martedì, settembre 20, 2011

Diegozilla Lab: Fase 3: Sceneggiare Fumetti_ Parte 3


Subito al sodo che l’intervallo è durato fin troppo.
Ah, bene, occhei, abbiamo visto i nomi delle inquadrature.
Ho una storia, la ragiono in un certo modo, la trasformo in soggetto e la voglio raccontare in vignette attraverso una scrittura per immagini dirette non in movimento.
I nomi delle inquadrature mi servono per inquadrare l’immagine che voglio mettere dentro la vignetta, seguendo il concetto della vignettizzazione del flusso narrativo.
O dell’elefante, come si diceva qui.
Scegliendo l’immagine per la vignetta, io compio la mia scelta registica. Scelgo l’inquadratura in base alle esigenze della storia che sto raccontando. La regia di vignetta (lo storytelling, per dirla all’americana) è una componente fondamentale della narrazione fumettosa. Il risultato finale è il frutto di due storytelling, di due regie, quella dello sceneggiatore e quella del disegnatore.
Ma la vignetta non è lì da sola per i cazzi suoi. Ne ha un’altra di fianco e delle altre sotto o delle altre sopra.
E di solito, è lo sceneggiatore che decide la composizione delle vignette.
Scegliere la disposizione delle vignette, è la prima scelta registica che si compio scrivendo.


Premessa Uno: Una cosa alla volta. Oggi affrontiamo la pagina dispari. Con la pagina pari faremo a cazzotti la prossima volta.
Premessa Due: Sì, sto usando come esempio la classica tavola bonelliana. Le composizioni più complesse le studieremo nel master di secondo livello.
Alùra, tavola classica italiana a sei vignette e tre strisce.
Devo tener conto della regia di vignetta, della regia di striscia e della regia globale della tavola.
E’ bene non ripetere mai situazioni o inquadrature, a meno che non sia una precisa scelta legata al racconto. Come si capisce se è una ripetizione o una scelta narrativa?
Si capisce.
Mentre si scrive, decidendo le varie inquadrature, bisogna stare attentissimi alla lettura verticale:
1 e 3
2 e 4
3 e 5
4 e 6
La percezione della tavola scritta, spesso, non tiene conto della sovrapposizione accidentale di inquadrature o situazioni identiche. E’ abbastanza facile avere sotto controllo “il di fianco”, ma è meglio imparare subito a guardare anche “il sopra” e “il sotto”.
Chiaro, non muore nessuno se c’è un PA nella 3 e un PA nella 5, ma è meglio che non ci siano, per una questione di lettura e di dinamicità della tavola.
Le differenze visive tra una vignetta è l’altra possono anche essere minime, ma devono esserci.
Questo implica la capacità di muoversi all’interno della vignetta. Spesso si parte dal presupposto che ci sia una sorta di cinepresa virtuale a riprendere quello che accade. E la posizione in cui viene messa questa cinepresa virtuale rende diverse anche delle inquadrature simili.
Il famigerato PA di cui si parla prima, può essere “ripreso” dall’alto, dal basso, frontale, laterale, di tre quarti, leggermente dall’alto, leggermente dal basso, e così via. Basta dirlo, e avere bene in mente i movimenti che si vogliono dare alla sequenza.
Il ritmo visivo, può essere gestito con questo schema.


Partiamo dal presupposto che A sia sempre differente da B e viceversa.
La differenza può essere nel tipo di inquadratura, nel punto di vista, e anche nel soggetto che viene inquadrato. La gestione alternata degli elementi impedisce ripetizioni e sovrapposizioni. In più, per esempio, aiuta a rendere dinamico un dialogo, se A e B sono due personaggi.
Determina il montaggio incrociato se A e B sono due situazioni.
Può essere utile nelle scene di azione se A è azione e B è reazione.
Nella gestione dinamica della regia di tavola, un grosso aiuto arriva dalle vignette lunghe.


Quella qui sopra è una tavola:
1/2
3.4.
5.6.
Sposti o replichi la vignetta lunga e hai le possibili varianti:
1.2.
3/4
5.6.

