lunedì, febbraio 28, 2011

Quando uno se le chiama.


Mi vanto, a sproposito, del mio passato tamarrico. Neanche ventiquattro ore dopo, rischio come minimo di essere rapinato, e come massimo un paio di coltellate.
Tranquilli. Sto benissimo e sono tutto intero.
Sto benissimo e sono tutto intero perché ho avuto un’educazione da maranza di periferia. Ma andiamo con ordine.
Sabato pomeriggio. Appuntamento con Fedezilla alla fermata Conciliazione del metrò. Fermata abbastanza in centro, nella Milano inside alla circonvallazione. Per cui, per come la vede la Moratti, l’unica Milano che conta.
Eppure, il sabato pomeriggio alle quattro, la fermata Conciliazione è un avamposto abbandonato nel gelido deserto milanotto. Eppure il cenacolo è lì a due passi, il super posh Corso Vercelli è a un tiro di schioppo, e per non farci mancare niente c’è anche una gelaterissima alla modissima. Sopra, quindi, c’è vita. Sotto no.
Sotto l’unico bar è chiuso. L’edicola è accerchiata dal silenzio, e la tipa al suo interno si meraviglia quando altri esseri umani le si parano davanti. Il capitano dell’ATM, nella sua trincea sorveglia i tornelli pensando alle sue scarpe.
Qualcuno entra, qualcuno esce, di corsa. Perché a Milano si fa così.
Io sono lì. Che aspetto Fedezilla.
Arriva una metro, e osservo quelli che escono. Lei non c’è, però il mio senso di ragno pizzica.
Li noto subito, sono in tre. Camminate spavalde, linguaggio del corpo inequivocabile, sguardi malandrini. Pericolo, dice la voce della mia esperienza di strada.
Evito, come ho imparato in Piazza Prealpi, gli sguardi diretti. Li osservo e li valuto con la coda dell’occhio. I tre Bravi escono dai tornelli. Si guardano attorno. Non c’è nessuno tranne che il sottoscritto. Ovvio, vengono da me.
Il Griso mi chiede da accendere. Tanabuso e Grignapoco sono alle sue spalle, guardano in direzioni diverse, mentre il Griso mi parla.
Già visto, già fatto… Se i sottoposti danno l’ok, quello che parla poi ti si fa sotto. Ma arriva qualcuno per prendere la metro.
Passo l’accendino, mentre analizzo e valuto una serie di possibilità. Passerò per razzista again, ma questi tre sono zingari. Non dovevo passargli l’accendino, dovevo scattare con un diretto in faccia nell’istante in cui mi rivolgeva parola. Adesso, quello che sta usando per accendersi una sigaretta non è più un accendino. E’ un segnale della mia debolezza.
Mi sposto verso l’edicola. Il Griso fa finta di usare la macchinetta dei biglietti che c’è lì vicino. Tanabuso mi si piazza alle spalle, e guarda assieme a me i giornalini per i bambini.
Grignapoco è poco più in la, in posizione centrale.
Faccio un passo, lo fa anche Tanabuso.
La fermata di Conciliazione ha un architettura particolare. Alle uscite ci arrivi percorrendo dei lunghi corridoi. Nessuno ti può vedere in quei corridoi. Lo registro mentalmente, mentre a turno, i Bravi mi osservano. Io e Tanabuso abbiamo gli stessi gusti per quando riguarda le riviste. E’ al mio fianco, spalla a spalla.
Grignapoco si muove, secondo me mi si piazzerà dall’altro lato. Giro su me stesso.
Una famiglia indiana in vacanza esce dai tornelli. Il padre, in inglese, si rivolge all’unico essere umano presente che non sembri uscito di galera tre giorni fa.
Io.
Mi chiede dov’è il cenacolo vinciano. Ci sono lui, un figlio sui sedici, una figlia sui quindici, la moglie e forse la sorella della moglie.
Colgo l’occasione.
- Vi accompagno, che spiegarvelo da qui è complicato.
Percorriamo assieme i corridoi deserti fino alle scale. Saliamo, mi guardo attorno. Gli spiego dove devono andare, quelli ringraziano.
Sopra c’è vita.
Ma il mio appuntamento è sotto.
Ci penso. Suppongo che i Bravi se ne siano andati. Del resto, non è che a Milano c’è soltanto il sottoscritto a cui rompere il cazzo, no?
Scendo. Percorro il corridoio, in un senso. Loro arrivano nell’altro. Si strattonano, si dicono qualcosa. Dopodichè si girano e mi seguono di nuovo.
Analizzo. Sono fuori forma. Ho fatto svariate arti marziali, ma per tenere a bada tre persone ci vuole fiato. Non ne ho. Fumo troppo. Cerco un arma con gli occhi. Una qualsiasi. L’espositore dell’edicola non va bene è troppo grosso. C’è un paletto rosso e bianco, ma è di plastica. La mia cintura non va bene, ha la fibbia troppo piccola.
Decido, e lo faccio in fretta. Userò il kung fu: lo stile del coniglio.
Tiro fuori un biglietto, timbro. Entro. Sta arrivando un metrò che prendo al volo.
Chiamo Fedezilla.
- Senti, troviamoci a Pagano… Te lo dico dopo il perché… E' lunga da spiegare. Diciamo che tutti quei pomeriggi che ho passato a fare il pirla per strada sono serviti a quacosa, ecco.

