giovedì, gennaio 20, 2011

Diegozillab: Fase 2._Scrivere Fumetti_Lezione 1



Houston abbiamo un problema.
Scrivere e Scrivere Fumetti non sono la stessa “cosa”. Il pensiero comune è che per scrivere fumetti sia sufficiente scrivere in modo diverso. L’errore è dovuto al fatto che alla base di entrambe le macchine narrative ci sia un telaio comune.
Eppure, quando gli scrittori “normali” si lanciano nella scrittura dei fumetti, si accorgono subito che la situazione non è così semplice come appariva a prima vista.
Non è soltanto una questione di linguaggi. C’è altro, molto altro.
Il primo elemento da prendere in considerazione è che per scrivere fumetti si devono maneggiare delle immagini dirette e non delle immagini evocative.
Mi spiego meglio: romanzi, racconti, eccetera utilizzano le parole per costruire una serie di immagini nella mente del lettore. Lo stile di scrittura, gli aggettivi, le similitudini e tutto quello che compone la prosa generano una serie di immagini che il lettore visualizza dentro di sè. Il primo problema, quello più facilmente individuabile, è che queste immagini cambiano a seconda del lettore. In ogni lettore vengono evocate delle immagini personali, proprie, dettate dal film che si sta facendo nella testa. Ecco perché a volte, quando vedi al cinema la versione filmica del tuo romanzo preferito ne rimani deluso. Perché non te lo immaginavi così.
Tu ora mi dirai: occhei ma tutto questo c’entra con il leggere, noi qui stavamo parlando di scrivere.
E no.
No perché nella mente dello scrittore la storia si genera nel medesimo modo. Il punto di partenza, le immagini evocative, valgono sia per chi scrive, sia per chi legge. Lo scrittore, che è il primo lettore di se stesso, utilizza quel tipo di richiamo visivo interiore per raccontare e raccontarsi la storia.
Le immagini evocative sono il punto di partenza, la guida e la “voce” dello scrittore mentre scrive.
Che male c’è a usarle?
Hai mai provato a guardare bene bene bene le immagini evocative che ti vengono in mentre pensi/scrivi una storia?
Ci hai fatto caso?
Ti lascio un paio di minuti. Chiudi gli occhi e pensa a “una notte buia e tempestosa”, pensa alla tua storia, al romanzo che stai leggendo, a quel che ti pare.
Guarda bene quelle immagini evocative…. Ecco.
Cazzo. Sono immagini in movimento.
Ecco il problema. La differenza abissale e sostanziale tra scrivere e scrivere fumetti. Per scrivere fumetti non basta imparare un banale linguaggio tecnico, bisogna pensare la storia in modo completamente diverso.
Perchè i fumetti non possono essere scritti attraverso delle immagini in movimento.
Non si lavora più su una serie di immagini in moto che evocano qualcosa nella mente di chi legge, bisogna lavorare su una singola immagine diretta, ferma, immobile, che va inserita in uno spazio preciso chiamato vignetta.
Lo sceneggiatore sceglie. Sceglie l’immagine migliore, l’inquadratura più adatta, la cosa più giusta da mettere in quella vignetta lì, in quel momento lì della storia.
L’insieme di tutte quelle vignette, giustapposte come diceva il Maestro, una accanto all’altra, creerà poi “l’immagine complessiva” della storia che si sta raccontando.
E’ un “macro” raccontato attraverso tanti “micro”. E’ un puzzle che si compone via via, per singoli elementi in relazione l’uno con l’altro.
La scrittura normale è un elefante. Questo elefante viene descritto nel suo insieme, intanto che si muove lentamente verso di noi.
Lo vedi tutto, lo vedi muoversi, attraverso la struttura per immagini dirette.
La scrittura in prosa è così:

La scrittura per fumetti invece, è così:



Lo scoglio più grande da affrontare quando si scrive un fumetto è raccontare una storia attraverso la parcellizzazione degli elementi narrativi per immagini fisse.
Diventa difficile quando, per abitudine, per logiche consolidate, la storia la si immagina in scene in movimento. In sequenze mentali simili a un film che viene proiettato sul grande schermo della propria immaginazione.
Bisogna quindi fare un passo indietro “tecnologico”. Lasciare a casa la cinepresa mentale e immaginare la storia come se fosse raccontata attraverso una serie di fotografie. O di singoli frame.
I frame fondamentali.



