mercoledì, agosto 31, 2011

Ma come ti vesti?


Un completo in latex nero, con maschera antigas e copricapezzoli a forma di teschio, non è la mise adatta per andare al battesimo di tua cugina.
Anche se ti senti a tuo agio, non puoi presentarti in ufficio con un gilet di pelo di bisonte, abbinato con un pantalone a pinocchietto a costine, gli zatteroni dei Kiss e un casco in cuoio da aviatore.
Quando gli ispettori dell’ONU decretano che hai un rapporto conflittuale con il tuo armadio, l’unica soluzione è chiedere l’intervento dei Caschi Blu della moda e del buon gusto: Carla Gozzi ed Enzo Miccio. I due supplizianti di: “Ma come ti vesti?!”, che spadroneggiano su Real Time, nei quarti d’ora lasciati liberi dalla Marella.
Enzoeccarla arrivano, ti guardano, si mettono a ridere, ti pigliano per il culo e poi danno fuoco al tuo guardaroba.
Carla è una signora bellissima, elegantissima, biondissima. Avvolta in un’aura assolutamente nobile, tanto che riuscirebbe ad essere elegante anche indossando uno scafandro da palombaro mentre mangia canederli.
Enzo, campione in carica dei pesi stilosi, è sciccosissimo. E’ il magnifico rettore dell’università di Carrie Bradshow.
(A me va di sfiga. Il mio migliore amico gay: Erminio, è avvezzo all’uso di maglioni in lana marrone con disegnate alci arancioni che si librano felici su prati fucsia, e mai e poi mai potrebbe darmi consigli sullo shopping.)
La missione di Enzo e Carla è di trasformare tutti nel manichino di pagina trentaquattro. I tuoi gusti non importano a nessuno, del tuo stile possiamo farne a meno, avere personalità è una cosa troppo destabilizzante per la società di oggi.
Ci sono delle regole, cazzo.
Queste regole impongono che ti devi vestire seguendo i precetti del loro dogma. Che ti piaccia o non ti piaccia, è così. Punto.
Altezza, peso, forma, carattere, età, stile di vita, chissenefrega. Devi vestirti come il manichino a pagina trentaquattro.
Con punte di acidità magistrali, e modi di fare da campioncini del fashion, i nostri due prendono la sfigata di turno e la trattano malissimo.
Perchè?
Perchè non si veste bbbene. In sostanza, a "Ma come ti vesti?!" l’abito fa il monaco, eccome se lo fa. Anzi, di più. L'abito traccia i veri contorni della tua esistenza. Il vestito giusto è la soluzione per tutti i
problemi.
Ti prego potente Nyarlathotep... Trasformami in un umano come quelli... Anche io voglio sentirmi meglio, più sicuro e vincente, semplicemente cambiando il mio guardaroba! Ti prego!
Si fotta il lavoro sulle proprie istanza psichiche e la psicologia in generale, evviva la sartoria.
Nel programma, vengono dispensati anche dei saggi consigli sul trucco e il parrucco. La cosa fondamentale da sapere è che il taglio mullet, lungo dietro e corto davanti, va bene soltanto per i tedeschi della Germania Est. Quelli a bordo di un Opel Ascona che vanno a girare un film porno.
Ma se la contessa Von Gozzistein e la omo-parodia ti umiliano, lo fanno per il tuo bene. Ti danno anche 1500 euri per ricostituire l’armadio carbonizzato. In base alle loro precise direttive, ovviamente.
E alla fine, vai a farti vedere dai tuoi amici. Che ti dicono:
- Sei irrriconosciiiibile!
- Beellisssima!
- Ora ti voglio più bene perché ti vesti alla moda, prima fingevo.
- Sembra che cc’hai dieci anni di più, ma minghia, sei uguala al manichino di pagina trentaquattro!

Scene di vita moderna 1


Nerd Pride!


Sabato 10 settembre, al Movieland Park, Località Fossalta, 58, in quel di Lazise sul lago di Garda, si terrà un evento imperdibile, il Nerd Pride.
In collaborazione con la Lega Nerd, il parco Movieland sarà invaso da un mega raduno nerdy, per una giornata all’insegna del nastro adesivo sugli occhiali, Star Trek, Star Wars, zombi, cosplayer e compagnia bella.
Mi hanno tirato in mezzo, e sinceramente non vedevo l’ora.
Uno, per spararmi tutte le attrazioni del parco, vedere Rambo in azione, il 5D e tutte quelle cose lì.
Due.. Sì... Abbè..
Sono lieto di annunciare che parteciperò come concorrente a un quiz show molto particolare.
Oltre al sottoscritto, ci saranno: Roberto Recchioni, Tito Faraci e Stefano Priarone. Prenderemo parte a un gioco quizzettoso in stile tivvù prima del tiggì. Il tutto, ovviamente, con l’aiuto e il coinvolgimento del pubblico.
Le prove da superare saranno piuttosto complesse. Essendo un parco a tema dedicato al cinema, molte domande riguarderanno proprio il cinema e le serie televisive.
Mi sento preparato.
Poi, se ho capito bene, nelle fasi finali arriva il fatidico momento stile: Mike Bongiorno dei bei tempi che furono. Domande su una specifica materia scelta dal concorrente. E qui, ci si gioca la reputazione.
In settimana devo comunicare all'organizzazione qual è la categoria in cui mi sento più forte.
In questo momento non lo so.
Forse cospirazioni e misteri, forse B Movies, fumetti indipendenti italiani dagi anni '90 al 2000, leggende metropolitane, alieni, Star Trek dalla classica alla next generation, i Simpson, vampiri di tutto il mondo… Non so davvero che cosa scegliere. Dovrei fare dei test sulla mia preparazione tuttologica.
Per cui, fammi delle domande nei commenti che così mi esercito un po’.
(Ovvio che non rispondo usando Google, sennò che allenamento sarebbe?!)

Ricapitolando:
Ci vediamo Sabato 10 settembre, al Movieland Park.
Attacca il navigatore: Latitudine NORD 45° 28’ 76,0”, Longitudine EST 10° 43’ 57,3”.
Se decidi di venire, CLICCA QUI! Troverai un bel cupon con uno sconto di 3 euri sul biglietto di ingresso.
Ci vediamo là, ti aspetto con tutti gli altri Lambda Lambda Lambda.



martedì, agosto 30, 2011

La Compilation!


Uh! Me ne ero dimenticato, e l’avevo promesso nei commenti qua.
Allora… La tracklist della compilation tamarra per tuonare sul vicinato girando in macchina.
Io metto i titoli. Poi vai in un negozio legale, ti compri legalmente i dischi e ti copi tutto in Mp3 con legalità.
C’è un evidente predominio dei Metallica, ma anche io ho le mie debolezze. Mancano dei fondamentali, ma questa non è una compilation di fondamentali, è una compilation per incasinare la viabilità di un quartiere periferico.
Ho messo i brani in un ordine a mminchiettas, ma poi tanto sull'AiFono uso lo shuffle.

