Quel tratto di via Solari ha una corsia preferenziale centrale, dove dovrebbero passarci soltanto il tram e i taxi e una corsia di marcia normale a lato del marciapiede.
Invece no. Da anni si parcheggia abitualmente sulla corsia laterale, restringendo la carreggiata.
Quando va bene, si crea un ingorgo assurdo all’ora di punta. Quando va male, si fanno finire i ragazzini sotto il tram.
Se vuoi approfondire ti consiglio di fare un giro da Cristiano, CLICCANDO QUI.
Goditi l’intervista alla presidentessa di Via Solari, fatta un po’ di tempo fa, quando i vigili, timidiamente, avevano iniziato a mettere qualche multa e la popolazione era scesa in strada con le spranghe.
Firmate Prada, ma pur sempre spranghe.

lunedì, novembre 07, 2011

Tornatore all'Esselunga!



Tempo fa sono andato a fare la spesa e alla cassa mi hanno regalato un divudì.
“Il mago di Esselunga”, dice il titolo. Un racconto di Giuseppe Tornatore, dice il sottotitolo.
Cover bianca, con cappello streghesco che in verità è una melanzana, come nella migliore tradizione della grafica Esselunga, tipo John Lemon, Antonno e Cleopasta, e via dicendo.
Ieri ho visto il film. Un impedibile corto che per la tua gioia di incorporo qui sopra.
Parliamoci chiaro. Io devo stare zitto perché con il lavoro che faccio è capitato anche a me, capita e capiterà di fare marchette. Che bisogna pagare i conti, sovvenzionare i propri vizi come la benzina, il cibo, il dentista, il non-si-sa-mai, eccetera. Mi è capitato, mi capita e mi capiterà di fare fumetti alimentari, dal dubbio valore ah-ah-artistico. Ho sempre cercato di metterci dentro qualcosa di imprevisto, potrei difendere quei miei lavori lì, ma questa non è la sede adatta e soprattutto… Io non ho mai vinto un Oscar.
Con le dovute virgolette, è un po’ come se Danny Boyle girasse un mega spot istituzionale per Walmart. Non ce lo vedi, eh?
La mia speranza è che Tornatore sia stato letteralmente coperto di soldi per girare quel film, e che quel malloppo gli serva per autoprodursi un lungometraggio eccezionale.
Lo spero. Nel frattempo mi godo “Il mago di Esselunga”.
Il tentativo è quello di umanizzare la nota catena di supermercati, facendo vedere il dietro le quinte, il come funziona, il rapporto con la clientela e in generale il mood Esselunga. Dal mio personalissimo punto di vista personale, da cliente, da frequentatore della grande esse, non ne sentivo il bisogno. La qualità della spesa fatta all’Esselunga parla da sola, punto. Tanto i soldi li hanno dati a Tornatore mica a me, per cui posso dirlo.
In questo periodo Mister Esselunga è in guerra con la Coop. Immagino che tuttta l’operazione sia nata dalla necessità di cambiare l’immagine di Caprotti, che è ad un passo dall’essere il Monty Burns della grande distribuzione.
Va bene. Ci sta. Una marchetta di Tornatore potrebbe fare al caso suo. Come? Con una commedia? Un corto simpatico, un qualcosa di agile e informale? Una storiella?
Maffigurati.
“Il mago di Esselunga” è un agghiacciante viaggio nella retorica, che supera agilmente il ridicolo involontario grazie al suo prendersi tantissimissimo sul serio.
A metà tra una versione corporativa di Willy Wonka e i filmati in loop di presentazione degli alberghi, con una famigliola felice che più felice non si può. Tanto feeelice da solleticare l’idiozia, e da far sembrare neorealiste le famigliole feeelici degli spot televisivi.
Lo guardi, così come guardi i filmati di quelli che si fanno malissimo su You Tube, perchè vuoi vedere quanto in basso si può arrivare. L’asticella va giù, giù, giù, ed ecco Hermes di Futurama, campione di Limbo Estremo.
Ovviamente si poteva fare di peggio, la colonna sonora poteva essere dell' ex cassiera Giusy Ferreri, ma si arriva comunque ad altissime vette di no-dai-non-ci-credo-non-possono-averlo-fatto-sul-serio.
E così, tra pesci che muoiono felici, effetti speciali scartati da Roger Rabbit, un bimbo che dice fighissimo davanti al reparto salumeria, una gita al deposito generale e dei camion che ballano in sincrono, si arriva alla fine. Con i brividini lungo la schiena.
Vorrei avere tempo per rieditarlo, cambiandone le luci e i toni colore, anche di poco. Ti assicuro che con un paio di aggiustamenti verrebbe fuori un capolavoro alla Lynch, tanto può essere obliquo e disturbante se preso per il verso giusto. O per il verso sbagliato, a seconda di come la vedi.

