giovedì, giugno 30, 2011
Cleverbot!
Ho deciso che cosa voglio fare da grande!
Voglio fare il collaudatore di intelligenze artificiali. Mica una roba complicata come il test Voight-Kampff di Blade Runner. Anche perchè io alle intelligenze artificiali ci voglio bene.
Questa mattina mi sono fatto un paio di chiacchierate con Cleverbot. Se non sai di che cosa parlo, clicca qui che te lo spiegano.
Cleverbot parla anche italiano, ma per metterlo completamente a suo agio ci ho parlato in inglese.
Fatto sta che, mhhh, su questioni legate al più e al meno, se la cava. Quando è in difficoltà reagisce in modo brusco, ma penso sia dovuto all’alta percentuale di troll con cui ha a che fare ogni giorno.
Ci mette un po’ a rispondere, diciamo che forse elabora, poi quando l’algoritmo non basta spara delle frasi random.
Comunque sia, è molto divertente parlare con lui, o con lei, non ho ancora capito.
E mi dispiace un po’ averlo messo in crisi.
Cleverbot: Do you sometimes have very violent urges?
User: Define violent.
Cleverbot: I live in jupiters great red spot.
User: I'm living in a box.
Cleverbot: I think you wish that you were.
User: I'm living in a box! Did you remember the old song?
Cleverbot: Yes I did.
User: I dont remember the name of the band.
Cleverbot: What else have you read?
User: Anything.
Cleverbot: Bbububub.
User: It's true!
Cleverbot: Prove it.
User: Make a question.
Cleverbot: What is it??
User: Anything you want it be.
Cleverbot: You're confusing me.
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mercoledì, giugno 29, 2011
Genova, dieci anni dopo.
Sforzati pure.
Rigirami la frittata come ti pare, presentami la tua versione dei fatti intossicata nel profondo da forze che nemmeno ti immagini.
Metti pure in fila tutti i tuoi pensierini, per benino, schiacciando coi ditini i tastini della tua tastierina. Così vedrò bene, nero su bianco, quanto e come pensi male e ragioni male.
Gioca pure con la tua dialettica, che comunque serve a poco, quando un manganello ti spacca i denti o un uomo in divisa ti piscia addosso dandoti della troia.
Sono passati dieci anni e tu ci stai provando.
Stai provando a riscrivere, ridimensionare, ricollocare, quello che avvenuto a Genova durante il G8.
Sforzati pure.
Ma io non dimentico.
Io mi ricordo ancora quei giorni come se fossero ieri.
La mia memoria è vivida, reattiva, al punto che quando esagero nel rievocare quei momenti, mi prende un groppo alla gola.
La cosa che ti fotte, amico, è che non solo da solo.
Siamo in tanti a ricordarci le cose avvenute in quei giorni.
Puoi provarci quanto ti pare a confondere le acque, ma la memoria collettiva non potrai mai sconfiggerla.
C’è un blog: Io Ricordo Genova.
E’ un progetto aperto, fondamentale e personale, dove tutti possono lasciare il loro ricordo, la loro testimonianza, il loro segno.
Centinaia di storie, punti di vista, momenti.
Uno spaccato di storia, che per una volta non è scritta come al solito dai vincitori.
E’ scritta da noi.
Quelli che laggiù hanno perso.
Diegozilla Estivo!
Parecchie cose da leggere sotto l’ombrellone, signora!
Andiamo più o meno con ordine.
A giorni sarà in edicola: La Sinistra Enigmistica. Supplemento estivoludico del Manifesto, dove tra cruciverba, rebus, sciarade e crucipuzzle ci saranno le strip: Ittalia 2011.
Testi miei, disegni del mio fedele sidekick: Daniele Di Nicuolo, in arte Kota.
(Vedi Gabribat, squadra che vince, non si cambia)
Come l’anno scorso (sul mare col pattìnoooooh) alcuni di quei testi lì sono frutto di una mia operazione di assoluto neorealismo. Ovvero: dialoghi che ho ascoltato in coda al super.
Poi: Dampyr.
A Luglio, in occasione di Riminicomix verrà dato alle stampe un albetto speciale. Una storia breve fatta apposta, una torbida storia di giostre, squali bianchi giganti e attrazioni rivierasche.
Ai disegni, sorpresa!
Una new entry nel mondo dampyresco: Antonio Fuso. Di solito alle prese con gli eroici G.I. Joe, si è cimentato con vampiri, mostri e piadine.
Se ti va, dai un’occhiata alla sua gallery, cliccando qui.
Sempre a luglio, esce il Maxi Dampyr numero ettrè.
Tre storie di cui una mia, in coppia con il prode Fabrizio Russo.
Gli aficionados dei nostri eroi sappiano che, in quella storia lì, c’è un bel pezzettino di continuity dampyrosa.
Ad Agosto dovrebbe uscire un’altra mia storia sulla serie regolare. Ma sarà il caldo, la stanchezza, le vacanze che incombono, tiggiuro che non mi ricordo più qual è.
Appena lo scopro, aggiorno.
Volendo spostare un po’ più in la il raggio di visione delle prossime uscite, posso dirti che a fine ottobre BD pubblicherà un lavoro di cui vado particolarmente orgoglione.
“Ghost”, il mio primo lavoro fatt'appost per il mercato francese, con il grandissimo Andrea Mutti ai disegni.
Un volumazzo di 72 tavole a colori, uno psicothriller che mi ha fatto risentire le stesse belle sensazioni che avevo mentre scrivevo “Pulp Stories” una vita fa.
Sempre in quel periodo lì, uscirà anche “Gang Bang”, la mega rivista a fumetti del Manifesto, dove, sempre con Mutti, abbiamo dato vita a Corso Monforte.
Spiegando, tra le altre cose, l’origine di quelle scarpe abbandonate che ogni tanto si trovano agli angoli delle strade.
martedì, giugno 28, 2011
Dreamland, sviluppi e aggiornamenti!
*Editato per chiarezza...*
Notevole la locandina con Columbu flippato verso sinistra!
Il viaggio nel mondo di “Dreamland, la terra dei sogni” prosegue.
Se non ti ricordi, puoi rileggere il primo post su Dreamland, cliccando qui.
Le informazioni a riguardo stanno arrivano un po’ a rilento, e le varie figure coinvolte in questa indagine si stanno sbattendo non poco per capirci qualcosa.
Per correttezza, le mie fonti rimarranno anonime, ok?
Ecco le ultime news:
Pare che nell’ambiente dei produttori romani, nessuno abbia mai sentito parlare del progetto. La voce mi è stata confermata da due fonti.
