venerdì, settembre 30, 2011

Ieri.



Sono fatto male e lo so. Ho il bruttissimo vizio di prendere il dolore e di trasformarlo in un ringhio.
Non mi avvicino. Mi allontano.
Di ieri mi porto a casa alcuni sguardi, un abbraccio inaspettato, e un raggio di sole.

martedì, settembre 27, 2011

Giusto un paio di cose...


Sul sito della casa editrice è possibile lasciare il proprio ricordo.
Sempre sul sito ufficiale verrà comunicata la data, l'ora e il luogo del funerale.
Moreno Burattini, sul suo blog, ha scritto delle cose molto importanti.
Probabilmente, a causa del mio blog, mi hanno scritto diversi giornalisti. Forse sono quelli ha mandato a quel paese Roberto. Come diceva su FB. Che sai com’è, se uno non ci sta, magari un altro sì.
Non ho risposto a nessuno. Ho rilasciato una sola intervista, al GR Radio Popolare. Perché li conosco, e perché mi hanno chiesto le cose con rispetto e delicatezza.
In queste ore sono molto arrabbiato.
Mi sto sforzando per non entrare a gamba tesa su alcune bacheche di FB, o nei commenti in alcuni blog o forum.
Sto zitto. Per ora.
Oggi cercherò di scrivere fumetti.
Ieri non ci sono riuscito.

lunedì, settembre 26, 2011

Oggi.

Google O'Thep, evocazione di fine settembre.


Consueto appuntamento con l’ oracolo digitale preferito da grandi e piccini. Se è la prima volta che ne senti parlare, clicca qui.
Ecco le chiavi di accesso a Diegozilla selezionate dal mirabile Google O'Thep!
(Come sempre è tutto vero, non invento niente!)


tutte da ginnastica da puattane
Ma tutte tutte o solo alcune?
Comunque sia, il mondo ti ringrazia per aver creato una nuova parola: puàttane. Parola che al suo interno contiene la particella dispregiativa/onomatopeica: Puah!
D’ora in poi verrà usata per indicare delle meretrici di scarso valore.

quando fa come ti vesti?
Quando fa chi?
La tua televisione? Ma allora è un essere senziente e dispensatore di programmi. Però con te non ci parla.
Tu scrivi dal futuro, dì la verità!

vignette settimana enigmistica spiaggia
Nella millenaria storia della Settimana Enigmistica di vignette a tema spiaggifero ne hanno fatte circa ottomiliardieseicentotrentacinquemilioniottocentoventisette. Vignetta più, vignetta meno.
Forse una ricerca un zinzinino più specifica aiuterebbe l’oracolo a darti il suo responso.
L’ultima che ho letto: Da un lato un castello di sabbia, dall’altro una villa di sabbia con un bambino che esce dal box di sabbia su una Ferrari di sabbia.

cerco un video musicale dove il cantante canta sotto la pioggia
Lo troverai.

scroccare il caffe in inglese
Forse un caffè riesci anche a scroccarglielo.
Ma al terzo giro di birre, se tocca a te e fai il furbo, ti corcano di mazzate.

la svegas pegni
Ricordati che se il banco dei pegni di La Svegas è chiuso, puoi sempre andare a quello di Lo Sangeles.

quadri con gatti
Se trovi anche quello con il vecchietto e il fiasco di vino, i cani che giocano a Poker e i bambini clochard che piangono, sei arrivato verso la fine degli anni settanta.


riassunto del libro pensaci anche tu di raffaele messina
Ho letto qualcosa in giro. Secondo me muoiono tutti. E non diventano nemmeno zombie.

ossimoro significato
Il risponderti mi arreca un lieto dolore.
(Umorismo troppo inglese, eh?)

cosa fotografare?
Bella domanda. C’è gente che si fa sei mesi nelle foreste amazzoniche per trovare qualcosa di interessante da fotografare. Altri si fanno gli autoscatti davanti allo specchio.
Ah. Però… Se sei una ragazza e vuoi mandarmi le tue selfpic usa pure l’indirizzo nella colonna qui a destra.

come si chiamano gli occhiali di bruce lee?
Amichevolmente li chiamava Ivano e Rodolfo. Se invece intendi la marca degli occhiali di Bruce Lee, mi dispiace, ma la ignoro.

cosa vuol dire non mi sdruma un drigo
Mi sdruma un drigo è un termine della favolosa lingua paninara. Però commetti un errore.
Il termine non prevede un accezione negativa. Non puoi anteporci un “non”.
Nel favoloso gergo dei Paninari è traducibile come: Mi piace un sacco!
Il suo contrario poteva essere: non mi quaglia la brodaglia, oppure: trooooppo scarso!

per leggere i fumetti di zagor cosa fare
E chi lo sa?!
E’ un vero mistero. Pare che per leggere i fumetti di Zagor sia necessario arrivare davanti alla mitica Edhicolaah. Un luogo misterioso e irraggiungibile a metà strada tra L’isola che non c’è e Xanadu.

mappa area 51
eccola qua:


come mi vesto per un battesimo?
Dipende in che rapporti sei con la famiglia del pargolo. Eviterei il costume da spermatozoo di Woody Allen in “Tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul sesso…”

costruire un brontosauro
Geneticamente? Ti serve un uovo. Del DNA estratto da una zanzara preistorica conservata nell’ambra e i soldini di Spielberg.

milano ristorante clienti vengono trattati male
E’ vero.

mischa barton è na stronz
Non lo so. Non ci ho mai parlato. Però l’ho vista alla settimana della moda di New York. Ecco le foto.
Posso dirti che è altissima.

che cosa sono quei riquadri con disegni strani bianchi e neri ?
Fumetti. Oppure un vestito di Rudi Gernreich.


all'oratorio mi sono annoiata
Prova a Palazzo Grazioli.

tappi leggenda metropolitana
Sui tappi ne conosco almeno due.
1: Raccogli una milionata di tappi di bottiglia, poi li dai a qualcuno. Non si sa come, poi ci comprano una carrozzina per disabili, un’ambulanza o un elicottero per il soccorso alpino. A seconda di quanti tappi recuperano, credo. Leggenda urbana parzialmente confermata.
2: Con un trapanino fa un buchino in una Mentos. Prendi una bottiglia di Diet Coke. Buca il tappo con uno spillo. Lega poi la Mentos in modo che aprendo la bottiglia la caramella cada nella Diet Coke. Farà la fontana. Un bello scherzone per l’ignaro assetato. Un certo Paul Sambrett dell’Illinois ci è morto.

gli islandesi fumano?
Sì. Alcuni. Però fumano molto velocemente perché fuori fa freddo.

che fare?
Domanda sulla quale intere generazioni di filosofi hanno passato i loro pomeriggi. E ora arrivi tu, che lo chiedi a Google. Vabbè.
Comunque sia, millenni di pensiero umano sono riassumili in queste tre posizioni:
Non fare niente.
Fai il cazzo che ti pare.
Fai soltanto quello che qualcuno/qualcosa ti dice di fare.

sabato, settembre 24, 2011

Avventure in Motozilla!



Mi sono accorto che in motorino canto.
A voce molto alta.
Più che altro pezzi anni ’80.

Un signora a bordo di un macchinone davanti a me.
Esce da un passo carraio come se non ci fosse un domani. Poi procede lungo la carreggiata.
Va prima a destra, poi a sinistra, poi in mezzo, poi a destra, poi a sinistra.
Al semaforo le dico:
- Signora, ha deciso dove vuole andare?
Lei tira su il finestrino con uno squittio. Poi si assicura, terrorizzata, di avere le portiere chiuse.
Mi sono sentito molto in colpa.

Ironia della sorte, davanti al palazzo in cui si trova la redazione di Diabolik mi hanno rubato il tappino della gomma davanti.
Però non era in diamanti.
Per cui non è stato Diabolik.

Semaforo rosso.
Nella macchina di fianco a me c’è un tipo al telefono. Urla come un matto.
-  Il forecast porcatttroia! T’hocchiesto sto cazzo di forescast, me lo dai o no?! T’hodetto in email! Mi serve! Il forecaaaast!
Poi diventa verde non so come è andata a finire.
O forse si, se il tipo lavorava in Borsa.

Nel parcheggio dello studio dove vado a fare il mio programma per la tivvù, mi hanno rubato quel coso di gomma che ammortizza il cavalletto quando lo chiudi.
Un disco di gomma dura che non fa sbattere il cavalletto contro la parte sotto della muturetta.
Porco qui, porco là, vado a comprarne uno.
Il ricambista mi dice:
- Sono tre e sessantacinque.
- Trecentosessantacinque euro per un cosino di gomma dura?!
- No. Tre euro e sessantacinque centesimi.
- Ah. Ma cacchio, ma che senso ha rubarlo se costa treuroesessantacinque?!
- Se è per questo rubano anche i tappini delle gomme.

