giovedì, settembre 01, 2011

Buongiorno, legge Levi!


Oggi nel mio paese, il paese delle tre “i”, internet, inglese, impresa, lo stesso paese del milione di posti di lavoro, il paese delle meno tasse per tutti e del miracolo italiano, entra in vigore una nuova legge.
La legge Levi.
Giusto per la cronaca, il Levi è il brillante statista che nel 2007 propose quell’altra legge, mai approvata, quella che avrebbe obbligato tutti i blog italici, compresi tutti i siti personali, a iscriversi al registro degli operatori di comunicazione e nominare un direttore responsabile di testata.
Quella che entra in vigore oggi invece, determina la percentuale massima di sconto sulla vendita dei libri. In sostanza, se ho un impresa che lavora nell’editoria, è lo stato che decide per me come devo lavorare.
Tra le cose divertenti, il testo di legge stabilisce che alcune percentuali di sconto non sono applicabili nel periodo natalizio, che la norma vale ovviamente anche per i testi digitali, e che se l’ultimo giorno di una fiera libraria, uno standista stanco, invece di caricarsi tutti i volumi sul furgone vuole farti degli sconti pazzeschi, non può.
Non ho idea di che cosa succederà alle librerie reimanders. Quelle che vendono solo eccedenze di magazzino e stock di invenduto.
Di fatto, la legge Levi spezza la schiena ad Amazon e alle altre librerie on line, che con minori costi di gestione potevano permettersi di applicare sconti più alti sui prodotti in vendita.
E io non capisco.
Occupiamo gli ultimi posti nella classifica dei paesi digitalizzati. A usare internet siamo in quattro gatti, e ancora meno quelli che lo usano per comprarci qualcosa.
Ma davvero gli sconti delle librerie on line erano una minaccia così grande per il mercato italico, al punto di dover ricorrere alla pianificazione e al livellamento?
Ricardo Franco Levi è del PD. Alla faccia di quelli che dicono che non ci sono più i comunisti e che il PD non è un partito di sinistra. La sua legge è la prima norma di stampo stalinista ad essere approvata dopo il crollo del muro di Berlino.
C’è chi, in tutto questo, vede un piano preciso, un complotto, un disegno reazionario contro la nostra libbbertà.
Io non sono così ottimista. Ci vuole troppo acume per mettere in piedi un progetto in stile Dottor Male.
Siamo in Italia. Probabilmente, la Legge Levi è nata perché il suddetto aveva un amico o un parente proprietario di una piccola libreria.
Quelle librerie con mucchi di Faletti, Moccia, Uìlbùrsmìt, Cuàilait, Vespa e i ricettari della Parodi. Quelle librerie che quando entri e gli chiedi un qualsiasi altro titolo, ti guardano come se fossi pazzo.
Forse un giorno il libraio lo ha chiamato, perché l’unico modo per stare sereni nel paese delle tre “i” è avere un amico o un parente in politica. Lo ha chiamato, e gli deve aver detto:
- Ricà, gui non vendo più un gazzo! Faqqualcosa!
E lui l’ha fatto. Bene, in compagnia di Franco Asciutti del PDL. Bipartisan, si dice. Che è il modo educato per dire double penetration.
La legge è stata approvata al volo da tutti, destra, sinistra, sopra, sotto, e nessuno ha avuto niente da ridire.
Io me li vedo mentre legiferano.
- Che è sta robba?
- Normativa sulla vendita di libri.
- Eh?
- Libri!
- Ma chi se ne fotte dei libri!

69 commenti:

kingsimon ha detto...

GAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Gua-sta Blog ha detto...

Che schifo!

MaGiLLa ha detto...

mi viene da piangere....

buonipresagi ha detto...

I remainders sono regolati da un'altra normativa e non dovrebbero essere toccati.

Il divieto di sconti a dicembre è favoloso, una roba del tipo "va', facciamo vedere che abbiamo fatto qualcosa", visto che non ho mai visto librerie fare sconti nell'unico mese dell'anno in cui i libri si vendono comunque.

DIMOSAURO ha detto...

... mmmbah!, mi sa che la telefonata, più che qualche piccolo libraio mocciofilo (che di solito ha clientela affezionata), l'abbia fatta qualche managger con quote di qualche grosssso bookstore "fisico" ....fammi pensare... tipo Mondadori...spè...di chi cazz'è quella?

Anonimo ha detto...

Diego, non è proprio così.
Questa legge è nata perchè se no la grande distribuzione (supermercati) avrebbe strangolato in poco tempo ogni libreria non appartenente a una catena.
Perchè nei supermercati i libri li vendono perdendoci usandoli come esche per venderti altro.
E tu rispondi: "E a me chemmenefrega? Io mi compre il mio bel libro di King con lo sconto del 30% intanto!".

Beh, io prefrisco dover spendere tra i 2 i 4 euro in più (l'ipotetico sconto ulteriore non più praticabile) piuttosto che vivere in un paese dove tra qualche anno le librerie saranno solo nei centri commerciali e nei centri storici delle grandi città.

Ultima cosa: la legge è ovviamente migliorabile. Nel senso che non è abbastanza rigida. I libri non sono patate.


gedo

Simone ha detto...

sulle fiere ci sono deroghe per sconti fino al 20%

http://libriblog.com/non-solo-libri/legge-sul-prezzo-del-libro-da-oggi-in-vigore-tutto-sulla-legge-levi/

comunque mi diceva un amico che esiste il modo per fregare questa legge: basta cambiare il prezzo del libro, con un'etichetta o una stampa di correzione. Quindi lo stesso libro può avere un prezzo di vendita che cambia ogni mese, per esempio.

