mercoledì, novembre 09, 2011

Neonomicon, quei tentacoli nella barba di Alan Moore.


Non è mai una cosa facile parlare del lavoro di alanmùr. Non per me. Non mi è facile leggerlo, figurati recensirlo. Dopo aaanni di letture, immaginami satollo di tutta la sua fiera delle meraviglie metatestuali di ri-scritture, di re-visioni, di de-costruzioni, e di tutto il suo corredo nuziale di pizzi e merletti immaginifico narrativi.
Ora gli integralisti della Chiesa Di Alan Dei Minutemen Degli Ultimi Giorni, verranno a prendermi sottocasa e mi puniranno severamente. Lo so già. Nei commenti a questo post dovrò sorbirmi delle lezioni sulla vita, la scrittura, l’universo e tutto quanto.
E’ chiaro che, come sceneggiatore di fumetti, quando leggo un lavoro di Moore rosico un sacco. Ma vorrei essere chiaro su un punto: a farmi rosicare non è quello che scrive, ma è quello che gli permettono di scrivere. La differenza è sottile, forse impossibile da spiegare ad un integralista, ma sono sicuro che chi può capire ha capito.
Come un intollerante al lattosio che si tuffa consapevole in una forma di Parmigiano, mi ritrovo a leggere Neonomicon.
In teoria un lavoro minore di Moore, pubblicato da una casa editrice in teoria piccola, la Avatar. Disegnato, sempre in teoria, non da uno degli dei dell’Olimpo del comicdom, ma dal “semplice” Jacen Burrows.
Tutto in teoria, perché in pratica Neonomicon ti prende e ti mena più forte di altri capolavori-conclamati della vasta produzione mooresca.
Inizi a leggerlo. Qualcosa che si agita nei meandri narrativi del come viene raccontata la storia, ti artiglia e ti impedisce di mettere giù il volume. Non puoi. Devi andare avanti, devi finirlo, devi completare quel percorso perverso.
E’ sconcertante la leggerezza con cui l’orrore frana e dilaga pagina dopo pagina. L’universo di Howard Phillips Lovecraft, tradotto in tavole da Moore e Burrows diventa l’ applicazione narrativa del mito. In purezza, direbbe uno chef.
Ed è tremendo. Nel senso buono e lovecraftiano del termine.
Neonomicon è una storia di genere, il lavoro metatestuale è stato fatto sul motore e non sulla carrozzeria. Come tutte le storie di genere che non fanno pimp sulla carrozzeria può tradire in alcuni passaggi, perché siamo nel 2011 e riuscire a mantenere la sospensione dell’incredulità per 160 pagine è un lavoraccio anche per zio Alan.
Eppure, dal prevedibile, riesce a uscirne con una sequenza tanto favolosa quanto tremenda. Sempre nel senso buono e lovecraftiano del termine.
Che cosa succede e come viene raccontato, trasformano la sequenza finale del secondo capitolo in un velenifero cioccolatino di tecnica narrativa. Un orrendo dolcetto di sceneggiatura, con un gioco di soggettiva/oggettiva, di vedo/non vedo che personalmente ho vissuto come un omaggio al senso più puro dello stile lovecraftoso, quello del non vedere mai nel dettaglio l'orrore che arriva e ti fotte.
Nel suo complesso è una lettura agghiacciante, un vero horror per mature reader, che funziona in maniera del tutto indipendente da una pregressa conoscenza di Lovecraft. Anzi, forse funziona meglio se non ne sai niente di niente di Grandi Antichi, di Cthulhu e compagnia bella.
Apri il volume e lasciati terrorizzare da un Alan Moore in splendida forma.



NEONOMICON
Alan Moore, Jacen Burrows
Cartonato 15,7 x 23,6
Pagine: 160
17.00 Euri
Bao

8 commenti:

Tommaso ha detto...

Bisognerà recuperarlo allora. Sono un bel po' di anni che non leggo niente di Alan Moore.

Una cosa... il buon vecchio zio Alan mi pare non stia simpaticissimo a parecchi autori Bonelli.
Anzi mi pare che tu sei tra quelli che lo apprezza di più, vedi anche il recente omaggio a V for Vendetta.
Non sono di sicuro uno suo fan integralista (ho letto solo le sue cose più famose), ma la cosa non mi torna molto, perché se c'è un pezzo da 90 tra gli autori internazionali che come stile mi pare "bonelliano" (con tutte le virgolette del caso) è proprio lui.

Diego Cajelli ha detto...

A me lui piace, e molto anche. Al punto che, da lettore, posso dire che dopo un po' Tom Strong mi aveva sufato.
Invece, Digerisco male i suoi talebani, quelli che lo "usano" per dimostrare tesi, idee, marketing editoriale e quant'altro.
La questione Moore/Autori Bonelliani è molto molto complessa, ci sarebbe da scrivere un saggio.
Entrano in campo parecchie dinamiche difficili da spiegare in poche righe.