Può essere che alcuni tacciano, o che altri se ne siano dimenticati, rimane il fatto che se dici: “Dreamland” ai produttori, quelli non sanno di che cosa parli.
I rendiconti in Pdf, di dominio pubblico, della Apulia Film Commission sono stati spulciati in lungo e in largo. I revisori di Diegozilla non sono riusciti a trovare le tracce del finanziamento ottenuto dal film in questione.
L’unica cifra, da prendere con le pinze, è di circa 20.000 euro. Lo sostiene lo stesso registra in una letterina strappacuore pubblicata su Facebook.
La puoi leggere cliccando qui.
Ne mancano comunque parecchi per arrivare alla faraonica cifra di 4.600.000 euri, ovvero il prezzo della trilogia Dreamland, come indicato nel post precedente.
Secondo un calcolo spannometrico, la promozione di Dreamland: spot tv, manifesti stradali, etc, è costata circa un altro milione di euro.
Pietrangelo, nei commenti al post precedente, facendo una battuta evidenzia un’altra questione interessante.
Il filmato di Swarzenegger e Columbu da giovani che appare nel trailer non è un filmato di repertorio.
Di solito, la prassi è quella. In questo caso invece no. Nel trailer è stato inserito, senza essere accreditato, uno spezzone tratto da: “Un poliziotto sull’isola” (Beretta's Island) film del 1989 diretto da Michael Preece (Columbia Tristar)
In Dreamland (qui sopra) l’immagine è un po’ ingrandita, forse per tagliare fuori il logo di Italia 7.
Scherzo.
La sequenza usata nel trailer di Dreamland la puoi vedere cliccando qui, inizia a 1.17 minuti.
Il cortocircuito post moderno è usare un prodotto di fiction, come flashback/promozione per un altro prodotto di fiction.
Bisognerà pagare i diritti per fare una cosa così?
No, perchè se si può fare aggratis io domani mi metto a fare un film sul Vietnam usando spezzoni di Apocalypse Now.
All'iscrizione, presto!
Il 22, 23 e 24 luglio, in quel Rimini, terrò tre uòrcsciòp, tipo il Diegozilla Lab, però live.
Un minicorso di scrittura creativa applicata al fumetto, breve ma intenso, in cui si parlerà di scrittura per immagini dirette, linguaggio della tavole, messa in scena e cose così...
Al mio fianco, il prode Antonio Fuso.
Il corso è gratuito, ma ti devi iscrivere adesso.
Tutte le info le trovi sul blog del Cartoonclub, cliccando qui.
Nell'articolo ci sono tutti i dettagli del caso.
Ma c'è di più!
ATTENZIONE ATTENZIONE ATTENZIONE
SPOILER DAMPYRESCO.
Verso la fine di quell'articolo viene sparata una grande news.
Appena Boselli mi da il permesso, metto onlàin qualcosa...
sabato, giugno 25, 2011
I feroci fan di Vasco Rossi.
Capito su Buoni Presagi, leggo questo post qui, mi faccio le mie sane risate, seguo i vari link e finisco su quest’altro blog a leggere i commenti.
Vasco Rossi.
Quando uno mi dice: Vascorossi, io alzo le spalle, le sopracciglia e rispondo: pazienza.
Faccio una fatica incredibile a capire come si possano coniugare l’adesivo con il vagabondo biondo e la chitarra, le cannette, la renòquattro, la sterminata provincia, i significanti reconditi del vascomodo, con il diventare poi la colonna sonora di spot istituzionali per la tivvù.
Ma sono problemi miei.
Vasco Rossi.
Sì, mi piaceva molto “Jenny è pazza”, ma saranno quindici anni che non la riascolto. (Forse dopo provvedo) Il punto comunque non è Vasco, i suoi concerti a San Siro o la sua carriera.
Viviamo in un mondo libero, dove accadono milioni di cose contemporaneamente.
Sei un fan del Blasco? Buon per te.
Io adoro guardare i Suricati che fanno la guardia mentre gli altri del branco si nutrono, e per questo nessuno mi può giudicare, nemmeno tu. E nemmeno io giudicherò te nel tuo essere fan di Vasco.
La questione che mi interessa invece, è all’interno di quei quaranta e passa commenti sul blog di Geolina. Non conosco la blogger in questione, non l’avevo mai letta prima, il suo articolo su Vasco che ha scatenato il putiferio non lo condivido da un punto di vista tecnico, ma sono problemi miei.
C’è qualcosa in quei commenti. Qualcosa che illumina un panorama comunicativo desolante che mi attanaglia in una morsa di uggia e tristezza.
Serve una doverosa premessa.
Una vita fa, prima che il mondo sterzasse verso una realtà post-ideologica, e trasformasse l’ideale politico in un mostro di cui vergognarsi, c’erano cose di destra e cose di sinistra.
Apocalittici e integrati, rivoluzionari e conservatori, conformisti e anticonformisti, borghesi e ribelli.
Vasco Rossi, a quei tempi lì, non era di certo la bandiera del perbenismo di regime, e su questo dovremmo essere tutti d’accordo.
Testi e musiche andavano a cozzare contro l’italico mondo della canzone del periodo, in una maniera quasi sovversiva. Il messaggio portato dalle sue canzoni attacava la morale comune, a volte in modo ironico, a volte in modo amaro.
Rispetto alla stagione precedente di cantautori i-i-impegnati, non serviva una laurea per comprendere i suoi testi, e ascoltandolo ti stracciavi meno i maròni.
Se dico cazzate, vascofan correggimi: credo sia stato uno dei primi a inserire una parolaccia in modo diretto e frontale nel testo di un singolo decisamente mainstream: la “troia” di Colpa d’Alfredo. Credo che sia stato il primo a distinguere moralmente tra droghe “legali” che andavano bene, e droghe illegali che invece no, a parlare di sesso in modo esplicito, costruendo via via un immaginario giovanilistico che legittimava un comportamento contro il sistema.
Io trovo piuttosto evidente l’impronta politica dei testi di Vasco.
Nelle canzoni romantiche si rivolge ad una sola persona, sono emozioni personali, dirette, quasi uno scorcio canoro di pensieri privati.
Poi, quando veste i panni generazionali dell’anticonformismo, il linguaggio cambia. E’ tutto un “noi”, “loro”, “abbiamo”, “facciamo”, “solo noi”, “generazione di sconvolti”, eccetera. Richiama a sé il sentimento comune della massa, cercando ogni punto di contatto possibile con il suo pubblico che deve sentirsi parte di qualcosa, come nella migliore tradizione del comizio politico.
