giovedì, giugno 23, 2011

Periferia magica.


C’è un semaforo. Uno dei tanti. Il semaforo semaforeggia su un incrocio che è milanese giusto per una questione di metri, nel senso che quell’incrocio lì è il baluardo tra la scritta: Milano e il nulla da apocalisse zombi circostante.
Il semaforo è lì che regola. Costringendo a brusche frenate quelli che arrivano a ottocento all’ora dalla tangenziale e dicono: Oh, accidenti, siamo in un centro abitato con il limite di 50! Maddai?!
A quel semaforo c’è una mendicante. Un donna. L’età è indefinibile. Potrebbe avere vent’anni, potrebbe averne centosessantuno. E’ vestita come quelle bambole etniche che comprava mia zia negli anni 80. Quelle nel cilindro di plastica trasparente, che poi si mettevano sui mobili. Quelle che ti guardavano con gli occhi fissi e il sorriso da miss pressofusa. Quelle che indossavano i pacchianissimi abiti tipici, gli stessi che venivano indicati anche sul Grande libro delle mie ricerche. La ballerina spagnola: gonna rossa, fermacapelli e ventaglio. La contadina delle marche, con il cappello a tettoia. La pastorella con gli stinchi ricoperti di pelo. L’olandesina con gli zoccoli di legno...
Quella mendicante è agghindata come lo stereotipo della zingara, perfetta per una miniserie Tv da trasmettere su Rai Uno.
Solo che è vera.
Gonnellone fino alle caviglie, foulard in testa, camiciola a sbuffo. Potresti prenderla così com’è e infilarla in una macchinetta da Luna Park per predire il futuro, tipo Zoltar.
Mendica, facendo il giro tra le macchine ferme al semaforo.
Ha qualcosa in mano. Un ramoscello lungo un metro e mezzo. Ci ha annodato un fazzoletto rosso, dei campanelli, dei nastrini, e una bambolina.
Se non gli dai niente, con quel ramoscello, ti tocca tre volte il paraurti posteriore.
Tac, tac, tac.
Ci passo spesso da quell’incrocio lì. In motorino. E lo fa sempre.
Riceve spiccioli: ringrazia e va via.
Non becca niente e forse pure qualche vaffa: tac, tac, tac.
Tac, tac, tac.
Avevo un certo sentore, ma ho voluto cercare conferme, sui vari volumi che affollano il settore esoterismo nella mia personalissima libreria.
“... il desiderio malvagio di nuocere, attuato grazie alla stregoneria, vede spesso la sua realizzazione vincolata da un elemento catalizzatore creato dallo stregone...”
(Catherine Pont Humbert. Dizionario dei simboli, dei riti e delle credenze)
Direi che non capita tutti i giorni, di vedere una bacchetta magica all’opera.
Se penso a maleficio, mi viene in mente il medioevo, non la Milano che si prepara all’Expo.
Eppure...
Succede.
Che poi uno ci crede, non ci crede, si tocca, non si tocca. Uno può razionalizzare questa cosa come gli pare. A me diverte da matti vivere in una società in cui convivono gli iPad e le bacchette magiche, le maledizioni gitane (dimagra!) e l’F24 da portare in banca.
Comunque sia, io ci credo abbastanza per averne paura. Chiamami pavido, ma non voglio altri problemi oltre a quelli che ho già.
Quando passo da quell’incrocio, adesso, mi assicuro di avere tante monete in tasca.
Tante.

7 commenti:

disma ha detto...

puoi combattere la fattura cospargendo il paraurti con sternuto di rospo

Laurabeat ha detto...

Io pure ci credo tantissimo! Ma non nel senso di credenza superstiziosa o quella roba lì, nel senso che è una società che non sa guardare oltre l'F24 tranne che pochi adepti più qualche gentaglia curiosa (tipo noi). Mi appunto il libro!

Manuel Colombo ha detto...

io, l'unica volta che non ho dato spiccioli in cambio di non richiesto ma perfettamente eseguito lavaggio di vetro ho perso un finestrino e l'autoradio prima che venisse la notte.

Da allora cerco di ingraziarmi i maghi con monete (quasi mai) e "saluti, sorrisi complici e mi spiace ma oggi non ho moneta" (molto più spesso).

Da allora solo benedizioni, tanta fortuna, pace e amore.

Che poi io sono uno di quelli che si stupisce di più vedendo un F24 che una bacchetta magica.

(ma l'F24 non è un aereoplano?)

CREPASCOLO ha detto...

Il mio commercialista si chiama Zoltar: i suoi baffetti sono due virgole che puntano a est ed ovest come le lancette di un orologio ovalizzato, veste e si trucca come i primi Spands e parla fitto fitto come una track di Caparezza. Sembra un Macario new romantic, Walt Disney con le spalline, Dick Powell con il fard.
Come tanti, fa un lavoro e ne vorrebbe fare un altro: sogna di scrivere comics. Sta lavorando ad un serial super-eroistico che intende proporre ad una delle due big guns: F24 è la storia dell'equipaggio di un'astronave che passa attraverso una tempesta cosmica a precipita in un circo di gitani, sfrittellando il Padiglione degli Specchi. Qualcosa come un eone di guai, millenio più o meno. I circensi la prendono bene e maledicono i 24 astronauti che sono immediatamente trasformati in 24 Custodi Geomanti con il compito di presidiare alcuni punti del pianeta e correggere l'orbita del pianeta, quando occorre , pichiettando con un rametto di ulivo i SUV parcheggiati in doppia fila. Brr.

Marco Pellitteri ha detto...

Ma scusa, che ci vuole a prendere 'sto ramoscello alla zingarella, spezzarlo in sei pezzi, gettarlo per terra e mandarla a farsi friggere?

uomoragno ha detto...

Comprale il ramoscello e tienilo in auto!

igno ha detto...

Se vuoi la zia di mia madre sa come "togliere lo spavento" che in realtà sarebbe una contro-fattura.
Servono un paio di forbici, olio d'oliva, finocchietto selvatico e un'altra erba rarissima che non ricordo come si chiama ma che lei tiene nascosta in un'urna dietro il quadro di padre pio.
Si può organizzare. Bisogna andare in Puglia però, che la zia è vecchia e non può venire a Milano, che, tra l'altro, le ricorda la sorella e piangerebbe per tutto il viaggio, sai che palle.