Fuel_Metallica
Hard Rock Hallelujah _Lordi
La Grange_ZZ Top
Thunderstruck _AC/DC
Last Caress/Green Hell_Metallica
Domination_Pantera
Roots Bloody Roots_Sepultura
The Unforgiven_Metallica
The Unforgiven II_Metallica
The Unforgiven III_Metallica
Paradise City_Guns N' Roses
It's A Long Way To The Top (If You Wanna Rock 'N' Roll)_AC/DC
Metal Heart_Accept
Shy Boy_George Lynch
Word Up_Gun
Rocka Rolla_Judas Priest
Ram It Down_Judas Priest
The Four Horsemen_Metallica
Battery _Metallica
Fade To Black_Metallica
Creeping Death_Metallica
One_Metallica
Sabbra Cadabra_Metallica
Overkill_Motörhead
Snake Bite Love_Motörhead
Du Hast_Rammstein
I Wanna Rock_Twisted Sisters
Garden Of Eden_Guns N' Roses
You Could Be Mine_Guns N' Roses
Love Gun_Kiss
Strutter_Kiss
Dr. Feelgood_Motley Crue
Youth Gone Wild_Skid Row
Atomic Playboys_Steve Stevens
Edge Of Seventeen_Stevie Nicks
Boogie Man_AC/DC
Big Gun_AC/DC
I Was Made For Loving You_Kiss
Seek and Destroy_Metallica
St. Anger_Metallica

lunedì, agosto 29, 2011

Quattro tizie da scopare.



Io ero rimasto alla vecchia concezione della pubblicità. Alla tranquillizzante usanza di fare pompolotti ai coni gelato, ai pennelli di bravaGiovannabrava, e alle tizie in bikini che maneggiano Kalashnikov al ralenty.
Oggi la tivvù mi ha costretto ad un balzo evolutivo/comunicativo verso una nuova frontiera della pubblicità.
La metafora carpiata avvitata, ribaltata.


Ci sono quattro tizie, che rappresentano lo sporco sul mio pavimento. Due hanno le voci delle doppiatrici di Carrie e Samantha di Sex and The City. Le altre stanno zitte.
Lo sporco che però è fashion, che però è sexy, che però e femmina. Che però se la mena.
Non ci sono i soliti mostri nemici dell’igiene che costruiscono metropoli nel mio cesso.
No, ci sono quattro tipe vestite di grigio e marrone, piene di polvere. Vanno a spasso sul mio pavimento, come se fossero sulla quinta strada.
Invece stanno raschiando il fondo. Del mio pavimento. Ma in effetti non lo stanno raschiando loro.


Simboli, metafore, forme retoriche e linguaggi fanno un rave illegale nel mio cervello. Rimango bloccato come un coniglio abbagliato dal laser di Predator.
Chi sono quelle quattro? Che cosa rappresentano esattamente? Oh, Copy mio! Non vorrai dirmi che hai fatto un ardito collegamento: polvere, femminile, con femmine-polvere?
Ma allora che cosa sono quellellì?
Quattro luride?
Quattro zozze?
Le polverine?
Non lo so, spero di capirlo prima o poi.
Le quattro polverette, gnaulano un po' tra loro, poi arriva la scopa di Polifemo e le scopa via.
Le lancia nelle fughe tra le piastrelle.
Al che, i miei amici tamarri del Bar Pizzuto mi dicono:
- Ah, quattro fighe tra le fughe!
Sorvolo.


Però a loro non piace essere scopate. Non piace per niente. Carrie si arrabbia, cadendo dice la sua, come se fosse stata spinta giù dai trampoli di Manolo Blanhik.
Invece no, semplicemente, non ha gradito l'essere scopata. Via.
Che messa così suona male lo so, ma dimmi tu che cosa suona bene in questo spot e ti offro da bere.


Poi, finalmente, con loro grande gioia arriva il panno Swiffer
Colossale, come le tre lune all'alba sul Pianeta Deneva 9.
E' lo Swiffer del destino, lo Swiffer degli Dei che arriva verso di loro. Un soffice tsunami che le sta per investire.
Loro lo amano.
La scopa no. Lo swifferissimo invece sì.


Per cui, lo sporco-donna, ama il pulente Dio che le preleverà dal pavimento per portarle chissà dove.
E loro lo adorano proprio. Cedono al suo potere attrattivo e lo abbracciano felici.
Quella con la voce di Samantha finge l'orgasmo.
Ma tanto lo Swiffer ci casca e andrà in giro a vantarsene, soprattuto con il Mocio, suo acerrimo rivale.

Forse c’è un fine umorismo che fatico a comprendere.
Oppure è una roba fetish, che non frequentando l’ambiente non riesco a capire.
Di sicuro, mi era molto più chiaro dove si andava a parare agitando il Togo.


venerdì, agosto 26, 2011

I fumetti e la rete, le regole del gioco.


Io ti lancio delle accuse, velate o meno, e a quel punto sei tu che devi dimostrare la loro infondatezza, mica io.
Nel caso, ti chiederò di produrre una dettagliata documentazione, perché soltanto quella può smentire le mie parole. Ovviamente sei tu che devi portare le prove a sostegno della tua difesa.

Metti che, da qualche parte, ci sia un documento che può smontare la mia tesi, anche se me lo linki io dirò che non è chiaro, che non è leggibile, che non c’entra niente con l’argomento in questione.
In compenso, se mi sono già occupato di te in passato, linkerò tutti i miei vecchi articoli in cui ti prendo a schiaffi. Perché è la somma che fa il totale.

Io ti scaglio contro dei Dobermann, se ti fai mordere è colpa tua perché non corri abbastanza veloce.

Nel frattempo, siccome sei umano, di sicuro ti incazzerai e perderai la calma.
Allora io farò di tutto per usare la tua incazzatura a sostegno della mia tesi, creandone una nuova in corso d’opera se necessario.
Sposterò l’attenzione dal mio articolo originale al contenuto dei commenti che hai scritto da incazzato. Mi appiglierò ad ogni tuo errore, ad ogni tua leggerezza, a tutti gli aggettivi che usi, e a tutto quello che mi può essere utile per demolirti.

Ah, dimenticavo. Se ti incazzi e mi insulti, sei tu che mi stai attaccando.
Io, con il mio articolo ho semplicemente espresso un’opinione e siamo in paese libero. Io sto facendo giornalismo.

Userò ogni artificio dialettico e ogni forma retorica immaginabile per metterti in crisi.

