venerdì, dicembre 31, 2010

Il giorno della pancetta 21


Nei giorni 17 e 18 sono andato a trovare il cugino della Teresina: Teofilatto da Besate.
Mentre gli scattavo la foto qui sopra mi ha detto di salutare tutti.
La Teresina è stata tirata fuori dalla pellicola in attesa della cena capodannosa.
Un po' è stata affettata con l'affettatrice per continuare la sua tradizione di antipasto.
Faremo anche della polenta, a fette. Abbrustolita nel forno. Così poi ci metti sopra la pancetta quando la polenta è calda ed è una bellezza palatale.
Altre due fette, spesse, verranno usate per la mia ricetta segreta delle lenticchie.
E' una ricetta ninja tramandatami da mia nonna.
Ti posso dire che faccio le lenticchie come se fossero un risotto, non dico altro altrimenti dovrei ucciderti.

Ora La Teresina riposa nel frigorifero dei miei suoceri, possessori dell'affettatrice.
Domani si festeggia il compleanno di mio suocero, e per questioni logistiche si è preferito lasciarla lì che viaggiare troppo la stressa.

martedì, dicembre 28, 2010

Previsioni per il 2011


Per chi non lo sapesse, in questo periodo dell’anno vengo contattato telepaticamente dal sensitivo Cornelius Zoiterk, che ha scelto le pagine di Diegozilla per comunicare al mondo le sue previsioni per l’anno ormai alle porte.
Egli, che potete ammirare nella foto qui sopra, ha previsto con sconcertante chiarezza gli accadimenti dal 2005 al 2010, ed eccolo qui con le sue visioni per il 2011.
Ma prima, ricordiamo tutti i titoli del Maestro Zoiterk che ogni anno aumentano:
Cornelius Zoiterk: Gran Duca inarrivabile della loggia del Nottolone Mistico, massima autorità mondiale sull’Altalena Biserica Ancestrale, Gran Maestro di primo grado della Loggia dello Scafoide Sublime, brillante Apprendista della Tana dei Saggi, Magus delle indie, Cocchiere del Cavallo d’argento, già assistente anziano di Anton LaVey, esperto di Cabala Egiziana, premonizioni sumere, oroscopo Incas, Lettore del destino frattale, toccato dalla luce luminosa del Sapere Verticale, mirabilissimo discendente illuminato della Progenie di Rebis, Capitano degli Ussari di Re Salomone, Gran Ciambellano supremo della Nave delle Anime, Geometra Massimo dell’Ordine della Folgore, Architetto segreto di Rennes-le-Château , Immenso Cuoco della Cucina Occulta, Magnifico Rettore dell’Università di Puppunane, esperto nel colpo della Mano Vibrante, fratello di Santeria di Hector Delgado III e unico depositario del Sacro Segreto di Padre Peppe.
Ecco le sue anticipazioni per il nostro futuro.

GENNAIO
Quelli del PD delineano la loro strategia politica per il 2011. Si baserà sullo slogan: Fate quello che vi pare, tanto noi non giochiamo più, gne gne gne. In un primo momento il PDL è sconcertato, ma poi notano che rispetto a quello che faceva prima l’opposizione non ci sono sostanziali differenze.
Discorso di Napolitano a reti unificate. Otto minuti di silenzio, con lui che guarda in macchina e alla fine dice: ho chiuso il gas?
Discorso di Berlusconi a reti unificate. Belen Rodriguez che balla e lui che le recensisce il culo in tempo reale.
Discorso di Bersani a reti unificate: 50, il pane!... Chi ha il 50? Nessuno?... Bene, allora ecco: 61, il cacciatore! Chi ha il 61? Tu? Anna, svegliati però, cerca di seguire l’estrazione, eh!

FEBBRAIO
Dati alla mano, da quando Irene Grandi è testimonial dei Pocket Cofee nessuno li compra più.
Proprio come i suoi dischi.
La Apple lancia il nuovo firmware per l’iPhone 4. Il quasi 5. Se hai una versione precedente, per funzionare devi prima aggiornare il sistema operativo, poi iTunes, poi avere un automobile euro5, cambiare le lenzuola, portare fuori il cane, imbiancare, potare le siepi e lavare i piatti. Altrimenti non funziona e sono cazzi tuoi.

MARZO
A Torino si tiene la cerimonia inaugurale delle celebrazioni del 150º anniversario dell'Unità d'Italia, intitolata :"Esperienza Italia" La risposta, unanime, è: un disastro, grazie.
Da ormai tre mesi le buste di plastica non biodegradibili sono considerate illegali, ma prosperano come non mai nel mercato nero. Un sacchetto in plastica non bio, quindi in grado di sopportare un peso maggiore a quello del sacchetto stesso, viene venduto a circa 80 euro.

APRILE
Con un decreto si risolve il problema dei rifiuti di Napoli. Per legge ora i rifiuti vengono definiti come: Ornamenti Stradali. Il problema degli Ornamenti Stradali verrà risolto in un secondo momento, che mica si può fare tutto subito.
Viene nominato il nuovo direttore del TG1: L’Omino di Marzapane del dolce Mulino. In contrasto con Minzolini rinnova l’intera testata. La nuova linea editoriale è basata su un nuovo concetto di giornalismo. Non più: chi, dove, come, quando e perché, ma: nomi, cose, città, frutta, marche famose e animali.

MAGGIO
Milano. Inaugurazione dei lavori per la linea 12 della metropolitana. Le linee in funzione continuano a essere soltanto tre, ma la giunta comunale ha scoperto che ci guadagnano di più a iniziare i lavori di nuove linee così alla cazzo, piuttosto che portarli a termine.
Purtroppo, nel 2083, quando tutte le linee della metro saranno consegnate, nel resto del pianeta sarà già in uso il teletrasporto.

