mercoledì, marzo 16, 2011

Diegozilla e il Texas Hold’em.


Superando il senso di rigetto verso un gergo tanto orrendo che uccide all’istante i membri dell’Accademia della Crusca, mi sono avvicinato al Texas Hold’em.
Un paio di mesi fa ho ceduto al ricatto morale di tutto questo parlare di poker. Come una teenager
in tre quarti dall’alto, ho seguito la moda imperante. Mi sono messo a giocare On Line.
Il poker ti viene buttato addosso con tanto metodo che un pensierino ce lo fai. Poi, se non sei proprio un ignavo quel pensiero lo tramuti in azione, prendendoti i tuoi rischi.
La moda del poker è un segno dei tempi in cui viviamo. Ormai anche il più tonto a capito che i sssoldi con la SSS in grassetto non li puoi fare esercitando onestamente la tua professione. Non in questo paese perlomeno. Se sei minorenne puoi sempre sdraiarti sotto un anziano, e comunque sia non possiamo essere tutti figli di Bossi. Allora ti tocca trovare un altro sistema per arrotondare e forse, incrementare un pochetto il tuo conto in banca.
Ecco che arriva il poker, accompagnato dai Gratta e Vinci, dal Supernalotto e da tutte quelle menate lì.
Io, nella vasta gamma di chimere a mia disposizione, ho scelto il Texas Hold’em.
Prima ho studiato un po’, facendo a cazzotti con quel gergo lì. Forse soltanto i Paninari negli anni ’80 parlavano peggio. Ma forse. Perché alla fine: “mi sdruma un drigo”, e: “ho cuccato una sfitinzia” erano frasi con una loro poetica. Poetica che non trovo in: folda se tribetta, ma check reisa se setti e spera nel runner runner se sei committed, se floppi la top pair allora mandalo ai resti, ma ricordati sempre la maledizione della Kurnikova.
Io facoffo la mano, anche con american airlines.
Ecco.
Linguaggi a parte, veniamo al tuo Diegozilla preferito che gioca a Poker.
Mettiamo le cose in chiaro fin da subito, per ora sono in pari. Tanto ho messo, tanto ho vinto, in poco più di 3 mesi di gioco, giocando tipo una volta al giorno.
Come ho fatto?
Ho avuto culo quando era il momento giusto, e sono riuscito a perdere il minimo quando era il momento sbagliato.
Perché vedila come ti pare, leggi tutti i libri che vuoi, guarda per una settimana di fila il canale del digitale terrestre, segui tutti i tornei, i blog, i forum, eccetera, ma alla fine:
Si.
Tratta.
Di.
Culo.
Anzi no. Nel paradosso della trappola per gonzi quale è il Poker On Line, fomentato da tutta la propaganda pokeristica fuori dalla rete, è una roba molto più fine.
Come diceva Palahniuk in Fight Club a proposito delle linee aeree?
Illusione della sicurezza.
Ecco. Nel Poker On Line hai l’illusione che la fortuna degli altri possa essere contenuta dalla tua bravura personale.
Hai l’illusione di poter intervenire con le tue capacità in un sistema estremamente complesso, dove la fortuna domina la sua parte più rilevante.
Viene fatto di tutto per farti credere che non sia così, e per farlo si usano i numeri, tecniche, strategie, calcolo delle percentuali.
A me i numeri non fanno effetto. Li so a malapena leggere e faccio i conti con le dita, per cui non subisco la fascinazione della plausibilità numerico/percentuale.
Quei numeri sono parte del sistema illusorio. Mi spiego meglio. Nel Texas Hold’em tutti ricevono due carte coperte. Poi arrivano le cinque carte comuni.
Per cui, sapendo quante carte ci sono nel mazzo, ti calcoli la percentuale di vincita del punto che hai mano. In televisione ti viene addirittura calcolata in tempo reale e messa in sovrimpressione.
I commentatori, di solito, si fanno i loro conti matematici, e bim bum bam.
Peccato che manchi sempre il dato più importante di tutti, che quei numeri non possono, il alcun modo indicare.
Facciamo un esempio. Siamo in Italia e userò il calcio, così ci capiamo.
Possiamo dire, a grandi linee che le possibilità di fare goal su rigore sono al 50%, giusto?
Bene. Quanto cambiano le percentuali se in porta ci sono io e il rigore me lo tira Eto'o?
Con il poker è uguale.
Non importa con quale punto giochi, ci sarà sempre un fortunello che riuscirà a chiudere una funambolica mano migliore della tua.
Dato che prima o poi in All In dovrai andarci, altrimenti non lo vinci mica il torneo, anche se le probabilità di vittoria con i tuoi due Re contro i suoi 3 e 9 sono schiaccianti, c’è la sostanziale componente fortunazza.
Pronti via, sul flop arrivano prima due 9, poi un 2 e per finire un altro 3.
Cerchi di mandarlo via nelle altre fasi di gioco, come ti dicono di fare i profffesssionisti?
Lui ti segue. Sempre. Fino all’ultima carta. Dove chiude.
Allora giochi con un buy-in più alto. Ti dici: forse aumentando la quota di ingresso ci saranno meno galoppatori. Sì è vero. Per le prime quattro mani. Poi è la stessa identica cosa dei tavoli piccoli, solo che perdi molto di più.
Dirante una partita ti può capitare di vincere, magari eliminando qualcuno. Logico, al Mondo esistono per forza dei giocatori più sfigati di te con le carte. Ma poi, verso la fine, rimangono loro: gli Eto'o del runner runner.
Lo dico dall’alto della mia esperienza dei miei 12 tris con carte buone, disintegrati puntualmente da un colore bassissimo chiuso con le ultime due carte. Sono preciso. Dopo un po’ ho cominciato a prendere appunti.
Oppure ricordo con piacere, ho segnati anche quelli, gli 87 due che ho avuto in mano in una partita. In mano, sia chiaro. Anche provandoci, sul board non si sono mai legati.
Per cui, se sei tu il fortunello, diventerai un campione anche se giochi amminchia.
Ti diranno che sei bravo e fai bene a crederci. Io per esempio, credo negli alieni.
Se il fortunello non sei tu… Fa conto che sia un gratta e vinci che dura parecchio e, sotto certi aspetti, più divertente.
Ma veniamo al Poker. Tutti sono capaci di farsi belli e di raccontare le loro vincite.
Tutti si ricordano di chi vince un torneo e non, per dire, dei 4000 (quattromila) che ci hanno partecipato. E c’è tutto l’interesse a non rammentarti che per un tavolo finale da dieci giocatori, ci sono state intere tavolate dell’Oktoberfest di gente che è tornata a casa con le pive nel sacco.
Per cui, ho deciso di raccontarti le mani che ho perso. (Se ce la faccio diventerà una rubrica ricorrente.)