Devo prelevare. Parcheggio davanti alla banca. Il bancomat è dentro, tra l’ingresso su strada della banca e il secondo ingresso per gli sportelli.
Sono di fretta.
Mi si para davanti la guardia.
- Può levarsi il casco, per favore?
Mi dice, tenendo la mano sul calcio della Beretta.
E io mi levo il casco.
Quando un uomo con la Beretta incontra un uomo con un casco, l’uomo con il casco se lo leva.

venerdì, settembre 23, 2011

Tyler Durden, oggi!

Il fumetto che volevo leggere...



L'11 marzo ho detto che mi sarebbe piaciuto leggere il fumetto che vedi qui sopra.
Con estremo gaudio e tripudio sono lieto di annunciare che l'ho letto!
Sì!
Olè!
Ecco la prova fotografica attestante che mica dico balle:


Fingers of fear!
Sceneggiatore non accreditato.
Matite di Carmine Infantino. (Urca!)
Chine di Joe Giella.
Otto pagine dense di orrore, stupore, odore, terrore, vendetta e rancore.
Il plot è a dir poco eccezionale. Un bastardissimo coi baffetti alla Clark Gable è nella foresta del Mato Grosso con 5 suoi amici. Trovano un favoloso tesoro. Il perfido baffetto lo vuole tutto per sè e uccide i suoi compari. In cinque maniere diverse.
Torna a casa, ricco ricchissimo. Ma gli indios lo hanno maledetto! Per scappare ha attraversato un fiume proibito! Il risultato è che gli spiriti dei suoi 5 amici possiedono le dita della sua mano sinistra. Le dita hanno le stesse facce e le stesse cannottiere che avevano i suoi amici quando erano in vita. Vogliono vendicarsi. Tentano di ucciderlo come lui ha ucciso loro. Pistola. Bastone, etc...
Lui lotta con la sua mano sinistra. Sopravvive ai diversi attacchi. Ma poi... Poi finale a sorpresa con doppio finale a codino nell'ultima vignetta.
Un capolavoro, ristampato recentemente su The Witching Hour, volume 1, volumazzo imperiale Showcase DC.


Lo stile è un grande classico dell'horror a fumetti ammeregani di una volta. Quello adorabile e naif. Con la morale finale e il colpino di scena all'ultimissimo secondissimo.
Tutto il volume è una gran bella lettura. Giusto per la cronaca ci sono Alex Toth, Neal Adams, Gil Kane e altri pezzi grossi. Gli sceneggiatori, purtroppo, sono per la maggior parte unknown.
Vabbè, pazienza. Non si può avere tutto.
Ringrazio Davide Gianfelice, compare di studio, per avermi regalato il volume!

giovedì, settembre 22, 2011

Disegna un omino!



CLICCA QUI!
Però, se poi smetti di lavorare non dare la colpa a me.

Kitchen Confidential.


Bradley Cooper è un nuovo sex symbol. Me lo dicono tutti e io ci credo.
Così come credo che lo chef sia diventato per la televisione degli anni ‘10, quello che era il serial killer per il cinema degli anni ’90.
Se favolosi nineties avere un serialkilla era più obbligatorio del ribelle nelle boy band, oggi in tivvù scorrazzano branchi di chef.
Ramsay, Bourdain, Colicchio, Oliver, Buddy, un plotone di Top Chef, Rugiati, Borghese, la zia Pina, per un giorno, fuori menù, in astronave, in tre minuti e con ammore.
Roba che poi uno si chiede: si vabbè, ma adesso chi cazzo sta cucinando al ristorante all’angolo?
Non lo so. Ma sono un ragazzo alla moda. Lunedì comincio un corso di cucina. Ma di questo ne parleremo poi.
Kitchen Confidential. Strano. Serie chiusa del 2005, ci ha messo sei anni ad arrivare qui. Forse aspettavano che i tempi fossero maturi. Con duecento programmi sulla cucina e sui cuochi in tivvù, direi proprio che lo sono.
Produce Darren Star e si vede.
La serie è tratta dal libro omonimo di Anthony Bourdain tanto quanto Sex and The City è tratto dal best seller di Candace Bushnell. Con l’unica differenza che Kitchen Confidential è un libro bellissimo.
Nel telefilm si sente il peso di Anthony. Un protagonista che si chiama nientemeno che Jack Bourdain, chef di primo piano di un ristorante newyorkese.
I suoi pensieri fuori campo sembrano arrivare un po’ dalle pagine del libro, e un po’ dalle riflessioni che fa lo stesso Bourdain nel suo programma: No Reservation.
C’è molta New York, c’è molto sesso, c’è quel tipico umorismo che aveva Sex and The City prima che implodesse in un tracollo glitterato.
(Per la cronaca, il momento esatto in cui Sex and the city arriva al punto di non ritorno è l’episodio 13 della terza stagione. Da lì in poi è tutta discesa con qualche guizzo ogni tanto.)
Kitchen Confidential una stagione sola, 13 episodi, brevi. Non credo che il gioco potesse reggere oltre.
Per ora mi piace parecchio. Forse, ai suoi tempi, nel 2005 non è stato capito.
Cooper ha un fascino diverso rispetto a quello di Bourdain, ma c’è. E’ perfetto nella parte. In cucina si muove bene ed è credibile dietro i fornelli.
Il cast di supporto è composto da veterani del piccolo schermo. Gente su cui puoi contare. Caratteristi con sotto due palle così. Supercontinuity: Uno degli chef è stato salvato dal Dottor House. Poi ha messo la testa a posto, ha rinunciato alle sue perversioni sessuali ed è andato a New York per rifarsi una vita. Ed eccolo lì in cucina.
Alla Darren Star maniera, si ride quando c’è da ridere, ci si attizza quando c’è da attizzarsi, si riflette quando c’è da riflettere. Con o senza voice off.
Divertente, e con il grande merito di prendersela con i vegani.
Comunque sia, io non faccio testo. Ho un’insana passione per le serie che chiudono subito. Credo di avere dei gusti orrendi perché quando mi piace qualcosa, scopro che al terzo episodio hanno licenziato tutti.
Mi è successo con Undercovers (bellissimo!) con la versione americana di Life on Mars (fico!) e con Outsourced (fa ridere!).
Se lo guardi e non ti piace, io ti avevo avvertito.

Politica Narrativa.


Ho un grosso problema. Sono così abituato a pensare in termini narrativi che faccio molta fatica a decodificare la realtà.
Nel mio mondo, se c’è un problema, arriva qualcuno che lo risolve.
C’è un cattivo?
Arriva un eroe che gli rompe le ossa.
O perlomeno ci prova. Magari non ci riesce, ma tenta di fare qualcosa. A volte lo obbligano, lo incastrano, gli rapiscono la figlia, ma nel mio mondo di eroi, egli interviene.
C’è il Dottor Perfidia che instaura un regime di terrore?
Bene. Da qualche parte ci sarà sicuramente Capitan Bellezza e i Miticiamici che proveranno a rovesciare il terrifico regime del cattivissimo.
C'è un mistero da svelare?
Esiste qualcuno legittimato a risolverlo.
Sono abituato ad un sistema basato su un antagonismo frontale ed evidente. Azione e reazione.
Ordine nel disordine. Interventi nella trama per risolvere il problema iniziale.
Batman non ha mai detto a Joker:
- Dai, su, fa il bravo, smettila. Ritirati, fa un passo indietro e finiamola qua.
(Sì, l’ha detto. Ma era una storia di Alanmùr per cui non vale. E poi quello non era nemmeno veramente Joker)
Ecco perché non capisco tutti questi che si appellano abberlusconi.
- Dai su, per favore, ma ti pare il caso, ritirati buonino a vita privata, dimettiti eddai.
Ma pensano davvero che uno così gli dia retta?
Capiamoci. Se usassi la nostra realtà per scrivere uno dei miei soggetti, la redazione me lo boccerebbe.
Un dei miei editor, piuttosto incazzato, mi telefonerebbe dicendo:
- Ma Cajelli! Ma ti pare logica una cosa così?! E poi, dai, hai trascinato troppo le cose! Il protagonista si sarebbe mosso molto prima! Fino a che punto di bassezza deve arrivare questo nemico prima che il tuo eroe si decida a intervenire?! Eh?! Dimmelo!
Ecco.
Leggendo i giornali, sento un editor che mi urla nella testa.
Più di così, che cosa dovrebbe fare Berlusconi per far muovere qualcuno?
La risposta è che questo qualcuno non c’è.
L’amarezza che mi attanaglia di fronte allo squallore dei suoi servi, si allarga fino a ricoprire anche l’altra parte. Gli altri, quelli che chiedono cortesemente le dimissioni, e parlano, parlano, parlano.
Basterebbe poco, in verità. Per dire, basterebbe che in massa non si presentassero più in aula, picchettando ad oltranza senato e parlamento.
Non lo fanno, e non lo faranno mai. Questo, ai miei occhi, li rende tutti amici di Joker.
E gli amici di Joker non sono miei amici.

mercoledì, settembre 21, 2011

Voci in internette...