Dal mio punto di vista, sbagliato sicuramente, sperticarsi in un’apologia della droga, negli eroino-centici anni ’80 era una pericolosa cazzata. La mitologia della Pera, e di tutto quello che ne deriva, non la condivido minimamente. Pace.
In generale, ho delle difficoltà a relazionarmi con il senso e la forma di quello che dice Vasco, anche nei pezzi più recenti, ma sono problemi miei, legati al mio astio verso il luogo comune e alla vittoria della generica espressione di una qualsivoglia banalità.
Torniamo ai commenti di quel post. La cosa che mi lascia perplesso, è che i fan di un cantante anticonformista e ribelle, esprimano il loro dissenso nello stesso modo, con la stessa logica comunicativa degli esponenti del PDL.
Le risposte che ho letto in quei commenti sono identiche, per modi, linguaggio e costruzione a quelle della Santanchè, di Giovanardi, di Cicchitto, Capezzone, e compagnia bella.
Si parte con la demonizzazione dell’avversario, si passa il sottintendere un secondo fine, e si finisce con lo spostare la discussione dall’oggetto al soggetto.
Il dissenso viene percepito come un espressione di invidia. Tipico del PDL. Così come la replica che il pezzo sia stato scritto per ottenere visibilità.
(Nota: Vascofan, sarò sincero: io non ho scritto questo post per avere più visibilità. Non mi interessa diventare più “famoso” di quello che già sono. Altrimenti non riuscirei a gestire la mia giornata.)
Se uno non è d’accordo allora ha un secondo fine, è invidioso, rosica.
Diventa impossibile replicare sul “pezzo”, prima bisogna scansare gli insulti, giustificarsi, spiegarsi, eccetera.
E’ l’applicazione feroce dei diktat comunicativi pidiellini.
Lo vediamo in tivvù, lo leggiamo in quei commenti lì.
Quelli del PDL però, sono stati addestrati per usare quel sistema di comunicazione, sono dei professionisti, i vascofan no. Ai vascofan quel comportamento nasce in modo spontaneo, naturale, mi verrebbe da dire: sincero.
Ed è un paradosso favoloso.
Perché i Santanchè, i Giovanardi e i Capezzoni, sono l’antitesi del vascomondo, sono l’esatto contrario della “generazione” che il Blasco ha educato con la sua musica.
Oddio. Ma allora…
Allora il modo di fare berlusconico ha condizionato le menti di questo paese molto più profondamente di quanto crediamo.
E dal pidiellismo non ne usciremo mai.
Mai.
Supereroi!
Che in realtà sono bandiere.
Supremo lavoro di sintesi, e io adoro la sintesi, realizzato da Fabian Gonzales. Lo trovi sul favolosissimo Society6.
Io lo voglio in versione Tshirt. Oppure stampato su tela, poi lo taglio, e ogni giorno metto una bandierina diversa sul motorino, e divento il capo degli zarri della mia periferia.
Ma dimmi...
Li riconosci tutti?
Supremo lavoro di sintesi, e io adoro la sintesi, realizzato da Fabian Gonzales. Lo trovi sul favolosissimo Society6.
Io lo voglio in versione Tshirt. Oppure stampato su tela, poi lo taglio, e ogni giorno metto una bandierina diversa sul motorino, e divento il capo degli zarri della mia periferia.
Ma dimmi...
Li riconosci tutti?
venerdì, giugno 24, 2011
Diegozilla ti ha organizzato il fine settimana...
Suoti la testa, veloce, come per dire: no, no, no.
Così vedi John Lennon.
Io andrò avanti fino a lunedì.
giovedì, giugno 23, 2011
Dreamland, la terra dei sogni.
Non so se ringraziare Kota per questa segnalazione.
Una volta, avrei riso.
Avrei goduto della comicità involontaria, cappottandomi sul divano di fronte all’inadeguatezza, sguaiandomi fino alle lacrime per la manifesta incapacità esibita su più fronti.
La frase: “Il film che scriverà una pagina di storia del cinema italo-americano”, sarebbe entrata di prepotenza nel mio lessico famigliare. L’avrei citata per mesi, tormentando tutti i miei amici.
Adesso no. Seriamente, penso che non ci sia un cazzo da ridere.
Ho visto in giro anche i manifesti:
Non ho più l’umorismo sufficiente per dire: un capolavoro della grafica.
Il sarcasmo è finito, gente.
Per un momento, guardando il trailer ho pensato che arrivassero anche Maccio Capatonda, Ektor Baboden e Riccardino Fuffolo.
Ma no. Dreamland è un film “davvero”.
Parliamoci chiaro, nella mia vita ho visto tonnellate di film orrendi. Sono un divoratore di Bmovie e di pellicolacce da Drive In.
Ma, per dire, anche nella più infima produzione di Charles Band, anche tra gli scarti di Eliminators o di Laserblast, c’era sempre qualcosa. Questo qualcosa era penalizzato da ciò che mancava, spesso erano i soldi o il talento tecnico per mettere in scena un’idea.
Si cita spesso Ed Wood. E io dico sempre che bisogna stare attenti quando si parla di zio Eddie. Attenti. Perchè Plan 9 From Outer Space è sicuramente una merda, ma avrei voluto averla io l’idea degli alieni che per conquistare la Terra riportano in vita i morti.
Al di là di quello che può piacermi o non piacermi del soggetto e nella sua messa in scena, ci sono cose che vanno oltre la questione di gusti. Ci sono dei fondamentali della narrazione e della comunicazione che non sono relazionabili unicamente al parere personale. Sono elementi assoluti. Elementi che un regista dovrebbe conoscere. Se non li conosce, non è un simpatico buffoncello che prova a fare un film, gli viene male e noi ridiamo perchè ci piace il trash.
E’ uno che non sa fare il suo mestiere.
Punto.
Partendo dal trailer. Dove vengono mescolati a cazzo almeno tre livelli di comunicazione, sbagliandoli tutti. Dalle scritte in sovraimpressione in prima persona. Scritte in ittagliano sbagliato. Dalla voce fuori campo, che perde l’effetto alla Don LaFontaine e diventa il documentario sul lago dei castori, fino al senso puro del montaggio del trailer, non una gancio emotivo per il film, ma un riassunto per-sommi-capi da presentazione in power point.
Non dico che sia obbligatorio per tutti avere un editor severo come il mio, ma anche il più mansueto e tenue degli editor che conosco non avrebbe mai e poi mai dato l’ok per una cosa così.
E’ legittimo non saper fare il proprio mestiere. Ci mancherebbe.
Diventa irritante però quando scopri che forse sarà una trilogia e che ha una produzione da quattro milioni e seicento mila euro.
4.600.000. Euro.
Finanziati dalla Apulia Film Commission. Soldi pubblici. Miei, tuoi, e di tutti i miei amici che fanno i registi.
