martedì, novembre 30, 2010

La commedia all'italiana e wikileaks.


Giusto per rimanere in (triste) tema.
Wikileaks di qui, Wikileaks di là. Se fossi un giornalista italiano, o un direttore di un giornale italiano, mi sentirei offeso di brutto e rosicherei un bel po’.
Wikileaks ha mandato i suoi file in anteprima a un bel po’ di giornali, Der Spiegel, El Pais, eccetera e non ha mandato niente di niente ai giornali italiani.
Niente.
Questo la dice lunga, lunghissima, sulla reputazione internazionale della nostra carta stampata.
Ed è su questo che si dovrebbero scrivere pagine, pagine, pagine e pagine.
E’ una figura di merda in carpiato con doppio avvitamento.
Se, e bada bene dico: se, hai messo il nasino fuori dal nostro Paese, ti sarai sicuramente accorto che non era necessario il Cablegate per capire che a livello internazionale siamo considerati dei cialtroni.
Mi ci sono scontrato frontalmente due volte. Una volta a Londra. Il tizio dentro il baracchino che mi stava vendendo i biglietti per andare a teatro, quando ha capito che eravamo italiani ha voluto, a tutti costi, insistentemente, parlare prima del Milan, e poi di Silvio.
Ci ha preso per il culo in modo favoloso.
La seconda volta, un paio di settimane fa in Turchia. Compro un panino in un chiosco, per strada.
Il tipo non parla inglese, io non parlo turco. Ci capiamo a gesti. Vuole sapere da dove vengo. Italia.
Allora fa quel gesto internazionale, che significa fottere, e lo accompagna dicendo: Berlusconi! E ride, ride, ride.
Altro che Cablegate.
Che poi, volendo dirla tutta, a me non sembra così strano che i diplomatici parlino tra loro senza filtri e in quel modo lì.
Forse però, questa è una nostra percezione. Una percezione italica. Visto che siamo abituati a toni, barzellette, modi di dire, esternazioni, che in un qualunque altro paese del mondo porterebbero alle dimissioni di qualcuno.
Il Cablegate mette in luce un grandissimo gap culturale. Le popolazioni tribali del Borneo vedono atterrare un aereo e pensano che siano gli dei, noi leggiamo cose che per gli altri sono un grandissimo scandalo e non ci fanno alcun effetto.
Manifestano la distanza, ormai incolmabile, tra quello che pensa il Mondo, e quello che pensiamo noi. La lontananza siderale tra la policy globale e la policy del nostro Paese. Dove, giusto per fare un esempio, sono ancora in uso parole come: negro.
(Ora non venirmi a fare le pippe da accademia della crusca di ‘sta fava sul fatto che negro nella lingua italiana non ha un accezione dispregiativa. Parliamo una lingua che parlano in quattro, siamo in minoranza e vincono gli altri.)
La favolosa reazione media di fronte ai file di Wikileaks è:
- Quelle cose le sapevamo già.
Bravo, allora sei doppiamente coglione.
Io per primo.
E nella mia estrema coglionaggine, lo so già che non succederà nulla.
Assolutamente nessuna conseguenza.
Ed è su questo che si dovrebbero scrivere pagine, pagine, pagine e pagine.
E poi c’è Frattini.
Quando ha detto: Wikileaks vuole distruggere il Mondo, io non potuto fare a meno di immaginarlo su un palco, strizzato dentro a dei pantaloni di pelle, con di fianco Ghigo Renzulli.
Frattini, con vocione e i capelli lunghi che canta:
Ehi ehi ehi, amigo, tu vuoi distruggere il Mondooh!
Le pazze risate amare della commedia all’italiana.

Titoli di coda.


In ordine quasi casuale e decisamente incompleto:
Onofrio del Grillo, Gasperino il carbonaio, Olimpia, Pompeo, Aronne Piperno, don Bastiano, Ricciotto, il conte Rambaldo, il capitano Blanchard, don Sabino, Camilla del Grillo, Genuflessa del Grillo, la Marchesa del Grillo, Mons. Terenzio del Grillo, Faustina, Marcuccio.
Giovan Maria Catalan Belmonte.
Giuseppe "Peppe er Pantera" Baiocchi, Mario Angeletti, Cosimo, Norma, Nicoletta, Carmelina Nicosia, Pierluigi "Capannelle", Michele "Ferribotte" Nicosia, Tiberio, Dante Cruciani.
Oreste Jacovacci, Giovanni Busacca, Costantina, Bordin, capitano Castelli, tenente Gallina, maggiore Venturi.
Brancaleone da Norcia, Teofilatto dei Leoni, Matelda, Pecoro, Teodora, Zenone, Abacuc.
Assunta Patanè, Dott. Osborne, Vincenzo Macaluso.
Raffaello "Lello" Mascetti, Rambaldo Melandri, Giorgio Perozzi, Guido Necchi, professor Alfeo Sassaroli, Niccolò Righi, Alice Mascetti, Carmen Necchi, Donatella Sassaroli, Titti, Nora Perozzi.
Giovanni Vivaldi, Amalia Vivaldi, Mario Vivaldi, Dr. Spaziani.
Re Boemondo, Tiburzia da Pellocce, Berta d'Avignone, Pattume, Colombino, Panigotto da Vinegia
Thorz, Pantaleo, Rozzone, Taccone, Zenone.
Il mitico Cippa.

lunedì, novembre 29, 2010

Ciao, Leslie!



- Entrando nell'ufficio di Ludwig sappi che vai incontro a un grosso rischio.
- Lo so, ma rischi anche alzandoti la mattina e attraversando la strada o facendoti il bidé col ventilatore.

venerdì, novembre 26, 2010

Leggere tra le righe capendo male.


 Waka Waka di Shakira.
L’unico sistema per non ascoltarla era (ed è) di strapparsi i timpani con un cavatappi. Ho valutato l’opzione, ma mi sembrava un po’ troppo radicale.
Per cui, mio malgrado, ogni tanto ci vado a sbattere contro.
Al super, in tele, rotellando con la radio, vengo costretto ad ascoltarne almeno un pezzettino.
Tutte le volte mi succede la stessa cosa. Quando la tizia dice: this time for Africa, il mio cervello traduce l’inciso per i cazzi suoi e alle mie orecchie suona come: questa volta è con l’Africa che ci facciamo i soldi, alla facciazza loro.
Vallo a spiegare al mio cervello che sbaglia a tradurre.
Poi ieri tiro una craniata contro il trailer di Natale in Sudafrica.
Immagini a parte, che riassumono in modo magistrale il motivo per cui meritiamo di essere suppliziati dai Cenobiti di Hellraiser, ho notato una cosa.
Il testo di uàcca uàcca usato per il trailer è diverso. Non è lui, non è quello di Sciàcchira.
Cos'è? Quei quattro cialtroni non avevano i soldi per pagare i diritti?

