venerdì, gennaio 14, 2011

Ufficio Postale Milano 65, seconda parte.


Passa un mese. Ovvio, i soldi ad Angouleme non arrivano. La signora mi tiene lo stesso la camera, perché ho dei buoni contatti nel giro degli affittacamere.
Scrivo sulla mia agenda: andare a litigare in posta.
Via Gozzoli. Ci vado la prima volta. Prendo il numerino. Ci sono 140 persone davanti a me. Non ho abbastanza tempo per passarci mezza giornata. Ci rinuncio.
Via Gozzoli. Ci vado una seconda volta. Mercoledì 12 Gennaio 2011. Verso mezzogiorno. Prendo il numerino. Ci sono solo 100 persone davanti a me. Ho due ore di tempo. Spero siano sufficienti. Mi siedo e aspetto. Eliminacode. Un nome strano per un sistema che non elimina affatto le code, semmai gestisce un disservizio coordinando i bovini in attesa. Siamo lì, in 100 persone, con lo sguardo fisso ai numerini rossi che scorrono lentamente.
Poi, ad un certo punto, si spegne tutto. Si spengono gli schermi generali con le chiamate e i numeri sugli sportelli corrispondenti. Silenzio. Il silenzio che precede un disastro naturale. Cani che ululano, gatti che si rintanano sotto i letti. Per alcuni secondi non vola una mosca. Gli sguardi sono fissi ai monitor spenti, e all’ormai inutile numerino strizzato tra le dita. Poi, come se fosse stato lanciato un comando postipnotico, le 100 persone si alzano tutte assieme, inveendo.
La terra trema. Panico. Panico vero da nave che affonda, corri corri verso la scialuppa. E’ il Titanic. Ma non c’è nessun marinaio che ti dice che cosa succede, perché succede e come si risolverà il problema. E’ il Grande Mistero delle Poste. Non arriva nessuno a coordinare 100 persone che si stanno per uccidere per pagare una bolletta.
Una sviene. Gente che sbraita. Inizia un’assemblea spontanea tra gli utenti per decidere come procedere. Chi è per l’autogestione, chi per l’occupazione, chi per l’esproprio proletario . Altri, passettino dopo passettino, con atteggiamento furtivo, cominciano ad avvicinarsi agli sportelli, facendo finta di niente. Fischiettando, pronti a prendere il primo posto che si libera, in barba a i numeri e al dibattito in corso.
All’improvviso uno urla:
- Vale tuttoooh!
E si lancia verso gli sportelli, viene abbattuto da una pensionata che lo falcia con le borse della Coop. Anarchia. Anzi no, semi-anarchia, che è peggio.
Se fosse anarchia vera sarebbe più semplice. L’anarchia assoluta dello stadio di New Orleans dopo l’alluvione era più semplice da gestire. Vince il più forte, punto. Se fosse così prenderei il mio posto a cazzotti, farei valere la mia volontà con la violenza, calci in culo a tutti fino allo sportello.
Invece no. Non può essere così semplice, altrimenti non sarebbe il Grande Mistero delle Poste di via Gozzoli. Si rispettano i numeri originali, chiamandoli a voce, a memoria, più o meno, circa quasi.
La fila è gestita dal sistema Las Vegas Hold'em. Ti metti su una fila unica con il tuo numerino in mano. L’operatore urla un numero che secondo lui è più o meno quello a cui è arrivato. Allora sfidi il tuo vicino di coda, estrai il tuo numerino, fai all in. Se hai un numero più basso del tuo avversario vinci tu. Per circa un minuto, chiamandosi a gran voce, tipo Tombola di Fantozzi il sistema funzionicchia.
- 289! Il pennello!
- 292! La macchina da corsa!
- 293 Il Vagabondo!
Poi si manifesta un nuovo problema. Quelli che arrivano adesso, che non hanno il numero perché la macchinetta che li crea non funziona. Come fanno quelli?
Si mettono in fila? Si mettono in una fila a parte? E se con il numerino mi metto nella fila di quelli che il numerino non ce l’hanno?
Panico. Matrone che litigano. Pensionati che si prendono a ombrellate. Bambini che urlano, immigrati sudamericani che ne approfittano per cucinare l’Asado. Un vecchietto che si avvicina alla
