lunedì, novembre 28, 2011

The Dhaba



 A mangiare indiano ci vado soprattutto quando sono a Londra. Mi infilo tra le vie di Bricklane e prendo d’assalto i baracchini che vendono cibo stradale, oppure in qualche ristorante elegante, la sera, approfittando del menù pre-teatrale.
Mi piace un sacco la cucina indiana, ma l’ho bazzicata poco qui in Italì. Il tipico triumviro della cena etnica dalle mie parti è più o meno: cinese-messicano-giapponese. Per cui, per cambiare, l’altra sera si è optato per andare in India.
The Dhaba è un posto tranquillo, la parola d’ordine è gentilezza. Entri è senti un profumo favoloso di spezie e incensi, nell’aria musica bollywoodiana.
Ho una dipendenza da pollo, che apprezzo in tutti i modi in tutti i luoghi in tutti i laghi in tutto il mondo. Ma quando esco a cena, ordino cose che mangio raramente a casa, tipo l’agnello. E l’agnello cucinato indianamente mi piace un sacco. Se non hai mai mangiato cibo indiano, prendi nota di queste tre parole: Curry, Tandoori, Scala di piccantezza. Sono i tre centri attorno ai quali gravita la loro cucina.
Curry, che può essere più o meno forte, più o meno piccante, più o meno scuro. E’ ovunque, usato in modi diversi a seconda della tipologia del piatto.
Il Tandoori è un tipo di cottura. In un forno in terracotta, con un mix di spezie, colora la carne di un rosso acceso.
Scala di piccantezza. Di solito, il livello di “hot and spicy” è indicato sul menù, in pallini o in peperoncini. Oltre i 4 pallini è roba da professionisti. Ci tengo a precisare che nei piatti indiani devi mangiare tutto il cibo, e tutta la salsa che lo accompagna. Una volta al londrese Masala Zone ho fatto il figo. Ho preso l’agnello: fuoco infernale della fiamma eterna. Ho mangiato, con fatica, solo la carne. Non il suo sughino. Il cameriere poi mi ha guardato come se fossi una fighetta ciuccia sedano.
Al The Dhaba optiamo per un menù degustazione, varie portate, tanta fame, accoppiata perfetta.
L’indocena inizia sempre con un cestino di pane croccante. Azzardo un paragone? Tipo il pane carasau non bagnato, nell’impasto però ci sono delle spezie. Soprattutto cumino. E’ uno stuzzichino per l’attesa, accompagnato con tre salsine. Una piccante che picca, una yogurt e menta, una al tamarindo. L’ultima è la mia preferita in assoluto.
Arrivano gli antipasti: Samosa e Chicken Pakora.
I Samosa possono essere di carne o di verdure. Sono dei fagottini ripieni, le dimensioni sono quelle di un Sofficino, la forma standard è triangolare, ma qui li servono ovali. I Chicken Pakora sono dei bocconcini di pollo, pastellati. Nonostante le premesse sono molto leggeri, accompagnati con la salsa al tamarindo sono la fine del mondo.
Primo: Grigliata mista Tandoori, pollo e agnello, accompagnata con pane Nan al formaggio. Ri-azzardo un paragone, il pane Nan è tipo una piadina, ok?
Nella grigliata ci sono: Murg Malai, pollo sapido e saporito, occidentale al palato. Seekh Kabab di agnello, sembrano salsiccine molto agnellose. Ti deve piacere la carne ovina, il sapore è piuttosto intenso. Chicken Tikka, pollo bello rosso e speziato.
Portata principale: agnello e pollo al curry, accompagnato con Dal (lenticchie), Began Ka Bhartha (melanzane) riso Pulao con verdure di stagione e pane Nan semplice.
Parte integrante della cucina è dove e come ti viene servito il cibo. Nella cena indiana le portate ti vengono servite in piccole cocottine, piccoli tegamini, zuppierine. Quando arriva la portata principale il tavolo viene invaso dal reparto casalinghi di un supermercato ed è una gioia per gli occhi pescare di qui e di là.
Al The Dhaba, tra l’altro, hanno delle posate favolose, sembrano uscite dalle illustrazioni classiche indiane. Tutti i suppellettili sono molto molto carini. Un bel design. Ecco, giusto per fare il rompiballe, l’unica cosa che stona sono i bicchieri.
L’agnello era molto buono, il curry era più scuro e dal sapore più intenso rispetto a quello che accompagnava il pollo. Al tempo sesso però non era affatto pesante.
Le lenticchie, non piccanti, completamente diverse dalle lenticchie all’occidentale, servono per staccare da un sapore forte all’altro.
La vera sorpresa sono state le melanzane Began Ka Bhartha. Azzardo ancora una volta un paragone, simili al Babaganoush, ma molto più corpose. Ne avrei prese una carriola.
Per concludere, il dolce: Kheer, una crema di riso, un tripudio di vaniglia. Preferisco il Kulfi al pistacchio, ma il menù proponeva il Kheer e quello abbiamo mangiato.
Il tutto annaffiato con birra indiana Cobra e acqua frizzante.
Caffè compreso, siamo su una spesa di una trentina di euri a testa.
Locale consigliato per una cenetta romantica. Il ristorante è proprio davanti a Bloodbuster, per cui prima di cena è obbligatoria una gita al tempio dell’horror milanese.