1. Diegozilla contro Uno di Pavia.
Foldo qualcosa come diciotto mani, perché la carta più alta che vedo è il quattro, quella che mi capita più spesso è il tre, ma mai assieme o dello stesso seme. Non che cambi qualcosa, ma avere due carte suited sarebbe stata una vera emozione. Al tavolo giocano aggressivi, e con le carte che ho in mano mi conviene lasciare anche quando sono di small o di big blind.
(Scusate il gergo, ma ho deciso di uccidere a distanza il mio prof di lettere delle superiori.)
Nel frattempo i bui si alzano. Parecchio. Qualcuno esce. Da nove rimaniamo in cinque e io non ho giocato una mano.
I bui arrivano a 50 e 100.
Sono di small. Mi arrivano Asso e Donna di quadri. Controllo tre volte che le carte siano davvero le mie.
Chiedo conferma al santino di Phil Ivey, lui mi dice: sì, sono le tue.
Allora aspetto il mio turno per giocare.
Il tavolo aggressive, improvvisamente vede Samara di The Ring e tutti si cagano addosso. Forse hanno avuto le carte che ho avuto io fino a quella mano, fatto sta che foldano tutti.
Rimaniamo io e il big blind, uno di Pavia. Abbiamo più o meno lo stesso stack. Che faccio?
Rilancio fino a 200.
Pavia vede.
Il flop è: 2 di quadri, 6 di picche e una Donna di cuori. Accarezzo il santino di Phil Ivey, ci penso. Punto altre 200. Pavia vede. Deve avere una donna, penso.
Il turn è una Donna di fiori.
Ho un tris. Forse Pavia ha l’altra Donna, ma io ho comunque l’Asso. Metti che abbiamo le stesse identiche carte, finisce che si divide. Phil Ivey mi guarda male dal santino. Mi dice di chiuderla in fretta. Allora vado all-in.
Pavia vede.
Ha in mano un 3 e un 5 di semi diversi.
Quante probabilità ci sono che sul river scenda un 4?
Te lo dico io. il 100%.

