mercoledì, dicembre 14, 2011

La mia storia su Gang Bang (1)


Dovresti già sapere che in edicola, in allegato con Il Manifesto, c’è il volumone a fumetti dal titolo: “Gang Bang, 10 storie inedite per 40 anni vissuti pericolosamente.”
Tra quelle 10 storie, una è mia. Titola: “Armi di distruzione di massa” ed è stata disegnata dall’incontenibile Andrea Mutti.
Se non hai ancora fatto il tuo dovere, tipo precipitarti in edicola a comprare il volume per leggere quella storia, fermati. Stanno per arrivare spoiler a mazzi.
(Nota dell’ultimo minuto: facciamo che di post sul blogghe ne faccio un paio, che uno solo è chilometrico)

Ho detto spesso che “Armi di distruzione di massa” è una storia post-cospirazionista. Negli ultimi dieci anni sui misteri, i complotti, le cospirazioni, i segreti della storia dell’umanità, la scienza alternativa e quel che ti pare, qualcuno ti ha già spiegato e raccontato tutto quello che c’era da spiegare e raccontare. Le cose importanti ti sono state già dette. Già sai. Se ti interessano quegli argomenti lì, sono sicuro che in un romanzo, in un saggio, in un fumetto, in una trasmissione tivvù o in un sito specializzato, qualcuno ti ha già fatto tutti gli spiegotti necessari.
Il materiale narrativo è così tanto, che non basterebbe un magazzino di Area 51 per contenerlo tutto.
In ordine di tempo, per esempio, le ultime spiegazioni te le ha fornite nel dettaglio la miniserie: “The Secret” del buon Giuseppe Di Bernardo. Nel fumetto e nel materiale parallelo, Giuseppe si è dato all’infotainment, raccontando, spiegando, “catalogando” misteri e cospirazioni. Un lavoro fondamentale per tutti quelli che si avvicinano adesso a quegli argomenti.
In un certo senso, “The Secret” porta avanti un processo narrativo iniziato con il BVZM di Alfredo Castelli.
Dato che sono uno scrittore bastardo, tutto quello che è già stato scritto, già detto e già spiegato,
adesso lo posso usare a mio vantaggio. Parto dal presupposto che ci ha pensato qualcun altro a spiegarti come stanno le cose. La fatica l’hanno già fatta loro, io ne godo i vantaggi narrativi.
Questo è il post-cospirazionismo.
Ho deciso di usare concetti come il signoraggio, le scie chimiche, gli Illuminati, gli ipno killer eccetera ecceterone non come dei “colpi di scena”. Tutta quella roba la uso come “situazione di calma iniziale”.
“Armi di distruzione di massa”parte quindi dai presupposti qui sopra.
La storia comincia a Pagina 29.
Le vicende sono ambientate nel gennaio del 1983. Le ragioni sono molte, la prima è legata all’idea di base, il cinepanettone. Il primo “Vacanze di natale”, la madre di tutti i cinepanettoni, arriva nelle sale il 23 dicembre di quell’anno. E qui raccontiamo i fatti che precedono l’uscita del film.
Per tutti quelli che amano la numerologia e le coincidenze, esattamente un anno dopo, il 23 dicembre 1984 salta per aria il Rapido 904.
In più, ambientare una storia in un passato vicino, mi permette di giocare con diversi elementi. Dialoghi ed elementi vari rivolti al futuro, ovvero il tempo-reale in cui si trova il lettore.
Il protagonista: Corso Monforte, è ispirato a Nick Kamen. Per me, autentica icona degli anni ’80.
Lui, in didascalia, ci parla di incidenti d’auto: un buon modo per ammazzare qualcuno.
Se dovessimo fare l’elenco degli incidenti d’auto sospetti, bisognerebbe aprire un blog apposta.
E’ un modo classico per eliminare qualcuno, anche quando “il qualcuno” non ci rimane secco. Ne sa qualcosa Ted Kennedy. L’incidente avvenuto nella notte del 18 luglio 1969 pose fine alla sua carriera politica e alla vita della donna che lo accompagnava. Sempre meglio che prendere un aereo guidato da John John, ma questa è un’altra storia.
Nell’ultima vignetta di pagina 29 Corso dice di lavorare in banca e di essere lì per uccidere il professor Manetti.
Sì, le redini segrete del Mondo siano in mano a una “banca”. Diciamo che da un certo punto di vista, l’attualità mi ha rovinato un bel po’ l’effetto di questa didascalia e dei concetti che seguiranno nelle tavole successive.