domenica, novembre 06, 2011

Telefonare a Londra.

sabato, novembre 05, 2011

Remember, remember the fifth of November!


Oggi è il giorno più amato da tutti noi abitanti del pianeta fumetto. E' il compleanno del concetto: vedi con i fumetti si puozzono dire cose impurtante e fare, tipo, le rivoluzioni, eh!
Uno dice 5 Novembre, e noi pensiamo subito a V For Vendetta, ad Alan Moore, a tutto quello che rappresenta a tutti gli effetti, e a tutto quello che rappresenza per definizione, al film, al prepotente ingresso nell'immaginario collettivo della maschera di Guy Fawkes, e mille altre cose.
E' giusto. Giuro, senza polemica alcuna, trovo giusto che nella nostra epoca post-ideologica, l'ideale rivoluzionario sia rappresentato da un oggetto venduto in licenza, sotto copyright Warner.
La kefiah fa troppo comunista puzzone e il passamontagna del Subcomandante Marcos non si sa che fine abbia fatto.
Vai di maschera quindi.
Per celebrare nel migliore dei modi questa data fondamentale, ti rimando al sito definitivo:
HOT CHICKS WITH GUY FAWKES MASK
Attenzione che contiene... nudità.

Prontamente, segnalo!



Lucca si è conclusa da poco. Come dicevo è stata un'edizione molto piacevole e impegnativa.
E' on line la prima, primissima recensione di Ghost dell'accoppiata Cajelli/Mutti.
Ci si arriva cliccando qui.
(Essendo arrivato uno, Mauro si aggiudica un premio da decidere.)
I tipi di Edizioni BD sono soddisfatti dei risultati ottenuti dal volumazzo nero su nero. Ora aspettiamo gennaio per l'uscita ufficiale ad Angouleme per Ankama, e la conseguente edizione regolare per il mercato italico.
Poi, sempre a Lucca ho tenuto un workshop sullo scriverefumetti a villa Gioiosa.
Marco, uno dei partecipanti ha recensito l'incontro. Sono cose che fanno bene all'ego.
Ci si arriva cliccando qui.
Doveva durare un ora. Ho sforato di un bel po', ma fanniente.
Tra un paio di giorni inizio a postare le recensioni delle mie compere lucchesi.

venerdì, novembre 04, 2011

X Factor 5, audizioni 3 più bootcamp.


