venerdì, ottobre 28, 2011
Lucca Comics 2011!
Domani si parte per Lucca! Non sono nel pieno della forma, per cui zoppicherò di qua e di la. Se la lombosciatalgia picchia ancora, vado in un bar e mi siedo lì, ok?
La mia base sarà lo stand di Edizioni BD. Mi trovi sorridente e strafatto di antidolorifici, davanti alle copie del favolosissimo volume: Ghost, il cofanetto con tutti e tre i volumi di Milano Criminale e il mega balenottero Gang Bang.
Oppure sono fuori a fumare.
Poi ci sono gli appuntamenti appuntamentosi:
Sabato 29:
Alle 12, la conferenza stampa di presentazione di Gang Bang.
Non assicuro di riuscire ad arrivare in tempo.
Domenica 30:
Alle 12 modero l'incontro con la banda di Dr.Ink. Presentiamo quella figata di volume: Come crescere un robottone felice.
Alle 14 inizia il mio workshop sullo scrivere fumetti.
Insomma, ci si vede laggiù.
X Factor 5, le audizioni, seconda puntata.
Arisa aveva in una mano un mazzo di palloncini, di tutti i colori, come i frutti maturi.
Nell’altra teneva la barchetta di Georgie.
- Vuoi la tua barca, Georgie? Gli chiese sorridendo da dentro lo scarico.
George rispose al suo sorriso. Non potè farne a meno, perchè quello di Arisa era un sorriso contagioso.
- Come sei scesa quaggiù?
- La tempesta mi ha soffiiiii-ata via! Vuoi davvero la tua barchetta, Georgie?
Domandò Arisa.
- Sì, certo!
Rispose lui, guardando nello scarico che si apriva nel gradino del marciapiede.
- E vuoi anche un palloncino? Ne ho di rossi, verdi, gialli, blu…
- Volano?
- Oh, sì… Tutti volano quaggiù!
George allungò la mano, Arisa gli afferrò il braccio e cominciò a tirarlo verso quella terribile tenebra dove l’acqua turbinava e ruggiva. La spalla di George urtò violentemente il cemento del marciapiede, il ragazzino in impermeabile giallo iniziò a dimenarsi urlando contro il ciglio del marciapiede, mentre l’acqua piovana si tingeva di rosso.
E poi inizia la seconda puntata delle audizioni di X Factor 5.
Viene dato più spazio a Pacey Cattelan. Mi rendo conto che lavora con ritmi e tonalità diverse rispetto a quelle del Facchi. Fa una intro pacata, al suo posto il Facchi avrebbe chiuso parlando a ultrasuoni, facendo ululare tutti i cani nei paraggi.
Si inizia con un paio di No!
Il primo è un tizio di Roma con la stessa presenza scenica di un wrestler cattivo del Minnesota. Canta Ligabue come lo canterebbe un wrestler cattivo del Minnesota.
Il secondo è il sosia di Bon Jovi con la sciatica.
Poi tocca a Jessica Mazzoli. Ventenne sarda che dice di sé stessa: “Sono uno spirito libero, ho abbandonato la scuola perché mi imponevano troppe regole, io devo essere al 100% quello che sento, quanto canto sono in contatto con l’universo e con l’aldilà.”
Bene. Per lei cantare in contatto con l’universo e gli antenati significa non conoscere il brano, razzolare nella metrica e fare qua qua qua.
Piace a tutti tranne che alla Ventura che mette il broncio.
Ed ecco Rahma. Cosa dire di lei?
E’ una che canta. Non dovrebbe essere un’eccezione in un programma di gente che canta, ma tant’è.
Seguono due rapidissimi sì.
Claudio Cera con standing ovation e Nadia Burzotta, la sorella di Telespalla Bob che ha usato tanto balsamo.
Ed ecco Claudia, barista 19enne di Milano. Sul palco si consuma un momento importante per la lotta di classe e la coscienza politica del popolo.
L’esibizione di Claudia va piuttosto male, per una questione di puri dettagli. Sottigliezze tipo: conoscere la canzone che si sta cantando pare sia importate, l’inglese è una lingua reale con le sue parole precisine e inventarle pare non sia proprio lo stesso, fare i gargarismi con le vocali pare non significhi cantare. Ma suvvia! Sono soltanto pareri.
Fatto sta che Elio dice No. Arisa Pennywise dice No. Gli ormoni di Morgan dicono Sì. La Ventura dice Sì. Claudia non passa.
La Ventura allora si aggrappa al qualunquismo, infilando le unghie nella retorica populista e inizia un discorso contro il conservatorio, a favore della personalità di una che lavora che barman che se uno dice che puzza sotto il naso che merita che diciamo le cose come stanno che qui e che la.
Potrebbe andare avanti per una settimana. Elio lo sa. Allora lui cambia il suo voto.
Così, il pulcino pigolante viene ammesso a X Factor.
Lei la ringrazia chiamandola Supersimo.
Supersimo, eroina del popolo oppresso e delle bariste che lavorano duro ringrazia. Sale sulla sua Mercedes, e va a fare una seratina in disco dove la pagano cinquemilaeuri per fare presenza.
Altri due Sì in rapida successione:
Nicole, 17 anni. Punta sull’effetto: cucciolo inquadrato dall’alto con il grandangolo. Inizia a cantare e tutte le mascelle cadono. Bravissima.
Poi tocca a Rodolfo. Un crooner manzo. Penso sia lì per vendermi una casa, invece fa il ginecologo.
E’ una sorta di Mario Biondi con i toni più alti e i guanti di lattice. Costruirà la sua carriera sull’essere un ginecologo cantante. Pazienza.
Poi sale Kurt Hummel direttamente da Glee. Porcellana canta un pezzo di Mika, e sono 4 sì.
Per il Momento Svantaggio abbiamo Maurizio Taurino. E’ una necessaria decompressione televisiva perché sta per andare in onda…
Ruere in su fogu puntata 182:
Consuelo e Marisol Lallai, dopo essersi incontrate casualmente ai precedenti provini di X Factor, sono state messe all’angolo dal perfido Morgan. La missione: rinsaldare il loro perduto rapporto sorellare, formando un duo canoro allo scopo di rifare i provini e riunirsi nell’amore all’ombra dei Nuraghe.
Con espressioni tese (F4) e basite (F5), le due salgono sul palco. Rigide come statue di gesso. Vicine eppure ancora lontane mille miglia.
Marisol, con il suo cuor ancor pieno di rabbia, rema contro. Preferirebbe andare avanti da sola nel suo sogno di musiche e canzoni.
Consuelo, turbata (F9) cerca di aggrapparsi alla sorella minore, ben sapendo che è l’ultima possibilità che le rimane per ritrovare la loro unione. Il maligno cugino Germano, da una stanza della clinica segreta dove si sta facendo fare una plastica facciale che lo renderà uguale al cognato, con lo scopo di prenderne il posto alla guida della distilleria Piras, pensa: Sìssì come no, Consuelo lo fa perché altrimenti se ne va a casa, altrochè. Ma sono soltanto i pensieri cattivi del perfido Germano.
Le Lallai cantano The Best di Tina Turner. Zia Tina, che segue da Olbia, mentre s’arriccia la chioma col ferro e manda Mel Gibson nel Thunderdome a combattere contro Masterblaster, dice:
- Ma sti cazzi! Io la cantavo da sola ed ero una bomba!
Le due cantano, vocalizzano, controcantano. Senza mai guardarsi in fazza.
Però ai giudici piacciono un sacchissimo. Evviva la musica che ricongiunge le sorelle e fa terminare i litigi!
Ma avranno fatto pace?
Andranno assieme al bootcamp e al programma?
Marisol abbandona il palco.
Lacrime!
Consuelo la segue.
Lacrime!
Si rincorrono.
Lacrime!
Si ritrovano nel parcheggio.
Lacrime!
Si abbracciano, tra ettolitri di lacrime e gli applausi della gente che passa.
Fanno pace. Ma… Il figlio segreto di Germano sta uscendo dall’amnesia, inizia a ricordarsi quello che avvenne prima del terribile incidente sulla litoranea per Alghero. Parla nel sonno. Purtroppo al suo capezzale c’è la dolce infermiera Rita. Muta e analfabeta. Riuscirà a imparare a scrivere, grazie al suo rapporto con Franco, di cui lei è innamorata non sapendo che è gay e che è anche suo fratello?
Per saperlo, bisogna aspettare la prossima puntata di Ruere in su fogu e di X Factor.
Dopo la telenovela vanno in onda un paio di casi umani.
Poi tocca a Erica Forte. Io le voglio già bene. Io la adoro, forse perché mi ricorda una versione Queer di Renato Pozzetto.
Viene ammessa con 3 Sì.
Altri tre Sì veloci:
Caffè Margot (bho?!) Poi un bonazzo accompagnato da un cagnolino, e per concludere due fratelli piacioni noti come I Malviventi.
Poi è il momento di Alessia da Verbania. 19 anni e vocali molto molto felici. Con un complesso giro di parole fa capire che è lì per darla a Morgan.
Gli ormoni di Morgan se ne accorgono appena ella sale sul palco.
Viene ammessa cantando un pezzo di Duffy. Non dico altro. Viva l’ormone!