Eventuali domande, nei commenti. Grazie.
Se qualche domanda necessita di una risposta lunghissima, verrà trasformata in una lezione 1 bis.
Nota sulle mie risposte alle vostre domande:
Ripeto. Qui non stiamo facendo matematica. 2 più 2 può fare peperone. Per cui, ogni ipotesi sollevata nelle domande, tipo quella sul prologo fatta da Andrea, necessita di tempo e di analisi sul campo per una mia risposta.
Devo provare, sperimentare, studiare, che mica nasco con la scienza infusa!
La prossima lezione è il primo giovedì di Febbraio.
I compiti, questa volta, li faccio io.
Per quella data avrò letto e commentato tutti i vostri racconti.

19 commenti:

Mattia Bulgarelli (K. Duval) ha detto...

Ho visto cose che voi umani...

...sceneggiature per fumetto scritte come sceneggiature per il cinema, con una vaga indicazione solo su quante pagine dovesse occupare la serie di scene descritta...

...sceneggiature contenenti metafore alchemico cabalistiche(*) non spiegate al disegnatore, ma che questi doveva rappresentare graficamente...

...sceneggiature in cui il disegnatore doveva rappresentare due o tre azioni nella stessa vignetta...

...sceneggiature in cui viene chiesto al disegnatore di disegnare l'ombra del colpevole senza neanche dirgli fosse e quanto o quanto riconoscibile dovesse essere...

Prof., permettimi di lanciare un appello.

Se volete bene al disegnatore, siate dannatamente chiari, semplici e lineari e spiegategli tutto: ricordate che lui è un complice, non la vittima.



(*) No, Desdy non c'entra NULLA con certe brutture, tranquilli! ^_-

Lui ha detto...

Cavolo non avevo mai fatto caso alla cosa, ma hai dannatamente ragione: sono immagini in movimento.

D'ora in poi proverò a fotografarle quelle scene.
Mi hai dato uno strumento in più.
grazie :D

Engelium ha detto...

Uhmm... sarà che io nel mio iter di "wannabe" ho fatto il percorso inverso, ma per me è molto più facile sceneggiare un fumetto che scrivere un racconto onestamente... però intanto sto già a -1 come bonuszilla quindi è meglio se sto zitto va XD

Anonimo ha detto...

ciao sensei Dié,
si può quindi desumere che la regola aurea dello "show, don't tell" (valida peraltro - imho - per ogni tipo di scrittura "creativa") sia un buon primo passo per approcciarsi alla sceneggiatura del fumetto?

Grazie,
CZ

Federico ha detto...

“una notte buia e tempestosa”
...
ODDIO! Mi viene in mente solo Snoopy!
Ma sono io che ho qualcosa che non va ;-)
Comunque, chiaro. Ho capito.
Fede

Cavuccio ha detto...

Pensare a delle foto! Ok ora vado a riprendermi GrandHotel di mia zia e mi leggo qualche fotoromanzo. Peccato fossero quasi tutti primi piani...

Anonimo ha detto...

Grande, cominciano le lezioni di sceneggiatura per fumetto! E' il motivo principale per cui mi sono iscritto. Mentre nel racconto mi avevo già avuto modo di cimentarmi per i fatti miei, per la sceneggiatura invece non ho proprio nessuna esperienza... son proprio curioso... spero di riuscire a fare qualcosa di buono.
Intanto comunque il righello mi sembra mi abbia fornito uno strumento in più per sbloccare i racconti quando non so come proseguirli.
Grazie Diè!
Matteoc.

Cobalto ha detto...

Interessantissimo se ho capito bene è un pò come la differenza tra analogico e digitale, il racconto è analogico, una linea continua senza interruzioni, tra un punto e un altro ci sono infiniti punti, il fumetto è digitale, una serie di zero e di uno, di frame, di vignette, tra un punto e il successivo non c'è niente...forse solo l'immaginazione che collega le vignette, come un filo che compone una collana di perle. ps: in effetti è passata la mezzanotte, l'ora è un pò tarda :DD

andrea 403 ha detto...

Io continuo con le mie chiose più aneddotiche che teoriche.

Quando tu sceneggiatore scrivi (dialoghi a parte) stai scrivendo per una sola persona: il disegnatore.

Ossia, quello che scrivi, ovviamente, lo scrivi per il lettore. Ma il modo in cui lo scrivi è a uso esclusivo del disegnatore.

