Io e il colosso Alessandro Baggi siamo di nuovo al lavoro su una storia di Dampyr.
Non so bene quante ne abbiamo firmate, so soltanto che mi piace un sacco scrivere per lui e che abbiamo trovato una buonissima sintonia.
Lui è un grande autore completo, come ha dimostrato in Spectriana, e i suoi interventi sulle mie sceneggiature sono un vero e proprio valore aggiunto.
Quando uno sceneggiatore e un disegnatore lavorano assieme, fioccano le mail.
Precisazioni, informazioni sui tempi di consegna, preview, questo e quest’altro.
L’ultima mail di Baggi si chiude così:
"... Ormai e' sera, piove; c'e' odore di minestrina, sui pianerottoli, e sullo scalo ferroviario di Greco Pirelli calano le lunghe nubi del Nord. Fiori spiaccicati sui gradini: l'Autunno, ormai; ampio cuore di pianoforte. E' tutto, da Precotto.
Un abbraccio mastodontico; precambriano, quasi..."
giovedì, settembre 30, 2010
mercoledì, settembre 29, 2010
X Factor 4 - Quarta Puntata
Senza tamburi, senza Boeing 747 che ti atterranno sul coppino, senza lame rotanti, alle 21.03 c’è un Facchinetti sul palco. Va di fretta. Il pubblico, incalzato da elettropungoli per bovini, barrisce in massa per l’inizio della quarta puntata di X Factor.
I giudici sono già alle loro postazioni.
Zia Mara ha tirato una ginocchiata nelle palle a Elton John e gli ha scippato gli occhiali.
La Tatangelo questa sera si è pettinata alla divina scuola di Hokuto.
Elio è agghindato da Mahārāja, tipo quello di Indiana Jones e il tempio maledetto.
Enrico “Colonnello Kurtz” Ruggeri per ora è tranquillo. Ha da poco fatto dividere in due un bufalo a colpi di scimitarra e si ritiene soddisfatto.
Questa puntata durerà un ora di meno. Finirà alle 23.30. Tassativo. Però, grazie alle leggi della fisica quantistica, riusciranno a modificare la linea temporale percepita, alla fine ti sembrerà che le ore passate siano almeno sette.
Si inizia subito con varie polemichette che vedono protagonista il Ruggy. Lui per difendersi pronuncia la parola: “Analitica”.
La Tatangelo scatta, prendendo l’occasione al balzo. Stizzita, fa notare al Ruggy che non è il caso di essere così volgari e di non offenderla per favore. Che a quest’ora ci sono i bambini che guardano, e che lei non si è mai dedicata a pratiche sessuali contronatura, analitica lo vai a dire a qualcun altro non a me che ho vintosanremoaquindicianni.
Ruggeri scuote la testa e decide di lasciare perdere.
I brani di questa sera saranno canzoni arrivate al primo posto nelle Hit Parade degli ultimi cinquanta anni. Il che la dice lunga sul gusto italico.
Il primo a esibirsi in questa unica manche è Davide Efron con Novembre di Giusy Ferreri.
Tira fuori di nuovo la sua voce graffiata, canta scalzo, per un risultato tutto sommato piacevole.
Nell’arrangiamento c’è una particella di Every breath you take dei Police, non c’entra veramente una fava, ma fa niente.
Tocca a Manuela, con Bring me to life degli Evanescence.
Canta sotto una piramide rotante che amplifica la sua energia mistica e proietta il suo corpo astrale a combattere contro i Rettiliani.
Sono tornati i ballerini. Finalmente. C’è anche la favolosa Irene. Quando ero su Faccialibro io e Irene eravamo amici di Faccialibro. A parte l’amicizia, non ho mai avuto il coraggio di chiederle nient’altro, sono timido. In più ho una fidanzata molto abile con la Katana.
Manuela affronta il pezzo in modo caparbio, ma con poca energia. Strilla, e mi incrina le maioliche di Capodimonte a forma di Vombato che uso come fermaporta.
Arrivano gli Effetto Doppler, vestiti di stracci come naufraghi del buon gusto.
Cantano: E la pioggia che va dei Rokes, trasformando il pezzo nella sigla di un cartone animato anni ’80. Me lo conferma un SMS della mia amica Silvia in cui sentenzia: “Tre Iridelle in acido”.
Saranno i vestiti, le movenze, le faccette, l’arrangiamento del pezzo, ma da un momento all’altro mi aspetto che entrino “I Cavalieri del Re” e due cosplayer ciccione di Lamù per concludere il brano tutti assieme. Ai giudici però piacciono.
Sarà pure una puntata da fare di corsa, ma il tempo per elargire tristezze all’umanità lo si trova sempre. Ecco quindi una favolosa clip ummoristica.
Un finto provino in cui la Tatangelo, il suo vocal coach scugnizzo e La Pina fanno un provino ad Anna Tatangelo.
La presenza della Tatangelo e della Pina nella stessa inquadratura fa morire i delfini a distanza.
Finita la mirabile gag è il turno di Dorina.
Canta The Best di Tina Turner e io mi trasformo in un Bellissimo di Retequattro. A scelta, posso essere Witness il Testimone o Inferno di Cristallo.
Dorina è vestita a metà tra Pierrot e Starchild dei Kiss. Anche lei si presenta senza scarpe.
Il manuale di Marketing Musicale per Dummies al capitolo due recita:
Sistemi per infondere personalità a un cantante:
1- Farlo cantare scalzo, preferibilmente con dei pantaloni bianchi.
2. Farlo cantare sotto la pioggia o con il vento sparato in faccia. Se è un video, la pioggia deve essere al rallenty.
3. Dotarlo di occhiali da sole. Se non funziona, provare con occhiali da sole più scuri, o di forma rotonda.
Dorina, come i Doppler, a un certo punto va a cantare tra il pubblico e si siede pure in braccio a uno. Cantare tra il pubblico è concesso soltanto se stai facendo l’ultimo brano del tuo concerto di addio a Las Vegas dopo una carriera trentennale.