E’ il turno delle Melodike Armonie. Tre ragazze con colori complementari e intonazioni tutte da trovare. Fanno quello che possono.
Alla Ventura stanno sulle balle in tempo zero. Questione di pelle, credo. Per cui la Ventura azzanna e colpisce.
La K centrale, quella bionda, replica, facendo incazzare la Ventura ancora di più.
E’ uno splendido cortocircuito postmoderno. Attualissimo. In sostanza, la Ventura sta litigando con sé stessa. Da addosso a quello che lei, con la sua presenza e il suo modo di fare, ha costruito con anni e anni di tivvù.
Unachetidicelecoseinfaccia. Lei che apologizza sull’umiltà e l’educazione. Favoloso.
Labiale sottotitolato della K centrale indirizzato alla Ventura: maledetta.
Però passano. Sono curioso di vedere gli sviluppi.
Altri Sì in rapida successione:
Steven il Rosso. Bravo da palco in senso manzoniano. Le Five Sisters, che in tre o quattro secondi riescono già a farmi venire l’orchite. Paola Marotta, brava. E per concludere: John Belushi redivivo che canta l’inno prima di una partita di baseball.
Alla Ventura non è ancora passata l’incazzatura per le K. Deve sfogarsi. Di solito si sfoga spaccando lastre di marmo a testate. Ma non può farlo, allora se la prende con Andrea Pugliese, un Tokyo Hotel cotonato.
Alla Ventura stanno sul cazzo i Goth, i Dark e tutti quelli che non si vestono come i gggiovani che vede sulle riviste dal parrucchiere.
In realtà, la gravissima colpa di Andrea non è nel suo atteggiamento o nel suo modo di vestire.
Va lì e canta un pezzo dei Negramaro.
Inizia un processo televisivo che Andrea non può vincere. A meno che non abbia al suo fianco l’avvocato di OJ Simpson, il babbo delle Kardashian.
Viene strizzato e rimandato a casa. Morgan si incazza, ma non c’è niente da fare.
Poi arriva uno che ha imparato l’inglese con un corso in regalo nelle patatine. Giona Chiellini.
Canta un pezzo dei Pink Floyd, con la stessa foga, postura, stile, movenze, attitudine di un Muflone che si ritrova a fare il cantante metal in un circolo di anziani. Però non lo sa, ed è convinto di essere lì per giocare a briscola.
Alla Ventura piace tantisssssssimo.
Allora Morgan trasforma Giona da caso umano a casus belli.
- Se passa lui, deve passare anche Andrea cotonazzo!
Lui vota sì, Arisa Lecter vota Sì, Elio dice No. E’ tutto nelle mani della Ventura.
Allora la Ventura elabora il suo pensiero. La registrazione del discorso venturesco è ancora in fase di studio nella facoltà di linguistica della Miskatonic University. Pare che contenga dei passaggi in una lingua sconosciuta precedente al sumero, dove si inneggia alle provocazioni inaccettabili. Due docenti, ascoltando le parole della Ventura sono spariti nel nulla. Un terzo è impazzito e ora è convinto di essere un bidet.
L’interpretazione più accreditata del discorso venturesco è: Ti dico di no, perché non accetto ricatti.
Chiude la puntata il 58enne Clive da Lochness. Giusto per farti capire il tipo, ti dirò che è uno che la mattina scende giù in spiaggia e chiacchiera del più e del meno con l’omonimo mostro bevendo un caffè.
Fine che sono lungo!
La prossima puntata di X Factor, su Sky Uno il prossimo giovedì.
La gara vera e propria, inizia invece il 17 Novembre.
Clicca qui per le altre stagioni di X Factor.
Clicca qui per capire dove di trovi.
giovedì, ottobre 27, 2011
Countdown dimensione zero!
La portaerei Nimitz, durante un’esercitazione, si infila in un wormhole.
Il varco spaziotemporale trasporta la nave nel 1941, il giorno prima dell’attacco giapponese a Pearl Harbour.
Quasi subito, gli F-14 ingaggiano un duello aereo con gli Zero nipponici in ricognizione.
L’esito è scontato.
Il capitano della Nimitz è in crisi. La portaerei, con la sua tecnologia e i suoi armamenti, potrebbe sventare da sola l'attacco dei giappi.
Interveniamo?
Cambiamo la storia in modo radicale?
Quali conseguenze ci sarebbero?
Dubbi, intrecci, giochi con la storia e la tecnologia, sottotrame iniziali che si risolvono nel finale, colpi di scena.
Bene. Dopo sei stagioni di Lost, due film sui rampolli della famiglia Darko, e chi più ne ha più ne metta, questo plot è già sentito e già stravisto.
Se non fosse che “Countdown dimensione zero” è un film del 1980 con Kirk Douglas, e un giovanissimo Martin Sheen (Apocalypse Now è dell’anno prima).
Non deve essere stato semplice usare la narrazione quantistica e renderla comprensibile per il pubblico di allora. Nel complesso è un filmazzo classico, con tutti i difetti dei filmazzi classici, soprattutto nella versione italiana, dove ci sono alcune traduzioni “fantasiose”. Aggiungici una colonna sonora davvero pomposa e un ritmo leeeeento.
La Nimitz è al centro della scena. Anche troppo. Sembra un documentario sul fiore all’occhiello della marina americana dell’epoca. Molte scene di massa, descrizioni accurate di procedure specifiche, quasi fosse un film da propaganda per l’arruolamento.
Kirk Douglas fa Kirk Douglas. Secco, duro, tuttodiunpezzo. Martin Sheen da giovane, fa la tipica parte di Martin Sheen da giovane. Un consulente civile a bordo “quasi” per caso.
C’è anche quella grande faccia di Charles Durning. Caratterista che tanto ha dato al cinema a stelle e strisce.
Il plot visto nel suo contesto storico, è davvero sorprendente.
La regia è rigorosa e senza manierismi, come in tutti i filmazzi classici. I combattimenti aerei ricordano, per inquadrature e ritmo, quelli di Top Gun, un film che arriverà in sala sei anni dopo.
Un film da vedere. Male che vada, lo puoi mandare avanti nelle parti noiose, come si faceva con i porno.
Countdown dimensione zero
(The Final Countdown)
USA, 1980.
Di: Don Taylor.
Con: Martin Sheen, Kirk Douglas, Katharine Ross, James Farentino.
martedì, ottobre 25, 2011
Lombo Sciatalgia!
Mentre saltavo giù da una Mustang Shelby gt 500 del 67 lanciata, grazie al NOS, a 180 miglia orarie su un ponte in costruzione, il tutto per colpire un elicottero Apache dal quale mi sparavano con un Vulcan, sono inciampato nel mio mitragliatore d’assalto calibro 50 e tracchete!
Il dottor McCoy, poco fa mi ha detto: Lombosciatalgia!
Medicine, letto, e riposo al calduccio per un paio di giorni.
Altrimenti a Lucca ci vado come cosplayer di Charles Xavier.
Fatto sta che, ironia della sorte, l’unica sedia su cui riesco a stare seduto senza urlare è questa sedia Ikea. Manco una di quelle sedie tecno pippa. No, una sedia da 40 euri in offerta.
Per cui, non ho neanche una buona scusa per non lavorare. A parte la vecchiaia che ormai incombe, ma non penso sia una scusa sufficiente.
Diabolik in Florida!
Episodio 10 della prima stagione di Cougar Town.
Eh, sì. Guardo Cougar Town. Saranno i quaranta che sono ormai arrivati, sarà che gli autori e i produttori della Doozer mi fanno ridere un sacco, sarà che ho una sfrenata passione per Busy Philipps.
L'altra sera, episodio 10.
Bobby va a casa di Grayson per consolarlo e capire che cosa lo intristisce, entra e...
Sorpresa!
Si ritrova Diabolik alle spalle!
Fa un passo verso l'amico seduto sul divano, ed ecco che Diabolik non è solo. C'è anche Eva Kant!
A quanto pare, tra gli autori di Cougar Town c'è un fan di Diabolik. Ora starò attentissimo a tutto quello che succede in secondo piano, magari ci sono altri quadri diabolici seminati in giro per la serie.
In questo episodio non si vede benissimissimo, giusto tre o quattro inquadrature, ma c'è.
Direi che impossibile decifrare il testo nel baloon, o risalire all'episodio specifico.
Per ora. Ma non si sa mai.
Diabolik è un elemento del set di una serie televisiva che non parla di fumetti, è a casa di un tizio che non è presentato come un mega fan dei fumetti italiani. E' uno dei quadri presenti a casa sua, tutto qui.
E' questa presenza "normale" che mi colpisce.
Diabolik ed Eva su un muro di una casa in Florida.
AGGIORNAMENTO!
(grazie ai commenti, qui sotto e su FB)
Roberto aveva segnalato lo stesso poster anche in How i Met Your Mother.
CLICCA QUI che arrivi al post di Roberto.
Andrea 403, esperto di diabolik watchin segnala:
Dottor House, stagione 6 episodio 4:
Dottor House, stagione 7 episodio 13:
90210, stagione 2 episodio 8:
Per cui, ricapitolando:
Il poster Diaboliko di Cougar Town è lo stesso di How i Met Your Mother.
Gli altri dovrebbero essere tele.
