venerdì, ottobre 29, 2010
Luccaaandiamo!
Ciao. Vado!
Valigia fatta, mancolista aggiornata, batterie della macchina fotografica cariche cariche, pupazzi di Futurama doppi sacchettati, ciddì da viaggio pronti, rimane barba, capelli e il panino con la cotoletta da prendere all'autogrill.
Se tipo ce la faccio aggiorno da là.
Ci vediamo a Lucca Comics and Games.
Etichette:
Io e i fumetti,
varie comunicazioni
giovedì, ottobre 28, 2010
Diegozillab: A che punto siamo?
Ecco che mi passano i dati dalla Fortezza delle Scienze di Kenzo Kabuto!
Risulta che i seguenti iscritti non hanno ancora ritirato la loro tessera:
Leo
Nameless
Elena
Simone The Jasco
Marco Rastrelli
Axi Ferro
Se gli elaboratori quantici hanno fatto casino, e qualcuno presente nel suddetto elenco ha ricevuto la sua tessera ma a me risulta il contrario, me lo segnali che verrà depennato.
Altrimenti:
L’ultimo giorno utile per ritirare, con una comoda mail, la propria tessera è Martedì 2 Novembre.
Dopo di che i posti liberi, in rigoroso ordine cronologico di iscrizione, verranno assegnati agli aspiranti successivi a Swan.
Vale per tutti tranne che per Axi, per motivi lunghi da elencare ora.
Poi, il professor Splashboom, dal suo laboratorio alla Massive Dynamic, ha elaborato le informazioni relative alle varie iscrizioni, traendone una serie di dati statistici e la formula per curare la crescita incontrollata di peli nel naso.
E ora, diamo i numeri!
Gli iscritti al Diegozilla Lab:
In 57 hanno meno di 30 anni
In 65 hanno più di 30 anni ma meno dei 40
In 18 sono over 40
In 11 sono sfuggiti al conteggio
I più numerosi sono i 24enni (ben 12) seguiti da 32enni e 35enni, con 10 soggetti per categoria.
Top Ten dei fumetti preferiti nel laboratorio:
1° - Con 45 voti: Dylan Dog (ma un voto circoscritto all’episodio “Johnny Freak”, un altro a “Terrore dall infinito” e un altro anche a “Per un pugno di sterline”)
2° - Watchman con 42 voti
3° - Maus (di Art Spiegelman) 24 voti
4° - Rat-Man (Leo Ortolani) con 20 voti a pari merito con V per Vendetta (di Alan Moore)
6° - Batman 20 (ma in 15 circoscrivono il voto a “Il ritorno del Cavaliere Oscuro di Miller” e uno all’episodio di “Knightfall” )
7° - Sandman 18 (ma un voto solo per la "Season of Mist")
8° - Dampyr & Topolino con 15 voti a testa
10° - i Peanuts con 14 voti totali
Top Ten dei libri preferiti dai soggetti in osservazione:
1° Posto con 31 voti: Il signore degli Anelli di Tolkien.
2° - IT di Stephen King con 14 preferenze;
3° - Guida galattica per autostoppisti di Dougle di Dougle Adams con 11 voti (ma uno ha specificato fino al terzo, massimo quarto volume)
4° - 1984 (di Orwell) voti 10 e il Ciclo Delle Fondazioni (di Asimov)
6° - American gods di Neil Gaiman 9 voti, insieme a Il piccolo Principe (Antoine de Saint-Exupéry)
8° - Alta Fedeltà, con 8 voti insieme a: la saga del Le cronache del ghiaccio e del fuoco
10° - 7 voti a: Ciclo della Torre Nera di Stephen King, anche se un voto si riferisce solo a La sfera del buio.
Top Ten Film e serie TV preferite dagli iscritti:
1° - Lost con 28 voti
2° - Star wars con 21 voti, anche se 7 riguardano la liesalogia completa, 3 la trilogia originale, 3 ultimi tre episodi e altri 3 voti solo l’impero colpisce ancora)
3° - Pulp fiction di Quentin Tarantino, 19 preferenze
4° - Blade Runner ,17 voti
5° - Dexter con 14 voti pari alla trilogia di Ritorno al futuro e la Trilogia del dollaro 14 ( ma solo il buono il brutto il cattivo guadagna 9 voti, mentre un altra è Per un pugno di dollari)
8° - Twin Peaks, 13 voti
9° - Battlestar galactica 2003 con 12 preferenze (di cui uno riguarda solo le prime tre serie)
10° - I film di Indiana Jones con 10 preferenze ( 6 solo per I predatori dell'arca perduta mentre un altro riguarda I.J. e l’ultima crociata). Ottengono lo stesso punteggio anche X-files e The Shield.
Chiudo con la notiza che probabilmente si aspettano in molti.
La prima lezione del Diegozilla Lab sarà on line Giovedi 11 Novembre.
mercoledì, ottobre 27, 2010
Pagare sì, pagare no, pagare forse.
Il mio post precedente, necessita di integrazioni.
Eccole qua. Dunque, il mio pensiero a riguardo della faccenda: pagare i disegni in fiera, in tutta la sua degozillità è il seguente:
Tutto, chiaramente, secondo me, che neppure disegno.
Anzi no, ogni tanto faccio dei minifumetti a pallini...
Se un autore è ospite di un editore, magari con un gettone presenza (raro) ed è lì per promuovere il lavoro che ha pubblicato: Compri un volume, disegno aggratis e volentieri.
Sei un superfan e hai già il volume?
Dedica e disegno sul volume in tuo possesso, con eleganza e cortesia.
Non compri nulla, ma vuoi un disegno comunque, decide l'editore.
Se un autore ha il suo stand, ed è lì con il suo book stampato di fresco.
Compri il book, disegno aggratis e volentieri.
Vuoi un disegno specifico, lo paghi.
Hai un rapporto con i disegnatori, nel senso: ti conoscono come cacciatore di disegni, tu ricambi con cortesia e affetto e c'è un rapporto umano consolidato?
Disegno aggratis e volentieri, perchè i disegnatori mica sono carogne.
(I miei disegni a pallini rientrano, per esempio, in questa categoria.)
Ho letto un commento di Di Bernardo mi sembra su ComucUs.
Raccontava di come aveva trovato dei suoi disegni, con tanto di ritratto del richiedente accanto a Diabolik, in vendita su Ebay.
Lui, che è educato e cortese, ha contatto il venditore dicendogli che c'era rimasto un po' male.
La risposta è stata: Cazzo vuoi, è un regalo e ci faccio quello che mi pare.
Dato che Giuseppe è un signore, presumo che la questione sia finita lì.
Altrimenti, grazie ai miei anni passati facendo il tamarro per strada, avevo un paio di soluzioni per risolvere la faccenda.
Etichette:
il circolino del fumetto assassino
X Factor 4 - Ottava Puntata.
21.02. Tema di Star Wars a palla, così a palla che il mio vicino, il signor Curti, mi suona alla porta. Apro, indossa un accappatoio nero e si è infilato un secchio in testa.
Mi dice: Diè, io sono tuo padre!
Urlo: Nooooooooh! Perdo una mano e precipito nell’abisso.
L’abisso è l’ottava puntata di X Factor, unica manche. Tema: Colonne sonore, eliminazione e ingresso di un nuovo concorrente.
Arrivano i sette icsfactoriani, con un medley di canzoni da film. Stefano che fa Di Caprio per Nathalie che canta Celine Dion è l’apoteosi della tristezza. Chiudono con un Time Warp da oratorio, piacevole in quanto Rocky Horror, ma nulla de che.
La Tatta è sempre in guerra. Incisiva e cattiva come un cotton fioc, dice le sue cosine.
Il primo a esibirsi è Dami. Prende Gimme some lovin dalla colonna sonora dei Blues Brothers e trasforma il brano in un pezzo adatto a una convention di commercialisti.
Immediatamente, il sindacato delle vocali ululate, già responsabile dell’eliminazione di Dorina, rilascia una serie di dichiarazioni di protesta. Organizzano una manifestazione. Le “O” faranno da servizio d’ordine, perché si temono scontri con le consonanti palatali con cui c’è tensione da anni.
Le vocali chiedono un trattamento più rispettoso. Che a nessuno piace essere straziato e tirato come un elastico. Alla manifestazione del sindacato delle vocali parteciperà anche L’unione italiana delle parole inglesi. Il loro slogan è: Imparateci prima di cantarci.
Dami fa il suo pezzo, i commercialisti sono contenti.
I giudici dicono la loro. Il Facchi cita frasi da film. Ho i sudori freddi.
I brani che verranno cantati nella prossima puntata sono stati scelti dal pubblico con un sondaggio in rete. Ovvero come mi dice il Facchi: “Decisi dagli Internauti”.
Gli internauti, quelli che cliccano su internet, che con il computer oggi si fa tutto. Che ci vuoi fare, la vuotezza cerebrale provoca sempre conati di frasette del cazzo.
Fatto sta che se Dami passasse il turno, poi dovrebbe cantare: All the single ladies di Beyonce.
Capisco che Beyonce, con la sua gnocchitudine, si faccia perdonare diverse cose, però All the single ladies… Cazzo. Anche volendo essere buoni, prima o poi dovrà rispondere a qualcuno per crimini contro l’umanità.
Momento Kymera, con il tema di Phantom of the opera. Versione teatralissima, in falsettissimo, recitatissima, broadwayissima.
Oscar François de Jarjayes e André Grandier sono a loro agio con quel pezzo, io un po’ meno, annaspo nel barocco e corro dietro al falsetto cercando di mangiarlo con le lenticchie.
Se passano, canteranno 21 Guns dei Green Day.
Simone fa l’imitazione di Samara di The Ring. Io non dormirò fino a venerdì, almeno.
Dopo un piacevole siparietto sullo stato ormonale dei giudici, è il momento di Ruggero. Canta: Mambo Italiano.
Con Ruggero ho fatto pace nella puntata scorsa. Non è il mio preferito, ma non mi fa più l’effetto da film di Todd Browning.
Ha ragione Enrico Ruggeri. Sarà un grande artista da musical. Ecco allora il consiglio di Diegozilla, tipo fratello maggiore, Ruggero ti dico: impara l’inglese e vai subito subito a Londra o a New York.
Se rimane in gara, nella prossima puntata canterà Crocodile Rock di Elton John. Quella canzone che fa: I remember when gnà gnà gnà gnàaa…
Arriva Nevruz, con: che cosa sono le nuvole. Pezzo pasoliniano, Domenicomodugnesco. Performance intensa. Più teatro che rock. Nevruz ha il fisico per sostenere l’esibizione che, questioni cu cu culturali a parte, mi ha sbrinato benissimo il freezer.
Se Nevruz passa la puntata, il pubblico ha deciso che la prossima volta canterà Gianna di Rino Gaetano.