E vai di Le Fanu: Poi, sotto uno stretto arco sormontato da uno di quei grotteschi demoni che tanto piacevano alla cinica e spettrale fantasia della gente medievale,vidi, con grande piacere, comparire il bel viso di Arisa. Stavo per alzarmi e per parlare sorridendo, in risposta al suo strano, affascinante sorriso, quando il Generale, con un grido, afferrò l'ascia del boscaiolo e balzò in avanti. Vedendolo, un brutale cambiamento avvenne sul viso di Arisa. Fu una trasformazione improvvisa e orribile, che avvenne mentre lei compiva un passo strisciante all'indietro. Prima che potessi emettere un grido, lui la colpì con tutte le sue forze, ma lei si divincolò e, illesa, l'afferrò con il suo polso sottile. Il Generale combatté per liberare il braccio da quella stretta, ma poi aprì la mano e l'ascia cadde sul pavimento.
La ragazza era sparita.
Dopo di che, i produttori di X Factor 5 si siedono in uno stanzino di Sky Uno. Devono decidere. Hanno un dubbio: Che cosa facciamo? Montiamo per bene tutto il materiale che abbiamo e mandiamo in onda una trasmissione comprensibile, oppure facciamo un'unica serata zippata, con un ritmo tanto veloce da fare esplodere il cervello alla gente come in Scanners di Cronenberg?
Scelgono Cronenberg. Quindi, la terza puntata di X Factor sarà una clip di due ore. Ci saranno più immagini, parole, concetti, situazioni, stacchi, musiche, vita, morte e miracoli, di tutta la produzione televisiva occidentale del novecento. Prenderà il posto della cura Ludovico e dei sistemi della CIA per il lavaggio del cervello. Se sopravvivi, sei un agente speciale operativo.
Ti siedi e ti bombardano nei lobi frontali. Ritmo sincopato, impossibile prendere appunti precisi, ricordarsi, capire. Il tutto è ipervelocizzato, viene mandato avanti in FFW. Come le parti noiose di un porno anni ’80 di Teresa Orlowski.
Si inizia con Antonio il rocchettaro che canta i Negramaro. Io i Negramaro non li sopporto nemmeno cantati dai Negramaro, per cui figurati quanto appretto spruzzo sulle mie gonadi. Ma il tipo è uno onesto e passa con quattro sì.
Poi sale Valentina vestita da Mariobros. Canta usando un inglese proveniente da un Pianeta Terra alternativo al nostro. Simile, ma diverso. I giudici non la capiscono perché non seguono Fringe. Arisa Samara è molto dura, le da del cane. Valentina si prende due si e due no, e va via. Ma non scondinzola, anzi.
Poi arrivano i tre tipi che ieri mi hanno battuto alla gara di impennate con il motorino. Tre tamarri di Baggio, i Contro/Corrente. Cantiamo assieme mentre rubiamo autoradio. Non passano.
Non passa nemmeno una certa Denise, sarà per colpa del rumore di lamiere stridenti che emette quando ha un microfono davanti alla bocca.
Aldo D’Amaro regala al mondo accademico una nuova definizione di caso clinico, e viene rimandato a casa.
E’ il turno di Daniel Adomako. Fermi tutti, questo è bravo. Vibra di energia positiva e si sente. Infatti passa con 4 sì.
Poi arriva uno bello col ciuffo che passa perché è uno bello con ciuffo.
Passa anche una che se vuole frantuma la cristalleria.
Arriva Rosario Santoro e io mi ritrovo dentro a Mery Per Sempre.
Anche lui canta i Negramaro. Sono come l’influenza aviaria. Contagiosi. Passa, perché Natale oggi non è triste per niente, Natale oggi cià i cazzi suoi!
La Ventura dona alle masse il seguente pensiero: “Vengo dalla televisione e lui l’X Factor ce l’ha nella simpatia.”
Che è un po’ come dire: Vengo da Venezia e lui l’X Factor ce l’ha nell’acqua alta.