giovedì, novembre 25, 2010

Diegozillab: Fase 1. Scrivere. Lezione 2


Ok. Panico. Forse dovevo dirtelo prima, ma può essere che se ci capiamo al volo, ti rovinerò per sempre il rapporto che avrai con le storie che ti racconteranno in futuro. Film, telefilm, romanzi e quel che ti pare, non riuscirai più a guardarli con gli stessi occhi di prima. Non si tratta di “indovinare” come sarà il finale, a indovinare sono capaci tutti. (Parentesi: Anzi. Più uno è un grezzone, più non sarà in grado di stabilire il giusto patto di complicità con la storia che ha di fronte. Quindi, al mondo, ci sono una serie di tamarri che si vantano di indovinare il finale di un film o di un telefilm non perché hanno capito come funzionano i meccanismi narrativi, ma perché hanno inconsciamente rifiutato la narrazione.)
Il nostro caso è diverso. Capirai (che è molto diverso da indovinare) quale sarà la sequenza successiva o il passaggio seguente della trama. Può essere fastidioso. Devi necessariamente generare un secondo cervello e usarli a turno, passando da uno all’altro a seconda della situazione.
Con il mio cervello numero 1, quello che ha otto anni, io mi metto di fronte alla narrazione e me la godo. Con il mio cervello numero 2, quello che ne ha 39, spacchetto, analizzo, esamino, prevedo, eccetera. Ecco perché le cose devo vederle/leggerle almeno tre volte.
E’ tutta colpa del righello. Che cos’è il righello? Lo vediamo subito.
Prendiamo una storia. Come ti ho detto all’inizio, qui abbiamo a che fare con storie di genere. Storie che vanno a inserirsi nella tradizione del racconto popolare, commerciale, filmico, telefilmico, romanzistico, fumettistico. Quello che sto per dirti non vale per la narrazione sperimentale, l’uber autoriale, e tutte quelle cose che quando le vedi/leggi ti rendi conto che potrebbero finire da un momento all’altro, anche adesso.
(Le ultime due righe necessiterebbero di una spiegazione approfondita di almeno sei pagine. Semmai la faccio a parte.)
Per cui: genere. Inizio, fine. Narrazione industriale, fatta per essere letta, capita, distribuita, venduta, apprezzata o disprezzata in quanto storia. Non perché è l’esposizione di una tesi o una costruzione narrativa basata sul metatesto puro.
Ovvero: io ti racconto una bella storia. Se devo dirti qualcosa di importante, oltre a raccontarti una storia, ti telefono che faccio prima.
- Pronto?
- Si, ciao sono Diego.
- Dimmi!
- Volevo dirti che provo un immenso senso di disagio di fronte al declino dell’occidente e la deriva della società contemporanea.
- Grazie!
Le nostre storie si dividono in tre atti. Un inizio, una parte centrale e una fine.
Lo vedi sulle storie già fatte, a maggior ragione devi tenerne conto quando elabori la tua.
Di solito, scrivendo per istinto, scrivendo da “lettori” (come si diceva nella Fase 1) si parte proprio dall’inizio, dal prologo e dopo un po’ l’istinto di abbandona.
Ci sono dei passaggi per passare da un punto all’altro. Passaggi “standard”, riconoscibili in tutte le loro forme in tutte le storie di genere.
E’ chiaro che cambiando il genere, cambieranno anche le specifiche narrative di questi passaggi.
Eccolo qua il righello.
Tutti i punti attraverso i quali passano le storie di genere. Compresa quella che stai scrivendo tu.
E’ l’esecuzione, la stesura della trama che hai in testa. Conoscere i punti, conoscere il righello ti può aiutare quando ti inchiodi in un passaggio.
Vediamoli questi punti.
Parte Iniziale.
Situazione di calma iniziale.
Il concetto di “calma” è relativo. E’ chiaro che la “calma” di un racconto apocalittico sugli zombi, sarà diversa dalla “calma” di una commedia sentimentale.
A che cosa serve definire la “calma”? Serve per introdurre la situazione, e tutte le cose che accadranno dopo. Si parte da una “norma”, per raccontare poi le modifiche a quella “norma”.
Identificazioni ruoli 1
Presentazione dei protagonisti. Chi sono i protagonisti di questa storia? Chi è l’eroe? Chi deve sopravvivere agli Zombi? Chi è la mia nuova vicina Holly Golightly?
Identificazione ruoli 2
Presentazione degli antagonisti. Chi è il cattivo? Chi sta frequentando la mia ex moglie? Chi sono i miei amici? I miei soci?
Identificazione Plot principale.
E’ un suggerimento, è il capire quale sarà l’elemento che va a modificare la “calma” vista prima.
Io e i miei mercenari che rubiamo delle armi chimiche, o io che mi rendo conto che il karma mi sta punendo e stilo una lista per rimediare.
Identificazione Plot secondario.
Soprattutto nel racconto seriale, viene presentato quella che sarà il problema da affrontare nel singolo episodio. O nella singola sequenza.
Conflitto
Questo è il punto più importante di tutti. Uno scrittore in realtà è un costruttore di casini. Senza un conflitto la storia non può esistere. Senza conflitto non si può andare da nessuna parte. Senza conflitto non c’è un cazzo da raccontare.
A chi, o a che cosa si può applicare il concetto di conflitto? A tutto. Ai protagonisti, agli antagonisti, ad agenti esterni. L’importate è elaborare un casino che sconquassi la situazione di calma iniziare.
Primo colpo di scena.
E’ la conseguenza del conflitto. Di solito, nella fasi iniziali, è una lieve sterzata narrativa. Non è ancora la botta necessaria per chiudere una storia con un finale pazzesco. Quello arriva dopo.
Dove ci porta il colpo di scena?
Alla parte centrale.
Sviluppo.
Ho inserito un disordine nell’ordine iniziale. Porterà a delle conseguenze. Qui si racconta come si arginano le conseguenze portate dal primo colpo di scena.
Conflitto.
Vedi sopra. Se le cose sono facili, non c’è storia. A che cosa porta un conflitto? Ecco:
Secondo colpo di scena.
Rispondo, in parte, a delle domande in sospeso. Risolvo UN problema, non IL problema. Risolvo il primo conflitto, o il plot secondario, ma non il Plot principale.
Per la cronaca: una puntata “media” di Lost arriva fino a questo punto, poi ricomincia da capo.
Perché? Perché siamo arrivati dove?
Parte Finale.
Conflitto.
Idem come sopra, andiamo avanti ancora per un po’ a inserire casini. Vado nella base dei cattivi e inizio la mattanza. Vado alla festa di capodanno da solo come un pirla e poi corro da Sally.
Penso sia ovvio che per conflitto non intendo soltanto due che fanno a pugni, okay?
Risoluzione Plot principale.
Risposte, baby. Risposte. Rispondo alle domande lasciate in sospeso. Risolvo il casino principale.
Fine.
Terzo colpo di scena (eventuale)
Questo, quando c’è, è per forza di cose un twist. Le cose non sono come ti ho detto. Bruce Willis in realtà è morto, il cattivo è un altro, sembrava che vincessero i cattivi ma invece no.
Tre atti. Una serie di passaggi.
Tutti questi passaggi vengono ripetuti più volte, spostati, omessi, sottointesi. Di solito vengono ripetuti molte volte, sequenza dopo sequenza.
Possono arrivare con un ordine diverso, possono non esserci o si possono usare all’infinito soltanto alcuni passaggi. I plot secondari possono essere ripetuti fino alla nausea, così come i conflitti e le parti non relative al plot principale.
Lo schema base, il righello, non prevede le ripetizioni, a quelli ci pensi da solo.
Ecco qui il righello senza i miei commenti:

Parte Iniziale.
Situazione di calma iniziale.
Identificazioni ruoli 1
Identificazione ruoli 2
Identificazione Plot principale.
Identificazione Plot secondario.
Conflitto
Primo colpo di scena.
Alla parte centrale.
Sviluppo.
Conflitto.
Secondo colpo di scena.
Parte Finale.
Conflitto.
Risoluzione Plot principale.
Fine.
Terzo colpo di scena (eventuale)

Stampalo. Ti serve per…. IL COMPITO A CASA!
Con il righello in mano, ti devi mettere davanti a un film o a un telefilm. (Funziona con tutto, ma usando film e telefilm è più comodo) Lo devi guardare segnandoti i punti che la narrazione attraversa. Con tua grande sorpresa scoprirai che non sono un pirla. Scoprirai che, con ripetizioni, spostamenti, omissioni, quello che stai guardando segue il righello.
Funziona alla grande con le cose semplici. Un film anni 80 con Chuck Norris seguirà quei punti alla lettera, nell’ordine in cui li ho messi io, ripetendo alcuni punti. Narrazioni più complesse li sposteranno, alcuni li salteranno, altri li concentreranno tutti nella stessa area.
Ma li troverai. Sono pronto a scommetterci.
Quindi scegli un film. Guardalo tenendo il righello davanti, disponendo la storia sui punti del righello. Bastano due o tre righe, giusto per farmi capire se hai capito.
Disclaimer:
Nei miei quindici anni di esperienza, ho sempre trovato dei Furbetti Negazionisti.
Per principio, qualcuno vuole dimostrare che mi sbaglio, e di solito mi tira fuori Lynch, Zio Gigetto e compagnia bella.
Fallo pure, ma perdi tempo.
Fallo pure, ma a questo punto devi anche elaborare un sistema alternativo al mio, sennò non c’è gusto.

Eventuali domande, nei commenti. Grazie.
Se qualche domanda necessita di una risposta lunghissima, verrà trasformata in una lezione 2 bis.

Questioni tecniche sulla consegna dei compiti.
Per i membri: Via mail, all’indirizzo solito.
Oggetto mail: Esercizio 1 di: nome/nick, numero tessera.
Se non consegni entro la prossima lezione, giovedì 9 dicembre, perdi un bonus zilla.
Per gli osservatori: Possiamo parlarne nei commenti.

mercoledì, novembre 24, 2010

X Factor 4 - La finale!