Posso dirlo?
Eh?
Io a Rino ci ho sempre voluto bene, però di Gianna non ne posso più. E non è nemmeno colpa di Rino. La sua canzone si è trasformata, nel corso degli anni, nel cantico dell’ignoranza cagna.
Non sopporto le bestioline che ballano nei loro recinti, e in coro sostituiscono la frase: “evviva la vita” con: “evviva la figa”. Nelle rarissime occasioni in cui mi ritrovo in contesti dove quella pratica è usuale, io osservo i coristi con grande attenzione.
Osservo i loro vestiti alla moda, i loro pizzetti scolpiti con ore e ore di rasoio, i volti un po’ sudati, le labbra piegate all’insù nel ghigno del ci-divertiamo-tantisssimo, e vorrei aprire un varco dimensionale per sparire in un mondo a caso del multiverso.
Provo vergogna per i miei simili. Quando verranno a rapirmi gli alieni di Zeta Reticuli spero che tengano conto.
Alle 22.06, si aprono le camere criogeniche ed escono fuori i Litfiba. Con mia grande sorpresa, non ci sono soltanto le loro teste che galleggiano in una soluzione proteica dentro un cilindro di vetro, ma hanno i corpi completi.
La sorpresa è tale che non riesco a capire se stanno cantando un pezzo nuovo, o un brano scartato dall’ultimo album che hanno fatto assieme.
Ho amato profondamente i Litfiba da Desaparecido a Terremoto. Ho avuto stima di loro anche dopo il 1993, facendo finta che gli album successivi non esistessero.
Una volta, quando ero quasi famoso, ho partecipato ad una kermesse in cui c’era anche Piero Pelù.
Sono rimasto ipnotizzato dal suo pacco. Secondo me si era infilato un’anguria nei pantaloni e di sicuro avrà pensato che ero un bear in fregola. Questioni riguardanti la mia sessualità a parte, quello che mi sconvolgeva era il non riuscire a capire come fosse possibile infricchiare un’anguria dentro a dei pantaloni così stretti.
Sono tornati insieme, come voleva Elio. Però, onestamente, anche se rimanevano separati era uguale. Non ne sentivo la mancanza.
Il Facchi si lancia, e li intervista.
In base alle mie nozioni base di linguaggio del corpo, noto come Ghigo si stia vergognando come un ladro.
Pelù invece, quando parla sembra sempre che stia per ruttare da un momento all’altro.
Fine del momento Litfiba.
Tocca a Davide Efron, il mio preferitissimo, con: Everybody's talking da “Un uomo da marciapiede”.
Lui ci sta dentro come sempre, io però mi lascio distrarre dalla ballerina Kim. Le hanno dipinto addosso un tutino d’oro sbrilluccichino e si esibisce in pose che mettono a dura prova le mie coronarie.
Alla Tatta hanno dato un Post It con su scritta la trama del film, e lei confonde il brano con la storia raccontata nella pellicola. Dice minchiate sul senso e sul testo della canzone.
Se Davide passa il turno, nella prossima puntata canterà: Balliamo sul mondo di Ligabue.
Uff.
Momento Tatta War, in cui lei e Rossana Casale si picchiano selvaggiamente. Ma proprio di brutto. Al punto che la signora Casale secondo me ci rimane anche un po’ male.
La pubblicità salva la situazione.
E’ il momento di Nathalie, con: Let the sunshine in tratto da Hair. Pezzo fatto apposta per lei. Esibizione molto piacevole. Nathalie è la mia preferita numero 2. Assieme a lei ci sono anche tutti gli altri icsfactoristi, dentro un maglione colossale. A me però ricorda di più la coperta patchwork del film “Gli anni dei ricordi”. Se passa alla prossima puntata, Nathalie canterà Underneath di Alanis Morissette. Spero che Loki e Bartleby non siano nei paraggi.
Stefano chiude l’unica manche con: la prima cosa bella di Malika Ayane. Fa il pezzo al suo solito modo, nel solito contesto surreale tommassiniano.
La Tatta si avventa sulle carni di Stefano e lo strazia con zanne e artigli.
Il Ruggy completa l’opera, accanendosi sul suo cadavere.
Elio e la Maionchi, sconvolti dallo splatter, tagliano corto, cercando di passare oltre.
Se Stefano arriva alla puntata nove canterà: Cerco un centro di gravità permanente di Battiato.
Difficilissimo.
Arriva Malika Ayane in persona. Finalmente la conoscerò un po’ meglio. Canta il suo nuovo singolo, in inglese. Ti dirò, mi piace. Anzi, mi sembra proprio una tipa in gamba, mi ha convinto. Mi comprerò un paio di pezzi su iTunes.
Alle 23.02, si chiude il televoto.
L’esito è: Dami e Davide allo scontro finale. Decido seduta stante che se esce Davide smetto di guardare X Factor.
Un comunicato del sindacato delle vocali ululate annuncia una seconda vittoria.
Dami si mette su la faccia dell’agnello sacrificale e attende la pasqua frignando.
I due cantano quello che devono cantare, e appellano a chi devono appellarsi. Nel complesso si accusa Dami di creare una barriera tra lui e il pubblico. La Milano Laghi, probabilmente.
Zia Mara, pesantissima, elimina Davide.
Sgomento e sconcerto.
Il Ruggy, interminabile, elimina Dami. Spiegando le sue ragioni pronuncia la parola “Simposio”.
La Tatta si stizzisce. Secondo lei in un momento teso come questo non è carino parlare del cartone animato di Matt Groening, e conclude eliminando Dami.
Dami ormai è pronto per la fricassea, gnaula, traumatizzando per sempre la piccola Clarice Sterling.
E’ tutto nelle mani di Elio, ci pensa, se la racconta e alla fine elimina Dami.
Dami torna a casa. Continuerò a guardare X Factor.
Il sindacato delle vocali festeggia.
E’ il momento delle new entry, con la Ayane che si ferma come giudice aggiunto.
Apre la gara Joe, per la categoria della Maionchi.
Avevo visto Joe nello special sulla selezione finale. Un bel ragazzo, stile brit, bella faccia.
Canta 50 Special. Mi aspetto tanto da lui, e ne rimango delusissimo. Già il pezzo è quel che è, e Joe lo trasforma nella sigla di uno spettacolino teatrale per infanti svantaggiati.
Malika lo rimbrotta un po’ per aver modificato la canzone del suo ganzo.
Giusto per fare un po’ di confusione con i nomi, tocca a Marika, per la categoria della Tatta.
E’ ovvio che entrerà lei. Diciamo che questa selezione per le new entry sono un po’ come le primarie del Pd.
Marika canta Summertime. Facile. L’unica canzone più facile di Summertime è il tema de: “Il buono, il brutto e il cattivo”. Ua ua uaaaaa gnagnagnaaaaa Ua ua uaaaaaa gna gna gnaaaaaah
Eccomi nel karaoke al temine dell’universo. Dove la birra è buona e l’ambiente è amichevole.
Ultimo giro di bevute, mentre canta quella brava del tavolo vicino.
Elio propone Elizabeth, che canta I wanna dance with somebody. Altro pezzo facile per una che canta. Simpatica, ma niente di che.
Chiudono gli Apple Pie, gruppo tributo dei Beatles, scelti da Ruggeri. Cantano Eleanore dei Turtles.
Coverizzata nei ridenti anni sessanta, dove si faceva un sacco di grano fottendosene dei diritti come: Cade la pioggia. Gli Apple hanno una bella energia. Sembra davvero che uno abbia in testa una parrucca, ma mi piacciono un bel po’.
C’è giusto il tempo di tirarla in lunga ancora per un po’.
Poi arriva l’esito del televoto. Rapidissimi che siamo in ritardo.
Chi entra? Ma dai? Sorpresona: Marika.
La Tatta è di nuovo in gara.
0.20, fine dell’ottava puntata di X Factor.
Per quanto tempo la Tatta si terrà la nuova cantante?
Se lo chiede anche il signor Curti, che è rimasto a casa mia e mi ha finito il Caffè Sport Borghetti.
Mentre lo accompagno alla porta, mi dice che la prossima volta mi racconterà di Anatolio, il suo cane che ringiovanisce.
Non vedo l’ora.
Tutte le altre puntate sono qui.
martedì, ottobre 26, 2010
Radio Frequenze!
Metto i diti sulla manopola e inizio a girare.
Compra questo, compra quello.
Ghrghhzzzz.
Canzone brutta.
Ghrghhzzzz.
Bla bla bla di una pochezza sconsolante.
Canzone brutta.
Compra questo, compra quello.
Bla bla bla di una pochezza sconsolante, con toni e voci simili a quelli di prima, ma è un canale diverso.
Canzone che ti fa capire la potenza dell'ufficio marketing delle case discografiche.
Ghrghhzzzz.
Radio Popolare.
Una bella canzone, ma è la musica di uno spot.
Bla bla bla di una pochezza sconsolante, con toni e voci simili a quelli di prima, ma è un canale diverso e in più sono ebbri della loro pochezza.
Canzone brutta.
Compra questo, compra quello.
Canzone orrenda.
Ghrghhzzzz.
Uno che mi dice cose che conosco da sei anni come se fossero una novità pazzesca.
La novena.
Canzone che ti fa capire la potenza dell'ufficio marketing delle case discografiche.
Una bella canzone, ma è la musica di uno spot.
La registrazione in mono, incisa su bobine reciclate, registrata con un microfono anni ’50 dentro una vasca da bagno di ghisa di uno che parla. Dice cose che forse potrebbero essere interessanti, ma bisogna avere un alto tasso di masochismo per ascoltare tutto.
Compra questo, compra quello.
Bla bla bla di una pochezza sconsolante, con toni e voci simili a quelli di prima, ma è un canale diverso, sono ebbri della loro pochezza, e in più ti dicono di chiamarli.
Canzone brutta.
Il radiogiornale dei Puffi.
Canzone orrenda.
Ghrghhzzzz.
Canzone che ti fa capire la potenza dell'ufficio marketing delle case discografiche.
Radio Popolare.
Compra questo, compra quello.
Cazzo.
Ho già finito il giro.
Pagare sì, pagare no...
Il grande bimbumbam lucchese comincia venerdì.
Tra le varie iniziative degne di nota, ce n’è una partita dalla Scuola Internazionale di Comics.
Mi era stata segnalata giorni fa Giuseppe Di Bernardo, con il comunicato che puoi leggere cliccando qui.
In sostanza: Basta disegni gratis alle fiere.
O meglio: se compri un volume, disegno aggratis e volentieri. Se non compri nulla, ma vuoi un disegno, lo paghi.
Prassi usuale e consolidata in tutte le manifestazioni fumettose estere.
Quando parlavo della necessità di un cambio di percezione rivolto al fumetto, mi riferivo proprio ai commenti che non avevo ancora letto a riguardo di questa iniziativa.