GIUGNO
Durante l’eclissi lunare totale del 15 giugno, i Cenobiti Supplizianti di Hellraiser irrompono nella nostra dimensione. Vorrebbero instaurare un regno oscuro di sangue e dolore, ma non hanno fatto i conti con i paladini dell’umanità: Fabrizio Corona, il Gattino delle suonerie e Alessandra Amoroso. I demoni, con grande stupore, scoprono che il livello di supplizio a cui è abituata l’umanità è ben più alto di quello che loro potrebbero infliggere, e tornano da dove sono venuti.

LUGLIO
Dopo la liberalizzazione delle frequenze Wi-Fi, viene introdotta una nuova normativa per regolamentare Internet: La Tassa Qualitativa. Finchè dici cazzate va tutto bene, ma se dici qualcosa di troppo intelligente devi pagare.
Chi decide se il tal sito ha dei contenuti troppo intelligenti?
Servirebbe una figura in grado di valutare la troppa intelligenza altrui facendo un rapporto con la propria. A capo della commissione viene nominato Sandro Bondi. Tutti i siti italiani chiudono in meno di tre ore.
Tutti tranne uno: Foto di ortaggi che se li guardi bene sembrano avere una faccia.

AGOSTO
Secondo Studio Aperto, il TG2 e il TG1 sotto la direzione del nuovo direttore: L’omino di Marzapane del dolce Mulino, l’estate del 2011 avrà temperature non registrabili dai comuni termometri. Un anziano esplode mentre va in posta sotto il sole. In Costa Smeralda impazza il ballo dell’estate: La Chica Rica. Un ballo di gruppo dai passi molto semplici, che ricordano le fasi finali di una Gang Bang. Si balla in prima serata, ma chissenefrega è estate. Scandalo, il MOIGE scopre che ascoltando il brano al contrario si sente un messaggio subliminale: alcuni versi di Elogio de la sombra di Jorge Luis Borges e questo al MOIGE proprio non va giù.

SETTEMBRE
Bersani ha un moto di orgoglio, ma poi prende un digestivo Antonetto e tutto torna a posto.
Un giovane estremista del PD ha un idea per mettere sotto scacco la maggioranza: rapire Bossi e mettere al suo posto Ozzy Osbourne.
Ci provano, l’unico che potrebbe scoprire la sostituzione è il rampollo Renzo.
Quando Ozzy si risveglia casa Bossi e si mette a parlare con Renzo, quest’ultimo è esterrefatto.
- Minchia Pà, ma la macchinetta per imparare l’inglese nel sonno allora funziona davvero!

OTTOBRE
Fini decide di giocarsi il tutto per tutto e va All In contro Berlusconi, con una coppia di Sette.
Berlusconi, parte in vantaggio perché ha due Assi, le carte sono truccate, c’è un’aspirante sottosegretaria al velinato sotto il tavolo che lo sollazza, ha diciotto volte lo stack di Fini, ha un superpotere che può cambiare in corsa le regole del poker e vincere con un Due e una figurina di Beccalossi, e comunque sia il casinò in cui stanno giocando è suo.
Ma tutto questo Fini non lo sa.

NOVEMBRE
L’edizione 2011 del Grande Fratello, per la prima volta, viene vinta da una primate, un Bonobo di nome Roger. La scimmia conosce 80 vocaboli diversi ed è in grado di riconoscere 1200 figure. Il che crea subito una certa antipatia da parte del pubblico e dagli altri concorrenti che lo reputano un fighetto intellettuale.
I critici televisivi però si uniscono in una crociata per un ritorno alla tivù di qualità, e vedono in Roger il personaggio adatto per promuovere la cultura nel nostro paese.
Secondo alcuni la vittoria del Bonobo è pilotata.

DICEMBRE
Una partita di alberi di Natale cinesi difettosa viene lanciata sul mercato con conseguenze devastanti. Non sono Pini, ma alberi mutanti cannibali provenienti dalla regione del Guangdong.
Traggono forza dal tepore degli appartamenti e si nutrono con l’elettricità delle luminarie, crescono a dismisura, moltiplicandosi come l’edera velenosa.
Tre quarti d’Europa si trasformano in un intricata foresta.
I verdi applaudono.
Il clone malvagio di Krzysztof Kieślowski dirigerà il nuovo cinepanettone: Natale in Bianco, con:
Christian de Sica, Massimo Ghini, Gianna Michales, Olindo Romano e il mostro di fumo di Lost.
La pellicola narra dei laceranti drammi esistenziali di una famiglia di orologiai bulgari durante il funesto Natale del 1917. Risate garantite per chi riesce a cogliere la metafora metatestuale.

sabato, dicembre 25, 2010

Il giorno della pancetta 14


La Teresina è stata inaugurata.
Antipasto per il pranzone di Natalone.
Tolta la pellicola di copertura, rimossa la retina e l'etichetta. Rimosso l'ulteriore budellino di protezione adeso alla pancetta. Posizionata su affettatrice (in prestito) e via di avanti e indietro.
Pane caldo da forno.
Una bontà.
Ringraziamo con giubilo gustativo Luca e Tartina per il graditissimo regalo.

giovedì, dicembre 23, 2010

Gli Auguri!


Dato che mi incasino con i tag su faccialibro, mi incasino ancora di più a mandarli via mail, ecco qui i miei aguretti per un buon Natale e un alienissimo 2011.