Davide O : "Certo che oggi, grandi post su Diegozilla... castelli... colline... pare di stare in Provenza"

Via Facebook.

E allora, tette!


Akab scrive che vuole tette.
E tette avrà.



Diegozilla intervista Alfredo Castelli!



- L’anno prossimo Martin Mystère compie 30 anni. Che cosa c’è in programma per il suo compleanno?

- Per ora non esiste nessun programma preciso, ci saranno probabilmente mostre e piccole manifestazioni in proposito. C’è una storia abbastanza originale che anziché chiamarsi Martin Mystère 30 anni, si chiama Martin Mystère anni 30. Prova un po’ a indovinare di che cosa parlerà e in che epoca sarà ambientata.

- Ah, quindi non chiude?

- A dir la verità Martin Mystère ha chiuso almeno tre volte. l’ultima vota è stata dal 12 febbraio al 3 marzo, ma siccome è bimestrale non se ne è accorto nessuno. Quindi ci saranno delle altre chiusure di questo genere.
Contrariamente a quello che esce ogni tanto su internet, cioè che oramai Martin Mystère sia lì lì per morire, questo non è mai successo. Anche se si “dice” ormai da 10,12, 14 anni.
L’unica cosa che mi urta un po’ i nervi che mi fa sembrare, e non faccio nomi, una di quelle persone, ormai veeecchie, che resistono resistono resistono resistono malgrado tutto, malgrado la pulsione popolare sia quella di mandarli a casa. Ecco questo non è proprio non è il caso di Martin Mystère.


- Che cosa è cambiato in questi anni nel rapporto tra i misteri (o meglio: i mysteri) e l’immaginario collettivo?

- Nei primi anni in cui usciva l’Almanacco Del Mistero, per riempire le pagine che riguardavano i libri e i testi misteriosi, dovevo passare delle intere giornate in libreria. Lì, a pettinare con il pettine sottile gli scaffali sperando di trovare qualche titolo per scrivere la rubrica.
Adesso basta entrare in libreria e ci sono tonnellate di libri sui Templari, il Graal, eccetera…
Il mistero è diventato un po’ una mania, e ci sono banconi e bancali di questo materiale. Per cui l’approccio che prima era un po’ di nicchia adesso è molto di moda.
Purtroppo Martin Mystère è ancora di nicchia. Sfiga.


- Non è che si può scambiare Giacobbo con Martin Mystère, eh?

- Con Giacobbo ho collaborato tempo addietro, e se devo dire la verità mi è anche simpatico.
Forse esagera un pochino la sua trasmissione proprio per motivi di audience. Perché piace, perché trascina le folle.
Io cerco sempre di separare il vero dal verosimile.
Facciamo una cosa, scambiamo i soldi di Giacobbo con quelli di Castelli.

- Ipotizzando una versione "Ultimate" del BVZM, quali storie racconteresti di nuovo?

- Ne prenderei molte, è molto difficile dire quali esattamente . Ci sono delle storie che io ritengo discrete se non decenti che riscriverei con uno stile più moderno.
Faccio parte purtroppo delle vecchia guardia della sceneggiatura, è chiaro che non mi posso forzare a scrivere in un modo diverso da come sono abituato a fare. Sarei un po’ come quei vecchi che vogliono improvvisamente diventare giovani.
Però sono sicuramente in grado di riscrivere e adattare delle storie scritte 30 anni fa, a come le scriverei adesso. Cambiandone la scansione e soprattutto il linguaggio.
Il linguaggio parlato, cambia profondamente. Noi non ce ne accorgiamo perchè lo parliamo tutti i giorni, ma ci sono delle parole che sono proprio sparite dal nostro modo di parlare.

- Facciamo un esempio?

- L’altro giorno mi è capitato in mano un lavoro che ho fatto parecchi anni fa. Una pubblicità a fumetti: Gran Dixan Della Galassia. Un grande capolavoro. C’erano i negrieri dello spazio. Ecco, negrieri era una parola che negli anni 70 si usava: la nave negriera. Oggi è una parola che non esiste, che non usa più nessuno. E’ come parlare ad un ragazzino di oggi del “disco del telefono”. Oggi il telefono ha i pulsanti.
Senza forzare le cose, certe storie di 30 anni fa cercherei di attualizzarle in questo senso.

- Una domanda che tutti i lettori di Diegozilla si aspettano:
E’ vero che se moltiplichiamo la tiratura di Martin Mystère per l’età di Java, poi sottraiamo il prezzo di copertina, diviso per l’ipotenusa della piramide di Cheope, sommando i numeri primi del pagamento a tavola di tutti i disegnatori con una “R” nel cognome, otteniamo le coordinate di Agarthi?

- Purtroppo hai capito tutto.
Gli uomini in nero sono già sulle tue tracce. Cerca di scappare, Cajelli! Scappa!



(Grazie ad Alfredo per la disponibilità! E quando mi ha detto di essere un affezionato lettore di Diegozilla ho gongolato come un bimbo!)

martedì, settembre 20, 2011

Scene di vita moderna 8

Diegozilla Lab: Fase 3: Sceneggiare Fumetti_ Parte 3


Subito al sodo che l’intervallo è durato fin troppo.
Ah, bene, occhei, abbiamo visto i nomi delle inquadrature.
Ho una storia, la ragiono in un certo modo, la trasformo in soggetto e la voglio raccontare in vignette attraverso una scrittura per immagini dirette non in movimento.
I nomi delle inquadrature mi servono per inquadrare l’immagine che voglio mettere dentro la vignetta, seguendo il concetto della vignettizzazione del flusso narrativo.
O dell’elefante, come si diceva qui.
Scegliendo l’immagine per la vignetta, io compio la mia scelta registica. Scelgo l’inquadratura in base alle esigenze della storia che sto raccontando. La regia di vignetta (lo storytelling, per dirla all’americana) è una componente fondamentale della narrazione fumettosa. Il risultato finale è il frutto di due storytelling, di due regie, quella dello sceneggiatore e quella del disegnatore.
Ma la vignetta non è lì da sola per i cazzi suoi. Ne ha un’altra di fianco e delle altre sotto o delle altre sopra.
E di solito, è lo sceneggiatore che decide la composizione delle vignette.
Scegliere la disposizione delle vignette, è la prima scelta registica che si compio scrivendo.


Premessa Uno: Una cosa alla volta. Oggi affrontiamo la pagina dispari. Con la pagina pari faremo a cazzotti la prossima volta.
Premessa Due: Sì, sto usando come esempio la classica tavola bonelliana. Le composizioni più complesse le studieremo nel master di secondo livello.
Alùra, tavola classica italiana a sei vignette e tre strisce.
Devo tener conto della regia di vignetta, della regia di striscia e della regia globale della tavola.
E’ bene non ripetere mai situazioni o inquadrature, a meno che non sia una precisa scelta legata al racconto. Come si capisce se è una ripetizione o una scelta narrativa?
Si capisce.
Mentre si scrive, decidendo le varie inquadrature, bisogna stare attentissimi alla lettura verticale:
1 e 3
2 e 4
3 e 5
4 e 6
La percezione della tavola scritta, spesso, non tiene conto della sovrapposizione accidentale di inquadrature o situazioni identiche. E’ abbastanza facile avere sotto controllo “il di fianco”, ma è meglio imparare subito a guardare anche “il sopra” e “il sotto”.
Chiaro, non muore nessuno se c’è un PA nella 3 e un PA nella 5, ma è meglio che non ci siano, per una questione di lettura e di dinamicità della tavola.
Le differenze visive tra una vignetta è l’altra possono anche essere minime, ma devono esserci.
Questo implica la capacità di muoversi all’interno della vignetta. Spesso si parte dal presupposto che ci sia una sorta di cinepresa virtuale a riprendere quello che accade. E la posizione in cui viene messa questa cinepresa virtuale rende diverse anche delle inquadrature simili.
Il famigerato PA di cui si parla prima, può essere “ripreso” dall’alto, dal basso, frontale, laterale, di tre quarti, leggermente dall’alto, leggermente dal basso, e così via. Basta dirlo, e avere bene in mente i movimenti che si vogliono dare alla sequenza.
Il ritmo visivo, può essere gestito con questo schema.