Se non ti incazzi, metterò comunque in dubbio la buona fede di ogni tua risposta. Se ricevo delle repliche sagaci, insinuerò che qualcuno le sta scrivendo per te. Ipotizzando un complotto ai miei danni.

Se non fai dei nomi, dovevi farli.
Se li fai, è una tua caduta di stile.

Replicherò alle tue repliche, certo. Ma prenderò in considerazione soltanto la parte che conviene a me. Ne darò un’interpretazione tutta mia. Userò e ribalterò le tue parole al punto di stravolgere completamente il senso di quello che avevi scritto.

Farò degli esempi, e saranno sempre delle aggravanti. Cercherò un collegamento ipotetico con un argomento che c’entra in modo del tutto tangenziale con quello di cui stiamo parlando. E lo userò come se fossero la stessa, identica cosa.
Ovviamente cercherò degli esempi che fanno presa sull’immaginario collettivo, scavando nel luogo comune, chiamando in causa tutto quello che è identificabile come nemico.

La mia posizione sarà sempre cristallina e priva di ogni possibile secondo fine o conflitto di interessi. La tua no, fino a quando non mi dimostri il contrario.
Ma dato che tu sei in conflitto di interessi per definizione, è impossibile che tu ci riesca.

Eventualmente, posso dire che stavo scherzando, che era un’abile provocazione intellettuale, che si fa per il gusto della discussione, che non mi hai capito.

Nel caso estremo in cui tu riesca a tenermi testa, ti dirò che non siamo nel luogo adatto per discutere di certe cose, e ti inviterò a scrivermi in privato.
Perché sono io che ti posso sputtanare pubblicamente, mica tu.



giovedì, agosto 25, 2011

Autore, lettore, estintore.


Passando per House of Mistery, leggo che Grant Morrison, in un’intervista sul Rolling Stone, ha criticato alcuni dei suoi colleghi.
E’ interessante la sua analisi su Chris Ware, dovrò riflette su quanto ha detto di Alan Moore, e per quanto riguarda il suo litigio con Mark Millar non ne so niente. Spero che qualcuno mi racconti i dettagli.
Non è tanto quello che dice Morrison a lasciarmi stupefatto. Mi sorprende invece che abbia gli strumenti per muovere delle critiche specifiche sul lavoro degli altri.
In sostanza, Morrison ha letto i fumetti dei suoi colleghi.
Ma pensa te... Morrison, un autore affermato che legge i fumetti di altri autori.
Anche nell’italica fumettolandia si sparano critiche. Pesanti e feroci, dato che ci stiamo sul cazzo a vicenda a seconda del campanile. Di solito però la buttiamo sempre sul personale.
Perchè?
Perche gli autori ah-ah-affermati italiani non leggono i fumetti degli altri.
Il mio lavoro, può piacere o non piacere ad alcuni dei miei colleghi a prescindere da quello che pubblico. La cosa va a simpatia. Spesso il non leggere fumetti è un vanto per l’autore di fumetti. Dice di non “leggerli più”, come se ci fosse un prima e un dopo.
Prima e dopo che cosa non lo so.
Mistero. Ci farò un fumetto cercando la risposta, così nessuno lo leggerà e il mistero rimarrà misterioso.


L'evoluzione dei capelli di Nicolas Cage.



Nient'altro da aggiungere.

mercoledì, agosto 24, 2011

Gimme foo, gimme faa, gimme dabajabazaaaah


Mi sono fatto una nuova compilation da sentire in auto.
Dato che sono un nobile esponente della più alta aristocrazia, la ascolto a volume undicimila e con tutti i finestrini abbassati.
Anche perchè se non li abbasso, data l'amplificazione, esplodono.
Ho pettinato una benzinaia con gli Ac/Dc. Ho fatto spostare uno che stava in mezzo, semplicemente avvicinandomi con i Metallica che tuonavano fuori dalla mia carrozzeria.
Nella mia zona, tutti quelli che vanno in giro con l'autoradio a palla e finestrini abbassati ascoltano Ciro Ricci, oppure Vasco, oppure il dramebbeis.
Quindi, mi sento in missione per conto del metal, con il fine di migliorare la qualità di quello che si ascolta sulle strade del mio quartiere.



lunedì, agosto 22, 2011

Una seratina al Billionaire!


87milaeuri di conto non pagato.
Novanta bottiglie di champagne, ma chi cazzo erano, russi o cammelli?
Vabbè.
Ma tanto ci pensa Xander Cage a recuperare il bottino.

domenica, agosto 21, 2011

A proposito di false cover...


Dan Hipp alle prese con Tin Tin.
Come direbbe Frank che mi bacchetta un po' qui e un po' anche là: dall'alto del cattivo gusto della mia autorevolezza web, che guarda per l'appunto dell'alto verso il basso, nella paludata palude, e offendo la linea chiara franco belga e i cartonati nocciolati!



E ora vado a zappare la terra. Come mi si consiglia nelle "timide critiche" che ogni tanto ricevo.
Chiedo scusa se ho usato un blog personale per una questione personale.
(Quella qui sopra è una battuta. Visti i tempi che corrono è meglio indicarlo)
Però Dan Hipp spacca!

sabato, agosto 20, 2011

Matrimonio con zombie!



venerdì, agosto 19, 2011

Wok of Milan.