macchina automatica che vende i gratta e vinci e dice:
- Sta puttana però funziona sempre.
- Come facciamo noi senza numeri come facciamo come facciaaaamoooo?
Chiede una tizia nervosissima a uno che lavora lì. L’impiegato ha la somma sfiga di dover attraversare il salone proprio in quel momento. Lui, con rassegnazione e fatalismo, alza le spalle al cielo. Come se non fosse un suo problema, come se non dovesse rendere conto del suo lavoro, come se passasse per caso, dove siamo? che cos’è questo posto? Bho! Mah! Papparapà!
Decido che ne ho abbastanza. Se ho voglia di vedere scene di vita quotidiana di un paese via di sviluppo vado a fare il volontario in Africa, non rimango nella Milano dell’Expo.
Prima di andarmene, regalo il mio numerino alla tizia nervosissima, così si placa.
Faccio quello che devo fare e torno nel pomeriggio.
Via Gozzoli. Ci vado per la terza volta. Mercoledì 12 Gennaio 2011. Verso le sedici e trenta. Il gestisci-bovini-in-attesa è stato riparato. Prendo il numerino. Ci sono solo 37 persone davanti a me.
Nel salone vedo le tracce della guerriglia avvenuta ore prima. I segni di un falò, le bottiglie d’acqua vuota della protezione civile, la sagoma di un cadavere disegnata con il gesso, una scarpa sinistra da uomo, marrone.
Noto che a uno degli sportelli c’è la stessa tizia che mi ha fatto il vaglia un mese fa. Quella che viene dal futuro. Purtroppo, il destino non mi sorride e finisco da un tipo con la barba. Aria gentile.
Gli mostro la ricevuta e gli dico che vorrei sapere se la cifra è stata incassata.
- Dovrebbe chiedere al destinatario.
- Dice di no.
- Ah. Per cui, lei vorrebbe sapere se è stato incassato, giusto? Vado a chiedere che non lo so se si può.
Sorrido. Mentre il tizio va a chiedere al direttore incrocia una tipa e gli sottopone la questione.
Ora siamo in tre ad essere chiamati a rispondere al Grande Mistero delle Poste.
La tizia dice di no, mi guardano.
- Per cui è un servizio che si basa sulla fiducia reciproca?
Chiedo.
La tizia alza gli occhi al cielo e fa spallucce. Del resto, lei mica lavora lì, passava per caso, dove siamo? Che posto è questo? Perché state parlando con me?
Ma il tipo con la barba è gentile. Scarta la tipa e va dal direttore.
Torna dopo mezz’ora. Ha l’espressione di uno che ha appena sostenuto l’esame di Trattamento Numerico di Equazioni Differenziali. Lo ha tenuto in Swahili, bendato e con un gran mal di testa per aver mangiato il gelato troppo in fretta.
Gli voglio già bene.
- Allora, ho parlato con il direttore e con il vice direttore…
Il conteggio dei chiamati a rispondere al Grande Mistero delle Poste sale dunque a cinque.
- Non erano d’accordo sulla procedura da seguire…
- Benissimo.
Dico io.
- Fatto sta che noi non possiamo sapere se il vaglia è stato incassato. Non subito perlomeno.
Dato che non è educato ridere in faccia alla gente evito di farlo. Lo ascolta annuendo.
In quel preciso momento, io lo so benissimo che quei settanta euri io non li rivedrò mai più. Forse li rivedranno i miei nipoti, senza interessi, alla fine di una causa infinita.
Lo so che ho speso settanta euri soltanto per avere del buon materiale su cui scrivere un racconto.
Qualunque cosa mi dirà, lo so, lo so già che sarà del tutto inutile.
- Ho due moduli di reclamo. Per sicurezza li compili entrambi, includendo una fotocopia della sua ricevuta. Li invii a Roma con raccomandata. Forse li può mandare anche via internet.
- Due moduli?
- Uno è per la procedura suggerita dal direttore, l’altro è per la procedura suggerita dal vice. Li faccia entrambi per andare sul sicuro.
Ringrazio, saluto il gentile barbuto e me ne vado.
Non so perché ma esco dalla Posta sorridendo, nella Milano che si illumina per la sera.
Attraverso con il verde, ma guardo lo stesso a destra e a sinistra.
Per andare sul sicuro.