30 commenti:

Massy ha detto...

la butto li ma non rimanerci male..


paranoia non riconosciuta?

Lanterna ha detto...

Il problema è un po' più grave se, anziché prendere il metro, devi entrare in casa. Quando ero single (e giovane e papabile), abitavo di fianco a un pub che radunava la peggio gioventù di tutta Pavia (ecco perché l'affitto era relativamente basso, nonostante fossi in centro). E ho imparato tutte le tecniche che tu dici: niente sguardi diretti, occhi bassi, magari finta conversazione al telefono... m'è andata sempre bene, anche perché mi ero fatta i miei fan tra i punkabbestia e i loro cani mi difendevano.

disma ha detto...

anche io sono dotato di sviluppatissimo senso di ragno, e in effetti mi picco di riconoscere subito situazioni potenzialmente pericolose e di evitarle ancor prima che pongano le fondamenta per essere tali. Quello stile di kung fu che hai praticato credo sia il milgiore ;)

Fallout ha detto...

Non sono milanès ma anche io ho il mio passato da maranza (di provincia) e un bagaglio di situazioni in cui l'arte del sopravvivere applicata al sociale ha dato frutti.
Il discorso purtroppo è più complesso oggi. Una volta c'erano gerarchie, rapporti di conoscenza con la teppaglia locale che potevano salvarti se sfoderavi le giuste conoscenze anche per interposta persona. C'erano rapporti di forza più sottili e un tacito accordo che, male che andasse, si finiva a pugni. Oggi, sarà razzista dirlo ma tant'è non è la parola che mi spaventa, esiste un'intera branca di gente senza nulla da perdere che è semplicemente pericolosa perchè quello che per te era fare il tamarro per loro è ordinaria amministrazione. Il coltellino che si sfoggiava una volta (senza nessuna volontà di usarlo ma solo per scena) per altri oggi è l'ABC della conversazione. Il fatto che spesso siano zingari o extracomunitari non è la discriminante, ma può innalzare la soglia di attenzione.

Anna ha detto...

Niente paranoia non riconosciuta, quando ti senti addosso che sta per arrivare il cattivo tempo, non ci sono santi né madonne che tengano...

T'è andata stra bene, comunque!

Anonimo ha detto...

Hai fatto bene, secondo te perchè giro con lo spray urticante e ho il lucchetto sullo zaino? Non si tratta di razzismo, chiunque abbia visto "il tempo dei gitani" sa che la vita li forgia così...