(Sai com’è, li avvertivo prima che venissero scritti, ho svariati poteri paranormali.)
Se gli autori decidono, giustamente, di farsi pagare gli sketches, non dovrebbe nascere polemica alcuna. E invece…
Invece no. Si sta già gridando alla fine del mondo, all’esondazione dell’Eufrate, a ipotetici tariffari, a non si fa, non si deve, tuttodovuto.
Ovvio, nel resto del pianeta, dove il pubblico è stato educato a un certo tipo di percezione nei riguardi nel nostro media, ho visto con gli occhietti miei appassionati in fila, in attesa di un disegno a pagamento. Alcuni si erano portati da casa degli sgabelli pieghevoli da campeggio e attendevano serafici il loro turno.
Da noi, quando di fronte a uno stand il pubblico capirà che per avere un disegno deve mettere mano al portafoglio, bisognerà chiamare la protezione civile, Berolaso, e otto sue escort per placare gli animi.
Non sta scritto da nessuna parte che un disegnatore abbia il dovere di stare seduto otto ore a disegnare gratis.
Voi vedere una scimmia?
Vai allo zoo.
Ho dei dubbi. Ma sono dubbi puramente fiscali. Parlerò con il mio commercialista e me li fugherà.
Nel frattempo, io rilancio.
Se vuoi ti racconto una storia inedita per 50 euro.
Io te la racconto. Sarà più o meno una cartella e mezza.
Tu prendi appunti, o la registri in emmepìtre,
Poi ci puoi fare quello che ti pare. Anche provare a rivenderla come tua.
E mi impegno formalmente a raccontare una storia diversa a tutti quelli che me la chiederanno.
Etichette:
il circolino del fumetto assassino,
Io e i fumetti
lunedì, ottobre 25, 2010
Luuuucca!
Venerdì si parte per Lucca!
Imprescindibile, per me, appuntamento fumettoso.
Non ho impegni ufficiali, per cui mi trovi in giro che me la giro.
Sto ultimando la mancolista, mi porto dietro i pupazzi doppi di Futurama che magari li scambio, e sono molto curioso di vedere come evolveranno alcune situazioni.
Non per dire, però, vista l'arietta che tira nel favvollosso mondo dei fumetti da un paio di mesi a 'sta parte, secondo me tra qualcuno possono volare gran schiaffi in faccia.
Fight a parte, se mi becchi che me la giro in giro possiamo farci un caffè o una biretta, a seconda dell'orario.
venerdì, ottobre 22, 2010
Diegozillab: Distribuzione tessere!
Ciao cari...
Come vi ho anticipato, ognuno dei partecipanti diegozillici ha la sua tessera personalizzata, esclusiva e segretissima.
Il davanti è uguale per tutti, ma il retro è fatto-apposta. In più ha anche una valenza didattica che vi dirò quando sarà il momento.
Il formato è 5x8, tipo la tessera fedeltà del super.
Qui abbiamo grandi mezzi, ma è meglio se ognuno si stampa la sua e bòn.
Potete parlarne, mostrarla agli amichetti, tentare di usarla per avere sconti dal benzinaio, portarla a Lucca e presentarvi con quella quando ci incontriamo.
Quindi, vi chiedo gentilmente di mandare una mail al mio indirizzo, quello qui di fianco nella colonna a destra.
L'oggetto nella mail deve essere il nome o il nick con cui vi siete iscritti al laboratorio.
Nel corso della settimana riceverete il retro personalizzato.
(Perdonami se non mi perderò in chiacchiere in quella mail di risposta, ma siete davvero tantini!)
Ognuno ha la sua foto. Scelta dal sottoscritto.
E' possibile cambiarla solamente se ho fatto casino con i nick e ho dato a una signorina un avatar maschile e viceversa.
Imparate a conoscere il vostro avatar di Diegozillab.
Vi servirà.
E' probabile che sia difficile da riconoscere, ma se guardate bene capirete chi è.
Oltre all'avatar, troverete il vostro nome, il vostro numero, la classe in cui siete finiti, e la misteriosa area: Bonus Zilla.
Anche quello, vi spiego dopo a che cosa serve.
Il davanti, uguale per tutti, è questo qui:
Ringraziamo ancora il Maestro Ottokin per l'aiuto.
C'è spazio nello Spazio?
Mi ha scritto l'Agenzia Spaziale Europea.
Cacchio, ho visto l'email e ho pensato: dai che mi mandano su Zeta Reticuli!
E invece no. Mi segnalano una loro iniziativa, chiedendomi di rimbalzare la notizia qui sul blogghe.
Posso dire di no all'Agenzia Spaziale Europea?
Stanno facendo un concorso (è proprio il caso di dirlo) spaziale su Facebook.
Copio e incollo:
Prendendo spunto dalle immagini di stelle e pianeti, della Terra vista dallo spazio, e degli astronauti dell'ESA, i partecipanti potranno esprimere liberamente la loro inventiva e la loro fantasia usando il mezzo espressivo che preferiscono: un dipinto, una canzone, un video, una ricetta di cucina, un fumetto, una fotografia… Tutte le forme d’arte sono ammesse alla gara, non ci sono limiti.
Vinceranno le opere che raccoglieranno più “Mi piace”.
Sono molto incuriosito dal premio promesso, oltre alla pubblicazione sul loro sito ufficiale offrono: "A bag full of space goodies"
Che cosa ci sarà dentro?!
Ah, la curiosità mi attanaglia!
giovedì, ottobre 21, 2010
Fumetti al telefono 3
[The names were changed to protect the innocent]
- Buongiorno, sono Hubert Brannigan, mi ha dato il suo numero Demetrio Valvola…
- Buongiorno, mi dica!
- Ho inventato una serie nuova, ho anche tutti i disegnatori e voglio proporla alla Gianni Colt Editore, visto che lei ci lavora, mi dica come devo fare per favore…
- Guardi, anche se mi sembra un po' strano che uno arriva oggi e gli danno da fare subito subito una serie sua domani, secondo me le conviene telefonare e chiedere un appuntamento con Ettore Brugola.
- Chi?
- Ettore Brugola, prima si occupava di Billy Blade.
- Di che cosa?!
- Billy Blade! Il Cavaliere Spaziale!
- Non lo conosco.
- Mi scusi, ma lei legge fumetti?
- No.
mercoledì, ottobre 20, 2010
Diegozilla Lab, anzi: Diegozillab!
Comunicato uffiale per i 151 Diegozillici ufficiali!
Gli iscritti sono stati divisi in tre classi.
- Alleanza Ferengi
- Egemonia Gorn
- Profeti di Bajor
Così è tutto più semplice e ordinato.
E' pronto il primo gadget per chi è entrato nel laboratorio.
Un banner, ringraziamo Ottokin, che se vuoi puoi mettere sul tuo blog.
Eccolo nel suo splendore:

Ecco il suo codice da copiare e incollare dove ti pare:
Poi...
Sono quasi pronte le tessere ufficiali del Diegozillab.
Personalizzate. Ognuno avrà la sua.
Seguiranno istruzioni per riceverle!
X Factor 4 - Settima puntata.
Alle 21.02, gli aizzatori di pubblico che si muovono nella platea di X Factor schioccano le loro fruste. Pungolando la gente con dei forconi, e all’urlo di: Portiamoli in Wyoming! costringono i presenti a divertirsi tanto tanto accogliendo l’ingresso del Facchi con gioia, letizia, urla disumane, estasi, rotolamenti a terra tipo tarantolati, e un pizzico di idolatria.
La settima puntata di X Factor sarà uno speciale dedicato alla musica italiana del 21esimo secolo, un'unica manche, con finale dichiarato e promesso entro le 23.30.
I giudici sono già in postazione. Ci sono due Enrico Ruggeri. Ma no, uno è Elio travestito da Enricoruggeri. Simpaticissssimo.
Scatta subito il momento Dorina. Eliminata nella scorsa puntata.
Prima c’è una clip, con tutta la cronistoria approfondita della sua permanenza a X Factor.
Bastano un minuto e sedici secondi per raccontare tutto quello che c’è da dire su Dorina. Il documentario: Nel favoloso mondo dei cuscinetti a sfera, dura di più perché la sfericità dei cuscinetti racchiude storie e personalità più complesse.
Poi eccola che arriva sul palco. Ma come? Non ti avevano eliminata?
Canta una roba che non so che cos’è. La roba che canta fuoriesce dal mio televisore e scrosta l’intonaco dalle pareti di casa mia. Corro a spegnere un paio di sedie che vanno a fuoco per autocombustione, il frigo in cucina inizia a tremare, le porte sbattono, animate da una forza invisibile, i fiori appassiscono, il vino diventa aceto e fuori, ne sono sicuro, iniziano a piovere rane.
- Mioddddio che cos’è?! Che cosa succede?! Mioddddio!
Poi Dorina smette di cantare e torna la quiete. Scopro che ha cantato: Doppiamente fragili. Il pezzo con cui la Tatta havintosanremoaquindicianni.
Si rimane sulla Tatta che ha dichiarato guerra a Stefano.
Otto ore di polemiche e recriminazioni. No ma io ti ho detto che lui ha detto che non ha mai detto lo dico che l’ha detto. All’asilo Mariuccia si esprimono concetti filosofici più complessi e con un linguaggio più adulto.
Il problema è: Stefano arriva, oppure non arriva. Ma soprattutto: Quando arriva avvisa?
Fatto sta che la Tatta sbrocca. Mette su gli occhietti cattivi di Miss Potato e non le manda a dire a nessuno. Dopo una maratona di accuse, ripicche, ti rigo la macchina, eccolo che tocca a lui.
Stefano canta: Eppure sentire di Elisa. Ha la stessa giacca di Castor Troy, e canta in una scenografia di maschere postindustriali realizzate con materiali da recupero.
Belle. Ma un peletto inquietanti se inserite nella scenografia di Tommassini che a me ricorda una versione in technicolor di Institute Benjamenta dei fratelli Quay.
Come canta Stefano? E che ne so. Alla terza nota mi è venuto un fischio alle orecchie.
-Dì un numero!
-Otto!
-“H”
Allora mi sta pensando Hans l’uomo talpa.
Applausi incontenibili da parte del pubblico. La Tatta, che ha studiato alla Tana delle tigri, va avanti a menare Stefano. Poi si mena anche con la Casale. Non ne fango però. Allora non c’è niente di interessante.
Elio, tattico, si defila dalla polemica su Stefano per non essere punito in futuro dal pubblico a casa.
Siamo nel pieno della Tatta War.
Tocca a Cassandra, con: Ricomincio da qui di Malika Ayane. Mi sembra di averlo giù detto, la mia preferita è da sempre Christie, o al limite Kasumi. Con Ayane proprio non mi ci trovo.