E poi, in effetti, tutte le rockstar ribelli vanno sempre ad ammiccare consenso tra il pubblico. Anche Kurt Cobain faceva You smell like a teen spirit in braccio a sua zia.
Tocca a Stefano con Lady Marmalade.
Uh. Ah. Bravo, eh. Ma ha la stessa carica erotica di un termosifone. La scenografia surreale rotatoria è degna di nota.
Forse hanno finito di menarmela con le emmozzzioni, ma continuo a non digerire l’atteggiamento di trattare Stefano come un poverino.
Suona un gong, e parte un combattimento serrato di Tutti contro Elio. Mai sottovalutare la cattiveria dei comici. Prevedo conseguenze.
Arriva Nathalie con Pazza Idea di Patty Pravo. E’ finalmente vestita quasi a modino, tranne che per i calzini. Solo gli attori porno maschi della prima metà degli anni ’90 possono indossare calzini ad altezza polpaccio.
Fatto sta che Nathalie mi convince. Quando canta cattura la mia attenzione, e secondo me oltre alla voce, ha qualcosa di pungolante nello sguardo.
Veleno tra i giudici. Questa sera Mara Maionchi ha masticato vipere. La faccenda è se Nathalie ha avuto in quel pezzo la giusta carica erotica. Carica erotica sì, carica erotica no.
Viene chiamato per un consulto il maniaco dei giardinetti. Apre l’impermeabile, controlla e decreta per un “abbastanza” che accontenta tutti.
Tocca ai Kymera con Breathe di Midge Ure. Il brano è di una scassamaronità sbalorditiva e dobbiamo ringraziare gli spot della Swatch se ce lo ritroviamo ancora qui a smarronarci i timpani.
Tommassini, nottetempo, ha fregato dal magazzino di Michael Jackson quell’attrezzo scenografico che ti fa piegare avanti e indietro sfidando il periglio e la legge di gravità.
I Kymera sono bravi, trasformano il pezzo nel cantico degli Elementali dell’Aria. Per alcuni aspetti mi ricordano le atmosfere delle Yavanna.
E’ il turno della new entry Cassandra, con You can’t hurry love delle Supremes.
Ne rimango ipnotizzato come davanti ad un incidente stradale. Anzi, sono il coniglio congelato dagli abbaglianti della Croma marrone che mi sta per investire a 130 all’ora.
Sarà la scenografia surreale, i ballerini che replicano i suoi movimenti, ma trovo la performance piuttosto angosciante.
Pronti via, tocca a Ruggero con Per Te di Jovanotti.
Edgar Allan Poe descrive alla perfezione il mio stato d’animo mentre Ruggero canta: “Debolissima indefinita sensazione di esistere. Un'inquietudine torpida, un'apatica sopportazione di una sofferenza sorda…”
Chiude Nevruz con Noi ragazzi di oggi di Luis Miguel.
Luis Miguel adesso è a capo di una comunità millenarista nel cuore della foresta della Guyana. Lo chiamano Il Reverendo Miguel e stanno aspettando l’arrivo di un non ben identificato Dio Spaziale. Se non arriva entro giovedì si suicideranno in massa bevendo veleno.
Nevruz affronta il pezzo un po’ alla Petrolini, con una performance interpretativa che raggiunge il culmine quando, giustamente, prende a calci quelle sculture del cazzo che ingombrano il palco fin dall’inizio della puntata.
Sarò volubile, ma Nevruz mi ha già stufato.
Finisce Nevruz e scatta l’ Oxa time.
Cose che preferisco fare piuttosto che ascoltare Anna Oxa e tutto il suo cucuzzaro:
- Misurare con un apposito strumento la quantità esatta di gas presente in tutti gli accendini che ho a casa.
- Lavare i denti a una papera.
- Accompagnare il mio vicino di casa, il signor Curti, a rinnovare il permesso di soggiorno della sua badante.
- Fare con lui una fila di tre ore.
- Scagionare il signor Curti dall’accusa di traffico internazionale di Sliboviza.
- Trapanarmi un ginocchio con gioia e letizia in un escalation di autolesionismo.
23.08, chiusura del televoto, i due meno votati andranno allo scontro finale.
Chi ci va?
Manuela e gli Effetto Doppler.
Manu canta Ironic di Alanis Morissette. Non benissimo, non malissimo, ma il pezzo è molto difficile da cantare se non hai interpretato la parte di Dio in Dogma.
I Doppler: “guardaci mamma cantiamo i Queen!” se la giocano con Don’t stop me now.
Poi ancora la Manu con La Cura e i Doppler con nonmiricordochecazzo dei Negramaro più Elisa.
Mi domando: Ma come?! L’hanno menata ore sul fatto che loro si si si sono un gruppo, e gli unici pezzi che propongono sono quelli che hanno preparato a X Factor? E il vostro repertorio dov’è?
Parola ai giudici, si va di frettissima, è inderogabile finire per le undici e mezza.
Elio, dice Doppler con polemica.
Ruggy, dice Manu con replica.
Mara, dice Doppler con sintesi.
La Tatta, dice Doppler, vorrebbe aggiungerci una delle sue perle, ma non c’è tempo.
23.30, puntualissimi, finisce la quarta puntata di X Factor.
E' stata veloce e abbastanza indolore. Ma anche piuttosto insapore. Andiamo a Singapore guidando un trattore, ne va del tuo onore.
Tutte le altre puntate le trovi qui.
I giudici sono già alle loro postazioni.
Zia Mara ha tirato una ginocchiata nelle palle a Elton John e gli ha scippato gli occhiali.
La Tatangelo questa sera si è pettinata alla divina scuola di Hokuto.
Elio è agghindato da Mahārāja, tipo quello di Indiana Jones e il tempio maledetto.
Enrico “Colonnello Kurtz” Ruggeri per ora è tranquillo. Ha da poco fatto dividere in due un bufalo a colpi di scimitarra e si ritiene soddisfatto.
Questa puntata durerà un ora di meno. Finirà alle 23.30. Tassativo. Però, grazie alle leggi della fisica quantistica, riusciranno a modificare la linea temporale percepita, alla fine ti sembrerà che le ore passate siano almeno sette.