Alle 21.04 viene messo in moto l’aggeggio che trasforma i meganoidi in megaborg. Beauty, Toppi e Reika si allarmano, però invece di una macchina della morte megaborg c’è Facchinetti che balla.
Il Facchi ha le stesse doti danzerecce di un cotechino nelle lenticchie, ma va avanti indomito. Poi presenta tutti i giudici in grande stile, poi elenca tutti gli ospiti che ci saranno, poi si esagita per questa finale di X Factor.
Come sempre, ci sono dei collegamenti dalle città di origine dei cantanti rimasti. C’è una tipa a Cavezzo, da dove arriva Nevruz. Antonella Elia è a Roma, città natale di Nathalie. Un’altra tipa è a Salice Salentino, da dove proviene Davide.
Tutte e tre in mezzo alla bolgia, una più inutile dell’altra. Vince comunque e sempre la Elia da Roma, perché collegarsi con lei è come dare la linea a Godzilla mentre distrugge Tokio. Solo che la Elia non prende a pedate i palazzi, ma il buon gusto e la pazienza di chi se la ritrova davanti suo malgrado.
Sarà una finale interminabile, lo so già. Sono pronto. Ho tre batterie di auto, collegate in parallelo, con le pinze a morsetto fissate sui miei alluci. Nel caso stramazzassi sul divano vinto dalla noia suprema, un ex mercenario è pronto a darmi la scossa.
Ho bevuto alcune taniche di caffè e ho preso degli stimolanti al napalm. Sono prontissimo.
La prima manche comincia con un medley di canzoni di Elvis. Un pezzettino per uno, con Elvis in traccia per un duetto dall’oltretomba.
Un inizio, come dice Facchi: Ruoc en Ruoll.
Intanto, sul pianeta natale di Elvis: Sigma Teti Gennaro 88, un piccolo pianeta sulla cintura di Orione dove Elvis è tornato dopo essersi stufato della sua permanenza sulla Terra, al Re fischiano le orecchie.
Era lì che si mangiava un panino con burro di arachidi, pancetta e crinoidi uintarcini, e dice:
- Mi fischiano le ‘recchie. Com’è, come non è…
Accende la tele e di fronte al medley di X Factor si complimenta con sé stesso per aver preso la decisone di tornare a casa mollando questo pianeta di merda.
I giudici, dietro un muro di lattine di Pepsi, commentano l’esibizione. La pubblicità è così sfacciata che c’è una lattina di Pepsi anche tra le tette della Tatta.
Alle 21.24, perché è imperativo tirare da subito per le lunghe, si apre una parentesi sui talenti incompresi.
Poi salgono sul palco i Johnny Glamour Brothers.
Colpa delle mie ignoranze non riconosco subito Aldo, Giovanni e Giacomo, e non faccio in tempo a fuggire su Sigma Teti Gennaro 88 con il mio corpo astrale.
E’ tardi. L’orrore mi inchioda davanti al televisore. Scusami, ma devo fare una premessa. Come tutti gli ex cabarettisti, anche sottolineando il fatto che la maggior parte degli ex cabarettisti sono ex cabarettisti perché facevano cagare, mentre il sottoscritto è un ex cabarettista perché sentiva il bisogno di introdurre un ghost nella propria caratterizzazione psicologica… cosa stavo dicendo? Sta frase ha troppe virgole e mi incasino, mettiamoci un punto.
Dicevo: come tutti gli ex cabarettisti nuoto nel fiele, respiro acredine e sudo asprezza, riversando acrimonia su tutti i miei ex colleghi, però, cazzo…
Questi tre stanno raspando con le unghiette il fondo del barile. Mi tuffo in quella desolante e assoluta tristezza d'animo. Ci nuoto dentro fino alla fine della performance aldogiovannigiacomesca. Minchia.
I tre rimangono come giudici aggiunti.
Inizia la parte dei duetti. I finalisti canteranno assieme a uno famoso.
Inizia Nevruz, assieme a Zampacoso cantano: Per me è importante.
Ecco, anche per me è abbastanza importante dirti che un disco di Zampacoso può essere la soluzione a tutti i problemi energetici del pianeta. Bastano due o tre brani per lessare a puntino sei etti di manzo.
Poi, non pago, Zampacoso parla anche.
Mette giù un pensierino tipo: Nevruz è rock però ha anche un anima romantica. Che è come dire che se non lessi il manzo con due canzoni allora non puoi cantare di sentimenti.
Vorrei chiudere Zampacoso in una stanza, e fargli ascoltare per una settimana: Where Did You Sleep Last Night dei Nirvana.
Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano quella del francese, del tedesco e dell’italiano e della ghigliottina che non funziona. E tutti giù a ridere.
Tocca a Nathalie, in coppia con Skin, cantano: Follow me down. Skin e gli Skunk Anansie sono contenti. Pensavano: Bòn, dai, abbiamo finito. Apriamo una birreria. E invece continuano a invitarli alla versione italiana di X Factor.
Nathalie va bene. Però accanto a Skin, sembra la principessa delle fate in visita a una regina fetish cyberpunk.
Ai giudici piace e hanno ragione.
Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano quella del cieco che entra in una pescheria. E tutti giù a ridere, anche se è molto volgare.
E’ il momento di Davide in coppia con Francesco Renga. (Nota: ci saranno tre canzoni di Renga in questa finale. Due sue, più l’inedito di Davide. Renga ha un contratto con la Settimana Enigmistica e il gioco sta nello scoprire le differenze tra una canzone e l’altra. Io non sono bravo e non ne ho trovata nessuna.)
Cantano: Angelo. Il brano con cui, mi dicono, Renga ha vinto San Remo. Ma dato che non aveva quindicianni, la Tatta non lo considera.
La si tira per le lunghissime collegandosi con i giornalisti, tutti chiusi nella stessa stanza.
Poi c’è Malgioglio con la Bellucci, poi una clip umoristico cospirazionista con Giacobbo e la cravatta di Ruggeri, e si dilatano i tempi in modo magistrale.
Mario il mercenario, vedendomi un po’ in abbiocco mi da la prima scossetta.
Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano quella della pipa e della spiaggia di nudisti. E tutti giù a ridere.
Alle dieci e mezza passate, è il momento degli inediti.
Inizia Nathalie, con il suo: In punta di piedi. Confermo le impressioni che ho avuto al primo ascolto. Costruzione del testo molto interessante. Similitudini e paragoni molto personali. Vorrei sentire altri pezzi.
Inutile collegamento con Roma. Tanto inutile che anche il Facchi si imbarazza. Ma allora che cazzo li fate a fare tutti gli anni quei collegamenti se poi vi vergognate voi per primi?
Mistero.
Tocca a Nevruz, con: Tra l’amore e il male. Ma canta male, forse colpa delle spie, forse colpa che non ha voglia. Chiude rotolandosi nella mondezza.
Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano il colmo per un fotografo. E tutti giù a ridere.
Chiude Davide con: Il tempo migliore. Al secondo ascolto, la canzone mi sembra ancora più inascoltabile. Il testo è di una banalità maiuscola. Ho letto indicazioni stradali più interessanti.
Ruggeri, che è un signore, non può dire che quella canzone è un Toro con la divercolite che corre scagazzando per le vie di Pamplona. Quindi, si limita a consigliare per il futuro una maggiore attenzione nella scelta dei brani.
Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano quella dei pomodori che attraversano la strada. E tutti giù a ridere.
Collegamento con Salice Salentino, per una lezione di storia contemporanea direttamente dalla piazza del paese, e non devi nemmeno aprire il Ginsborg. Te lo dice direttamente il prete che durante la messa ha consigliato a tutti i fedeli di votare per Davide, così come consigliava di votare per Fanfani.
Sto per svenire. Mario il mercenario interviene. Scossetta e due schiaffi.
Sono pronto per godermi la reunion dei Take That.
A me Gary Barlow sta simpatico perché mi ricorda il mio amico Luca, e stimo Robbie Williams quel tanto che basta per comprare dei suoi singoli. Gli altri tre non so nemmeno come si chiamano.
La canzone faccio finta di ascoltarla, schivando la tristezza.
23.05. Aldo, Giovanni e Giacomo, interpellati, raccontano quella del fantasma formaggino. E tutti giù a ridere.
Però sono lì per promuovere il loro film di natale. Film di natale. A me ‘sta cosa che le persone aspettano il natale per andare al cinema mi affascina in modo pazzesco. Una volta sono andato al cinema a natale per vedere chi va al cinema a natale. E cazzo è vero. Era pienissimo di gente che andava al cinema perché era natale.
23.13. Esito del televoto. Nevruz si piazza al terzo posto. Non poteva vincere, si sapeva.
Il suo pezzo lo compro per ascoltarlo con la dovuta calma, ma non so quanto possa reggere il suo personaggio. Un terzo posto meritato. Bravo.
Ora la finalissssima è tra Davide e Nathalie.
Però, siccome bisogna allungare la broda, arriva un altro ospite.
Elisa.
Cose che preferisco fare piuttosto che ascoltare Elisa, in qualunque lingua essa canti:
- Andare dal mio vicino di casa, il signor Curti, per chiedergli dove era andato martedì scorso che mi serviva il digestivo Antonetto.
- Ascoltare con attenzione il racconto del signor Curti:
- Mia moglie, la Rina, ha mica visto un film con i vampiri? Che io ce l’ho detto: Guardalo no, Rina! Che poi ti spaventi. Ma non mi ha dato retta, quella testona l’ha visto lo stesso. Tùailait. Che poi c’era niente da spaventarsi, ma a mia moglie i vampiri ci fanno paura anche se in quel film lì più che vampiri sembravano dei pirla. Siccome la conosco, poi la Rina non dormiva più. Mi diceva:
- Evaristo ho paura! Evaristo ho paura, fa qualcosa!
- Ma cos’è che posso fare io?
- Vai a comprare dell’aglio.
Allora le ho detto: Va bene, domani vado al super e ti compro dell’aglio.
- Ma Evaristo, ma che cosa dici?! Chissà che cosa ci mettono nell’aglio dei supermercati. Tutte quelle porcherie per conservarlo. No, no. L’aglio che serve per tenere lontani i vampiri deve essere aglio buono.
- Ma Rina, porco diesel! Dove devo andare a comprartelo l’aglio?
- A Monticelli D’Ongina, la capitale dell’aglio.
Allora ho tirato su Anatolio, abbiamo preso la Regata e siamo andati a Monticelli a comprare due trecce. Ecco perché non c’ero martedì scorso.
Ore ventitreetrentasei, tardissimo. Inizia la seconda e ultima manche.
Prima un medley con i loro pezzi migliori, poi Imagine, una strofa a testa con il Maestro Pennino al piano, poi trenta secondi solo voce.
Però c’è un problema. Davide ha 17 anni e non può essere inquadrato in tivvù dopo la mezzanotte.
Sennò la carrozza ridiventa una zucca. Ma dico, risparmiare un po’ sulle minchiate viste fin ora e finire un po’ prima, no?
No. Bisogna tirarla per le lunghe più di una retrospettiva su Kieślowski. Che io, in quel periodo attorno ai vent’anni dove godi a farti del male, mi sono visto di fila una rassegna su Kieślowski e una su Werner Herzog e mi sono rotto i maroni molto meno.
Mezzanotte passata e non si finisce più. C’è tempo per le clip sulla storia dei giudici, un documentario sul lago dei castori, la Tatta che piange perché a 23 anni non facile essere così vecchia e compassata.
Poi Francesco Renga che fa un suo pezzo, e nessuno capisce se è il pezzo che ha cantato prima con Davide, se sta cantando lui l’inedito di Davide, o se è un pezzo nuovo.
Poi di nuovo tra i giornalisti e Omar Pedrini che non si sente quello che dice. Pensano che sia il microfono spento, invece no, è proprio così di suo. Omar Pedrini non ha mai avuto niente da dire. Muove la bocca e basta.
Poi un altro documentario sui castori in amore, no. Aspetta. Non sono castori che gnaulano è l’inedito di Stefano!
Anni fa su internet erano molto di moda i video con gli homeless che si picchiavano tra loro per 20 dollari. Era una cosa immonda, immorale, da denuncia, perversa e un po’ da stronzi.
Però, facevi molta fatica a non guardarli.
Ecco. Stefano che canta il suo inedito a X Factor è un Bum Fight musicale.
Oltre mezzanotteeventi. Mario il mercenario si è addormentato. Io no. Io ho deciso di immolarmi e di arrivare fino alla fine. Costi quello che costi.
0.29. Ci siamo. Sta per finire.
Entra Nathalie, e al posto di Davide c’è il suo papà. Ancora un clip, ancora un ringraziamento, un plauso, una pacca sulla spalla, un giro di giostra.
Alle 0.35 si chiude il televoto. Però prima si torna dai giornalisti musicali. Hanno assegnato il premio della critica. A chi? A Nathalie. Molto bene.
Ho gli occhi a fettina.
0.38 arriva la busta. Ho il tempo di domandarmi: ma se vince Davide che succede? Danno pacche e baci a suo padre? Ma come cazzo stiamo messi?
No. Non c’è problema.
La quarta edizione di X Factor la vince Nathalie.
Tripudio, folla, casino, urla, flash, coriandoli fuoco, fiamme e una pioggia castori.
Ore 0.41.
Fine della quarta edizione di X Factor.