Un miliardo di cantanti in 30 minuti. Sono già ubriaco di tivvù e sono solo le 21.40.
Finiscono le audizioni e inizia il Bootcamp.
Poi ci sarà l’Home Visit. Non so che cosa sia. Spero soltanto che non ci sia di mezzo Paola Marella e una casa da cercare disperatamente.
I centododici cantanti rimasti verranno divisi in 4 categorie: Donne under 25. Uomini under 25. Gruppi Vocali. Misto Over 25.
Canteranno tutti lo stesso pezzo. A cappella.
Per gli uomini: In the beat non ho capito, non mi interessa.
Per le donne: Sere Nere. Miiinghia.
Per i gruppi: La mia banda suona il rock. Ma per favore.
Per gli over: Shambala-qualosa-in-portoghese.
L’unico modo per fare di peggio era assegnare i seguenti brani:
Per gli uomini: La sigla di Lunedì Film, quella di Dalla.
Per le donne: Sugli sugli bane bane, de: Le figlie del vento.
Per i gruppi: Che Fico, di Pippo Franco.
Per gli over: On my own di Nikka Costa.
Si procede a velocità di curvatura nove. Cose degne di nota in quei venticinque secondi in cui ti fanno vedere tutto assieme: Va a casa quella che assomiglia alla bionda di Cougar Town.
Passa un mazzo di Gruppi vocali, comprese le Lallai. Ma la telenovela la rimandiamo, per ora.
Non passano degli acrobati del circo con dei gilet in tungsteno. Le Melodike, con la Ventura in opposizione in trigono con Giove, invece passano.
La Melodika bionda dice: “La determinazione fa si che il sogno continua”. Poi ti chiedi perché usano le K al posto del CH.
Davide, quello di Glee passa. E io decido che lo voglio adottare. Passa anche Valerio mammà, perché siamo in Italià.
Con un fine e arguto giro di parole e di finezza ti dico che passa anche il poeta di sto cazzo.
Non passa invece Antonio il rocchettaro.
Ecco Giulio Montagna. Ed ecco pronta la mia catapulta e il bidone di pece infuocata. Sta fermo… PUM!
Marco Negri, niente. Torna a disagiolandia.
Passa Tania Furia perché ha il cappello di paglietta e allora vuol dire che è una brava.
Passa Claudio Cera, percepisco un bel timbro, potrebbe essere uno dei miei favoriti.
Passa Maria Laura Canu. Meno male, ha l’aria di una che se la elimini tira fuori un UZI dalla pochette.
Da 112, ne rimangono 63. Ma sono ancora troppi. Devono arrivare a 40.
Ci sarà una scrematura satanica, decisa dai giudici dopo aver visionato i video con le performance.
Fanno tre grupponi, la regia di Sky decide di alzare il target della trasmissione. Da adesso in poi, gli unici a capire quello che succede saranno i bari dei casinò, quelli che contano le carte a black jack. Quelli che gli dici: che giorno era il 12 Febbraio dei 1817? e ti rispondono: Mercoledì!
Quelli di chi gioca in prima base e ho decifrato un codice segreto dell’NSA e adesso Alec Baldwin vuole uccidermi.
Per tutti gli altri telespettatori va in onda l’incomprensibile. Uno dei tre gruppi viene eliminato, gli altri due passano. Capire chi è dentro e chi è fuori in questo momento è impossibile.
Lo capisci dopo, se hai buona memoria e un cervello che funziona a livelli altissimi.
Per dire, che le Melodike non sono passate io lo capisco mezz’ora dopo.
Montagna viene spianato, e lui cede al lato oscuro della forza. Polemizza stizzito.
Com’è come non è, rimangono in 40.
Ma indovina?
Sono ancora troppi, devono scendere a 24.
Poi questi 24 diventeranno 12 all’Home Visit, ma questa è un’altra storia.
Danno ai 40 un lettore MP3 pieno di basi, devono scegliere un pezzo a testa e prepararlo per l’indomani.
