martedì, marzo 22, 2011

Dirti Darty


A casa mia si materializza un volantino. Mi annuncia dei favolosi scontissimi da Darty.
Lo sfoglio e vaccabomba! Il Macbook, quello bianco, a cento euri di meno rispetto al solito prezzo che fa la Apple.
Da quando ho spostato il mio iMac in studio, a casa lavoricchio con un EEE da sette pollici, oppure con un PC antidiluviano, e dopo un po’ che scrivi la tastiera impazzisce.
Mi servirebbe proprio un portatile. Essì. Eggià. Lo punto da un bel po’ il Macbook. Proprio quellolì, quello “vecchio”. Bianco. 13 pollici.
Mi faccio due conti. Valuto quanti giorni consecutivi posso nutrirmi con tonno e cipolle. Calcolo quanto ho risparmiato negli ultimi sei mesi passando dalle Marlboro Bianche alle Gauloises Rosse.
Verifico i prossimi pagamenti che devo ricevere, mi faccio due conti, un esame di coscienza, un forecast sugli incassi previsti fino al 2015, e decido di farmi un regalo. Deciso. Andrò da Darty e il Macbook in sconto sarà mio.
Mi reco nel punto vendita che si trova all’inferno suburbano per subumani noto come: Auchan di Cesano Boscone. La cattedrale dove si è celebrata numerose volte la mia depressione, eretta nel centro dell’hinterland involuto. Non ci vado da mesi. Me lo aveva proibito l’analista.
Mi ricordo che dentro a quel Darty ci sono già entrato un paio di volte. Senza mai riuscire a comprare nulla. I commessi sono stati selezionati per impedirti di spendere i tuoi soldi anche se sei li apposta. Il tutto grazie al loro delizioso modo di fare, la loro competenza, educazione e disponibilità.
Entro. Anche se le righe che scriverò ti sembreranno frutto della mia fantasia, ti assicuro che non mi sto inventando nulla. Riporto la cronaca di ciò che ho visto, cercando di essere il più possibile fedele alla realtà che ho incontrato.
Nel reparto computer ci sono delle persone che passano il tempo libero davanti a un iMac da 27 pollici. Hanno aperto Photo Booth, si scattano le fotine, le deformano, e ridono a crepapelle.
Il commesso prima spiega a una signora che sì, le testine dello spazzolino elettrico si possono sostituire.
Poi si mette a raccontare a 4 persone le caratteristiche di un mini pc. Uno dei tre chiede “specificatamente” (parole sue) che differenze ci sono tra quello e quegli altri, indicando i notebook di fascia alta.
La spiegazione dura poco, il commesso dice subito che ne sono rimasti tre. I quattro iniziano a guardarsi cagnescamente tra loro, ringhiando.
Dico al commesso che vorrei il Macbook.
E’ l’ultimo, mi dice.
- E’ rimasto solo quello esposto,vado a prenderti la scatola.
- Ma me lo metti a meno?
- No.
- Allora niente, grazie.
Saluto e me ne vado. Anche se poteva essere divertente passare un pomeriggio a cancellare le foto di tutti i cesanobosconesi che si erano fatti le fotine con il Macbook, spendere quella cifra per una cosa che hanno già stoccacciato tutti, proprio non mi andava.
E poi non aveva più il suo odore.
L’odore di cosanuova, fragranza con cui le mie nari si sollazzano.
Torno a casa, guardo sul volantino. Trovo un altro punto vendita. Corso Vercelli.
- Ci andrò domani in motorino.
Dico a me stesso. Celebrando la felicità di andare a spasso con Motozilla.
Apre alle 10. Alle 09.57 sono lì.
Aiuto a tirare su la serranda ed entro. Sono il primo cliente delle giornata.
Non dico che mi sarei aspettato una cerimonia di benvenuto e un vassoio di tartine, ma perlomeno un buongiorno sì.
Niente. Mi faccio forza, tanto lo so che i commessi di Darty vengono selezionati in base al loro delizioso modo di fare, la loro competenza, educazione e disponibilità.
La faccio breve. Non voglio esagerare, potrei, ma lascio perdere.
Anche in corso Vercelli è finito, c’è solo quello esposto.
- Si può ordinare, anzi no, vedo qui che no c’è in nessun altro negozio.
Esco.
Vagamente incazzato.
Sono così rognoso che decido di punirmi. Vado alla Mondadori in piazza De Angeli, dentro c’è un Apple Store. Vaffangala, me lo compro a prezzo pieno per ripicca!
(Sì, lo so che non ha senso, ma quel giorno lì mi sembrava che ce l’avesse.)
Entro alla Mondadori e cosa scopro?
Anche lì c’è lo sconto sul Macbook bianco da 13 pollici. Cento euri in meno anche loro, come da Darty, però senza volantini di mezzo.
- Vorrei quellollì.
Aspetto che l’ iCommesso mi dica: non ce ne sono più, ti incarto quello esposto con la stagnola.
Invece no. l’uomo mela, sereno e lieto, mi dice:
- Te lo vado a prendere!
Apre un armadietto, dentro c’è il mio futuro portatile in compagnia di tutti i suoi fratellini.
Ecco.
Tutto questo per dire che: se anche tu vuoi comprarti il Macbook a cento euri di meno, non perdere tempo da Darty, vai alla Mondadori in De Angeli.