Ci siamo andati ieri sera, in gruppo. Premetto che io e Luca avevamo intenzioni piuttosto bellicose.
La parola: all you can eat, stimola istinti tribali, evoca carriole di cibo e camerieri in lacrime. Soprattutto richiama alla memoria quella puntata dei Simpson dove Homer va a mangiare un olliùchenit di carne e da bere ordina polpette.
Il Wok of Milan è un ristorante gigantesco, mediamente elegante, aria da grosso locale internazionale, diverse sale, pulito e ordinato.
Ieri, il 18 agosto, c’era pochissima gente, il che facilita le cose in un ristorante di quel tipo. Immagino che nei giorni "normali" muoversi sia un pochino più complicato. Muoversi. Sì, perché non è un ristorante statico, è un ristorante in movimento.
Ti siedi al tuo tavolo, ordini da bere e poi vai incontro al tuo destino.
Il menù è a prezzo fisso, da lunedì a giovedì poco più di 16 euri bevande escluse, da venerdì a domenica poco più di 20.
Per quella cifra puoi accedere ad un buffet pantagruelico che parte dagli antipasti, passa per dei contorni, riso e paste, attraversa la zona del sushi, le verdure, i pesci e le carni, fa due giri di dolci, dolcini, dolcetti, frutta e finisce davanti a sei vasche di gelato e le loro guarnizioni.
Un lato è tutto crudo. Ci trovi tutte le verdure dell’orto, una buona selezione di pesce, e poi manzo, vitello, pollo, spiedini e salsicce. Metti tutto in un piatto, e lo porti dai cuochi.
Sono lì che ti aspettano, a lato della sala, tipo sportello informazioni.
Ieri erano in due. Uno per la griglia e uno per la cottura con la Wok.
I cuochi cucinano le cose che gli porti tu, facendo un po’ i fenomeni. Lo dice anche il sottotitolo del ristorante: show cooking.
Puoi scegliere diverse salse per condire il tuo piatto. Poi torni al tavolo, mangi, e ricominci da capo.
Volendo all’infinito.
Il buffet viene continuamente aggiornato e rimpinguato, tanta roba. Tanta tanta. In alcuni all you can eat milanesi vicino alla cassa c’è la mia foto, con scritto sotto: non fatelo entrare. Eppure al Wok of Milan non sono mica riuscito ad assaggiare tutto. Impossibile.
Sono partito con una entrée cino giapponese: Involtino, ravioli, tempura, spaghetti di riso.
Ravioli ottimi, ho fatto bene a prenderne sei.
C'era anche un area con antipasti italiani. Formaggi, affettati, melone, crocchette, mozzarelline impanate, eccetera.
La salto. Anzi no, un paio di mozzarelline impanate le devo prendere per forza, è nel contratto.
Poi sono passato al sushi.
L’ho trovato piuttosto buono. Nigiri di salmone, polipo, gamberetti, branzino. Futomaki, Uramaki, Temaki, nella media. Ottimi i vari California Roll, tra cui un paio con il pesce cotto. Ho scoperto un “coso” che non avevo mai mangiato. Una specie di pallina di riso con avvolto del salmone a formare una sorta di rosa, con una ceviche molto aromatica messa sopra. Ottimo.
Altro giro altro regalo, è il momento di testare la griglia. Fesa di vitello con verdure.
Il cuoco cucina tutto con espressione seria. Mi da il piatto e vado a tavola. Il cibo è ustionante. Mentre aspetto che diventi mangiabile, torno al buffet.
Pollo in crosta, riso cantonese, maiale in agrodolce. Buono. L’assenza di quella salsina viscidina che ogni tanto trovo in alcuni ristoranti cinesi, mi dice che è cibo fresco e non congelato.
Nel frattempo la grigliata ha raggiunto una temperatura accettabile.
Però assaggio un pezzettino del piatto di Davide. Pollo con verdure condito con la salsa: non sono piccante, sono un esplosione termonucleare. Buonissima. Però dopo quella, la mia grigliata non sa più di niente.
Non so perché, non chiedermelo, ma invece di testare la Wok, ripasso per un altro giro di sushi.
La rosetta di salmone mi ha conquistato. Un altro paio di maki, valà e poi i nigiri di polipo che mi stanno chiamando.
Inizio ad accusare il colpo. Non ho più il fisico per queste cose. Saranno i quaranta appena compiuti.
Allora vado di dolce. Gelato. Due palline di nocciola, una di cioccolato. Panna, due wafer e un Togo per guarnire.
Caffè.
Aggiungiamoci varie bottiglie d’acqua.
Totale, 22 euri a testa.
Però, la prossima volta, mi piazzo davanti al cuoco con la Wok e gli faccio cucinare tutto.
Il suggerimento che posso dare, quando si va in un posto così grande, è di controllare bene i flussi.
Le varie aree del buffet si congestionano a turno, mai tutte assieme. Per cui, vale la pena di anticipare le mosse degli altri avventori. Se sono tutti al sushi, il sushi tu te lo prendi dopo e vai prima alla Wok o alla griglia. E via così...
Credo sia un accorgimento fondamentale, domani, quando non sarà più agosto e Milano si sarà ripopolata.

Wok of Milan
Cenisio, 12
20154 Milano

giovedì, agosto 18, 2011

Mondo Cane!



Diciamo addio anche a Jacopetti.

Robe da governo di destra,



A me sembrava, o perlomeno così mi avevano detto, che il nostro è un governo di destra.
Ma tipo proprio che ci sono i fascisti, eh.
Storicamente, quando a quellillì mancano i soldi escono i carriarmati dal box.
Invoco maggiore coerenza.
Sei un governo di destra?
Allora comportati da governo di destra.
Mancano soldi?
Prima dichiari illegale la Borsa.
Poi invadi San Marino e te li prendi.

mercoledì, agosto 17, 2011

Fumetti plausibili.


La copertina qui sopra è un fake. E’ la finta cover di un libro che non esiste.
Gli autori coinvolti, la casa editrice e tutto il resto, invece esistono sul serio.
E se la sono presa parecchio.
Paolo “Spari di inchiostro” questa volta ha sparato una bomba situazionista dalla (credo) inaspettata reazione.
Sul suo blog, recensendo un libro che non esiste, ha deflagrato una polemica che tocca nel profondo alcuni aspetti dell’italico fumetto contemporaneo.
Credo che la rece di Paolo sia un copia e incolla di altre recensioni prese qua e la, ma non ne sono sicuro.
Confesso che prima di leggere i commenti io c’ero cascato con tutte le scarpe. Mi suonava un po’ strano il linguaggio di Paolo, tutto qui.
Avevo abboccato. Complice una mia lettura distratta.
Questa è la cosa che mi fa riflettere in modo serio, su questo scherzone, esperimento, provocazione, chiamalo come ti pare.
Io me l’ero bevuta, sorprendendomi solo per la velocità di realizzazione di quel libro.
E’ plausibile che Becco Giallo pubblichi la bio della Winehouse.
Punto.
Ecco perchè il fake/scherzo/provocazione, funziona. Entra a gamba tesa e funziona.
Che cosa vuol dire?
Significa che siamo di fronte ad una decodificazione precisa, all’evocazione di un genere specifico, legato ad una casa editrice specifica.
Anche i nomi degli autori coinvolti non sono casuali. Capisco che si siano incazzati, però bisogna riconoscere la credibilità di un loro ipotetico coinvolgimento.
L’offesa è di sicuro per i tempi editoriali, e per il soggetto. Vista l’edizione istantanea fa molto sciacallaggio. E ciò è male.
Non è corretto uscire in agosto con la bio di una cantante morta a luglio. Ma forse tra un anno, sarà accettabile.
Ci sta che gli autori si incazzino. Non ne sapevano niente, sono stati coinvolti "loro malgrado". Ma come starebbero le cose se fosse passato il tempo necessario che trasforma "sciacallaggio" in "celebrazione"?
Il fake è funzionale perchè c’è un nuovo aggettivo nel mondo del fumetto, e Paolo l’ha capito.
L’aggettivo è: beccogialliano. Si mette vicino ad un altro aggettivo famoso: bonelliano.
Urge esempio.
Finta fake: Titolo, Matt Madison. Disegno: Un trentacinquenne in giacca, cravatta e pistola che spara ad una macchina lanciata a tutta velocità contro di lui. Numero 1. Titolo dell’episodio: L’inizio della Fine. Di Cajelli e Rossi.
Plausibile, tanto quanto la bio della Winehouse.
Gira che ti gira che ti gira, c’è sempre bisogno di format riconoscibili. Regole. Scatole. Codificazioni. Etichette.
La parodia, il fake, celebra ed esalta tutti gli aspetti immediatamente decodificabili della realtà.
Per funzionare, deve lavorare su aspetti globali, conosciuti da tutti, presenti nella cultura e nell’immaginario collettivo.
Altrimenti il fake non funziona, e non lo capisce nessuno.
Paolo però, dal mio sbagliato punto di vista, ha sicuramente fatto un bel casino. Non è una questione di fake. E’ che potrebbe aver bruciato un titolo in catalogo per l’anno prossimo.

martedì, agosto 16, 2011

Canzone per l'estate!