Forse sono quelle che ho visto anche qui a Milano da Supergulp?
lunedì, ottobre 24, 2011
Oltre la soglia: intervista a Tito Faraci.
Dall'11 ottobre è in libreria "Oltre la soglia" il romanzo di Tito.
Sul suo blog lo descrive così: "A causa di un'epidemia su scala mondiale, tutti gli adulti impazziscono trasformandosi in creature sadiche e violente. In una città devastata, un gruppo di ragazzi cerca di sopravvivere. Ma quando si diventa adulti? Quando termina l'adolescenza? Per ognuno, accade in un momento diverso. Non ci sono un'età, un giorno precisi. Si sa solo che accadrà, inevitabilmente. E sarà l'inizio della fine."
Allora, visto che qui su Diegozilla non ci facciamo mancare niente, l'ho intervistato. Un breve scambio di mail, ed eccoci qua.
Ho una sfrenata passione per i prologhi.
Mi racconti l’inizio?
Sei andato dalla tua editor e le hai raccontato quello che avevi in mente di scrivere…
Ho avuto una gigantesca fortuna. Io la considero tale, almeno. È stata la curatrice della collana Freeway, della Piemme, a propormi di scrivere un romanzo. Un horror alla Stephen King. Sfida impossibile, ma che è servita a indicarmi una strada, una meta. Poi, lungo il percorso, ho preso anche sentieri imprevisti. (Meglio così. Il Re è unico e irraggiungibile!)
Devo essere sincero. Pensavo che un horror di una collana young adults, avesse dei toni diversi rispetto ad un horror per adulti. Invece… Mi ritrovo tra le mani un horror decisamente kinghiano, il King dei “bei tempi” .
Per cui, ti chiedo… Se Carrie o Christine venissero pubblicati oggi, verrebbero definiti come young adults?
Be', mio figlio ha 12 anni e sta leggendo IT con enorme soddisfazione (anche mia). Scrivendo Oltre la soglia sono rimasto molto stupito di come la mia editor (bravissima!) abbia appoggiato tutte le mie scelte che consideravo più estreme. Posso dire che è un romanzo molto più duro, oscuro e violento di qualunque fumetto per un pubblico adulto io abbia mai sceneggiato. Alcune scene hanno fatto male anche a me, mentre le scrivevo.
I protagonisti sono molto giovani, come i tuoi figli. Per raccontarli, hai guardato verso di loro e verso i loro amici?
Sì, certo. È stato un grosso aiuto. E ho attinto anche ai miei ricordi di adolescente. Un periodo della vita indimenticabile, nel bene e nel male. Tutto questo mi ha anche fatto soffrire, partecipare ancora di più alla sorte dei personaggi.
Hai scritto al presente. Periodi brevi e secchi. Riesci a evocare immagini molto forti in una manciata di righe.
E’ un romanzo molto poco “italiano”, non trovi?
È scritto in parte al presente e in parte al passato remoto. Lo stile è nato da sé, e scoprire di averne uno ha costituto un'ulteriore bella sorpresa. Non ho cercato una voce. Che poi piaccia o no (ai lettori il giudizio), quella voce mi è venuta fuori da sola. Certo, tutta la narrativa di genere che ho letto ha influito. E parlo di narrativa per la maggior parte non italiana, soprattutto per quanto riguarda le letture su cui mi sono formato, da ragazzo, quando dalle nostre parti praticamente non esisteva una letteratura di genere.
Tornando a King. Non mi ricordo dove, ma una volta ha detto che scrivere un romanzo è come assediare un castello. Bisogna trovare il modo giusto per entrarci.
Quando ti sei accorto che stavi riuscendo a scalare le mura?
Per la verità, ho avuto il dubbio di non farcela fino a quando non ho scritto l'ultima riga del romanzo. Ancora adesso, guardandolo stampato, non posso crederci.
Domanda tecnica per annoiare a morte tutti: Sceneggiatura e scrittura in prosa.
Nel romanzo scrivi per il lettore, come nelle sceneggiature scrivi per il disegnatore?
Quando sceneggi, progetti la storia. Il rapporto con il prodotto finale è mediato da successivi passaggi. Scrivendo un romanzo, hai un contatto più intimo e diretto con la storia. È subito lì, davanti a te. Quello che scrivi è quello che sarà sotto gli occhi del lettore. Sì, è vero: scrivi direttamente per lui.
Colonna sonora!
Che cosa bisogna ascoltare leggendo Oltre la soglia?
Il romanzo è pieno zeppo di citazioni musicali. Un'ossessione che lo attraversa tutto. Si va dai Led Zeppelin ai Queens of the Stone Age, dai Rolling Stones agli Arcade Fire, passando per i Prodigy.
Tito Faraci
Oltre la Soglia
PIEMME Freeway
15 euri e 50.
sabato, ottobre 22, 2011
Le conseguenze di Star Wars.
Post postmoderno sulle conseguenze metatestuali.
Da un bel po’ di tempo raccolgo derivazioni dall'universo di Star Wars. Mi piace vedere che cosa succede quando un impianto narrativo complesso come quello di Lucas esplode nel centro dell’immaginario globale.
Raccontare usando i metatesti, in modo postmoderno citazionista, è un linguaggio difficile da capire per chi non ha dimestichezza con gli elementi originali.
Per originali intendo: la linea narrativa da cui hanno origine, o su cui si appoggiano gli elaborati successivi.
Servirebbe una versione commentata. Dovrebbe arrivare Il Pazzaglia, con delle note a margine. Come succede nelle antologie di letteratura italiana delle superiori. Note in basso o decine di pagine di analisi, dove ti vengono spiegati per filo e per segno tutti i rimandi, le citazioni, i sottointesi legati alla cultura classica.
Guarda che, cambiando gli elementi metatestuali, questa strofa:
I balsami beati
per te Grazie apprestino,
per te i lini odorati
che a Citerea porgeano
quando profano spino
le punse il piè divino.
Equivale a questa fotografia:
Ecco, ho fatto incazzare tutti i prof di lettere. Pazienza.
La cultura pop, essendo in continuo movimento, non la puoi tenere ferma. Si muove. I metatesti iniziano a rimbalzare su diverse superfici estetiche e narrative.
La più facile è sempre la parodia. Se mi conosci lo sai, io detesto le parodie. E' ben più difficile usare il mito senza fare le pernacchiette.
E' la coerenza di senso narrativo che mi affascina, per dire, di un illustrazione come questa:
E poi si gioca, che il Pop te lo lascia fare.
Doppio salto carpiato citazionista:
A proposito di mashup e di supercontinuity...
Hai idea di come mi sono sentito quando ho scoperto che gli Stormtrooper hanno il DNA Jake La Furia?
A proposito, chiudo con la mia preferita. Un triplice salto carpiato citazionista. Una foto dal titolo: Raider on the Storm.
venerdì, ottobre 21, 2011
Brignano che parla di Black Bloc
Servono premesse. Almeno due.
La prima: Non guardo la tivvù generalista, in genere me ne tengo alla larga. Non sono mica un’intellettuale alla ricerca di contenuti fini, eh. Anzi. Sui canali tematici guardo delle vaccate spaziali. Programmi tipo: “Poliziotti americani che ti sparano perché parcheggi male” o il mai abbastanza celebrato: “Io e i miei parassiti”. Di solito non guardo nemmeno i videi che arrivano dai programmi della tivvù generalista. Di solito. Ma in questo caso specifico gli ottomila “mi piace” di FB mi hanno incuriosito.
La seconda: Come ex comico quasi famoso, ma sicuramente fallito, non dovrei parlare male di Brignano. Scoprirei il fianco all’italico ragionamento del millennio, ovvero: critica perché è un invidioso rosicone. Parliamoci chiaro: vorrei essere al posto di Brignano tanto quanto vorrei essere uno scaldavivande elettrico.
Detto questo. Ho visto il monologo che il suddetto ha fatto alle Iene.
Non intendo giustificare la violenza di piazza, ci mancherebbe. Però uno che sfascia la vetrina di una banca a colpi di mazza ha di sicuro qualche argomento in più di Brignano.
Se ne sta lì, con la faccetta e l’atteggiamento di uno zio piacione che pizzica il culo alle nipoti teenager, a elargire vuotezza ai presenti. Non è tanto il luogo comune a dare fastidio. Credo nell’assoluta libertà di espressione, per cui, se vuoi raccontarmi banalità per otto minuti puoi farlo.
E’ il modo e di conseguenza è anche il moto. E’ il cosa lo spinge. La convinzione di stare dicendo delle verità altissime e brillantissime, dei concetti mirabolanti e inarrivabili. Le pause, a sottolineare la profondità presunta di una riflessione comico filosofica da scrivere sugli annali. Invece sta soltanto masticando il nulla, producendo un fastidioso rumore con la bocca, tra l’altro.
Puntualmente arrivano gli applausi, coordinati e chiamati dagli assistenti di studio. Applausi finti, come tutto quello che succede in tv. Applausi che sottolineano il tonfo, l’eco delle paroline che cadono nella vasca di ghisa vuota, che è il penzziero nazionalcatodico
La chiusura del monologo è un temerario capolavoro che appartiene alla sublime incoerenza dei tempi in cui viviamo.
Brignano sfida i black bloc con il suo cric dell’auto.
Sorvoliamo sul senso di un pezzo contro la viuuulenza che si chiude inneggiando alla viuuulenza.