Il giorno della pancetta 12


Ancora intonsa.
E' stato deciso di inaugurarla per il pranzone di natalone.
Dopodiche, pancetta a oltranza fino alla data di scadenza.
Ho deciso il nome.
Ella si appellerà:
La Teresina!

mercoledì, dicembre 22, 2010

Fumetti al telefono 5


[The names were changed to protect the innocent]

- Ciao Diè, come va?
- Abbastanza bene, tu tutto a posto?
- Sìssì… Seenti volevo chiederti una cosa…
- Dimmi!
- Un consiglio.
- Ma volentieri!
- Vorrei proporre un volume alla Edizioni Cotica, ho già il disegnatore e tutto quanto, ma ho un problema…
- Se vuoi posso dare un’occhiata alla tua sceneggiatura.
- No, no, sono ancora fermo al soggetto… E’ che non so bene che cosa fare.
- In che senso?
- Mi serve una storia…
- Beh, quelli di Edizioni Cotica lo sai che cosa fanno… Cronache, biografie, cose così…
- E’ quello lì il problema. Non trovo una bella tragedia da raccontare. Le hanno già fatte tutte.
- Eh?
- Non è che conosci qualche bella tragedia da suggerirmi?
- Mi dispiace, ma di belle tragedie non ne conosco nessuna.
- Possibile?
- Senti, se proprio devo dirtela tutta, è l’aggettivo bello messo di fianco a tragedia che mi da piuttosto fastidio.
- Ma no, ma si fa per dire! E’ chiaro che nessuno specula sui morti, non siamo mica in televisione!
- E dunque?
- Non volevo irritarti, scusami…
- Occhei.
- Ti viene in mente qualcosa?
- I minatori cileni?
- Opzionato da Brugas e Lomazzo.
- Frank Sinatra e la mafia.
- Sprazzi e Anderson.
- Il tipo tedesco che ha segregato la figlia in cantina.
- E’ il prossimo volume di Zuzzi.
- Ambrosoli?
- No, Zuzzi.
- Intendevo: Giorgio Ambrosoli, potresti raccontare la sua storia.
- E chi cazzo è?! Ma è una storia che spacca? Trovo qualcosa su Wiki?
Click.

martedì, dicembre 21, 2010

Titoli Diabolici!


Prima di iniziare a scrivere una nuova storia di Diabolik bisogna fare una riunione.
Io ci vado volentieri in redazione, perché sono tutti molto simpatici e imparo un sacco di cose.
L’altro giorno ho scoperto il fantastico sistema della gestione dei titoli.
Diabolik è in edicola tre volte al mese. L’inedito, la prima ristampa e la seconda ristampa. Per cui, in edicola, ci sono tre albi di Diabolik contemporaneamente.
La redazione, con un sistema che controlla le uscite di tutto l’anno, si assicura che il titolo dell’albo inedito non sia uguale, simile, o lontanamente analogo al titolo delle due ristampe.
Lo so che per una mente organizzata questa cosa apparirà ovvia, ma per me è stato come scoprire la successione di Fibonacci.
Ora non mi rimane da capire se hanno previsto anche le composizioni dei tre titoli.
Tipo, ipotesi:
Inedito: Un furto misterioso.
R: Nella notte di Clerville.
Swisss: La resa dei conti.
Suona tipo una poesia.
Ecco. Non dovevo pensarci. Adesso mi metto a comporre versi combinando i titoli dei Diabolk che ho casa,

Comics Soundtrack!


Non riesco a scrivere senza ascoltare musica. A volte con il volume a palla, altre volte no, ma rimane il fatto che mentre scrivo devo avere un tappeto sonoro quasi costante.
Spesso quello che ascolto influenza quello che scrivo, ma anche viceversa. Tipo che metto dei brani in funzione di quello che devo scrivere.
Quasi sempre poi, a lavoro finito, con il fumetto in mano scopro che alcune canzoni sono la vera e propria colonna sonora della storia che ho davanti.
Per dire, gli albi di Dampyr marcatamente colonnosonirizzati sono:
"Occhi di gelo", il numero 85, Che va letto ascoltando: Can We Live dei Jestofunk.
"La nave fantasma", il numero 113 che è obbligatorio leggerlo ascoltando Fade to black dei Metallica.
Poi c'è il lavoro che ho fatto per Ankama, in coppia con Mutti.
"Ghost" va proprio letto ascoltando Fall Of The Peacemakers dei Molly Hatchet.
Adesso sto lavorando a una cosa, che ti dirò quando sarà il momento giusto.
Per ora posso dirti che quando uscirà sarà necessario leggerla ascoltando Black Betty dei Ram Jam e Fever di Link Wray.

lunedì, dicembre 20, 2010

Il karma della copertina!