:-)

Lukino's pictures ha detto...

l'ho ordinato in fumetteria appena l'ho visto,ero tentato di prenderlo anche a Lucca a costo di averne due copie, ma ho resistito...adoro sia Moore che Lovecraft e l'horror...in parole povere mi hai fatto ancora più voglia di leggerlo! :)
maledetto a te!

CREPASCOLO ha detto...

In una intervista di qualche anno fa - è da qualche parte nella rete - anche il signor Faraci dichiara il suo amore per il Bardo di Northampton.

Io sono un fan e mi piace Alan anche quando scrive di Tao che prende per i fondelli i WildCats o si immerge nella vita del Violator ( una curiosità, la miniserie di Moore/Sears/Capullo era stata pubblicata una prima volta nel mensile Spawn della Star Comics e vendette meno degli altri albi in cui si traduceva l'albo originale del titolare di testata - stesso esito per la mini di Angela della coppia Gaiman/Capullo ), ma, se fossi un autore SBE che in futuro sarà sempre + di frequente al timone di saghe che si esauriscono in 14/18 albi quando non in one-shots, mi studierei Chuck Dixon, Steven Grant, Mike Baron e Gerard Jones. Nella pepiera infilerei qualche grano di Peter David e Keith Giffen, ma le spezie in certe pietanze devono essere dosate con precisione chirurgica.

Tante teste eccetera, ma credo che la strada da battere, nel fumetto mainstream, non sia la creazione di un Opus che è impossibile rileggere in una sola volta quella volta che sei a casa con la febbre senza rischiare di perdere un paio di chiavi di lettura per entrare in altre stanze della storia. Se il mercurio sale sopra trentotto, la risposta migliore è quella storia del Punisher ( Dixon/Tex ) che vede Castle imbattersi in un terrorista mentre attende che arrivi il volo di Microchip o il primo numero di Prime che inizia in media res con il ragazzone ipertrofico che attacca un insegnante dalla mano morta ma non troppo. Non hai nemmeno il tempo di accomodarti ed allacciare la cintura.
Un giorno qualcuno scriverà Watchmen con questo ritmo. All'albo sarà allegato uno di quei sacchetti che, in areo, sono appesi allo schienale del passeggero davanti a te.

Tommaso ha detto...

"Invece, Digerisco male i suoi talebani, quelli che lo "usano" per dimostrare tesi, idee, marketing editoriale e quant'altro."

Ah ecco, questa cosa non la sapevo (però immagino). Può darsi che il vago senso di irritazione che mi sembra di aver percepito in molti autori bonelliani quando parlano o scrivono di Mooore dipenda anche da questo.

Giorgio Salati ha detto...

Non ho in mente cosa i talebani di Moore dicono, ma per me è, tipo, il semidio della sceneggiatura.

V for Vendetta per me è più immaturo rispetto a Watchmen, la Lega degli Straordinari è un po' tanto citazionista, From Hell è esageratamente citazionista, ma in realtà tutto ciò che ho letto di suo mi è piaciuto tantissimo, compresi Swamp Thing, i Futuri Incredibili, Top Ten... ma adesso non starò a fare un simposio su come e perché Alan Moore sia per me il miglior sceneggiatore vivente. Son gusti, boh.

Più che altro so di essere ancora più eretico, io sono sempre stato un po' perplesso della quantità di fan talebani invece che ha Lovecraft. Trovo che avesse delle idee geniali ma il modo in cui le sviluppava, il suo stile narrativo spesso mi hanno lasciato un po' perplesso...

MarPlace ha detto...

Dalla premessa mi aspettavo che avresti parlato male di Moore, e invece... :P

Io di Moore ho letto l'essenziale, più "Un piccolo omicidio", ma non mi reputo nè un suo fan, nè tantomeno un talebano di Moore. I groupie degli autori di fumetti, ma anche di altro, mi stanno sulle palle a priori, a dirla tutta: ad esempio mi piacciono i Beatles, ma non potrei sorbire una discussione con un fan dei Beatles per più di 5 minuti senza usare le mani.

Detto ciò questo volume a questo punto lo devo recuperare, e anche in tempi brevi: non leggo qualcosa che mi faccia paura seriamente da anni, ormai.

PS:
La questione Moore/Autori Bonelliani è molto molto complessa, ci sarebbe da scrivere un saggio.
Entrano in campo parecchie dinamiche difficili da spiegare in poche righe
.

E facci un post, dai, che sono curiosissimo!

Minkia Mouse ha detto...

Diegozilla buonasera, commento qui per la prima volta, ti scrivo perché giusto ieri ho letto Neonomicon e giusto oggi trovo questo articolo. Che Cthulu ci stia guidando?

Scherzi a parte, io amo Moore, ma Neonomicon mi è sembrato più un riassunto che un albo di Moore. Concordo nel definirlo un horror agghiacciante,soprattutto la sequenza di cui parli, ma il resto della storia credo che avrebbe meritato molto più respiro.

Così è (a mio avviso) solo un buon riassunto di una sua opera.


(discorso diverso va fatto per Il Cortile, il racconto-preludio di Neonomicon: quello, sempre a mio avviso, è perfetto).