Ma viene da chiedersi: davvero?
Ma davvero Brignà vuoi andare a menà i blecchiblocchi?
Ti organizzo un appuntamento se vuoi. Perché il risultato del tuo monologo è stato farmi correre a comprare un passamontagna nero.
Etichette:
cronache,
Polemiche,
televisione
X Factor 5, le audizioni, prima puntata.
Lo scantinato è buio. Fa freddo. Nell’aria c’è odore di sangue e segatura. Muri grezzi. Ruvidi. C’è una luce puntata su di me. Proviene da una lampada alogena, posizionata sul soffitto.
Sono nudo, legato ad tavolo in acciaio. Sento la sua superficie gelida contro la mia schiena. Acciaio lucido. Pulito. Lo sarà ancora per poco. Cerco di scacciare quel pensiero, ma non ci riesco. (Pulito ancora per poco) Lei mi ha messo una museruola di gomma. Non posso urlare.
Arisa è a pochi passi da me.
Sta scegliendo. Sta decidendo con cura con cosa iniziare. Ha davanti a sé un vassoio. Le sue dita sfiorano alcuni strumenti. Un bisturi. Una sega per ossa. Un divaricatore. Un ago da suzione. Delle vecchie forbici da sarta arrugginite. Un saldatore. Sceglie lo strumento giusto, canticchiando.
La sua mano va avanti e indietro, poi si ferma. Ha deciso.
Prende un coltello ricurvo con la lama seghettata. E’ il suo preferito. E’ già sporco di sangue.
Cammina verso di me, sorridendo.
- Sincerità…
Mi accarezza il petto. Io cerco di urlare, ma il bavaglio me lo impedisce.
- Adesso è tutto così semplice… Con te che sei l’unico complice, di questa storia magica…
Alza la lama, brilla colpita dalla luce.
- Sincerità!
Tutte, ma proprio tutte le volte che mi capita di vedere Arisa, evoca nella mia mente quelle immagini lì. Mi terrorizza. Mi fa venire la paura a cagotto.
Per cui, immagina quanto sarà dura per me vedere la quinta stagione di X Factor in onda su Sky Uno.
Comunque, mi sono fatto forza e ho affrontato le mie paure.
Prima puntata delle selezioni finali, sono partiti in cinquantamila, arriveranno in dodici.
Quattro giudici: Morgan, che mancava. Elio, che fa il bis. La Ventura, che fa media. Edmund Arisa Kemper che debutta come giudice.
Iniziamo con Valerio, 19 anni. Quello che canta non è importante. Come lo canta lo è ancor meno. L’unica cosa che conta, siccome che siamo in Ittaglia, è che lo ha accompagnato mammà, lo ha spinto a cantare mammà, e la sua prima fan è mammà.
Valerio Mammà viene acclamato per italica mitocondrialità. Sale sul palco anche mammà e incassa 4 si.
Io penso alla poveretta che, tra una manciata di anni, se lo prenderà come marito. Viva l’Italia, viva la mamma!
Poi ci sono due che vengono rimandati a casa. Ecco, diciamo che su quasi tutti i no sorvolerò. Sparare sulla Croce Rossa è contro la convenzione di Ginevra. Il livello “caso umano” è così alto che è bene soprassedere. Non vorrei che qualcuno mi aspettasse sotto casa. Ecco. Il livello è quello, ci siamo capiti.
I secondi ammessi della puntata sono i Free Chords. Un gruppo vocale di Torino che si presentano con un pezzone di Tizianone Ferrone. Per me sono di una noia stellare, tre canzoni di questi e poi mi devi rianimare con l’adrenalina. Direttamente nel cuore. Segna il punto con un pennarello rosso e poi mena.
Il nuovo conduttore: Alessandro Cattelan, che in queste due puntate di selezione gironzola tra i concorrenti, è uno che mi sta simpatico. Sarà perché mi ricorda Pacey Witter di Dawson's Creek, o perché è meno urlante al vuoto del Facchinetto. Bene Cattelan.
E’ il momento di Jeremy. 16 anni. Poeta-filosofo-con idee diverse-con molto da trasmettere-con tante cose dentro, come ama definirsi lui.
Su una scala che va da: “vorrei avere un forno a microonde abbastanza grande per fartici stare dentro tutto e accenderlo a 700 watt” a : “ Ti farei indossare un costumino da surfista e ti lancerei fuori bordo nello stretto di Bering in gennaio” diciamo che Jeremy si posiziona comodamente al livello: “Stai fermo un secondo, dammi giusto il tempo di avviare la motosega”.
Arriva e vuole cantare “Redemption Song”. Per lui significa usare un inglese che nemmeno nei film dei Vanzina, e ripetere ossessivamente il titolo della canzone alla cazzo.
Non pago, declama una delle sue poesie. Scusami. Sono un recensore poco serio, non ho trascritto la poesia perché stavo lottando a mani nude contro un coguaro albino.
Ai giudici però piace. La Ventura, che l'ultima poesia che ha letto erano le indicazioni del Prozac, lo definisce: Profondo, creativo e fantasioso.
Ted Arisa Bundy va in brodo di giuggiole.
Jeremy incassa 4 sì e ce lo becchiamo nel programma.
Sale Silvia, ed è subito Festa in Piazza. Canta “Think”, come fosse in balera. La Ventura, non si sa perché, si incaponisce e la stronca subitissimo.
Silvia va a casa, beccandosi della vecchia zozza presuntuosa.
Tocca a Tania Furia, un po’ bambinaia, un po’ regina del fetish. Vorrei che venisse a farmi da baby sitter vestita da Ilsa She Wolf of SS.
Ovviamente incassa i sì necessari per essere ammessa al programma.
Poi ci sono due modelli di Armani che cantano in coppia. Non faccio in tempo a prendere nota del nome, forse: collezione autunno-inverno.
Fatto sta che passano, vedremo poi chi cazzo sono.
Arriva la delegazione sindacale della FIOM di Rovereto. Sale Walter a fare un comizio. Scoccia tutti. Il pubblico fischia, tipo corrida. I giudici si irritano.
Lui poi canta. Male. Anche se lo vedrei bene come frontman di un gruppo punk.
Fatto sta che niente. Lo mandando a casa.
Jeffrey Arisa Dahmer dice che però aveva tanta rabbia dentro.
Ecco Vincenzo, che ha 23 anni, ma va per i 54.
Canta “La luce dell’est” di Battisti. E io mi ritrovo catapultato in un giovedì qualsiasi del 1972.
Mi ipnotizzo con la tappezzeria gialla e marròn a fiorelloni. Mi papà ha un borsello di pelle a tracolla. Poi andiamo a prendere un gelato da Rachelli, a bordo di una Citroën Ami 8 rossa.
Ai giudici il vintage piace, e Vincenzo si becca quattro sì.
Ecco che arriva la mia preferita di tutta la puntata: Fiocco di neve. Accompagnata da sua madre: Slavina.
Fiocco, al secolo Gloria Nencioni di anni 19. Si esibisce cosplayerizzata, tipo una versione virginale ma mica troppo di Miss Dronio. Canta, balla, scrive. Ha pubblicato svariati libri e vinto 70 concorsi.
Ho deciso che sarò il suo fan numero uno è ho già ordinato: “La tigre bianca e la sposa della luna”.
Secondo me i giudici non la capiscono, infatti la rimandano a casa.
Meno male. Così la letteratura non perderà una delle sue voci migliori, che mi dicono:“con apprezzabile sforzo immaginifico, il racconto è un delizioso volo fantastico che, con semplicità e leggerezza, riesce a strapparci, pagina dopo pagina, al grigiore della quotidianità e a trasportarci tra i colori e la suggestione del sogno e della magia.”
Dopo di lei, un paio di casi umani. Poi arriva Giulio Montagna. Anni 25. Da Verona. Va servito assieme a un doppietta da caccia Beretta. Carica. Sennò non c’è gusto.
- Pull!
E ti lanciano Giulio Montagna.
I giudici invece, hanno molta più pazienza di me. Lo contengono. Gli danno spazio. Lo scubettano e lo ammettono al programma.
Ecco Francesca, 16 anni. Canta i Led Zeppelin come una volonterosa sedicenne può cantare i Led Zeppelin.
Sospendo il giudizio. Viene ammessa alla gara e vedremo il futuro che cosa ci riserva.
Marco Negri, depresso, viene mandato a casa a finire di deprimersi.
Alle ore 22.41 va in onda una puntata della telenovela: “Ruere in su fogu”.
Riassunto delle puntate precedenti:
Consuelo e Marisol Lallai, due sorelle separate dalle asprezze di una vita grama, non si rivolgono più parola. A separarle fu il destino. Quando i genitori furono incarcerati, Consuelo voltò le spalle alla famiglia e alla sorella, andando sul continente. Marisol, in cuor suo, ama ancora profondamente la sorella maggiore, ma il demone dell’orgoglio strazia il cuor della fanciulla, impedendo quell’abbraccio agognato che rinsalderebbe il rapporto sorellare.
Le due, del tutto all’oscuro, si incontrano ai provini di X Factor, cantano separate, come nella vita.
I genitori, presenti, sono i muti testimoni degli eventi.