Nella lista per Babbo Natale c’è la copertina per Motozilla, perché in genere non soffro il freddo, ma in questo periodo, dopo i sessanta all’ora mi si ghiacciano le gambe.
L'altro giorno ero in giro a piedi, con una missione natalizia importante e fondamentale: comprare carta, nastri, sacchettini eccetera che altrimenti dovevamo impacchettare con le fodere dei cuscini.
Vado in un posto preposto. Andandoci, noto che a un incrocio, buttata per terra all'angolo della strada, c’è una copertina per motorino.
Sembra nuova di zecca, abbandonata lì vicino a un palo.
Ci passo davanti e la guardo simulando un aria distratta. Lo so che non è buona creanza raccattare le cose per strada, ma a volte, lo ammetto, lo faccio.
Ho avuto per anni una poltrona che ho tirato su una notte in circonvallazione.
Quando vedo i vecchi mobili in attesa che passino a prenderli quelli dell' Amsa rifiuti ingombranti, vorrei avere un posto dove metterli. E non li prendo io per quel motivo lì.
E poi, cacchio, una copertina per motorino, mi serve. E’ pure sulla lista di Babbo Natale!
Va bene, mi dico. Prima nastri, carta, e tutto quanto, poi al ritorno, copertina per il motorino.
Il problema, che nasce sempre quando tra progetto ed esecuzione materiale del medesino passa del tempo, è che inizi a fare delle valutazioni. Ci pensi. Stimando rischi, alternative, errori da correggere.
Il mio problema, è che se mi lasci pensare troppo, dopo un po’ mi racconto le storie da solo.
Per cui, mentre compravo nastri, carte, sacchettini, in un negozione addobbato per l’Ultimate Natale, con canzoncine in sottofondo e famigliole felici che compravano babbi natali arrampicatori e befane volanti radiocomandate, io mi raccontavo questa storia:
Quella copertina era per terra in quell’ incrocio perché uno in scooter aveva fatto un incidente. Erano stati gli infermieri, o i vigili, a staccarla dal motorino e a buttarla lì, in un angolo, per fare le loro operazioni.
Il karma negativo ora dominava la copertina, e come nella migliore tradizione circolare delle energie cosmiche, se l’avessi presa e montata sul mio motorino, il mio destino sarebbe stato quello di fare un incidente uguale, per giorno, luogo e dinamiche a quello iniziale.
Ho anche una versione da horror coreano.
Il tipo è morto, e il suo spirito infesta la copertina. Così, quando la metti, senti delle manine gelide che ti accarezzano le cosce.
Sono uscito dal negozio nataloso con le mie cose in un sacchetto.
Tornando indietro, quando ho rivisto la copertina mi sono messo a correre.

domenica, dicembre 19, 2010

The Lost Fingers!

 

Gruppo beccato per caso.
The Lost Finger, in memoria di Django Reinhardt.
Non li trovo su iTunes, non li trovo con il mulo, mi sa che devo fare un salto da Mariposa.
Oppure, speriamo che ci siano nei negozi di dischi di Angouleme.

il tango della gelosia.


Metrò affollatissimo. Più che affollatissimo. Una roba che se non eri a Milano durante la Fiera dell’Artigianato non puoi capire quanto.
Ci mancavano soltanto i giapponesi con i guanti bianchi che spingevano a forza la gente dentro le carrozze.
Dentro, gli umani erano blisterati uno accanto all’altro. I più fortunati potevano raggiungere gli appositi sostegni dove reggersi seguendo il regolamento.
Io ero uno dei fortunelli.
Davanti a me una signora. Età tra i 75 e gli 80, pelliccia, aria da Milano bene. Si volta e mi dice:
- Se cado, mi tiene lei, vero?
- Certo signora!
- Ne è sicuro? Guardi che sono pesante.
- Sicuramente io peso più di lei, stia tranquilla.
Rispondo con un sorriso.
- Già, e poi lei è così giovane e forte…
Replica l’anziana seduttrice con un altro sorriso.
- Vero?
Aggiunge ancora.
Al che, interviene il marito, incastonato poco più in là.
- Marisa! Ma la vuoi finire?!
- Sto parlando con questo bel giovane!
- Smettila!
- Non fare il geloso…
Conclude la signora.
Per le restanti fermate, il marito mi ha guardato malissimo.

mercoledì, dicembre 15, 2010

Frase per le grandi occasioni.


"Solo perché sei sepolta su un’isola deserta non vuol dire che tu sia un tesoro."

Trovata da la pupa.
E lei specifica: La versione originale sta da waxen. Io ho solo tolto un paio di non e un questo, per mia gioia e consolazione. (via tostoini)

martedì, dicembre 14, 2010

Dimmi quando quando quando...


 Quando finirà, perché in un modo o nell’altro finirà, è nell’ordine naturale delle cose, succederà una cosa che è già successa.
Nel 1945.
Quando finirà, di tutti questi ometti benvestiti con il sorriso dirigenziale e il macchinone, di tutte le donnine aspiranti nel senso letterale e non, di tutti i grebani mossi dall’orrido pensiero: facendo il bene suo farà il bene di tutti, e di tutte le maestranze a noleggio, gli uomini sì, i burattini e i burattinai, di tutta questa pletora di gentaglia non ci sarà nessuno che dirà di aver votato per lui, o di essere stato dalla sua parte.
Quando finirà si rintaneranno come le blatte quando accendi la luce.
Come nel 1945, che non si trovava più un fascista neanche a pagarlo.
E’ nella natura italica.
Quando finirà.
Perché finirà.
Non si può blindare la capitale in eterno.

lunedì, dicembre 13, 2010

Il giorno della pancetta 2



Nulla di significativo da segnalare.
Essa riposa placida e inalterata nel frigorifero.
Nel frattempo, ho pensato al suo utilizzo:
- Tagliata con l'affettatrice come antipasto per natale.
- Il grasso mi serve per dare sapore alle lenticchie.
- A dadini, al coltello, per la carbonara.
- La cotica per la pasta e fagioli
- A dadini, per soffritti vari.
- A fettazze, da ripassare in padella, e patate come contorno.
Il nome, maledizione, il nome!
Ne serve uno comodo da chiamare, in situazioni tipo:
- Ehi, prendi ....... dal frigo!
Oppure:
Ma come? .... E' già finita?
E poi, si. Ci va un nome femminile.
La Silura è in vetta alla mia personalissima classifica.
Vedremo.

Bei post altrui!


