lunedì, maggio 16, 2011

Digitale Editoriale.


Come Paese, il nostro rapporto con la tecnologia è presto detto: ci abbiamo messo più o meno venticinque anni per capire come programmare un videoregistratore.
Tenendo conto di questo e di altri fattori, non mi stupisce che quando si parla di editoria digitale il livello di: non ne capisco un cazzo ma ne parlo lo stesso, raggiunga vette himalayane.
Il problema uno è nel rapporto con la tecnologia. Pari a zero, itaglianamente parlando.
Il problema due è nel rapporto con la lettura. Pari quasi a zero, itaglianamente parlando.
A questo va aggiunta l’estrema capacità di osservare solo e soltanto il proprio ombelico. Parliamoci chiaro, la percezione selettiva è spesso l’unico modo per salvaguardare la propria serenità mentale.
Vedere solo quello che si vuole vedere, capire solo quello che si vuole capire, rapportarsi con la realtà in modo parziale e soggettivo, spesso sono le uniche leve per alzarsi dal letto e affrontare una giornata itaglianna qualunque. Figurati com’è nel fumettomondo, dove la percezione selettiva è obbligatoria altrimenti sei fottuto. Da noi, tutto questo viene esasperato e amplificato fino a farti esplodere i timpani.
Ecco perchè è un casino parlare di editoria digitale a fumetti. Perchè nelle discussioni vengono amalgamati tra di loro una decina di elementi che formano i problemi strutturali del fumetto nostrano. In più ci si aggiunge la tennologia, quella che con il computer ormai ci fai di tutto, quella del Lard Disk, quella di: non mi si chiude più lo sportellino portatazza del mio piccì.
Solidarietà massima e pacca sulla spalla a Roberto, che ha il suo bel da fare a raccontare cose, spiegare le possibilità, guardando verso il futuro.
Per quando riguarda me, penso che l’editoria digitale non ce la meritiamo.
Non siamo pronti. Non lo saremo mai.
Farò dei fumetti digitali?
Sicuramente.
Per l’estero.

10 commenti:

RRobe ha detto...

Ma guarda... io i fumetti digitali, per ora, non li sto nemmeno prendendo in considerazione.
La vendita su piattaforma digitale, invece, eccome.

Massy ha detto...

sento odore di "fumo d'autista"

Luigi ha detto...

Io non lo ho neanche mai avuto un videoregistratore, figurarsi se so programmare l'ora :-)

michele petrucci ha detto...

A me piacciono le cause perse, invece… per questo ci sto lavorando, anche se, è vero, solo a livello terra terra (considerando tutte le potenzialità) in modo da creare fumetti fruibili da tutti…

uomoragno ha detto...

Sono d'accordo col sunto italiacano ;-)

Diego Cajelli ha detto...

@RRobe
Testi in inglese, però!

Mauro Padovani ha detto...

Bullet & Justine dovrebbe vedere la luce prossimamente in digitale (anche se sto facendo una edizione cartacea limitata), logicamente entrambe in inglese.

sraule ha detto...

oserei dire che, in italia, nemmeno l'e-editoria non a fumetti è messa tanto bene, e loro sono anni che ci spremono immani risorse di marketing sopra.
e quando dico "immani" non scherzo.

Anonimo ha detto...

IL videoregistratore, come il fax, sono strumenti del diavolo, ubuntu è divino.
per inciso mai mandato un fax, anche dopo molteplici tentativi, mentre riesco a programmare semplici app per android ... ci sarà un perchè ...

Faccio ha detto...

Chiamatemi reazionario. Ma a me i fumetti piace leggerli sopra al cesso, ritirarli in uno scatolone da mettere in garage per poi tirarli fuori d'estate quando non c'ho una bega da fare, fare l'orecchio alla pagina per tenere il segno, sbavarci sopra quando mi addormento. Cioè, un conto è sporcare di bava un Tex da 2 euro e 70, un altro lo è un Ipad.