mercoledì, agosto 17, 2011

Fumetti plausibili.


La copertina qui sopra è un fake. E’ la finta cover di un libro che non esiste.
Gli autori coinvolti, la casa editrice e tutto il resto, invece esistono sul serio.
E se la sono presa parecchio.
Paolo “Spari di inchiostro” questa volta ha sparato una bomba situazionista dalla (credo) inaspettata reazione.
Sul suo blog, recensendo un libro che non esiste, ha deflagrato una polemica che tocca nel profondo alcuni aspetti dell’italico fumetto contemporaneo.
Credo che la rece di Paolo sia un copia e incolla di altre recensioni prese qua e la, ma non ne sono sicuro.
Confesso che prima di leggere i commenti io c’ero cascato con tutte le scarpe. Mi suonava un po’ strano il linguaggio di Paolo, tutto qui.
Avevo abboccato. Complice una mia lettura distratta.
Questa è la cosa che mi fa riflettere in modo serio, su questo scherzone, esperimento, provocazione, chiamalo come ti pare.
Io me l’ero bevuta, sorprendendomi solo per la velocità di realizzazione di quel libro.
E’ plausibile che Becco Giallo pubblichi la bio della Winehouse.
Punto.
Ecco perchè il fake/scherzo/provocazione, funziona. Entra a gamba tesa e funziona.
Che cosa vuol dire?
Significa che siamo di fronte ad una decodificazione precisa, all’evocazione di un genere specifico, legato ad una casa editrice specifica.
Anche i nomi degli autori coinvolti non sono casuali. Capisco che si siano incazzati, però bisogna riconoscere la credibilità di un loro ipotetico coinvolgimento.
L’offesa è di sicuro per i tempi editoriali, e per il soggetto. Vista l’edizione istantanea fa molto sciacallaggio. E ciò è male.
Non è corretto uscire in agosto con la bio di una cantante morta a luglio. Ma forse tra un anno, sarà accettabile.
Ci sta che gli autori si incazzino. Non ne sapevano niente, sono stati coinvolti "loro malgrado". Ma come starebbero le cose se fosse passato il tempo necessario che trasforma "sciacallaggio" in "celebrazione"?
Il fake è funzionale perchè c’è un nuovo aggettivo nel mondo del fumetto, e Paolo l’ha capito.
L’aggettivo è: beccogialliano. Si mette vicino ad un altro aggettivo famoso: bonelliano.
Urge esempio.
Finta fake: Titolo, Matt Madison. Disegno: Un trentacinquenne in giacca, cravatta e pistola che spara ad una macchina lanciata a tutta velocità contro di lui. Numero 1. Titolo dell’episodio: L’inizio della Fine. Di Cajelli e Rossi.
Plausibile, tanto quanto la bio della Winehouse.
Gira che ti gira che ti gira, c’è sempre bisogno di format riconoscibili. Regole. Scatole. Codificazioni. Etichette.
La parodia, il fake, celebra ed esalta tutti gli aspetti immediatamente decodificabili della realtà.
Per funzionare, deve lavorare su aspetti globali, conosciuti da tutti, presenti nella cultura e nell’immaginario collettivo.
Altrimenti il fake non funziona, e non lo capisce nessuno.
Paolo però, dal mio sbagliato punto di vista, ha sicuramente fatto un bel casino. Non è una questione di fake. E’ che potrebbe aver bruciato un titolo in catalogo per l’anno prossimo.

35 commenti:

Andrea Longhi ha detto...

premesso che gli autori coinvolti loro malgrado hanno il sacrosanto diritto di incazzarsi...
concordo con la tua analisi, il fake era credibile, ormai per proporre qualcosa di "giornalistico" basta guardare il tg, aspettare che succeda qualcosa di brutto e il gioco è fatto.
A quando un libro sul "No Tav"? Fukushima? lo Tzunami...no: per lo Tzumani conviene aspettare dieci anni così ne parleranno un pò in tv...

Marco Pellitteri ha detto...