Lo so che dovevo segnalarlo prima, che ormai sono passati mesi, mesi e mesi.
Però le storie belle mica scadono.
Allora lo segnalo adesso, che adesso, con il freddo, leggere una storia di questa estate milanotta è piuttosto piacevole.
Un post del Disma.
Uno dei più bei racconti su Milano che ho letto da aaaaanni.
Comincia così:

"A me le cose che affogano nella malinconia/tristezza mi piacciono tanto, le cose da loser, le cose da sottoproletariato a cavallo tra non consapevolezza e consapevolezza istintiva, non maturata sui libri e in sedi di partito. A me quelle cose lì mi piacciono da morire. Come i bar dei film di Kaurismaki, come la trattoria dove andavo a giocare al gioco del calcetto, come quando vai col doppiopetto in un posto dove vanno quelli che tu pensi che hanno il doppiopetto, ma che poi non ce l’hanno ché in realtà non li hai mai visti da vicino quelli che pensi che hanno il doppiopetto e poi non ce l’hanno, e in quei posti lì, quelli di quelli che nella tua immaginazione hanno il doppiopetto, non ti ci fanno entrare perché sei agghindato come un nobile decaduto degli anni ’50. Per tutte queste ragioni ogni estate, quando ero piccolo ci andavo con uno dei due grandi che mi dava da mangiare e da dormire, ogni estate, appena ho tempo, e di tempo ne ho tanto, vado alla festa organizzata dal comune per chi resta a Milano..."


Tutto il resto lo puoi leggere  cliccando qui.

domenica, dicembre 12, 2010

Il giorno della pancetta 1


A volte il Natale arriva un po' prima.
Allora Luca e il suo beagle Tartina mi hanno regalato un trancio di pancetta.
Pesa 1kg e nove, è lunga 22 centimetri e mezzo, scade il 28 febbraio 2011.
Sarà la protagonista di un nuovo favoloso reality in onda qui su Diegozilla:
Il giorno della pancetta.
Tutti i giorni ci saranno degli aggiornamenti sullo stato in cui si trova il mega trancio di pancetta.
Seguiremo tutti i suoi sviluppi, la sua evoluzione, la sua storia e tutto quello che accadrà fino al giorno della sua naturale scadenza.
Rimane solo da trovargli un nome.
Attendo proposte.

venerdì, dicembre 10, 2010

Fishandchips!


Manu ha illustrato manuelescamente "FishandChips", libro per bimbi scritto da Carla Vangelista, con le avventure del dinosauretto presente nell'ultimo film di Muccino.
E' morbidoso, può risolvere l'annoso problema dei regali di natale, e in più Manu ha fatto un gran bel lavoro!
La cover è questa qui:


Così la riconosci in libreria, che nel settore: letture per l'infanzia io mi ci perdo sempre!