Persone. Persone vere, che guardo in faccia. Persone che vanno avanti, si barcamenano, fanno i salti mortali. Persone che ricevendo un decimo di quella cifra si metterebbero a piangere per la gioia.
La gioia di poter lavorare.
Ma forse, loro non sono amici fraterni di Arnold Swarzenegger, e non stringono le stesse mani che stringe il regista di Dreamland.
Periferia magica.
C’è un semaforo. Uno dei tanti. Il semaforo semaforeggia su un incrocio che è milanese giusto per una questione di metri, nel senso che quell’incrocio lì è il baluardo tra la scritta: Milano e il nulla da apocalisse zombi circostante.
Il semaforo è lì che regola. Costringendo a brusche frenate quelli che arrivano a ottocento all’ora dalla tangenziale e dicono: Oh, accidenti, siamo in un centro abitato con il limite di 50! Maddai?!
A quel semaforo c’è una mendicante. Un donna. L’età è indefinibile. Potrebbe avere vent’anni, potrebbe averne centosessantuno. E’ vestita come quelle bambole etniche che comprava mia zia negli anni 80. Quelle nel cilindro di plastica trasparente, che poi si mettevano sui mobili. Quelle che ti guardavano con gli occhi fissi e il sorriso da miss pressofusa. Quelle che indossavano i pacchianissimi abiti tipici, gli stessi che venivano indicati anche sul Grande libro delle mie ricerche. La ballerina spagnola: gonna rossa, fermacapelli e ventaglio. La contadina delle marche, con il cappello a tettoia. La pastorella con gli stinchi ricoperti di pelo. L’olandesina con gli zoccoli di legno...
Quella mendicante è agghindata come lo stereotipo della zingara, perfetta per una miniserie Tv da trasmettere su Rai Uno.
Solo che è vera.
Gonnellone fino alle caviglie, foulard in testa, camiciola a sbuffo. Potresti prenderla così com’è e infilarla in una macchinetta da Luna Park per predire il futuro, tipo Zoltar.
Mendica, facendo il giro tra le macchine ferme al semaforo.
Ha qualcosa in mano. Un ramoscello lungo un metro e mezzo. Ci ha annodato un fazzoletto rosso, dei campanelli, dei nastrini, e una bambolina.
Se non gli dai niente, con quel ramoscello, ti tocca tre volte il paraurti posteriore.
Tac, tac, tac.
Ci passo spesso da quell’incrocio lì. In motorino. E lo fa sempre.
Riceve spiccioli: ringrazia e va via.
Non becca niente e forse pure qualche vaffa: tac, tac, tac.
Tac, tac, tac.
Avevo un certo sentore, ma ho voluto cercare conferme, sui vari volumi che affollano il settore esoterismo nella mia personalissima libreria.
“... il desiderio malvagio di nuocere, attuato grazie alla stregoneria, vede spesso la sua realizzazione vincolata da un elemento catalizzatore creato dallo stregone...”
(Catherine Pont Humbert. Dizionario dei simboli, dei riti e delle credenze)
Direi che non capita tutti i giorni, di vedere una bacchetta magica all’opera.
Se penso a maleficio, mi viene in mente il medioevo, non la Milano che si prepara all’Expo.
Eppure...
Succede.
Che poi uno ci crede, non ci crede, si tocca, non si tocca. Uno può razionalizzare questa cosa come gli pare. A me diverte da matti vivere in una società in cui convivono gli iPad e le bacchette magiche, le maledizioni gitane (dimagra!) e l’F24 da portare in banca.
Comunque sia, io ci credo abbastanza per averne paura. Chiamami pavido, ma non voglio altri problemi oltre a quelli che ho già.
Quando passo da quell’incrocio, adesso, mi assicuro di avere tante monete in tasca.
Tante.
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mercoledì, giugno 22, 2011
Unasettimanaaaah!
Che non aggiorno.
No, dico. Una settimana.
Che poi c'è chi si preoccupa.
E' che a luglio vado in vacanza. Duesettimanine. Ine ine. Che per farle però, ciò da stare chino sulla tastiera mentre fuori dalla finestra la notte diventa giorno, poi pomeriggio, poi sera, poi di nuove notte.
Poi albeggia, a quadrotti dalla tapparella mezza abbassata.
Per?
Per andare una vancanzina. Due settimanine.
Hai fatto tutto quello che dovevi?
Forse che si, forse che no. Non lo so.
Ho un monte di tavole in meno da fare rispetto a duesettimanine fa.
Questo si.
mercoledì, giugno 15, 2011
lunedì, giugno 13, 2011
Dati ore 12.
Perchè il viminale non ha comunicato i dati ufficiali dell'affluenza alle ore 12?
Perchè c'è Maroni che mi dice che il quorum è stato raggiunto, ma i dati reali non me li danno?
A quale giochino sta giocando?
CHE CAZZO DI DEMOCRAZIA E' QUESTA?
Se non l'hai ancora fatto, vai a votare.
Da come se la stanno facendo grezzamente nei pantaloni, forse è la volta che davvero qualcosa può cambiare.
sabato, giugno 11, 2011
giovedì, giugno 09, 2011
Fumetti al telefono 7
[The names were changed to protect the innocent]
- Hai letto Sbrinz? Il nuovo fumetto della Nutria Press?
- Sì...
- Tutto? O soltanto la prevviù?
- L’ho comprato.
- E che ne pensi?
- Bei disegni.
- No, dai... Se chiamo te è per avere un parere sulla sceneggiatura!
- Bei disegni
- Ma perchè fai così? Hai paura di dire qualcosa che dia fastidio a Brando Scotenna e alla sua combriccola?
- No
- E allora? Che ne pensi della sceneggiatura?
- Penso che sia impossibile giudicare la sceneggiatura di Sbrinz, senza parlare di Brando Scotenna e dei suoi amici.
- E allora?
- Non mi va di entrare in una stanza quando dentro ci sono persone che amano lanciare palate di guano contro i ventilatori.
- Eh?
- Turbo ventilatori accesi.
- Tu sei geloso e stai rosicando...
- Ma che dici?
- Sissì, ci sei rimasto male perché quelli ti ignorano.
- Tu sei fuori...
- Guarda che se non ti hanno diffamato almeno una volta, non sei un autore cool!
martedì, giugno 07, 2011
Quelli che Milano.
Non mi piace trovarmi impreparato. Quando vengo coinvolto in qualche incontro pubblico, al fianco di altri autori, studio sempre con grande attenzione il lavoro di chi mi ritrovo come vicino.