Ho detto estate.
Non QUESTA estate.

venerdì, agosto 12, 2011

Guitar Hero per Linux




Chiedo perdono, ma sto ridendo da un quarto d'ora.

I fumetti, quella roba lì, sì dai, più o meno...



I fumetti e la critica, i fumetti e il web, i fumetti e la cultura, l’arte, i fumetti e il mercato, i fumetti e il mondo accademico, i fumetti e media.
Recensioni, editoriali, polemiche, una milionata di forum, siti, blog, autori, critici, osservatori, aspiranti, analisi, retrospettive, associazioni, sindacati, esordienti, quest’ e quest’altro.
Noi che ci scanniamo, noi che ci osanniamo, noi che ne parliamo, parliamo, parliamo e parliamo.
Fumetti.
E’ molto complesso spiegare come viene percepito il fumetto dagli addetti ai lavori e dai super appassionati. E’ impossibile misurare l’energia riversata sul fumetto, da me e da tutti gli altri, compresi quelli che mi stanno sulle palle.
Tempo fa ho detto che dei fumetti, presenti esclusi, non frega più niente a nessuno.
Concetto che ribadisco e confermo.
Se così non fosse, se dei fumetti fregasse qualcosina a qualcuno, su una piattaforma internazionale, che prevede un compenso per propri collaboratori, non troverei un articolo scritto così:
(Clicca che diventa graande)


Prima di scendere negli atroci dettagli, una premessa e un paio di speranze.
Non so chi sia, l’ho scoperto per caso, ma Francesco Gnutti è il mio nuovo eroe. Gli voglio già bene. Non voglio accanirmi, non troppo perlomeno.
Spero abbia nove o dieci anni, ma non credo.
Per la stessa piattaforma scrive anche di Mutui e di Snowboard. In verità gli articoli scritti per quegli argomenti sono molto diversi, per stile, da quelli sui fumetti. Il che mi fa sospettare che Gnutti non esista, e che sia soltanto una creatura redazionale per attirare collaboratori.
Se fosse così, se fosse un prodotto “interno”, magari creato da uno stagista inglese (la società che gestisce la piattaforma ha sede laggiù) si spiegherebbero alcune “particolarità dialettiche” del suddetto.
Ma fa niente. Vero o non vero, qualcuno ha deciso che di fumetti se ne può parlare in quel modo.
Perché?
Perché sono fumetti, quella roba lì, sì dai, più o meno, chi se ne frega.
Ora scusami, ma visto che è del mio lavoro che si parla, entrerò un pochino nello specifico.



Vesto per dieci minuti i panni dell’editor. O del maestro elementare, a seconda del bisogno.
Andiamo con ordine.

"Dampyr, come si accennava, è un fumetto di sergio monelli, diciamo che percorre uno stile Noir, di un genere basato sul Horror."

I nomi propri, di solito, hanno l’iniziale in maiuscolo. Se scrivi un articolo su Sergio Bonelli è il caso di controllare il correttore automatico di Word.
Non ti dico niente sulle virgole. Te ne parlerà l’editor di secondo livello che controlla anche le mie.
Veniamo però al concetto: “uno stile Noir, di un genere basato sul Horror.”
La pagliuzza è: sull’Horror. Con due elle e l’apostrofo.
La trave è che Noir e Horror sono due generi narrativi primari, si possono mescolare tra loro, come tutti i generi primari.
Un genere non si "basa" su un altro genere. E' di quel genere, oppure ha delle commistioni con altri generi.
Forse volevi dire "atmosfere" al posto di stile e "narrazione" al posto di genere. Una cosa tipo: atmosfere Noir in una narrazione basata sull'Horror.
Ci ho preso?

"... Harlan Draka, figlio di un vampiro e di una donna mortale, diciamo che si è voluto un po inseguire il genere del famoso Blade, con meno violenza e più storia romantica."

La ripetizione a distanza di una manciata di righe di “diciamo che” è piuttosto fastidiosa non trovi?
Così come è fastidiosa l’assenza dell’apostrofo dopo “po”. Però forse ti riferivi al fiume. In quel caso va maiuscolo. Po. Il fiume Po.
Veniamo alla parte su Blade. Ecco, Blade non è un genere è un personaggio.
Poi, con Dampyr si è “voluto un po’ inseguire” il folklore balcanico, che cronologicamente arriva un paio di secoli prima di Blade.
Ma giusto un paio.

"... Anche qui a livello cinematografico abbiamo un riscontro, se vi ricordate anche nel Film
La leggenda degli uomini straordinari, la vampira Mina, interpretata da una straordinaria Peta Wilson."

Film, due punti, aperte le virgolette, titolo, chiuse le virgolette.
Mi preme informarti del fatto che il film che citi è tratto da un fumetto. Esattamente come Blade. Forse in un articolo di fumetti ricordarlo non era una brutta idea.
Anche perché, facendolo, avevi un bel gancio per dire che il personaggio letterario di Mina, ripreso poi da Alan Moore non era una vampira. La sua vampirizzazione è un’idea di Moore.
Si potrebbe aprire una lunga parentesi sulla forma della ferita sul collo di Mina, ma lo faremo dopo mezzanotte in fascia non protetta.

"Il mondo rappresentato da Dampyr, sostanzialmente è il nostro, dilaniato da guerre, criminali sempre più spietati, che sentono il bisogno di un salvatore di un eroe che porti luce in un mondo di tenebre."

Per cui, messa così, intendi dire che sono i criminali spietati ad avere bisogno di un salvatore?

"La voglia di super eroi non sempre si basa su personaggi con poteri incredibili, ma sulla reale soluzione che questi possano portare con un sprizzo di ironia"

Aiuto. Il soggetto è la mia “voglia di super eroi”. Però non è basata su personaggi dai poteri incredibili.
Dunque,  non ho “voglia di super eroi”, ho voglia di “reali soluzioni”, che però sono i personaggi con poteri incredibili che “possano” portare, ma con un sprizzo di ironia.