È un'operazione interessante, questa della recensione falsa del libro falso, ovviamente non nuova... ma penso abbastanza inedita nel mondo del fumetto. Però forse ho o memoria corta o cultura limitata in questo intrigante campo dell'ironia...
Ora, al di là del fatto che non tutti nel mondo del fumetto pensano che Interdonato sia una persona simpatica (non sono fra questi perché non lo conosco, ma ho letto e sentito pareri alquanto unanimi...), e che quindi la sua ironia è stata vista male, quello che non capisco è come sia stato possibile che un po' di persone abbiano scritto di aver letto e/o visto e/o comprato il libro... Mi pare che ciò sveli o una forma di ironia ancora più sofisticata, ma facilmente equivocabile, o che l'equivoco corrisponda a verità: cioè che si dica di aver fatto qualcosa che non si è fatto perché non si poteva materialmente fare.

MaGiLLa ha detto...

E' una triste realtà con cui bisognare fare i conti. Ma in realtà la tristezza della cosa non risiede nella probabilità che un tale fumetto venga pubblicato (come biasimarli, d'altronde, chissà che vendite ne verrebbero fuori!) ma nel fatto che purtroppo in italia siamo abituati alla mentalità "supermercato" e tendiamo ad applicarla ad ogni forma espressiva per "comodità". Pertanto ci aspettiamo l'aspettabile da ciò che ci aspettiamo sia sempre aspettabile da quella data etichet..casa editrice si.

Manuel Colombo ha detto...

La cosa che mi sfugge sono i commenti di chi dice di averlo letto/visto.

erano d'accordo?

Niccolò Storai ha detto...

Intervengo perchè direttamente coinvolto.
Non sono uno sciacallo e mai avrei fatto di fretta e furia un libro solo per aver un altra "tacca" nella mia libreria.
Mi ritengo una persona corretta ed essere coinvolto assieme ad uno sceneggiatore con il quale collaboro ed ad una casa editrice con cui non ho rapporti se non di buon vicinato mi sembra una carognata.
E' davvero satira?
C' è davvero qualcuno che ne ha riso?
Perchè nn ci concentriamo sulle cose vere, non è forse meglio?

Diego Cajelli ha detto...

@Niccolò
Il tuo fastidio lo capisco, sia chiaro.
Però, secondo me, non è un attacco verso di te. Non è un attacco verso Niccolò Storai.
(Non il post originale perlomeno, poi i commenti sul blog di Spari sono un'altra cosa. E quelli sì che sono un attacco personale)
E' un "attacco" alla "tua categoria".
Per "categoria" intendo: un disegnatore emergente, con diverse esperienze alle spalle, impegnato in progetti alternativi. ovvero il disegnatore che di solito lavora o può lavorare per Becco Giallo.
Tu sei "collaterale", potevano esserci altri al tuo posto.
Ma ci sei tu.
E capisco che ti sei incazzato.

Niccolò Storai ha detto...

Diego, mi sembra che tu abbia perfettamente capito.
Io vorrei solo lavorare in santa pace, non parlo mai male di nessuno sul web perchè la trovo una cosa spregievole.
Certo, non mi piacciono tutti e tutto quello che fanno ma rispetto le decisioni altrui su come condurre la propria vita/carriera.
Voglio solo stare tranquillo e disegnare, non so se sono alternativo o collaterale, so che mi impegno a fare le cose che sento in punta di matita.
Quelle cose che invece non sento mie o non sono capace a realizzare le lascio fare ad altri più adatti di me. Ma insomma, cazzo deve fare uno per essere lasciato in pace?

MicGin ha detto...

sottoscrivo diego (era quello che ti scrivevo prima in privato, niccolò).

marco, ovviamente erano d'accordo! hanno voluto sostenere lo "scherzo". gioco delle parti, con i due fratelli La Forgia in gran forma.

preferisco chiamarlo "esperimento", in qualche modo crudele, ma esperimento: è stato creato un composto artificiale (recensione di libro che non esiste ma che potrebbe teoricamente esistere) e si sono prima stimolate poi raccolte le reazioni, addirittura in qualche modo misurabili numericamente.