Sul pezzo non so che dire. Per me la musica, anzi: la Musica italica degli ultimi dieci anni è un territorio del tutto sconosciuto. Di base mi fa venire Trichinellosi, ma è colpa mia, per cui ho sospeso ogni giudizio specifico sui brani assegnati.
No. Non è vero. C’è una cantante che mi piace un bel po’. Nina Zilli. Mi piace di brutto e l’ascolto mooolto volentieri. L’ho ribattezzata Nina Zilla per ovvie ragioni.
Come canta Cassandra?
Ma che ne so, ma chissenefrega. Ecco. Il problema è tutto qua.
E’ il momento di Davide Efron, con: Parlami d’amore dei Negramaro. Sto per mettermi il casco, perché con i Negramaro il mio corpo reagisce in modo spontaneo e incontrollabile, buttandosi di testa contro i muri, però invece…
Davide riesce a farmeli piacere. E’ potente, energetico, non scatta il paragone e fa suo il pezzo.
Bravo Davide.
E’ il turno dei Kymera, con: Non me lo so spiegare di Tiziano Ferro. Guarda, anche io Tiziano Ferro non me lo so spiegare. Siamo pari.
Il contesto della performance è tra il Teatro Kabuki e una convention di fan dei Cavalieri dello Zodiaco. Sirio e Pegasus armonizzano, urlizzano, kymerizzano. Normale amministrazione. Li ho preferiti con Bowie.
Boiv, come dice il Facchi.
Pausa: Ospite internazione Enrique Iglesias.
Purtroppo il mio vicino, il signor Curti, è a una cena con i suoi ex commilitoni Bersaglieri. Mi tocca beccarmi Enrique dall’inizio alla fine.
Allora, sarò onesto. Funziona così: Enrique doveva pagare le bollette, le rate della macchina, l’affitto, ricaricare il cellu e sostenere le spese del suo tenore di vita. Allora ha fatto un disco nuovo e viene a farci sentire il singolo. La canzone è un elefante volante che bombarda il mondo di feci fumanti da mezzo quintale per due minuti o poco più.
Ma il problema non è nella canzone che è una merda. Ognuno ha il sacrosanto diritto di produrre tutto il guano che vuole. Il vero problema è che quella canzone verrà trasmessa a martello dalle radio, usata negli spot televisivi, in discoteca, come suoneria per il cellulare, forse addirittura, qualcuno comprerà il disco. Ecco il problema.
Il culmine è Lionel Richie campionato, che canta (ovviamente) un pezzetto di All night long dentro il singolo di Iglesias.
La mia speranza è che Lionel, con i diritti che prende da All night long riesca a finanziare un progetto della NASA per sparare sua figlia Nicole su Urano entro il 2011.
Poi, Enrique è carino e simpatico, tutto quello che vuoi, però a questo punto per tirare su due euri, sarebbe più etico posare nudo per il calendario del MOIGE.
Iglesias rimane come giudice aggiunto per il finale dell’unica manche.
Arriva Nevruz, con: Nuova ossessione dei Subsonica.
Agghindato tra Crocodile Dundee e Pelù prima dell’esaurimento strutturale, fa il pezzo alla sua maniera. Preferisco comunque i Subsonica.
E poi se la gira tra il pubblico, la sai che cosa penso di quelli che cantano tra il pubblico.
E’ il turno di Dami, con Credimi ancora di Marco Mengoni. Assegnazione bizzarra. Il paragone scatta immediatamente. Dami potrebbe usare la sua personalità per evitarlo, ma non ha gli occhiali da sole, per cui manca di carisma. Doveva cantare scalzo, con gli occhiali da sole, sotto la pioggia. Allora, forse, sarebbe stato all’altezza.
E’ il turno di Nathalie. La mia preferita si esibisce con: Tu che sei parte di me di Pacifico e della Gianna nazionale.
Non lo so. Nathalie mi piace, ma è dalla scorsa puntata che non è a fuoco. A parte che la vestono come la Regina dello svantaggio. Spero che si riprenda presto dalla crisi in cui è piombata.
Chiude Ruggero con: Settemila Caffè di Alex Britti.
Ecco. Ruggero non mi ha mai convinto, ma questa sera sarà l’arrangiamento, sarà il balletto, sarà quello che sarà, ma mi convince. Mi piace. Ottimo. Bravo Ruggero.
22.58. Chiusura del televoto in ispanico, con Iglesias che torna a casa.
Pubblicità, televendite, la Tatta che cerca le parole e non le trova, talenti incompresi, arriva l’esito del votamento.
Al ballottaggio andranno: Cassandra e Ruggero.
Ecco. Di nuovo non ne capisco una cippa. Davide e Ruggero sono stati, a pare mio, i migliori della serata.
I due cantano quello che devono cantare e appellano quello che devono appellare.
Mi ritrovo a tifare per Ruggero.
Parola ai giudici.
Elio dice: Ruggero.
Mara dice: Cassandra.
il Ruggy dice: Cassandra.
La Tatta, nel pieno della sua TattaWar dice: Cassandra.
Elio si picca di brutto, Cassandra a casa.
23.29, fine della settima puntata di X Factor.
C’è casino sul pianerottolo. Apro la porta per capire che cosa sta succedendo.
E’ il signor Curti. Completamente ubriaco, nudo, con in testa il cappello da Bersagliere. Sta cantando il nuovo singolo di Enrique Iglesias, mentre litiga con la serratura di casa sua.
La fine del mondo è vicina.
Tutte le altre puntate sono qui.
domenica, ottobre 17, 2010
10 Ciddì!
Quelli di Rocklab mi hanno chiesto quali sono i 10 CD che girano più volentieri nel mio lettore.
Domanda che in un primo momento mi ha messo un po' in crisi, per una serie di ragioni tennnologgiche.
Ma poi, pensandoci bene, ho trovato la risposta.
La top ten dei ciddì diegozillici, la trovi cliccando qui.
venerdì, ottobre 15, 2010
Diegozilla Lab, i numeri!
Il Diegozilla Lab ha superato in pochi giorni le 150 adesioni.
Bene.
Per una questione che spiegherò nelle prossime settimane, le iscrizioni ufficiali si fermano qui. 151. L'ultima è Swan.
Ok?
Tutti quelli che "arrivano" adesso, possono comunque seguire il Laboratorio, ma soltanto come osservatori.
Sono sorpreso da tutta questa attenzione e curiosità, sorpreso dall’affetto e dalla fiducia nei miei confronti.
A questo punto, la mia tentazione è quella di realizzare il progetto Mayhem di Tyler Durden piuttosto che un laboratorio di scrittura.
(Vedremo, forse mayemizzeremo in un secondo momento.)
Di sicuro, questa buona accoglienza merita un trattamento di riguardo.
Ecco perché qui sul blog ci saranno delle iniziative collaterali al Laboratorio, destinate ai 151 iscritti ufficiali.
L’ho detto, si comincia a Novembre, al mio rientro dalla fiera del fumetto di Istanbul.
Ecco il programma, così iniziate a ragionare su quello che vi aspetta:
- Scrivere.
4 lezioni sulla scrittura creativa in generale.
Test finale: Un racconto breve.
- Scrivere per immagini.
3 lezioni sulla scrittura per immagini dirette.
Test finale: Il soggetto.
- Sceneggiatura.
4 Lezioni sulla tecnica di sceneggiatura e di messa in scena.
Test finale: Storia autoconclusiva.
- Varie ed eventuali.
Per ora è tutto.
Ma non è mica finita qui.
Stay tuned!
Le dieci frasi che non avrei mai pensato di dire.
Il titolo esteso del post è: Le dieci frasi che a vent’anni non avrei mai pensato di dire, ma che dico adesso quasi a quaranta, e quando succede poi ho una strana sensazione che mi scivola giù lungo la schiena.
Quella sensazione lì non è la stessa del Dottor McCoy quando dice: E’ morto, Jim!
No. E’ molto diversa, per ora sto cercando di capire che tipo di sensazione è. Forse sono io a vent'anni che mi sovrappongo al me stesso odierno e ne rimango sorpreso.
Ad ogni modo, quando mi capita, poi corro a scrivere la frase su un foglietto apposito e l'archivio per future analisi quantiche.
Un giorno verrà spiegata meglio la teoria del multiverso, e nel frattempo ho composto una Top Ten.
- Certo che le nuove pastiglie per la lavastoviglie lavano molto bene!
- Mettiamo le lenzuola di flanella?
- Guardo sull’agenda se ho un buco per la settimana prossima.
- Ho voglia di un bel passato di verdure.
- Prima: L’ho già visto. Ma lo riguardo volentieri che quel film è un capolavoro.
- Dopo: Minchia che cazzata.
- Mi sa che vado a letto, sono in ritardo su una roba e domani mattina mi devo alzare alle cinque.
- La figlia di Antonio ha cinque anni? Di già?! Che cosa ho fatto io in questi cinque anni?
- Ho sete. Tutti i bicchieri sono sporchi. Vabbè, poco male, ne lavo uno.
- Non posso mettere questa maglietta, ha un buco.
giovedì, ottobre 14, 2010
Facebook, foto per il tuo profilo!
Io mi sono de-faccialibrato da tempo, ma magari tu no.
Magari ti serve una foto da mettere sul tuo profilo.
Eccole qua.
Ce ne sono altre, basta cliccare qui.
mercoledì, ottobre 13, 2010
X Factor 4 - Sesta Puntata
Alle 21.03, recitando la formula: Bella di Padella, Deejay Francesco in tenuta da diggèi-gioppino decreta l’inizio della sesta puntata di X Disco Factor.
Lo popolo raggrumato sugli spalti si alza, e inizia a ballare sui cubi dell’universo in collasso.
Sarà, me lo sento, una puntata grandiosa. Lo studio è stato trasformato in una colossale discoteca, il tema della serata e quellollì. Il pubblico presente, frustato dagli aizzatori che si muovono rapidi in platea, è costretto a divertirsi un casino come al capodanno della fine del mondo beat.
Su.
Le.
Mani.
I giudici entrano in pista. La Tatta con la permanente sembra mia zia Severina. Mara ha una giacca anabbagliante, Ruggeri opta per i suoi occhiali bianchi, ed Elio è vestito da Michael Jackson anni ‘80. A dire il vero, con quella parrucca in testa, Elio più che Jackson sembra Eriq La Salle ne “Il principe cerca moglie”, ma va bene lo stesso.
L’ingresso dei concorrenti nella discoteca dell’apocalisse è corale. Arrivano tutti assieme dal pubblico cantando un medley di pezzi dance. C’è chi va bene, c’è chi va meno bene.
Di sicuro Nevruz che si inserisce cantando il pezzetto: I want you loooove di You Spin me Round dei Dead or Alive è notevole. Nel frattempo il Facchi si cambia, giaccacravattandosi.