14 commenti:

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Ciao prof. Diego! ^__^

Sempre molto divertente da leggere e sono contento che tu abbia quantomeno chiuso in pari.

Però, da appassionato di giochi di ogni genere, volevo fare due commenti.

In un gioco come il poker, in cui c'è una componente fortuna sul contenuto della mano, è ovvio (duh!) che l'abilità del giocatore sul contenuto della singola mano non c'entra NULLA.

È come tirare i dadi: li tiri tu, li tiro io, i numeri che escono (alla lunga) non cambiano.

L'abilità del giocatore sta, appunto, nel gestirsi, nella massa delle tante mani che gli arrivano, quelle buone e quelle cattive.

Puntando, rilanciando, bluffando, facendo giochini mentali jedi, ecc.

Un gioco è tanto MENO casuale quante più volte la casualità si ripete.
Più mani vengono giocate, più conta l'abilità del giocatore, nel senso detto sopra.

Sulla singola mano è sfiga, se in 100 mani ti sei giocato la casa sei un coglione.

Concordo in pieno sul gioco d'azzardo come "segno dei tempi", ma con una differenza: le lotterie di stato sono fatte apposta per farti vincere poco e spesso e praticamente mai dei botti grossissimi, per invogliarti a giocare e a perdere.

Non c'è simmetria: è il "banco" stesso che decide già da prima quanti vinceranno e quanto.

Ad un tavolo da poker, la situazione tra te ed il tuo avversario è simmetrica.

Che ne pensi?

Diego Cajelli ha detto...

E' "teoricamente" simmetrica, e condivido tutto tutto quello che hai scritto.
La simmetria però inizia a sballare quando entra in campo la componente fortunacchia.
Perchè, prove alla mano, puoi anche decidere di ridurre al minimo tutto, giocando solo Asso Asso, e anche quello perde con tre 2.
:-)
A meno che non ti fai un ragionamento laterale e bizzarro:
sono stato GIA' fortunato ad avere la mano migliore possibile prima del flop.
Allora non la gioco, perchè di sicuro la fortuna non andrà oltre le due carte iniziali.

mila ha detto...

segnalo qui

http://www.lostraniero.net/archivio-2010/122-n-125-novembre-2010/454-poker-alla-texana.html

una bella intervista ad Andrea Piva... da Andrea Piva : da sceneggiatore e scrittore a giocatore di poker professionista... e mica male
"Con oltre 40 primi posti in competizioni con più di 300 partecipanti e 500mila dollari di premi vinti, Andrea è uno dei giocatori italiani più di successo di sempre nell’online" (fonte Sisalpoker).

ciao e buon gioco!

Anonimo ha detto...

Guarda Diegozilla, io sono pure una schiappa a poker, diciamo che sono riuscito a non perdere tanto (dopo una paio d'anni di gioco, sono sotto di 50 euro).

Ma quello che dice Mattia Bulgarelli è ineccepibile. Il fatto che 7-2 offsuited possano battere AA non vuol dire affatto che nel poker la fortuna conta più dell'abilità.

Diciamo anche che contro AA, 7-2 off hanno solo il 5% di probabilità (è un'ipotesi, non mi ricordo il dato preciso). Se per 1000 volte si ripete questa giocata, circa 950 volte vincerai e circa 50 volte perderai. Non solo "può" capitare, sei assolutamente certo che perderai circa 50 volte. E ciò nonostante, ogni volta che vai all in con AA, devi solo augurti che qualcuno ti chiami con 7-2.

Manuel Colombo ha detto...

ma rubare non si usa più per fare i sssoldi?