una cosa così non riuscirei mai a farla. per esempio avrei usato nomi di fantasia. e poteva avere senso. infatti da un po' c'è una nuova casa editrice, round robin, che sta pubblicando libri di cronaca a fumetti, nella scia di becco giallo. poteva quindi benissimo esistere anche una terza ipotetica casa editrice e l'esperimento avrebbe avuto valore lo stesso.

però... proprio usando i nomi che sono stati usati, sono state provocate le reazioni di queste ore... e quindi l'attenzione che altrimenti non ci sarebbe stata.

infatti, uno scherzo simile, l'avevamo fatto sul notiziario del centro fumetto tipo vent'anni fa. avevamo inventato e recensito un fantomatico numero zero Hacker Hunter, con tanto di disegno del protagonista. ma la cosa non ebbe particolare eco, perché appunto non utilizzammo alcun nome noto, né di autori né di editori. Non c'eravamo riusciti allora come non ci riuscirei oggi.

e qui potrebbero saltare fuori un po' di discorsi ulteriori. senza contare che la "questione" potrebbe offrire anche altri scenari.

Slum King ha detto...

Niccolò Storai se credi nel tuo lavoro, lo fai al meglio senza guardare in faccia nessuno.
Appunto, che prendersela così per una critica, oltretutto sacrosanta, mi fa ricredere sulla sincerità della linea editoriale della beccogiallo.
Avresti dovuto guardare il giullare fare il suo numero e fargli una risata nel muso.
Tu sei lì a fare il fumettista, lui è lì a fare il giullare.
Non è la miglior vittoria?

Niccolò Storai ha detto...

Ok, forse avete ragione ma rimane il fatto che coinvolgere persone così a casa non è un modo sano di fare satira, se così si può chiamare.
Michele, grazie per quello che mi hai scritto in privato, ripeto mi sa che tu e Diego avete ragione ma non mi va giù che qualcuno usi il mio nome per avere decine di commenti sul suo blog altrimenti spento e inconcludente.
Ovviamente mi riferisco a SparidiInchiostro e non a questo che gentilmente ospita una discussione dai toni molto più piacevoli.
Slum King, non hai tutti i torti ma un po, ci sono rimasto male, sono fatto così, ci devo lavorare un po sopra; cmq grazie per quello che hai scritto.

RRobe ha detto...

Ma se non coinvolgi le persone (e non è a caso ma è una scelta contestuallizata) la satira su che la fai?
E perché la fai?
Per non infastidire nessuno?
Allora non è satira.

Frank ha detto...

La "satira" di Spari contiene un giudizio verso Becco Giallo riassumibile in "sciacallo" e verso gli autori citati. riassumibile in "mercenari disposti a tutto per un minimo di visibilità". Sicchè, l'incazzatura di Storai non solo è comprensibile, ma ammirevole per la sua compostezza. La satira si può fare in tanti modi, qui si è scelto il modo peggiore, il più volutamente offensivo utilizzando Amy e violentemente denigratorio nel testo, per accentuare il giudizio. La tendenza allo sputtanamento livoroso che vedo crescere nei blog-fumetto e che in altri casi è stata stigmatizzata fino a consigliare di non occuparsene più, qui viene scusato cercando di darne una dignità culturale, ma al di sotto del situazionismo si nasconde solo un certo livore. Diego, l'esempio riferito a te stesso è talmente bonario e ironico che non può essere offensivo, e come tale non é assimilabile a questo feroce fake. Per avvicinarcisi, avrebbe dovuto essere violentemente denigratorio dello standard bonelliano e sbeffeggiare pesantemente i suoi autori, e allora sì, secondo me, ti saresti incazzato anche tu.

Niccolò Storai ha detto...

Quoto appieno Frank!

Diego Cajelli ha detto...

@Frank
Sì e no. Però è difficile.
E' difficile fare una cover volutamente denigratoria dei canoni bonelliani facendola passare per "vera".
O creando l'illusione del vero.
Il punto è tutto qui.

Capisco i sentimenti di Niccolò che si è ritrovato coinvolto suo malgrado, e su questo non ci piove.
Però, la stessa copertina fatta, per esempio, usando Edizioni BD, testi miei e disegni di Bertelè non avrebbe funzionato.
Ed è su questo che sto riflettendo.

Frank ha detto...