Permane il casino, perché a qualcuno è stato dato spazio alle audizioni, a qualcun altro no, ma c’è, per cui ti chiedi: E quello chi cazzo è?
Ma fa niente, velocissimi, imperterriti, mentre nei salotti italici particole di materia encefalica schizzano sul pavimento, su Sky si va avanti.
I cantanti cantano la loro roba, chi bene, chi male, per quanto puoi capire nei centesimi di secondo ipercompressi che ti vengono concessi per la visione della loro performance.
Ho un unico appunto:
Poeta.
Poeta e canti un pezzo di Zarrillo? Jeremy, per me hai vinto. Sei proiettato verso l’infinito e oltre.
Ruere in su fogu puntata 183:
Consuelo e Marisol Lallai, finalmente ricongiunte grazie all’intercessione di X Factor, uniscono le loro angeliche voci sul medesimo palco cantando Gli ostacoli del cuore.
Nel frattempo, un porcetto dormiente in un abbraccio di mirto, rosola nel forno del cognato della vedova del Principe Isaia, quella che anni fa tentò in malo modo di sottrarre la neonata Bruna alla famiglia di origine spacciandosi per un Teletubbies di Orgosolo.
Riusciranno le sorelle Lallai a sventare il piano diabolico dei terroristi separatisti laici del Burmini che vogliono farsi esplodere durante un concerto dei Tazenda?
Ai giudici le Lallai piacciono e loro piangono.
Di gioia. Anzi, di ggioia.
Sono le 22 e 42. E’ ora di tirare le somme. Quattro gruppi da 10, di cui passeranno soltanto in 6 per gruppone.
Uomini under 25.
Passano: Vincenzo di Bella, Davide Glee, Valerio Mammà, il grande Daniel, Poeta Jeremy e il Rosso.
Non passano John Belushi e altri tre che inquadrano per un nanosecondo.
Over 25.
Passano: Claudio Cera su cui nutro speranze, Michele il ballerino, Paolo il figo, Tania Furia anche senza cappello, Rhama e Antonella Lo Coco.
Non passa, tra gli altri: Maria Laura Canu e piazza un casino. Mette su un discorso che messo per come l’ha messo, l’unica risposta possibile è il monologo di Marsellus Wallace in Pulp Fiction.
Gruppi.
Passano: Le Five Sisters, i non-ho-capito, i mai visti 2080, i Malviventi perché sono manzi, le Caffè Margot e i Free Chords.
Ruere in su fogu ultima puntata.
Consuelo e Marisol Lallai, non sono più basite, non sono più sgomente. Tutto è chiaro. Hanno capito. Ogni risposta è stata data. Il loro destino non era cantare e vincere X Factor, era vincere nella vita, nei sentimenti, nell’amore. Vincere nel ritrovarsi di nuovo assieme, e continuare la loro vita felici, mano nella mano. Tutto grazie a X Factor.
Tramonto, le Lallai di spalle, camminano in rallenty verso un sole a forma di pane Carasau.
Fine!
Donne Under 25.
Passano: la giovanissima Nicole. Poi Jessica, che se diventa una star e rilascia delle interviste, quelle dei calciatori sembreranno dei trattati di filosofia teoretica. Nadia con i suoi ricci. La giovine Francesca, Paola Marotta, e Alessia, quella che si vuole stropicciare Morgan.
22.55. Ma in realtà, stando alla quantità delle informazioni trasmesse sono almeno le cinque del mattino.
C’è il tempo per un colpo di scena. Le assegnazioni delle categorie ai quattro giudici.
Elio si becca i gruppi, ed è contento.
A John Wayne Arisa Gacy danno gli Over, ed è scocciata.
Alla Ventura danno le Donne under 25 e se ne compiace.
A Morgan danno gli Uomini under 25, ed è meglio così altrimenti finirebbe in galera.
Appuntamento al 10 novembre per la Home Visit.
Visiteremo un trilo di 120 metri, che se non ti piace la Marella ti mette a posto grazie ai suoi architetti toy.