Per il mio codice etico è davvero scortese non sapere chi sono e che cosa hanno fatto le persone che siedono di fianco a me.
A volte sono gli altri a non avere la minima idea di quello che faccio, capita più spesso di quanto credi. In quei casi mi limito a rimanerci un po’ male, facendo spallucce.
Di norma, le mie abituali frequentazioni onnivore in libreria e fumetteria mi danno un quadro abbastanza completo di quello che mi circonda e di che cosa combinano i miei colleghi. Altrimenti, se proprio non ho mai sfiorato la produzione di qualcuno, recupero il possibile prima dell’incontro.
E ci vado preparato.
Sabato grande serata all’Arci Bitte. Per maggiori dettagli clicca qui. Si parla di Milano e i fumetti.
Sarò in compagnia di Giancarlo “Elfo” Ascari e Matteo Guarnaccia, della direttrice di Linus Stefania Rumor, modera Matteo Stefanelli.
Io e Stefanelli siamo amichetti. Gli altri non li conosco di persona. Non ci siamo mai incorciati.
Però, Linus è un territorio editoriale che conosco molto bene, e i lavori di Elfo e Guarnaccia sono di casa nella mia libreria.
Leggo che hanno fatto questo libro nuovo: “Quelli che Milano”, edito da Rizzoli.
Che faccio? Non vado a comprarmelo?
Ovvio che si.
A causa del mio essere un precisetti, mi ritrovo tra le mani un libro bellissimo.
Un almanacco illustrato, denso di dati, storie, avvenimenti, disegni, illustrazioni. Un libro pieno di abbondanza, con alle spalle un lavoro certosino di ricostruzione, memoria storica e memoria contemporanea.
E’ questa la cosa che mi piace di più. La forbice temporale degli avvenimenti va dal passato remoto all’altro ieri.
Alcune di quelle storie mi sono state raccontate, come i fatti degli anni 70, o quelli del secolo scorso. Altre storie invece, dalle scritte bianche di CT ai centri sociali, le ho vissute perchè c’ero, cazzo!
E così, la mia memoria si mescola con quella della mia città e con quella dei due autori che hanno deciso di riempire quelle pagine con una certa milanesità, affine alla mia.
Consigliato a tutti i milanesi.
Soprattutto a quelli che in questi vent’anni hanno distrutto Milano.
Faccio mie le parole di Boris Battaglia, che dice:
"... L’ultimo sindaco decente di Milano termina il suo mandato nel 1976. Non sto a raccontarti chi era Aldo Aniasi. Il fatto è che con l’elezione del suo successore, l’insulso Carlo Tognoli, comincia l’allegra festa di morte craxiana che, passando per Pillitteri, Borghini, Formentini fino all’apoteosi di Albertini e Moratti cancellerà, nel giro di 35 anni, in questa città ogni segno senziente di vita sociale.
Hanno fatto di questa città un deserto culturale senza eguali e lo hanno chiamato modernità."
Bisogna ricostruire questa città.
E il libro di Ascari e Guarnaccia potrebbe essere un buon punto di partenza.
Giancarlo Ascari, Matteo Guarnaccia
Quelli che Milano
Rizzoli BUR Extra
Pagine 320
21,90 eur
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Real Diè
Chi decide è l'assemblea!
Tempo fa si è tenuta la lieta assemblea del supercondominio.
Ci sono quattro palazzine di otto piani, indipendenti per alcuni aspetti, ma chiamate a riunioni federali per le questioni che riguardano l’intero blocco.
Viene affittato un cinema parrocchiale, e al posto di Maciste nella valle dei Farmacisti, arriviamo noi a dare spettacolo.
L’età media è piuttosto alta, precambriana. La soglia di attenzione è piuttosto bassa, pari a quella degli anellidi.
In più ci sono tonnellate di faide pregresse, fazioni avversarie, problemi mai risolti, scandali, cose che sanno soltanto loro. Se chiedi chiarimenti, te ne parlano come se ci fossi stato anche tu, nel millenovecentosessantatre quando la variante del progetto venne respinta per colpa di Smacchialerecchia, quel maledetto.
L’ultima volta sono volati schiaffi in gran quantità. Quindi, per evitare che i pensionati si spacchino nuovamente le sedie sulla schiena, questa assemblea condominiale si tiene sotto il controllo dei caschi blu dell’ONU.
Hanno formato un cordone di sicurezza, per evitare lo scontro fisico. Comunque sia, tuonano dei sonori vaffanculo tra gli avversari.
La situazione è complessa.
C’è il perfido Martozzi, odiato da tutti perchè si fa dare ottocento deleghe, e forte dei millesimi in suo possesso, in pratica decide tutto lui.
- che adesso fissiamo un limite massimo di deleghe che puoi dare a uno così te ne vai affangala attè e ai tuoi intrallazzi coi fornitori, buastardo!
- Vièqquà a dirlo che ti rompo la schiena!
C’è la temuta madame Zordan, che tiene tutti per le palle perchè se la guardi male ti fa causa e vince. Vince per definizione.
L’ultima volta ha fatto causa perchè ha notato un errore formale nel calcolo che divide le spese per le pulizie. Ovviamente ha vinto.
Ora viene applicata l’equazione Zordan. In parte si divide per millesimi, in parte per altezza di piano, in parte per metri quadri comuni, in parte per segno zodiacale e in parte per il peso individuale.
Un ragioniere ci è già impazzito e adesso crede di essere il Mago Zurlì.
Poi ci sono i comitati di controllo generale delle pulci e delle virgole, formati dai capi scala autonominati. Un organismo burosindacalpiramidale, che interviene ricontando i bilanci e controllando riga per riga tutti i preventivi possibili.
Di base non è una cattiva idea avere un organismo di controllo condominiale. Purtroppo, i membri dell’autonominato comitato generale ragionano ancora in lire, e la maggior parte di loro ha smesso di lavorare trent’anni fa. Per cui, diciamo, diventa piuttosto difficile approvare dei lavori che non prevedano grande uso di tufo, e una spesa sopra le centoduemilalire con spuma e lupini per la merenda degli operai.
L’amministratore, con un sorriso sornione, lascia che tutti si scannino con tutti, che tanto a lui non importa. Che gli frega.
Tra gente che urla, ogni tanto, dal fondo della sala parrocchiale si sente la voce di un signore.
Ha un forte accento napoletano, e non partecipa attivamente alla discussione, regala le sue massime alla platea, delle chiose che infiocchettano la situazione. Tipo:
- il sangue degli altri, è sempre chiù gustosoooh!
- ecchì vuole capire, capiscaaah!
Nessuno però gli dice niente. Lui butta lì la sua massima, mentre i caschi blu pakistani separano le fazioni in lotta.