Mi dice che in questa puntata ci saranno un sacco di cose. Il mio cervello me lo traduce in: spariamoci tutte le miccette che sennò questa edizione di XFactor non la guarda nessuno.
Dopo le polemiche obbligatorie, inizia la prima manche.
Apre Davide con: I’m outta love di Anastacia. Sostenuto dalla presenza scenica delle ballerine e da una scenografia evocativa. Affronta il pezzo con decisione, ma dopo un po’ io perdo il contatto.
La Tatta inizia a gufare. A zia Mara invece, è esploso un ormone. Nell’ingrifamento avverte una carica erotica nella performance di Davide, chiede conferma a Tommassini e lui un po’ si irrita.
Tocca a Dorina. La Tatta la presenta con gli stessi toni e la stessa enfasi di Licia Colò a Bim Bum Bam quando parlava con il pupazzo One.
Arriva Dorina e canta: Hot Stuff di Donna Summer. E’ andata dal parrucchiere di Megaloman. E’ un apoteosi di urlini e urletti coordinati con gestualità sbagliate per il pezzo in questione. Tutte le vocali in più che ci mette, tutte le vocali che allunga e ulula formano un sindacato e chiedono un miglior trattamento contrattuale. Le “U” organizzano subito uno sciopero, sostenute da un accordo parallelo con le “H”, e si rifiutano di esibirsi ancora in controtempo.
Ma fa niente. Ai giudici piace abbastanza. Il giudizio della Tatta è quello della fata turchina nel mondo zuccheroso delle banalità.
E’ il momento di Nevruz, con: Mi vendo di Renato Zero, rifatta però dagli Slayer.
Canta dentro un cesso inquadrato dall’alto. Prima è in abito bianco, poi si spoglia e alla fine emerge da quel cesso che sembra il cugino di Ozzy.
Non so. E’ interessante, ma si sta facendo troppa costruzione sul suo personaggio.
E’ il turno di Ruggero. Canta: You’re my first eccetera di Barry White. Mi mette addosso un po’ di tensione. Sarà la mia adorata Irene inchiodata alle sue spalle, sarà che a sentirlo sembra che stia cantando il mignolo di Barry White tenuto in vita in una soluzione proteica.
I giudici sono buoni. Parte una clip in cui mi raccontano le scorribande notturne di Ruggero in tempesta ormonale. Chiude zia Mara, che con gusto e tono gli consiglia di andarci cauto con l’autoerotismo che la vista ne risente.
Siamo arrivati al momento di Cassandra. Canta: What I feeling di Irene Cara. Sincronizzata con le ballerine, entra vestita con strisce di plastica scoppiettina e poi si spoglia. Fa vedere anche troppo.
La carica erotica c’è. Non è la carica dei 600, ma non è neanche la carica dei 101.
Brava.
Alle 22.04 si spara la prima miccetta. Il pezzo dell’inverno. Un brano dance con la voce campionata di Zia Mara che parla il suo inglese maionchesco.
Due minuti dopo, eccola dare amichevolmente dello stronzo a Tommassini. Lei prima si imbarazza, poi la costringono a dare il permesso per vendere il pezzo su iTunes. Lei tentenna, ma poi ci sta. Pretende però che la sua parte di diritti venga data in beneficenza.
Ecco. La cosa migliore della quarta edizione di X Factor è Mara Maionchi. Io vorrei andare da lei a pranzo una domenica.
Altra miccetta: Momento Mengoni.
Marco! Per i miei gusti, sei dimagrito un po’ troppo. Canta il nuovo singolo: “In un giorno qualunque”, vestito in tiro, con una regia da videoclip con tanto di sniper con fucile silenziato che deve sparargli on stage.
Gran pezzo.
Marco rimane come giudice aggiunto per la seconda manche.
Si chiude il televoto, allo scontro finale andrà Dorina. L’organizzazione sindacale delle vocali ululate ha ottenuto il suo primo, importante, successo.
La seconda manche inizia con una clip sullo sfiduciato Stefano dopo la tremendissima prova della puntata precedente.
Attenzione. Stefano mentre si racconta compone, senza saperlo, le prime due frasi di una canzone con un grande potenziale. La Casale e la Maionchi dovrebbero accorgersene. Stefano dice:
Quante cose sto vivendo.
Quante volte cado a terra.
Ora bisognerebbe andare avanti, trovare un tema, decidere che cosa cantare. La faccio semplicissima che ho poco tempo: Canzone su un amore finito. Una roba tipo:
Quante cose sto vivendo.
Quante volte cado a terra.
Quanti sguardi ti rivolgo.
E tu.
Tu non ci sei.
Quante promesse che non manterrò.
Su quelle mani che vanno via.
I tuoi vestiti………
Pagatemi e la scrivo tutta.
Stefano canta: I Will Surive di Gloria Gaynor. Lo sanno tutti, la migliore versione di I will survive cantata da un uomo è quella di Tony Clifton.
Fatto sta che tra ballerine che roteano sbarre di uranio impoverito, Stefano affronta il pezzo, ma la pompa gli dura poco. Sinceramente, senza cattiveria, non regge fino alla fine.
Nell’aberrante logica facchinesca, bisogna ricostruire l’immagine di Stefano. Non deve più essere uno sfigatino tenerone. Allora seguendo le funzioni binarie con cui compone i suoi pensieri: brutto/bello, acceso/spento, triste/bella di padella, il Facchi decreta che Stefano è: “anche un casinista”. Su questo processo mentale i neurolingusti scriveranno pagine e pagine di letteratura medica.
Tocca a Nathalie con Ray of light di Madonna. Nathalie è la mia preferita, ma qui c’è qualcosa che non va. Forse non è il pezzo adatto, ma di sicuro lei lo prende con il mood sbagliato.
Avverto una separazione, il brano non mi arriva come una singola unità, ma come due piste separate che viaggiano in autonomia. Non c’è compenetrazione tra musica e voce.
Talento incompreso: Uno che canta Piccolo grande amore con lo stesso accento di un contadino di Foligno incastrato in un pozzo artesiano. Sorpresa, è al telefono. No, non è lui, e l’ennesima miccetta. Claudio Baglioni al telefono in diretta dal suddammerrica.
23.01, e ne manca ancora alla fine. Sono esausto. Sono diventato la croccante decorazione del mio divano. Qui la tirano per le lunghissime, miccetta dopo miccetta, sorpresona dopo sorpresona. Deviano l’attenzione dal nucleo del programma, spostandola verso l’esterno, verso l’ospite o l’evento collaterale.
Sto per scivolare nel deliquio quando arrivano i Kymera. Cantano: Let’s Dance di David Bowie.
Il pezzo è molto difficile. E invece…
Yusaku Godai e Kyoko Otonashi ci credono. Sono convincenti e all’altezza della situazione.
E’ la performance dei Kymera più azzeccata fin ora.
Chiude la seconda manche Dami, con: You make me feeel di Sylvester. Indossa un giubbotto da spericolato. Da un momento all’altro si infilerà un casco e un mantello argentato, e facendosi chiamare Il Colonnello Dami salterà la tangenziale Est da Rubattino a Forlanini a bordo di una moto dragster.
Nel frattempo canta il pezzo piuttosto bene, ha la voce adatta.
Penso sia finita invece no.
E’ il momento di Bob Sinclair, introdotto dal Facchi che fa ballare la gente sulle note di alcune canzoni del suddetto. Cazzo, mi ritrovo nella colonna sonora degli ultimi cinquanta Vacanze di Natale.
Purtroppo, il mio vicino, il signor Curti è andato a trovare sua sorella a Maccugnaga.
Mi trovo da solo, davanti a Sinclair e al suo amico che canta.
Una volta ho letto di un tizio che, mi pare nell’ottocento, era da qualche parte e lo torturavano. Lui sotto tortura riusciva a distaccare il suo corpo astrale. Non sentiva il dolore e andava in giro a farsi i cazzi suoi.
Ecco. Vorrei avere quel potere lì. Invece no. Sono qui agghiacciato di fronte a ‘sto hippie col mixer che mi evoca atmosfere da ferragosto edonista godibili solo se sei uno stronzo in camicia azzurrina e guidi una Porche.
Il Santo dei Tamarri interviene, e punisce Sinclair tramite Facchinetti. Il siparietto che li vede protagonisti raggiunge vette di imbarazzo mai viste.
Abbiamo finito? Forse.
Ecco l’esito del televoto per la seconda mache.
Al ballottaggio con Dorina andranno i Kymera.
Il che dimostra quanto non ne capisco un cazzo, e di come tu stia leggendo le cronache di uno che non capisce niente di musica, anzi di Musica con la emme ammaiuscola.
Ribadisco. Kymera, miglior performance della serata.
Tutti sono un po’ turbati, ma per ovvie ragioni non possono dire che la gente a casa non capisce un cazzo.
Morgan lo direbbe. Ma Morgan non c’è. Per sua fortuna, aggiungerei.
Qualunque cosa succeda, la Tatta o Ruggeri rimarranno senza cantanti. Dovranno partecipare lo stesso al programma, sperando nelle new entry.
Dorina e Kymera cantano quello che devono cantare e fanno quello che devono fare.
Momento teso, parola ai giudici.
La Tatta elimina i Kymera, dispiaciuta.
Il Ruggy elimina Dorina, dispiaciuto anche lui.
Elio, interminabile, elimina i Kimera.
Zia Mara, decisa, elimina Dorina.
Parità. La giuria va in Tilt. Decide il pubblico da casa con un televoto lampo di 200 secondi.
Facchinetti sbrodola per venti minuti, io sono cotozzato, mi tengono in vita gli SMS del mio amico Otto che lamenta una crisi di diabete provocata dai Kymera.
Lui è a Roma e io sono a Milano, ma riesco a sentire l’inconfondibile odore della chetoacidosi diabetica anche da qui.
Otto non ne può più. E io anche.
Alla fine ci siamo, arriva l’esito.
Dorina torna a casa. I Kymera restano.
E’ tutta colpa del sindacato delle vocali ululate.
La Tatta affronterà la prossima puntata da sola.
Visto l’andazzo, la settima puntata di X Factor ospiterà: Gli Aram Quartet redivivi che ci raccontano come si mette il rimmell, Biagio Antonacci al telefono che fa uno scherzo e poi mette giù, Lady Gaga che canta il nuovo singolo slinguando con Ruggeri, un collegamento con Chi La Visto in cui sono contenti che finalmente hanno ritrovato gli Aram Quartet, Liza Minnelli dalla clinica che ci fa vedere come si fa una Daiquiri Frozen alla fragola usando il Magic Bullett, un Ultrà serbo che prende a sprangate Elio, il successivo approfondimento di Porta a Porta, la canzone ufficiale: No alla violensia cantata da tutti i concorrenti di X Factor con una erre nel nome e da tutti quelli di Amici con un Q.I. superiore a 22, la Tatangelo alla Prova del Cuoco e la Maionchi che introduce una retrospettiva su Walerian Borowczyk, e poi forse, i cantanti rimasti.