Futaba

Alessandro Baggi ha detto...

Una storiella sugli zingari: ho sette anni, sto camminando verso Viale Monza per andare all'edicola a vedere i giornalini (ma no quelli per bambini; mi calamitano le copertine di Jacula e Zora la Vampira); tre bambini piu' grandi di me sbucano da Via Tofane, lungo il naviglio ( sempre zingari, sempre in tre, numero magico) e quello piu' alto m'apostrofa "Aò!..".
Io mi fermo, loro mi raggiungono, due ai lati e "Aò" davanti, che mi chiede: "C'e' un oratorio, qua? Che cinema danno?.."
"Non so...Maciste, mi pare..." rispondo.
"Bene", dice "Aò"; e mi tira uno schiaffone in faccia. Ridono e se ne vanno.
E dopo vado lo stesso a vedere se e' uscito "Jacula",cammino nel 1973 in balia di forze oscure che van plasmando l'adulto che diventero'.

Ho incontrato altre volte GLI ZINGARI, negli anni a venire: non li ho mai uditi suonare ( bene) chitarre o violini,ne' dire cose profonde e belle che li rivelassero esseri umani poveri (?) ma meravigliosi, né visti compiere piccole magie semplici e piene di poesia; era sempre questione di furti in appartamenti o in metropolitana, schiaffi in faccia, portafogli fottuti, rompere i coglioni in tre contro uno, chiedere la carita', prendere per il culo uno che non capisce cosa dicono mentre loro si parlano nei loro dialetti di merda e ridono.

Questo non ha fatto di me un razzista,ma ha sviluppato il mio "Senso Radar" ( che se Die' e' l' Uomo Ragno, io voglio essere Devil; quello di Gene Colan); e poi credo nel riscontro oggettivo di dati statistici ecc., e, non avendo nemmeno nozione alcuna di arti marziali, credo che certe cose "se le conosci, le eviti".

Ma sono gli ZINGARI che non ci evitano, e gli sgomberi sono impopolari, e le spedizioni punitive dei cittadini esesperati son cose che fan subito pensare alla Germania degli anni Trenta ( non c'entra un cazzo, ma certi ci pensano, perche' hanno visto "Olocausto" quando eran piccoli e, sopratutto,perche' forse non hanno mai avuto a che fare con gli Z.), e cosi', alla fine, si timbra un biglietto, si prende la metro e ci si leva dai coglioni.

Il racconto di Die' e' (oltre che realistico e appassionante) una metafora profonda della MIlano di questi anni, se non della Vita Tutta; sempre piu'un sottrarsi, un progressivo rinunciare a rimanere li', un andarsene fuori dal cazzo, semplicemente per poter ESISTERE in qualche ALTRO posto che non sia così...

Diego poi e' anche tornato sotto la metro, in un rigurgito di arti marziali, prima di timbrare il biglietto e andarsene: io non avrei neppure fatto quello; anche perche'adesso la collezione completa di Jacula ce l'ho quasi tutta.

A casa.

Jajo84 ha detto...

Sei stato bravo, davvero.
Anch'io mastico qualcosa di arti marziali....ma non c'è storia....c'è gente che non ha nulla da perdere e quello gli darà sempre una marcia in più in fatto di "darteledisantaragioneesenzanemmeno unbuonmotivosenonilportafogli"... là fuori è na guera...

Anonimo ha detto...

Uno dei piu' frequenti insegnamenti del mio maestro di kung fu recitava: il miglior modo per non prendere un pugno e' non essere li' quando arriva.
E non si riferiva alla schivata, ma allo stile del coniglio.
Poi non so voi... io di arti marziali ne ho fatte ad intermittenza per molti anni, ma da li' a dire che le saprei usare per difendermi, ce ne passa. Devi farne tanta, ma tanta, che gli automatismi difensivi "normali" vengono scalzati dai movimenti piu' efficaci dell'arte marziale (una qualsiasi).
mf68

Artan ha detto...