18 commenti:

Officina Infernale ha detto...

l'odore del mac nuovo e' l'odore di vittoria...

Giorgio Salati ha detto...

Darty Sanchez...

Marco Pellitteri ha detto...

A' Diego!! Sei passato al Mac, ora sei degno di stima digitale. :-)))

suestorm ha detto...

ma... mondadori no!!! non si compra da mondadori uffff
che poi quello ogni centesimo che incassa ride
e che lo vogliamo ridente???
...vabbè giusto per lo sconto...

Anonimo ha detto...

A Milano vendono i Mac in libreria??


Isa

Anonimo ha detto...

io per comprarmi un imac nuovo devo andare a milano. mi sciropperò 250 km ad andare e 250 a tornare. proprio perchè in liguria non ho trovato un negozio che ne abbia uno sigillato in una scatola e non mi va di ordinarlo tramite internet. avete lo smog e chissà quali altre schifezze ma gli strumenti per tentare di lavorare li potete andare a comprare in motorino. alleluia.
jester

Joel ha detto...

Ma non funziona come qui che tutti i rivenditori mac sono obbligati a tenere il prezzo ufficiale ed eventuali ribassi sono, come hai appurato personalmente, derivanti da ribassi della casa madre?

Io comunque avrei preso l'air, e sarei passato al tabacco da far su...che le gouloises son pesantine.

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Il Mac di Manuela (mia futura moglie) è arrivato a tempi da record a casa, ordinato dal sito Apple.

Se uno vuole spendere di meno, ecco le opzioni:

- Prendere un Mac "refurbished" (rigenerato, sempre dal sito Apple)

- Farsi fare un assemblato con Ubuntu (ormai si trovano dappertutto, i centri che fanno macchine Linux: http://linuxsi.com ) e poi, se proprio non vivi senza usare Photoshop (se devi solo visualizzare i file, GIMP ti basta) ci metti su VirtualBox con un Win XP qualsiasi (es.: XP ICE ^_- ).

Flavio ha detto...

Ormai il Macbook bianco è fuori produzione da quando è uscito il nuovo Air. Per quello lo ribassano.
Comunque resta un ottimo portatile.

Cristiana ha detto...

Ho Ubuntu remix sopra un netbook 7 pollici, occupa 3 giga, ci sta Gimp, e va da dio. Ed è GRATIS

Locomotiva ha detto...

Da qualche parte con convinto ci sia un blog dell'omino al Darty CesanoBosconotto che sta descrivendo del tamarro che dieci minuti prima dell'apertura era già attaccato ai vetri della porta per pigliarsi un computer in offerta e poi ha cambiato idea e se n'è andato senza prenderlo.
Ci sono clienti strani, in giro.

arch.mabe ha detto...

posso capire la tua voglia di un mac portatile nuovo, oltre il profumo e lo spacchettamento!
Mi hai fatto ricordare quando io ho comprato il mio primo mac si chiamava LC II, ed era basso rettangolare e con un monitor a 13"...ed ho speso una cifra, 4 milioni delle vecchie lire...
mi hai fatto tornare indietro nel tempo di venti anni.
grazie ;-)

Anonimo ha detto...

Locomotiva ha così tanta ragione che mi commuove. Tutti dovrebbero lavorare almeno un giorno nella vita a contatto col pubblico.