L’unica cosa che mi rimane da dire è: grazie.
Grazie a tutti quelli che hanno letto i miei resoconti, grazie a quelli che hanno commentato e a quelli che non l’hanno fatto. Grazie per i complimenti, le bacchettate, e tutto quanto.
Grazie.
Anche da parte del signor Curti!


Tutte le altre puntate sono qui.

martedì, novembre 23, 2010

Mad Men Quattro.


Nell’attesa che Christina Hendricks vinca il Nobel-Oscar per la femminilità, mi sono guardato i primi dieci episodi della quarta stagione di Mad Men.
Si conferma una gran serie, scritta in modo magistrale.
Ribadisco le impressioni che ho avuto guardando le altre stagioni.
L’Ammerrica degli anni ’60 non è tanto diversa dall’Ittallia del 2010. Il che attenua notevolmente l’effetto di salto nel tempo che può provare un ammericano che guarda Mad Men.
Anzi. A volte l’Ammerica degli anni ’60 sembra più avanti dell’Ittalia del 2010.
Ma di sicuro è colpa mia che vedo le cose nel modo sbagliato.
Bicchiere dopo bicchiere ti viene voglia di diventare alcolista, ma visto che Draper sta cercando di darsi una regolata, in questa stagione si attenua un pochino l’impeto di emulazione.
il rischio soap opera è dietro l’angolo, ma è tenuto a bada e allontanato con un paio di colpi di scena, e delle costruzioni psicologiche che te le sogni.
Se ti interessa, cliccando qui, c’è una bellissima galleria con le foto del backstage.

lunedì, novembre 22, 2010

Cose che non capisco N° 1.723.432


Vicino a un posto che bazzico spesso c’è un negozio di abiti usati. Ha dei prezzi imbarazzanti, tipo che se compri degli abiti nuovi li paghi di meno. Sarà colpa del vintage. Però no, perché una volta a Londra, dalle parti di Neal Street sono entrato in un negozio di abiti vintage e stavo per comprare un chiodo anni ’80 per 15 sterline. Poi ho desistito perché mi hanno detto che sembravo James Belushi cinquantenne in un telefilm dove voleva fare il giovane. Ma sto divagando, il punto non è questo.
Il posto di fianco al negozio di abiti vintage lo frequento spesso, almeno tre volte al mese da anni, anni e anni.
Per un motivo o per l’altro la vetrina vintage la guardo sempre. Da anni, anni e anni.
Posso dire con relativa certezza che gli abiti in vetrina sono sempre gli stessi almeno un lustro.
Lo so che non sono cazzi miei, però io non capisco.
Non capisco come fa uno a mantenere un negozio di abiti usati in centro senza vendere nemmeno un calzino. Occhei, se vendi quel giubbottino in vetrina a trecentoeuri ci paghi almeno la luce, però quel giubbottino è lì da talmente tanto tempo che ormai lo chiamo Agenore e lo saluto quando lo vedo.
Da qui l’idea che quello sia un negozio di copertura, sotto il controllo del racket degli hipsters.

venerdì, novembre 19, 2010

Gran sorrisi e falsità



Ho beccato il link sul blog di Disma, e sono finito in un esperimento scientifico del Professor Paul Ekman dell’università della California.
E’ un test che determina la tua capacità di riconoscere un sorriso vero, che nasce dal cu-cu-cuore, e un sorriso falso da coltellata nella schiena appena ti giri.
Secondo me è utile.
Ci arrivi cliccando qui.
Io ne ho sbagliati due.
Comunque tutta l’area test di quel sito è piuttosto interessante per perdere tempo.
Ho fatto il test sulla Sinestesia. E no, non sono un sinesteta.

giovedì, novembre 18, 2010

Diario Turco 1


Prima Lucca e poi Istanbul. Quando sono tornato a casa ho trovato ad aspettarmi ottomila cose da fare. Ecco perché il mio resoconto istanbulese arriva così tardi.
Come sempre in ordine casuale, ecco i miei appunti di viaggio e qualcuna delle foto che ho scattato da quelle parti.


Arrivo.
All’aeroporto ci attende Emre. Il responsabile dell’ufficio stampa della casa editrice che ci ha invitato. Parla italiano molto bene. Sarà la nostra indispensabile guida, capo gita, cicerone, confidente, per i giorni che seguiranno.
Arriviamo e un cameraman riprende il nostro arrivo e inizia a seguirci passo dopo passo.
Rimarrà con noi tutti i giorni, dalla mattina alla sera.
La mia autostima arriva ad altezze esagerate. E ci rimane anche quando scopro che le telecamere sono lì per Galieno Ferri.

Traffico 1.
Istanbul ha un’estensione di 100 km, e qualcosa come 20 milioni di abitanti. Per arrivarci da Milano in aereo ci vuole meno tempo che per arrivare in pulmino dall’aeroporto all’albergo.
Compresa una sosta agli studi televisivi, dove Ferri è ospite in un programma in prima serata, ci mettiamo qualcosa come tre ore per arrivare in albergo.
Il traffico sarà una costante. Però, lo dico subito, ti ci abitui subito e non ho vissuto la cosa in modo stressante.

Kadıköy.
Quartiere sulla costa anatolica, l’albergo era lì.
Ci sono il mare, le navi, il porto, i gabbiani e un invasione di gatti.
Un vialone con un sacco di negozi, locali, baracchini, gente, traffico, bella energia. Una serie di viuzze che si inerpicano in salita.
Vorrei esplorarlo con più calma.

Kokorec.
Di fronte ad un chiosco che vende cose da mangiare non posso resistere. Quindi, porto avanti la mia missione di indomito mangione affrontando un panino con interiora di agnello arrostite.
Buonissimo. A questo giro ho una compagna gastronomica: Laura Scarpa. Che come me ha la missione di assaggiare tutto quello che non ha mai assaggiato.
Qui sotto una foto di Moreno Burattini che documenta l’evento.


Starbucks.
La Turchia è un paese civile. Ovvero, a differenza del paesotto anni ’50 in cui viviamo noi, ti offre possibilità di scelta. Se vuoi, puoi andare a berti un caffè da Starbucks.
Anzi dirò di più. Sono rimasto stupido dalla spettacolare convivenza tra elementi locali ed elementi internazionali.
Io non sono un fanatico delle catene, e non auspico l’americanizzazione del mondo. Però, cazzo, se un mattino mi alzo e ho voglia di andare a bere un caffè da Starbucks, devo essere libero di poterlo fare.
Qui non posso.

Gran Bazar.
Praticamente una città nella città, al coperto, con un milione di negozi e negozietti.
Penso che volendo, uno possa rimanere lì dentro anche una settimana.
E’ turistico fino a un certo punto, ci sono anche tantissimi locali che sono lì a fare le loro spese.
Se ho capito bene va ad aree.
Non ho capito invece se i prezzi si trattano oppure no. Dato che non sono assolutamente capace di trattare non ho approfondito la questione.
Non è uno di quei posti dove i negozianti ti acchiappano e ti tirano dentro. Nessuno invade la tua privacy. Molti parlano italiano.
La formula è: Ciao amico, italiano? Berlusconi! (Segue gesto internazionale con la mano tipo che suona il clacson ma che indica un altro tipo di movimento. Quello pelvico)

Gli aneddoti di Gianfranco Manfredi 1

A cena, Burchielli, Schiavone e il sottoscritto si mettono a parlare di Bombolo, Jimmy il Fenomeno, Edwige Fenech e dei vari capolavori della commedia italiana anni ’80. Tiriamo in mezzo Gianfranco Manfredi. Per Burchielli “Viva la Foca” è una chicca da cineteca. Al che Manfredi ci racconta che:
- In quel periodo i produttori chiamavano i direttori dei vari cinema, prima di girare il film, per farsi coprire parte dei costi di produzione. Soprattutto sale di provincia. E quelli ci investivano dei gran soldi. Io ero presente quando il produttore di Viva La Foca ha fatto il giro di telefonate… Era al telefono e diceva: A Peppì… De questo film te dico solo il titolo… Te dico solo ‘na cosa: Viva la Focaaaaaah!


(Continua, non so quando, ma continua!)

mercoledì, novembre 17, 2010

X Factor 4 - La semifinale.