Si inizia subito con varie polemichette che vedono protagonista il Ruggy. Lui per difendersi pronuncia la parola: “Analitica”.
La Tatangelo scatta, prendendo l’occasione al balzo. Stizzita, fa notare al Ruggy che non è il caso di essere così volgari e di non offenderla per favore. Che a quest’ora ci sono i bambini che guardano, e che lei non si è mai dedicata a pratiche sessuali contronatura, analitica lo vai a dire a qualcun altro non a me che ho vintosanremoaquindicianni.
Ruggeri scuote la testa e decide di lasciare perdere.
I brani di questa sera saranno canzoni arrivate al primo posto nelle Hit Parade degli ultimi cinquanta anni. Il che la dice lunga sul gusto italico.
Il primo a esibirsi in questa unica manche è Davide Efron con Novembre di Giusy Ferreri.
Tira fuori di nuovo la sua voce graffiata, canta scalzo, per un risultato tutto sommato piacevole.
Nell’arrangiamento c’è una particella di Every breath you take dei Police, non c’entra veramente una fava, ma fa niente.
Tocca a Manuela, con Bring me to life degli Evanescence.
Canta sotto una piramide rotante che amplifica la sua energia mistica e proietta il suo corpo astrale a combattere contro i Rettiliani.
Sono tornati i ballerini. Finalmente. C’è anche la favolosa Irene. Quando ero su Faccialibro io e Irene eravamo amici di Faccialibro. A parte l’amicizia, non ho mai avuto il coraggio di chiederle nient’altro, sono timido. In più ho una fidanzata molto abile con la Katana.
Manuela affronta il pezzo in modo caparbio, ma con poca energia. Strilla, e mi incrina le maioliche di Capodimonte a forma di Vombato che uso come fermaporta.
Arrivano gli Effetto Doppler, vestiti di stracci come naufraghi del buon gusto.
Cantano: E la pioggia che va dei Rokes, trasformando il pezzo nella sigla di un cartone animato anni ’80. Me lo conferma un SMS della mia amica Silvia in cui sentenzia: “Tre Iridelle in acido”.
Saranno i vestiti, le movenze, le faccette, l’arrangiamento del pezzo, ma da un momento all’altro mi aspetto che entrino “I Cavalieri del Re” e due cosplayer ciccione di Lamù per concludere il brano tutti assieme. Ai giudici però piacciono.
Sarà pure una puntata da fare di corsa, ma il tempo per elargire tristezze all’umanità lo si trova sempre. Ecco quindi una favolosa clip ummoristica.
Un finto provino in cui la Tatangelo, il suo vocal coach scugnizzo e La Pina fanno un provino ad Anna Tatangelo.
La presenza della Tatangelo e della Pina nella stessa inquadratura fa morire i delfini a distanza.
Finita la mirabile gag è il turno di Dorina.
Canta The Best di Tina Turner e io mi trasformo in un Bellissimo di Retequattro. A scelta, posso essere Witness il Testimone o Inferno di Cristallo.
Dorina è vestita a metà tra Pierrot e Starchild dei Kiss. Anche lei si presenta senza scarpe.
Il manuale di Marketing Musicale per Dummies al capitolo due recita:
Sistemi per infondere personalità a un cantante:
1- Farlo cantare scalzo, preferibilmente con dei pantaloni bianchi.
2. Farlo cantare sotto la pioggia o con il vento sparato in faccia. Se è un video, la pioggia deve essere al rallenty.
3. Dotarlo di occhiali da sole. Se non funziona, provare con occhiali da sole più scuri, o di forma rotonda.
Dorina, come i Doppler, a un certo punto va a cantare tra il pubblico e si siede pure in braccio a uno. Cantare tra il pubblico è concesso soltanto se stai facendo l’ultimo brano del tuo concerto di addio a Las Vegas dopo una carriera trentennale.
E poi, in effetti, tutte le rockstar ribelli vanno sempre ad ammiccare consenso tra il pubblico. Anche Kurt Cobain faceva You smell like a teen spirit in braccio a sua zia.
Tocca a Stefano con Lady Marmalade.
Uh. Ah. Bravo, eh. Ma ha la stessa carica erotica di un termosifone. La scenografia surreale rotatoria è degna di nota.
Forse hanno finito di menarmela con le emmozzzioni, ma continuo a non digerire l’atteggiamento di trattare Stefano come un poverino.
Suona un gong, e parte un combattimento serrato di Tutti contro Elio. Mai sottovalutare la cattiveria dei comici. Prevedo conseguenze.
Arriva Nathalie con Pazza Idea di Patty Pravo. E’ finalmente vestita quasi a modino, tranne che per i calzini. Solo gli attori porno maschi della prima metà degli anni ’90 possono indossare calzini ad altezza polpaccio.
Fatto sta che Nathalie mi convince. Quando canta cattura la mia attenzione, e secondo me oltre alla voce, ha qualcosa di pungolante nello sguardo.
Veleno tra i giudici. Questa sera Mara Maionchi ha masticato vipere. La faccenda è se Nathalie ha avuto in quel pezzo la giusta carica erotica. Carica erotica sì, carica erotica no.
Viene chiamato per un consulto il maniaco dei giardinetti. Apre l’impermeabile, controlla e decreta per un “abbastanza” che accontenta tutti.
Tocca ai Kymera con Breathe di Midge Ure. Il brano è di una scassamaronità sbalorditiva e dobbiamo ringraziare gli spot della Swatch se ce lo ritroviamo ancora qui a smarronarci i timpani.
Tommassini, nottetempo, ha fregato dal magazzino di Michael Jackson quell’attrezzo scenografico che ti fa piegare avanti e indietro sfidando il periglio e la legge di gravità.
I Kymera sono bravi, trasformano il pezzo nel cantico degli Elementali dell’Aria. Per alcuni aspetti mi ricordano le atmosfere delle Yavanna.
E’ il turno della new entry Cassandra, con You can’t hurry love delle Supremes.