"I fumetti sono la bocca della verità usata da chi non può esprimere liberamente le proprie preoccupazioni."

Sì. E’ vero, verissimo. Forse però bisognerebbe usare degli esempi diversi da Iron Man e Dampyr.
A me vengono in mente Breccia e Oesterheld.
Ma giusto per dire, eh.
Ma non preoccuparti. Va bene così.
Tanto sono fumetti. Quella roba lì, sì dai, più o meno, chi se ne frega.

giovedì, agosto 11, 2011

Debiti, fallimenti e manovre.



L’estate mi spinge a parlare di argomenti di cui non so ggnente, palesando tutte le mie ignoranze.
Eccomi di nuovo alle prese con l’economia italica.
Di solito, in questo periodo, al centro dell’attenzione mediatica c’è il ballo della spiaggia, oppure gli anziani che esplodono per il caldo, l’ultima trovata alla moda per divertirsi per forza e via discorrendo. Quest’estate no. Manco per idea.
Quest’estate si parla solo e soltanto dell’Italia che fallisce. Dal Sole 24 Ore a Cronaca Vera, il topic principale è l’economia. E tutti diventano economisti, compresa la redazione che risponde alle letterine su Cioè.
E allora anche io. Ho studiato. Capito poco, ma studiato. Partendo dai link che mi sono stati segnalati nel post precedente.
Che uno può anche sforzarsi, studiare, cercare di capire, prendere appunti, comparare articoli e opinioni diverse, poi però la mattina presto si trova davanti al corrierone di oggi e legge:


E le mie palle cadono a terra vertiginosamente, più a capofitto della Borsa.
Non dovrei sorprendermi della maiuscola incompetenza del governo del mio Paese, ma essendo ottimista di natura ogni tanto ci spero ancora.
Ovviamente, le mie speranze vengono puntualmente disilluse, altrimenti non saremmo mica in Ittaglia.
Poi c’è la questione delle pensioni. Che non si toccano. Argomento delicato, me ne rendo conto, però…
Però non si dovrebbe parlare di “tagli” alle pensioni, quanto piuttosto di adeguamento generazionale.
Adeguare le generazioni precedenti al trattamento “pensionistico” che avranno le generazioni successive.
Per me, e per molti altri come me la peeensione è laggiù. Tra Area 51 e le porte di Tannhäuser. La prenderemo il giorno che Will Coyote riuscirà a prendere Beep Beep.
Nessuno ha detto un cazzo quando hanno messo mano alle leggi sul lavoro. Hanno fatto quello che volevano e chi era in età lavorativa si è dovuto adeguare per forza.. Le generazioni precedenti, di fronte ai contratti che si stipulano oggi dicono: pazienza e alzano le spallucce.
Penso che sia arrivato anche per qualcun’altro il momento di dire pazienza e di fare spallucce.

Freddy!



Non so di chi sia, ma l'ho trovato qui.

mercoledì, agosto 10, 2011

Investire nel mio Paese!


Due cose.
A settembre entrerà in vigore la legge Levi. Quella che limita e determina lo sconto attuabile da chi vende libri.
Mostre mercato comprese, per cui scordati gli sconti sui fumetti quando sarai Lucca.
Alla faccia della libertà di impresa mi viene da dire. Credevo di vivere in un paese di destrissima, dominato dal capitale, dalle privatizzazioni e dall’iperliberismo, invece vivo nel pieno del regime sovietico.
Buono a sapersi.
L’altra sera mi dovevo trovare con un amico sui Navigli.
L’appuntamento era alle sette, arrivo un po’ prima per provare il mio nuovo obiettivo. Saranno state le sei e mezza, sette meno un quarto.
C’era un vigile, a bordo della sua macchina di servizio. Si è fatto tutto un lato dei Navigli, fermandosi e scendendo ogni sei metri, per cagare il cazzo ai camerieri che stavano allestendo i tavolini all’aperto per la cena.
- Siete un quarto d’ora in anticipo, eh!
Poi rimonta in macchina. L’accende, si fa tre metri, la spegne, scende, e dice la stessa cosa davanti al locale successivo.
Navigli. Una delle pochissime aree milanesi dove i turisti abbondano. Che cosa vuol dire?
Vuol dire che soltanto qui in Ittaglia ci viene fame tutti alla stessa ora, e andiamo a mangiare tutti assieme dalle sette e mezza alle otto e mezza come un sol uomo.
I turisti sono abituati a fare come nei loro paesi. Vai a mangiare quando hai fame e non in base alla tabella oraria.
Due esempi.
Due infimi e microscopici esempi di quanto valga la pena investire nel mio paese.
In qualunque settore.

Tele Marella!


Ogni volta che capito su Real Time ci trovo sempre Paola Marella e due architetti-toy che cercano casa disperatamente, vendono casa disperatamente, se la menano immensamente.
In sostanza, un canale tenuto in ostaggio dalla lobby delle agenzie immobiliari.
I programmi di Tele Marella seguono le stesse regole narrative di Lost. Stagione dopo stagione bisogna per forza di cose alzare la posta in gioco per tenere viva l’attenzione. In Lost si aggiungono misteri e domande, su Tele Marella si aumenta in modo esponenziale la componente: Spandere merda disperatamente. Componente distribuita in modo equo su tutti, cast e compratori/venditori.
Le ultime stagioni hanno dei picchi di fastidio inarrivabili.
Viviamo in un mondo debordiano, dove il vero è falso e viceversa, quindi è tutto preparato, scritto, recitato. I compratori sono attori, come i mille altri programmi, questo ormai mi è chiaro.
Allo stesso modo, mi è chiaro il messaggio. Tele Marella agisce in modo diretto sulla percezione sociale, facendo passare il concetto che se non hai una svalangata di milioni di euro da spendere sei un inadeguato pezzente.
Poi arriva il secondo livello: la spersonalizzazione e la costruzione forzata di non luoghi da parte degli architetti.
Facci caso. Tralascia per un momento il feticismo verso il color Balena. Gli interventi degli architetti sono volti a trasformare ogni casa nella hall di un albergo. I bagni in piccole SPA, le camere da letto in fotografie da rivista.
Non Luoghi. Strutture riconoscibili come cool perchè le ho “già viste” e decodificate. Ambienti impersonali, dove l’elemento umano è ospite all’interno di un contesto figo perchè lo ha detto qualcuno.
Facciamo finta che sia tutto vero.
Vado a vedere delle case, accompagnato da una che mi descrive l’ovvio e mi tratta come se fossi l’ultima delle merde. Tra noi si instaura subito un rapporto schiavo-Padrona. La parola di sicurezza è: Lo compro.
Spendo un fantastiliardo di euri. Non si menziona mai la fetta di malloppo che si intasca Tele Marella, ma tant’è. Non mi interessa. Sono ricco per definizione e queste cose non mi interessano.
Compro una casa, viene sistemata dall’action figure dell’architetto di modissima. Spendo un altro urlo di euri.
Alla fine vivo come ospite a casa mia. Ma, dato che sono ricco per definizione e non per merito, non ho gli strumenti per accorgermente.

martedì, agosto 09, 2011

L'urlo di Chen terrorizza le macro!