Anna ha detto...

"Bipartisan, si dice. Che è il modo educato per dire double penetration."

Questa è una delle frasi più geniali che abbia letto ultimamente!

pierofd ha detto...

@anonimo

fra qualche anno le librerie non esisteranno più!
E poi scusa, hanno fatto sparire i piccoli salumieri, le piccole drogherie, i piccoli negozietti di qualsiasi cosa.
Perchè i libri no?
In un paese liberale voglio la concorrenza! Non il prezzo uguale per tutti.
Ma diamine, funziona così per qualsiasi cosa, perchè i libri dovrebbero essere diversi? Perchè non l'hanno fatto anche per i CD?
Ah già, quelli, adesso sono solo in digital download, e non possono fare più niente.

E poi la storia dell'esca dei libri nei supermercati è proprio una cosa inverosimile.
I libri saranno un'esca per il 2% degli italiani, e visti i prezzi nella GDO ci guadagnano eccome su un singolo volume.

buonipresagi ha detto...

@gedo: ma se si voleva fare una legge per proteggere le librerie non di catena, perché il 15% di soglia massima, che è uno sconto che mi sembra comunque enorme per i conti di una piccola libreria che acquistando dai distributori in quantità minori paga ovviamente i libri di più di una Feltrinelli?
Se l'obiettivo era davvero quello, allora si doveva fare una cosa alla francese, che ha un rigidissimo 5% di sconto massimo.

(tra i soggetti eventualmente favoriti mi sembra che si tenda a dimenticare sempre ibs, di proprietà di Messagerie Distribuzioni, vale a dire il gruppo GeMS, il terzo gruppo editoriale italiano dopo mondadori e rizzoli, che dall'arrivo di Amazon.it deve avere preso dei bei ceffoni)

Luca Basenghi ha detto...

"Bipartisan, si dice. Che è il modo educato per dire double penetration."
Continuo a credere che Amazon abbia dato fastidio a tutti, tutti quelli che hanno catene di punti vendita tipo Mondadori (DESTRA) e Feltrinelli (SINISTRA).
Questa è davvero una legge contro il libero mercato e la libera impresa, una legge che difende gli interessi di alcuni, che protegge posizioni dominanti di mercato, che sbarra la via a chi nel mercato vuole entrare con idee nuove. E a rimetterci saranno gli editori.

Diego Cajelli ha detto...

Pierofd ha detto tutto quello che stavo per dire io.

uomoragno ha detto...

Gran bell'articolo. Double ovation!

Alex ha detto...

Commento un po' fuori luogo, ma dato che si parla di informare

http://www.ingannati.it/2011/07/10/islanda-rivoluzione-censurata-dai-media/

E infatti giusto il Fatto Quotidiano ne ha parlato un po'... e non è sicuramente tra i media più letti...

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/04/voglio-meno-avetrana-e-piu-rivoluzione-islandese/149795/

Anonimo ha detto...

@buonipresagi
Hai ragione. Infatti questa non è una buona legge, ma non lo è perchè è poco rigida e non perchè danneggia il mercato.
Anch'io pensavo al modello francese dove il limite agli sconti è basso e certo (questa legge è facilmente aggirabile..).

@pierofd:
GD&libri: forse ti suona inverosimile ma è così per molte catene (ho informazioni dirette).

Quanto a "perchè i libri dovrebbero essere diversi?". Se non hai idea della differenza tra un libro e un pacchetto di merendine non credo di potertela spiegare su un blog

gedo

Randolph Carter ha detto...

@anonimo 10.02
In un paese ad economia di mercato quando i venditori si scannano a sangue fra di loro (con sconti, promozioni, sottoprezzi), è un segno di salute del mercato.
Senza essere degli economisti, si sa che la concorrenza fa l'interesse dell'acquirente.
Anche perché non capisco perché per salvare le librerie, i benzinai, i panettieri, gli edicolanti, i salumieri, i tassisti dobbiamo sempre rimetterci!!!
Se una libreria non guadagna, chiuda. Qual'è il problema?
Se risparmio dei soldi nel comprare libri li spendo in qualcos'altro, che darà lavoro a qualcun altro!
Inoltre questa norma verrà elusa con edizioni "ad hoc" per gli store on line o per i supermarket.

Anonimo ha detto...

Commento di Stefano Mauri (del gruppo Mauri-Spagnol, cioè Guanda, Corbaccio, Salani, ecc.):

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/il-prezzo-e-giustoi-libri-non-possono-valere-poco/153554

Non vedo la parola "Amazon" nell'articolo, però.

Faccio ha detto...

Ma perchè il libraio che vende Uilbursmit e Moccia parla come Bombolo?

Anonimo ha detto...

voglio emigrare, già!

e non parlo neppure di come siamo messi nella classifica dei lettori...

Futaba

Randolph Carter ha detto...

L'articolo su "il Fatto" di Mauri è ignobile. Non considera gli ebook, gli store on-line e che in realtà anche nelle librerie il 90% dei libri sono di autori strafamosi, ultrapopolari e che se vuoi scoprire un autore emergente devi andare a cercartelo!!!!

Anonimo ha detto...

@randolph carter
"Se una libreria non guadagna, chiuda. Qual'è il problema?"

il problema è che ce ne saranno sempre meno. a me non sembra una cosa da augurare a un paese.

"Senza essere degli economisti"
Ecco, appunto. In questa ode al libero mercato vi state tutti dimenticando che la concorrenza si tutela anche punendo posizioni di monopolio, cartelli e commistioni all'interno della filiera (editori-librai-distributori...). Veramente nel 2011, dopo tutto quello che è successo nel mondo, pensate che liberalizzando senza regole un mercato questo si regolamenti da solo distribuendo benessere?