Sono daccordo, Diegoz. Difficilissimo sbeffeggiare pesantemente i bonellidi, ma non impossibile avendo le necessarie motivazioni. Certo, con Becco Giallo è molto più facile. La sua struttura editoriale presta il fianco a attacchi, come questo, gratuitamente denigratori. Voglio dire, non è solo satira, è peggio. E' la tendenza del "fumettomondo"web - come direbbe qualcuno - all'attacco fangoso, alla gogna, a autori contro autori, fino a arrivare ad una presunta inferiorità di certo fumetto. Beh, forse esagero un po'... Insomma, non scusiamolo troppo, lo sparatutto...

Marco Bertoli ha detto...

Vedo che l'editore Becco Giallo è proprio il 'whipping boy' del fumetto italiano. La cosa è interessante, esco a comprarne un po'.

Davide ha detto...

frank, parole sante

Davide ha detto...

merda, merdoso, autori pronti a far di tutto... questo è scritto nel secondo post, quello meno "artistico e geniale"...
beh, francamente... vorrei vedere voi a essere coinvolti in questo modo in una "satira"

magari in una satira verso una nicchia editoriale (instant comci books?) che non avete mai bazzicato...

Marco Rizzo ha detto...

Io di istant book nel catalogo Beccogiallo proprio non ne vedo. E dire che lo conosco bene. Al più c'è una coincidenza delle date di uscita con anniversari e simili, ma lo fa anche Rizzoli (e parlo per esperienza personale), Mondadori, Newton e chissà quant'altri. "Colpa" della filiera, fino al distributore passando per gli addetti stampa. Forse più che sciacallaggio è cinismo editoriale. Il resto sta alla qualità delle singole opere.

Davide ha detto...

minchia come parlasti bene marco
sottoscrivo anche te

Marco Rizzo ha detto...

da' però lo sai che qualunque cosa dica possa essere presa come una difesa d'ufficio. Allora forse è meglio che non dico niente...

Davide ha detto...

io da stamane sto scrivendo ovunque per difendere il punto di storai, che credo di aver incontrato una volta a napoli 5 anni fa... ecco, lo faccio perchè sento di farlo...
vale lo stesso per te

se uno è "serio" può parlare anche di cose in cui è coinvolto (parlo per te, notoriamente pieno di confilitti di interessi... bwahahahah)

Davide ha detto...

@ andrea longhi

dici:

"A quando un libro sul "No Tav"? Fukushima? lo Tzunami...no: per lo Tzumani conviene aspettare dieci anni così ne parleranno un pò in tv..."

a me sembra che tu metta in preventivo che un libro su questi eventi sia fatto solo per "cavalcare" l'onda emotiva

eppure tantissimi eventi mediatici scatenano reazioni "narrative" (film, telefilm, libri, fumetti)

francamente non capisco perchè c'è da dare addosso ad un fumetto che parla di fukushima (che per te è una cagata a prescindere che specula sul lutto)... che il fumetto non ha dignità di mezzo espressivo tale da poter raccontare eventi "mediaticamente" importanti del nostro tempo?

se sacco fa graphic journalism con Gaza allora tutti a chiedere il Pulitzer...
allora decidiamoci
la guerra (tra virgolette) facciamola al fumetto brutto, fatto in maniera sciatta, che perde buone occasioni di narrare... e non alla becco giallo o al fumetto che parla di "morti" più o meno recenti

non ne convieni?

Marco Pellitteri ha detto...

La distinzione fra "Palestina" di Joe Sacco e molti libri di BeccoGiallo c'è, in realtà. Che io sappia, Sacco se ne andò nella Striscia di Gaza e il suo racconto/reportage a fumetti uscì, se ricordo bene, inizialmente a “puntate” su una rivista non di fumetti ma di politica e attualità (potrei sbagliarmi un po', vado a memoria e la mia memoria è un po' fallace, a volte). Suoi lavori successivi sono poi stati editi anche su quotidiani americani. Ma tutti i lavori di giornalismo a fumetti di Sacco si basano su testimonianze dirette “where the action is”.
Molti libri della BeccoGiallo (non tutti, ripeto, ma molti) sono riflessioni e ricostruzioni ex post, basantisi su documentazioni di varia natura, interviste e interpretazioni degli autori. È un altro tipo di lavoro e di ricostruzione. Non sempre giornalistica, peraltro. E si tratta di lavori che vengono pubblicati sempre, direttamente, in volume, in unica soluzione. In molti casi ci sono vari testi di accompagnamento al fumetto, con testimonianze e documenti. Sono lavori spesso di grande interesse, ma molto diversi dai reportage di Sacco.