Nove e tre minuti. Facchinetti vestito da Zorro, tra gli ululati del pubblico e le esplosioni delle lampade alogene, proclama l’inizio della dodicesima puntata di X Factor. La semifinale.
Sono rimasti quattro cantanti, ma il programma durerà comunque otto ore, come se ce ne fossero dodici. Potere della dilatazione spaziotemporale. Come faranno? Cazzeggiando a bestia.
Entrano i giudici. Elio opta per uno stile anni trenta, Ruggeri sta sul classico, la Tatta è passata da Promod e Mara Maionchi indossa una giacca che se la guardi a lungo ti ipnotizza.
Giusto il tempo di farli sedere, ed ecco il primo ospite: Carmen Consoli.
Cose che preferisco fare piuttosto che ascoltare Carmen Consoli:
- Accompagnare mio vicino di casa, il signor Curti, alle poste.
- Cercare di capire se il numerino eliminacode che abbiamo preso contiene dei messaggi criptati e va decodificato seguendo la successione di Fibonacci.
- Realizzare che il numerino eliminacode non elimina affatto le code, soprattutto se il software che dovrebbe gestire i flussi è stato craccato da un hacker dodicenne di Corsico.
- Difendere il proprio posto in fila, usando una mazza chiodata medioevale.
- Capire che c’è qualcosa che non va vedendo quello davanti a noi che tira fuori uno sgabello pieghevole e si mette a sedere.
Finita la Consoli, arriva Gianni Morandi. Io ho un certo rispetto per Gianni Morandi, però ho un problema: soffro di Bananelamponite. Se sento Banane e Lamponi poi vado avanti a canticchiarla almeno per una settimana. L’ultima volta mi hanno fatto smettere a pugni.
La mia stima per Morandi è messa a dura prova nel duetto voce e chitarra che fa con il Facchi. La tristezza si abbatte sui presenti come una sequoia sui boscaioli.
Ma resisto. Chiudo gli occhi e sopporto. La prima manche sarà tutta di canzone giannimorandesche. Se cantano Banane e Lamponi sono rovinato.
Apre la gara Nevruz, con C’era un ragazzo. Pezzo al quale sono molto affezionato. Nevruz lo affronta con molta energia e carisma. Alle sue spalle un ballerino che corre sul posto. Velocissimo. Sul finale Nevruz fa finta di sparargli e lui si schianta a terra, cappottando.
Piace a tutti, Morandi compreso.
Guardo troppo a lungo la giacca della Maionchi e cado in trance ipnotica. Mi convinco di essere duro come il marmo. Sistemo due sedie una davanti all’altra. Guarderò la puntata sdraiato, con la nuca e i piedi appoggiati alle spalliere.
La Tatta, è senza concorrenti, però ha ricevuto un’interessante offerta di lavoro. Una ditta concorrente ai Baci Perugina le ha proposto di scrivere le frasi da mettere dentro i loro cioccolatini.
Si chiameranno “I Banalotti”, e conterranno la summa del pensiero Tatangelesco. Secondo quelli del marketing, servono dei cioccolatini da regalare non in un momento speciale, ma in momento qualsiasi. La Tatta ci pensa.
Parte una clip con il riassunto dello scontro tra la Tatta e Ruggeri. Al termine, la Tatta cerca di spiegare la sua posizione. Nel discorso di chiarimento che segue, la Tatta usa tutti i verbi concepiti dalla lingua italiana. Ne inventa anche qualcuno.
Fatto sta che tocca ai Kymera, con: Occhi di Ragazza. Performance onestamente agghiacciante.
Guardo troppo a lungo la giacca della Maionchi e mi convinco di essere una gallina. In brodo.
E’ il turno di Davide, con: Un mondo d’amore. Esce vestito di bianco, con alle spalle i ballerini rotanti e gesticolanti. Davide è sul pezzo, e lo trovo molto convincente, come sempre.
In sala c’è anche il nonno di Davide. Cazzo. E’ uguale uguale a Raf di Sipio, il barista dei film di Celentano! Quello entrato di prepotenza nella storia del cinema italiano con la scena del cocktayl in Grand Hotel Excelsior!
Chiude il giro morandesco Nathalie, con Se perdo anche te. Gran bel pezzo, interpretazione buona.
Non sapevo che fosse una canzone del Gianni, forse avevo sentito una cover fatta non mi ricordo da chi.
Sono salvo. Non hanno cantanto Banane e Lamponi.
Però qui ho scritto quel titolo troppe volte, la canzone mi è entrata in testa lo stesso. Questa sera ho un incontro pubblico sui fumetti.
Quindi, il mio intervento sarà: L'orologio batte l'una tu sei fuori chissà dove giro nudo per la casa dimmi tu se questa è vita tu che esci con le amiche.
Siamo al momento degli inediti. Non vedo l’ora. Per questa parte di gara arriva anche il direttore artistico di San Remo, che non mi ricordo come si chiama e non mi interessa. Si mette tra i giudici e dirà la sua.
Più guardo il direttoreartisticodisanremo, più capisco alcune cose. Non serve Giacobbo per svelare i misteri dell’universo, basta guardare in faccia il direttoreartisticodisanremo.
Il primo inedito è quello di Davide: Il tempo migliore, scritto da Francesco Renga.
Nella clip che precede il pezzo compare Roberto Rossi della Sony che definisce il pezzo Brit Pop. Bene.
Ecco Davide. Ecco l’inedito. La musica riesce a superare di slancio il concetto di ovvio. Sonorità, ritmi e dinamiche dense di piattezza e prevedibilità. Il testo è di una banalità sconcertante. Un panino farcito di luoghi comuni.
Ovviamente, piace a tutti. Direttoreartistico e manager Sony, compresi.
Io sono felice di non fare musica, se è con quei cervelli che bisogna relazionarsi. Vorrei chiedere a Tizio Sony dovecazzo e comecazzo ha visto del Brit Pop in quel pezzo lì.
L’unico che va un pochino controcorrente è Elio. Non può dire che il pezzo è una merda, ma suggerisce a Davide di scegliere con cura le canzoni che canterà in futuro.
La Tatta ha rifiutato la proposta dei cioccolatini, perché fanno ingrassare. Allora le propongono di scrivere le frasi da mettere negli incarti di una linea di caramelle. Le caramelle Minus Mentis. La Tatta ci pensa.
Tocca a Nathalie, con la canzone scritta da lei: In punta di piedi.
Mi piace per principio. Il pezzo è talmente distante da quello sentito prima che non sembra nemmeno di essere nello stesso programma. Il punto di vista narrativo e l’uso del linguaggio di Nathalie sono molto interessanti. La canzone mi piace, ma non comprerei un suo disco intero. Rimane il fatto che è un brano notevole. Un capolavoro se lo rapportiamo a quello di Davide.
I Kymera cantano: Atlantide, un pezzo che gli ha scritto Ruggeri. Otto ore di introduzione per una canzone che mentre la ascolti ti chiedi perché.
Anzi: Peeeeercheeeeeeeeèèè!
SMS del mio amico Otto: Sigla di un documentario di Teletuscolo.
SMS di Don Enzo: Uomo Ascolta lo dico anche io durante la messa.
SMS di Otto, again: Ma è la musica di Mc Giver!
Ruggeri cade nella stessa trappola in cui cadde Morgan con gli Aram Quartet. Dare un proprio pezzo ai cantanti della propria categoria.
L’ultimo è Nevruz, con: Tra l’amore e il male di nonhocapitochi.
Pezzo potente, ogni riferimento a Manuel Agnelli degli Afterhours è puramente casuale, ma sono convintissimo che sia meglio ricordare gli Afterhours piuttosto che la canzonetta dell’itaglietta amore mio di quell’anguria dammi una fetta.
Unica canzone che comprerei. Sono felice, orgoglioso, mi sento vivo quando Direttoreartistico dice che non sa, deve capire, non è convinto del pezzo di Nevruz.
Vivo!
Nella città dei morti!
Per digerire gli inediti, ecco gli ospitoni della serata. Il Facchi gioca in casa, anzi in salotto, arrivano i Pooh.
Chiedo scusa a tutti, ma a me Dodi, Poppi, Sgnuppi e come cazzo si chiamano, mi hanno alquanto piallato tutto quello che potevano piallarmi, e non ho mai neanche ascoltato una loro canzone per intero. Per cui, saluto i loro capelli tinti e il loro crederci tantissimo, manco fossero i Led Zeppelin, e li lascio a Paolo Bitta.
Vado a farmi un panino di muflone, melanzane, uovasode, calamari, rucola, cipolline, polenta, lardo di colonnata, cetriolini, nutella e maionese.
Torno alle 23.24 e scopro che i Kymera andranno al ballottaggio.
Mavalà? Maddai.
C’è una seconda manche a tre di cui nessuno sentiva il bisogno.
Nathalie canta, bene, Bette Davis Eyes.
Davide canta, abbastanza, The Right Thing dei Simply Red.
Nevruz, in un impeto di autolesionismo, canta: Ancora. La sigla di Marzullo.
I tre cantano in una scenografia tipo discoteca queer, c’è anche qualcuno che cerca la dark room, ma non la trova.
La tiriamo per le lunghe. Elio è molto duro con Nevruz, ma poi riconosce le sue colpe.
Allo scontro finale andrà Nevruz.
Nevruz contro i Kymera.
Cantano quello che devono cantare, ci sono le clip riassuntive dei rispettivi percorsi a X Factor.
Bello: Pigro di Ivan Graziani cantato da Nevruz, non lo conoscevo.
Tiritera, tirainlungo.
Parola ai giudici:
Ruggeri elimina Nevruz con signorilità.
Elio elimina i Kymera con un discorsone.
La Tatta elimina i Kymera con ovvietà.
Mara Maionchi, ipnotizza i presenti con i poteri della sua giacca, fa correre tutti sui carboni ardenti mentre, spietata, elimina i Kymera.
Mi dispiace per Yaeko Mitamura e per Go Kato, ma se ne tornano a casa.
Ore 0.17, fine della semifinale di X Factor.
Ho un leggero senso di pensantezza allo stomaco. Forse è colpa del panino.
Suono al signor Curti, che magari ha del Digestivo Antonetto.
Non c'è.
Dove sarà andato il signor Curti?
Un ennesimo mistero da svelare.


Tutte le altre puntate sono qui.

martedì, novembre 16, 2010

Fumetti al telefono 4


[The names were changed to protect the innocent]

- Buongiorno, Edizioni Top Bum?
- Si…
- Salve, vi chiamo per un avere un informazione…
- Mi dica!
- Mi date per favore le mail degli editori giapponesi, che vorrei fare i miei fumetti con loro?
- Mi scusi, ma non capisco…
- Mi servono le mail degli editori giapponesi! Voglio mandargli i miei fumetti da pubblicare.
- Ah. Mi scusi, ma con chi sto parlando?
- Sono un ragazzo qualunque.
- Già… Aspetti un secondo in linea, le passo il responsabile della linea manga della nostra casa editrice…
BEEP
- ETTOREEE! Una telefonata per te!
- Si, pronto?
- Salve sono un ragazzo qualunque…
- ?
- Vorrei le mail degli editori giapponesi, devo mandargli i miei fumetti da pubblicare.
- Con chi parlo, scusi?
- Sono un ragazzo qualunque.
- Capisco… Ma, guardi… La nostra casa editrice ha anche una linea in cui pubblica fumetti italiani, se vuole sottoporci il suo progetto…
- No. No. Io voglio pubblicare in Giappone. Ecco perché mi servono le mail degli editori giapponesi. Voi fate manga, e sicuramente le avete.
- Mi dispiace, ma noi non offriamo questo genere di servizio… Vede, noi compriamo i diritti dei manga che poi pubblichiamo, ma non vendiamo ai giapponesi i fumetti che facciamo qua.
- Ah. E a chi posso rivolgermi allora?
- Provi a chiamare la Pulsar Manga e chieda a loro!