Mentre il dialogo deve funzionare punto e basta, la descrizione della vignetta basta che funzioni per chi la disegnerà. Se la capisce lui è fatta (sempre che tu abbia concepito una buona vignetta, certo).

Questo, per esempio, fa sì che lo stile di scrittura possa essere anche una sorta di non stile. Non importa se la tua descrizione è noiosa, l'essenziale è che sia chiara.
Puoi pure permetterti qualche sgrammaticatura (non nei dialoghi, oh!) l'importante è che tu abbia un'idea chiara della vignetta (e della tavola) e che questa idea la si capisca bene leggendoti.

A me, come revisore di sceneggiature altrui, capita a volte di leggere cose irritanti nella forma, scritte davvero male, ma se funzionano non importa, il fatto che mi irritino è del tutto ininfluente. Anzi, per me possono essere molto più insidiose le sceneggiature scritte "bene". Perché se una sceneggiatura è scritta bene nel senso in cui può esserlo un romanzo (ossia il senso che a noi qui non interessa) tu revisore rischi di perderti dietro, dentro, quella scrittura così efficace e non considerare più adeguatamente cosa, di concreto, quella scrittura sta dicendo al disegnatore (in pratica cominci a farti nella testa il film di quello che leggi - con le sue belle immagini in movimento come spiega diego nella lezione odierna - e non "vedere" più il fumetto). Quindi, per assurdo, a me revisore tra una sceneggiatura scritta "male" e una scritta "bene" va meglio quella scritta "male" (sì, quella che mi irrita).

(e infatti, in redazione a diabolik, capita che ci si dica "attenzione, è arrivata la sceneggiatura di quel tale che scrive bene, bisogna fare attenzione altrimenti ti frega")

Il nostro è proprio un lavoro strano (quello di sceneggiatori, dico, non quello di revisori, anche se pure quello di revisori non scherza), perché tu sei lì che scrivi e non disegni. Però, quello che scrivi può anche essere scritto un po' a cazzo (basta che si capisca che cosa avevi in mente quando lo hai scritto) e invece, nella tua testa, quello che scrivi deve essere disegnato benissimo. Altrimenti sicuro che non funziona.

E lo dice uno, io, che disegnare non sa disegnare neanche una bicchiere (di quelli semplici da disegnare).

I dialoghi invece no, quelli per favore scriveteli bene e basta (poi cosa voglia dire scrivere bene un dialogo è un'altra storia, chissà se diego ne parlerà in una prossima lezione...)

Anonimo ha detto...

In un certo senso, la scrittura del fumetto è stata creata prima di quella del cinema: ad esempio nelle scene delle pitture rupestri, fatte per raccontare e non per essere "arte".

Il fatto della suddivisione in "frame" mi pare la parte più difficile, per chi viene dalla narrativa classica. Però penso di avere un vantaggio: ho studiato teatro, e lì il racconto deve essere, spesso, frammentato in quadri. Certo, sono quadri in movimento, per lo più, ma comunque la scansione è abbastanza simile.

Una domanda: lo sceneggiatore decide anche la regia, cioè da quale angolazione sarà vista la scena? Oppure si dovrà limitare a una dettagliata descrizione, lasciando al disegnatore la scelta?

Antonella/Futaba

Rouges-1973 ha detto...

Questa lezione mi ha fatto tornare in mente un vecchio film, firefox-volpe di fuoco, in cui dovevavno rubare un aereo ipertecnologico in cui i comandi venivano impartiti pensandoli. Ad un certo punto c'e' una scena fantastica in cui il pilota non riesce a far partire il comando perchè pensa in inglese, invece dovrebbe pensare in russo...

Pensare in maniera statica non mi viene per niente naturale, anche perchè ora come ora con il fatto che quello che va scritto va composto per il fumetto mi s'e' aperta un'immagine tremenda in cui la "notte buia e tempestosa" è sempre in movimento ma vista come da una finestra.

andrea 403 ha detto...

Una domanda: lo sceneggiatore decide anche la regia, cioè da quale angolazione sarà vista la scena? Oppure si dovrà limitare a una dettagliata descrizione, lasciando al disegnatore la scelta?