Anonimo ha detto...

Poeti per l'estate
(De Gregori - Scacchi e tarocchi)

Vanno a due a due i poeti,
verso chissà che luna,
amano molte cose, forse nessuna.
Alcuni sono ipocriti e gelosi come gatti,
scrivono versi apocrifi, faticosi e sciatti.
Sognano di vittorie e premi letterari,
pugnalano alle spalle gli amici più cari.
Quando ne trovano uno ubriaco in un fosso,
per salvargli la vita gli tirano addosso.
Però quando si impegnano lo fanno veramente,
convinti come sono di servire alla gente.
E firmano grandi appelli per la guerra e la fame.
Vecchi mosconi ipocriti, vecchie puttane.
Vanno a due a due i poeti
e poi ritornano quasi sempre,
come gli alberi di Natale quando arriva dicembre.
Si specchiano nelle vetrine dentro ai loro successi,
poveri poeti soliti, quasi sempre gli stessi.
Però l'avvenimento, il più sensazionale,
è quando in televisione li vedi arrivare.
Profetici e poetici, sportivi ed eleganti,
pubblicare loro stessi come fanno i cantanti.
Vanno a due a due i poeti, traversano le nostre stagioni,
e passano poeti brutti e poeti buoni.
Ma quando fra tanti poeti ne trovi uno vero,
è come partire lontano, come viaggiare davvero.

Andrea Longhi ha detto...

Per Davide:


"
la guerra (tra virgolette) facciamola al fumetto brutto, fatto in maniera sciatta, che perde buone occasioni di narrare..."

concordo pienamente con te, la mia era un'altra provocazione.

Diego Cajelli ha detto...

@Anonimo Degregoriano

Che Fico
(Pippo Franco, Sanremo 1982)

Fico
(che fico)
sognare di avere un motoscafo che corre sul mare
e in tasca ai pantaloni un po' di
milioni da spendere in gelati patatine popcorn e noccioline
e qualche fico
(che fico)
avere il poster nella stanza
che fico comprare
un mucchio di adesivi
che fico uscire
con quella spilla punk sul giubotto
che tu puoi portare solo se sei fico
(che fico)
andare nel parco a pattinare
con tutta la banda guidare la discesa girare sfiorare
quelle ragazzine che vedendoti volare poi sospirano così...
ma guarda che maglietta e che jeans
mi piace un frego quello lì.
E' un tipo fico, ma proprio fico!
Fico
(che fico)
entrare in una discoteca ballare
saltare ballare da morire
poi bere, impazzire giocarsi una fortuna in aranciate, poi del resto non me ne importa proprio
un fico
(che fico)
andare insrme a tanta gente su un prato all'aperto per vivere un concerto sentire gridare
e poi battere il ritmo con un gesto della mano che ti fa sentire fico
(che fico)
che vita Partire una mattina
per fare una gita scherzare sul pulmino un viaggio da sballo
con quelle ragazzine che ad ogni tua battuta poi sospirano così...
ma guarda che maglietta e che jeans!
mi piace un frego quello lì.
E' un tipo fico, ma proprio fico!
fico
(che fico)

marcoficarra ha detto...

Per molti è difficile accettare che in Italia nel panorama fumettistico possa esistere una casa editrice che parla della realtà italiana e della sua storia. Becco Giallo fa un'opera divulgativa raccontando storie del nostro paese, usando il linguaggio del fumetto. Perché ciò crea un certo disagio nell'ambito fumettistico ancora non riesco a spiegarmelo. Nel nostro piccolo mondo del fumetto sembra che possano esistere solo due modalità di fare fumetto, o lo stile bonelliano o quello coconiniano. Eppure BG rappresenta un diverso modo di fare fumetto, che è premiato dai lettori.
Perché non dovrebbe esserci spazio per un fumetto socialmente impegnato? Perché lo si deve confrontare con il fumetto d'autore come fanno in tanti? Perché non accettare che può esistere un fumetto con uno spirito più divulgativo e caratterizzato socialmente?