0.17, tutti dispiaciuti, ma non c’è tempo per protrarre la disperazione.
Fine della sesta puntata.
Grazie a Fede per l’aiuto.
Tutte le altre puntate sono qui.
martedì, ottobre 12, 2010
Pis Isler!
Pis Isler (Lavori Sporchi) è il titolo con cui Pulp Stories è uscito in Turchia.
Mi ripeto. Il titolo dell'edizione turca è molto meglio del mio. Grazie!
Leggersi in una lingua che non si conosce è davvero strano.
La storia la so già, e te credo, l'ho scitta io!
(Questo mia nonna lo chiamava: spirito di patata. Umorismo finissssimo)
Però ritrovarsi un un'altra lingua fa strano comunque.
Sono curioso di sapere come sono state tradotte e adattate alcune battute, se funzionano anche in Turchia, o come è stata trattata tutta la faccenda parareligiosa che ho infilato nel capitolo 5.
Mi girano delle recensioni, di cui ci capisco niente, Google Translate mi aiuta pochissimo.
Una è uscita anche su un giornale che mi dicono tiri una milionata di copie e io sono contento.
Tutte le domande che si agitano nel mio cervello, me le segno sul mio fidato bloc notes. Avrò modo di rivolgerle direttamente ai miei editori turchi.
Infatti, io sono contento, ma pare siano contenti anche loro.
Dal 3 al 7 novembre sarò ospite di una fiera del fumetto a Istanbul.
Ci vado con l'inossidabile Marco Schiavone, l'italico editore di Pulp Stories e con il grandissimo Riccardo Burchielli. Garrett, disegnato da lui e scritto da Roberto è stato pubblicato dalla stessa casa editrice.
E' la prima volta che vesto i panni dell'ospite internazionale e sono un po' in tensione.
Mi calmerò ingurgitando kebap e fumando tantissimo.
Laggiù comunque troverò un amico.
Zagor
E' lì a Istanbul che mi aspetta.
Parole, parole, paaaarole!
Pagamento è una bella parola.
Guardala lì: Pagamento.
Però basta poco per rovinarla.
Mettici davanti: "sollecito di" e assume tutto un altro sapore.
Diegozilla Lab!
Per una serie di ragioni luuunghe da elencare, quest’anno non terrò le mie consuete lezioni di scrittura creativa e sceneggiatura alla Scuola del Fumetto di Milano.
Allora ho deciso di farle qui.
Sul blog.
Più che un corso o un workshop sarà una specie di laboratorio. Vorrei fare una cosa sintetica e mirata, con pochi fronzoli.
Mi sollazza l’idea di poter usare l’ipertestualità come supporto agli esempi, e sempre usando la rete, la possibilità di strutturare degli esercizi mirati.
Nel Laboratorio parleremo di sceneggiatura, scrittura creativa e altre cose narrative.
Non di disegno, eh!
Analizzeremo la scrittura, il che può servire sia per i fumetti che per altre cose, vedi tu…
Ho più o meno quindici anni di appunti, su cui ho basato i miei quindici anni di insegnamento. e li devo mettere in ordine. Poi, inutile nascondersi dietro un dito, il Laboratorio serve anche a me per strutturare bene bene la nuova versione del manuale che sto scrivendo da tempo immemore.
La cadenza dei post principali sarà quindicinale, con (è probabile) degli aggiornamenti tra un argomento e l’altro. Inizio a Novembre.
Però, siccome sono abituato a strutturare “il discorso” in una certa maniera, ho bisogno di sapere prima chi entrerà nel Laboratorio di Diegozilla.
Questo post apre ufficialmente le iscrizioni.
Mi serve sapere:
Nome o Nickname.
Età.
Cinque fumetti per te fondamentali.
Cinque libri per te fondamentali.
Cinque film o cinque serie tivvù.
Se hai già pubblicato qualcosa.
Perchè hai deciso di entrare nel laboratorio di Diegozilla.
Puoi scrivere tutto nei commenti, grazie!
Il Laboratorio è aperto a tutti, anche ai semplici curiosi. Però, se non hai mai letto un fumetto in vita tua dimmelo, che ti devo dare dei compiti da fare a casa prima di iniziare.
Così ci capiamo...
lunedì, ottobre 11, 2010
Anteprima: Cajelli+Mutti!
Io e il vulcanico Andrea Mutti ci bazzichiamo amichevolmente da anni, cercando l’occasione per lavorare assieme. Una fiera dopo l’altra, una cena dopo l’altra, e alla fine l’occasione si è presentata.
Il primo fumetto firmato Mutti/Cajelli è un thriller stracazzuto, il titolo di lavorazione è: Ghost.
Qui attorno, ci sono alcuni disegni in assoluta anteprima.
Oltre ad essere il primo fumetto che faccio con Mutti, è anche il primo fumetto che scrivo direttamente per il mercato francese.
Però non è un cartonato a quattro strisce. E’ un oscuro e 72 pagine a colori, autoconclusivo formato comic book.
Verrà pubblicato da Ankama Editions, non ho capito quando, ma comunque presto. Io ho già finito di scriverlo, Andrea è lì lì, e il colorista: Dimitri Fogolin sta colorando alacremente.
Qui da noi c’è già chi è interessato a pubblicarlo, ma fino a quando la cosa non sarà ufficiale non dirò niente.
Ghost è un thriller/horror/psicopoliziesco. Mi sono lasciato andare. La parte investigativa è ridotta all’essenziale e tutto il resto è un viaggio lisergico nella paranoia e nel delirio.
Dialoghi secchi. Didascalie, e sensi di colpa che scavano nella carne.
La richiesta, di usare un formato americano, mi ha dato la possibilità di scrivere una sceneggiatura diversa, dove ho giocato con le vignette e la loro composizione.
Leggo parecchi fumetti Vertigo, e di conseguenza il mood narrativo è molto in linea con quel tipo di produzione.
Il soggetto originale era di Andrea, ed era molto nelle mie corde. Lui ha accettato i miei cambiamenti, ed è rimasto sorpreso delle mie aggiunte. Giusto per tornare ad un discorso fatto poco fa, è stato un bel concerto.
Mi sono trovato benissimo a lavorare con Mutti.
Forse troppo.
Mi sono trovato bene anche con Ankama.
Forse troppo.
Ecco perché è molto probabile che faremo il bis.
venerdì, ottobre 08, 2010
Tutto quello che avresti voluto sapere su Diabolik...
… ma non hai mai osato chiederlo!
Diabolik è un opera collettiva.
Lo so che questo concetto, con tutta l’aura di sperimentazione che permea la parola “opera collettiva”, viene accettato, a livello di percezione, per un diverso di tipo di fumetto.
Mi rendo conto che alcune parole sono gradite soltanto quando dici :
Io alcuni miei amici artisti ci siamo ritrovati in una stanza dell’Hotel Mercure e, ascoltando i Baustelle, abbiamo realizzato un’opera collettiva che racconta mirabilmente il senso di vuoto che permea i nostri ombelichi.
Invece, maguardaunpo’, leggere l’ampio elenco di nomi che compone i credits di un numero di Diabolik crea un certo sconcerto.
Di solito, facci caso, un episodio diaboliko coinvolge un bel po’ di persone. Qualcuno ci mette l’idea. Uno o due scrivono il soggetto. Un altro scrive la sceneggiatura. Uno fa le matite. Un altro le chine. Un altro ancora i retini.
Più mani a livello grafico è un metodo di lavoro accettato nell’ambito del fumetto seriale. E’ molto raro invece avere più mani a livello narrativo.
E’ una cosa usuale per il cinema o per la televisione, ma per il fumetto molto, molto meno.
Più persone che scrivono un episodio di Diabolik, vedendo la cosa in modo romantico, rispecchia e rispetta le origini del personaggio, creato da le sorelle Giussani.
Accetto e comprendo la posizione di chi vede in questa opera collettiva uno scoglio per l’affermazione del sé autoriale. Su Diabolik però, al centro dell’attenzione c’è lui: il Re del Terrore.
I riflettori illuminano un pochino meno chi lo realizza.
Il lavoro redazionale di scrittura e revisione alle spalle di una storia diabolika è incredibile.
Sto cercando, per quanto posso, di tenere traccia di tutti i passaggi. Metto da parte gli appunti, le aggiunte e le modifiche in corso d’opera delle storie che scrivo.
120 pagine di sceneggiatura, con post it, cambiamenti, note scritte a mano, domande e risposte che si rimpallano tra i diversi redattori, via via che la storia procede nel suo iter redazionale prima di arrivare nelle mani del disegnatore.
Sto avendo la fortuna di collaborare sui diversi livelli narrativi di questa opera collettiva.
A volte fornisco giusto l’idea di partenza. Una cartella o due in cui spiego il nocciolo della questione, il nucleo centrale della trama. E vedo poi come Gomboli e Pasini ci lavorano sopra. Sottraendo o aggiungendo, collocando quell’idea nel mondo di Diabolik.
A volte scrivo il soggetto. Una ventina di pagine in cui la storia viene raccontata in modo dettagliato, già con gli stacchi temporali e una bozza dei dialoghi principali. E vedo come ne vengono evidenziati e sistemati i punti deboli.
A volte scrivo la sceneggiatura. Basandomi su un soggetto scritti da altri, di cui ho comunque facoltà di modifiche ulteriori. Passa sotto diverse letture, ed è un sistema narrativo aperto, pronto per correzioni successive e ulteriori trasformazioni.
Chi supervisiona le sceneggiature non è a conoscenza del soggetto di partenza. In questo modo, la comprensione della storia non è influenzata dal sapere già come vanno le cose.
Tutta questa mole di lavoro viene gestita come un concerto. Le varie voci si sentono tra loro al telefono, via email, o in riunioni redazionali.
Conosco il personaggio, ma ogni volta che ne parliamo, mi accorgo di quanto sia definito e complesso il mondo di Clerville. Alcuni aspetti della struttura narrativa, come tutte le cose in apparenza semplici, si dimostrano molto problematiche da gestire.
Il concerto quindi, diventa un elemento di forza. Più mani e più teste si concentrano con un unico scopo: raccontare una storia nel miglior modo possibile.
Diabolik è un opera collettiva.
Lo so che questo concetto, con tutta l’aura di sperimentazione che permea la parola “opera collettiva”, viene accettato, a livello di percezione, per un diverso di tipo di fumetto.
Mi rendo conto che alcune parole sono gradite soltanto quando dici :
Io alcuni miei amici artisti ci siamo ritrovati in una stanza dell’Hotel Mercure e, ascoltando i Baustelle, abbiamo realizzato un’opera collettiva che racconta mirabilmente il senso di vuoto che permea i nostri ombelichi.