22 commenti:

Gigi Cave ha detto...

Quelli delle Poste si meritano tanti morsi alle caviglie da parte dell'orribile pitbull Brunetta.

Laurabeat ha detto...

Il Mistero delle Poste, il più grande complotto di tutti i tempi.

(post da paura!)

Tooby ha detto...

A questo punto mi sa che ti conviene venire qui $città_dello_hinterland a dieci minuti da Molino, farti l'ovvia mezz'ora di coda anche se c'è poca gente perché ci sono i clienti Bancoposta che hanno la precedenza (se vieni alle 13 pure meno, ma non si sa mai) e tornare a casa. Te la cavi in tre ore, e magari ti stressi meno. :D

(Ho avuto problemi simili per ritirare dei buoni postali scaduti, una burocrazia assurda solo per ritirare soldi miei).

rosesandcherubim ha detto...

io sono costretta a fare un vaglia postale quasi ogni mese. ogni volta che entro in posta sono cosciente che assisterò a qualche evento soprannaturale o giù di lì.
l'ultimo, in ordine di tempo, una tastiera che all'improvviso non digita più i numeri, e che magicamente, dopo che attorno ad essa si sono radunati tre operatori, torna a funzionare.

The Passenger ha detto...

a me è sempre adata liscia, caro Diego, e se può consolarti ti consiglo CADAMENTE di fare vaglia digitali, più sicuri e più veloci...anche io in questo modo ho pagato l'anticipo per Angouleme....allora che fai, passi a trovarci una volta là? Passenger Press stand F12 Pad. Alternative Press

Pierlabi ha detto...

Esco dal mondo dei lettori silenziosi per esprimere tutta la mia solidarietà. Fortunatamente non ho contatti con il Grande Mistero delle Poste da molto tempo, ma le ultime volte era stata un esperienza simile.

Gabriele ha detto...

genio.
l'ultima frase è perfetta!

IcoFeder ha detto...

Faccio notare che Brunetta non rompe le scatole alle poste. Anzi, il governo continua ad affidare alle poste servizi che funzionano male e costano un sacco (Pec, sito Inps, ecc.).
E poi ti correggo, Diegozilla; i numeri della fila tutti incasinati hanno una ragione: farti sorpassare dai titolari di un conto bancoposta o giù di lì, che avendo una numerazione a parte ti sorpassano da destra senza che tu te ne accorga, Eliminacode, appunto.

Anonimo ha detto...

Grande Diego! 70 euri spesi bene per il concepimento di questo racconto!
Salvo

Sailone ha detto...

ciolaricetta!
la prossima volta, ti piazzi col portatile nell'ufficio postale e apri con nonchalance questo sito:
http://tinyurl.com/pf93jm
in un batter d'occhio, ti ritroverai pieno di attenzioni e libero da code! ;)

Anonimo ha detto...

sto sghignazzando, però fingo di lavorare, e risolvo genialmente dando la colpa alla radio!

Futaba/anto

knucklehead ha detto...

Lol.

Fosse solo un problema delle Poste, dovremmo alzare le mani al cielo e lodare Vishnu per tutto cio' che ci ha gentilmente offerto.
E invece no.

Un paio di mesi fa, grazie ai nuovi complotti del mercato libero per gas e energia, mi sono fatto infinocchiare dall'Enel e sono passato ai loro servizi per l'erogazione del gas.
A fine Dicembre mi arriva una bolletta della Toscana Energia (sotto Eni - precedente contratto) relativa al mese precedente.
La pago.
Qualche giorno dopo mi arriva un'altra bolletta, questa volta dell'Enel Gas, relativa allo stesso mese.
Mi incazzo come un brufoloso nerd della provincia americana in astinenza da zuccheri e a cui hanno sospeso senza motivo l'account di WoW.
Non pago e rimando le maledizioni via telefono al dopo-vacanze.
Durante le stesse mi giungono a casa 2 assegni della Toscana Energia che coprono le spese della bolletta Enel.
Sto per immolarmi a Brahma, entusiasta per questa inaspettata risoluzione, quando mi sorge il solito amletico dubbio: vivo in Italia, ergo non posso credere in una gioia burocratica senza intoppi.
E difatti...
Scopro che i 2 assegni sono stati emessi dalla Banca Popolare di Novara. Frugo su Internet, ma non trovo tracce di questa banca in tutta Firenze. Ma come? L'ente che mi ha "gentilmente" fornito il gas per tutti questi anni A Firenze utilizza una banca senza sedi A Firenze (e, a quanto pare, nemmeno in tutta la Toscana)?
Nel foglietto allegato agli assegni mi si dice che:
1) o ritiro l'assegno sfruttando la banca dove sono correntista (ma porc... ho appena chiuso il mio conto e non ho ancora aperto quello nuovo... gli assegni scadono a breve...).
2) o ritiro l'assegno presso la Banca di Novara. Nel mio specifico caso significherebbe prendere un treno per, diciamo, la Lombardia, in cerca di una sede per ritirare 2 assegnetti dimmerda.
3) o ritiro l'assegno alle Poste, dove pero', maddai, ma guarda un po', devi essere correntista.
Chiamo la Toscana Energia e chiedo chiarimenti. Il centralinista vaga nel nulla cosmico dei suoi pensieri e non sa darmi risposte precise (anche lui proviene dal futuro come chi lavora agli sportelli delle Poste?). Mi dice che si', forse, ma non ne e' tanto sicuro, potrebbe essere sufficiente presentarsi allo sportello di una banca qualsiasi, purche' affiliata allo stesso gruppo della Banca di Novara.
Mica mi convince molto.
Sembra una minchiata sparata cosi' per chiudere la conversazione.
Io, ottimista imperituro, ci credo comunque.
Tra una decina di minuti partiro' alla volta della "banca qualsiasi purche' affiliata allo stesso gruppo della Banca di Novara".
Spero in bene.
Dovro' stare anch'io attento agli incroci stradali "giusto per"?

knucklehead ha detto...