Dalle otto di sera all’una e venti di notte si prosegue. Tra minacce, querele, vaffangulo, se non mettete apposto il mio box smetto di pagare le spese condominiali, dovremmo rifare i cordoli e il sangue degli altri, è sempre chiù gustosoooh!
Io mi sto divertendo come un matto. Anche quando un mio combattivo vicino indicando me e gli altri del mio palazzo annuncia:
- Ah sì? E allora tutti noi vi facciamo causa!
Poi la causa non si fa, ecchì vuole capire, capiscaaah!
Mentre un giovane architetto sta spiegando come sono andati i lavori di rifacimento delle rampe, l’assemblea finisce. O meglio, si autodecide che l’assemblea è finita e la gente inizia ad andare via. Quello però sta ancora parlando.
Un tizio, sulla porta, agitando il dito dice all’architetto che se non risolve il problema gli fa causa.
Fine dell’assemblea, a quanto pare.
Vado via anche io.
Torno al mio motorello fissato ad un palo davanti alla chiesa.
Salgo, e mentre mi allaccio il casco mi raggiunge il mio vicino: Il signor Curti.
(Il signor Curti è un mio grande amico, se vuoi conoscerlo meglio ti conviene leggere i post di X Factor 4, dove lui è uno dei protagonisti)
- Oh che fortuna, così mi porti a casa!
Dice il signor Curti, zompando sul mio motorino.
- Ma signor Curti… Non posso portarti a casa, ho un casco solo!
- Fa niente!
- E se ci ferma la polizia?
- Io sono vecchio. Gli diciamo che mi faceva male una gamba e che mi hai gentilmente portato a casa.
- Da quanto non vai su un motorino?
- Saranno quarant’anni!... Adesso vai! Vai! Accelera!
E così, all’una e mezza di notte, io e un ottantenne felice, siamo sfrecciati verso casa tra le vie deserte della sonnacchiosa periferia milanotta.
Alla prossima assemblea, per sicurezza, mi porto dietro un casco in più.
giovedì, giugno 02, 2011
Referendum!
Votare sì per dire no la dice lunga sull’applicazione del concetto di democrazia nel mio papapaese.
E sempre dal mio punto di vista, sicuramente sbagliato, il vuoto siderale dell’informazione su questo referendum la dice altrettanto lunga sulla libertà di informazione nel mio papapapaese.
Ma tanto è tutto in mano ai giornalisti sandinisti e alle televisioni leniniste, in questi quarant’anni di dominio incontrastato delle toghe rosse e degli avvocati ladri di auto.
Sto divagando. Scusa.
Eppure, anche se la maggioranza dello italico popolo non lo sa, perché è stato distratto, l’andare a votare il referendum sul nucleare è già un bella vittoria beneaugurante per il futuro.
Dal mio punto di vista, sbagliato per definizione, il nucleare era soltanto una scusa per arraffare un paio di miliardi e infilarseli in tasca. Non avrebbero acceso neanche un reattore, ma nel frattempo, qualcuno avrebbe ballato il valzer del mannagger allegro.
Poi tu pensa la sfiga. In Giappone a momenti arrivano King Ghidorah e Mothra, e in tedeschia la cancelliera cancella l’atomo dai würstel.
Tornando a noi. Quello qui sopra è uno dei manifesti della campagna open della AC&P, pubblicati con licenza non commerciale Creative Commons.
Ne hanno realizzati parecchi, e li puoi vedere tutti cliccando qui.
Diffondi, usa, semina energia positiva nell’universo che fa bene al karma!
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Denzel
Consigliato da Julia, nei commenti all’altra recensione, ci vado.
Andare in un locale che si chiama Denzel in via Washington pungola le mie aspettative. E’ come andare, per dire, al ristorante Mia in viale Romagna, o alla pizzeria Gianni di via Morandi. (Nota: le vie esistono, quei locali non che io sappia. Li ho inventati adesso.)
Sono un tamarro vero: al Denzel di via Washington mi aspettavo di trovare le pareti ricoperte con foto dell’attore e dei sosia come camerieri.
Invece no. Apro la porticina ed entro in un locale molto elegante, sobrio, dai colori tenui.
Per fortuna, dice la mia bella.
Fatto sta che il gioco: “Denzel in via Washington” non è preso in considerazione. (L'illustrazione qui sopra l'ho fatta io.)
Viene quasi da pensare che l’accostamento: nome del locale/via in cui si trova, sia involontario, o che si tratti di una battuta appena accennata volta a strappare soltanto un sorriso.
Va bene, pazienza. Non sono qui per esportare la mia tamarraggine. Sediamoci.
Ho deambulato in corridoi più ampi della saletta in cui sto per cenare. Gli spazi sono molto stretti, al nostro fianco c’è una tavolata di tredicenni in libera uscita, che riduce ulteriormente le distanze.
Però, l’atmosfera e la gentilezza del personale mi mettono subito a mio agio. Sono molto cortesi, si rivolgono al cliente con una simpatia empatica, che fa passare in secondo piano il problema dello spazio.
Cucinano Art Burger, ma scordati il cheesburger che non è kosher. Sì, qui si cucina seguendo le norme alimentari ebraiche. Carni macellate in un certo modo, ingredienti controllati dal rabbino di zona e abbinamenti protocollati dal kasherut. In molti, attorno a noi, hanno in testa la kippah.
Ho un rapporto molto personale con la religione, e di base sono un tipo: tua religione-friendly.
Le mie precedenti esperienze con la cucina kosher sono state molto positive. Ho partecipato diverse volte ai festeggiamenti di Hanukkah e vado pazzo per le frittelle Latkes. Ne mangerei una carriola.
Al Denzel prendo un hamburger di agnello a media cottura. Le carni ovine poco cotte non mi fanno impazzire. L’hamburger è accompagnato con cetrioli sott’aceto e cipolle, come side scelgo una melanzana al forno con salsa tehina e pomodori. La tehina, scopro, è una gustosissima salsina a base di sesamo.
Sul tavolo ci sono un ottimo patè di olive e una sorta di salsa verde a base di coriandolo.
Fedezilla opta per il manzo, e ci dividiamo le patate al forno. Patate americane, normali, e novelle, rigorosamente con la buccia, ripassate in forno con peperoni e cipolla.
Mi pento subito di non aver capito che le patatine, le chips, o meglio: le crisps, non arrivano da un sacchetto ma le fanno loro fresche fresche. Sarà per la prossima volta.
Nonostante il locale sia pieno, il servizio è molto veloce. In pochi minuti arrivano gli Art Burger e i contorni.