Invece, maguardaunpo’, leggere l’ampio elenco di nomi che compone i credits di un numero di Diabolik crea un certo sconcerto.
Di solito, facci caso, un episodio diaboliko coinvolge un bel po’ di persone. Qualcuno ci mette l’idea. Uno o due scrivono il soggetto. Un altro scrive la sceneggiatura. Uno fa le matite. Un altro le chine. Un altro ancora i retini.
Più mani a livello grafico è un metodo di lavoro accettato nell’ambito del fumetto seriale. E’ molto raro invece avere più mani a livello narrativo.
E’ una cosa usuale per il cinema o per la televisione, ma per il fumetto molto, molto meno.
Più persone che scrivono un episodio di Diabolik, vedendo la cosa in modo romantico, rispecchia e rispetta le origini del personaggio, creato da le sorelle Giussani.
Accetto e comprendo la posizione di chi vede in questa opera collettiva uno scoglio per l’affermazione del sé autoriale. Su Diabolik però, al centro dell’attenzione c’è lui: il Re del Terrore.
I riflettori illuminano un pochino meno chi lo realizza.
Il lavoro redazionale di scrittura e revisione alle spalle di una storia diabolika è incredibile.
Sto cercando, per quanto posso, di tenere traccia di tutti i passaggi. Metto da parte gli appunti, le aggiunte e le modifiche in corso d’opera delle storie che scrivo.
120 pagine di sceneggiatura, con post it, cambiamenti, note scritte a mano, domande e risposte che si rimpallano tra i diversi redattori, via via che la storia procede nel suo iter redazionale prima di arrivare nelle mani del disegnatore.
Sto avendo la fortuna di collaborare sui diversi livelli narrativi di questa opera collettiva.
A volte fornisco giusto l’idea di partenza. Una cartella o due in cui spiego il nocciolo della questione, il nucleo centrale della trama. E vedo poi come Gomboli e Pasini ci lavorano sopra. Sottraendo o aggiungendo, collocando quell’idea nel mondo di Diabolik.
A volte scrivo il soggetto. Una ventina di pagine in cui la storia viene raccontata in modo dettagliato, già con gli stacchi temporali e una bozza dei dialoghi principali. E vedo come ne vengono evidenziati e sistemati i punti deboli.
A volte scrivo la sceneggiatura. Basandomi su un soggetto scritti da altri, di cui ho comunque facoltà di modifiche ulteriori. Passa sotto diverse letture, ed è un sistema narrativo aperto, pronto per correzioni successive e ulteriori trasformazioni.
Chi supervisiona le sceneggiature non è a conoscenza del soggetto di partenza. In questo modo, la comprensione della storia non è influenzata dal sapere già come vanno le cose.
Tutta questa mole di lavoro viene gestita come un concerto. Le varie voci si sentono tra loro al telefono, via email, o in riunioni redazionali.
Conosco il personaggio, ma ogni volta che ne parliamo, mi accorgo di quanto sia definito e complesso il mondo di Clerville. Alcuni aspetti della struttura narrativa, come tutte le cose in apparenza semplici, si dimostrano molto problematiche da gestire.
Il concerto quindi, diventa un elemento di forza. Più mani e più teste si concentrano con un unico scopo: raccontare una storia nel miglior modo possibile.
giovedì, ottobre 07, 2010
Escort Factor.
In base alla segnalazione dell’anonimo nei commenti al post sulla quinta puntata di X Factor, ho pascolato con Google cercando informazioni.
C’è, o c’è stata, una escort a X Factor 4?
Il tutto parte da una dichiarazione di Patrizia D’Addario.
Il 24 settembre, per creare il sufficiente hype sul suo nuovo libro, la Patrizia dichiara che rivelerà tutta la verità sulle sue colleghe: “Su quelle che hanno preso i soldi e che hanno avuto quel che hanno voluto: una ora è a Palazzo Chigi, l’altra è stata selezionata come concorrente per X Factor.”
Io ho sicuramente dei problemi. Lo so. Un giorno li risolverò tutti con la trapanazione del cranio, ma per ora me li tengo.
Non vedo dove sia il problema nel svolgere la professione di escort. Non mi scandalizza, sconvolge, turba e non mi offende chi offre senza coercizioni quel tipo di servizio.
Semmai, mi pongo delle domande sulla clientela, o sullo sfruttamento illegale delle signorine.
C’è gente che si altera un casino, mettendola sul piano economico: le escort non pagano le tasse!
Dimenticandosi di tutte le volte che escono da un bar o da una rosticceria senza scontrino.
Fai la escort?
Boh. Io faccio lo sceneggiatore, mio cugino fa il geometra.
Il problema, sempre secondo il mio punto di vista sicuramente sbagliato, è nel fare la escort per ottenere qualcos’altro, non ottenerlo, incazzarsi, gridare allo scandalo (all’auto-scandalo, a questo punto) e scriverci sopra dei libri.
Vanno separati in modo netto il cliente che richiede un servizio e chi quel servizio lo offre.
Lo scandalo non è nel mestiere, ma nelle conseguenze malandrine messe in moto dal cliente.
Una volta, quando ero più ottimista nei confronti degli umani che mi circondano, avrei detto che un certo tipo di clientela non può, per coerenza, usufruire di quel tipo di servizio.
Invece pare di no. Non qui da noi perlomeno.
E’ il sesso usato come merce di scambio in assenza di qualità specifiche, e non come “prestazione d’opera” che mi da fastidio.
A X Factor c’è, o c’è stata una escort?
E dunque?
Ha vinto, e ha fatto dischi anche se canta come un coyote con la laringite?
No.
E di nuovo, non riesco a vedere dove cazzo sia il problema.
Per una questione di età e di qualità estetiche, i sospetti sono ricaduti su Manuela.
Forte!
Se fossi il suo manager userei questi sospetti come punto di forza. Non al punto di costruirci sopra una carriera, come venne fatto usando l’ambiguità della suprema Amanda, ma quasi.
mercoledì, ottobre 06, 2010
Mad Men su carta!
Le illustrazioni le ha fatte Stanley Chow.
Io le trovo bellissime.
Se vuoi, le vende.
Sul suo sito. Ci arrivi cliccando qui.
X Factor 4 - Quinta puntata.
Alle 21equalcosa il Facchi sotto le urla di un pubblico esondante mi dice che sono fortunatissimo.
Adesso, ma proprio adesso, arriva Taylor Swift. Una che ha vinto dischi di adamantio, ha più singoli in vetta alle classifiche che denti in bocca, una roba che in confronto i Beatles sono la cover band dei Cugini di Campagna. E io, che non so nemmeno chi cazzo sia questa qui, affogo nella mia inadeguatezza. Fremo per vedere Taylor Swift.
Esce una bionda, ma suonano al mio campanello.
E’ il mio vicino. Il signor Curti. Mi chiede con gentilezza se posso aiutarlo a pulire le testine del suo videoregistratore della Fisher Price. Si stava per godere l’annata 1984 de: "Il pranzo è servito", e ha scoperto che si vede male. Lo aiuto ben volentieri.
Torno alle 21 e 09. Ci sono ancora i tamburi. I rumori da aeroporto, i passi finti in dolby surràund. Inizia la quinta puntata da X Factor.
Escono giudici e cantanti, si intravede la scenografia.
E’ bene dire che per questa puntata di X Factor, Tommassini e il costumista hanno deciso di andarci giù pesante, usando la teoria quantistica del tutto. Un gioco di sovrapposizioni, dove in un contesto visivo tra Terry Gilliam e quello che hanno trovato nella soffitta della gattara, si muovono i cantanti addobbati come a un rave party in maschera nel reparto neurologia.
Fatto sta che il più sobrio è Elio vestito da Giuseppe Verdi.
Comincia Cassandra, con una versione soul di Come ti vorrei di Iva Zanicchi.
Prima, nella clip, dice che non è mica venuta lì per fare la comica.
Canta su una doppia sedia in un contesto surreale adatto alla prima serata. Fatto sta che trasforma il pezzo in una lagna di urletti sooouuul per disperati in stazione centrale.
Poi il Facchi ci dice che lei è brava a fare le pernacchie. E allora, siccome lei non è mica venuta lì per fare la comica, ce ne fa sentire una.
Nella prossima puntata, in canottiera, ci insegnerà come si fanno le pernacchie a tempo con la mano sotto l’ascella.
Polemiche tra i giudici. Il Ruggy pronuncia la parola: “istanze”.
La Tatta si scoccia. Dice che non è bello venire in tivvù a fare i gradassi, che anche lei vive in una casa con diverse istanze, quasi tutte col bagno, e che però magari tra il pubblico c’è qualcuno che vive in un monolocale e può offendersi. Un po’ di rispetto per favore.
Tocca a Ruggero, con Crazy little thing called love dei Queen.
Bravo. Mi piace questo quarant’enne mascherato.
I Kymera, che nel delirio del costumista sono vestiti da domatori di lontre, cantano Maria dei Blondie. Il pezzo è un gran pezzo. Loro sono immobili come i Moai dell’Isola di Pasqua. Forse qualche movimento in più avrebbe giovato alla performance.
Il Ruggy invita i Kymera a esibirsi al suo concerto a Milano. Facchinetti decide che sono invitati tutti i cantanti di X Factor. Ruggy bofonchia qualcosa, ma ormai è tardi.
E’ il turno di Nathalie. Ho deciso che è la mia preferita numero uno.
Vestita, purtroppo, come Cosetta dei Miserabili, canta Cornflake Girl di Tori Amos. Prima strimpella sul pianoforte dei Puffi, poi va, e cavoli se va.
Tipo che sembra l’unica ad avere acceso il microfono. Molto Brava.
I giudici questa sera sono agguerriti. Soprattutto Elio che ha fatto colazione pucciando scorpioni nel caffelatte.
La Tatangelo è sempre più favolosa. Nel suo linguaggio usa con serietà estrema gli stessi artifici retorici del Tenero Giacomo della Settimana Enigmistica.
E’ il momento di Stefano, con Dillo alla luna di Vasco. Brano che ha deciso lui di cantare.
L’unica cosa che posso dirti è che si trasforma in un piccolo tonno.
Nuota di qui, nuota di qua, si ritrova sopra una rete. La rete viene issata a forza di braccia, e Stefano Tonno viene massacrato a colpi di rampino dai Giudici della Tonnara.
Spietati, i giudici infieriscono. Lo uccidono, lo fanno a pezzi e lo mettono in una scatoletta con tanto olio extravergine di oliva.
Alle 22.03, Super Mara si stizzisce e dice: Cazzo. Applausi.
Fine della prima manche. Tra i critici c’è Antonella Elia. Dice qualcosa. Non ho capito che cosa. Si è aperto un varco spaziotemporale sulla sua vuotezza sumera e io sono ipnotizzato in quelle spire.