The Dhaba
Panfilo Castaldi, 22
Milano.

13 commenti:

Giorgio Salati ha detto...

Grzie per il consiglio, lo tengo presente.

Parlando di cucina indiana, dimmi che conosci il cingalese LUCKY SEVEN. DEVI conoscerlo. Se non lo conosci ti ci porto io. E' la miglior commistione tra cucina etnica e proletaria allo stesso tempo. Costo basso e qualità ottima.

E l'eritreo KILIMANGIARO in zona Buenos Aires anche è notevole, anche se sono anni che non ci vado, so che è cambiato qualcosa.

buonipresagi ha detto...

Il pane croccante che danno come antipasto si trova nelle botteghe equosolidali, sia liscio sia con i semini. Si cuoce due minuti in padella (e si può anche fare fritto, ma non ho ancora provato).
Dà dipendenza.

Daniele ha detto...

Ciao Diego, una curiosità personale: quando scrivi

"Le lenticchie, non piccanti, completamente diverse dalle lenticchie all’occidentale, servono per staccare da un sapore forte all’altro."

E' una tua supposizione o hai appurato in qualche modo che nella cucina indiana si usa così?

Diego Cajelli ha detto...

@Giorgio
Lucky 7 è stata la mia base operativa per aaaaaaaanni
:-)

@Buonipresagi
Vero!

@Daniele
In quella ce lì la funzione delle lenticchie secondo me era quella.
Ho mangiato lenticchie indiane altre volte e avevano un gusto più presente, meno "da stacco".
Nello specifico, ci sono anche delle lenticchie picchiantissime da mangiare con cautela. Non mi ricordo come si chiamano però!

Giorgio Salati ha detto...

@Diego: ma va'? Io ho abitato lì dietro fino a 2 anni fa... Ci andavo fin da ragazzino, quando compravo i bidis! Che quando li fumavo a scuola la bidella puntualmente li scambiava per canne!
Che dire... si mangia da dio, negli ultimi anni secondo me è anche decisamente migliorato, è aumentato il numero di portate in buffet, se non ci vai da un po' ti consiglio di farci un salto. Stra-consigliato lo smeriglio in salsa agrodolce. Provare per credere!
Ahhh mi sta venendo una fame a pensare a quelle melanzane al curry!!

Mab ha detto...

Uh, il lucky seven! Noi ci si va sempre ai compleanni, perché il festeggiato non paga... A me piace un casino anche il cocco piccante.
Invece il The Dhaba non lo conosco, lo proverò. Tra l'altro è vicino all'etiope il cui nome non ricordo, ma è buonissimo.

leo ha detto...

(psst, psst, ehi... LE suppellettili. è femminile, uncountable)

ora che ho messo in quiete il grammar nazi, adoro la cucina indiana. ho provato diverse volte anche il Lucky Seven, l'unico appunto negativo è che bisogna aggiungere al costo della cena quello della tintoria, quando esci puzzi sempre di fritto!

Ignazio ha detto...

Mi è tornata in mente una scena di "Bambulè" http://www.bizzarrocinema.it/component/option,com_jmovies/task,detail/id,270/

In cui per un pò i ragazzi non sanno se scegliere riso al curry, melanzane al curry o pollo al curry.
Che scelta difficile (cit.)

Ignazio ha detto...

ops mi ha tagliato il link.
Amen

Giorgio Salati ha detto...

@Mab: ma solo se hai la tessera, se ricordo bene... Da ragazzini ci si andava sempre proprio ai compleanni!

Mab ha detto...

@Giorgio: No, no, a meno che non sia cambiato di recente... Basta un documento che attesti la tua data di nascita.

Anonimo ha detto...

ottimo ristorante: ci sono stato con i ragazzi di Bloodbuster. Che è un negozio dove dovrebbe entrare più gente.

ro-mario

jac ha detto...

Stasera ci andrò probabilmente. :D