giovedì, novembre 03, 2011

Lucca Comics and Banca!


Io i lucchesi li stimo un sacco.
Per un tot di giorni la loro città viene invasa da centocinquantamila persone, un esercito che occupa ogni spazio fisico disponibile, persone, persone persone che escono-dalle-fottute-pareti e...
E i lucchesi fanno finta di niente.
In qualsiasi altra città, i locali modificherebbero un minimo i loro comportamenti abituali nei giorni della fiera. Sopratutto perchè lo sai che in quei giorni lì, tutti gli anni, arriva l’invasione.
Loro no. E la mia stima sale a livelli massimi. Se sei abituato a portare la nonna a prendere un the con i pasticcini il sabato pomeriggio in centro, ci vai anche nei giorni di fiera. Anche se per raggiungere la pasticceria devi fare lo slalom tra Darth Vader sovrappeso, Mazinga di cartone, ottocento errìpotter e uno squadrone di zombie della Umbrella Corporation.
Fanniente se ci impieghi otto ore invece di dieci minuti a raggiungere il tuo locale preferito. Ci vai. Questo far finta di nulla, questo non rinunciare alle loro consuetudini, questo orgoglio toscano mi fa amare da matti i lucchesi.
Certo, con spocchia milanese potrei dire che a Lucca riescono a fare un ingorgo con tre macchine, e che la loro apprezzabile flemma, quando sei l’ultimo in una coda di cinquanta persone per un panino, è un po’ meno apprezzabile, ma fa tutto parte del gioco.
Fatto sta che lunedì pomeriggio finisco i soldi. Devo prelevare.
Terminata la mia sessione di firme allo stand, cerco un bancomat per acchiappare un po’ di contanti. Devo comprare alcune cose e finanziare il viaggio di ritorno in quel di Milano.
Nel primo che incrocio sono appena passati i black block di Shelbyville, hanno prelevato tutto e hanno lasciato un cartello su cui si legge: Vuoto.
Un altro bancomat è stato riconvertito, ora ci si gioca a Super Mario.
Arrivo al terzo bancomat. Sono ultimo di una fila di cinquanta persone, tra cui: Totoro, Lady Oscar, uno Stormtrooper che legge la Gazzetta, una famiglia e varia umanità.
Non ho idea di quanto voglia prelevare Totoro, ma facendogli due conti nella pelliccia, credo che quando arriverà il mio turno, il bancomat mi darà giusto il numerino per il salumiere.
Vado in un quarto bacomat. Non c’è fila. Infilo la carta, ma mi dice che non ha più soldi. Colpa della Grecia.
Però la banca è aperta.
Flashback!
Anni e anni fa, vacanze in Croazia. In assenza di bancomat sono entrato in un banca con in mano la mia plutocratica carta di credito. Mi servirebbero contanti contenti. Dissi. Allora il bancario croato aveva tirato fuori la macchinetta, quella che fa trick track e imprime i numeretti in rilievo sulla ricevuta cartacea. Dopo il trick e il track mi aveva dato i soldini.
Fine flashback!
Mi dico: con questo sistema mi diedero dei soldini in terra straniera, me li daranno sicuramente anche qui, nel mio paese natio!
Carico di ottimismo e di sorrisi entro in banca, mentre alle mie spalle una decina di Uruk-Hai inseguono Sailor Moon.
Dentro la banca invece, regna la calma.
C’è un unico sportello, niente fila, nessun altro cliente, oltre alla signora prima di me.
La sciura che ho davanti ha giustamente scelto i giorni di fiera per andare in banca a chiedere il saldo dei suoi conti. Potrebbe farlo da internette, senza dover uscire di casa nei giorni dell’invasione di umani, ma tant’è.
L’ho gia detto che i lucchesi li stimo.
Se io il lunedì vado in banca a fare una roba che posso fare da casa, ci vado anche se per arrivare alla mia filiale devo prendere a pugni tutti gli studenti di Hogwarts.
Stampati i saldi, perchè su carta si legge meglio, verificate le cifre, la signora è soddisfatta e tocca a me.
- Buongiorno, posso prelevare con la carta di credito?
La tipa allo sportello mi guarda con la stessa espressione di un agglomerato di citoplancton invitato a seguire una conferenza di Stephen Hawking.
Poi risponde:
- Sì, dal bancomat
Dice indicando con il mento verso lo sportello all’esterno della sua banca.
- Ma è vuoto!
Rispondo io.
- Aspetti che controllo... Si è vero, è vuoto.
- E dunque?
- Provi ad un altro bancomat!
- Ne ho girati tre, e non era possibile prelevare.
- Ce ne sono un sacco qui a Lucca, vedrà che prima o poi ne troverà uno che funziona!
- Capisco. Ma vede, ci sono tipo centomila persone in giro...
- Lo so! Sono i giorni dei comici!
(Comici è la versione locale di comics. Dopo vent’anni di presenze lucchesi anche questo fa parte del gioco)
- Ma lo troverà un bancomat, stia tranquillo!
- Sì. Avrei una applicazione sul mio telefono che localizza i bancomat attorno a me, ma non funziona, perchè non funziona tutta la rete dei cellulari. Troppe persone. Se ne è accorta?
- No.
Provo a insistere. Nel mio modo sbagliatissimo di vedere le cose, quella tipa è lì a fare un lavoro che uno può farsi da solo da casa. Magari la sua presenza fisica, la sua assunzione e il suo stipendio sono giustificati dal fatto che a volte serve un intervento umano per risolvere alcune questioni. Tipo chiedere al direttore la procedura. Prendere l’aggeggio che fa trick e track, cose così insomma. Chiedo gentilmente:
- E’ proprio sicura che non si possa prelevare allo sportello usando la carta?
- Dal bancomat!
Per otto secondi sono tentato di dire:
- Va bene, non posso fare un prelievo con la carta di credito, ma sicuramente posso farlo con la mia Calibro Nove. Eccola qua.
Sospiro ed esco.
Sicuramente, a cena, la tipa parlerà alla sua famiglia di quel tipo stranissimo, sicuramente forestiero, che pretendeva di prelevare senza usare il bancomat.
Certo che arriva di gente strana nei giorni dei comici!