Partiamo dal presupposto che A sia sempre differente da B e viceversa.
La differenza può essere nel tipo di inquadratura, nel punto di vista, e anche nel soggetto che viene inquadrato. La gestione alternata degli elementi impedisce ripetizioni e sovrapposizioni. In più, per esempio, aiuta a rendere dinamico un dialogo, se A e B sono due personaggi.
Determina il montaggio incrociato se A e B sono due situazioni.
Può essere utile nelle scene di azione se A è azione e B è reazione.
Nella gestione dinamica della regia di tavola, un grosso aiuto arriva dalle vignette lunghe.


Quella qui sopra è una tavola:
1/2
3.4.
5.6.
Sposti o replichi la vignetta lunga e hai le possibili varianti:
1.2.
3/4
5.6.

1.2.
3.4.
5/6.

1/2
3.4.
5/6

1/2
3/4
5.6.

1.2.
3/4
5/6

1/2
3/4
5/6

(Ci sono tutte?)
La vignetta doppia risolve al volo il problema delle sovrapposizioni accidentali. Almeno in teoria. Poi se fai un PP gigante nella 3/4 dopo averne fatto uno nella 2, è un problema tuo.
La vignetta doppia è bella, è grande, dentro ci stanno un sacco di cose, e allarga la lettura della tavola.
E’ utilissima per rendere chiare le cose, per far capire le posizioni dei personaggi e il dove ci troviamo.
Nei cambi di sequenza, in cui cambia il teatro degli eventi è sempre bene cominciare con un doppia (lontano) per poi stringere sulle singole (vicino).
Nelle uscite di sequenza, per rendere chiaro che ce ne stiamo andando, è bene partire dalle singole (vicino) e finire con una doppia (lontano)
Azioni e situazioni complesse hanno bisogno di una doppia, per rendere chiara la lettura.
A volte anche di una quadrupla:


Ovvio che può essere anche sotto, e accompagnata da una doppia, eh.
E poi c’è questo:


Tre vignette sulla stessa striscia.
(Spostale per conto tuo per vedere le varianti. Fatto sta che l’applicazione a massimo volume delle tre vignette crea una tavole di nove vignette, occhei?)
Le tre vignette affiancate, oltre a risolvere eventuali problemi di spazi narrativi, sono utili per creare illusioni.
Illusioni de che?
Illusioni di movimento di macchina. Una sorta di zommata cinematografico/fumettosa, un montaggio incrociato serrato…
Il fumetto, con immagini statiche, grazie all’affiancamento di tre (o più) vignette, aumenta la percezione di movimento nel lettore. Per riuscirci, devo scegliere tre inquadrature vicine tra loro, per ampiezza e per tipologia.
E’ un ora che parlo e ho soltanto deciso la forma e la composizione delle vignette. Non ho ancora scelto che cosa metterci dentro e con quale inquadratura.
Mi sa che serviranno un paio di supplementi.

La mia domanda è:
Perché la pagina pari ha bisogno di una lezione a parte tutta per lei?


Invece, per le tue eventuali domande o chiarimenti, usa pure i commenti.

lunedì, settembre 19, 2011

Cicciolina non si tocca!


No, vabbè, il titolo non è esattamente esatto. Ci sono foto che testimoniano il contrario... Facciamo che sorvoliamo sui doppi sensi, si insomma, ecco.
E’ chiaro che, mai come in questo momento, convenga fare di tutta l’erba un fascio e gridare agli scandali della caaasta.
Nell’assenza più completa di memoria storica in cui sguazziamo, è bene far notare come Cicciolina sia il bersaglio disinformativo più sbagliato.
Capisco. Capisco benissimo che in un ottica di distrazione di massa e di direzionamento controllato dei malumori, il pensionamento di Ilona Staller capiti proprio a fagiolo, però…
Però è bene ricordare un paio di cose.
Cicciolina, a differenza delle minetti, delle carfagne, delle giovanarde e delle trote è stata eletta nel 1987 con il vecchio sistema, quello delle preferenze.
Non era all’interno di una lista decisa a tavolino per mettere apposto gli amici e gli amici degli amici.
20.000 persone hanno scritto il suo nome sulla scheda elettorale.
Perchè, sai com'è, pare che a quei tempi si potesse ancora fare.
Il governo di cui ha fatto parte è quello terminato nel 1992, disintegrato da Mani Pulite.
Inchiesta che non ha sfiorato, neppure alla lontana, l’onorevole Staller.
Da esperto del genere poi, posso dire con relativa sicumera che Cicciolina ha lavorato molto meglio come parlamentare che come pornostar. (Questione di gusti, occhei.)
Ora va in pensione, a norma di legge, con tremila euri al mese.
Non ti sta bene?
Prenditela con la legge, non con lei.
Tremila euri al mese. Più o meno quella cifra corrisponde al costo del rullaggio di un aereo di stato carico di bunghe, a un terzo dello stipendio mensile di Renzino Bossi, e non-so-fare-i-conti rispetto ai 150mila euri di Castelli, e non è niente rispetto al costo della colossale figura di merda internazionale che stiamo facendo.

Scoop incredibili!


Da fonti attendibilissime che più attendibilissime di così non si può, nell'enfasi della prima persona plurale, apprendiamo che non è vero che Martin Mystère chiude.
Però, apprendiamo da fonti altrettanto plausibilissime che verrà attuata un'operazione editoriale mai vista prima.
Martin Mystère infatti, si fonderà con Mister No, dando vita alla nuova testata: Martin Myster No.
I nostri corrispondenti sul fronte, gli stessi che poi vanno a ripetizioni di italiano, storia e geografia, hanno scoperto tutti gli scoop che verranno lanciati a breve da tutti i siti di fumetti.
-  Cajelli al bar paga una brioche e ne mangia due.
-  Lars Von Trier dirigerà il film tratto da John Doe.
-  Invece, M. Night Shyamalan dirigerà quello di Dampyr.
-  Un noto editore ha preso i diritti di Corna Vissute e de Il Tromba.
-  Il numero uno della nuova serie di Geppo, a breve in edicola, avrà una cover inedita di Go Nagai.
-  Gipi dirigerà la prossima stagione de: I Cesaroni.
-  Il grande Blek chiuderà l'anno prossimo.
-  I diritti della DC, passeranno a breve nelle mani del gruppo Autogrill. I numeri zero saranno in regalo con una bibita media e una Rustichella.




Piccola Parentesi.
Noto con estremo piacere la continuazione, su quel blog, di un certo modo di comunicare.
Ovvero, io dico una cazzata su di te, ma poi sei tu che devi dare una bella smentita.
Logico.
Non fa una grinza.

Tutte le risposte.


Mi sono fatto estrema violenza e ho visto il video con l’intervista a Terry De Nicolò.
Di solito quei videi lì non li guardo. Preferisco non sapere nel dettaglio quanto è profondo l’abisso.
Poi, il dito malandrino, il mouse, un click ed eccomi lì.
Ottominuti di intervista che offrono uno spaccato molto preciso del momento storico in cui siamo precipitati.
Non è una semplice intervista ad una escort. E’ un trattato di sociologia.
Nelle varie discussioni che mi capita di affrontare, con amici nazionali e internazionali, spesso mi chiedono: ma perché non la gggente non scende in piazza e ci rimane fino a quando il governo non cade?
Ora ho una risposta. Farò vedere quel video.
Moltiplica il Terry-pensiero per la maggioranza degli italiani, con coniugazioni, stili, aspirazioni
e motivazioni diverse e avrai la tua risposta.
Non c’è larrivvoluzione perché l’Italia è un popolo di Terry maschi e di Terry femmine.
Un tempo, quando ero un giovane ottimista, avrei detto che la terryzzazione della maggioranza degli italiani era dovuta a lustri di lavaggio del cervello berluscoide.
E invece no. Sarebbe troppo comodo trovare una scusa nel condizionamento della massa. Non c’è un cattivissimo che manipola un popolo di islandesi potenziali.
Non siamo una nazione in ostaggio.
L’Italia è una nazione che ha ottenuto esattamente quello che voleva e che meritava.
Altro che scendere in piazza.

venerdì, settembre 16, 2011

Dampyr 138!




Se non hai ancora letto l’albo, attenzione che questo post esonda spoiler!