Le cose fondamentali da sapere su un buon hamburger le ho già elencate, clicca qui se te le sei perse.
Gli Art Burger del Denzel rispettano a pieno quelle caratteristiche. Sviluppo verticale importante, decisa mobilità degli ingredienti interni, difficoltà di maneggiamento media. L’hamburger ti viene servito aperto su un piatto rettangolare e sta a te comporre il panino, il che aumenta un pochino il fattore difficoltà manuale.
Ottimo. Ottima la cottura e la qualità dell’agnello. Forse avrei potuto prenderlo al sangue, credo che la macellazione kosher renda la belante creatura meno forte al palato.
Quello che ho per le mani è un hamburger di altissimo livello. Rallento il mio azzannamento per godermelo fino in fondo.
La melanzana baladi è stratosferica, gustosa e leggera.
Giusto per fare un paragone, questi hamburger sono più soft rispetto a quelli di Mama Burger. Una nonnina direbbe: sono meno pasticciati.
Sul versante manzo mi giungono notizie di qualità spettacolare della carne, e di soddisfazione crescente morso dopo morso.
Per Fedezilla il Denzel straccia la Mama 2 a 1.
Locale consigliato per una serata diversa dal solito, spendendo circa una ventina di euri a testa.
Denzel
Via Giorgio Washington, 9
20146 Milano
02 48519326
Questioni di classifica!
Marco Pellitteri mi chiede:
... la classifica Wikio dà sempre le posizioni relative, ma per capirci qualcosa mi serve sapere:
quanti utenti unici al giorno, alla settimana, al mese e all'anno hai tu e tutti gli altri dell'allegra brigata, sennò serve a poco. Tu sai come posso accedere a queste informazioni?
O se esistono informazioni disponibili su questo argomento?
Perché secondo me gli utenti dei blog di fumetti o fumettisti sono quattro gatti, sempre gli stessi che rimbalzano di qua e di là, credendo di essere un sacco.
La classifica di Wikio non si basa sul numero di visitatori, ma utilizzano un loro algoritmo basato su non-ho-capito-cosa.
Magari qualche Wikio Guy è in ascolto e può illuminarci a riguardo.
Per gli accessi ai singoli blog invece, di sicuro c’è qualche sito che fa i conti sempre e comunque, indipendentemente che sul blog sia installato o meno un contatore.
Io sguazzo nelle mie ignoranze, ma tra un attimo, tra i commenti a questo post, qualcuno ti linkerà al volo il sito adatto.
Di base, per sapere quello che chiedi, guarda se il blog che ti interessa ha da qualche parte l’icona di ShynyStat, che è il servizio di conteggio, statistica, analisi del traffico generato dal sito.
Il mio è aperto, e lo possono vedere tutti. Altri preferiscono non rendere pubbliche quelle informazioni.
A ShynyStat piace elencare tante cose. Visitatori Unici, Pagine lette, provenienze, chiavi di ricerca…
Poi c’è anche il servizio statistiche “interno” a blogspot, accessibile solo all’autore del blogghe.
Ti copio e incollo le info che chiedi, relative a Diegozilla.
Quelli che tu chiami “utenti unici” zio Shyny li chiama Visite.
Le pagine viste invece, è l’utente unico di prima che poi se la sviaggia tra i post del blog e viene conteggiato in modo diverso.
Giorno:
1 Giugno 2011, visite: 1.198
1 Giugno 2011, pagine viste: 2.079
Settimana non riesco a farlo, scusa.
Mese:
Visite - Periodo: 03/05/2011-02/06/2011: 27.266
Pagine viste - Periodo: 03/05/2011-02/06/2011: 41.104
Anno:
Visite - Periodo: 01/07/2010-30/06/2011: 277.387
Pagine viste - Periodo: 01/07/2010-30/06/2011: 394.558
Questi sono i numeri di Diegozilla, puoi vederli anche tu cliccando sul contatore. Per sapere quelli degli altri bisogna chiedere!
(O sbirciare come ti ho detto sul contatore se è installato e se è aperto)
Però, in tutta onestà, la cosa che mi ossessiona di più di ShynyStat non sono i numeri, ma le chiavi di ricerca. Servizio per me fondamentale, altrimenti non potrei scrivere periodicamente la rubrica Google O’Thep!
Comunque, ripeto, non sono gli utenti unici che generano la classifica di Wikio.
Rrobe e Mulholland Dave, per dire, generano un traffico di utenti unici decisamente superiore al mio, eppure occupano posizioni molto diverse.
In più, così "a naso", secondo me la fetta più grande dei lettori diegozillici non sono super fan dei fumetti e non fanno parte dell'allegra brigata fumettosa.
Ma è una sensazione.
Queste cose ShynyStat non me le dice!
mercoledì, giugno 01, 2011
Milano è fumetto!
Siccome oggi sono pigro, copio e incollo un approfondito Comunicato Stampa!
Nella mia pigrizia, ho messo in neretto le date e il pezzetto riguardante il sottoscritto.
Un progetto di Paolo Interdonato, con Giancarlo “Elfo” Ascari, Tito Faraci e Matteo “Flipper” Marchetti
Dal 10 al 12 giugno 2011
Arci BITTE
via Watt 37, Milano
ingresso gratuito con tessera ARCI obbligatoria
(per tesseramento online www.bittemilano.com)
www.bittemilano.com – info@bittemilano.com
Torna Streep. Lo avevamo lasciato, ormai due anni fa, tutto preso dal suo raccontarci il comics journalism, cioè quello strano rapporto tra la realtà e il fumetto, che a volte assume l’aspetto del reportage e altre quello del diario intimo e privato. Tutto questo tempo non è passato invano. Streep ha ripensato se stesso e ha capito che la città, in cui vive e che tanto ama, non merita la vergogna che a volte scatena nei suoi abitanti. Streep vuole essere fiero di abitare Milano e, in un impeto di orgoglio localissimo, vuole ricordare storie di piccolo eroismo culturale che meritano di non essere taciute.
Milano è oggi la capitale economica e industriale del fumetto in Italia. Tanto le edicole quanto le librerie sono dominate dai prodotti di case editrici milanesi. In edicola emergono Walt Disney Company Italia e Sergio Bonelli Editore, seguite, a breve distanza, dalla Astorina di “Diabolik” e dalle Edizioni Paoline del “Giornalino”. In libreria gli editori con le vendite migliori sono le milanesi Rizzoli Lizard e Mondadori, seguite da realtà più piccole ma non per questo meno importanti, come Edizioni BD e Bao Publishing.