Ne rimango ipnotizzato come davanti ad un incidente stradale. Anzi, sono il coniglio congelato dagli abbaglianti della Croma marrone che mi sta per investire a 130 all’ora.
Sarà la scenografia surreale, i ballerini che replicano i suoi movimenti, ma trovo la performance piuttosto angosciante.
Pronti via, tocca a Ruggero con Per Te di Jovanotti.
Edgar Allan Poe descrive alla perfezione il mio stato d’animo mentre Ruggero canta: “Debolissima indefinita sensazione di esistere. Un'inquietudine torpida, un'apatica sopportazione di una sofferenza sorda…”
Chiude Nevruz con Noi ragazzi di oggi di Luis Miguel.
Luis Miguel adesso è a capo di una comunità millenarista nel cuore della foresta della Guyana. Lo chiamano Il Reverendo Miguel e stanno aspettando l’arrivo di un non ben identificato Dio Spaziale. Se non arriva entro giovedì si suicideranno in massa bevendo veleno.
Nevruz affronta il pezzo un po’ alla Petrolini, con una performance interpretativa che raggiunge il culmine quando, giustamente, prende a calci quelle sculture del cazzo che ingombrano il palco fin dall’inizio della puntata.
Sarò volubile, ma Nevruz mi ha già stufato.
Finisce Nevruz e scatta l’ Oxa time.
Cose che preferisco fare piuttosto che ascoltare Anna Oxa e tutto il suo cucuzzaro:
- Misurare con un apposito strumento la quantità esatta di gas presente in tutti gli accendini che ho a casa.
- Lavare i denti a una papera.
- Accompagnare il mio vicino di casa, il signor Curti, a rinnovare il permesso di soggiorno della sua badante.
- Fare con lui una fila di tre ore.
- Scagionare il signor Curti dall’accusa di traffico internazionale di Sliboviza.
- Trapanarmi un ginocchio con gioia e letizia in un escalation di autolesionismo.
23.08, chiusura del televoto, i due meno votati andranno allo scontro finale.
Chi ci va?
Manuela e gli Effetto Doppler.
Manu canta Ironic di Alanis Morissette. Non benissimo, non malissimo, ma il pezzo è molto difficile da cantare se non hai interpretato la parte di Dio in Dogma.
I Doppler: “guardaci mamma cantiamo i Queen!” se la giocano con Don’t stop me now.
Poi ancora la Manu con La Cura e i Doppler con nonmiricordochecazzo dei Negramaro più Elisa.
Mi domando: Ma come?! L’hanno menata ore sul fatto che loro si si si sono un gruppo, e gli unici pezzi che propongono sono quelli che hanno preparato a X Factor? E il vostro repertorio dov’è?
Parola ai giudici, si va di frettissima, è inderogabile finire per le undici e mezza.
Elio, dice Doppler con polemica.
Ruggy, dice Manu con replica.
Mara, dice Doppler con sintesi.
La Tatta, dice Doppler, vorrebbe aggiungerci una delle sue perle, ma non c’è tempo.
23.30, puntualissimi, finisce la quarta puntata di X Factor.
E' stata veloce e abbastanza indolore. Ma anche piuttosto insapore. Andiamo a Singapore guidando un trattore, ne va del tuo onore.
Tutte le altre puntate le trovi qui.
martedì, settembre 28, 2010
Fumetti e proprietà transitiva.
E’ ormai da gennaio che alterno in modo serrato la mia usuale scrittura per i fumetti con l’esperienza nuova della scrittura per la tivvù.
Ci sono delle differenze e delle similitudini. Il punto di partenza è sempre quello. Un foglio bianco, un’idea, il desiderio di raccontare qualcosa. Cambiano i modi con cui la scrittura si muove, tenendo conto delle possibilità che i due mezzi mi offrono.
C’è una cosa però, che in quel mondo nuovo mi ha fatto sentire a casa.
Farò una premessa. Ultra è un programmino piuttosto articolato. Dura al massimo otto minuti, e con la scusa di parlare delle serie che vanno in onda, facciamo un approfondimento sulla narrazione. Siccome sono scemo, l’unico modo che ho per spiegare le cose è quello di fare degli esempi.
Non mi ricordo la tabellina del sette, ma riesco a ricordarmi scene, dialoghi, situazioni, sequenze, atmosfere di quasi tutti i film che ho visto in vita mia, quasi tutti i fumetti che ho letto, i telefilm, i romanzi, eccetera.
Per cui Ultra è pieno zeppo di cose prese di qua e di la. Film, altri telefilm, cartoni animati. Indico in sceneggiatura le scene precise, i dialoghi precisi, oppure sto sul generico e seleziono dopo.
Mi hanno dato a disposizione la sconfinata e piena di sorprese library di Mediaset. (Tipo: gioia infinita, c’era addirittura L’Uomo Laser) Scrivo la puntata, segnalo il film o l’episodio di cui abbiamo bisogno, faccio la richiesta, il materiale arriva e inseriamo le scene che ci servono.
Tutto questo lavoro si fa in sala montaggio, dove per ovvie ragioni, visto che non a tutti è richiesto di essere un supernerd come il sottoscritto, devo esserci anche io. Sono lì per dire al montatore quali sono i punti del determinato film che ci servono, quali sono le scene, cosa scegliere, eccetera.
Lì mi sento a casa, perché lavorare di fianco a un montatore è esattamente come lavorare in coppia con un disegnatore. Il rapporto che si crea, almeno per me, è identico. A parte il fatto che Final Cut è praticamente Photoshop che si muove e in più ha i suoni.
Da sempre, considero la mia sceneggiatura come un qualcosa su cui bisogna lavorare in due per ottenere un buon prodotto finale. Non ho mai avuto un rapporto prevaricante con chi si è messo al lavoro su un mio testo. Anzi. Il risultato finale, che sia un fumetto o una puntata di Ultra, deve essere il frutto di una collaborazione.
Uno dice: Sissì, come ti pare, ma un montatore prende della roba che c’è già e la mette assieme. Un disegnatore crea della roba dal nulla, usando matita e pennelli.