(Giuro che non mi sono inventato niente. Tutta ‘sta storia l’hanno raccontata loro, a pezzi, tra una lacrimissima e l’altra, davanti alle telecamere)
Ruere in su fogu puntata 181:
La prima ed esibirsi è Consuelo. Ragazza di una finezza maiuscola, canta Uìtnei Iuston ed è subito sagra del Malloreddus. A dire il vero i toni sono più da Gipsy che da Mamuthones
Incassa una pletora di no.
Tocca a Marisol. I giudici, esperti sceneggiatori, vogliono sapere tutto delle due. Partono otto ore di lacrime y sangre al sapor di bottarga. Cazzi tuoi in tivvù a paletta.
Poi Marisol canta “Il mare di inverno”. Non male. Se la cava, qualcosa c’è. Certo, bisognerebbe lavorare sull’eccesso di tamarria, ma si può fare.
Però…
Colpo di scena!
I giudici pretendono un duetto. Tecnicamente Marisol sarebbe passata, la sorella no. I giudici però, come nella miglior tradizione di TV Globo esigono il duetto pacificatore.
Ci sarà il duetto?
Lacrime!
Non ci sarà il duetto?
Lacrime!
Le due sorrelle si riuniranno?
Lacrime!
Per saperlo, bisogna aspettare la prossima puntata di Ruere in su fogu e di X Factor.
Arisa mi sorride dallo schermo della mia tivvù.
Un brivido si arrampica sulla mia schiena. Farò fatica ad addormentarmi questa notte.
C’è lei che mi aspetta. Rannicchiata al centro dei miei incubi.
giovedì, ottobre 20, 2011
mercoledì, ottobre 19, 2011
Diegozilla Lab Live!
- Quando?!
- Il 30 ottobre alle 14
- Dove?!
- A Lucca, in occasione di Lucca Comics and Games 2011.
- Sì, ma dove di preciso?!
- A villa Gioiosa.
- Voglio saperne di più!
- CLICCA QUI
- Voglio iscrivermi!
- CLICCA QUI!
- E l'ultima lezione on line?
- A breve.
- Menti sapendo di mentina.
- Forse.
- Seee...
- Ci si vede a Lucca, allora?
Il video hard di Belen Rodriguez!
Visto. Grazie a internette, o meglio: grazie al saper usare internette.
Quasi ventidue minuti di frigorifero Ariston, mixati con una retrospettiva su Kim Ki-Duk a cui partecipano dei ferventi sostenitori del Dogma 95 di Von Trier.
Insomma, roba da flagellarsi con l'ortica per non sprofondare nella massima uggia e nel pantagruelico tedio.
In più, fossi in lui, ci penserei due volte prima di diffondere un video del genere.
Tobias Blanco, lascetelo dire, ce l'hai piccolo.
Un po' ti capisco. Forse faceva freddo. Di sicuro tenevi di più all'inquadratura che al buon funzionamento dei tuoi corpi cavernosi, e comunque avevi per le mani un manichino di Zara.
Deve essere stato piuttosto difficile gestire la cosa. Pensando a Belen uno si fa i film nella testa, la mette sul trono del sesssimbol e poi...
Poi niente.
Ho visto casalinghe pulire i fagiolini con più passione.
Il che la dice lunga sulla costruzione di un sex symbol sociale, costruito a colpi di marketing, di spot, di presenze costanti sui media e di gossip seminato ad arte.
Rispecchia esattamente i nostri tempi: tantissimo fumo, nientissimo arrosto.
Niente da fare. Anche questa volta Pamela e Tommy Lee stravincono per manifesta superiorità.
Nota: I primi due che identificano esattamente la citazione fotografica qui sopra, vincono un caffè a Lucca.
martedì, ottobre 18, 2011
Di violenze, di legalità e di leggi speciali.
Sono tre giorni che tutti corrono. Corrono a dissociarsi, a prendere le distanze, a condannare la viuleeenza, a isolare, identificare, a dire no ai blecchiblocchi e no no no.
Come sempre, come da programma, tutta l’attenzione possibile è concentrata sulla minoranza viulenta di un corteo pacifico. Sulla cartastraccia di destra la minoranza diventa maggioranza, ma è parte del gioco, della vita e della merda che piove.
Siamo tutti così impegnati a correre, ad allontanarci dalle violenze dei teppisti barbari lutungi, che ci siamo fatti scappare una delle più grandi idiozie mai pronunciate dalla nostra classe politica.
Dicono: Inammissibile che Roma sia stata presa in ostaggio da un gruppo di criminali.
Ma come?
E’ dal 29 Aprile del 2008 che l’Italia intera è tenuta in ostaggio da un gruppo di criminali.
Gli stessi che oggi pretendono il trionfo della legalità.
Condanni un visigoto perchè frantuma una statua della Madonna, e lasci che dei
Zucconi, giornalista che stimo, in un articolo a caldo, chiedeva le dimissioni di Maroni per quanto è accaduto sabato. Ebbravo. Quelli non si dimettono nemmeno quando vengono beccati a commettere un reato, figurati se si dimettono semplicemente perchè non sanno fare il loro lavoro.
E poi arriva Di Pietro, invocando leggi speciali. Antò, ma hai una vaga idea di come la nostra classe politica userà quelle leggi?
Capisco che siamo tutti uniti e solidali nella condanna ai blecchiblocchi, ma è necessario non perdere la lucidità.
Io non voglio che un governo come il nostro abbia dei poteri speciali. Neanche per idea. Gli bastano quelli che ha già per fare il cazzo che vuole senza rispondere a niente e nessuno.
Il secondo numero del Male.
C’è una doppia pagina con un illustrazione di Perini. Titolo: Infoinferno.
Una panoramica di inferno tecnologico con diavoli che ti inchiappettano con cavi USB, dannati che baciano lo schermo di uno smartphone, una che urla con quattro braccia e quattro telefoni, tastiere sulla schiena, un mare di cavi e cavetti (è un inferno non wireless, evidentemente) e cose così. Uno scorcio di tecnologia dannata, nel girone infernale delle diavolerie elettroniche.
Olè. Evviva. Siamo tutti schiavi della tennologgia, bla bla bla, satira mannara su questa società iperconessasovratennologicizzata.
Ecco. Bravo Perini. Non è che voglio fare il rompiballe per forza, però…
Mi sfugge il “senso” di un’illustrazione come Infoinferno pubblicata su una rivista che ospita, per tre quarti, dei contenuti che arrivano direttamente o indirettamente dalla Rete.
Capisco che “Cargo Cult Today” e “Nostalgia della cartacarbone” non siano più in edicola da tempo, però un pizzichino di coerenza non guasterebbe.
Satira. Io ero rimasto che la satira arriva e tira mazzate molto precise. La satira è diretta, frontale, personale. La satira è documentata, ed è il contrario del luogo comunissimo che viaggia sul sentito-dire. Vogliamo muovere una critica ferocissima e urlare Infoinferno?
Ci sto. Va bene. Allora criticami sull’uso che viene fatto della tecnologia, non sulla tecnologia in sé.
Quelli sono soltanto oggetti. Criticami per come li adopero. Dimmi che sono un coglione perché uso uno strumento potentissimo per divulgare i miei rutti su You Tube. Critica le aziende per come li producono. Dimmi che per ogni App che crasha, si suicida un operaio della Foxconn.
Dimmi quel che ti pare, ma non puntare lo austero dito conto lo dimonio tennologico. Altrimenti a me viene in mente Tommaso Caccini che denuncia Galileo.*
*Non mi ricordavo più il nome di quellollì, o forse non l’ho mai saputo. Indovina dove l’ho pescato? Sì, nell’Infoinferno, nel girone di Wikipedia.
venerdì, ottobre 14, 2011
Cammelloooh!
Alcuni giorni fa ero davanti alla sede del CorriereGazzetta. (Vige il segreto militare e non ti dico perchè ero lì) Arrivo in anticipo, girando in muturetta succede spesso.
Allora mi metto fuori a fumare, aspettando l'ora esatta dell'appuntamònt.
Dopo un po', alla mia sinistra arriva un tizio.
Sulla trentina. Mediamente tamarro nei modi, mediamente tamarro nell'abbigliamento, con capello biondo lungo dietro, abbronzatura potente, tatuazzi e aria da: Mondo, non sei degno di me.
Aspetta qualcuno anche lui.
Dopo un po', alla mia destra, dall'angolo svolta un colosso. Un tipo enorme, tatuazzato, dall'incedere Megaborg.
Il colosso alza una manona verso il tipo alla mia sinistra e gli urla:
- Ohhh cammello figlio di puttana!
Scandisce la frase tipo coro da stadio e la ripete tre volte mentre cammina verso quell'altro
- OH-CAM-MEL-LO-FIGLIO-DI PUT-TA-NA!
Per andare da Cammello mi deve per forza passare vicino.
Lo riconosco. Era Materazzi.
Realizzo che gli arrivo più o meno al gomito. Materazzi mi passa vicino, continuando con il coro verso l'amico e mi guarda male.
Io gli sorrido.
Lui passa oltre e inizia a menare Cammello. Gli tira delle pizze tra collo e nuca che rimbombano nella via.
Poi, felici, entrano nella redazione del CorriereGazzetta.
Ho indagato.