giovedì, dicembre 09, 2010

Diegozillab_Fase 1_ Scrivere_Lezione3



In pratica, oggi è un corso serale.
Dato che siete dei bambini svegli, vi siete accorti che nell’esempio di righello su Sabrina c’è un passaggio che non era indicato nel righello “puro” che vi ho fornito: il movimento.
Il motivo è semplice, quello era un esempio vecchio. Il manuale non lo sto finendo perché è costantemente in progress. Ovvero, nel vecchio righello c’era “il movimento”, in quello nuovo l’ho tolto e ho unito tutto sotto la voce “sviluppo”.
Bene. Ora iniziamo. A bomba.
Che cosa ti serve per raccontare una storia di genere?
Ti serve un protagonista.
Di solito, a questo punto, succede che Mario Moore si alza, si sistema la chioma riccia, mi punta addosso i suoi occhi di bragia e mi dice:
- Nunnèvero! Nunserve un protagonista! Io sto facendo una storia e il protagonista, come lo chiami tu, non c’è. O meglio, c’è ma non è un uomo, è un lampione!
Al che, generalmente rispondo:
- Io a volte mangio i ravioli senza cuocerli.
- Eh?
- Tanto hanno quasi sempre lo stesso sapore.
- Che cosa?
- Il fatto che si possa fare, non significa necessariamente che sia una norma da adottare universalmente e come regola di vita.
Per cui, per quanto Mario Moore abbia una sua capziosa ragione, facciamo finta che stiamo scrivendo una brutta storia normalissima, che magari verrà pubblicata e non un inarrivabile capolavoro assoluto che fodererà un cassetto. Sì? Facciamo finta, perlomeno.
A una storia serve un veicolo narrativo per essere raccontata, e quel veicolo è il protagonista.
E’ il personaggio principale, lui, quello che sta vivendo la storia. Quello con cui simpatizziamo, quello con cui soffriamo o ci divertiamo.
E ora, come in un libro game, partono le biforcazioni.
Prima biforcazione: Ci sono due vie per concepire un racconto.
Per semplificare le chiamo: La via eroica e la via prosaica.
Nella via eroica si lavora sull’extra-ordinario. Arrivano gli alieni. Rapiniamo una banca mascherati da ex presidenti. Esploriamo le galassie. Portiamo un anello in fonderia. Pazuzu possiede mia cugina. Indaghiamo sul santo Graal. Io so il nome della tomba e tu quello del cimitero. Faccio il drift con la Panda. Ci imbarchiamo sul Titanic. Divento Dio per una settimana. Cose così.
Nella via prosaica si lavora sulla pura quotidianità. I miei si trasferiscono a Roma. Tu e la tua vicina carina siete gli unici rimasti nel palazzo e poi vi baciate in terrazza stendendo i panni. La storia della mia vita. La storia della sua vita. La storia nella nostra vita. La notte prima degli esami. Caro diario. Vasche in piscina. Cose così.
A volte le due strade si intersecano, altre volte no. Però è chiaro che in base alla via che decidi di scegliere le caratteristiche del protagonista cambieranno. Per forza.
Però, attenzione, in entrambi i casi, i protagonisti avranno delle caratteristiche che li renderanno unici, non comuni. Devono meritarsi di essere i protagonisti di una storia.
Nel contesto eroico è facile. Le qualità non comuni del protagonista sono piuttosto esplicite, sia che si tratti di doti fisiche, sia che si tratti di doti legate al suo carattere.
Nel contesto prosaico le qualità del protagonista sono raccontate in un modo meno diretto, ma sono comunque presenti. Per essere protagonisti di una storia quotidiana di solito, si fa leva su caratteristiche uniche legate alla psicologia, o al modo di vedere il modo, o all’acume delle osservazioni in un racconto minimalista in prima persona.
Occhio che dal punto di vista dello scrittore, per caratteristiche uniche, non si intendono solo quelle positive. Se uno è il più sfigato del mondo, merita di essere un protagonista al pari dell’uomo più fortunato del mondo.
Quello che ti rende unico, ti rende protagonista.
E, giusto per rimanere nel territorio dei paradossi, l’unicità che cerchiamo può essere solamente nella voce dell’autore che ti racconta la storia.
La via eroica presenta un’altra biforcazione. Il tipo di eroe.
Io distinguo tra eroi di stampo classico ed eroi moderni.
Formula per un eroe classico: C’è una situazione di calma iniziale. Come ho già detto questa “calma” è relativa al genere narrativo che stiamo usando.
Inseriamo un disordine. Un conflitto, senza il quale non andiamo da nessuna parte.
L’eroe classico, che rappresenta il meglio del meglio del meglio del meglio che l’umanità può offrire, è legittimato ad intervenire per riportare tutto il più vicino possibile alla situazione di ordine che c’era in partenza.
L’eroe classico agisce. Perché può farlo, perché deve farlo, perché si sente di farlo.
Formula per un eroe moderno: C’è una situazione di calma iniziale. Come ho già detto questa “calma” è relativa al genere narrativo che stiamo usando.
Inseriamo un disordine. Un conflitto, senza il quale non andiamo da nessuna parte.
L’eroe moderno, che rappresenta in pieno l'umanità, sia nei pregi che nei difetti, non gli interessa di riportare ordine nel disordine, a volte nemmeno lo riconosce il disordine.
Viene costretto ad intervenire.
E’ la situazione che lo costringe a muoversi, o viene colpito sul personale, o interviene per un suo personalissimo tornaconto.
Forse, riuscirà a riportare la situazione il più vicino possibile alla situazione di ordine che c’era in partenza. Oppure no. Chissenefrega.
Se scegli, nel racconto di genere, poi non puoi cambiare le carte in tavola.
Se parti classico non puoi finire moderno e viceversa, a meno che il plot principale non sia proprio quel cambiamento di categoria.
Impara a riconoscere a quale categoria appartengono i tuoi protagonisti preferiti, e prova a immaginare come sarebbero diverse le loro storie se li facessimo passare da una categoria all'altra.
E’ meglio un protagonista prosaico, un eroe classico o un eroe moderno?
Non ho una risposta.
E non c’è neanche un compito a casa. Siamo ormai vicini alle feste, non voglio rovinarti l’antivigilia.
Per cui ci si becca il primo giovedì di gennaio, salvo supplementi.


AGGIORNAMENTO SUI COMPITI DEL RIGHELLO!
Mail ricevute.
Tranquilli.
Ora leggo e correggo, datemi un po' di tempo che sono giorni intensi.

mercoledì, dicembre 08, 2010

Diegozillab: Fase uno: Scrivere. Supplemento 1


Non è la lezione 3!
Quella arriva domani, questo è un supplemento, come i diari di bordo dell’Enterprise.
Essendo un extra non introduco nuovi argomenti, ma si chiacchiera su quanto si è detto e fatto fino ad oggi.
I compiti a casa andavano abbastanza bene. O meglio: bene. Dai, che sono di manica larga.
Avete colto tutti tutti le macro aree narrative. Pochi hanno evidenziato le ripetizioni di punti che avvengono spesso, anzi spessissimo, durante un racconto.
Siccome ho fatto casino, a qualcuno ho mandato un esempio, a qualcun altro no. Fatto sta che l’esempio c’è anche qui sul blog. Trovarlo è il compito bis.
Ho ancora una trentina di mail da leggere, state sereni, fa fede il timbro di yahoo.
(Perdonatemi per le mie risposte stringate, ma siete un botto!)
Per tutti quelli che non hanno ancora consegnato… Avete tempo fino a domani!