Poco ci importerebbe del dominio commerciale del fumetto milanese se non fosse che sappiamo quanto esso sia figlio di una gloriosa storia di progetti editoriali capaci di anticipare, intercettare e orientare lo sguardo dei lettori.
Streep quest’anno si articola in tre serate dedicate al rapporto affettuoso, strano, a volte commovente e altre violento, tra Milano e il fumetto.
Venerdì 10/6 dalle 19: Uomini, paperi e topi
La prima edizione di Streep era dedicata al comics journalism e quella piccola ossessione non ci vuole più lasciare. Parlare di fumetti e degli animali antropomorfi che li abitano significa ricordarsi che il graphic novel realistico ha uno dei suoi punti fondanti in Maus, il libro a fumetti in cui Art Spiegelman racconta di topi ebrei in fuga da gatti nazisti che vorrebbero richiuderli nel campo di concentramento di Mauschwitz. E anche il topo antropomorfo più famoso del mondo, Mickey Mouse, nelle sue storie a fumetti classiche, quelle disegnate da Floyd Gottfredson, ha spesso vestito i panni del reporter.
La prima serata di Streep è dedicata a paperi e topi, quasi sempre più umani degli umani, che vivono in metropoli, spesso più milanesi di Milano.
Comics and Cigarettes: Enrico Deaglio intervista Art Spiegelman
Videointervista realizzata appositamente per Streep nel 2009.
Una città di topi
Incontro con Tito Faraci (lo sceneggiatore che ha dato nuova vita al fumetto disneyano, con le storie del ciclo “Topolino noir”), Giorgio Cavazzano (il più importante disegnatore di paperi e topi in Italia e probabilmente nel mondo), e Marco Corona (autore di libri a fumetti viscerali pervasi da un enorme amore per il fumetto disneyano, come dimostra il suo recente L’ombra di Walt).
Sabato 11/6 dalle 19: un fumetto s'aggira per Milano
Raccontare la storia di Milano è difficile, quasi impossibile. Perché quella di questa città non è mai una storia lineare, fatta di snodi epocali e punti notevoli da congiungere fino a tracciare una traiettoria perfetta. La storia di Milano è un reticolo, fatto di infinite cause ed effetti. Allora è possibile raccontare le molte microstorie di Milano. Ed è per questo che Streep dedica una serata agli sguardi diversi che sulla città si possono lanciare.
Sguardi su Milano
Giancarlo “Elfo” Ascari e Matteo Guarnaccia raccontano storie, leggende, misteri e varietà, attraversando le 200 voci e i 150 disegni che compongono il loro libro “Quelli che Milano” (Rizzoli).
Diego Cajelli presenta la sua “Milano criminale” (Edizioni BD), affondando uno sguardo affettuoso negli anni Settanta che hanno a lungo sollecitato il suo immaginario.
Stefania Rumor ci accompagna lungo la storia gloriosa di “Linus”, rivista di cui è direttrice.
Una passeggiata per luoghi non comuni moderata da Matteo Stefanelli (http://fumettologicamente.wordpress.com).
Domenica 12/6: Clerville in piazzale Cadorna
Clerville è il piccolo stato, grande più o meno come la Toscana, in cui si muove Diabolik. Ogni furto è una sfida cui il re del terrore non sa resistere. Tutto quello che avviene in questo minuscolo territorio è minuziosamente raccontato, dal 1962, da un piccolo laboratorio editoriale a due passi da piazzale Cadorna. Diabolik è nato quando le sorelle Giussani, sue ideatrici, hanno deciso di alleviare la noia dei pendolari, producendo per loro agili volumetti che raccontassero storie lunghe come un viaggio dalla provincia al centro di Milano. Streep dedica la sua serata conclusiva a un incredibile criminale che, al contrario di quelli veri, è guidato da principi ferrei e inviolabili.
Nero a Milano
Lo storico del fumetto Davide Barzi e il responsabile dell’editing di Diabolik Andrea Pasini raccontano la storia del re del terrore a Milano.
Preparare il furto perfetto
Diabolik esegue furti pianificati nel minimo dettaglio, inscenando ogni volta fughe rocambolesche e ipertecnologiche. Ognuna di queste imprese è stata progettata nei minimi dettagli, senza che nulla venisse lasciato al caso. Mario Gomboli, autore di centinaia di soggetti di Diabolik, prepara, pianifica e organizza un furto impossibile a Milano, durante un incontro/workshop con il pubblico del Bitte.
Arci Bitte: uno dei 10 posti di Milano preferiti da Giuliano Pisapia
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Qualcuno sa il tedesco?
Ho un amico che mastica il germano, che ogni tanto mi aiuta, però per questa cosa qui mi ha detto: non so come tradurtelo!
Fatto sta che per il Dampyr che sto scrivendo mi servirebbe una traduzione, piuttosto complicata mi sembra di aver capito, vista la fuga del mio amico.
Per ora in sceneggiatura, quando compariva quel nome lì, me la sono cavata scrivendo: sto aspettando il nome in tedesco, però adesso è proprio arrivato il momento di sfoderarlo quel nome.
La situazione è questa, non posso essere troppo preciso, altrimenti svelo troppo la trama... E poi arriva qualcuno a lasciare commentini piccatini, vedi Corso Monforte.
Userò quindi delle similitudini.
C'è un gruppo di otto cuochi, che chiameremo Gruppo A.
Dal gruppo A, si distaccano quattro cuochi che decidono formare il Gruppo B.
I cuochi del gruppo A, definiscono i cuochi del gruppo B come: fratelli perduti.
In tedesco.
Ma non posso dirti perchè in tedesco, sennò spoilero troppo.
Tu, tu che conosci la lingua dell'ispettore Derrick, come me lo traduci: fratelli perduti, sapendo la faccenda che c'è alle spalle dell'origine del nome?
In cambio, ringraziamenti a profusione sull'albo, eterna gratitudine, albo in regalo, caffè, amicizia, sorrisi e tuttoquanto.
Wikio: Blog Fumetti: Anteprima classifica di giugno!
Quelli di Wikio hanno scelto il tuo Diegozilla preferito per rendere pubblica la classifica dei top blog nella categoria fumetto e illustrazioni.
Eccola qua sotto.
C'è chi sale, c'è chi scende, chi rimane stabilissimo al vertice.
Nuove entrate, come L'Antro Atomico del Dr. Manhattan, blog che mi piace un bel po', forse perchè è atomicoanche lui, ma che mi dimentico sempre di aggiungere nel linkamento.
Striscialamoratti e Sevincepisapia appaiono e arrivano diretti in posizioni molto alte, e ci mancherebbe altro!
Io scendo dall'ottava alla nona posizione. Eppazzienza! Capita.
Classifica curata da Wikio
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