Essendo io stesso un extracomunitario "in incognito", ovvero con un look del tutto... come dire, italiano? occidentale? boh, mi sembra strano dirlo perché qui dalle mie parti, a Sarajevo, si vestono tutti in quel modo, somigliando, dicevo, comunque a un tizio italiano qualsiasi, la gente spesso si lamenta proprio con me degli extracomunitari, e di quello che fanno, citando sempre più spesso episodi di questo tipo, o molto peggio. Io stesso sono stato fermato una volta da due albanesi "appena" fuori dal primo anello della circonvallazione che mi avevano chiesto di fare il cambio di scarpe (!) perché volevano entrare in un club. Fatto sta che io stesso faccio fatica ad argomentare con qualcuno che magari non e' PER NULLA razzista, ma a furia di episodi, finisce per fare di tutta erba un fascio, e purtroppo, alla fine avere pure ragione. Questa e' la cosa che più mi rattrista, che tutte le meravigliose persone aperte, tolleranti, accoglienti eccetera, e sono la stragrande maggioranza, sono state di fatto smentite.

Giuseppe Di Bernardo ha detto...

Uomini in nero sotto copertura.
Sanno cosa stai facendo. E non gli piace.
Troveranno un altro modo, ma non preoccuparti, quando in TV parleranno di suicidio non ci crederemo.

Pris ha detto...

Milano è una giungla e io so di essere inadeguata. Diegozilla invece sa come muoversi!

@Alessandro Baggi: meno male che tutto questo non ti ha reso razzista.

Alessandro Baggi ha detto...

@ Pris: Emmenomale, si.

Artan ha detto...

@Alessandro Baggi, a me questo pezzo fa pensare il contrario "era sempre questione di furti in appartamenti o in metropolitana, schiaffi in faccia, portafogli fottuti, rompere i coglioni in tre contro uno, chiedere la carita', prendere per il culo uno che non capisce cosa dicono mentre loro si parlano nei loro dialetti di merda e ridono.

Anonimo ha detto...

Vabbè ma non generalizziamo.
Ci sono anche nomadi per bene che si fanno il culo. Purtroppo, quelli che si svegliano la mattina alle 6 e lasciano il campo per andare a fare un lavoro sottopagato nella speranza di integrarsi, non si notano. La solita percentuale di teste di cazzo presente in tutti campi invece - ma anche fuori dai campi, si notano fin troppo. Non è un problema di nomadi, è un problema di teste di cazzo.

Tanaka

Rouges-1973 ha detto...

Visto che è andato tutto bene e s'e' chiuso un cerchio karmico in due post, ma lo sai che il racconto mi si è spaccato in parti e poi suddiviso in vignette???
Sara che l'e' la quarta volta che mi son riletto l'ultima lezione del lab, ma mi si contraggono e espandono i tempi...

Dave R. ha detto...

Anni fa.
Metro di S.Agostino.
Ho sempre avuto il brutto vizio di tenere portafogli, cellulare e quant'altro in un marsupio. Che porto a tracolla.
Sulla scala mobile, pigiato nella ressa, avverto un impercettibile dondolio del mio borsello improvvisato. Mi volto.
La cerniera è quasi del tutto aperta. Dietro di me, uno Z. sui 30.
Chiudo il marsupio, guardo il tizio e gli dico: "Appena arriviamo in cima alla scala ne parliamo". Lui comincia a farsi strada verso il basso, fendendo la folla e percorrendo la scala mobile al contrario.
Non ho la faccia da poliziotto in borghese. Non ho i modi da tamarrazzo. Sono semplicemente cresciuto nell'hinterland milanotto (come lo chiamerebbe Diè), con tutto ciò che questo comporta.
Guardo il tipo scomparire tra le teste dei pendolari e mi domando se non avrei dovuto mollargliene una faccia.
O offrirgli semplicemente un caffè...