Ma l'identità di Cammello è rimasta sconosciuta.
giovedì, ottobre 13, 2011
C'è mica un avvocato da queste parti?
Caro principe del foro, avrei bisogno di un consiglio.
Dunque. L'idea è questa: voglio montare una microtelecamera, quelle sportive, sul mio casco. Poi salgo sul motorello, l'accendo e riprendo tutto quello che succede durante i miei giri.
Voglio postare qui delle clip, dove faccio vedere quanto cazzo guidano male i miei concittadini, evidenziando le infrazioni, le michiate che fanno quando circolano, eccetera.
Vorrei fare anche una top ten, con la possibilità di votare il più imbecille del mese.
La domanda è: se non oscuro le targhe vado in galera?
Se sì, quanto ci mettono a blindarmi?
Grazie in anticipo!
mercoledì, ottobre 12, 2011
Anteprima su UBC: Ghost!
Grande festa alla corte di Francia!
Si festeggia l'esordio del sottoscritto per il mercato francese. Anzi no. Quasi. Un annetto fa ti dicevo che io e il buon Andrea Mutti eravamo al lavoro su un volumazzo per Ankama, agguerrita casa editrice d'oltralpe. Prima volta che lavoravo con Mutti, prima volta che lavoravo direttamente per l'estero.
Ci siamo messi lì e abbiamo fatto Ghost. Un thriller duro e puro. Cupo, malsano, classico come un completo grigio macchiato di sangue.
Era una lavoro francese, ma non francese. Ankama non voleva il canonico quattro strisce, con seicento vignette a tavola per 48 pagine. Voleva un fumetto dal formato e dai modi più ammeregani. In stile Vertigo, per intenderci. Fa conto che Ghost sia un inedito che esce direttamente in TP.
Meglio. Il fumetto francese classico non l'ho mai frequentato, e non saprei nemmeno da che parte cominciare per scriverne uno.
Fatto sta che li abbiamo accontentati. Io ho sceneggiato, Andrea ha disegnato, Dimitri Fogolin ha colorato. Tutti contenti. Bene, bravi, grazie.
Il volume verrà pubblicato in Italia da Edizioni BD. Tutti contenti, again.
Su UBC, c'è uno specialissimo dedicato a Ghost, con tavole in anteprima e doppia intervista. CLICCA QUI che arrivi al volo di là!
Wired di Ottobre.
Quella qui sopra è la copertina del numero di ottobre di Wired.
Noti niente di strano?
Un numero dedicato a Steve Jobs. Va bene, ci mancherebbe. Però c’è qualcosa. Guarda bene la cover e leggi quello che c’è scritto sopra.
Hai visto?
Questa è la copertina del nostro fallimento. Definisce, in modo netto e preciso, circostanziato e sublime la nostra inadeguatezza.
E’ una cosa piccola, quasi impercettibile. Scivola via senza essere notata. Appunto per questo motivo è estremamente significativa della nostra forma mentis da perdenti.
L’hai vista?
Ti aiuto.
E’ in questo titolo.
E’ una cosina minuscola. E’ una parola. Ma sono sempre le parole a fotterti, perché le parole sono il veicolo per dire al mondo quello che pensi. E quando pensi male, usi le parole male.
Sì, è un termine che si può utilizzare anche così, è nel nostro linguaggio comune. Ma non mi importa. E’ la sua radice etimologica a indicare che abbiamo perso.
In più, la misura di quanto sia grave la situazione è direttamente proporzionale al non accorgersi che c’è una parola/concetto che stona in quella situazione e in quel contesto.
Prodigio.
Apriamo il dizionario.
Prodigio (sm.) Fenomeno straordinario, miracolo, portento. Avvenimento che sembra voluto dalla divinità. Sinonimi: fenomeno, magia, miracolo, stregoneria.
L’uso di quella parola non può e non deve passare inosservato.
Sulla copertina di un magazine italiano dedicato alla tecnologia, ai nuovi media, alle idee che cambiano il mondo, si definiscono i prodotti della Apple come prodigi.
Lo stesso termine che usano i popoli tribali del Borneo per descrivere l’aspirina.
E no, cazzo.
Non me la prendo con chi ha materialmente scritto quella parola, o con chi ha approvato la copertina. Non ce l’ho con Wired o con il suo nuovo direttore. Noto semplicemente l’uso che viene fatto di "prodigio".
Le parole nascono nell’orto dove cresce il modo di pensare. Per cui, tecnicamente, scrivere "prodigio" è il frutto del nostro italico penzziero. Siamo dei loser anni 50 che guardano con timore alle diavolerie elettroniche.
Apple o non Apple, Jobs o non Jobs, la tecnologia non è frutto di stregoneria, di miracoli, o di volere divino.
E’ il frutto di un lungo lavoro.
Il lavoro di squadre di ingegneri, tecnici, specialisti, designer, fisici. La lista è lunga.
Persone che lavorano, studiano, si impegnano. Persone che hanno un progetto o un sogno.
Nello specifico caso della Apple, azienda può piacerti o non piacerti, il loro è il risultato che si ottiene quando vivi, lavori, sogni in un Paese che non costringe alla fuga i suoi cervelli migliori.
E’ il frutto di anni di impegno, in un luogo dove ha senso essere affamati e folli. Come diceva l’uomo in bianco e nero in copertina.
Affamati e folli, ovunque ma non qui.
Qui, dove l’unica cosa che viene legittimata ogni giorno è la folle fame di fica di un settantacinquenne e tutto quello che ne consegue.
Qui, dove aspettiamo sul serio qualcosa di prodigioso che non arriverà mai.
Etichette:
Mac,
Polemiche,
Recensioni Varie
martedì, ottobre 11, 2011
Una gita alla toilette.
Per comprare Il Male (a dire il vero li volevo tutti e due) ho girato le edicole della mia zona. In una era finito, in un'altra non sapevano, e nella terza, alla mia richiesta: vorrei il male, l’edicolante mi ha tirato un pugno in faccia. Eccotelo.
Allora ho fatto come negli anni 50. Sono andato all’edicola della stazione.
Cadorna. Che ero già in zona per altri giri di giri.
L’avevano finito anche lì.
Le due cose non sono strettamente correlate, però mi scappava anche la pipì.
Faceva freddino ed ero in motoretta. Tutti sanno quanto sia disagevole guidare un due ruote se fa freddo e ti scappa.
Mi sono detto: sono in stazione, vado ai cessi della stazione. Come faccio quando sono all’estero. Che, capirai, girando tutto il giorno a piedi a Londra o a New York o dovetipare, ne non sviluppi una tecnica per fare i tuoi bisogni senza dover tornare in ostello sei perduto.
Per la cronaca. Toilette migliori a Londra: Quelle di Harrods e quelle a sinistra della chiesa a Covent Garden. Restroom migliori a New York: Bloomingdales, e in genere quelle di Starbuks.
A Cadorna ci sono le toilette pubbliche, seguo i cartelli e ci vado. Scendo le scale ed eccomi lì.
Si paga in anticipo. E ci sta. Va bene. Le tariffe sono differenziate. 30 centesimi “L’Orinatoio”, 50 centesimi “ La Cabina”. Come è indicato sui cartelli.
Penso: E se uno fa il furbo? Paga trenta centesimi e poi si infila nella cabina?
Boh, non lo so. Ho 50 cent, li lascio nel piattino, la tizia al check in ringrazia ed entro.
Nei bagni c’è un inserviente. Ed è probabilmente lui che controlla se hai pagato il giusto.
(Infatti, all’uscita mi hanno dato pure il resto)
Faccio quello che devo fare e vado a lavarmi le zampe.
Di fianco ai lavandini c’è un altro cartello. Giuro. C’è scritto: “Per motivi igienici è vietato lavarsi i denti.”
Vorrei fargli una foto, ma l’inserviente è a pochi passi da me che fa finta di pulire per terra.
Cacchio.
Il fatto che per motivi igienici sia proibito lavarsi i denti è per me una novità assoluta.
Il cartello non è scritto a mano. E’ stampato. Lettere bianche su sfondo blu. Uno per lavandino.
Devo tornarci preparato. Spenderò 50 centesimi, entro in una “cabina”, preparo l’Aifono, e quando esco scatto al volo.
Dato che non c’è scritto da nessuna parte che è proibito farsi il bidet vorrei procedere, ma desisto.
Fa freddo. E devo ancora trovare la mia copia de Il Male.
La trovo in un’edicola poco distante. Un’ultima copia, seminascosta e un po’ stropicciata. La prendo, pago e la sfoglio mentre torno al motorello. Ecco.
Forse il gelo che sentivo prima era un presagio.
Etichette:
Io e i fumetti,
milano,
Real Diè
lunedì, ottobre 10, 2011
Cosa sognano i fumettisti.
L’altro giorno Davide arriva in studio e dice:
- Ho fatto un sogno assurdo!
- Racconta!
- Allora, ho sognato che ero al controllo bagagli, all’aeroporto, probabilmente stavo andando a New York. Oppure no, non lo so. Fatto sta che sono lì in piedi, davanti al tizio che ti controlla. Insomma, la dogana. Ho il book a tracolla, e il tipo vuole vedere le mie tavole.