Diego Cajelli ha detto...

@Anonimo qui sopra.
Fatto. Ho svolto per mesi l'allegra professione di cameriere.
Poi.
Penso anche che tutti quelli che "lavorano a contatto con il pubblico" dovrebbero, almeno per un giorno nella vita, fare un giro all'estero.
E vedere come quelli che "lavorano a contatto con il pubblico" in altri paesi svolgono il loro lavoro.

Anonimo ha detto...

Mamma mia, quanta banalità nella carta "all'estero".
Intanto bisogna dividere all'esterno in vacanza, dove uno è rilassato e tutti sembrano gentili e all'estero a vivere, dove hai una normale giornata e il rapporto necessità reale/disponibilità verso gli altri è inversamente proporzionale al primo caso.
Secondo, sì, all'estero
ho trovato tedeschi del Saturn super maleducati e francesi del Darty super gentili.
E, udite udite, vice versa!
Ho trovato anche americani scortesi, vuol dire che è proprio tutto possibile a questo mondo.
Quindi, se vogliamotrasformare la lamentela generica verso il commesso sgarbato in un'occasione di confronto, diciamo che forse non tutti sanno che:
-il commesso che hai davanti è stato formato per mezz'ora da un commesso che è lì da una settimana prima di lui, questo perchè
-si fanno solo contratti a tempo determinato brevissimi e si predilinge quasi sempre il turn over, questo perché
-il lavoro è considerato solo un costo, perciò
-si lavora costantemente sotto organico, per cui
-l'ultima delle priorità del commesso, per volere dei capi, è la vendita, e questo perchè
-nella grande distribuzione, specialmente quella che tratta l'elettronica di consumo, la catena vende tutto sottocosto, forte di questo non ha bisogno di curare il rapporto con il cliente perché tanto poi
-uno legge un volantino dove vengono promessi 100 euro di sconto che in realtà è la casa madre a imporre e si precipita.
Non dico che non sia davvero antipatico, ma almeno identifichiamo il nemico, che non è il commesso brufoloso che prende 270 euro al mese come "stagista".
True story, contratti Saturn.

Diego Cajelli ha detto...

Sinceramente?
Fuori da ogni polemica?
Io sono fermamente convinto che la colpa sia mia.
Anche il "nemico" sono io.
Ho dei grossi problemi con la realtà che mi circonda.
Cito l'estero perchè "fuori" mi sembra di avvertire un pochino meno i miei problemi.
Tu parli di Saturn. Occhei. Io ti dico BH.
Non ho idea di quali siano le condizioni contrattuali di un commesso newyorkese in un negozio gigante gestito da ebrei ortodossi.
Di sicuro hanno delle ferie strane.
Detto questo, nonostante il gap linguistico/culturale/religioso/quel che ti pare, non ho mai "avvertito" i miei problemi.
Così anche a Londra, per dire, in giro per Bricklane. Dove ho tenuto in ballo per tre ore un tizio indiano che vendeva computer usati e pezzi di pezzi di ricambio. Non riuscivo a spiegargli per bene che cosa mi servisse, ma a quel punto per lui capirmi era diventata la sua missione.
Cercavo un trasformatore per Nokia, che il mio l'avevo dimenticato a casa.
Non l'aveva. Ci siamo salutati dandoci la mano.
Qui da noi, spesso, ho l'impressione che in alcuni negozi mi stiano facendo un favore a prendere i miei soldi.
Ma sono io che ho dei problemi, sia chiaro.

Flavio ha detto...

Sinceramente concordo con l'ultimo post di Diego, su come si percepisca molto disineteresse per il cliente. Sopratutto quando sei in questi megastore dove trovare un commesso è più raro che incontrare il neurone di Balotelli.
I molti commessi/cassiere che si dimostrano gentili nei nostri ipermercati ne sono il valore aggiunto che fidelizza, non solo la tessera punti.

leo ha detto...

io quest'estate al darty di cesanoboscotto ho trovato una commessa bravissima, competente e molto simpatica che mi ha venduto una lavatrice esattamente come la cercavo, e mi ha pure offerto un caffè e detto di tornare a prenderne un altro quando volevo.
in effetti dovrei tornarci, ora che me ne ricordo! sempre che ci sia ancora...