Vero. Se fai il filmino delle vacanze.
Appena ho capito come poteva essere usato il mezzo tecnico per fini narrativi, ci ho dato dentro di brutto. Per esempio, cambiando i toni di colore e rallentando le scene, abbiamo trasformato le atmosfere di E.R. in un horror pesantissimo. Per spiegare come funzionano le logiche dell’inquietudine. Abbiamo usato la sequenza dell’ FBI e di Clarice Sterling che suona il campanello ne Il Silenzio degli Innocenti per raccontare le dinamiche del colpo di scena legato ai punti di vista. Abbiamo in parte rimontato la scena, in parte velocizzata, e abbiamo inserito dei ralenty ad hoc. Sì, è un gran bel gioco. Ma è anche utilizzare in un ottica postmoderna quello che c’è già, per creare qualcosa di nuovo.
E non potevo farlo da solo. Primo perché non ho tempo per imparare a usare Final Cut come lo sanno usare loro, secondo perché ho un computer casalingo, che ci metterebbe due giorni a fare un rendering, e poi perché non ci sarebbe collaborazione, scambio di idee, questa cosa è meglio farla così, quest’altra cosa è meglio farla cosà…
Proprio come i fumetti, è un lavoro che fa fatto per forza di cose unendo le competenze specifiche di due persone.
E gli autori completi?
Secondo me “collaborano” anche loro. Con loro stessi. Immagino ci sia una sorta di dialogo interiore tra istanze psichiche, dove si arriva a un incontro tra le varie esigenze.
Mi piacerebbe che un autore completo mi raccontasse che rapporto si crea tra l’elaborazione di una storia e la sua realizzazione. A quali compromessi scende, quali problemi deve affrontare, e se c’è una sorta di confronto dialettico interiore che porta a determinate scelte.
Esordienza!
Se sei un disegnatore in cerca di esordienza, fatti un giro sul blog di Andrea Voglino che ti sta cercando.
Ieri te lo ha detto Roberto, oggi te lo dico io, secondo me vale la pena di contattare il buon Voglino e sentire che cosa ti vuole proporre...
lunedì, settembre 27, 2010
Sapessi com'è strano vedere Cattelan a Milano...
Domenica pomeriggio cu-cu-cu-culturale, sono andato a vedere il “Dito” di Cattelan in Piazza Affari e la sua mostra a Palazzo Reale.
A me Cattelan piace. Ora dimmi pure che sono un fighetto, che l’arte contemporanea non la capisci, o che non esiste, e che qui una volta era tutta campagna. Fatto sta che a me quello che fa Cattelan piace. (Perdonami le prossime righe di inaudita fighetteria, ma non siamo tutti tatangeli.)
Quando mi sono ritrovato davanti “Ave Maria”, alla Tate Modern di Londra, sono rimasto fulminato, inchiodandomi lì per mezza giornata.
Le cose vanno viste, e vederle in foto vale fino a un certo punto. Milano, scuotendosi per un momento dal letargo che la domina, tira fuori Cattelan da chissà quale cassetto. Ecco quindi una buona occasione per vedere dal vero alcune opere di Cattelan, tra cui la mia preferita: “La nona ora”.
Esco di casa con le migliori intenzioni e la mia macchina fotografica. Una domenica post estiva, con negozi aperti, il cielo azzurrino, una buona dommennica ittagliana. Milano si impegna con tutte le sue forze e riesce a deludermi ancora.
Il “Dito” non è collocato in Piazza Affari. Il “Dito” è buttato lì in Piazza Affari.
Sbattuto in mezzo alle auto, tra un TIR e un furgone. Se ti fermi e lo guardi, le auto ti suonano per parcheggiare. Vivo in una città a misura di Mercedes, dove il concetto di zona pedonale è un nemico da abbattere.
Nonostante l’atmosfera da parcheggio dell’Autogrill, c’è un manipolo di persone che guarda l’opera, fulminate dagli sguardi di uno scocciatissimo autista di qualcuno, che aspetta il suo qualcuno.
Mi sposto a Palazzo Reale e lì le cose vanno ancora peggio.
Devi proprio avere voglia di andare a vedere la mostra di Cattelan, devi esserne convintissimo, non devi essere timido, ed è meglio se già conosci un po’ la planimetria del palazzo, studiandola per conto tuo.
Arrivi, e la prima cosa che vedi è, più o meno, un chilometro di coda di gente in fila per andare a vedere la mostra di Dalì.
C’è un cartello, sui cui si legge: Fila Dalì.
Io ci scriverei sotto a mano: Alà.
Una fila da più o meno tre ore. Al che uno dice: E Cattelan? Allora, spinto dall’italianità che ognuno di noi, suo malgrado, è costretto ad avere nell’animo altrimenti non sopravviverebbe nella nostra società, in assenza di qualcuno a cui chiedere, cammino di fianco alla fila, saltandola tutta, fino alle scalinate di ingresso.
Anche lì nessun cartello. Però ci sono due operatori museali che gestiscono l’apocalittica coda per vedere Dalì. Un uomo e una donna, età stimata circa 45/50 anni.
Chiedo al tipo:
- Mi scusi, per vedere Cattelan?
Al che, invece di rispondermi, la tipa si mette a parlare con il suo collega:
- Ehttelodhetto… Cabbiosogna che facciamme qualcosa che […parola incompresibile…] scucciato o’telefono maruzzella.
[Non sono proprio sicuro di maruzzella, ma il suono più o meno era quello.]
Lui annuisce a lei, alza le spalle, e poi mi dice:
- Vaddisopra.
E io vaddo sopra.
Sapevo che la mostra costava cinque euri e che c’erano tre opere esposte. A me sta bene. E’ un prezzo simbolico. Non pretendo di vivere in un paese civile dove i musei sono gratis. Tiro fuori volentieri cinque euri.
Del resto a Milano di soldi ne girano pochi. La città è impegnata in una colossale opera di beneficenza in vista dell’Expo, e tutti i capitali disponibili sono stati usati per rendere meno disagevole la vita dei dirigenti delle imprese di costruzione.