Si mette lì, sfoglia il book con calma. Pagina per pagina… E mi corregge le tavole! Mi dice: qui non va bene, qui non è giusto, qui cambia…
La gente dietro di me, in coda, comincia a spazientirsi e a sbuffare per l’attesa. Ma niente. Il tipo continua a correggermi le tavole! La prospettiva qui va rivista, questa città non è vero che è così, rivedi qui, rivedi là... Secondo voi che cosa significa?
La croce dalle sette pietre.
Se decidi di intraprendere l’avventura di guardare “La croce dalle sette pietre”, ti servirà una volontà d’acciaio per arrivare fino alla fine.
Non illuderti. Ti serve un pantagruelico sforzo anche se sei amante dei film di serie Z.
Durante la visione del film non devi porti nessuna domanda. Svuota la mente. Fa finta di non aver mai visto un film, letto un fumetto o un libro, non hai mai visto un quadro o una fotografia. Non hai mai guardato la televisione, non sei mai stato a teatro. I tuoi non ti hanno mai raccontato una favola quando eri piccolo. Dimenticati concetti come la logica, la plausibilità, il senso. Non guardare alla messa in scena, alla recitazione, al montaggio, alle luci.
Non chiederti niente. Guarda e basta.
Sei di fronte a un film non-film. Dove per non-film intendo un coso-da-guardare del tutto privo di ogni aspetto tecnico, stilistico, narrativo, soggettivo, oggettivo, che trasforma svariati metri di pellicola in quel prodotto comunemente noto come film.
Dato che la realtà è un paradosso, tutti questi elementi trasformano “La croce dalle sette pietre” in un capolavoro assoluto del cinema da guardare e riguardare fino alla fine del mondo.
Il film si apre con un rito satanico, l’intera scena sembra uscita dallo spettacolino serale degli animatori sfigati di un villaggio turistico.
Il mitico Gordon Mitchell evoca un demone, con gestualità e modi da televendita. Il demone arriva, portando una bici con cambio Shimano, una pentola a pressione, tre materassi e l’aggeggio per farsi gli addominali a tartaruga.
Copulando con un umana, si scoprirà poi, darà alla luce il nostro protagonista: Marco, interpretato dallo stesso regista: Marco Antonio Andolfi. Sempre lui firma anche il soggetto, la sceneggiatura, il montaggio, le luci, il catering e il trovarobato.
Marco va a Napoli e gli succedono dei casini.
Uno dei casini più grossi, tanto per dirne uno, è che lì lo aspetta sua cugina. Fanno una sequenza assieme, poi in quelle successive c’è un’altra attrice che interpreta la stessa parte. Marco fa finta di niente.
Il resto del film è riassumibile con: un Lupo Mannaro contro la camorra.
Dei mariuoli napoletani scippano il protagonista della sua collanina. Il ciondolo, la fantomatica Croce dalle sette pietre, è l’amuleto che impedisce al suddetto di trasformarsi, ogni notte, in una specie di licantropo.
Marco, lupizzato, si mette a cercare il suo amuleto sfidando la camorra, i mariuoli, i boss, gli annessi e connessi.
Ecco. Più che un lupo sembra un orsetto del cuore con un paio di mutande di pelo, ma tantè.
Tecnicamente quell’amuleto non proteggeva lui dal male, proteggeva noi dal male, cioè lui.
Una sorta di incanto di protezione al contrario, come l’armatura del Fante di Cuori.
L’idea c’è, è forte, con i dovuti accorgimenti funzionerebbe.
Va raccontata nel modo giusto, usando lo stile narrativo adatto. L'idea c'è eccome: sovrannaturale, malavita, vendetta, sesso. Si può fare!
Andolfi invece manda tutto in vacca al minuto zero. Raramente ho visto di peggio. Stravince anche su “Gungala, la vergine della giungla”. Devo per forza aprire una parentesi.
Gungala è un film di genere Jungle Girl. L’intero genere è un pretesto per vedere le grazie di una donna Tarzan in bikini di pelle di leopardo. Nello specifico, Gungala è girato nella foresta africana di un parco qualsiasi di Roma. I tremendi guerrieri africani sono comparse raccattate sul raccordo anulare. Prima di girare li hanno pitturati di nero, e gli hanno messo un costumino di pelo. Armati di lance di gomma, attaccano l’eroe e quello gli spara. I guerrieri pittati di nero cadono come mosche. Poi c’è un momento di dialogo in mezzo ai cadaveri. Uno dei morti si accorge di avere l’orologio al polso. Allora si copre il polso della sinistra con la mano destra. Il tutto, ovviamente in scena.
Comunque sia, confrontato a “La croce dalle sette pietre”, “Gungala, la vergine della giungla” è un capolavoro di Kubrick.
Ma il punto non è questo. Il punto è che “La croce dalle sette pietre” dimostra quanto vale una buona idea.
Zero.
Una buona idea vale zero, se non si hanno gli strumenti e le capacità per realizzarla.
La croce dalle sette pietre
Italia
1987
Regia di Marco Antonio Andolfi
Con: Marco Antonio Andolfi, Annie Belle, Gordon Mitchell, Paolo Fiorino.
domenica, ottobre 09, 2011
sabato, ottobre 08, 2011
Supereroi neorealisti.
Huntress, la cacciatrice, al secolo: Helena Bertinelli.
Nel primo numero della miniserie DC a lei dedicata, se ne va da Gotham City e fa una gita in Italia, il suo paese di origine. Arriva a Napoli per svolgere le sue super mansioni di super eroina.
Bastano poche pagine per tracciare un ritratto molto preciso della realtà italiana. Un ritratto tanto amaro quanto realistico. Un "Ladri di biciclette" con i superpoteri.
CLICCA QUI, per leggere l'articolo del TG3 Comics, che analizza e racconta alcune delle sequenze più significative dell'albo.
Gli rubo queste due vignette:
Dida 1: "Napoli puzza... Berlusconi aveva giurato che avrebbe risolto lo sciopero della spazzatura..."
Dida 2: " ...ma come tutti gli uomini, è stato distratto da altro."
Da che cosa è distratto, lo capisci per conto tuo, seguendo lo sguardo dell'autista e immaginando quale parte anatomica di Helena sta esaminando.
Come ti ho detto, CLICCA QUI per leggere tutto il resto dell'articolo. Ci sono tantissimi elementi su cui riflettere.
L'unica cosa che mi sento di aggiungere è legata non tanto allo stereotipo quando all'immagiario collettivo.
Una volta che ci sei dentro, nel bene o nel male, farai una fatica boia per uscirne.
Siamo, come Paese, finiti all'interno della grande nuvola dell'immaginario globale. E' un grande passo per una nazione. Fumetti, barzellette, locali notturni, modi di dire, linguaggio. Il tutto verrà aggiornato, masticato, metabolizzato, usato e riusato in mille contesti diversi.
Il dado è tratto. Il brodo è fatto. Ci vorranno decenni prima di uscire dalla testa della gente.
Etichette:
Io e i fumetti,
politica?,
segnalazioni
Sospensione, sospesa!
Ho cambiato idea e riapro Diegozilla.
In questi giorni ho letto, confrontato, analizzato, comparato. Ho letto e riletto il testo della legge.
Ho scavato con la pala una tonnellata di articoli e ho fatto surf tra le diverse reazioni.
Ho cercato di imparare il legalese, ho preso ripetizioni, mi è venuto il mal di testa da gelato e sono svenuto.
C’è qualcosa di profondamente politico in quella legge e nelle reazioni che ha portato. Prima e dopo la modifica al comma sui Blog.
Per “profondamente politico” intendo un qualcosa a metà tra il gioco delle tre carte in Stazione Centrale, il false flag, la manipolazione e l’escapismo.
Prima la faccenda delle rettifiche e tutta la questione sulle intercettazioni. Prima i blog poi i giornalisti. Prima: riapro ora che l’hanno modificato? No, visto che rimane la porcata sulle intercettazioni e le pesanti limitazioni alla stampa, quella vera.
Difendiamo la libertà dei giornalisti!
Si. Ok. Bene. Ci ho riflettuto.
Il DDL non può passare, e anche se passasse Napolitano non può firmarlo, è palesemente anticostituzionale.
Anche se passasse, applicarlo è tecnicamente impossibile.
Difendiamo i giornalisti. Sì, mi sta bene. Ma forse dovrebbero fare qualcosina per difendersi da soli.
Giornalisti: Fede, Minzolini, Belpietro, Ferrara, Feltri, Signorini, Vespa… Vado avanti?
Questa legge a quanti giornalisti metterebbe davvero il bavaglio?
Cinque? Dodici? Facciamo anche cento. E questi cento se ne sbattono alla grande di rettifiche, querele, cause. Andrebbero avanti comunque, a testa bassa, come hanno sempre fatto.
Invece quanti sono i giornalisti accucciati in ginocchio con la lingua fuori, che hanno contribuito a creare la situazione in cui viviamo?
Il numero sale. Vertiginosamente.
Sono disposto a schierarmi dalla parte di un giornalista specifico, con nome e cognome, uno di quei cento. Sicuro. Ma non mi schiero con l’intera categoria.
La legge non passa, il governo cade. Vince la Democrazia Cristiana. Sarò contento, ma cazzo, si sono dovuti fare opposizione da soli.
La legge passa. Bene. Manderò ad un vasto numero di testate selezionate, quelle registrate a norma di legge, un centinaio di richieste di rettifica al giorno.