Ormai è ovvio. Quando ho scritto questa storia mi sembrava un po’ meno ovvio, ma il tempo è stato tiranno.
E’ un grande classico della spy story fare secco qualcuno prima che scopra qualcosa o prima che dica qualcosa. Per cui, a pagina 30 Corso fa fuori il tizio usando un gas nervino a bersaglio genetico. Un’arma costruita per colpire uno specifico DNA.
Non mi sono inventato niente. Sono i molti a sospettare che la malattia che uccise Yasser Arafat sia stata creata in laboratorio appositamente per lui.
Nelle pagine del fumetto, siccome bisogna sempre esagerare un po’, il tizio muore in dodici secondi e non in lunghi mesi di malattia. Morte rapida, siamo umani. Non come quelli che hanno dato il Polonio-210 al povero Litvinenko.
A pagina 31, c’è una splash page con la Torre Velasca di Milano. Io trovo buffissimo che sia l’unico grattacielo invisibile del Mondo. Facci caso. Dalla strada non si vede. Non si vede mai, stretto tra i palazzi del centro. L’unico modo è arrivarci sotto, ma anche in quel caso non riesci ad averne una visione di insieme. E’ colossale, ma è ben nascosto nel cuore di Milano. Misteri dell’architettura.
Tutto quello che dice Corso in dida è vero. La faccenda della tecnologia è risaputa, così come, ormai, è risaputo anche il ruolo delle banche private nell’andazzo di questo pianeta.
Corso quindi, è una sorta di 007 cattivo al lavoro nel “settore privato”, chi ci crede ormai al settore pubblico? Ai governi? Alle ideologie? Nessuno. Nel mondo post-cospirazionista il protagonista non poteva che lavorare per il Grande Male, una bbbbbanca.
Pagina 32. Conosciamo il consiglio di amministrazione, i capi di Corso.
Il tizio nella seconda vignetta esiste davvero. Lo conosco. Non ha quella faccia, ma gli piace stroncare le carriere. Con me ci ha provato, ma non c’è riuscito.
La Nonna è il frutto dei miei problemi con gli anziani che incontro al supermercato. Secondo me, sotto sotto, ragionano e parlano così, oltre che a dominare il nostro paese.
Poi c’è il clone brasiliano di Hitler. Anche se non è proprio la prima cosa che ti dicono, alla fine della seconda guerra mondiale la Croce Rossa ha aiutato parecchio i criminali nazisti in fuga.
In sostanza, grazie alla rete Odessa, venivano fatti arrivare a Genova, imbarcati su una nave e spediti in Sud America. Tutto questo è ormai storico, non complottistico.
Clonare zio Adolf è un vecchio concept, a memoria, mi sembra che venga fuori come idea narrativa nel 1976, con il romanzo (e poi film) “ I ragazzi venuti dal Brasile”.
Adam Weishaupt, la medusa, è il fondatore dell’ordine degli Illuminati. Morto ufficialmente nel 1830, ovviamente ancora vivo nel 1983. Come abbia fatto a diventare una medusa è una storia che devo ancora inventare.
Serve dire ancora qualcosa sugli Illuminati? Direi di no.
E poi c’è l’amministratore delegato. L’alchimista immortale che parla in italiano aulico.
Doveva somigliare un po’ di più a Brian Ferry, ma fa niente.
L’idea di mettere dentro la storia un alchimista immortale è frutto di alcuni "avanzi di documentazione". Quando ho scritto la storia di Dampyr ambientata a Bomarzo, parco alchemico nei pressi di Viterbo, ho dovuto studiare un bel po’. Siccome che sono ignorante, quando studio poi mi invento delle cose che derivano da quello che sto studiando, ci metto del mio. Mi sono convinto che l’alchimia sia stata fraintesa parecchio. Secondo me la trasformazione di metalli vili in oro è soltanto un’allegoria. I metalli vili sono gli esseri umani. L’alchimia serve per trasformare l’uomo, grezzo e di scarso valore in un qualcosa di più prezioso e nobile. L’oro è uno oro spirituale. Il percorso alchemico serve ad elevare lo spirito e, in una logica di amplificazione narrativa, la trasformazione del piombo in oro diventa una trasformazione della carne, verso l’immortalità e oltre.
La pietra filosofale rende immortali. Il capo di Corso l’ha usata, ed eccolo lì che beve la sua tisana.