Comunque ripeto: non è una buona legge perchè troppo blanda.

gedo

Sualzo ha detto...

secondo me questa legge, su modello francese non è male. Spiego come la vedo io poi magari mi sbaglio, eh:
La grande distribuzione fa scontissimi la libreria peppino no. la libreria peppino muore . E fin qui è normale, è il commercio bellezza (anche se i libri non son proprio saponette ma vabbè). Se non che la libreria peppino oltre i moccia, fabio volo e comici di zelig teneva anche i libri di altri 50 editori medi e piccoli che la grande distribuzione non farà mai arrivare sui suoi scaffali. mai. Risultato: uno dopo l'altro muoiono anche i 50 piccoli editori e relativa varietà culturale che portavano con loro (perchè secondo me oggi, in Italia, a stare solo su Amazon i piccoli editori non ci campano). Per questo penso che non sia male.

Diego Cajelli ha detto...

Eeeehhh Uhhhhhh ho letto l'articolo de Il Fatto linkato qui.
Eeeehhh Uhhhhh
Alè!
Viva L'Italia!

Anonimo ha detto...

@diego
in che senso?
Secondo me il dibattito è più interessante se scrivi qualcosa invece che dei versi.

Davvero, non sto sfottendo.

gedo

Diego Cajelli ha detto...

@Gedo

Quell'articolo è un incentivo all'emigrazione.
Contiene, riga dopo riga, concetto dopo concetto, esempio dopo esempio, tutto quello che può servire per far prendere a qualcuno la decisione di andarsene da qui.
La forma mentis alla base di quell'articolo, come dimostrano i fatti, è estendibile ad ogni campo, settore o lavoro.
E' la descrizione accurata, spietata in modo involontario, del motivo per cui meritiamo come paese di essere asfaltati dai Vogon.
Chi può, se ne vada.
Stampate l'articolo, incorniciatelo e appendetelo sul muro. Vi servirà come promemoria quando sentirete nostalgia di casa.

pierofd ha detto...

@gedo
io purtroppo non ho contatti diretti con la GDO, so soltanto che non ho mai acquistato un libro in una catena di supermercati, ipermercati ecc. perchè costano troppo! gli sconti non superano mail 15% e il più delle volte si assestano sul 10%. Non sono sicuramente quelli che danno fastidio.
E poi parlami di questi piccoli librai, che vivono solo del commercio di libri, in piccole botteghe, con gli occhialini di Gramsci sul naso rosso di vino. Io non ne vedo da almeno 20 anni. E se esistono... si specializzassero! Libri usati, antichi, introvabili ecc.

Differenze:
Il punto sulle piccole botteghe era: se sono spariti piccoli COMMERCIANTI di merendine, perchè non possono sparire piccoli COMMERCIANTI di libri? Qual'è il loro valore aggiunto?
Non sto mica equiparando merendine e libri, ma chi li vende.
In che modo questa legge aiuterà a vendere più libri?
E perchè non è mai stata fatta con la musica?
Forse perchè i CD non sono più un mercato?

Randolph Carter ha detto...

Ripeto, questa norma sugli sconti mi sembra una via di mezzo fra una sparata stupida e una mossa follemente conservatrice.
Come odio pagare di più la benzina per finanziare la cultura, che è sempre più elitaria (i teatri! i festival culturali! il cinema d'autore!) e che non vedo cosa abbia apportato al livello culturale del mio paese, come odio pagare per stampare giornali di pessima qualità che nessuno legge, odio anche avere imposizioni nell'acquisto di libri. Servono per la cultura? Pensate che i nostri concittadini si possano istupidire ancora molto più di così? Avere raccolte di poesie a raccogliere polvere in tutte le migliaia di librerie italiane favorisce il progresso culturale italiano?
Aggiungo che, senza comperare musica nei negozi di dischi, internet mi permette di trovare cose che 10 anni fa probabilmente non avrei mai e poi mai incontrato. Perché per i libri non può essere lo stesso? Io sono convinto che potendo razzolare dove mi pare e piace non ci rimetto, ma ci guadagno!

Anonimo ha detto...

ve li meritate i supermercati

Marco Bertoli ha detto...

Quell'articolo è un incentivo all'emigrazione.
Contiene, riga dopo riga, concetto dopo concetto, esempio dopo esempio, tutto quello


Perché, se non è domandare troppo?

Sualzo ha detto...

@pierofd
penso ti rivolgessi a me
Non parlavo di librai cogli occhialini di Gramsci ma , per fare un esempio concreto, di librai tipo "Le cunegonde" qui a perugia. Una bella libreria per ragazzi che faceva incontri dibattiti laboratori, cultura. In più teneva, oltre ai libri "canonici" un sacco di editori piccoli che non si vedono in nessuna catena (Feltrinelli, Mondadori grande ditribuzione ecc. ) I libri canonici (gli Harry Potter & co. per intenderci), che gli avrebbero assicurato la sopravvivenza,e che avrebbero permesso alla gente di entrare in quella libreria e magari poi accorgersi delle altre cose, non ne vendeva più. Altrove erano scontati in media del 20% (non è poco) La gente non entrava più nella libreria. E alla fine ha chiuso. poco male, è il commercio dirai. Ma l'indotto culturale che abbiamo perso? I piccoli editori che hanno un posto in meno per far vedere le proprie proposte?. Per me è un impoverimento (non economico).