Sarà uno spasso.
venerdì, ottobre 07, 2011
Sospendere 2
Partendo sempre da questo presupposto:
Come dice Roberto:
"Ma visto che ad aspettare che gli altri facciano qualcosa si può stare freschi, cominciamo a dare il buon esempio. Visto mai che serva a qualcosa?
Da oggi e per qualche giorno, il blog è sospeso.
In segno di protesta, simbolico ma pratico, nei confronti del Comma 29 del DDL intercettazioni."
Diegozilla si autosospende anche lui per tutto il tempo necessario.
NEWS DI QUESTE ORE.
Stando ai vari rumors, pare che la fiducia sulla votazione al DDL intercettazioni sarà la goccia che farà cadere il governo.
E' una storia che ho già sentito troppe volte per crederci sul serio, comunque sia io incrocio le dita.
Ogni paese ha gli "eroi" che si merita, e se davvero sarà Scajola a far cadere il governo direi che c'è poco da aggiungere.
Wiki ha riaperto, ma i problemi di quella legge rimangono eccome.
Io continuo a non capire fino in fondo il senso degli emendamenti aggunti.
Come dice Roberto:
"Ma visto che ad aspettare che gli altri facciano qualcosa si può stare freschi, cominciamo a dare il buon esempio. Visto mai che serva a qualcosa?
Da oggi e per qualche giorno, il blog è sospeso.
In segno di protesta, simbolico ma pratico, nei confronti del Comma 29 del DDL intercettazioni."
Diegozilla si autosospende anche lui per tutto il tempo necessario.
NEWS DI QUESTE ORE.
Stando ai vari rumors, pare che la fiducia sulla votazione al DDL intercettazioni sarà la goccia che farà cadere il governo.
E' una storia che ho già sentito troppe volte per crederci sul serio, comunque sia io incrocio le dita.
Ogni paese ha gli "eroi" che si merita, e se davvero sarà Scajola a far cadere il governo direi che c'è poco da aggiungere.
Wiki ha riaperto, ma i problemi di quella legge rimangono eccome.
Io continuo a non capire fino in fondo il senso degli emendamenti aggunti.
mercoledì, ottobre 05, 2011
Sospendere.
Come dice Roberto:
"Ma visto che ad aspettare che gli altri facciano qualcosa si può stare freschi, cominciamo a dare il buon esempio. Visto mai che serva a qualcosa?
Da oggi e per qualche giorno, il blog è sospeso.
In segno di protesta, simbolico ma pratico, nei confronti del Comma 29 del DDL intercettazioni."
Diegozilla si autosospende anche lui per tutto il tempo necessario.
Quanto?
Il tempo che mi serve per capire che fine farà un decreto evidententemente anticostituzionale.
Ovviamente, se il DDL verrà approvato, questo blog si trasfomerà nel più grande trasmettitore di surreali richieste di rettifica mai visto a memoria d'uomo.
I pedali del terrore!
Me la giravo in macchina. Dovevo portare un coso ingombrante, e mi servivano per forza quattro ruote invece di due.
Arrivo a un incrocio. Ho lo Stop. La strada che interseco è a senso unico da sinistra a destra.
Mi fermo. Guardo a sinistra. Passa una macchina. Aspetto. Passa un’altra macchina aspetto.
Via libera. Accelero.
Mi ritrovo davanti un ciclista che sta attraversando l’incrocio contromano. Si stava facendo tutta la via in controsenso e mi arriva dal lato in cui non dovrebbero arrivare altri veicoli. Cazzo, è una strada a senso unico!
Inchiodo. Mi fermo a tanto così dalle sue gambette pedalanti. E’ un tizio sui quaranta, jeans, maglietta e gilet multitasche. Tipo quello di Dampyr. Però è meno figo di Dampyr.
Sto per scatenare il più colossale vaffanculo della storia umana, in una frazione di secondo spero che mi dica qualcosa, così scendo e gli spiego il codice della strada usando la Muay Thai.
Invece no. Mi paralizzo.
L’imbecille sfila via senza dirmi niente, e noto che ha un bambino quattrenne abbarbicato su un accrocchio porta bimbo. Un seggiolino in plastica verde.
Il cuore comincia a battermi dietro le orecchie.
Occhei, sono un tamarro. Occhei, volevo scendere e picchiare un tizio. Occhei, venti centimetri e l’avrei investito, ci sarei rimasto male, ma alla fin fine se attraversi un incrocio contromano te la sei cercata. Ma il quattrenne?
Quello non ha deciso di avere un padre pirla.
E se non facevo in tempo a frenare? Come reagisce il corpo di un quattrenne senza casco, infilato in un seggiolino del cazzo, in caso di impatto?
Come avrei reagito io, e qui torto o ragione non c’entrano più niente, nel far male a un bimbo?
Ho fatto dieci metri e ho accostato. Tiggiuro che tremavo. Ero preda di un terrore mai provato in via mia.
Ma poi, cazzo. Per portare un bambino in macchina mi servono otto air bag, un seggiolino omologato, approvato dalla NASA e ce lo devo legare con tre cinture. In bici posso portare un quattrenne senza casco infilato dentro un aggeggio che sembra una piccola sedia da giardino.
E poi andare allegramente contromano, attraversando incroci.
Lionel Hutz, come minimo, intenterebbe una causa per tentato omicidio.
Amico, spero proprio che te la rubino quella bicicletta.
martedì, ottobre 04, 2011
Machete!
Ho finalmente visto Machete. Mi scuso con il mondo per il mio colpevole ritardo.
Il film è quel che è. O sei nel Machete-verso o non ci sei.
E’ un Tuàilait per noi tamarri. Punto.
Fa finta di essere un film cazzaro, ma non lo è per niente. La citazione sul finale a: “L’angelo della vendetta” di Abel Ferrara scopre parecchie carte metatestuali per palati abbastanza fini.
(Fini e meno fini, tra cui dei rilanci ai video e ai testi dei Brujeria)
Sul mio personalissimo cartellino della beltade, Michelle Rodriguez batte Jessica Alba sempre e comunque, forever, ma proprio sempre.
Per una serie di sincronicità junghiane, lo stesso giorno che ho visto Machete l’ha visto anche il mio amico Luca. Entrambi l’abbiamo visto in compagnia delle nostri dolci metà.
Robert Rodriguez ha lanciato un messaggio universale, un concetto che arriva in modo lineare e puro.
Se guardi Machete in compagnia di una ragazza, a un certo punto lei ti chiederà:
- Ma è un gorillone mostruoso, perché vanno tutte a letto con lui?!
E tu risponderai:
- Perché è Machete!
Questo scambio di battute dimostra quanto Rodriguez abbia centrato il bersaglio narrativo che voleva colpire.
E’ successo a me, è successo a Luca, è successo di nuovo a me e al mio amico Stefano parlando di Machete durante una cena tra amici.
Il mio amico Stefano però, è andato oltre.
Lui è andato a vedere Machete dal vivo.
Credici o no, durante il suo ultimo viaggio negli Stati Uniti, Stefano ha deciso di fare un giro a
Ciudad Juárez.
A piedi.
Ha lasciato la macchina a El Paso e per gusto dell’avventura, gli è preso lo sghiribizzo di attraversare la frontiera e di fare una capatina in Messico.
Insomma, la città con il tasso più alto di omicidi al mondo è un po’ fuori dalle consuete rotte turistiche, ma sono solo dettagli.
- Erano tutti Machete! Giuro! Anche i bambini! E mi guardavano tutti malissimo. Ma proprio male. Camminavo. A turno, qualcuno si avvicinava chiedendomi se mi serviva qualcosa o cercavo qualcuno. Insomma, dopo un po’ una vocina dentro di me mi ha detto che dovevo andarmene. Subito. Mi sono spaventato. Ho girato i tacchi e sono tornato indietro.
- Ma quando sei rimasto lì a Ciudad Juárez?
- Dieci minuti. E ti assicuro che sono abbastanza.
lunedì, ottobre 03, 2011
Chiuso per Vasco.
Scopro che Vasco Rossi ha fatto chiudere Nonciclopedia.
Cacchio. A me Nonciclopedia ogni tanto faceva ridere, ogni tanto no, ma non è questo il problema. Il problema è che rosicavo un sacco perchè qualcuno aveva compilato le voci di Roberto e Tito, e la mia invece no. Ero qui che aspettavo! Rosico! E adesso niente.
Dal mio punto di vista è logico che Vasco Rossi tramite il suo avvocatone abbia fatto chiudere Nonciclopedia. Ci sta. E' normale. Ed è anche giustissimo. Si chiama: stroncare le gambe alla concorrenza.
E' ovvio che la parodia di un cantante faccia chiudere la parodia di Wikipedia. Che poi la ggente si confonde.
I lunedì di Diegozilla!
Fissa il puntino rosso.
E per magia...il cerchio azzurro scompare.
DISCLAIMER: "ME NE LAVO LE MANI!"
Se ci passi tutto il giorno invece di lavorare, poi non dare la colpa a me.
sabato, ottobre 01, 2011
Iscriviti a:
Post (Atom)


















































