giovedì, febbraio 24, 2011

Diegozillab_Fase 2_Scrivere Fumetti_Lezione 2



Mi scuso per l’attesa e ringrazio per la pazienza dimostrata di fronte ai miei triboli.
Allora. Dicevamo:
Semplifica il tuo pensiero. Apri un fumetto qualsiasi, guardaci dentro, che cosa vedi?
Dopo le varie fasi di assestamento mentale, in molti ci sono andati vicini.
Io l’avevo detto nel commenti. Nelle pagine dei fumetti ci sono:
Quadrati, rettangoli e altre forme.
Sono messi uno accanto all'altro.
Dentro ci sono delle cose.
Ecco.
Quella è la radice del linguaggio del fumetto.
Rettangoli e quadrati con dentro delle cose.
Quelle forme le chiamiamo vignette. Anche solo per sentito dire, sappiamo che le vignette dei fumetti sono giustapposte l’una con l’altra.
Ovvero: accostate non a minchia, ma con una logica. Le vignette giustapposte sono, in pratica, messe: “al posto giusto”.
Anche solo per sentito dire, sappiamo che tra una vignetta e l’altra c’è uno spazio bianco, la closure, ed è importantissimo perché lì dentro succedono cose. Lo dice McCloud.
Non ho capito se lo dice prima di andare al Madison Square Garden a vedere il wrestling, o prima di affrontare il Kurgan. Ma adesso non importa, credo.
Scott McCloud: “Capire il Fumetto”, Vittorio Pavesio Production. Te la racconta a fumetti, in duecentoerottipagine. Siccome “Capire il Fumetto” per un fumettista o un aspirante tale, equivale al Manuale delle Giovani Marmotte per i nipoti pennuti, presumo che tu l’abbia già letto.
[Parentesi. Come per la faccenda de: “Il viaggio dell’eroe” premetto che non ho nulla contro Scott e i suoi libri. Provo un certo fastidio nei confronti di chi, soprattutto in ambito didattico, ha sfogliato “Capire il Fumetto”, ci ha visto la luce, e usa il libro come lo scudo di Capitan America. (Parentesi nella parentesi. A mio avviso, la parte più interessante di “Capire il Fumetto”, è l’analisi dei passaggi tra vignetta e vignetta. Se facciamo un corso avanzato, ne parleremo sicuramente)]
Torniamo davanti alle nostre vignette. Guardale bene. Assapora la loro giustapposizione.
Poche righe fa ho detto che la vignetta è la radice del linguaggio del fumetto.
La vignetta è il nostro mondo, la vignetta è l’unica dimensione che esiste se vuoi raccontare una storia usando il fumetto.
Da scrittore, la vignetta diventa l’unico e il solo spazio mentale dentro al quale ti puoi muovere. Se vuoi scrivere fumetti devi iniziare a ragionare direttamente in vignette.
La storia che vuoi raccontare, che nasce come flusso unico di pensiero narrativo, devi parcellizzarla, giustapporla in immagini singole. Ricordandoti di non perdere mai di vista il senso di quella storia nel insieme.
E’ come spingere un uovo sodo attraverso una zanzariera.
Se prendi un uovo sodo e inizi a premerlo contro la griglia della zanzariera, vedrai che alcune cose passano dall’altro lato, altre no.
Alcune parti dell’uovo non attraversano i piccoli buchi della zanzariera, e ti rimangono in mano.
Quello che passa dall’altro lato, sotto un certo punto di vista, è l’essenziale dell’uovo sodo.
La stessa cosa succede quando, ragionando in vignette, giustapponi e parcellizzi un flusso narrativo.
Devi buttare via qualcosa. O meglio: Come dicevo nell’altra lezione, devi scegliere.
Scrivere fumetti significa scegliere.
Scegliere l’immagine mentale migliore, la scena migliore, il concetto imprescindibile, il momento drammatico fondamentale, la cosa più giusta da mettere in quella vignetta in quel preciso momento della giustapposizione.
Scegliere. Tenendo presente la vignetta precedente, quella successiva, quella sotto, la sequenza, la pagina, e l’intera storia nel suo complesso.
(Mi sono ripetuto. Si. Ma non fa mai male ribadire le cose importanti)
La vignetta determina e condiziona il tuo spazio narrativo. Perché, se l’unico spazio che hai per raccontare le cose che vuoi raccontare è la vignetta, è logico che più elementi hai, più vignette di serviranno. E più vignette ti servono, più lo spazio si dilata, le pagine aumentano, le sequenze si allungano, e via discorrendo.
In un mondo editoriale dove, di norma, se fai fumetti di un certo tipo, hai a disposizione un numero limitato e prestabilito di pagine, lo spazio è una cosa che devi gestire in modo cosciente e razionale.
Soprattutto se hai una formazione letteraria.
Mi spiego meglio. Esempio:

“ Quasi tutti pensavano che l’uomo e il ragazzino fossero padre e figlio.
Attraversavano il paese diretti a sudovest su una vecchia Citroen, tenendosi sulle strade secondarie, sostando spesso. Si fermarono in tre luoghi prima di giungere a destinazione; la prima volta nel Rhode Island, dove l’uomo alto coi capelli neri lavorò in una fabbrica tessile; quindi a Youngstown, nell’Ohio, dove passò tre mesi alla catena di montaggio d’una fabbrica di trattori; e infine in una piccola città californiana vicino al confine con il Messico, dove fece il benzinaio e si mise a riparare le piccole auto europee con un successo che gli riuscì del tutto imprevisto e gradito.”
(Stephen King , Le Notti di Salem, Bompiani)

Una manciata di righe. Le informazioni sono tantissime in pochissimo spazio. Il flusso di pensiero narrativo è ampio e articolato.
E’ una mezza paginetta di un romanzo di oltre quattrocento pagine. E’ “poco” in termini di spazio occupato, ok?
Funziona per immagini evocative, come abbiamo detto. Sono immagini che nella mente di chi legge si formano in movimento, come abbiamo detto.
Che cosa succede quando prendo quella manciata di righe e la trasformo in fumetto?
Per prima cosa succede che cambia il lettore.
A leggere la mia sceneggiatura non sarà “l’utente finale”, il lettore. Il lettore che comprerà il fumetto si leggerà il fumetto completo, quando sarà realizzato, non la mia sceneggiatura.
Lo sceneggiatore quindi, scrive per un lettore intermedio. Anzi due.
L’editor che valuterà la sceneggiatura e il disegnatore che la disegnerà.
Questo cambia un sacco di cose. (Ma le vedremo nella lezione 3)
Poi. Devo trasformare le immagini indirette in immagini dirette.
Poi. Devo parcellizzare, giustapporre, scegliere. Spalmare l’uovo contro la zanzariera.
Devo scegliere.
Come tutte le cose che si scelgono, per qualcun altro le scelte compiute possono essere giuste o sbagliate, e su questo non ci piove.
Per trasformare quel pezzettino di romanzo in un fumetto potrei usare delle belle didascalie giganti, infilandoci il testo così com’è, con un illustrazione generica. Ma a me quel sistema fa cagare, perché non significa sceneggiare.
Sceneggiare equivale a scegliere e a tradurre un linguaggio narrativo in un altro linguaggio narrativo.
Con delle modifiche necessarie.
Quella manciata di righe, probabilmente sbagliando, la sceneggerei così:


Vignetta 1: Vediamo l’interno di un’ officina, un uomo sui 35 anni in tuta blu, sta lavorando, ha le mani nel cofano di una 2 Cavalli, sta trafficando con degli attrezzi.
L’officina è abbastanza ordinata, un po’ buia, con attrezzi e pezzi di ricambio messi su degli scaffali che vediamo sullo sfondo.
Vediamo una donna di spalle, avvicinarsi all’uomo che sta trafficando nel cofano della 2 Cavalli.

Donna: Disturbo?… tuo figlio mi ha detto che eri qua dentro…


Vignetta 2: L’uomo alza la testa e ci guarda, sorride, ha un sorriso aperto e gentile.


Uomo: Non è mio figlio…


Vignetta 3: L’uomo e la donna in piedi, nel centro dell’officina.
L’uomo si pulisce le mani con uno straccio che ha visto tempo migliori, guarda verso la donna, lei si guarda attorno, come se volesse esaminare lo stato di salute dell’officina.


Donna: Credevo lo fosse…
Uomo: Lo pensano in molti… Di che cosa hai bisogno?

Ho usato una zanzariera ipotetica, senza coniugarla a un formato vero ed esistente.
Noti che lo spazio narrativo è aumentato in modo esponenziale?
Non ho ancora raccontato tutto quello che c’era un quelle righe, e non siamo nemmeno vicini ai confini del plot. Spazio. Serve spazio.
Da qui, l’errore comune secondo cui a fumetti puoi raccontare solo minchiate.
Non è vero.
Avendo lo spazio adatto, puoi raccontare tutto quello che vuoi.
E se non hai lo spazio adatto?
BEEEEP!
Errore.
Non è lo spazio ad essere sbagliato, l’errore è nella storia che vuoi raccontare.
Per scrivere fumetti, oltre a pensare in vignette, devi anche pensare alla storia in funzione dello spazio che hai.
Sbagliatissimo infognare e comprimere una storia, in un fumetto che non ci sta.
Partendo da un approccio letterario, spesso è proprio questo il primo errore.
Certo, puoi cambiare le dimensioni dei fori della zanzariera, forzandoli, ottenendo spesso risultati disastrosi. Vignette densissime, dialoghi torrenziali, spiegotti infinti e via discorrendo.
Eppure, attraverso quella zanzariera può passarci una Sequoia, ma devi saperlo prima che l’albero che hai mano devi farlo passare attraverso quei fori.