Nota: Telefonata vera, che mi ha raccontato un testimone oculare.

venerdì, novembre 12, 2010

Ci vediamo mercoledì?



Mercoledì 17 Novembre, tipo dalle 21.30 in poi, mi trovi in Scighera.
Un amichevole circolo Arci, ubicato qui nella nebbiosa Milano in via Candiani 131.
Sarò in compagnia di Tito Faraci, Alessandro Ferrari e Antonio Serra, saremo moderati da Adriano Barone e parleremo di fumetti.
Clicca sul manifesto qui sopra per maggiori info su tutta l'iniziativa: Milano a Fumetti.
I membri milanesi del Diegozillab sono ufficialmente invitati a partecipare, così ci si beve una birretta assieme. Invito esteso anche a tutti i non tesserati, eh!
Mi è stato chiesto di parlare del rapporto tra autore e major. Non so ancora bene che cosa dirò. Di sicuro ascolterò con molta attenzione quello che diranno gli altri, che non si finisce mai di imparare!
Ti aspetto mercoledì!
Il parcheggio lì attorno si trova comodo.
Nessuna scusa.

Intervista Dylaniata!


Agile intervista al sottoscritto, a cura di Susanna Galimberti sul sito Dylandogofili!
Ci si arriva cliccando qui.
Dato che siamo in tema, dico un paio di cose utili anche per il Diegozillab.

giovedì, novembre 11, 2010

Diegozillab: Fase1-Scrivere. Parte 1


Per prima cosa, mettiamo le cose in chiaro. Qui facciamo storie di genere. Raccontiamo storie che possono essere collocate su uno scaffale e divise per generi narrativi.
Poi, è chiaro che i generi non stanno mai fermi e si mescolano. Però è importante capire subito che per fare Alta Letteratura, per vincere i premi della critica, o per imparare a fare l’Autore io non sono quello adatto.
Anzi. Non penso che servano delle lezioni per fare il fumetto d’autore. O li sai fare o non li sai fare. Anzi numero due. Con il tempo e la pratica ho decodificato dei movimenti di genere (poi capirai di che cosa parlo) anche in quel tipo di narrazione.
Tecnicamente, da figlio di puttana, potrei strutturare una graphic novel minimalista, piena di quelle belle menate che analizzano gli ombelichi nel profondo, e per farlo potrei usare uno schema narrativo preciso, identico a quello che si può usare per scrivere un giallo.
Dato che non è una cosa carina da fare, lasciamo questo discorso sul piano del potenziale.
(Parentesi [parentesi nella parentesi: farò un sacco di parentesi] l’anzi numero due contraddice l’anzi numero uno. Abituati, mi contraddico spesso, perché la scrittura non è come la matematica. Qui due più due può fare 8, può fare banane, può fare anche elicottero.)
Veniamo a noi.
Che cosa facciamo qui?
Qui facciamo noir, thriller, fantasy, porno, fantascienza, commedie, western, horror, e tutte quelle robe lì. Storie di genere.
Un’altra doverosa premessa riguarda il mio ruolo. Io posso, con tutti gli sbattimenti del caso, insegnarti a gestire la tua creatività. Non posso in alcun modo insegnarti a essere creativo.
Se qualcuno ti dice che può insegnarti la creatività picchialo. Ti autorizzo a farlo.
In altre parole: Questa è una scuola di guida acrobatica, ma devi venirci con la tua macchina.
Ti insegno a guidare, ma se non hai almeno una Panda non possiamo fare niente.
Questo è per mettere le cose in chiaro subito subito. E anche un po’ per mettere le mani avanti, o in faccia, a seconda. (Nel senso: se qualcuno ti dice che può insegnarti a farti venire delle belle idee narrative… Fai partire due schiaffi. Hai la mia autorizzazione.)
I primi quattro interventi del Lab sono dedicati alla scrittura creativa in generale. Poi andremo nello specifico della scrittura per i fumetti.

Storie di genere dicevamo...
Per far vedere che ho studiato, ti dirò che siamo nel territorio della letteratura formulaica.
In tutti i manuali che ho letto, in molti dei corsi che ho seguito in incognito, di solito si parte analizzando il primo scoglio della scrittura: la pagina bianca.
Sul blocco della pagina bianca sono state scritte intere enciclopedie. Tutte sbagliate.
Il primo passo per scrivere è capire una differenza. Una differenza sottile, forse ovvia, ma spesso sottovalutata.
Non confondere mai l’azione di battere i tuoi ditoni sulla tastiera, o di pasticciare su un foglio con una penna, con l’atto di scrivere.
Azione e atto. Vanno separati.
Per scrivere, qui nel Diegozillab, intendiamo l’elaborazione della storia. La scrittura esercitata come puro pensiero o come film nella testa.
Io scrivo mentre lavo i piatti, o fisso nel vuoto, o guido in autostrada.
Dopo che l’atto è stato compiuto, in modo più o meno approfondito, puoi passare all’azione.
Ovvero: Non metterti mai davanti ad una pagina bianca se non sai prima che cosa scrivere.
Poi. Scrittura e lettura vanno d’accordo e sono amici. Lo sanno tutti.
Però, a livello creativo, è importante non confondere il rapporto con la narrazione che si ha da lettore, con quello che deve avere uno scrittore.
Da lettori, o da spettatori al cinema o alla tele, abbiamo un interazione lineare con il materiale narrativo che stiamo guardando/leggendo.
Iniziamo dall’inizio e finiamo alla fine. Non leggiamo i libri al contrario e non guardiamo i film usando il rewind.
In molti pensano che anche la scrittura proceda allo stesso modo della lettura.
No.
No.
Non è così.
Non bisogna confondere il prodotto finale, che arriverà domani nelle mani dei lettori, con il prodotto in lavorazione, che è nelle tue mani adesso.
Ovvero: Non necessariamente una storia viene scritta nell’ordine in cui il lettore la leggerà.
Per esempio, è possibile partire dal finale. O tornare indietro, aggiungere, correggere e poi proseguire.
Il continuum di una storia in fase di scrittura non è quello di una storia finita che viene letta da qualcuno.
Editing a parte, dove si manifesta il problema di pensare alla scrittura come dei lettori?
Il problema si manifesta nell’intoppo comune a tutti di partire a razzo con un buonissimo inizio, per poi inchiodarsi subito dopo il prologo o a metà.
Quante storie lasciate a metà hai nel cassetto?
Ecco.
Hai la necessità di un qualcosa che ti dia una mano a proseguire in modo tecnico, quando l’impeto narrativo ti abbandona.
Il talento è un omino nudo che corre nudo per i prati con il dindolino in vista.
Mettiamoci perlomeno le mutande.
Io purtroppo, non credo nell’approccio serendipico alla realtà. Io devo capire le cose. E per capirle devo guardarle molto da vicino. Non mi basta dire: le cose mi vengono perché mi vengono. Voglio sapere da dove arrivando, quando citofonano, che cosa devo fare per farle arrivare al momento giusto.
Allora ho tirato fuori un metodo. Il mio metodo, che sicuramente è quello sbagliato, ma per ora sta funzionando. Lo chiamo “Il righello”.
Sai tracciare una perfetta linea dritta senza usare il righello?
Io no.
Per le storie c’è un righello?
Si.
Te lo regalo alla prossima lezione.
Tra 15 giorni. Giovedì 25.

Eventuali domande, nei commenti. Grazie.
Se qualche domanda necessita di una risposta lunghissima, verrà trasformata in un post integrativo.
I partecipanti osservatori possono fare domande, ma ovviamente, quando si faranno i test non verranno corretti.

Questioni tecniche sulle tessere:
1: Se non l'hai già ricevuta, non chiedermela, ormai è tardi. Seguirai da osservatore.
2: Impara a conoscere il tuo Avatar. Ti servirà per il test della lezione 4.
3: Per ogni errore verrà cancellato un Bonus Zilla dalla tessera. Chi arriva alla fine del corso con tutti i Bonus Zilla intatti vincerà dei premi. Tra cui, lo dico subito, le coordinate geografiche per un parcheggio gratis a Lucca in un punto strategico.

Compito a casa:
Vai in un posto dove c'è gente. Un parco, una stazione, una piazza. Siediti un pochino in disparte.
Guarda quelli che passano, osservali bene.
Inventati la storia delle persone che vedi.
Upgrade: Trova questa canzone e mettitela in cuffia. In orario di punta, vai in una stazione e cammina in senso contrario alla folla con quel brano sparato a palla nelle orecchie.
(Funziona meglio se prima guardi un paio di volte questo film)
In entrambi i casi, non scrivere nulla. Nemmeno una riga.
Tieni da conto tutte le sensazioni che proverai.


AGGIORNAMENTO!
Andrea 403, ha fatto un post itegrativo a questa prima lezione.
E' una sorta di contenuto extra, tipo quelli dei Dvd.
Ne consiglio vivamente la lettura.
Ci arrivi cliccando qui.

mercoledì, novembre 10, 2010

Viva la resolution!

Diegozillab: Si comincia domani!


Tra circa 24ore verrà messa on line la lezione numero uno del laboratorio.
Dormite sereni e fate una colazione abbondante.
Nel frattempo, calcolate le defezioni, i mancati ritiri, i casini numerici e tutto quanto, i seguenti simpaticissimi possono mandare una mail x ritirare la loro tessera:
- Luca di Gialleonardo
- Cobalto
- Mario
- Mauro
- Aquaragia
- Mendo
- Engelium
- Enzo
- Francesco Nicolussi
- Zeitgeist
Siete gli ultimi dieci.
Poi basta.
Se non ritirate voi, rimaniamo così
Le pratiche di tesseramento sono ufficialmente concluse, chi non ha ricevuto la tessera al momento della pubblicazione della prima lezione, è fuori.
Pazienza.