Randolph Carter ha detto...

@Sualzo
hai ragione, ma ti rendi conto che la libreria aveva due attività parallele, una in attivo e una in perdita? Può essere una scelta, non un modello...
C'è la pizzeria che finanzia la squadra di calcio, il circolo che sostiene la compagnia teatrale, la biblioteca che mantiene il circolo culturale.

dario dp ha detto...

Le piccole librerie non servono a un cazzo. E infatti, di base sono morte negli anni 90. Quelle che sono sopravvissute o hanno trovato una loro ragion d'essere (librerie specializzate) o sono zombie. Perché non hanno più una loro funzione o un loro scopo. perché cmq preferirò una grande libreria dove gironzolare a un buco dove devo chiedere un libro. A prescinere dal prezzo.

Per questo, questa legge (e quella francese e qualunque legge che interviene sui prezzi) è inutile. È inutile perché con o senza legge picco

Diego Cajelli ha detto...

@Marco Bertoli
No, non è domandare troppo.
Ma ho paura a risponderti, ho paura ad entrare nello specifico, facendo un post di commento riga per riga a quell'articolo.
La mia paura, una paura inerente al contesto, fa parte anche delle delle buone motivizioni per emigrare.

pierofd ha detto...

@sualzo
no, mi riferivo a gedo il libraio.
Ma comunque il tuo è un bell'esempio. Mi dispiace di realtà come questa, mi dispiace soprattutto come non riescono a reinventarsi.
Questi posti, in genere, sono amministrati da persone di un'altra epoca, che non hanno ne e idee ne la forza per sopravvivere.
Un esempio di innovazione in questo campo:

La casa editrice Taschen è partita da un ragazzino che vendeva fumetti usati in una bancarella, ha poi cominciato a finanziare qualcosa, a comprare e vendere ecc. Adesso è una realtà bellissima con negozi in tutto il mondo che vendono libri di qualità a prezzi contenuti. Si è reinventato.

Adesso sicuramente è più difficile, ma lo è per tutti.
La maggior parte delle librerie indipendenti non danno un valore aggiunto, cosa che invece a mio parere, fanno le fumetterie. Ancora oggi, nonostante i prezzi bassi sulla rete, vado in fuemetteria per la maggior parte dei miei acquisti. Il gestore è uno che se ne intende, mi riesce a consigliare bene, mi mette da parte volumi più costosi, per comprarli anche 2-3 mesi dopo. Ogni volta che vado ci scappa la chiacchera. Insomma, ti da quel qualcosa in più.

E comunque tutto questo sparirà in una decina d'anni. Se sono un bravo scrittore pubblicherò il mio libro su Amazon, al mio prezzo. Guardate il mercato dei videogiochi, è quello il futuro: piccole startup che fanno i milioni con i giochi di facebook mentre la major stanno a guardare. Sia benedetto il digital delivering e tutto quello che verrà.

Per ora ci dobbiamo accontentare dello pseudo stalinismo.

pierofd ha detto...

Ah! P.s.

Parlando di libri: perchè i governi(in generale), al posto di tassare alla cieca, non fanno una bella legge per regolamentare i testi scolastici? Ogni anno cambiano, non nel contenuto, ma nelle pagine, per rendere più difficile agli studenti con il libro "vecchio" seguire la lezione.
Sono una lobby di truffatori. E continuano imperterriti da anni.

Anonimo ha detto...

@pierofd
non sono un libraio, credo che lo presupponi perchè al contrario di te conosco il mercato editoriale e le sue dinamiche..

Quanto al resto del tuo intervento, sei veramente convinto che le fumetterie siano i buoni e i librai di provincia i cattivi? Non ti accorgi che sono due realtà identiche che hanno un ruolo nel facilitare l'accesso con la cultura (come le biblioteche)?

Sualzo ha mostrato bene cosa si cerca di evitare limitando lo sconti sui libri.
Mi sembra di capire che però a te di avere una libreria sul territorio non te ne freghi niente quindi tranquillo, tempo qualche anno e non avrai più che questo fastido e sarai libero di comprare su Amazon.

Anonimo ha detto...

allora, i libri costano il 70% del prezzo di copertina
vuol dire che il libraio guadagna il 30%
se un libro costa 10 euro-lo dico perché non capite nulla di economia, dubito che siate messi meglio in matematica-io guadagno 3 euro
se l'esselunga lo vende col -20%, guadagna 1 euro
ma l'esselunga non vuole vendere i libri, vuole che mentre comprate il libro dite "minchia che risparmio l'esselunga" così non vi accorgete che state pagando 6 euro le lasagne, dove loro stanno guadagnando 5.90 euro
il saturn li vende col -30%, figurati, il saturn quando vende un computer guadagna 0 euro, ma poi voi dato che siete già lì vi comprate la carta per le foto, venduta a 10 volte il suo valore
poi che il saturn paghi 3 euro all'ora lo stagista o che all'esselunga la cassiera non può andare a pisciare a voi non ve ne frega un cazzo? ottimo, allora però dovete votare Silvio Berlusconi, per coerenza

questa legge, come diceva gedo, è troppo blanda e nasce già pronta ad essere aggirata
la francia è un paese molto più moderno del nostro, con un wellfare per noi inarrivabile, e, vi stupirò, ma è un cazzo di posto pieno di librerie, ma pieno! e c'è la fnac, e c'è amazon e cazzi mazzi...
allora, di cosa parlate?

in più volevo rassicurare randolph carter che è stufo di finanziare la potentissima lobby della cultura elitaria con la benzina-che gli serve per andare a 'o carrefour forse?-che la baldracca, anche quest'anno, muore di tisi.