Torniamo al righello.
Sapevo che il righello avrebbe fatto dire a qualcuno:
- Ah! Sì, il viaggio dell’eroe.
(Lo dico senza esprimere un giudizio negativo su chi lo ha detto.)
Non ho nulla contro Christopher Vogler, anzi. Il suo libro è fighissimo. Forse troppo. Il problema è tutto qua.
Il Viaggio dell’eroe è così fighissimo che è diventato una sorta di luogo comune laddove si intraprende la tribolata avventura dell’insegnamento della scrittura creativa.
Qui una volta era tutta campagna, Venezia è umida, Bologna è una città vivibile, il viaggio dell’eroe.
E via con quaranta minuti di lezioncina improvvisata basata sull’indice del libro.
Personalmente preferisco Propp, che ha la sfiga suprema di scrivere malissimo le sue tesi, ma perlomeno non hanno ancora tirato fuori Morfologia della fiaba for dummies.
Fine della polemica.
Morale: diffida da chi cita a minchia Il Viaggio dell’eroe.
Vorrei spendere ancora qualche riga sul patto di complicità.
Io ti racconto una storia, e tu sei mio complice. Per tutta la durata della storia tu prendila per vera, appassionati, soffri assieme ai personaggi, sobbalza per i colpi di scena, piangi, ridi, tricchetracche.
Una storia di genere parte decisamente in svantaggio.
Sappilo. A volte non basta inserire la didascalia: tratto da una storia vera. A volte, quel patto non viene stipulato e non c’è niente da fare.
Però, c’è un però.
Semplificando al massimo, guarda una storia.
Che cosa noti?
Io noto il che cosa viene raccontato e il come viene raccontato.
Il che cosa è il mondo della verosimiglianza, della logica, della continuity, delle psicologie dei personaggi, del genere, di questo e di quell’altro.
Il come è il mondo degli aggettivi, della messa in scena, del montaggio, della voce, unica e personale di chi quella storia te la sta raccontando.
A livello inconscio, il come ha il suo peso. E anche se uno non lo sa, è con l’autore che sta stipulando il patto di complicità. Sono complice del modo che hai di raccontarmi la storia.
Ne consegue che non serve essere fan appassionati e devoti di un determinato autore, tutti lo siamo, anche se non lo avvertiamo in modo lucido.
Il come può fare davvero la differenza.
Ed è anche il motivo per cui le storie vengono raccontate, anche se sono già state raccontate tutte. Cacchio, cambia la voce di chi te le sta raccontando, e non è poco.
(Sul fatto che: le storie sono già state raccontate tutte, ne parleremo in futuro, ok?)
Quindi…
Storia bellissima, unica e originale raccontata con la stessa regia del Tenente Colombo?
Oppure storia banale, scopiazzata, inconcludente, ma raccontata con la regia de L’infernale Quinlan?
Quale delle due crea il patto di complicità migliore?
Se lo sapessi, sarei miliardario.
A occhio, posso dirti che sarebbe meglio pompare sulla messa in scena durante i passaggi banalotti, e semplificare quando si tirano le bombe narrative.
Ma ho già detto che qui non ci sono regole precise, giusto?
Altro favoloso paradosso, ad utilizzare al meglio il concetto di patto di complicità non è il cinema, non è la televisione, non è il fumetto, non è la letteratura, non sono i videogames, non sono i cartoni animati.
L’unica e la sola industria che utilizza a pieno la forza del patto di complicità è l’industria musicale.
Per dire, i Tokio Hotel sono un prodotto narrativo così perfetto, che se dici a una fan dei suddetti che sono soltanto la costruzione strategica dell’ufficio marketing della UMG ti uccide.
Il patto di complicità narrativa nell’industria musicale è così poderoso che alla fine credi sul serio che le canzoni vengano scritte (e suonate) da chi le sta cantando, che i vestiti e le acconciature siano frutto del gusto personale degli artisti, o che (teen dream) quello fico nella boy band sia etero.
E va oltre. Il patto fa il giro, si cortocircuita. Si rivolge verso gli artisti stessi, che ci credono. Guarda negli occhi Marco Carta, o Valerio Scanu, e capirai quanto può essere forte e duplice il patto di complicità narrativa.
Ti sto raccontando una storia.
Il veicolo con cui te la racconto è una “realtà” debordiana, rovesciata, dove il momento di vero è un momento di falso.
Falso, per noi, significa narrazione.
Chiudo questo supplemento in modo cospirazionista.
Prova a usare il righello su tutta la vicenda Wikileaks.
Rabbrividiamo insieme, dai!

martedì, dicembre 07, 2010

Il confronto imposibile.


Sono cresciuto ponendomi delle domande fondamentali:
E’ più forte Hulk o La Cosa dei Fantastici Quattro?
Uno squalo batte uno zombi?
Quando un uomo con la pistola incontra un uomo con un fucile, senti quella fitta, è l’orgoglio, tra Nanto e Hokuto quando il gioco si fa duro prometto che se va tutto bene balllo la Giga, Hola. Mi nombre es Iñigo Montoya. Tu as ucciso mi padre preparate a morir, hai lasciato qualcosa per noi? Soltanto cadaveri, portiamoli in Wyoming e armare i faser o aprire la comunicazione?
Ecco.
Dubbi, domande, quesiti che venivano prontamente risolti dalle mie figure maschili di riferimento.
Ora che sono vecchio, urbanizzato, bevitore di acqua dal bicchiere, in pratica un tamarro da salotto, si è fatta strada una nuova domanda che mai e poi mai avrei pensato di elaborarare.
E’ più forte Donald Draper di Mad Men, o Mr. Big di Sex & The City?
Sono estremamente simili. Il che mi porta a riflettere sul concetto di “uomo ideale”, di principe azzurro per le signorine.
Che è facile essere “uomo ideale” con quelle facce lì. Che gli perdoni un po’ tutto.
Un po’ stronzi, un po’ malandrini, però sotto sotto sensibili.
Elegaaanti. Io tutte le volte che metto un completo sembro uno che deve fare da testimone per una cresima. Oppure, nel migliore dei casi, un esattore della cosca di quartiere.
E poi, elemento forse fondamentale, non ho in banca una paccata di milioni di dollari.
Ma il punto non è questo.
Il punto sono le contraddizioni. Alla fine ho capito. Io sono pieno di contraddizioni, come tutti, solo che le mie contraddizioni non sono fighe come quelle di Don Draper e di Mr. Big.
Ecco.
Se i modelli di riferimento per l’uommmo moderno sono quei due lì, non c’è proprio gara.

venerdì, dicembre 03, 2010

Conoscere quello che vendi.


