mercoledì, aprile 27, 2011

White Collar!


C’è lui che è bello in modo illegale, ed è avvezzo a pratiche illegali. Una specie di Diabolik per famiglie, senza omicidi e con più fashion.
Poi c’è quell’altro. Che fa l’agente dell’FBI, però non è un pirla. E allora lo arresta. Due volte. Poi lo convince a collaborare come consulente con il burò.
Lui che è bello in modo illegale dice: occhei. Allora gli mettono una cavigliera per tenerlo sotto controllo e quell’altro gli fa da balia.
Un telefilm interessante. In onda prima su Fox Crime e poi su Fox e basta. Lo spostamento credo sia dovuto ai toni più da commedia che da poliziesco duro e puro. Anzi, diciamo che White Collar è un dramedy, e chiudiamola qua.
Non è male. E’ una serie che si lascia guardare. Il rapporto tra Neal Caffrey e l’agente Burke è scritto bene, con battute e interazioni divertenti.
Su tutti spicca Willie Garson, nei panni di Mozzie. Interpretazione maiuscola e suprema. Garson, lo conoscono in molti per aver interpretato Stanford Blatch in Sex & The City.
(Questo suo ruolo ha messo a dura prova la mia teoria della supercontinuity. Fratelli gemelli è troppo semplice. Allora ho optato per una “somiglianza”. Mozzie quindi veste i panni di Stanford quando gli è utile per truffare l’alta società newyorkese.)
White Collar, di base, parla di truffe, raggiri, furti con piani elaborati e cose così.
Attraverso gli eventi, vengono raccontate le diverse tecniche utilizzate dai truffatori. Romanzate, ovviamente.
Come concetto narrativo lo sento molto più vicino di Lie To Me. Sarà che sono italiano, sarà che vivo nel 2011, sarà quel che sarà, ma Lie To Me come concetto narrativo non riesce ad appassionarmi.
La verità? E chi cazzo se ne frega della verità?
- Ha detto un buggia, e io l’ho sgamato, grazie alle microespressioni!
Bravo. E poi?
Sono abituato a un mondo dove non succede niente nemmeno di fronte a reati evidenti, figurati alle tue microespressioni di sta fava.
Tornando a White Collar… La serie è interessante, ed è un vero peccato che…
Purtroppo, nonostante i bei personaggi, i bei dialoghi e le situazioni interessanti, la sceneggiatura sempre più spesso imbizzarrisce come un Capivara depresso.
Alcune scene, soprattutto nei dettagli di esecuzione degli eventi, sono davvero goffe. Tempi sbagliati di ingresso e di uscita dei personaggi, psicologie che cambiano in venti secondi, logiche che vanno a quel paese, messe in scena che titillano il ridicolo involontario.
Esempio: 
Io e te dobbiamo entrare in una bisca clandestina. Fuori c’è un energumeno di guardia e per entrare serve una parola d’ordine. Ci piazziamo in piedi all’angolo della strada. Di giorno, a cinque metri dalla bisca e dall’energumeno. Ne parliamo un sacco. Poi tu vai lì davanti, urti uno che sta per entrare. Gli infili in tasca un cellulare attivo, attraverso il quale sentiremo la parola d’ordine.
Poi torni da me. A cinque metri. Guardiamo, parliamo e aspettiamo. Il tipo urtato entra, dicendo la parola d’ordine. Tu la senti con il cellulare. Allora torni di nuovo dall’energumeno. Gli dici la parolina.
Il colosso, a rigor di logica, dovrebbe dirti :
- E’ mezz’ora che cazzeggi lì con quell’altro, sei già venuto qua davanti e hai urtato il tizio che entrato otto secondi fa, ora torni e mi dici la parola d’ordine. Sai che c’è? C’è che non me la racconti giusta, ma avremo modo di discuterne dopo che ti faccio entrare e ti gonfio di botte nel seminterrato di questa bisca clandestina illegale. Tanto illegale da necessitare una guardia esterna e una parola d’ordine per entrare.
Invece no. Dice occhei, e ti apre la porta con un sorrisone.
Dentro, ribecchi quello di prima, e con lo stesso trucchetto ti riprendi il cellulare.
A parte che dovrei sentire il peso di un cellulare nella tasca della giacca, comunque sia, sono in un bisca clandestina, un tizio mi fa due volte lo stesso trucchetto e io non sospetto niente di niente?
Bòf.
Fine dell’esempio. 
Ma, purtroppissimo, in White Collar di situazioni così, o di situazioni anche più semplici ma risolte o raccontate in modo ancora più goffo ce ne sono a bizzeffe.
Ed è un vero peccato.

10 commenti:

Skull ha detto...

Mmmm... lo sai qual è il target di questo telefilm, si?

Diego Cajelli ha detto...

Donne lapponi laureate in biochimica?

Simone ha detto...

the killing lo stai guardando?
se sì, che ne pensi?

21 Tyson ha detto...

gay addicted, eh eh eh ;)

Simone ha detto...

sto finendo la seconda serie.
sinceramente ancora mi chiedo come un telefilm così abbia 2 serie e un telefilm come Terriers sia stato chiuso alla prima...
mah.

cmq mozzie spettacolare e alex gran donna.

Daniele ha detto...

Ma cosa c'entra il target con un'opinione su una serie tv?

Rouges-1973 ha detto...

Si, il problema maggiore della serie sono "alcune" situazioni che si risolvono in maniera semplice e sbrigativa e alcuni personaggi si scordano di come dovrebbero reagire in alcune situazioni. Aggiungiamo poi che Neal Caffrey come truffatore non è che passi proprio inosservato (per noi persone di una bellezza imbarazzante è cosi) e la serie si trova a fare lo slalom tra situazioni che rasentano il paradosso.
Ma sarà che orfano di Lupin III il furto/truffa con destrezza mi ha sempre affrascinato, sarà che Willie Garson nei panni di Mozzie ci stà veramente bene, sarà che quel sarà, ma la serie mi piace; e chiudo volentieri un'occhio su certi buchi di sceneggiatura. Vedendo come alcune serie hanno chiuso dopo la prima stagione mi sembra che i gusti del pubblico (o degli sceneggiatori) siano più orientati verso dei prodotti che riescono a non prendersi troppo sul serio, sarà colpa della crisi, ma mi sembra che la gente si sia un poco rotta la testa su serie un poco troppo ampollose in cui alla fine si scopre che l'isola è il sogno di un cane. E poi una serie tipo WC (sig) o Lie to Me, hanno il grosso vantaggio di poter essere seguite anche da un pubblico discontinuo.

Skull ha detto...

@ Daniele: il target di una serie disegna le sue caratteristiche, quindi necessariamente anche l'opinione che te ne fai.

In parole povere: è inutile lamentarsi delle trame risibili se è il tuo occhio allenato a notare le magagne mentre la serie è dedicata alla trenta-quarantenne ancora un p allupata.

Anonimo ha detto...

la trenta-quarantenne ancora un p allupata.... ancora? mica dopo i 30 esauriamo la libido...

Skull ha detto...

@ Anonimo: non sei sposato, vero?