mercoledì, novembre 02, 2011

Tornato da Lucca



Grazie a tutti!
Davvero.
Grazie alle lettrici, ai lettori, alle amichette e agli amichetti, ai colleghi tutti quanti, alle BD Girls e i BD Boys, al signor Riccardo che è sempre un grande, ai diegozillici, ai partecipanti al workshop, ai quelli che conoscevo già e quelli che invece no, a tutti tutti tutti, grazie.
Per il sottoscritto è stata una delle luccacomicsandgames più divertenti da molto tempo a questa parte.
Ho fatto i conti, questa era la mia ventesima Lucca. Vent’anni di lucche una in fila all’altra. Sì, fa un po’ fa paura, mi sento veeeeeecchio, ma tant’è.
Bilanci?
Manco per idea. Nessun bilancio, nessuna somma da tirare. Soltanto una rinnovata energia. L’ho trovata, era ancora là. C’è. Confermo.
Tanta gente, per parlare, chiacchierare, vedersi in fazza, e cose così. Molto bene. Vedersi live in person fa bene all’anima, che i contatti via webbe sono sempre un po’ freddini.
Ghost è andato via a secchiate, e sono contento. Tipo che l’edizione speciale è finita. Basta. Non ne abbiamo più.
Mi sembrava di essere tornato ai tempi di Pulp Stories in albetto. Quando si svuotavano le scatole un giorno dopo l’altro. (Ehi! Avevo detto niente bilanci!)
E’ finito anche il cofanetto e il terzo numero di Milano Criminale.
Siamo tutti molto contenti.
Gang Bang si è difeso bene.
Ho girato poco, e di conseguenza ho comprato poco. Peccato perché avevo un lungo elenco di acquisti da fare. Rimedierò in qualche modo.
Ho avuto tempo di vedere la mostra di Massimo Carnevale. Mostra stupenda, allestimento azzeccato e colonna sonora molto potente.
Una mostra da vedere e rivedere, mi piacerebbe diventasse itinerante. Se qualcuno decide di stampare il catalogo, mi offro per scriverne i testi!
Prima “Cena Bonelli” senza Bonelli. A dire il vero è andato tutto molto bene, Marcheselli è stato un ottimo padrone di casa. Ho avuto un momento di tristezza, ma sono riuscito a gestirlo.
(Avere il vizio del fumo è un escamotage eccezionale in alcuni frangenti)
Avevo portato la macchina fotografica, ma ho fatto soltanto una manciata di foto.
Ho un aneddoto su una banca lucchese, ma merita un post apposta che farò nei prossimo giorni.
Ah! Sì!
I Gran Guinigi.
Che dire dei Gran Guinigi?
Non li ho capiti. Al di là di ogni polemica sul fatto che non è stata premiata nessuna produzione italiana, c’è da dire che è stata messa una grossa ipoteca sui premi dell’anno prossimo.
Nel senso: Sono i premiati dell’anno prima che formano la giuria per la premiazione successiva.
Per cui, l’anno prossimo, almeno in teoria, servirà una truppa di interpreti per spiegare alla giuria chi e che cosa sono chiamati a valutare.
Cooomunque... Qualcosa ho fatto in tempo a prendere, per cui, a breve, parto con le recensioni.

(Nella foto: autoscatto con pennarello in mano, per fare le dediche nero su nero come il Black Album dei Metallica.)
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