Io li tiro fuori volentieri cinque euri, ma a quanto pare, molte persone non hanno il mio stesso senso civico, e si lamentano con le guide.
La donna crocefissa è interessante, ma a mio gusto c’è troppa struttura attorno. Forse è stata un’esigenza tecnica, non so, ma non riesco a entrare nell’opera.
Mi sposto nel salone delle cariatidi e lì l’atmosfera cambia.
Sarà sicuramente l’ambiente, semidistrutto dalla fine della seconda guerra mondiale, ma lì l’impatto è davvero notevole.
La “Nona Ora” è lì per terra. Secondo me ne manca un pezzo. Ma forse la foto che avevo visto era quella di un allestimento diverso.
La “Nona Ora” vista dal vero è eccezionale.
A dieci metri d’altezza, su un cornicione sbrecciato, in mezzo alle statue distrutte, c’è "Drummer Boy" che suona il suo tamburello.
Indubbiamente suona al crollo verticale dell’occidente.
E’ davvero inquietante. Mi butta addosso un’angoscia profonda, spettrale.
Un capolavoro involontario è nell’ultima sala. Un libro su Cattelan è stato smontato, spaginato, e incollato al muro con l’intenzione di fare un percorso critico. Le pagine sono come tanti posterini nella cameretta di un teenager .
Adoro la provvisorietà e la cialtronaggine che ci sono dietro l’idea di prendere un libro, spaccarlo e usarlo come metatesto. Significa, tra l'altro, farsi belli con un lavoro fatto da altri.
In più, quel libro non puoi comprarlo al bookshop, che non c’è.
Nel senso che il bookshop non c’è proprio. Già fai fatica a trovare l’uscita, figurati se a qualcuno è venuta l’idea di vederti due cartoline.
Ma al di là dell’assente bookshop, ci voleva poco, per dire, a inquadrare il “Dito” di Piazza Affari con una web cam, e piazzare un monitor da qualche parte, lì a Palazzo Reale.
Esco, in piazza Duomo c'è una struttura da colossale concerto dei Rolling Stones, da cui proviene musica tecno.
Ci faranno le sfilate questa sera. Chissà se assistere costa cinque euri.
venerdì, settembre 24, 2010
The Event e miei congiuntivi.
SE GUARDI IL VIDEO, OCCHIO AGLI SPOILER!
Sì, ho ucciso un congiuntivo.
L'ho preso, e l'ho massacrato a colpi di nunchaku. Poi l'ho lasciato lì, a rantolare nel vicolo dietro il ristorante cinese.
Me ne ero anche accorto, eh... Ma quel cazzo di video l'avevo rifatto venti volte e non avevo voglia di rifare tutto da capo.
Speravo che la mia libreria distraesse abbastanza.
Insomma. Per la prossima volta avrò più padronanza del mezzo tecnico e dell'itagliano.
Se ti interessa i video in questione fanno del parte del lavoro che sto facendo per The Event.
Clicca qui e vieni anche tu a fare casino sul forum.
Questo invece, è praticamente un pezzo del mio programma Ultra. Una clippettina fatta apposta per The Event.
In origine Ultra dura otto minuti, qui abbiamo tagliato, tagliato e tagliato.
(Purtroppo abbiamo tolto "il riassunto" di Heroes con Domination dei Pantera come colonna sonora)
Se hai visto la prima puntata di The Event, il mio riferimento all'Ombra dello Scorpione, non è casuale.
Chi sta leggendo quel libro, nel telefilm?
Eh?
Bene. Ora vado a vedermi la seconda puntata.
giovedì, settembre 23, 2010
DiecifilmDUE(5)
E' davvero troppissimo tempo che non metto un altro film sullo scaffale delle visioni fondamentali per crescere fusti e robusti.
Rimedio subito con la versione anninovanta di un grande classico di Richard Stark.
Film tamarro quel tanto che basta per levarti di dosso il tedio e la uggia.
Payback - La rivincita di Porter
di Brian Helgeland
Con Mel Gibson, Kris Kristofferson, Gregg Henry, Maria Bello, Lucy Liu.
USA, 1998.
Tutti gli altri li trovi cliccando qui. Dovevano essere soltanto dieci.
mercoledì, settembre 22, 2010
Fumetti: Una roba che poi la vede e dice: Gimme five!

Certo è che non capita a tutti di passare da: Fei proprio la mia moto fei proprio come lei, a: Che Guevara grande chiesa viva la mamma e la vispa Teresa.
Che poi uno dice, Jovanotti ha fatto di peggio. In passato, perlomeno.
E poi ci sono i fumetti.
E io non capisco come fa un miliardario ad affidare la propria promozione a fumetto fatto male con gli effetti base di Photoshop, e che usa il Comics SM come font per i lettering.
Ma non poteva farsi fare una Graphic Novel da uno bravo?
Dai un'occhiata al sito Jovanottesco.
E gimme five!
Oool raaait!
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il circolino del fumetto assassino
X Factor 4 - Terza Puntata

Alle 21.04, per la terza volta c’è uno che mena un tamburo. Rumori di fonderia, pareti che scorrono, il Facchi che compare e si spara le pose da supereroe al mimino sindacale. Il pubblico in studio, formato da ultras sotto anfetamine, urla, si agita, tira petardi, si scontra con le tifoserie avversarie, esibisce striscioni con errori di italiano, ulula. Inizia la terza puntata di XFactor. Entrano i quattro giudici. Mara Maionchi indossa una giacca in tungsteno, Elio è vestito come il General Cadorna, e gli altri due optano per una mise più sobria.
In questa puntata qualcuno verrà eliminato, ed entrerà qualcuno di nuovo. Bene. Si inizia con il primo giro, si apre il televoto, si manda una clip di riassunto delle tensioni tra i giudici.
Otto ore di clip, più commento in diretta, dove il Facchi inziga i quattro giudici.
Rispondendo, Ruggeri dice “insito” rivolgendosi alla Tatangelo e a lei si inchioda il cervello, guarda il Ruggy con lo stesso sguardo di un contadino del Nebraska che vede atterrare un UFO in giardino.