Arriva l’esito del televoto.
Allo scontro finale andrà Cassandra.
Grossa sorpresa per Stefano, che già si vedeva tagliato con un grissino.
Manuela inizia la seconda manche con No more I love you’s di Annie Lennox.
Manuela è vestita mixando: Pierrot, la principessa Leila e Minnie. E’ tra l’inguardabile e l’imbarazzante. Scattano una serie di SMS tra me e il mio amico Bufa. Parliamo di estetica Milf.
A noi Manuela attizza. Non possiamo farci niente. Il pezzo è quel che è, ma secondo noi lei è comunque grandiosa.
Tocca a Dorina, con Donne di Mia Martini. Pezzo di una somma difficoltà per via di tutto il metatesto che si porta dietro. Per quanto Mimì sia inarrivabile, Dorina non se la cava malissimo.
C’è la stessa differenza che corre tra il pane fresco del buon prestinaio, e il pane in cassetta. Si possono mangiare tutti e due. Con le dovute differenze.
Dalla clip scopro che la Tatta è allergica alle coniugazioni regolari dei verbi. Tutti gli “are” gli “ere” e gli “ire” che non pronuncia finiscono nel Limbo dei Verbi Troncati.
E’ un posticino tra il Paradiso dei Congiuntivi Ammazzati e l’Inferno delle Frasi Fatte.
E’ il momento di Nevruz, con Charlie fa surf dei Baustelle.
I Baustelle.
Non è colpa di Nevruz.
I Baustelle.
Se per sbaglio, se per una nefasta coincidenza, se per un amaro scherzo del destino beffardo, entro in contatto con una qualsiasi cosa in cui c’è lo zampino di Bianconi e soci, io ho bisogno di spalmarmi litri di protezione solare a fattore protezione 60.
Altrimenti, i Baustelle, con la loro ostentata e del tutto immotivata presunzione, mi bruciano la pelle.
La seconda manche la chiude Davide Efron, con Amore di Plastica di Carmen Consoli.
E’ l’unico a non essere vestito da pirla. E’ il mio preferito numero due. Canta il pezzo meglio lui della Consoli. Se, e bada bene dico se, fa un disco con dei testi non eccessivamente retorici, lo compro.
Dato che la si tira per le lunghe, e che dovrà entrare un nuovo cantante, c’è il tempo per una clip dedicata ai talenti incompresi.
C’era una volta un cinese che cantava Fly me to the moon.
Lui dice Fly me to the moon, e tutti rispondono in coro: Ah, Michael Bublè.
A me fa schifo vivere in un mondo dove uno dice Fly me to the moon, e gli rispondono: Ah, Michael Bublè.
23.06. Si chiude il televoto.
Allo scontro finale contro Cassandra, ci andrà Manuela. Due cantanti della categoria di Elio. Infatti lui ci rimane molto male.
Polemiche, polemiche e filosofia della Tatta.
Una roba che non puoi fare a meno di chiederti: Ma la Tatta e AGiggi, di che cosa parleranno quando sono seduti a tavola per cena?
Fatto sta che Cassandra e Manuela cantano quello che devono cantare.
Gli SMS tra me e Bufa fioccano.
Mi colpisce Manu che canta la Vanoni.
Cassandra spara un Killing me Softly, senza chiudere gli occhi, ma mettendoci tutte le vocali del mondo più una.
Appelli, menate, pubblicità, parola ai giudici.
Elio dice: Manuela, e non sono d’accordo.
Mara dice: Cassandra.
La Tatta dice: Manuela.
Ruggy dice: Manuela. Strategia.
Mandano a casa la più forte, così la prossima è quell’altra.
Manuela piange. Di fronte ad una stannnninovescion di addio.
Io e il Bufa decidiamo di girare un film dal titolo: Lacrime di MILF.
Non c’è tempo per indugiare troppo sui sentimenti, deve entrare qualcuno di nuovo.
Ecco. E’ in questi momenti che mi spavento, pensando al fatto che X Factor potrebbe durare in eterno. Arrivano le nuove proposte.
Elio introduce Lavinia, che canta non ho capito che cosa e non ho capito di chi.
Canta e divento canuto. Vivo per un paio di minuti nell’antichità di un mercatino delle pulci al termine dell’universo.
Il Ruggy propone i Carpe Diem.
Fanno R&B a orecchio, ma le orecchie sono tappate. Non si può dire che stonano. Per dire che qualcuno stona bisogna essere certi che sia ben conscio di quello che sta facendo, tipo che la musica è formata da note. I Carpe non hanno questa levatura. Quello in mezzo si ravana le palle mentre gnaula, e quello a sinistra avrebbe bisogno di rimanere una settimana in un centro di rieducazione nord coreano. A zappare arida terra in cui crescono solo sassi e fatica.
Super Mara si affida a Dami. Un ragazzo che ha problemi con i significati delle parole in lingua italiana ma che sul palco si difende bene.
Chiude la cantante della Tatta: Alice. Mi fa un gran classico da Karaoke.
La domanda è: Ma bisogna scegliere per forza tra uno di questi qui?
Pare di si. 0.11. Ancora mezza giornata di pubblicità, appelli, Antonellaelia.
Esito del televoto, la new entry sarà Dami.
Si, occhei, va bene. Può essere uno molto interessante, ma dipende da quali pezzi gli faranno fare.
Gioia, coriandoli, delusione per gli esclusi.
Ore 0.21. Fine della quinta puntata di X Factor.
Rimane un ultima domanda.
Chi era l’attrice porno fetish seduta in prima fila alle spalle della Tatangelo?
lunedì, ottobre 04, 2010
venerdì, ottobre 01, 2010
Centosessanta Km!
Ho il motorino, scooter, dueruote, motore, ciclomotore, muturetta, da un paio di settimane e ci ho fatto quei Km lì.
(Non so perché ma mi ha sempre fatto schifo scrivere per intero: chilometri, allora abbrevio.)
Però, tra piogge torrenziali e pioggerelline varie, l'ho usato tipo per cinque giorni.
Faccio più o meno cento Km con 5 euri, ma non vado forte che sono in rodaggio.
Mi hanno già ciulato il tappino della gomma di dietro.
In media, attraverso la città da un capo all’altro, in orario di punta, in trentacinque minuti.
Ci metto più tempo a legarlo ad un palo, piuttosto che arrivare dove devo arrivare.
In motorino si conosce un sacco di gente, soprattutto ai semafori.
Qualcuno che ti chiede informazioni sulla strada, qualcuno che vuole sapere se hanno finito di asfaltare la strada di là, qualcuno che ti dice: nuovo di pacca, e sorride, oppure si dialoga insieme sullo stordito nella macchina davanti che ci blocca.
Mi ha anche tamponato (pianissimo) una ragazza su un Honda SH. Poteva essere un tentativo di abbordaggio, sono vecchio e queste cose non le so.
Ho avuto un paio di problemi con i ciclisti.
Uno lo stavo per travolgere. Andava con le cuffie nelle recchie, non mi aveva sentito arrivare e all’improvviso ha curvato a sinistra. Ho testato i freni del motoracchio. Funzionano bene.
Un altro l’ho eletto campione mondiale del: no, ma guarda, gira pure come ti pare.
Me la sviaggiavo sulla destra. Tra la fila di macchine in coda e una lunghissima area delimitata da delle transenne ad altezza gomito. Arriva un ciclista, contromano, che pedala verso di me.
Con le auto da un lato e le transenne dall’altro, non c’era lo spazio fisico per passare in due.
Ce la siamo giocata a bim bum bam, ha vinto lui, e io mi sono infilato tra un Taxi e una Fiesta.
E poi ci sono i furgoni bianchi.
La sensazione è di vivere una versione su due ruote di Duel di Spielberg.
Non è sempre lo stesso, ma quasi. Forse tutti i furgoni bianchi sono posseduti dal medesimo demone mangiamotorini.
Cazzo.
Ti puntano.
Ti puntano proprio.
Ti si piazzano a cinquanta centimetri dalla ruota posteriore e ti tallonano. Anche se c’è spazio e modo per sorpassare sono sempre lì. Dietro che spingono.
Monterò un optional.
La cortina fumogena.
Me la vende di seconda mano Bruce Wayne.
(Non so perché ma mi ha sempre fatto schifo scrivere per intero: chilometri, allora abbrevio.)
Però, tra piogge torrenziali e pioggerelline varie, l'ho usato tipo per cinque giorni.
Faccio più o meno cento Km con 5 euri, ma non vado forte che sono in rodaggio.
Mi hanno già ciulato il tappino della gomma di dietro.
In media, attraverso la città da un capo all’altro, in orario di punta, in trentacinque minuti.
Ci metto più tempo a legarlo ad un palo, piuttosto che arrivare dove devo arrivare.
In motorino si conosce un sacco di gente, soprattutto ai semafori.
Qualcuno che ti chiede informazioni sulla strada, qualcuno che vuole sapere se hanno finito di asfaltare la strada di là, qualcuno che ti dice: nuovo di pacca, e sorride, oppure si dialoga insieme sullo stordito nella macchina davanti che ci blocca.
Mi ha anche tamponato (pianissimo) una ragazza su un Honda SH. Poteva essere un tentativo di abbordaggio, sono vecchio e queste cose non le so.
Ho avuto un paio di problemi con i ciclisti.
Uno lo stavo per travolgere. Andava con le cuffie nelle recchie, non mi aveva sentito arrivare e all’improvviso ha curvato a sinistra. Ho testato i freni del motoracchio. Funzionano bene.
Un altro l’ho eletto campione mondiale del: no, ma guarda, gira pure come ti pare.
Me la sviaggiavo sulla destra. Tra la fila di macchine in coda e una lunghissima area delimitata da delle transenne ad altezza gomito. Arriva un ciclista, contromano, che pedala verso di me.
Con le auto da un lato e le transenne dall’altro, non c’era lo spazio fisico per passare in due.
Ce la siamo giocata a bim bum bam, ha vinto lui, e io mi sono infilato tra un Taxi e una Fiesta.
E poi ci sono i furgoni bianchi.
La sensazione è di vivere una versione su due ruote di Duel di Spielberg.
Non è sempre lo stesso, ma quasi. Forse tutti i furgoni bianchi sono posseduti dal medesimo demone mangiamotorini.
Cazzo.
Ti puntano.
Ti puntano proprio.
Ti si piazzano a cinquanta centimetri dalla ruota posteriore e ti tallonano. Anche se c’è spazio e modo per sorpassare sono sempre lì. Dietro che spingono.
Monterò un optional.
La cortina fumogena.
Me la vende di seconda mano Bruce Wayne.
Iscriviti a:
Post (Atom)






