B

Davide ha detto...

La difesa della legge Levi è interessante, ma non regge alla prova dei fatti: il presupposto è che supermercato e libreria dietro l'angolo si rivolgano allo stesso target.

Niente di più sbagliato, tanto è vero che non ho mai visto un trattato di antropologia venduto all'Esselunga. Se poi una libreria si specializza nei romanzi di Moccia o in Harry Potter secondo me meriterebbe anche di fallire.

Punto secondo: La piccola libreria deve offrire qualche vantaggio rispetto a Feltrinelli & Co. Se non li offre, beh, da lettore e consumatore mi chiedo perchè mai dovrei fare i miei acquisti lì.
Supponiamo che sia un appassionato di architettura, e una libreria specializzata sia in grado di trovarmi un raro trattato dell'architettura groenlandese scritto negli anni settanta e mai più tradotto: ovviamente andrò a fare i miei acquisti lì.
Ma se una piccola libreria offre gli stessi libri della Feltrinelli (o forse meno), la stessa assistenza della Feltrinelli, e prezzi più alti, mi spiegate per quale motivo dovrebbe sopravvivere? Perchè è "piccola" e gli altri sono i capitalisti cattivi?

Punto terzo: se io sono un autore indipendente posso vendere il mio libro in formato ebook senza passare per l'editore. Quando l'editoria digitale sarà sufficientemente diffusa, anche il problema dell'accesso al mercato da parte degli autori emergenti sarà risolto.

P.S. Non è vero che in Inghilterra i libri si vendono nel supermercato e basta: ci sono diverse ottime librerie.

pierofd ha detto...

@gedo
vabbè ultimo mio post, dato che sembriamo non intenderci:

non ho mai detto che il fumettaro è buono ed il libraio cattivo.
Sto solo supponendo che le fumetterie esistono ancora perchè danno qualcosa in più.

Mi piace la libreria sul territorio, ma mi piace ancora di più pagare un libro poco, comprarne tanti e leggere parecchio. Non sono Rockefeller.
Se guadagna un piccolo imprenditore o una grande catena, non me può fregare di meno!
Basta con questo statalismo europeo, basta aiuti per niente. Se non hai soldi posso finanziare la tua idea, ma se la tua idea non funziona più non posso cambiare le regole a tuo favore, è ingiusto.

Così la cultura si affossa: se prima una ragazzina si comprava Twilight a 9,90€, adesso lo paga 15€. E probabilmente, al posto di comprarsi due libri se ne comprerà uno. E questo per cosa? Per salvaguardare dei librai pulciosi? Cosa mi offrono in cambio del prezzo più alto? Io pago quel libro 3-4€ in più e loro come ricambiano, che servizio ricevo in cambio?

Ti ripeto: non l'hanno mai fatto con la musica perchè non porta guadagni, ed intanto la musica si vende sempre meno e si scarica sempre di più. Falliscono sia piccoli che grandi.

Non l'hanno fatto con i DVD o i Bluray per lo stesso motivo. Non vuoi salvaguardare le piccole videoteche o i piccoli negozi di musica? Che, hanno la peste loro?
Questa è la mossa finale per far avanzare i contenuti digitali piratati. Con 100€ ti compri un ebook reader e scarichi tutti i libri che vuoi. Perchè i libri costeranno troppo. La stessa causa che ha portato al successo gli mp3 con Napster & co.
Gli americani hanno imparato, qua in Europa siamo lenti purtroppo.

Ed il fatto che tu sia addentro al mercato editoriale non significa niente. In quel mercato non ci stanno capendo più niente da 5-6 anni.

pierofd ha detto...

Ah, e quoto l'ultimo post di Davide in toto.

Anonimo ha detto...

la libreria riesce a procurare "lo sbattimento", la feltrinelli raramente, il supermercato non se lo pone come obiettivo
la libreria può offrire varietà se fa un po' di soldini sulle vendite semplici, ma se il supermercato le toglie completamente queste vendite barando-questo è il punto, non è competizione, è monopolio, è cartello-la libreria chiude, e poco male
ma in pochi anni non potrete più trovarli i libri che cercate, e non parlo del libro introvabile di architettura bla bla, parlo di marcos y marcos o minimum fax
il competitor delle librerie non è la catena e non è internet, è il supermercato
B

buonipresagi ha detto...

Due dati per contestualizzare l'entusiasmo di Mauri:

"Prendiamo il gruppo Messaggerie per esempio: oltre a possedere il 73,77% del gruppo GeMS (e cioè Garzanti, Bollati Boringhieri, Longanesi, Tea, Guanda e tanti altri) è anche il primo distributore italiano (25% del mercato) e controlla le catene librarie Giunti al punto, Ubik, Melbookstore, nonché Ibs.it, il quale a sua volta ha in mano più del 50% delle vendite di libri on-line."

Anonimo ha detto...

io vivo a milano e di solito compro i libri alla libreria cortina che sta di fronte alla statale: fanno il 20% su tutto (situazione pre-legge, suppongo).
è una libreria-libreria, gestita e frequentata da persone vistosamente avvezze alla cultura.
qualcuno può inquadrarmi questo caso?

carlo

Anonimo ha detto...

@
Avete ragione non ci capiamo.

A me interessa che ci possa essere una libreria anche in provincia (dove
immagino che Feltrinelli e Fnac non apriranno a breve), che anche chi non fa
acquisti sul web possa comprare un libro, che i medi editori possano avere
visibilità.

A voi interessa spendere 2 euro in meno.