Con “Valzer Cajun”, il cui titolo di lavorazione era : “ Il valzer di Saman Patou”, volevo fare una storia sulle conseguenze.
L’idea era quella di costruire un intreccio non sul “male”, non su un demone della Dimensione Nera, quanto sulle conseguenze portate dalla presenza del male nella nostra realtà.
Il protagonista non è Samanum, sono gli umani che hanno interagito con lui.
Sentinelle, aspetti fantasy, varchi, passaggi e quant’altro non mi interessavano. Tutto lo spazio narrativo è servito per costruire l’atmosfera pesantemente horror della palude e di quanto accade in quella baracca.
E’ una questione di tempi e di spazi. Bisogna, per un momento, riflettere bene sul media che si sta usando. Il fumetto.
Al cinema, per esempio, la costruzione della tensione e delle atmosfere è quasi immediata. Musiche, movimenti, effetti speciali, montaggio, suoni. Sono tutti elementi che in uno spazio narrativo brevissimo legano lo spettatore alla storia a livello emozionale.
Al cinema, per fare paura, basta fare BUUUU al momento giusto.
Nel fumetto non è la stessa cosa. Per ottenere un risultato vagamente simile è necessario costruire una corrispondenza di horrorosi sensi un pezzettino alla volta. Ci vuole tanto tempo, e tante vignette. Ma si può fare, perché il fumetto è un media potente.
E’ sempre difficile bilanciare i necessari spiegotti che vanno per forza di cose infilati in una storia. Non ci sono regole precise. Lo spiegone diventa un paradosso. Se è preciso e approfondito viene percepito come noiosissimo. Se non lo faccio, sono uno sceneggiatore scriteriato che non è capace di spiegare le cose. Ma va bene così, è parte del gioco.
Fatto sta che in “Valzer Cajun” forse, una cosa dovevo raccontarla nel modo più esplicito possibile. Nella storia ci sono degli indizi, dei particolari dai quali poi uno se vuole “se la racconta da solo”, ma se gli puntavo sopra una lampada alogena narrativa, esplicitando, forse era meglio.
A Samanum non dispiace la situazione in cui si trova. E’ un demone della sofferenza, e trae piacere dalla sua stessa sofferenza. No. Non c’è scritto così nero su bianco. Lo si poteva intuire.
In sostanza, in un gioco morboso di dolore e dominio, Samanum sfrutta l’allegra famigliola per i suoi scopi.
Ecco perché non usa fin dal primo momento l’energia vitale del colossale Elias. Altrimenti finirebbe il suo “gioco” nella nostra dimensione.
La canzone in realtà non esiste, l’ho scritta io. Serviva qualcosa di preciso e attinente, e di solito i cajun non scrivono canzoni che si collocano perfettamente nella trama di Dampyr.
Ho usato un bel po’ di documentazione, tra cui un bellissimo sito sulla tradizione musicale cajun, CLICCA QUI, e un dizionario sulla loro lingua, CLICCA QUI.
Oltre a un casino di altra roba che adesso non trovo.
(Uh, mi viene in mente adesso che forse potrei chiedere a Graziano Romani di scrivere le musiche di quella canzone. Così poi la cantiamo ai raduni fumettosi!)
Piccininno, a mio parere, ha fatto un lavoro eccezionale in quelle tavole. Alcune sequenze sono davvero disturbanti, e quando esplode l’azione ha saputo essere molto dinamico.
La faccenda dello spillo a pagina 29, è un “derivato”. E’ una citazione con tuffo carpiato del Malleus Maleficarum, il manuale di gestione delle streghe pubblicato nel 1487.
Sul testo, il libretto di istruzioni per gli inquisitori, si legge che alcune streghe sono insensibili al dolore, e bisogna, con grande fatica e varie prove, trovare l’unico punto sensibile del loro corpo.
Spesso non più grande di una capocchia di spillo.
Ho acchiappato quel concetto e l’ho capottato dentro la caratterizzazione di Elias.
Su tutto il resto pesano le atmosfere di film paludosi come “Un tranquillo week end di paura”, “I guerrieri della palude silenziosa” e il capolavoro: “ Senza Tregua” con Van Damme.
C’è “Non aprite quella porta”, “I Goonies” e parecchia altra roba. Soprattutto i cajun e la palude. Un sacco di palude.
A me i cajun sono simpatici. Ho potuto apprezzare la loro cucina a New York, in un ristorante ora chiuso. Le polpette di alligatore sono eccezionali e con i gamberi di fiume ci farei colazione. E poi si beveva nei barattoli, come nella migliore tradizione dell’immaginario collettivo paludoso.

mercoledì, settembre 14, 2011

Eh?! Che hai detto?...Scarlett Johansson nuda?!


E così, Nipresa, la butta lì...
Insomma, oggi è un buon giorno per internette, pare che siano comparse due foto di Scarlett Johansson tutta ignuda.
Anzi no. Non "pare"...
Su internette ci sono proprio due autoscatti di Scarlett Johansson biotta. Le trovi in alta risoluzione cliccando qui e seguendo gli agili link.
Io personalmente ci sono rimasto male. Nel senso che è vero, i push up fanno miracoli.
Spero che le signorine perdonino questa deriva testosteronica di Diegozilla, ma Scarlett è un argomento che sta particolarmente a cuore a noi maschietti.
Ora rimane da capire chi era il fortunello destinatario di quegli scatti.

Corso Monforte, grigia anteprima!


Si avvicina la data di consegna delle storie per Gang Bang, la colossale rivista di fumetti che Il Manifesto porterà in tutte le edicole, ma non prima di averla presentata al festival di Lucca Comics.
Un progetto ambizioso che coinvolge un manipolo di eroici autori, tutti assieme sulle pagine extra large di un allegato. Sottolineo che si tratta di un allegato con storie inedite, e non la consueta ristampa.
Per maggiori dettagli su tutta l’operazione Gang Bang, ti conviene andare dal grande capo Andrea Voglino, che ti spiega tutto, cliccando qui.
Altri succosi aggiornamenti, sempre da lui: QUI, e anche QUI.
Invece, QUI, Roberto ti racconta quello che sta facendo lui.
Per l’occasione io e Mutti abbiamo creato Corso Monforte. Un personaggio che ti ho presentato tempo fa, se non ti ricordi, clicca qui.
Corso è il protagonista di una storia iper cospirazionista, ambientata negli anni ’80. Per la sua fisionomia siamo partiti da Nick Kamen, colonna sonora per limonare duro sui divanetti in discoteca il sabato pomeriggio.

La storia è un denso concentrato di cospirazionismo, ma non ho voluto fare il manuale delle giovani marmotte complottiste. Non c’è didattica, non ci sono spiegotti, non è un veicolo per raccontare le cose a chi non le sa. E’ l’applicazione pura delle teorie del complotto a livello di trama.
C'è di tutto, ed è tutto vero.
Dove "vero" si intende: c'è una precisa documentazione complottosa a riguardo.
L’ambientazione negli anni ’80 mi è servita per giocare con gli eventi usando il senno di poi.
Dato che io e il Mutti siamo stati rapidi e letali nella realizzazione di Corso Monforte, abbiamo deciso di aggiungere dei grigi ai disegni.
Luca Bertelè è stato prontamente arruolato, ed è salito sulla scala di grigi. Il risultato eccolo qui:


(clicca che si ingranda!)
E’ una tavola work in progress, con un orrendo lettering fatto dal sottoscritto. I baloon servono solo per darti un’idea di come sarà il risultato finale.
(Lettering a parte, ovviamente.)
Corso Monforte: Armi di distruzione di massa.
A breve su Gang Bang.
E ora andiamo tutti sul divanetto a limonare.

Each time you break my heart
Each time you break my heart
I know how it feels to be the talk of the town
I'm not gonna let you go and run around
I need to know that you'll be true to me
'Cause that's the way it's got to be...

martedì, settembre 13, 2011

Diegozilla Lab, suona la campanella!


In questi mesi il laboratorio è andato avanti eccome. Abbiamo fatto, tutti assieme, un gigantesco esperimento di massa sul senso puro della scrittura. Il blind test più ambizioso mai tenuto a memoria d’uomo. Tanto ambizioso e blind che nemmeno io sapevo di farne parte.
Il risultato?
Ora è più chiaro a tutti, me compreso, come in realtà lo scrivere sia un’attività che decide da sola le sue regole, cambia le priorità, stabilisce l’ordine delle cose con cui vuole o deve misurarsi.
Ti dicevo che scrivere è scegliere, e scrivere è anche scegliere che cosa scrivere.
E' un attività in continuo mutamento, dove la scaletta delle cose da fare è in divenire, pronta per essere mutata, aggiornata, modificata in corso d’opera. A seconda degli imprevisti, del periodo, dell’umore e delle scadenze, quelle vere. Quelle che se non rispetti qualcuno ti cazzia.
Nonostante l’abitudine di sguazzare in un cronico e amichevole ritardo, o ritardino, il tipico sul filo del rasoio da sceneggiatore, soltanto adesso, stanotte alle due, il post del Diegozilla Lab è arrivato in cima alla mia scaletta.
Ci è arrivato per un insieme di questioni. Ubi maior, ispirazione, aspirazione, sudorazione, scoppio e scarico.
Non dovrei scriverlo comunque questo post, perché c’è sempre qualcosa sull’orlo del precipizio del tempo. Ma confido di riuscire a gestirlo prima che cada giù.
Ed eccoci qua.
Non so te, ma io mi sono dimenticato a che punto eravamo arrivati. Mi serve un riepilogo generale.