Pris ha detto...

@Alessandro Baggi: ero un po' ironica...

S3Keno ha detto...

uhm... dovrei formulare un commento assai CRITICO su questo tuo post, ma c'è qualcosa che continua a sfuggirmi... qualcosa di latente nella mia memoria (cmq in antitesi al tuo immaginario "di strada") che dovrei mettere a fuoco per contestualizzarlo al meglio.
Altrimenti non avrebbe senso.
E piuttosto non dico niente.

Giorgio Salati ha detto...

So di zingari che lavorano onestamente, o che vengono sfruttati, e puntualmente sono quelli cui poi i leghisti vanno a bruciare la roulotte.

Purtroppo la percentuale tra gli zingari di quelli che fanno i parassiti è molto più alta che tra qualsiasi altro popolo e questo influisce sulla percezione di tutti...

Filippo ha detto...

io una volta rischiai di prendere un sacco di schiaffoni per aver sbagliato direzione nel mio sguardo rientrando a casa, si fecero sotto in 5, io ero da solo. Erano tutti Italiani, però terroni. Conta lo stesso come testimonianza?

Anonimo ha detto...

@ Filippo
Hai ragione! I terroni sono anche peggio degli zingari.
Dovremmo sbudellare quel terrone di Saviano e impiccare con le sue budella quel terrone del presidente della repubblica. FORZA BOSSI!

Vero Padano

Diego Cajelli ha detto...

Per quel che mi riguarda, qui tre potevano essere anche tre lapponi di Sondrio.
A me frega poco di "razze" o di altro. Era un dato identificativo. Punto.
Poi chi vuole esibirsi nel campionato dei tuffi leghisti è sempre libero di farlo...
Io ho le palette con i voti.

Filippo ha detto...

non era mia intenzione dare fiato alle trombe di quell'intellettuale anonimo, anzi volevo criticare alcune derive tra i commenti a questo post.

senility ha detto...

@falluot
è si, non ci sono più le mezze stagioni, una volta era tutta campagna, l'omicidio è un invenzione recente, l'hanno importato con il kebab.

ma forse qando eri un ragazzo che faceva il tamarro stavi ben attento a farlo con i più debolucci. Sai, è quello il concetto di "fare il tamarro". Nessuno fa il tamarro con i mafiosi. Non più di una volta comunque.

siete un po' ridicoli, lo sapete, a vantarvi senza vantarvi di essere stati dei coglioni.

Anonimo ha detto...

Mah! Io in quanto femmina sin da ragazzina mi son dovuta preoccupare di una cosa sola:
se esco o mi ritrovo sola di sera per strada mi dvo munire non di uno ma ben due paia diocchi,davanti e di dietro e magari pure ai lati, starmene dove c'è gente o e mai dove sono isolata. M'hanno messo una tale strizza che i primi tempi che uscivo stringevo il mio trincetto nescosto nella borsa.
Zingari, terroni, locali o leghisti del cazzo, sempre maschi sono.

isa

alessandro.di.nocera ha detto...

Sei il re del "ralenty narrativo".

Proposta di esercizio per i tuoi studenti: raccontare il tutto partendo dalla fine, ma con conclusione di storia a sorpresa.

A parte gli scherzi, Diego (e a parte la disavventura privata): il tuo blog è sempre un bel leggere.

PS: ma poi la caparra ad Angouleme c'è arrivata?

rae ha detto...

magari i tre tizi sono andati a casa dalle rispettive madri raccontando di quel buffo signore vestito strano che non li perdeva di vista un attimo (probabilmente perchè ricchione).

cmq come dice M. Night shyamalan TUTTO é BENE QUEL CHE FINISCE BEN!

Anonimo ha detto...

fear is a weapon of mass destruction
FL

Anonimo ha detto...

@rae
bello il mondo delle fiabbbbe eh!?!?!