- Hai provato l'obiettivo come macro?
- No, papà, non ancora...
- E perchè?
- Non sapevo bene che cosa fotografare.
- Devi provarlo! Fotografa un fiore, o una cosa così...
- Un fiore?
- Uno dei tuoi soldatini andrebbe benissimo!
- Soldatini?
- Ma si, quei giocattoli che hai sulle mensole!
- Ah, le action figure!
- Eh, si quelle robe lì. I soldatini. Ma ti servirebbe un faretto per giocare con la luce.
- Ho una lampada da tavolo a forma di faretto cinematografico.
- Ecco. Ti metti lì, lo illumini bene e magari metti un cartone nero come sfondo.
- Va bene Bruce Lee?
- Hanno fatto i soldatini di Bruce Lee?
- Si pà...
- Va benissimo. Prova. Poi mi dici.
- Occhei.
- Che ti va anche di lusso.
- In che senso, pà?
- Il soldatino di Bruce Lee rimane fermo. I pesci che fotografo io quasi mai. Solo quando dormono.

lunedì, agosto 08, 2011

Lo Sblocco dello scrittore.


C’è quello spettro che si aggira in giro, no?
Uno spettro che in realtà è una domanda. Quella cazzo di domanda che suona così:
- E se finisci le idee?
Una risposta può essere: Sono fottuto.
Oppure: No, le idee non le finisco.
Le idee non sono mai state un problema. I guai li trovo lungo la strada narrativa che devo percorrere per concretizzare le idee di cui sopra.
Quando mi blocco, mi inchiodo su questioni riguardanti i dettagli, non sulla trama generale.
L’idea c’è. Quello che devo e voglio scrivere mi è chiaro. Vedo la storia dall’inizio alla fine.
Ma non basta.
A farmi masticare la tastiera sono dei minuscoli passaggi, dei piccoli particolari bastardi legati alla pura esecuzione della trama.
Quei passaggi che uno sceneggiatore sano di mente scriverebbe in un quarto d’ora. Ecco. Io ci rimango sopra delle settimane. Trasudando sconforto.
Poi c’è lo sblocco. Che arriva quando arriva.
L’ultimo in ordine di tempo è arrivato mentre aprivo la porta dell’ascensore.
Il perchè mi è impossibile da capire, anche scomodando la quantistica, gli astri e la teoria del pensiero autonomo.
Che cosa è successo mentre aprivo la porta dell’ascensore?
Non lo so.
Non so perchè quel passaggio non mi è venuto in mente davanti al computer. Ha preferito manifestarsi lì, sul pianerottolo, fulminandomi mentre avevo la busta della spesa in una mano e le chiavi di casa nell’altra.

venerdì, agosto 05, 2011

Agosto a Milano


Per il mio compleannissimo, il mio babbo mi ha regalato un bell'obiettivo.
L'altro giorno sono andato a testarlo sui Navigli. Tipo che ho fatto duecento foto e ne ho salvata solo una.
Quella qui sopra. Clicca che si fa grande.

giovedì, agosto 04, 2011

Gino lo speculatore.


Di economia non ne so niente. Ma proprio niente. Anzi, di matematica in generale non ne so niente. Ma proprio niente.
Però, tra le tante, c’è una cosa che non capisco e vorrei che qualcuno me la spiegasse.
Sono giorni ormai che si parla di speculatori.
Specuuulaaatori... Così, in termini generici.
Speculatori che arrivano e speculano, facendo tracollare borse e i titoli.
Ora, a me non sembra che i giochi di borsa si facciano in contanti la sera in un bosco. Non mi risulta che sia una pratica clandestina, da mercato nero, senza scontrino.
Ci saranno dei registri, delle rendicontazioni, delle tracce dei capitali che si spostano da un posto all’altro.
Si saprà di certo chi ha fatto cosa quel tal giorno sui mercati azionari.
E allora perchè si parla di “speculatori”, manco fossero dei misteriosi nemici dell’umanità che agiscono nell’ombra? Mica sono dei terroristi nascosti in una grotta.
Per quale motivo non leggo sui giornali: Oggi Gino Bubba, noto speculatore della K.J e Bronson, ha speculato sul mercato italiano guadagnando X?
Perchè nessun organo di informazione mi dice chi cazzo sono questi speculatori?

Agosto Diaboliko!



In edicola c’è il n°8 di Diabolik: “Una maschera per Ginko”, sceneggiato dal sottoscritto e disegnato (ottimamente) da Giuseppe Di Bernardo e Jacopo Brandi.
Ho messo in scena un soggetto del dinamico duo: Gomboli/Faraci ed è una storia adattissima al periodo estivo, specialmente se la leggi in crociera.
Attenzione!
Fermati qui se non hai ancora letto il fumetto, che nelle prossime righe ci sono spoiler a mazzi!
Mentre studiavo il soggetto prima di sceneggiarlo, prendendo i miei appunti e segnandomi le cose con i pennarelli Carioca, mi sono accorto di un aspetto narrativo piuttosto interessante.
Questa storia, come altre, fa leva sulla lunghissima vita editoriale del personaggio. Ovvero, è una storia con le radici ben piantate nel background diaboliko. Senza la maturità narrativa del personaggio, senza il suo entroterra mitico, questa storia non funzionerebbe.
La genialata di Mario e di Tito è stata quella di dare accesso a Ginko ai numerosissimi trucchi e aggeggi di Diabolik raccolti dalla polizia nel corso degli anni.
L’archivio prove della Polizia di Clerville è logicamente pieno di cose diabolike. Quindi, perché non approfittarne?
Ginko, ancora una volta, si dimostra un personaggio piuttosto complicato da scrivere. Muovere Ginko significa farlo correre su una lama di rasoio.
Dal mio punto di vista, Ginko è un figo. Ma Diabolik è più figo di lui.
Questo comporta la necessità di prendere delle misure narrative molto precise. Uno: per non fargli fare la figura del pirla. Due: per lasciare comunque a Diabolik un leggerissimo margine di vantaggio.
E’ su quel margine, sempre più esiguo, che viene raccontata la sfida tra i nostri due. E’ una questione di pesi che vanno spostati con grande attenzione.
Dare “qualcosa” a Ginko, tipo lui che si impone di non urlare quando viene ferito, e dare “qualcosa” a Diabolik, il colpo che riesce comunque, nonostante tutto il casino.
Pesi che si bilanciano.
(Prentesi: In sostanza, tra Diabolik e Ginko non deve succedere quello che accade tra De Niro e Pacino in The Heat.
Bel film, eh! Però Pacino schiaccia De Niro tutte le volte che entra in scena. Sia come personaggio, sia a livello di recitazione. Chiusa parentesi)
A pagina 98 c’è la mia scena preferita. Un classico della regia horror. Funzionava meglio con Diabolik in tenuta diabolika e non mascherato, ma tant’è.
Magari la rifaccio in un prossimo episodio, cambiando il contesto.
Ogni sceneggiatura di Diabolik comprende una scheda dei personaggi. Un elenco in cui vengono descritti i vari personaggi e gli ambienti che compariranno nell’episodio. Io la scrivo dopo aver ultimato la sceneggiatura.
In quella scheda si indicano anche i personaggi con una corporatura compatibile con Diabolik ed Eva.
Nella scheda per “Una maschera per Ginko”, abbiamo strutturato tutta la nave, con un botto di foto di interni e di esterni, e abbiamo tratteggiato l’intero equipaggio. Abbiamo dato un nome a tutti, con dei vestiti differenti in base alle loro mansioni.
Se ti interessa saperlo, l’equipaggio della Perla Blu è formato da 29 persone, più il capitano.
5 ufficiali di plancia, 11 marinai semplici, 4 tecnici e operatori di sala macchine, 9 tra cuochi, baristi, camerieri, etc…
10 di loro sono coinvolti nell’ammutinamento.
Ecco, magari tutto questo non si vedrà nel fumetto in edicola, ma erano dettagli essenziali per poter scrivere l’episodio!