Fase 1, scrivere. Parte 1
Introduzione sulla scrittura legata ai generi narrativi. Varie ed eventuali.
Fase 1, scrivere. Parte 2
Il famoso righello.
Fase 1, scrivere. Supplemento 1
Approfondimento sulla questione del righello.
Fase 1, scrivere. Parte 3
Il protagonista, l’eroe classico e l’eroe moderno.
Fase 1, scrivere. Parte 4
I prologhi e gli epiloghi.
Fase 2, scrivere fumetti. Parte 1
La differenza tra scrivere e sceneggiare. Immagini in movimento e scrittura per immagini dirette.
Fase 2, scrivere fumetti. Parte 2
Vignetta come unità narrativa, tempi, spazi, scegliere che cosa raccontare.
Fase 2, scrivere fumetti. Parte 3
Come funziona la vignetta come unità narrativa.
Fase 3, sceneggiare fumetti. Parte 1
Dare un nome alle cose, modulo di sceneggiatura, varie ed eventuali.
Fase 3, sceneggiare fumetti. Parte 2
Linguaggio tecnico base per sceneggiare un fumetto.

Non metto i link diretti a tutti i post collaterali, a quelli ci arrivi cliccando sull’etichetta di archivio del Lab.
Bene. Uh. Ne abbiamo fatta di roba…
Io adesso mi rileggo tutto, così mi rinfresco la memoria e capisco il fatto e il da fare. Dato che è passato del tempo, per tornare sul pezzo, per rientrare nel mood giusto del Lab ti conviene anche a te fare un ripassino.
Magari c’è qualcosa che ti è sfuggito, o qualche domanda che è rimasta in sospeso.
Il Lab riapre ufficialmente Martedì 20 Settembre, con la penultima lezione del corso.
Nel frattempo, facciamo l’appello. Così vediamo chi c’è e chi non c’è.
Quindi, alza la manina e manifesta la tua presenza nei commenti, grazie!
Se rileggendo, ti viene da fare qualche domanda, usa sempre i commenti, grazie!

lunedì, settembre 12, 2011

Scene di vita moderna 7

Wired di settembre.


A Natale mi hanno regalato un abbonamento a Wired per un anno. Un regalo molto gradito, dato che è comodo, in alcuni frangenti, avere una rivista agile da gestire.
Leggevo Wired in inglese, anni e anni fa, pagandolo cifre imbarazzanti quando nel cambio Lira/Dollaro era compresa la tassa: te lo porto qui in barca a remi e te lo faccio pagare quanto pare ammè, sennò ecco una pagaia e vacci tu in de iuessei a prenderlo.
Wired in italiano è stato, fin dal primo numero, il cugino vorrei ma non posso della versione americana.
Un cugino che abita in un remoto paesino di provincia, sul cucuzzolo di Minas Tirith e che vede come innovativo e fantascientifico tutto ciò che è normale per il suo parente di città.
Un cugino che descriveva benissimo il digital divide, perchè ci vive dentro. Un cugino che con gli occhioni stupefatti ti raccontava tutte le figate tennologgiche che ci sono fuori, di là, ovunque, ma non qui.
In sostanza, Wired in italiano era un splendida rivista di turismo.
Abbastanza sopportabile, facendo le debite proporzioni. Certo, che a parlare di storie e idee che cambiano il mondo fossero degli articoli scritti spesso e volentieri da dei brontosauri, un po’ faceva girare le palle. Ma che ci vuoi fare. Siamo in Ittalia, io qua dall’alto dei miei quarant’anni sono considerato ancora un giovane. Un bel giovane, aggiungerei.
Nonostante i suoi limiti, era una rivista divertente. Qualcosa di utile si riusciva a trovarlo, facendo lo slalom l’iperfighetteria tecnologica e le impronte dei brontosauri.
Poi, all’improvviso a giugno Wired cambia direttore. Riccardo Luna abbandona la guida della testata, ufficialmente perché ha lasciato il ghiaccio nel forno e deve occuparsi dei gerani. Al suo posto subentra Carlo Antonelli, acchiappato dal Rolling Stone.
Ecco. Io non leggo riviste di musica. A parte Metal Hammer quando ero teenager, credo di non averne mai lette. All’alba dei miei quarant’anni ho capito il perché.
La direzione di Wired passa nelle mani di Antonelli, e inizia subito bene. Con il numero di agosto, dove decide di sottotitolare il titolo. Giuro. Non sto scherzando.
Sulla testata si legge: Wired, e subito sotto, tra parentesi: ‘uaird. Agg. inform. in linea, connesso.
E se veniva chiamato a dirigere Stop? Sottotitolava: Segnale stradale che intima di fermarsi all’incrocio?
Il numero di agosto è stato soltanto un numero di transizione. Metti la Panda in cima ad una salita e levi il freno a mano. Poi aspetti.
Aspetti settembre.
Ogni timidissimo guizzo grafico presente nei numeri precedenti, è stato placato con massicce dosi di valium. Ora Wired ha una grafica interna a metà tra la Settimana Sudoku e Caccia e Pesca. Senza però quello stesso gusto vintage.
Poi, siccome che, lo sanno tutti, a settembre ricominciano le squole, ecco uno specialone sull’istruzione. Ben strillato in copertina, perché si sa, parlare di educazione risulta molto attrattivo per uno studente che deve spendere quattro euri.
Il resto del numero è un esempio spettacolare in cinemascope di come fanno presto quelli del marketing a dire che bisogna allargare il target. Di fianco a Grattachecca e Fichetto arriva Pucci, la personalità è in funzione da quanto sono neri gli occhiali da sole e interattivo significa metterci dei giochi enigmistici.
Il gioco più divertente è un grande classico, che se funziona su Confidenze e Rakam, perché non usarlo anche su Wired? L’articolo che inizi a leggerlo, ma la parte finale è più avanti, a fine numero, incolonnata per bene con un bel: continua da pagina 28.
Spero che la versione per iPad abbia un link diretto, altrimenti devi dare manate allo schermo per un quarto d’ora.

Mac Sospetti!


Non so se capita anche a te, però da quando Steve Jobs si è ritirato, tutti i prodotti Apple che ho a casa si comportano in modo strano.
L' iMac si inchioda spesso e volentieri, il Macbook starnazza, e l'iPhone litiga con sè stesso.
E' aumentata la percentuale di: porcaccia la focaccia e mmuoviti, caspiterina! che pronuncio nell'arco della giornata.
(Porcaccia la focaccia e mmuoviti, caspiterina. Versione approvata dal MOIGE e dalla moderazione mondiale di internette, in sostituzione della sequela di improperi indicati originariamente dall'autore del presente post)
Secondo me ha premuto un tasto segreto che incasina tutta la roba Apple del mondo.

domenica, settembre 11, 2011

Sabato al Nerd Pride!


Come è andata?
Umh, benino. Nel senso: io e Tito abbiamo perso il Quiz, dopo aver dominato per lunga parte del gioco. sigh!
Tre squadre. Tito e il sottoscritto. Roberto e Diego Zucchi in sostituzione di Stefano Priarone. Micol e Paola.
Varie prove, pulsanti da schiacciare, videi da vedere, questo e quell’altro.
Mi cospargo il capo di cenere e mi metto in ginocchio sui ceci per aver fatto casino nel gioco degli attori, eliminando tutti e facendo finire il gioco prestissimo.
Il gioco era figo. Uno dice il nome di un attore e il concorrente successivo deve dire il nome di un secondo attore che ha recitato con il primo e un quale film. E via così a catena, fino a quando uno non sa rispondere o sbaglia.
Paola mi passa Tom Hanks, dopo aver ricevuto (mi sembra) Meg Ryan da Micol.
In quel momento l'unico che mi veniva in mente era Tom Sizemore in Salvate il soldato Ryan.
E ho fatto un disastro. Chiedo perdono per la mia poca sportività. Comunque, Nerd Zeus mi ha punito, e le ragazze sul finale ci hanno stracciato dibbrutto.
Allora, primo posto: Roberto e Diego Zucchi, secondo posto Micol e Paola, terzo posto io e Tito.
La cronaca fedele della fase finale la trovi da Deboroh, cliccando qui.
Per riprenderci dalla delusione, io e Tito siamo saliti sul palco Air Band, dove ho vinto per acclamazione.
Poi giretto al Movieland. Quello che è successo nella Horror House è coperto da segreto, mentre Magma 2 è l'attrazione più divertente sulla quale sono mai salito.
Un mega grazie a Simone Bazzanella per aver organizzato il tutto!
Il caldo pomeriggio diventava sera, il parco chiudeva e ciaociao tutti a casa. Invece no, all’improvviso: estemporanea zingarata.
Un piccolo manipolo di eroi si è spostato verso Gardaland, per continuare lì la serata.
Spongebob 4D mi ha cambiato la vita, e niente sarà mai più come prima.
Ma sul Raptor non ci salirò mai e poi mai.

venerdì, settembre 09, 2011

Tutti al Nerd Pride!