Eventuali domande, nei commenti. Grazie.
Se qualche domanda necessita di una risposta lunghissima, verrà trasformata in una lezione 2 bis.
La lezione 3 è prevista per Giovedì 10 Marzo.

10 commenti:

Rouges-1973 ha detto...

Per cui per scrivera una sceneggiatura per un fumetto occorre prima di tutto conoscere in maniera approfondita (molto direi) il tipo di fumetto su cui si andrà a scrivere (tipo bonelli da 100 pagine), poi da una sceneggiatura definitiva occorre vagliare e trovare i momenti fondamentali che poi ti fanno riempire anche gli spazzi bianchi.
C'e' una cosa che non capisco, scrivere per lo scrittore va bene (cerco di descivere vignette che valorizzano lo stile del disegnatore (per cui tocca conoscere bene anche lo stile del disegnatore)), ma scrivere per l'editor non mi torna tanto, spiego. L'editor dovrebbe leggere la mia sceneggiatura e apportarvi correzzioni che migliorino lo stile di scrittura, le descrizioni etc etc, se scrivo per avvicinarmi allo "stile" dell' non si rischia di livellare il lavoro sull'editor? Per esempio se mi capita un'editor tremendo, tipo quello che deve aver corretto le bozze delle "cronache del mondo emerso" (tanto per fare un facile esempio), prendi la seguenza dei combattimenti a cavallo dei draghi; bè li l'editor doveva dire: "bambina ti rendi conto che non si può combattere a cavallo di un drago, che non è un cavallo, con delle spade? al limite usa delle lance o dardi magici..."
Fatto salvo che un'editor che corregge le bozze delle sceneggiature per una storia a fumetti non sia cosi tremendo non si rischia comunque, se parto con l'idea di scrivere per lui, di livellare la storia al suo gusto e stile?

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Domanda: quant'è importante per te, Prof., usare un soggetto dettagliato, con la scansione in scene e con indicate le relative pagine che occuperanno?

Io lo trovo utilissimo, anzi, fondamentale per organizzare lo spazio.


@Rouges: beh, il compito dell'Editor (quando ce n'è uno nell'editoria a fumetti italiana... LOL!) è proprio quello di essere interprete dei gusti del pubblico atteso, più che dei suoi personali.

Va da sé che un editor non può certo annullare sé stesso e il risultato sarà un mix dei gusti dello sceneggiatore, dell'editor, del disegnatore, e perfino del letterista e di chi compone la grafica dell'albo.

Mister Snike ha detto...

spazzi e correzzioni è fatto apposta, vero? :)

Luca Bonisoli ha detto...

Domanda per il prof: se la mente di una persona ragiona non in termini letterari ma cinematografici, quali adattamenti sono necessari di preciso? E' solo una questione di "trova i fermo-immagine giusti per fare a meno del movimento"?
Grazie.
Luca.

Rouges-1973 ha detto...

@Mattia Bulgarelli (k. Duval),
in effetti se l'editor è interprete dei gusti del pubblico c'ha la sua logica scrivere per l'editor...

Simone ha detto...

correggetemi se sbaglio ma credo che l'editor sia più "ferreo" se lavoro su personaggi creati da altri (es. dylan dog, diabolik ecc.ecc.) per mantenere una certa fedeltà al personaggio, e meno se lavoro a una storia autoconclusiva mia.

kingsimon ha detto...

mccloud...kurgan...sei proprio un discolo!!

Fabio di Campli ha detto...

recentemente per un concorso indetto da Flashfumetto mi sono trovato a trasporre un racconto di Benni nella sua versione fumettistica. penso che, per me che sono ancora agli inizi di un eventuale cammino da futuro pseudosceneggiatore, si sia rivelata un'ottima esperienza per quanto riguarda la scrematura e lo scegliere al meglio le scene da rappresentare, per poi rielaborarle anche secondo una sensibilità personale ... è molto difficile scegliere, ma necessario in quanto si tratta di linguaggi differenti.

già che ci sono, ci infilo una marchetta, il fumetto lo si può leggere qui www.flashfumetto.it/artisti/gallerievirtuali_pagina/id-9/gal-107 mentre io parlo di quest'esperienza nel mio blog www.fabiodicampli.blogspot.com/

mi farebbe piacere sapere cosa ne pensata, grazie!

Felixo ha detto...

Niente esercizi per stavolta?
Niente metti la cera, togli la cera?

Mia ha detto...

Presente! Ci sono! E ho afferrato il concetto (o almeno spero) ...