Quanto al discorso supermercato non aggiungo altro a b e a sualzo che hanno
evidenziato il punto: è vendendo bestseller che le librerie si finanziano per
poter offrire anche altro. Così come le fumetterie hanno l'eternauta ma pagano
i conti con i manga.

L'assurda teoria che una legge che pone il tetto sugli sconti (non determina
il prezzo dei libri: quello lo fanno gli editori) farebbe leggere di meno la
lasciamo proprio perdere.

quanto al parallelo con musica e film: hai notato che il rapporto con il
supporto fisico tra letteratura e libro è ben diversa di quello tra musica e
cd? sono mondi con regole e dinamiche molto diverse, in futuro forse gli e-book
cambieranno la situazione ma ora in Italia la maggioranza delle persone fruisce
ancora la letteratura in modo cartaceo.

I*Man ha detto...

Boh, a me tutti quelli (librai inclusi) che credono alla favoletta che questa legge protegga la piccola libreria "di quartiere" dal cattivo Amazon (o IBS, che da questa legge è altrettanto punito, anzi di più) fanno un po' tenerezza.

E' una visione romantica ma ingenua. Ad essere protette sono le grandi catene (Mondadori - Feltrinelli - FNAC).
Un grande acquista dall'editore con sconti dell'ordine del 30%/40%, un piccolo con sconti nell'ordine del 10%/20%.
Limitare al 15% gli sconti vuole dire solo dare più margine a chi potrebbe anche permettersi di fare sconti maggiori, strozzando tanto quanto prima il piccino.

Ora Feltrinelli metterà un bello sconto del 15% su tutto il catalogo e noi consumatori penseremo che sono bravi e belli, il piccolo libraio non potrà comunque farlo, e comunque morirà di inedia.

Si salveranno quelli di provincia (ma che, credete che amazon abbia colpito loro? Con l'imbarazzante situazione dell'ecommerce in Italia?) e quelle in qualche modo specializzate (Universitarie come la Cortina, settoriali, reminders, fumetterie, libri d'arte, scolastici etc). Quelli che hanno senso di esistere.
Il libraio che c'era vicino a casa mia, e che ha chiuso del '97 per "colpa" di Feltrinelli ha chiuso perchè aveva poco assortimento, gli stessi costi (allora di sconti in Feltrinelli non se ne vedevano) ed un servizio analogo se non peggiore (ordinarti un libro?!? AHAHAHAHAHAHAH). Spiace umanamente, ma come commerciante non lo rimpiange nessuno, in tutta onestà.

Il resto è solo la trama di un film scadente con Meg Ryan e Tom Hanks (Diè, dimmi il titolo. Vale come domanda per il Nerd Pride).

T.

I*Man ha detto...

Poi quelli che dicono che con Amazon e IBS non puoi trovare i libri dei piccoli editori mi fanno ancora più ridere.

A parte che su Amazon ho appena acquistato una raccolta di leggende Yorubà che non avevano nemmeno nelle librerie specializzate in antropologia, la forza delle librerie on line sta nella loro capacità di avere a catalogo (e procurarti in tempi ragionevoli) praticamente tutti i testi effettivamente disponibili presso gli editori.

Non mi risulta di aver mai visto un piccolo libraio con scatoloni e scatoloni di testi di case editrici indipendenti ad occupargli magazzino e scaffali in attesa di un compratore curioso.
Anzi.

Sapete il costo/giorno di un prodotto in un magazzino? Sta lì, prende polvere, si deprezza (dopo 20 mesi diventa reminder e si vende al 50% di sconto) e occupa spazio che potrebbe essere destinato a prodotti che si vendono più facilmente (Omero, Hemingway, Hesse, giusto per non fare l'intellettuale spocchioso che "Moccia è il male").
O uno è specializzato in libri "underground" oppure è un suicida, se si riempie il negozietto di "fuffa" con lo 0% di possibilità di essere copmprata.

T.

Anonimo ha detto...

Leggendo mi sono fatto delle domande e Marzullamente mi sono pure dato le risposte, del tipo:
1)E' sbagliato che i supermercati vendano libri? Credo di no tanto più che io ci comprerei per es. pure i medicinali e quant'altro...
2)E' giusto limitare le situazioni di mono-oligopolio? Fondamentale!
3)I punti 1 e 2 sono inconciliabili? Credo di no, ma questo come altri è un problema di competenza, volontà e risoluzione POLITICA.
4)E' importante salvare POLITICAMENTE le piccole librerie? Bah..Forse, ma non ne sono così sicuro.
E il problema allora dove sta? Beh l'intelligenza e il savoir-faire dell'attuale classe politica sono di per se già un'ottima risposta...

I*Man ha detto...

E visto che siamo sul blog di un fumettista approfitto per porre una questione.
Il testo della legge parla di "libro" senza, però, definire il concetto.

Dal punto di vista del fumetto questo crea una bipartizione i cui confini restano ambigui:

Persepolis, in quanto graphic novel, è senza dubbio libro (assoggettato alla legge Levi). Dampyr, in quanto "giornalino"*, senza dubbio non lo è (non assoggettato).

Ma - ad esempio - la raccolta in volume della serie X (Watchmen)?
O la pubblicazione speciale (tipo il caro vecchio Dylandogone, che non so se esce ancora)?

E se io faccio una graphic novel ma la faccio uscire a puntate in edicola e solo poi la raccolgo in volume (e, si, Manzoni fece così per i Promessi Sposi, disegni a parte)? Poi i singoli albi dell'edizione "da edicola" possono andare scontati del 60% e il volumotto no?

Cioè la stessa opera è libro e non è libro a seconda?