X Factor 4 - Undicesima Puntata.


- Ehm… Salve a tutti, mi chiamo Arturo.
- Ciao Arturo!
- Sono qui perché… ecco. Ho un problema…
- Confidati con noi Arturo, non avere paura.
- Ecco io…
- Siamo tutti come te, Arturo!
- Forza!
- Parla con noi, Arturo!
- Ecco. Sono qui perché ho un problema con X Factor 4.
- Sei tra gli Icsfactoristi Anonimi, sei nel posto giusto.
- Ci ho provato, giuro, a farmi piacere questa edizione, ma non ci riesco proprio.
- Io ho smesso al secondo travestimento di Elio.
- Io all’ennesima minchiata della Tatangelo.
- A me quel tamburo… Santoddddio quel tamburo…
- Io sono pulito da tre settimane! Un acuto dei Kymera mi ha fatto capire che non potevo andare avanti così…
- Vai avanti, Arturo… Non farti problemi con noi. Ti aiuteremo con il nostro programma in dodici passi.
- A quale passo sono?
- Sei al primo: Noi abbiamo ammesso la nostra totale impotenza di fronte a X Factor 4 e che le nostre vite erano divenute incontrollabili.
- Più o meno è vero. Ho saltato una puntata perché ero in Turchia. E ieri sono uscito a cena.
- Bravo Arturo!
- Però…
- Però che cosa?
- Però sono tornato a casa verso le undici… Non ho resistito, ho acceso la tele e ho visto le fasi finali.
- Non siamo qui per giudicarti, Arturo…
- Ieri è stata durissima, amici… C’erano Morgan, la Ventura e Claudia Mori. In aggiunta a tutto il solito cucuzzaro. Io mi ero dimenticato della Ventura. Mi ero dimenticato che anche se non parla, le basta un’espressione o una movenza qualsiasi per trasmettere una tracotante burinità che fa appassire i fiori sulla tappezzeria. Mi ero dimenticato che quando parla, con quel tono da ipnotista iperattiva, è in grado di trasmettere dei concetti talmente bassi che la Tatangelo in confronto sembra Kierkegaard.
- Davvero?
- Oh, sì. E il finale era tutto su Stefano. Stefano qui, Stefano là. Con la Mori a dare manforte al casoumanesimo. Ma sapete qual è la cosa che mi ha sconvolto di più?
- Dicci!
- Il modo con cui è stato gestito Stefano, l’etichetta che gli è stata appiccicata addosso, la modalità con cui ci si è riferiti a lui. Gli aggettivi che si sono rivolti verso quel ragazzo, dimostrano che siamo un Paese di Tamarri. Qui da noi il vincente è quello che ti fa la cacca in salotto e poi si pulisce con le tende. Quello che prima ti manda affanculo e poi ti chiede che cosa gli hai detto. Una persona educata, sensibile, che dimostra di avere sentimenti oltre a quelli rivolti verso il culo delle Escort, è considerato una bestia rara da esibire nello zoo dei poveretti. Perché la normalità, secondo loro, è essere truzzi. Poi, non mi piace come cantante, però non è possibile, cazzo, che stia passando il concetto che va bene, è normale essere tutti come Corona.
- Con chi era in ballottaggio?
- Con i Kymera. Però è uscito lui, perché sul pezzo vocale ha tirato una stecca che depilato una mandria di bufali in Montana e ha fatto fischiare l’apparecchio acustico del signor Curti.
- Di chi?
- Del signor Curti, il mio vicino di casa.
- Che cosa farai adesso?
- Mancano due puntate, ma non ho capito quando vanno in onda. Sono curioso di sentire gli inediti.
- Sì, lo sappiamo, gli inediti sono una grandissima tentazione… Devi resistere, Arturo!
- Come posso fare?!
- Prova con la grappa. Tanta grappa.

martedì, novembre 09, 2010

Ufo in Turchia!


La mia gita a Istanbul è stata pienissima di eventi.
Compreso un avvistamento Ufo.
Foto fatta con l'iPhone, perchè quando arrivano gli alieni non fai mai in tempo a tirare fuori la macchina fotografica!

Back on Faccialibro!


Buffo.
Sto iniziando un lavoretto con gente nuova, simpatici, lavoro molto interessante, e occhei.
Ho scoperto subito che questiqui usano Faccialibro invece che mandarsi le mail.
Uno ha fatto uno sforzo apposta per me, ma alla terza mail mi ha scritto:
- Aspetta, sento Tizio in chat se l'appuntamento di domani va bene per lui...
E lì ho capito che mi toccava fare qualcosa.
Tipo ri-iscrivermi al tricche tracche faccialibroso.
Vediamo fino a quando mi reggono i nervi.

lunedì, novembre 08, 2010

Istanbul!


Città favolosa. Posto magnifico. Siamo stati trattati come dei divi, con tanto di cameraman costantemente al nostro seguito.
Gallieno Ferri è un eroe nazionale. E’ stato intervistato, mandato in tivvù in prima serata, applaudito, coccolato con tutti gli onori.
Era come girare per strada con Mick Jagger.
Giuro.
Ferri è stato a tu per tu con delle gran belle donzelle e noi, per questo, un po’ abbiamo rosicato. Fai un giro sul blog di Moreno Burattini che ci sono le foto, ecco.
Comunque, il momento più bello è stato l’incontro tra Gallieno e Levent Çakir, superstar del cinema turco, nonché interprete dei film di Zagor degli anni ’70.
Sono stati dei giorni decisamente Zagor Oriented, con me, Riccardo Burchielli e gli altri a fare da spalle.
L’allegra brigata comprendeva un gran bel gruppo di italiani in gita. Oltre a Ferri, Riccardo e il sottoscritto, c’erano: Moreno Burattini, Marco Verni, Graziano Romani, Angelo Stano, Laura Scarpa, Gianfranco Manfredi, Marcello Toninelli, Marco Schiavone e Giancarlo Orazi, massimo collezionista zagoriano in questo quadrante dell’universo.
Insomma, giorni sereni, passati con persone molto simpatiche e un’organizzazione impeccabile.
Ho mangiato di tutto e di più, bevuto litri dell’ottima birra locale Efes, e sono diventato tifoso onorario del Fenerbahçe. La prossima volta che torno Emre mi porta in curva.
Essì, perchè a Istanbul ci voglio tornare. Non come divo, ma come turista qualunque!
Nei prossimi giorni, un po’ alla volta, inizierò a postare i miei soliti report di viaggio, tipo quelli che se non hai mai letto li puoi leggere cliccando qui.

domenica, novembre 07, 2010

X Factor 4 - Decima puntata.


Buongiorno a tutti sono il signor Curti.
Evaristo Curti.
Diego, il mio vicino di casa, è in Turchia. Mi ha detto clicca qui, clicca la, e scrivi tu.
E’ la prima volta che scrivo con il computer, e non ho mica capito dove verranno pubblicate le cose che scrivo. Su un blog dice. Poi quando torna mi farò spiegare meglio che cos’è un blog.
Mi ha detto di raccontare di Anatolio, il mio cagnolino.
Anatolio è un cane più o meno grosso così, di taglia media insomma, e non ha una razza precisa.
E’ marroncino chiaro, abbaia quando sente arrivare l’ascensore e lo porto giù due o tre volte al giorno.
Anatolio credo abbia dieci anni. Io ce l’ho da dieci anni, ma siccome l’ho trovato a Maccugnaga quando era piccolo, ma non piccolo piccolo, forse aveva già qualche anno, per cui non sono sicuro dell’età che ha. Scusatemi ma non riesco a trovare il punto e virgola su questa tastiera qua. Io prima di andare in pensione lavoravo alla Mivar e usavo la macchina da scrivere che era più semplice.
In casa sono io che mi occupo di Anatolio, perché a mia moglie Rina i cani non ci piacciono.
Io lo porto a spasso, lo porto a pescare, e ci faccio tutte quelle cose che si fanno con i cani.
Ci bestemmio anche dietro quando non ubbidisce.
Anatolio è invecchiato, come invecchiano i cani di solito. Il pelo marrone è diventato grigio, è ingrassato un bel po’, e corre sempre meno. Negli ultimi tempi camminava a fatica, non abbaiava più e quando gli tiravo la palla la guardava e poi tossiva.
Poi un giorno si sdraia su un fianco e non si alza più.
Rina mi dice che il cane è morto.
Io non ci credo. Anche perché Anatolio respira ancora. Allora lo porto dal veterinario.
Il veterinario gli fa una lastra.
Mi dice che Anatolio, non si sa come e non si sa quando, ha mangiato la camera d’aria di una bicicletta.
Urca, dico io. Ecco perché non la trovavo più. Ero convintissimo che fosse nel box assieme a tutte le cose che tengo nel box, proprio vicino alla scatola con dentro le cose di quando ero bersagliere.
Ero bersagliere in bicicletta, e siccome sono uno ordinato, metto tutte le cose simili vicine. Così le ritrovo. Allora c’era la camera d’aria. Non mi sono rimbabito.
Il veterinario dice che si può operare, ma mi costerà duecento euri.
Mica si può dare un prezzo alla vita di un amico. Gli chiedo di non dirlo a mia moglie che poi si arrabbia.
Opera Anatolio e lo porto a casa. Gli hanno dato una purga, dico a Rina.
Anatolio dorme due giorni.
Mentre dorme succede qualcosa. La prima cosa che succede è che il pelo, un poco alla volta, torna ad essere marroncino chiaro. I peli grigi tornano del colore che Anatolio aveva prima.
Poi si alza. E inizia a scondinzolare, fare le feste, correre dietro alla palla.
Dimagrisce.
Un mese dopo, Anatolio è ringiovanito. Ma sul serio.
Sembra tornato il cucciolo che era dieci anni fa.
E’ grosso la metà di prima e ha un sacco di energie, tanto che faccio fatica a stargli dietro.
Io ci ho raccontato tutto a Diego. Gli ho detto del mio cane che ringiovanisce da quando gli hanno levato la camera d’aria dalla pancia.
Mi ha detto che era una bella storia e che se volevo potevo raccontarla sul suo blog.
Mi ha chiesto anche di guardare la puntata di X Factor.
Però mi sono addormentato subito.
Con Anatolio in braccio, che fa calduccio.

mercoledì, novembre 03, 2010

X Factor 4 - Nona puntata.