1.2.
3.4.
5/6.

1/2
3.4.
5/6

1/2
3/4
5.6.

1.2.
3/4
5/6

1/2
3/4
5/6

(Ci sono tutte?)
La vignetta doppia risolve al volo il problema delle sovrapposizioni accidentali. Almeno in teoria. Poi se fai un PP gigante nella 3/4 dopo averne fatto uno nella 2, è un problema tuo.
La vignetta doppia è bella, è grande, dentro ci stanno un sacco di cose, e allarga la lettura della tavola.
E’ utilissima per rendere chiare le cose, per far capire le posizioni dei personaggi e il dove ci troviamo.
Nei cambi di sequenza, in cui cambia il teatro degli eventi è sempre bene cominciare con un doppia (lontano) per poi stringere sulle singole (vicino).
Nelle uscite di sequenza, per rendere chiaro che ce ne stiamo andando, è bene partire dalle singole (vicino) e finire con una doppia (lontano)
Azioni e situazioni complesse hanno bisogno di una doppia, per rendere chiara la lettura.
A volte anche di una quadrupla:


Ovvio che può essere anche sotto, e accompagnata da una doppia, eh.
E poi c’è questo:


Tre vignette sulla stessa striscia.
(Spostale per conto tuo per vedere le varianti. Fatto sta che l’applicazione a massimo volume delle tre vignette crea una tavole di nove vignette, occhei?)
Le tre vignette affiancate, oltre a risolvere eventuali problemi di spazi narrativi, sono utili per creare illusioni.
Illusioni de che?
Illusioni di movimento di macchina. Una sorta di zommata cinematografico/fumettosa, un montaggio incrociato serrato…
Il fumetto, con immagini statiche, grazie all’affiancamento di tre (o più) vignette, aumenta la percezione di movimento nel lettore. Per riuscirci, devo scegliere tre inquadrature vicine tra loro, per ampiezza e per tipologia.
E’ un ora che parlo e ho soltanto deciso la forma e la composizione delle vignette. Non ho ancora scelto che cosa metterci dentro e con quale inquadratura.
Mi sa che serviranno un paio di supplementi.

La mia domanda è:
Perché la pagina pari ha bisogno di una lezione a parte tutta per lei?


Invece, per le tue eventuali domande o chiarimenti, usa pure i commenti.

16 commenti:

p!o ha detto...

Secondo me perché la pagina pari, essendo pagina di sinistra, può prestarsi al colpo di scena di quello che gira pagina e BAM! colpo di scena!

Gaunt Noir ha detto...

Ecco.. ora mi frulla il perché della lezione sulla pari, finché qualcuno non ce lo dice! :D

Io ci provo!
Ci vuole una lezione a parte sulla pari perché, nello sfogliare l'albo, l'occhio cade per prima cosa su una nuova pagina dispari.

Tu sai che dovresti buttarti sulla pagina pari, dopo aver voltato la pagina, ma magari in quella dispari, c'è una vignetta grande, carica di azione che ruba la "scena" e cattura subito l'attenzione, tanto da farti dire "ok, leggo subito la pagina precedente per capire come fa poi ad accadere quella cosa che ho già letto".

Insomma, tutta una cosa che si svolge nell'arco di pochi attimi, secondi, ma fatto stà che possono rovinare un patos.

In soldoni, credo che la pagina dispari, sia la Pagina (maiuscola voluta) decisiva, quella giusta per compiere dei colpi di scena e giocare sulle sorprese!

Aleagio Vaccarezza ha detto...

potrebbe centrare, oltre a quanto detto dai compagni di classe prima di me, la gestione delle ripetizioni visive a livello di doppia pagina?

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Prof. dice: "Fatto sta che l’applicazione a massimo volume delle tre vignette crea una tavole di nove vignette"

Mattia pensa: "Watchmen" XD

Gaunt Noir ha detto...

errata corrige del mio commento precedente

"In soldoni, credo che la pagina PARI, sia la Pagina (maiuscola voluta) decisiva, quella giusta per compiere dei colpi di scena e giocare sulle sorprese!"

ero ubriaco prima (in ufficio!) :D

Ant ha detto...