Mi permetto di rispondere io (che così spero che Diego si distragga meno con questa dissennata cosa del corso di sceneggiatura che gli è saltata in mente, ma mica perché sono altruista, è che come suo editor io sono preoccupatisssimo riguardo ai suoi tempi di consegna :)

Non c'è una regola fissa e dipende molto dal rapporto che c'è tra sceneggiatore e disegnatore. Però, in genere, almeno qualche elemento base dell'inquadratura lo devi dare sempre, per esempio quanto è stretto il campo (perché quando scrivi devi avere in testa se in quella data vignetta c'è un dettaglio oppure una panoramica e quello che hai in testa tu è bene che il disegnatore lo sappia) oppure su quale personaggio è focalizzata l'inquadratura (tipicamente indicando il campo e il controcampo durante un dialogo) e queste sono le indicazioni minime.

Personalmente se scrivo per un disegnatore di cui mi fido descrivo nei dettagli solo le inquadrature delle vignette che mi paiono in qualche modo "obbligate", lasciandogli libertà sulle altre (ma sempre indicando qualcosina, poi vedrà lui). Altrimenti, se non so come lavora il disegnatore (o se, viceversa, lo so e lo temo :) allora descrivo tutto.
Per esempio mi è capitato spesso, ai tempi in cui scrivevo per Martin Mystère, di non sapere chi mi avrebbe poi disegnato, in quel caso scrivevo il più possibile, arrivando anche a fare un bozzetto delle vignette più importanti o più complesse (con una qual certa fatica non sapendo io disegnare nulla, neanche un bicchiere).

Poi c'è da dire che il disegnatore alle volte se ne fotte e fa un po' quello che vuole, e può essere a fin di bene (in fondo con le immagini ci dovrebbero saper fare più loro di noi) ma anche a fin di male (perché disegnare un faticoso campo lungo, pieno di cose e di dettagli, quando posso cavarmela con un bel primo piano del protagonista su sfondo nero e ciao?)

My two cents...
(essendo a casa sua Diego mi sbugiardasse pure, se lo ritiene, non me ne avrò a male)

Tanja ha detto...

Diego, avrei una domanda..se ho capito bene la sceneggiatura di un fumetto viene schematizzata per singola vignetta, dove lo sceneggiatore descrive al disegnatore cosa dev'esserci nella vignetta e il dialogo da inserire nei ballons, giusto?ma c'è uno step precedente in cui lo sceneggiatore presenta semplicemente la trama - diciamo un riassunto schematizzato della storia - per vedere se piace l'idea?e quando si descrive al disegnatore una vignetta quanto si deve scendere nei particolari e quanto invece può essere lasciato al suo estro?

Lous ha detto...

Caro Diego, ti seguo da poco sul tuo blog, ma dando uno sguardo ai tuoi post precedenti, mi rendo conto quanto sia difficile creare buone storie a fumetti ;)
ma i consigli che dai sono preziosissimi, specie quest'ultimo ;)

nameless ha detto...

posso azzardare una cosa?
magari è una cazzata e fatta pure male..
ma se davvero è un linguaggio diverso, se davvero l'osservazione delle parti per la percezione di un intero, allora si dovrebbe tener sempre presente che non è semplicemente dividere qualsiasi cosa in vignette.
No perché, a volte, nelle sceneggiature capita di leggere: questa è una scena di quel film, rifalla così com'è...

...volevo solo far finta di avere del tempo libero.

già che ci sono segnalo questo.

Rosencrantz ha detto...

Io invece quando leggo un libro tendo quasi sempre a immaginarmi più dei frame che delle immagini in movimento. Sarà che i fumetti sono stati la mia prima, seria, forma di "lettura" (le didascalie me le facevo leggere quando ne mancavano le competenze), o che considero una sequenza semplicemente una somma di diapositive mosse velocemente, al termine delle quali solamente poche verranno ricordate.

Aiuto, sto sbagliando tutto?

Anonimo ha detto...

Le tue lezioni sono fantastiche. io adoro questo mondo. spero di non avere perso un bonus, perchè il raccontino te lo avevo inviato in tempo, ma la tua risposta non mi è giunta. spero di avere messo il francobollo sulla email.
jester

Gaunt Noir ha detto...

Al solito un'altra lezione che mi sono divorato con gli occhi! Le immagini in movimento e lo scegliere le diapositive migliori: illuminante!

Anonimo ha detto...

ma se non mi è ancora arrivata la correzione devo preoccuparmi?