Auchan di Cesano Boscone.
Evviva.
Poi, giusto per dovere di cronaca, e giuro giuro non per fare il rompino, ci sono anche delle bancarelle molto interessanti.
Una vende cornici fatte a mano, con tutto il pantheon dei personaggi Disney sagomati, disegnati e colorati. In più: Hello Kitty, i personaggi Warner e chi più ne ha più ne metta.
Al piano di sopra invece, uno che vende quadretti su piastre di alluminio. Tra cui Diabolik, Dylan Dog, Superman e decine e decine di frame di film.
Le cornici e i quadretti vengono via a poco, segno che i diritti di sfruttamento per quei personaggi ormai costano pochissimo.

giovedì, dicembre 02, 2010

Wikio: Anteprima classifica cultura!



Quelli di Wikio hanno scelto Diegozilla per pubblicare in anteprimissima la calssifica di dicembre della sezione Cultura.
Ultima classifica dell'anno!
C'è chi sale, c'è chi scende e chi conferma la propria posizione...
Dato che non so la matematica lascerò ad altri il compito di analizzare matematicolosamente i dati.
Io noto che c'è parecchio fumetto ai piani alti, e la cosa mi sollazza un bel po'.

1cineblog
2Booksblog
3Finzioni
4Nazione Indiana
5Lipperatura di Loredana Lipperini
6Fumettologicamente
7Think.BigChief
8-Dalla Parte di Asso Merrill-
9Designerblog
10Soundsblog
11Carmilla on line
12Giap, la stanza dei bottoni di Wu Ming
13Best Movie
14artsblog
15bloggokin
16Mamma! Satira e giornalismo
17House of Mystery
18Mauro Biani
19Blogosfere Spettacoli
20Diegozilla
21Frizzifrizzi.it
22comicsblog
23Il Cinemaniaco
24Blogosfere Style
25Cartoonist Globale
26Sul romanzo
27AntonioGenna.net
28La poesia e lo spirito
29INSERTO SATIRICO
30Federica Sgaggio
Classifica curata da Wikio

Febbre e digitale terrestre


In questi giorni non sto benissimo. Naso che cola, febbre, dolori vari. Un raffreddore all’anno ci sta. E’ inverno, il raffreddore è nell’ordine delle cose, va preso con filosofia. Spero di non fare incazzare troppo quelli che aspettano le cose che dovrei scrivere.
(Nota: adesso, appena alzato sono abbastanza lucido per scrivere questo post, poi vedremo…)
Il problema è che tra naso colante e starnuti tonanti, non riesco a mettermi buono buono nel letto e dormire tutto il giorno. Allora guardo la tele.
Ieri mi sono messo sotto la coperta, con una scorta di fazzoletti e ibuprofene, a fare amicizia con il digitale terrestre dopo il lombardo spegnimento delle trasmissioni analogiche.
A parte i noti problemi, tipo che è sparita La7, e i canali RAI non si prendono più, sono rimasto affascinato dalla programmazione. Oppure era la febbre, non lo so.
C’è una televendita costante, canale dopo canale, più uno dopo più uno, di aggeggi e prodotti che come minimo poi ti arriva a casa un pacco con dentro un mattone.
Il fatto è che non sono nemmeno divertenti. Non c’è nessuno che trita gli iPad nel frullatore, o prende a martellare i diamanti per dimostrare che sono veri.
I programmi “normali” sono favolosi. Ci sono i conduttori scartati ai provini di tutte le altre televisioni del mondo, che cercano di condurre con una presenza scenica e con un linguaggio del corpo tardo anni ’80. Funambolici nel loro italiano trotterellante.
Ho riscoperto le tribune politiche. Proprio come negli anni settanta. Un bello studio con un poster e due sedie dell’Ikea. Un conduttore che sembra un agente immobiliare, in piedi tra due politici che dicono cose.
Con luci e inquadrature che neanche negli incubi del regista dell’Ispettore Derrick, parlano di futuro.
Comunque, ho trovato un programma favoloso. Uno studio pieno di pensionati, con gli applausi registrati a San Siro durante il concerto di Springsteen, che ascoltano gruppi da balera.
Di solito il gruppo da balera è così composto:
Lei. La cantante. Ha un nome esotico, tipo Wanda, Gilda, Ester. L’età è indefinibile, la forbice va dai 40 ai 65. Più l’età si alza, più la gonna si accorcia. Di solito il vestito è nero, in acrilico con sbrilluccichini. Trucco pesante.
Lui. Il Cantante. Anche lui ha un nome esotico. Ermes, Rudy, Walter. L’acconciatura è un capolavoro di ingegneria, ne ho visto uno con il ciuffo progettato da Santiago Calatrava.
Età variabile. Se cantano in coppia, è il marito di lei.
Lei 2: La corista in prima linea. Giovane. Piuttosto biotta. Nuda. Diciamo che se non ci fosse dietro un gruppo che suona potrebbe esserci un numero in sovrimpressione per chiamare la hot line.
Loro. Il gruppo. Sullo sfondo. Suonano convintissimi. L’unico problema è che durante l’assolo, di solito, la regia inquadra la chitarra sbagliata.
Il loro nome è relativo a quello dei cantanti. Tipo: Wanda e i plexiglass, o Ermes e i vombati. Oppure, in rari casi: I Clinker di Gilda e Rudy.
E poi, la grande, grandissima domanda:
Dove cazzo è Europa 7?
Ma come… Erano aaaanni e aaaanni che doveva trasmettere al posto di Rete 4, aveva vinto cause internazionali, per un periodo non si è parlato d’altro e adesso?
Ho fatto il giro degli ottocentomila canali inutili nel mio decoder, e Europa 7 non l’ho mica trovata.
Forse Tele Balera gli ha occupato illegalmente la frequenza e quelli di Europa 7 stanno preparando una causa contro Ester e i Dinamo.
Strasburgo si interroga.
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