(continua…)

3 commenti:

CREPASCOLO ha detto...

Alchimia come allegoria - applauso x il ns anfitrione che ha capacità speculative degne del Guglielmo da Bascavilla del mio ex studente Berto Eco - è un concetto che sorvola anche il Tiz Scavi di un vecchio Dog ( mi pare quello con la scimmietta che vendica la compagna uccisa ed è scanbiato x un homunculus medioevale ).
Mi piace molto quella cosa delle banche burattinaie - Mailer attribuiva il ruolo in commedia alle assicurazioni, ma Norm è visionario come un Greenaway sotto acido - sebbene non sia + vero da tempo, purtroppo. Ieri sera ho sentito Camilleri affermare che stiamo combattendo una guerra senza cannnoni che ha lo scopo di azzerare le economie come nelle guerre con cannoni. 'Zilla e Camillo - forse i due mainstream opion makers virali + importanti dello Stivale - sono ad uno zinzino dalla Verità ( da ''una'' perlomeno ), la percepiscono come rumore di fondo, ma non l'afferrano come infine fa Tony Curtis con la coda del maiale in Operazione Sottoveste.

Nella stanza dei bottoni siedono persone che decidono il tenore dei trafiletti nei tabloid gratuiti che ci accompagnano quando siamo nella metro o nel filobus. Sintesi che riducono il mondo a qualcosa di gestibile. Le dimensioni, almeno qui, contano: se le cartelle che dedico ad un attentato nel tube di Tokio sono le stesse concesse alla cronistoria del derby o all'apologia dell'ultimo cinepanettone, le domande prime ed ultime trovano, tutte, una risposta rassicurante, come il rumore di fondo del treno che passa sule discontinuità che legano i binari. Pace è un metronomo che ci dice quando inspirare e/o espirare nell'illusione che lo faremo per sempre.
Spero che nel secondo numero di Gang Bang si proceda all'escalation e si racconti la storia di Camillo Solferino, ghost writer di ''Leggo'' , che si reca al Centro Diagnostico per farsi cavare un dente. Incidentalmente salta anche il chip che sopiva la sua tendenza alla detection ed il suo punto di vista anarchico. Ora Camillo sa...

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Correlato solo parzialmente: Prof., non ce la faccio, ogni volta che sento parlare di "signoraggio" in senso cospirazionista la mia laurea in economia esce dall'armadio e mi viene a dire "lascia stare, dai".

La mia Sospensione dell'Incredulità finisce a brandelli solo a sentire la parola, ormai (anche perché il signoraggio è un meccanismo economico che esiste, ma fa tutto il contrario).


Ancor meno correlato: il Diegozillab quando riprende? Manca poco per finirlo. ^_^

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Ma grazie!

Non ho letto la tua storia su Gang Bang ma appena passo da un'edicola mi fiondo (se riesco a superare l'imbarazzo della richiesta all'edicolante).

PS
Mattia è l'Attivissimo del fumettomondo. Un fetecchione uomo de Cicap ma gli vogliamo bene lo stesso.