*=non parlo di periodico perchè, sulla carta, sono un periodico anche molte collane di libri (tipo gli Oscar, o i Gialli Mondadori).

dario dp ha detto...

giusto per la cronaca

"L'assurda teoria che una legge che pone il tetto sugli sconti (non determina
il prezzo dei libri: quello lo fanno gli editori) farebbe leggere di meno" è la teoria base dell'economia, si chiama legge della domanda e dell'offerta. Se il prezzo dell'offerta cambia verso l'alto e non cambia la domanda il punto di equilibrio (e quindi la quantità consumata) si sposterà verso il basso.
Basta leggersi un qualunque manuale di economia di base. Lo trovate su amazon >:-)

Jazz nel pomeriggio ha detto...

La mia paura, una paura inerente al contesto, fa parte anche delle delle buone motivizioni per emigrare.

ah beh sì beh

Anonimo ha detto...

@dario dp

"Basta leggersi un qualunque manuale di economia di base".

Ti consiglio di leggerne anche uno avanzato così scoprirai tante altre cose (tipo che esistono diversi tipi di beni e di domande, che prezzi e sconti sono cose diverse...).


gedo

buonipresagi ha detto...

@I*Man: in pratica è "libro" tutto ciò che è dotato di ISBN, indipendentemente dal formato (credo ci sia giusto un limite di pagine, ma è molto basso).
La proliferazione di DVD con allegato libro dotato di ISBN serve a vendere dvd con l'iva da libro e non da prodotto multimediale, tanto per dire.
Urania e Gialli hanno l'ISSN (che è il codice delle riviste, come Tex, Panorama o Focus).

Anonimo ha detto...

@ carlo
ti inquadro il caso
è davanti alla statale

@I*Man
i librai le cose le procurano
mica prendono polvere
cosa dici?

e poi, il tuo discorso su cos'è un libro, quello sì fa tenerezza
il libro è una cosa con l'isbn, se ha l'issn va in edicola
punto

@dario dp
già, la gente compra meno libri proprio perché costano di più
ragazzi, vi dico una parola magica
BIBLIOTECA! i libri, volendo, sono sempre gratis


comunque, ultimo intervento per me
non è una discussione virtuosa
vi mancano tutte le basi, siete arrogantissimi e vogliosissimi di dare sempre e comunque ragione all'ospite del blog
che di base non ha proposto una lettura minimamente consapevole della questione
quindi, saluti
B

pierofd ha detto...

Ok B, siamo tutti arroganti, saccenti e ignoranti.
MI spieghi, anche in poche parole, per me lettore quali sono i vantaggi di questa legge?
Perché fino ad adesso avete parlato di tutt'altro.

Marco Bertoli ha detto...

l'ospite del blog
che di base non ha proposto una lettura minimamente consapevole della questione


Come no? Ha detto chiaramente che teme per la sua vita, dovesse ma rivelare le scottanti verità che detiene.

Oh, quanto è italiano tutto ciò.

Diego Cajelli ha detto...

@B
Ciao, neh!
Quando esci chiudi la porta!

@Marco Bertoli.
No.
Ho detto che ho paura di spiegare il motivo per cui quell'articolo è un incentivo all'emigrazione.

I*Man ha detto...

@buonipresagi:

Dici? Eppure gli ebook (che pure l'ISBN ce l'hanno) hanno IVA al 20% anzichè aò 4% come i libri "di carta".
Ne consegue che merceologicamente non sono considerati la stessa cosa. Anzi, non sono proprio considerati libri.

In compenso l'ISBN sta (caro il mio @B che fai lo spocchiosetto) anche su cose che libro proprio non posso essere definite. Ad esempio ISBN 9788836546510 è la carta stradale 1:800.000 di Spagna e Portogallo. Di quelle che si ripiegano seguendo le piege, non è un atlante. Lo chiamiamo libro?

La mia domanda nasce sostanzialmente dalla lettura del testo della legge (http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/00608899.pdf) che, all'articolo 1, dichiara "La presente legge ha per oggetto la disciplina del prezzo dei libri." senza, però, fare una premessa metodologica che definisca il concetto di libro.

@B il libraio procura (e nemmeno sempre è disposto a farlo). Ma a quel punto certo non mi aiuta - come hanno detto altri - a scoprire nuovi autori/editori. Sono io che devo andare da lui con titolo ed editore per farmelo portare. Oltretutto un piccolo libraio di provincia, di quelli che, per come è fato il mercato, vendono soprattutto Le Carrè e Wilbur Smith, magari non ha accordi/contatti con tutti gli editori più piccoli.

Il servizio di reperimento titoli, a quel punto, lo fa assai meglio IBS (o amazon), proprio perchè - con una base clienti potenzialmente illimitata - può permettersi accordi commerciali con TUTTI gli editori, da Einaudi al piccolo stampatore semiclandestino.

Il "plus" del negozio fisico dovrebbe essere proprio il poter vedere e sfogliare libri di cui nulla sai, non farti procurare i libri che già conosci. Solo che, appunto per le ragioni economiche che spiegavo prima, un piccolo libraio non specializzato non si riempirà mai il negozio di titoli con poca speranza di essere venduti.

O si specializza (come le fumetterie, o le librerie settoriali) e allora attira un pubblico più vasto di quello del suo bacino territoriale "stretto" oppure è costretto a limitarsi a soddisfare le esigenze "medie" del suo cliente "medio".

T.

buonipresagi ha detto...

@ MR*I: nonostante l'isbn, gli ebook in virtù del loro essere "oggetti" digitali sono considerati software e ivati di conseguenza.