Come volevasi dimostrare.

Allo sportello della "banca qualsiasi purche' affiliata allo stesso gruppo della Banca di Novara" la risposta e' stata questa: la Toscana Energia le ha detto un sacco di fregnacce e l'assegno puo' essere ritirato solo presso la Banca di Novara, che tra parentesi, ha sedi in Toscana solo nella provincia di Grosseto.

Puo' stupirci ancora qualcosa in quest'Italia primitiva e ladrona?
Lo scopo era quello di farmi desistere dall'incassare gli assegni a me dovuti?
Possono scordarselo.
Vado a prendere il nerofumo...

Skull ha detto...

Sarà un aggettivo abusato, ma i tuoi post di oggi hanno qualcosa di mitico.
Grande Diè.

Danilo ha detto...

Diego, di queste cose ne capitano a tutti, ma come le racconti tu diventano interessanti. Grande ;)

Michele Miglionico ha detto...

Tanto di cappello per le risate che m'hai fatto fare. In un Paese avido di risate, mi meraviglia che tu non sia più famoso.

Anonimo ha detto...

Dopo aver letto questi posts ed i commenti mi domando O io frequento un ufficio postale alieno O mi debbo cominciare a preoccupare...

ISA

Andrea Mazzotta ILGLIFO ha detto...

Caro, mi vesto di sapienza e mi permetto di dirti come, ormai 5 anni fa, ho risolto la questione.
Premetto che sono correntista delle poste, ho la postepay e fino all'anno scorso mi recavo tutti i giorni i posti per varie questioni.

In primo luogo per legge, tutti coloro che lavorano all'interno delle poste sono OBBLIGATI ad tenere esposto un cartellino identificativo.

Già se non lo fanno sono passibili di nota (cosa è questa nota? Lo vedremo tra poco).
Dicevamo...se non hanno il cartellino puoi chiedere il loro codice identificativo (che sul cartellino è riportato.)
Se non te lo danno chiama il direttore (Seconda nota. Non ce l'avevano e non te l'hanno voluto dare).
Quando si verificano questi problemi la frase da dire è questa:
"Mi presta una penna, per favore?
Mi devo segnare il suo codice identificativo. Poi scriverò tramite il sito delle poste che l'operatore Peppino P. 1039848483
mi ha detto questo, questo e questo e che mi ha fatto compilare questo, questo e questo".
Vedrai che, improvvisamente, come per magia, ti apriranno una porticina segreta che porta nel mondo dove le poste funzionano- Dove tutti sanno tutto, dove se non lo sanno un altro po' e chiamano il ministero delle telecomunicazione (che manco so se esiste ancora).
Ma spiegarlo non è come viverlo.

Di fatto, se l'ufficio postale riceve una segnalazione (nota) tramite il sito sia l'impiegato segnalato, sia il dirigente (e se si scende sotto una certa media anche tutto l'ufficio) perdono dei punti qualità CHE (e sta qui l'inghippo) determinano l'acquisizione o meno dei premi produzione.

Prova. Vedi cosa succede.

Poi ci dici.

Andrea
Ps: c'è una fregatura. Se incappi in un impiegato prossimo alla pensione il cartellino te lo stampa in faccia, che poco gli rimane da perdere...

Anonimo ha detto...

ma delle immagini scelte per il post, ne vogliamo parlare? sono bellissime, io già ridevo nel guardare le immagini, poichè lasciavano immaginare tutto il resto! grande diego dovresti scrivere un libro autobiografico.
saluti
salvo75

IryIry ha detto...

Mi hai fatto morire. La prossima volta vai in quella di Q.re Olmi, è piccolina, ma almeno se c'è il tipo pelatino è serio, è anche veloce e funziona bene :-). Poi c'è una donna siciliana che ti consiglia anche, e qualche volta si vede di passaggio qualche nuova faccia. Insomma ti senti di famiglia.
IryIry

About A Photo ha detto...

E' esilarante e drammaticamente tutto vero!

Anna

melissa ha detto...

ci sono molte cose che ricordo dai tempi della scuola, molte belle, alcune brutte ma una ha sempre svettato su tutte e ce l'ho ancora vivida in mente nonostante siano passati 26 anni: un'amica che mentre si parlava su che cosa ci sarebbe piaciuto fare "da grandi" esordì con un "lavorare in posta... perchè si fa poca fatica" l'orrore si manifestò sul volto di ogni ragazza presente. Ma alla fine penso: forse aveva ragione lei...