La mia esperienza con BG mi porta a confrontarmi, sul tema del mio libro, con molti lettori e con un pubblico che non legge fumetti. Vi assicuro che è un piacere che a due anni dalla pubblicazione continuo a ricevere mail di lettori, richieste d’interviste e presentazioni. Questa esperienza è abbastanza comune per gli autori di BG. Raccontare storie condivise con i lettori e diffondere il fumetto in ambiti diversi.

Adesso collaboro con BG su un progetto che si chiama www.noicimettiamoilbecco.net si tratta di un luogo nuovo di confronto sulle tematiche di BG andando oltre la stessa casa editrice. I libri presentati sono soprattutto di altre case editrici e non ci occupiamo di fumetto. Un confronto con un pubblico diverso. Un laboratorio anche per nuovi progetti ancora più condivisi. Alla faccia dello sciacallaggio.

Marco Pellitteri ha detto...

Ma infatti, Marco (Ficarra), secondo me qui lo sciacallaggio l'ha fatto Interdonato. Non c'è niente di peggio di sentire raccontare una barzelletta da uno che non sa raccontare le barzellette.

frank ha detto...

Non per fare il grillo parlante, ma non è un pelino di cattivo gusto che professionisti del fumetto come Diego e Robe si rendando partecipi rimandandolo in rete del discutibile fake ai danni di colleghi e "concorrenti"? Quello che può essere accettabile da Interdonato o blogger critico feroce, non lo è per un autore, anceh se blogger. Non mi piace questa guerra per bande in cui autori popolari guardano dall'alto in basso (in base a cosa poi) colleghi che lavorano in altri ambiti (na volta, tra l'altro accadeva il contrario). Il loro valore professionale non si accresce certo bischerando qualcun altro, visto che gli stessi non sempre prendono benissimo le timide critiche che gli arrivano di tanto in tanto. Lo trovo scorretto. Punto.
Scusate, ma la penso così.

S3Keno ha detto...

ma perchè tutti quanti (e intendo proprio T.U.T.T.I dal primo all'ultimo) invece che farvi 'sti segoni estivi davanti al computer in cameretta non ve ne andate un po' al mare che acqua, sole e iodio vi farebbero taaaAAAaaanto bene?!?

Ci vediamo più tardi giù in spiaggia, d'accordo? ;)

Anonimo ha detto...

...da Elio e le storie Tese: Fossi Fico

.....Forse non sono fico, forse no,
ma sono bello dentro,
Voi stranamente mi vedete come un solitario
ma a me piace stare con la gente.
Io, per piacervi,
mi epilerei per tutto il santo giorno
come le balle di un attore porno...

Daniele ha detto...

frank, a me sembra decisamente il contrario.

spino ha detto...

Dev'essere il caldo, ma per una volta tanto sono d'accordo con Stefano Piccoli :D

Ciò detto, conoscendo personalmente sia Roberto e Diego, sono sicuro che -almeno consciamente- non ci sia dietro nessuna "bassezza" in questi post...però il dubbio di Frank se non dispone della stessa frequentazione personale, è legittimo, visto dal di fuori...


Torno a boccheggiare.... :D

Giorgio Salati ha detto...

Apprezzo in linea di massima la linea editoriale di Becco Giallo, d'altra parte ho trovato forse un po' troppo cinica ma anche divertente la presa in giro di Spari d'Inchiostro. C'è qualcosa di sbagliato in me? Dopotutto hanno esasperato un aspetto che è insieme il punto di forza e il punto debole della BeccoGiallo. Un aspetto molto borderline. Non possono credere che qualche critica del genere non sarebbe arrivata prima o poi, ma non vedo perché preoccuparsene più di tanto. Ci avrei scherzato pure io, d'altra parte sono contento che qualcuno abbia una linea editoriale di questo tipo. Perché una cosa deve escludere l'altra?