venerdì, febbraio 25, 2011

Dalle parti del torto.


L’ho detto più e più volte che ormai mi sono civilizzato.
Mi sono urbanizzato, vagamente imborghesito, dato una regolata. Ormai da anni. Troppi.
Un sacco delle cose che facevo una volta non le faccio più.
Non so perché, ma è arrivata una cazzo di vocina interiore che si fa sentire sempre più spesso. Questa detta regole, norme, e direttive.
A volte ho dei pensieri. Per forza di cose, essendo miei, sono tali e quali a quelli che facevo quando ero un selvaggio. In passato, quei pensieri lì poi li mettevo in pratica.
Tipo lo spiegare i ragionevoli limiti delle relazioni interpersonali a suon di mazzate.
Nei tamarrici anni delle mia gioventù, al parchetto o in piazzetta, una testata era il modo migliore per dimostrare che non ci si può nascondere più di tanto dietro gli artifici retorici, i condizionali, le trappoline dialettiche, le capriole linguistiche, le distorsioni della realtà, i tentativi di portare il discorso da un’altra parte, o cose così.
Se ti comportavi da stronzo, prima o poi, due schiaffi te li prendevi.
Adesso c’è una vocina, che mi dice:
- No. Non lo puoi fare, che poi passi dalla parte del torto.
Io gli chiedo spesso che cosa ci sia di così sbagliato dalle parti del torto, ma quella non mi risponde. Mistero.
Che poi, secondo me, bisognerebbe anche capire chi ha deciso quali sono le parti del torto e le parti della ragione.
Non basta dare un paio di schiaffi per salire sul treno che porta a tortolandia.
Magari, quelle manate in faccia servono per infondere la consapevolezza che uno può fare il cazzone fino a un certo punto.
Poi basta.
- No. Niente schiaffi. Era già un comportamento sbagliato quando avevi sedici anni e facevi il tamarro per strada, figurati adesso, che ne hai quaranta.
Va bene. Non ci vado dalle parti del torto.
La vocina però non mi ha ancora spiegato l’origine dell’estremo fastidio che sto provando, nonostante il mio rimanere dalle parti della ragione.

6 commenti:

Locomotiva ha detto...

Sarà il sospetto che poi a tortolandia ci sia già il pienone, e neanche una camera libera?

Da borghese, nato borghese e cresciuto borghese, ho il sospetto che sia buonsenso e psicologia.

C'era una dialettica, nelle testate: due schiaffi erano comunicazione.
Insomma, qualcosa cambiava.

Oggi come oggi, la comunicazione non c'è. Non ci comunico io borghese a parole e non ci comunichi tu ex-tamarro a ceffoni.

Con gente per cui il bianco è chiaramente nero, l'evidenza una congiura, la gravità una imposizione iniqua.

E che se gli pianti una testata, ti aspettano di notte per fartela pagare.

Ma di sicuro non gente con cui puoi ragionare, sia pure a schiaffi.

Al più, se inizia la giostra di schiaffi, finisce che anche quelli come me finiscono per pensare che si stava meglio quando si stava peggio.

É questo, suppongo, che vuol dire la vocina.
Oppure hai bisogno di uno psichiatra, ma uno bravo.

Pris ha detto...

A tortolandia tocca andarci ogni tanto, altrimenti si finisce per essere sempre politicamente molto corretti, ma umanamente molto aridi. La questione forse è riuscire a selezionare bene le occasioni e trovare sistemi un po' più sofisticati rispetto alla testata dei 16 anni... E' una questione di stile!

Guido ha detto...

ahahahahahaha
ho riso un sacco solo per l'immagine :D

Gua-sta Blog ha detto...

Sì...si ride...ma amaramente ormai.

Anonimo ha detto...

Un po' come per i dolci. Da ragazzo, potevo sbafarmene quanti ne volevo, e rimanevo un figo. Oggi, purtroppo, non posso concedermene quanti ne vorrei. Ma non rinuncio a quell'effetto antidepressivo...

Allo stesso modo. Da ragazzo sfanculavo tutti, senza remore. Ora, adulto, concedi attenuanti, pensi alle conseguenze, ti fai fregare dalla tua misericordia, dal retropensiero, dai ricordi. Ma, fai come me Diego: non rinunciare all'effetto antidepressivo di una bella testata, o almeno di un sano vaffanculo...

http://www.youtube.com/watch?v=D2w6pR0bJ60

marco sk

Lanterna ha detto...

Eh. A volte una vorrebbe proprio poterci passare, dalla parte del torto, in quella maniera lì. Ma se sei alta un metro e una banana come me, meglio affilare la lingua ed evitare fratture multiple.
Giuro che per la mia prossima reincarnazione scelgo il corpaccione di un tamarro di periferia...