Cuk ha detto...

io il poker online non l'ho mai capito... (neanche quello in RL se è per questo)
l'unica cosa che mi par di aver afferrato è che tutto sta nel capire l'avversario e ingannarlo facendogli credere di aver capito te e il tuo gioco, così da farlo saltare a piè pari in trappoloni ed evitare i suoi. Cosa che - online - mi par proprio dura.
(ps. se non l'hai visto, guardati Rounders, che è un bel poker movie, secondo i miei standard da filmaccio del mercoledì sera)

Anonimo ha detto...

Ma secondo me anche pensare che tutta l'abilità nel poker stia nell'aspetto psicologico è un luogo comune.
Mettiamola così: nel poker a volte puoi volgere le probabilità a tuo favore (e può essere psicologia o bluff), a volte la probabilità sono oggettivamente a tuo favore (e qui si tratta di intuito ma soprattutto di matematica, di comprendere quanto una certa puntata, in certa situazione, sulla lunga distanza è oggettivamente conveniente).
E' un nesso inestricabile di matematica, psicologia e fortuna.

E questo anche on line: perché l'indizio piscologico principale che ti racconta l'avversario è semplicemente: quanto sta puntando? Il giusto, troppo o troppo poco?

Alessandro (l'anonimo di prima)

Giorgio Salati ha detto...

Non ci ho capito niente.

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Ciao Prof.

Occhio a non confonderti: la fortuna cambia la simmetria in misura tanto minore quante più mani si giocano.

È uno dei paradossi apparenti della matematica delle probabilità: la singola estrazione di carte è casuale.

Ma un numero sufficientemente grande di estrazioni fa sì che tutti i giocatori abbiano ricevuto mani di tutti i tipi possibili in proporzioni (quasi) uguali.

In matematica stretta è questa roba qui (occhio, contiene parecchie formule, il concetto di base è nelle prime due frasi):

http://it.wikipedia.org/wiki/Convergenza_di_variabili_casuali

Luca Bonisoli ha detto...

@Mattia:

Hai scritto: "un numero sufficientemente grande di estrazioni fa sì che tutti i giocatori abbiano ricevuto mani di tutti i tipi possibili in proporzioni (quasi) uguali"

E' vero, però in una singola partita di poker non si arriva mai al "numero di mani sufficientemente grande"!

Luca Bonisoli ha detto...

Ho letto con interesse l'intervista ad Andrea Piva segnalata da mila e mi sembra che confermi contemporaneamente quello che sostengono sia Diego che Mattia, però su scale temporali diverse: un professionista può dedicare al gioco un sacco di tempo, arrivando al numero critico di mani che rende applicabile la legge dei grandi numeri; viceversa un giocatore occasionale o quasi vedrà sempre prevalere il caso sulla propria abilità.

Non lo sapevo. Ho imparato qualcosa di nuovo.

Anonimo ha detto...

@Luca

Ma no. Io sono un giocatore occasionale, diciamo del venerdì e del sabato sera. Ma in due anni e passa di partitine occasionali, ho già giocato migliaia e migliaia di mani. E come se stessi giocando la stessa partita da due anni. E in un lasso di tempo così esteso, conta più l'abilità della fortuna.

Un professinista gioca solo più mani in un lasso di tempo minore. Ma non è questo che conta.

Alessandro

Anonimo ha detto...

A proposito, nel frattempo ho controllato. 7-2 offsuited vincono contro AA il 12,40% delle volte. Questo vuol dire che, con AA all in pre flop, su 1000 mani, sei ASSOLUTAMENTE certo di perdere circa 124 volte se ti chiama qualcuno con 7-2 off. Più di una volta su dieci!

Il poker ti fa inalberare spesso, ma se ci pensi a mente fredda tutto torna.

Alessandro

Renzo Cianchetti ha detto...

Ho giocato parecchio a Texas Hold'em on-line, partito con un capitale di $ 100.000 sono arrivato ad avere circa $ 30.000.000, sarà perché giocavo solo con soldi virtuali rischiando nemmeno un euro?

comunque giocare on-line è molto diverso dal sedersi attorno ad un tavolo, vedere l'avversario in faccia permette di capire meglio il suo stile e la forza delle mani