La Tatta, in questa puntata ha una missione precisa: deve dire ottocentomila ovvietà. Se ci riesce, se ce la fa a pronunciare tutte le frasi di una banalità sconcertante che si è segnata sul quadernino di Naruto, tornerà indietro nel tempo per vincere ancora San Remo.
Intanto si esibisce Ruggero. Hanno svuotato i magazzini della RAI e l’omino del rischiatutto veniva via a poco, ed eccolo lì come scenografia. Ruggero canta la versione 2010 di: Tu vuò fa l’americano di Renato Carosone. Una cover di un cattivo gusto estremo. Va che ci vuole un bel coraggio soltanto per pensarla una roba così. Come la canta Ruggero? Come al solito, lo guardi e dici: quando escono la donna barbuta e il nano più alto del mondo, e quello che salta dodici autobus volando con la moto?
I giudici dicono la loro e la Tatta ecumenizza.
E’ il momento dei Doppler, con Don’t stop me now dei Queen. Non faccio in tempo a dirmi: Che cosa?! Ruggy, sei impazzito? che mi arriva un SMS di Tito: “Gli ha dato una corda per impiccarsi”.
Ed eccolì li, che partono bassi bassi bassi, e canticchiano senza nessuna energia. Una roba amatoriale. Secondo me, l’unica cosa amatoriale che vale la pena di seguire è il porno.
L’urlo finale di una tristezza pantagruelica è la ciliegina sulla torta della mestizia.
Doppler, non basta il vento, il fumo e le luci per trasformarvi in cantanti. Serve altro. In più, dalle clip, più vi si sente parlare ed esporre i vostri pensieri, più vi scavate la fossa da soli.
Tocca a Manuela, con I never fall in love again di Burt Bacharach. Mi esce vestita da uomo, con i baffi alla Elio e la pipa. Ma perché?! Me l’hanno appena fatta vedere in una clip mentre girava un video sessosissimo autoerotico sotto una pioggia di vernice, e adesso niente?
In più, canta una lagna sbalorditiva.
Dopo un po’ di polemichette tocca a Dorina.
I contenuti della clip che precede la sua esibizione vengono usati come tortura nelle carceri segrete della CIA al posto del waterboarding. Ti ammanettano a una sedia e ti fanno sentire per ore ed ore Dorina e la Tatangelo che si dicono: ti fidi? Non ti fidi? Ci stai? Le mie regole, ma io, ma tu, chi sono io, chi sei tu, ho vintosanremoaqundicianni, diciamoci le cose in faccia, volemose bbene.
Dorina, vestita con scaglie di pesce e alghe oligotermali giapponesi, promana il suo karma negativo da Volpino di Pomerania furioso cantando: Un’emozione da poco di Anna Oxa.
Guarda, io so a malapena che a questo mondo esiste una creatura di nome Anna Oxa. Non ho mai ascoltato una sua canzone per intero perché avevo altro da fare, tipo tagliarmi le unghie dei piedi. Com’è l’interpretazione di Dorina?
Lo sai che dopo i trentacinque iniziano a crescerti un sacco di peli nel naso? Io uso un coso fatto apposta per tagliarli. Funziona a pile. Dicevamo Dorina? Non so. Però il mio tagliapelidelnaso funziona benissimo.
E’ il turno dei Kymera. Vestiti di bianco, Belfy e Lillibit cantano scalzi Polvere di Enrico Ruggeri.
La loro versione è a metà tra le sirene di Ulisse e AlbanoeRomina. Si avvicinano e si rovesciano a vicenda una manciata di sabbia sulle spalle.
Il pubblico esplode in una standinnovvescionsz. Personalmente, questa, è stata per me la loro esibizione più convincente.
22.05, finisce una prima manche piuttosto pallosina.
Arriva l’esito del televoto.
Al ballottaggio ci andranno gli Effetto Doppler. Ma va? Ma dai?
Il secondo giro lo apre Nathalie con Piccolo uomo di Mia Martini. Apprezzo lo sforzo perché non è un pezzo facile. In più non deve essere terribile cantare con addosso dei vestiti presi a caso dal centro raccolta abiti usati della parrocchia, scegliendoli con gli occhi bendati.
Tocca a Davide Efron con Feel the earth move di Carole King. Sempre più Efron, mi tira fuori una voce graffiata un po’ Michael Bolton un po’ Rod Stewart, che non capisco dove è andato a prenderla. Fatto sta che non sono una quindicenne, non uso le K per scrivere, non vengo sedotta in chat, non ho il compito di mate, non sto al telefono due ore per farmi spiegare come si limona duro senza rimanere incinta, non comprerei un suo disco, ma per ora Davide è il più cantante di tutti. Bravo.
Arriva Nevruz. Ma prima della sua esibizione c’è una clip in cui si raccontano i suoi problemi all’interno del loft. Pare stia sul cazzo a tutti. Specialmente a Borghi Alto. Stare sul cazzo a Borghi Alto fa guadagnare a Nevruz altri duemila punti.
Nevruz canta Lithium dei Nirvana. Siamo nel mio territorio. E mi dispiace, ma Nevruz non va bene. O meglio, va bene per un programma in prima serata su Rai 2, che ha tra i giudici la Tatangelo e Facchinetti come conduttore.
Nevruz affronta i Nirvana alla Vasco. E tutto quello che ricorda, assomiglia, sembra, è simile, è sulla linea, o è minimamente paragonabile a Vasco è il male assoluto e va debellato da questo quadrante dell’universo.
Non è importante che Nevruz non abbia, nel tono, la stessa angoscia che aveva Cobain. Nessuno può averla. L’errore è nelle movenze, nel modo in cui affronta il pezzo e nelle parti armoniche.
Peccato.
Che cos’è questo odore di frittelle? Ah, ecco che arrivano i Borghi Bros…
Nella clip, Borghi Alto dice:
“Sto aspettando delle critiche costruttive.”