Sì, ai tempi della scuola ero un Dudley "Caccola" Dawson, a destra, nella foto.
Vabbè. Come ho già detto in quell'altro post, domani vado al Nerd Pride nella ridente Movieland.
Tutta la giornata sarà dedicata all'evento. Nello specifico, le nerd activities che mi vedono coinvolto con i miei compari: Roberto, Tito e Stefano, iniziano alle 13.30.
Su Lega Nerd c'è il programmone completo, e ci arrivi cliccando qui.
A noi maschietti della Lambda Lambda Lambda si sono aggiunte le ragazze della Zeta Beta Zeta: Micol Beltramini e Paola Barbato.
Sarà un quiz coi fiocchi, presentato da Linda Gravela e con Deboroh alla giuria.
Se decidi di passare da quelle parti, ti rimetto il link per avere lo sconto sul biglietto di ingresso, clicca qui e scòntati!

Ricapitolando:
Nerd Pride, Sabato 10 Settembre 2011.
Canevaworld Movieland Studios e Aqua
Località Fossalta, 58
37017 Lazise sul Garda (VR)
Tel 045-6969900
Fax 045-6969901
info@canevaworld.it
www.movieland.it

Scene di vita moderna 6

Diegozilla nel mondo del gossip!


Tra le ultime news su Belen Rodriguez e la fuga della Canalis a Los Angeles, il sito di gossip Attrici e Modelle, titola:
Scrittore di fumetti invita a cena Fiammetta Fadda tramite il suo blog.
Nel post si legge:
"Diego Cajelli, piacente e colto scrittore di fumetti come Diabolik, Zagor e Dampyr. (...) ha usato il seguitissimo blog Diegozilla per lanciare un appello a Fiammetta..."
Tutto il resto del post, corredato dalla cover di un mio numero di Zagor, e da una foto del sottoscrito alle prese con un Kokorec a Istanbul, lo puoi leggere cliccando qui.
Ringrazio per il colto e piacente.
Ringrazio per aver detto scrittore di fumetti e non scrittore di graphic novel. Sarebbe stato più cool e alla moda, ma non corrispondente al vero.
Ringrazio anche per aver usato un approccio corretto verso il mio lavoro, elencando i titoli giusti delle testate per cui scrivo, mettendoci anche la copertina e tutto il resto.
Parlare di fumetti nel modo giusto è raro per una testata non specialistica. Noi dell'ambiente ci irritiamo dibbrutto quando qualcuno sbaglia a dire qualcosa su di noi. Per cui, mi sembra più che doveroso sottolineare quando accade il contrario.
E ora incrociamo le dita!
Sperando che Fiammetta Fadda non scelga un ristorante con ottanta stelle Michelin, dove, per onorare il mio impegno, dovrò lavare piatti per il resto della mia vita.
Impedendomi, di fatto, di scrivere fumetti.

giovedì, settembre 08, 2011

Il santo patrono dei privilegi.


Approvata la versione non-mi-ricordo-più-che-numero della finanziaria, la director's cut probabilmente. Quella con il finale in cui si capisce meglio che Tremonti è un replicante.
La faccenda l’hanno portata avanti con l’usuale cialtroneria italica, ed è utile quanto cambiare stazione sull’autoradio mentre precipiti in un burrone.
Però ti fa capire molte cose, in generale, sul paese in cui viviamo.
La prima, è che l’intera classe politica non si rende conto della gravità della situazione, ma è ovvio, altrimenti non sarebbe la nostra classe politica.
Mai come in questo momento, i politici rappresentano benissimo la società in cui viviamo, perchè la gggente, tanto quanto loro, non ha capito una mazza.
Lo popolo infatti, in queste ore si sta incazzando.
Per che cosa? Perchè gli hanno levato la festa del santo patrono.
Retribuita.
Sei a casa, pagato, per una festività difficile da spiegare a un buddista, e ti indigni leggendo su feisbucc i prezzi del ristorante del senato.
- Ah che privilegiati maledetti!
Nel frattempo, c'è qualcuno che lavora con contratti che non prevedono nemmeno i giorni di malattia, o che scadono prima delle ferie e si rinnovano subito dopo.
Stai pure a casa a festeggiare il tuo santo, non te lo vieta nessuno.
Ma niente lavoro, niente soldini.
Ovvero la realtà quotidiana di tantissime altre persone, tra cui, per dire, il sottoscritto.
Questa manovra, stando a quando leggo in giro, ci proietterà direttamente a fallimentolandia. Pare inevitabile e i segnali ci sono tutti.
Il primo, è sicuramente la serie di articoli che stanno uscendo in queste ore, dove ti spiegano che cosa succede se una nazione scappa senza pagare il conto.
E' che anche in quel caso, quegli articoli, sembrano riguardare soltanto una parte della popolazione.
Quella che può contare sul TFR, o che ha diritto alla pensione, o che è già in pensione, a chi possiede più di una casa, o chi ha dei soldi investiti in borsa, o che ha dei soldi messi via in banca.
Mi spiegano che cosa può succedere a loro, ma continuo a non capire che cosa succederà a tutti gli altri. Quelli che l'unica mossa economicamente azzardata è stata di accendere un mutuo per la casa in cui vivono.
Ho come l'impressione di vivere da sempre, assieme ai miei economicamente-simili,  in una situazione di praticamente-default. Senza rendite, capitali, soldi in più da investire, futura pensione.
Forse il mio santo patrono mi aiuterà a capire, aspetterò la sua festa per fargli qualche domanda.

Con Fiammetta Fadda, nel ristorante al termine dell'universo.


Fiammetta Fadda sarebbe la zia ideale in un cosmico romanzo di formazione sulla mia vita.
La signora è una critica gastronomica di Panorama. Chiedo perdono sdraiandomi biotto su una julienne di ortiche, ma Panorama non ce la faccio a leggerlo. Tocco la copertina e urlo.
Fiammetta però, è anche dentro la mia tivvù. Partecipa a programmi come “Chef per un giorno” e “Cuochi e fiamme”.
Lei arriva, elegantissima come soltanto le zie ideali sanno essere, assaggia e poi recensisce.
Concetti brevi, brevissimi. Ma che in quattro parole descrivono sapori, odori, collegamenti, e l’entroterra culturale dello chef e del piatto. La sua analisi parte dall’identificare le componenti più segrete del cibo che ha davanti, tipo uno scanner in tailleur, e arriva dove nessun gusto è mai giunto prima.
Riconosce spezie andoriane, capisce se il brasato è stato fatto con uno dei sei cervi che Geordie ha rubato dal parco del re. Ti fa tana se sul menù c’è scritto timballo di maccheroni ai quattro formaggi con Grana Padano DOP, e tu invece hai usato il Parmesan comprato alla LIDL. Se le servono una bistecca alta tre dita con delle patatine fritte, tira fuori un cappello da cowboy e ti chiama vecchio cammello.
Ogni tanto parte in modalità “Forse non tutti sanno che”, e ti racconta incredibili aneddoti culinari delle più svariate parti dell’universo conosciuto.
Dettagli sulla fumigatura del salmone con l’erba pipa. Le domande giuste da fare a un certo tipo di insalata per essere sicuri che voglia essere mangiata. Come servono le ostriche alle cene del gruppo Bilderberg. I trucchi che usano su Crematoria per il barbecue perfetto, o quella volta che, in un chiosco a Macao, Andrew Zimmern ha fatto casino e si è mangiato la collezione di coleotteri del piccolo Wong. Con tutta la teca.
Io l’ascolterei per ore. Solleticato da quel suo splendido modo di dire le cose, anche quando con estrema freddezza ti dice che quel piatto non lo servirebbero nemmeno nella mensa del carcere di Folsom.
Ogni tanto si irrita. Soprattutto in “Cuochi e fiamme” quando Riccardo Rossi lievita, esplodendo in una detonazione di fastidiosa riccardorossità incontenibile anche con gli elettropungoli per bovini.
Ma che ci vuoi fare, Fiammetta... E' un comico.
Non è mica casuale l'inizio di Watchmen.
Credo fortemente nella legge dei sei gradi di separazione, per cui, da queste parti è molto probabile che passi qualcuno in contatto con Fiammetta.
Per favore, puoi dirle che vorrei uscire a cena con lei?
Sono un tipo educato e abbastanza pulito, dalla piacevole conversazione e privo di secondi fini.
Ho anche un abito buono nell’armadio.
Il ristorante può deciderlo lei.
Le rigide norme di cavalierato che seguo, ovviamente mi impongono di pagare il conto.

mercoledì, settembre 07, 2011

Fumetti, opinioni in merito.