Sull'ISBN, l'agenzia italiana dice una roba che in effetti vuol dire tutto e nulla:

"L'International Standard Book Number è un numero che identifica a livello internazionale in modo univoco e duraturo un titolo o una edizione di un titolo di un determinato editore.
Oltre a identificare il libro, si attribuisce a tutti quei prodotti creati per essere utilizzati come libro."

Ma del resto la sua funzione è in realtà quella di permettere la catalogazione di cose.
Certo quando vedo cose del genere con un ISBN mi perplimo un po'.
Comunque cercando non trovo in giro definizioni giuridiche di "libro", per questo ipotizzavo come linea di massimo si consideri tale quanto dotato di ISBN (il che mi lascia dei dubbi su come regolarsi per esempio con i libri di Euroclub che sono edizioni prive di ISBN).
Nel complesso, l'idea che la legge sia fatta con il culo, nel pieno stile AIE (la cialtronissima associazione italiana degli editori), è abbastanza giustificata (ma tutte le leggi che mi è capitato per un motivo o per l'altro di leggere o studiare sembrano scritte apposta per generare interpretazioni divergenti. Se le scrivessero in italiano corrente e ci mettessero degli esempi staremmo tutti meglio) (le leggi dovrebbero essere scritte tipo le istruzioni del monopoli, ecco)

buonipresagi ha detto...

(da dove diavolo sia venuto fuori "MR*I" lo sa Cthulhu; era ovviamente "I*MAN")

Diego Cajelli ha detto...

E comunque, in generale, se il problemone sono i supermercati mannari, non era meglio una legge specifica sui supermercati?

E comunque, in generale, i titoli che cerco io non li trovo nelle catene e non li trovo nella libreria all'angolo.

E comunque, nello specifico, caro B, non è una questione legata all'economia.
E' legata alle teorie di Darwin, che la legge Levi cerca di contenere.

Sualzo ha detto...

Posso buttare due cifre a buzzo, tanto per provare a rifketterci?
Una legge simile in francia c'è da 30 anni,il fatturato dell'editoria in quel paese nel 2010 è arrivato a di 4,19 miliardi di Euro, con 67.278 titoli pubblicati. In Italia il fatturato (compresa la scolastica) è di circa 3,4 miliardi, quasi uno in meno con flessioni del 3% circa all'anno. Ci sono sicuramentemolti altri fattori, ma 30 anni di questa legge secondo me hanno il loro peso.

Anonimo ha detto...

Ok, io non so in quale momento qualcuno ha parlato bene di quel pasticcio che è la legge Levi. Pensavo che le due posizioni fossero ye sconti! e ye leggi più restrittive!
poi la generale misconoscenza del settore unita a un odio di cui non ho ben capito i motivi verso i librai mi hanno spinto a intervenire
la potentissima lobby dei librai...vabbè!
io, che leggo, vado in libreria, vado in catena, vado in internet, vado in biblioteca
certo, preferisco che prosperino i librai per una mia idea di società e di tessuto urbano, e questo sì è un concetto non economico, neanche darwiniano però
poi, chiudo la porta
B
-che non è un uomo

buonipresagi ha detto...

@sualzo: sì, ma i francesi che comprano abitualmente libri sono più degli italiani che comprano abitualmente libri (e i dati linkati danno come acquirente abituale chi compra più di tre libri in un anno; se alzassimo la soglia credo che le percentuali si distanzierebbero ancora di più); e storicamente hanno stipendi più alti dei nostri.
Ma il prezzo dei libri c'entra poco o nulla sui motivi per cui gli italiani non leggono; gli italiani non leggono in primo luogo perché è faticoso e non ci sono abituati, diceva un'indagine ISTAT di qualche anno fa.

Anonimo ha detto...

...cioè nel senso che B è forse
un alieno,
un vampiro
...magari una Banshee
V che non è Vasco Rossi

Anonimo ha detto...

massì, in fondo ha ragione Cajelli, mi avete convinto...
Vado via da questo paese di merda...di cui...sono nauseato...punto e basta.
B

Anonimo ha detto...

...visto che qui c'è chi millanta...
vi svelo un segretone: ebbene si B sta per Blasco (che non è un uomo solo perchè è un semi-dio della musica rock)...proprio così!
..è che qui in ospedale mi rompo tremendamente i maroni...Facebook e la storia del social-rocker mi ha un po' scassato sta ceppa...
e allora girando allegramente di sito in sito ho scoperto sto Blog di Cajelli, che è veramente una ficata...
qui al reparto lo sto consigliando a tutti, mette di buon umore..
Ciao, ciao
B.

Kaal ha detto...

il punto é: avranno capito che così adesso si venderanno meno libri o pensano che la gente comprerà lo stesso un libro a qualunque prezzo? ci sarà un calo nelle vendite come su qualunque bene che aumenta di prezzo (e questo di fatto è un aumento), soprattutto in questo periodo di ristrettezze. quindi ci chi guadagna?il piccolo editore,il grande editore? secondo me è suicidio.

Sandro Mazzola ha detto...

Ma non vi pare strano che i soldi spesi per i libri sembrino sempre troppi?

Anonimo ha detto...

Avevo una libreria in provincia, la COOP prima mi ha fatto chiudere proponendo per esempio nel periodo scolastico dizionari con lo sconto del 40% o a primavera guide turistiche con lo stesso sconto oppure per natale i primi 20 libri di classifica al 20 - 30 % di sconto lasciando a me la soddisfazione di procurare i libri non presenti nella grande distribuzione.
Ora questa brillante proposta di un PD di m....