21 e zerotre. Il Facchi è tra il pubblico, li tiene a bada lanciando polpette e al tempo stesso li esagita menando frustate con una canna di bambù. La stessa che aveva Bruce Lee in “Game of Death”.
Poi mi dice che è il momento di Jamirooooo Quai. Che è un po’ come dire che stanno per cantare Carlos e i Santana, o il signor Ballet che di nome fa Spandau.
E mettici quel cazzo di articolo, che è un gruppo. Sono “I” plurale, Jamiroquai. Il tizio che canta con i coperchi in testa si chiama Jay, e non Jamiro. Ma del resto, non so bene nemmeno io che cosa pretendo, vivo in un paese in cui si crede che esista un cantante che di nome fa “Jarabe” e di cognome fa “de Palo”.
Vabbè. Arriva Jamiro Jay Kay Quai e canta il nuovo singolo. Mi fa tanto anni 90. Ho un po’ la nostalgia degli anni ’90. Ora potrei scrivere una chiosa ficcante su come sono cambiate un sacco di cose dagli anni 90 a oggi, ma non lo farò che poi mi viene la tristezza.
Al Facchi gli danno un Post It arancione, su cui hanno scritto grosso grosso che il tipo con in testa le pentole si chiama Jay. E il Facchi si attiene al copione per la successiva, minimale, intervistina ina ina ina.
Poi comincia la gara. Un'unica manche, con le canzoni scelte dal pubblico.
Elio è vestito da Dante. Ruggeri ha una giacca che mi piace un sacco, Super Mara è vestita a metà tra Tony Manero e un croupier di black jack di un casinò jugoslavo, mentre la Tatta mangia panini farciti di buonismo e mediocrità.
Il primo è Nevruz, con: Gianna di Rino Gaetano. Lo ammetto, sono terrorizzato. Arriva travestito da stereotipo gaetanesco, con tanto di chitarrina giocatolo a tracolla.
La sua versione di Gianna è decisamente punk. Ritmo, accelerazioni, casino. Io inizio a pogare con il signor Curti, il mio vicino di casa. E’ venuto a prendere il caffè.
Poi Nevruz disfa la chitarrina giocattolo, e io non posso fare a meno di pensare ai Nirvana nel 1992 che cantano Lithium, dal vivo a MTV.
Il paragone è così straziante che mi costringo a reprimerlo in un angolo lontano della mia memoria.
Tornerà a riproporsi durante questa notte insonne, come la polenta taragna con il pasticcio di lontra e cinghiale con le cotiche.
Riassunto polemico sulla situazione di Davide. Mi piacciono un sacco i riassunti e le clip perché la voce che te le racconta è di Maurizio Modica. Tra le mille cose che fa, è anche lo speaker del mio programma su Joi, ed è un tipo veramente in gamba.
Avessi un po’ più di faccia di culo gli chiederei un biglietto per andare a vedere X Factor dal vivo.
E’ il turno di Davide, con Balliamo sul mondo di Ligabue.
Uff.
Esce in salopette. Dimostrando un coraggio da leoni. Io vestito così avrei vergogna a dipingere steccati in Alabama, figurati a cantare in tivvù.
In più canta Balliamo sul mondo di Ligabue.
Uff.
Comunque sia, se la cava abbastanzino. Ma niente di trascendentale. Ligabue.
Uff.
Momento Kymera, con 21 Guns dei Green Day. Il Ruggy mi avvisa che hanno usato un arrangiamento particolare e io tremo.
Ranma Saotome e Ukyo Kuonji, prendono il pezzo dei Green Day, e con Merito l’appretto con il manico, mi stirano le gonadi per circa due minuti. L’unica cosa che mi impedisce di rotolare giù per la collina della noia devastante è Irene. E’ sullo sfondo che limona duro con qualcuno, come se non esistesse un domani.
Tocca a Nathalie, con quel pezzo là della Morisette.
C’è vento.
Ecco.
C’è un sacco di vento.
La Tatta prova a fare delle battute, o perlomeno dei commenti adatti alla situazione. Silenzio. Un mosca che vola. Il pubblico tossisce.
Ruggeri dice che il pezzo era ostico.
La Tatta si mette a ridere, dice che a proposito di ostico, ieri è andata in una trattoria a Trastevere dove c’era un ostico dietro al bancone che era uguale uguale a badspenser.
E’ il turno di Stefano, con Centro di gravità di Battiato.
L’impatto è così forte che se non l’hai visto, ti prego cerca il video sul Tubo. Stefano che canta, balla e si esibisce in Cercouncentrodisticazzi è entrato di prepotenza nella mia Top Five dei momenti: “non ci credo” della storia dell’entertainment.
Si posiziona tra Sandra Milo che urla: “ Chi? Ciro?! Noooo!” e Orlando Portento con la sua performance: Triccheballacche la cammellata, di cui ci si è dimenticati troppo presto.
Grottesco.
Fate qualcosa. Fate qualcosa, vi prego. Non c’è un garante, un giudice di pace, un commissario, un qualcuno che possa impedire tutto questo dolore, presente e futuro a questo ragazzo?
E’ il momento di Marika, le new entry della Tatta. Canta uomaninlov della Streisand.
Esce, e io non capisco se è lì per cantare o per leggermi le carte. Le hanno messo addosso una tenda nera e l’hanno truccata come Moira Orfei quando va ai battesimi degli elefanti.
Ora, dico, si lamentano delle poche donne in gara, e te credo, fino a quando le fate uscire così.
Pare, e dico pare perché io non me ne sono accorto anche se ho il radar, insomma pare che Marika abbia delle supertettone. E allora, cazzo, invece di farci sopra delle battute da quinta elementare, tiratele fuori! Magari qualche maschietto la televota giusto per rivederla.
Fatela cantare con il costume di Borat!
Invece no, canta uomaninlov travestita da cartomante mormona triste.
Chiude l’unica manche Ruggero, con Crocodile rock. Io scherzavo. Invece Ruggero canta proprio: I remember when gnà gnà gnaaaaaaa.
Il Facchi chiede se per essere delle Pop Star è necessario essere maggiorenni, Ruggero dice di no, la Tatta si elettrizza e dice no, no, no, io ho vintosanremoaquindicanni!
Lo sappiamo Tatta. Lo sappiamo che hai vinto San Remo a 15 anni.
La cosa che devi chiederti è: Va bene, e poi?
Dopo una parentesi promozionale cinematografica, ecco l’esito del televoto.
Allo scontro finale andranno Nathalie e Marika.
Buuuuuu tra il pubblico, che avrebbe voluto Stefano al ballottaggio. Quasi tutti avrebbero voluto Stefano al ballottaggio, compresa Mara.
Succede. A volte perdi il controllo della situazione che crei. Chiedetelo a Topolino quando ha fatto la magia delle scope.
Nathalie e la cartomante mormona in lutto cantano quello che devono cantare, fanno i loro appelli, rivediamo i loro momenti icsfactoriani, ed eccoci qua.
Nathalie e Marika affiancate mi ricordano tantissimo Gordian. Abbiamo Protteser che si infila dentro Delinger, che poi si infila dentro Garbin e vanno a combattere di Madokter.
Parola ai giudici.
Elio elimina Marika.
La Tatta elimina Nathalie.
Mara elimina Marika.
Il Ruggy ci pensa, riflette, e poi elimina Marika.
Ore 23.26, la Tatta senza cantanti fino alla fine, complimenti bella prova. Lacrime, decima puntata sabato, bisogna chiudere che c’è la cèmpionz.
Fine della nona puntata di X Factor.
Io parto per la Turchia.
Ho commissionato al Signor Curti di scrivere la rece della decima puntata.
Deve solo capire che sbaglia a scrivere con il mio Mac, non deve pennellare lo schermo con il bianchetto e poi ci siamo.


Tutte le altre puntate sono qui.

martedì, novembre 02, 2010

Non ho più il fisico...


Occhei, è stata una Lucca strana.
Strana per tantissimi motivi diversi, alcuni piacevoli, altri meno.
Comunque sia, non sono più in grado di reggere al bimbumbam lucchese per più di due giorni di fila. Non ho visto praticamente niente, non ho comprato praticamente niente, ho parlato con la metà delle persone con cui volevo parlare, e per la maggior parte del tempo mi sono sentito intontito dalla folla.
Aggiungici che i cellulari non funzionavano più perché c’era troppa gente, era impossibile fare dieci metri a piedi in meno di mezz’ora, e hai più o meno il quadro completo.
Spero che per gli editori sia stata la Lucca dei record, perché per me, da visitatore/autore è stata una Lucca davvero complicata.
Al tempo stesso però, mai come in questa Lucca, ho potuto vedere le cose con chiarezza.
Ho capito. Metabolizzato. Decodificato, e ora sono molto più sereno.
L’anno prossimo comunque, scendo con un due ruote.
Faccio la patente per la moto moto, oppure ci vado in statale con il motorino.
Mi scuso con tutti.
Domenica, approfittando di un momento di pausa del diluvio universale me ne sono andato.
Me ne sono andato perché c’avevoicazzimiei.
Ho salutato soltanto quelli che incrociavo per strada.
Ho guardato l’aifono che mi diceva: nessun servizio.
E’ andata così.
Pace.
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