Ecco le domande: e le doppie verticali, tipo 1/3 o 2/4?
Hanno diverse regole di applicazione?

Rouges-1973 ha detto...

La pagina pari costringe il lettore a "portarsi" verso la pagina di lettura, sposti gli occhi, le mani o il collo. La pagina dispari è di lettura immediata, mentre alla pari ti ci devi accostare.

Anonimo ha detto...

La pagina pari è "coperta" dalla pagina precedente.
Vuol dire che se vuoi creare un colpo di scena efficace, ti conviene metterlo sulla pagina pari.
Diciamo, in termini più ampi, che è l'unico momento in cui conosci/"controlli" esattamente le "condizioni fisiche" del lettore.

Hanuman ha detto...

Forse perché è anche quella che ti permette una griglia di vignette più ampia... non so, mi viene in mente qualche fumetto stile Ultimate in cui la gabbia di vignette della pagina pari sfora in quella dispari...

Angelo ha detto...

Pensare solo al colpo di scena forse è limitante, visto che non ce n'è uno in ogni pagina.

Mi verrebbe da dire che le due pagine, cadendo insieme sotto l'occhio del lettore ed essendo lette in sequenza, senza la discontinuità del voltare pagina, costituiscono una sorta di unità narrativa. Le due pagine, quindi, devono avere un senso direi quasi "compiuto".

In tal senso sono in una relazione in cui nella maggior parte dei casi la dispari è subordinata alla pari:
- la pari getta una premessa => la dispari conclude
- la pari dà ambientazione => la dispari dà la svolta drammatica
- la parti pone una domanda => la dispari dà una risposta
- la pari ha una scena d'azione => la dispari ne mostra le conseguenze
...
In qualche caso, poi, vi può essere un rapporto di coordinazione e contemporaneità: una discontinuità in cui si smette di seguire un evento e si passa a un altro contemporaneo.

Nel caso in cui si voglia sottolinerare in modo forte la contemporaneità e l'analogia fra gli eventi si può dare una struttura simmetrica alle due pagine.

Spero di non aver detto troppe fesserie :)

Anonimo ha detto...

Perchè la pagina pari, prima di girarla, non la vedi.
E allora può essere usata (con maggiore efficacia della pagina dispari) per sorprenderti, per introdurre una nuova situazione, come hanno detto i miei colleghi.
Ogni pagina pari è un inizio, e si sà, agli inizi bisogna sempre dedicare particolare attenzione.

Matteo tessera 81

Cobalto ha detto...

Bo, faccio ipotesi, per arrivare alla pagina pari devi aver voltato pagina, quindi penso che c'è un cambio di situazione, un ritmo. Quindi dalla pagina pari alla dispari penso che possiamo avere anche una situazione collegata, mentre voltando pagina dalla dispari alla pari abbiamo una nuova situazione, non so se è giusto, ho ipotizzato.

Menelicche ha detto...

Per me la pagina pari ha bisogno di una lezione a parte per via del senso di lettura occidentale (naturalmente sono d'accordo con le risposte precedenti). In Giappone un Cajelli dagli occhi a mandorla ti farebbe la lezione a parte sulla pagina dispari.
Per le domande, mi associo ad Ant: come si gestiscono le vignette doppie verticali? A me salta lo schema dell'alternanza A-B, probabilmente basta comunque stare attenti alla ripetizione delle inquadrature.

Menelicche, n.57.

Menelicche ha detto...

Mi autocorreggo: Cajelli dagli occhi a mandorla mi farebbe lo stesso una lezione sulla pagina pari, per poi bacchettarmi le mani dicendo che il senso di lettura c'entra una cippa.
La pagina pari può presentare un colpo di scena, uno stacco, una nuova situazione, perchè va sfogliata: è legata alla pagina precedente, introduce la pagina successiva. In che modo, lo scoprirò probabilmente con la prossima lezione!

Menelicche, n.57.

GiGi ha detto...

Io sono d'accordo con Pio :)

GiGi ha detto...

Concordo con Pio :)