Per me è fumetti, ma per te, che magari non li fai e manco li leggi, potrebbe riguardare, per dire, la ragioneria quantistica...
Spesso, mi trovo di fronte alle opinioni, o alle conclusioni tratte da altri, su determinati comportamenti, azioni, lavori... miei o di qualcun’altro.
Mi stupisco sempre per il livello di infima bassezza che viene attribuito a determinati comportamenti, azioni, lavori... miei o di qualcun’altro.
Verrebbe quasi da pensare che, quelle critiche forgiate con accuse di doppi fini, complotti, mantenimenti forzati dello status quo, culto della fama e della personalità siano invece dei grandi indizi rivelatori.
Rivelatori del comportamento che qualcuno terrebbe se le parti fossero invertite.

Scene di vita moderna 5


A domande rispondo:
Sì, è una specie di "serie".
Sì, sono illustrazioni anni 50 rimaneggiate.
No, non ho disegnato, ho solo giocato con fotoschioppe.

Cowboys & Aliens


E così, ieri sono andato alla mia prima serata mondana in veste di blogger.
Rizzoli/Lizard , che curerà l'edizione italiana del fumetto da cui è tratto il film, ha organizzato un’anteprima per la stampa di Cowboy and Aliens, invitando il tuo Diegozilla preferito.
Hanno fatto bene.
Vado pazzo per gli extraterrestri e i Winchester.
Cowboy and Aliens è un film dove i cazzotti fanno il rumore della martellate, dove Daniel Craig è così maschio che poi esci e ti stappi una birra coi denti, domi un incendio emanando testosterone dai pori, e per finire la serata sfidi a braccio di ferro le ruspe. Vincendo.
E poi c’è Olivia Wilde.
Osserviamo tutti un minuto di sognante silenzio.
Olivia Wilde.
Con questo film hanno fatto i furbetti. Sembra un B-Movie, ha tutti gli ingredienti di un B-Movie, ma è una produzione con la P maiuscola in tutti i sensi. E’ come se si volesse mantenere apposta un apparente basso profilo, per poi tirare fuori gli assi dalla manica.
E’ come fare a pugni con uno che sembra un omino qualunque, e poi salta fuori che è il campione mondiale di Krav Maga.
Ci sono Spielberg e Howard alla produzione, grosse star davanti alla cinepresa, e un buon esecutore dietro. E’ un film-giocattolo con cui della gente che sa fare bene il proprio lavoro ha deciso di divertirsi.
Non ha quell’aria del: prendiamoci tantissimissimo sul serio che hanno la maggior parte dei film con la coda di paglia tratti dai fumetti. C’è leggerezza e onestà. E poi ci sono gli alieni, con un design figo, a metà tra l’insettoide, l’esoscheletroide e lo schifezzoide.
Nel film c’è tanto Sergio Leone, anche se manca il Plin Plin Plin del carrilon di “Per qualche dollaro in più” nei flashback.
Ci sono la camminata e gli sguardi di Eastwood, la fattoria di Josey Wales, e la visione sporca della vita di frontiera. C’è Costner che balla. E forse è stato anche ritrovato il cane che si era perso in “Silverado”.
Sull’altro versante della commistione tra i generi c’è “Bagliori nel buio”, e parecchio dello Spielberg stile “La Guerra di Mondi”… Il fantomatico bracciale al polso di Craig ricorda parecchio una cosa del mio film preferito di Michael Rae.
Tra l’altro, viene messa in scena una delle teorie ufologiche più attuali, legate ai contatti avvenuti in passato tra i terrestri e gli alieni. Ma non ti dico di che cosa si tratta, perché è uno spoiler grosso quanto il Montana.
Tanto per gradire, si approfitta della presenza di Harrison Ford per far fare a Craig una bella citazione ad Indiana Jones.
A completare il tutto, l'eterno scagnozzo Walton Goggins.
Il Kurgan di Highlander (mammamia come è invecchiaaato!) nei panni di un pretone.
Il fratello buono di David Carradine che invece di fare l’agente dell’FBI a Miami, fa lo sceriffo nella cittadina di Absolution.
E poi... Nonostante la sceneggiatura sia stata scritta dai diti di Alex Kurtzman, Roberto Orci e Damon Lindelof, il film ha un finale vero.
No, non era tutto un sogno del cane, come in Lost.


(editato per chiarezza, grazie a Spino per la revisione bozze)

martedì, settembre 06, 2011

Bei post altrui, il ritorno!


Sono indaffaratissimo e ho poco tempo per scrivere qualunquecosa, a parte le sceneggiature che i miei capi attendono con ansia.
Però ho tempo per leggere quello che scrivono gli altri.
Leggere e segnalare. L'ho fatto in passato con il Disma, e oggi...
Oggi su Cernusco Ink, il blog del mio amichetto Carlo, leggo un passaggio che mi ha messo i brividini.
Condividere, in questi casi, è imperativo.

"Vi è mai capitato di sentire questa domanda:'Tornando indietro nel tempo, rifaresti le scelte fatte fin qui o cambieresti qualcosa?' 
Avete visto con quale fierezza in molti rispondono:'Rifarei tutto, senza cambiare una virgola!'
Poveracci.
Fatela a me, questa domanda.
Potendo tornare indietro nel tempo, prenderei ad ogni bivio l'altra strada, solo per la curiosità di sapere cosa c'era dietro l'angolo. 
Ho scelto l'Istituto d'Arte? 
Farei l'alberghiera. 
Vacanze al mare? 
Mai più. 
Il fascino di falce e martello ai tempi delle superiori? 
Ora ci si iscrive al Klu Klux Klan. 
A ogni bivio, a ogni bivio, sempre dall'altra parte. 
Perché? 
Perché tanto non esiste la cosa giusta da fare. 
Le cose si fanno e basta, perchè questo è il vivere."

 

lunedì, settembre 05, 2011

Scene di vita moderna 4


Tentativi di Trota.


C’è fermento nella Lega.
E’ un momento politico particolare, qualcuno prima o poi potrebbe chiedere il conto a Umberto "scendimi da dosso Luisa che sto male" Bossi e compagnia bella.
Qualche leghista della prima ora, magari, vedendo che fine hanno fatto fare i suoi beniamini ai proclami della Lega Nord degli anni '90, potrebbe essere piuttosto incazzato.
Rinnovamento allora. E da dove si parte? Dal rampollo.
Renzo Bossi in arte Trota.
Uno a cui il CEPU fa lezioni private gratis a domicilio, uno che confonde l’indice con il medio quando deve fare i gestacci e che ha preso la maturità per sfinimento della commissione.
L’elettorato italiano, si sa, è come un bimbo al baby club del villaggio turistico. Ma anche all’elettore medio leghista, è piuttosto difficile fargli digerire un futuro nelle pinne del Trota.
Bisogna lavorare sull’immagine di Renzo. Bisogna cambiare la percezione del pubblico nel suo confronti.
Come?
Bisogna renderlo simpaticissimo, come ha fatto la Gialappas con i celenterati del Grande Fratello, grazie all’arma di distrazione di massa della parodia. Che distrae, diverte, confonde l’amara realtà dei fatti.
Sul Trota, apprendo da (argh!) Libero, è in corso una bella campagna virale. Ovviamente spacciata, sempre da (argh!) Libero, per spontanea e satirica.
"Il Trota ha detto", una serie di battute su Renzo Bossi, elaborate direttamente dagli utenti, sullo stile dei Chuck Norris Facts.
E’ un ottimo esempio di come si possano usare la rete e i social network a fini politici, senza nemmeno metterci la faccia.
Si lancia un sasso e ci pensano gli altri, alcuni in modo inconsapevole. Un false flag, direbbero forse i cospirazionisti.
Fate le vostre battute. Fate, fate.
Intanto, l’opinione nei confronti del rampollo lentamente cambia, bufferia dopo bufferia, fino a tramutarlo in un eroe popolare. E poi, il gioco è fatto.
A proposito di battute.
Te ne dico una io.
Il Trota occupa un posto di consigliere regionale.
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Ripetiamolo tipo mantra, che è una battuta bellissima…
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