martedì, agosto 02, 2011

La triste realtà dei fatti.


Oggi, con più calma, sono andato a controllare per bene la defunta Dead Drop.
(Clicca qui che c'è tutta la storia e tutti i post in merito)
Uno come me fa presto a raccontarsela, okay?
Pensa che a rimuovere la Dead Drop siano stati i perfidi sgherri del Dottor Cattivo.
Oppure la Digos, la Stasi, la CIA, l'Omega Sector o i Madocter.
Pensa che siano stati i nemmmici di internette e della libera circolazione delle informazioni. Gente tosta, che lavora nell'ombra per mantenere l'umanità nelle ignoranze.
Insomma, sia io che il Kota pensavamo che la rimozione della nostra Dead Drop fosse stato un atto intenzionale, voluto, programmato. Un azione consapevole e malvagia.
E invece.
Invece a fottersi la Dead Drop sono state Maria e Silvia, cuoricino.
Le suddette hanno proprio smontato tutto, levato due metri di nastro telato, la confezione di plastica sagomata che c'era sotto, e si sono fregate la flash drive ridotta ai minimi termini.
Poi hanno moccianamente taggato il loro ammore sul mio lucchetto.
Maria e Silvia, cuoricino.
Ste stronze.
Che manco sapevano che cos'era quella roba lì. Ne sono sicuro.

La cruda verità.


Arrivati a un certo punto, non è una questione di ispirazione.
Il fantomatico: sacro fuoco della... No, non è lui.
Non riguarda nemmeno la voglia, il divertimento, la passione, la sfida.
Non è più una questione di scadenze o di impegni presi.
Non è una questione di soldi, visto che non lo è quasi mai.
Arrivati a un certo punto diventa proprio: Leviamoci dalle palle 'sta roba. Finiamola che non ne posso più e ho il bisogno fisico di passare ad altro.

Maxi Dampyr 3!


Terzo maxi per Dampyr, nella sua uscita estiva supplementare. 292 pagine da leggere svaccati sotto l’ombrellone. Un volumazzo con tre storie di cui una mia: Magia Africana.
Dato che sono un tamarro, il titolo di lavorazione era Africa Addio. Un rimando ai Mondo Movies, evviva Jacopetti!
Poi, in redazione il titolo è stato cambiato, e hanno fatto bene.
Come sempre, c’è parecchia documentazione che scorre tra le vignette.
Attenzione!
Attenzione!
Da qui in poi, spoiler a raffica. Non andare avanti a leggere se non hai ancora letto il fumetto!
Tutti i guerriglieri, le loro pose, le loro armi, i loro vestiti, i loro atteggiamenti e il loro mood è ripreso fedelmente da una valanga di fotografie di riferimento che ho fornito a Fabrizio Russo.
Di “inventato” c’è poco o niente. Diciamo che è stato fatto un lavoro di sottrazione, perchè molto spesso la realtà è molto più esagerata della finzione.
La sequenza a tavola 22, con la pista di atterraggio segnalata con i bidoni in fiamme, è “vera”.
Ho letto un rapporto sul traffico internazionale di armi, e c’erano diverse testimonianze che descrivevano quel sistema per fare atterrare dei velivoli nel cuore della foresta.
Il feticcio, il “pupazzo” assassino è formato da diverse protesi assemblate tra loro. L’idea di partenza, che poi ho sviluppato usando l’Africa come teatro, mi è arrivata a Londra nell’agosto del 2008.
Museo della Tecnologia, dentro una teca, c’era questo:


Ne sono rimasto ossessionato per mesi. Continuavo a guardare e riguardare la foto che avevo scattato. Sotto c’era una storia. Ci ho messo un po’ a dargli una coerenza narrativa.
Se ti capita di incontrare Fabrizio Russo, fatti raccontare da lui tutti i ragionamenti che si è fatto per muovere il pupazzo. Soprattutto la faccenda delle articolazioni. E’ molto interessante.
Sì, Mabasi vive in una replica della Casa Bianca. Soltanto il lato sud però. Mi sono preso una licenza poetica. Non mi risultano Case Bianche in Africa, però avevo letto di un narcotrafficante messicano che ne aveva una tutta sua.
Con il gioco del casting, ovvero del chi è chi, penso che te la caverai benissimo da solo.
Il finale è una citazionissima. E’ un omaggio all’episodio:“Amelia” del capolavoro: “Trilogia del Terrore”. Un filmazzo horrorissimo del 1975, diretto da Dan Curtis che mi fa tremare i ginocchi ancora oggi. Karen Black meritava l’Oscar. Se ti capita guardalo che ne vale la pena.
Puoi farlo anche se hai letto il fumetto, non ti ho rovinato niente. Il finale di quell’episodio è potentissimo e mi ci sono tenuto molto alla larga.
Con Dampyr per ora è tutto. Poi parleremo di quello che esce in edicola a settembre.
Nei prossimi giorni invece, ti racconterò un paio di cose su Diabolik!
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