Eccole: Caro Borghi Alto, l’atteggiamento, il linguaggio del corpo e il modo di porsi influenzano tantissimo la percezione degli altri nei propri confronti. Nel tuo caso specifico, hai dei modi che farebbero girare i coglioni anche al Mahatma Gandhi. Per cui non è il canto, non è la canzone, è proprio come vieni percepito da chi hai di fronte. Ti consiglio di rivolgerti ad un esperto di linguaggio non verbale, non tanto per levarti la fastidiosa supponenza che percola il tuo essere, ma quantomeno che ti insegni a non mostrarla in modo così evidente.
I Piaccion Bros cantano Piazza Grande di Dalla, seduti al contrario su delle sedie come dei veri maranza di Cinisello.
Ed è subito Sagra del Carciofone. Guarda! La pesca di beneficenza, primo premio due prosciutti, andiamo a tirare i gavettoni al pagliaccio? Un assaggio di miele artigianale? Vuoi un poncho andino? Il robot tritatutto a manovella per fare le verdure alla julienne, le panche di legno, le tavolate, le tovaglie a scacchi, una media due euro e cinquanta, i palloncini degli anni ’80 a forma di Snoopy idrocefalo, la corsa nei sacchi, il salame di cervo, la riffa che vinci il motorino.
Tocca a Stefano. Buonanotte fiorellino di De Gregori. Dai, basta così. Vorrei ascoltare un cantante perché è un cantante, non perché è la versione umana di un Furby.
Poi, magari sarà anche bravissimo, però basta. Siete al limite dello sfruttamento. Stefano, ribellati e manda tutti a cagare. Mentre canta anche lui si sta rompendo le palle e si vede.
Le ovvietà spacciate dalla Tatta sono al limite. Sta per intervenire direttamente l’ONU, l’accusa è crimini contro l’umanità. I commissari arrivano alla prossima pausa pubblicitaria.
Alle 23.00, veloci veloci, termina la seconda manche.
E’ il momento degli ospiti: Gli Skunk Anansie, con Skin e tutto quello che rimasto in frigo dagli anni ’90. Mi sembra un po’ presto per un revival, ah, no, è un pezzo nuovo. Benissimo, allora ho ancora venticinque anni. Grazie.
Ci manca ancora l’esito del televoto, lo scontro finale, e l’ingresso di un nuovo cantante.
Pronti via, sorpresa ma anche no, allo scontro finale andranno Gli Effetto Doppler e i Borghi Bros.
Due della stessa categoria ruggeresca.
Prima di cantare parlano tutti un po’. Troppo. Se avevi dei dubbi, sentirli parale te li leva di sicuro. E cerchi un machete. Per tutti e cinque.
Fatto sta che cantano le loro robe. I Doppler cantano l’unico pezzo che avevano imbroccato, quello della prima sera. Sui Borghi sorvolo, sennò poi Ruggy si lamenta delle cattiverie.
I Doppler sono un pochino più armonici, ma è come dire che è meglio mangiare un cuscino piuttosto che della stagnola perché il cuscino ti sazia prima.
Parola ai giudici. Il primo è il Ruggy. Con un discorso che ha anche il suo senso, ma che Borghi Alto non comprenderebbe mai nemmeno se gli venisse spiegato da una maestra di sostegno, il Ruggy elimina di Borghi.
Elio elimina i Doppler. Mara elimina i Borghi.
E’ tutto nelle mani della Tatangelo. Tremo. Ho paura. Prego il santo delle banalità che non ci voglia un’ora. Alla fine la Tatta dice Borghi.
Borghi a casa. Ciao.
Tempi supplementari, scelta del nuovo ingresso via televoto.
Skin rimane come giudice in più e scopro che parla proprio come Woody Allen. Uno shock.
Per la categoria della Tatta si esibisce Eliana. Canta The way you make me feel di Jackson e a mio avviso ce la fa. Mi piace.
Poi è il momento di zia Mara Inossidabile. Arriva Andrea, rock. Questa puntata di XFactor vince il Guinnes dei Primati per il numero di volte in cui è stata pronunciata a sproposito la parola Rock.
Andrea prende You Oughta Know di Alanis Morissette e la strazia senza pietà alcuna. Infierendo.
Per la categoria gruppi arrivano i Solifonica. Già il nome è tutto un programma di disagio e tristezza. Cantano Africa dei Toto. L’effetto è da Manhattan Transfert fuori tempo massimo.
Sono un gruppo da casinò. Mentre i pensionati bruciano i loro risparmi alle macchinette elettroniche, loro sono su un palco.
Chiude Cassandra, della categoria di Elio. Canta Città Vuota. La cosa più banale da dire è che ricorda un po’ Rita Pavone. E infatti, indovina chi lo dice?
La si tira per le lunghe il più possibile.
Mentre sto per svenire, arriva l’esito del televoto.
Entra in gara da martedì prossimo: Cassandra.
Tutti contenti, applausi, saluti, Skin che va a girare il sequel di Harry a Pezzi, Facchinetti che saluta, Mara che mette la giacca sotto una pressa e ottiene una portiera nuova per la sua Yaris.
Mezzanotte e diciotto, fine della terza puntata di X Factor.
Prima di andare a letto, rileggo l'SMS che mi ha mandato il mio amico Bufa. Mi dice che Ruggeri assomiglia sempre di più al Colonello Kurtz di Apocalypse Now.
Ho un incubo.
Saigon...
Sono ancora soltanto a Saigon, cazzo...
Tutte le altre puntate di X Factor le trovi cliccando qui.
lunedì, settembre 20, 2010
domenica, settembre 19, 2010
Martedì con il Manifesto...

Da martedì 21 settembre il Manifesto allega l'allegato: "La conquista" i 150 anni dell'unità d'Italia raccontati in modo diverso dal solito.
In tutto saranno tre fascicoli, composti da un saggio introduttivo, delle schede, degli approfondimenti e delle tavole a fumetti.
Gli autori coinvolti sono: Il sottoscritto in coppia con Davide Gianfelice, Luca Enoch, Antonio Solinas con Matteo Scalera, Sergio Ponchione, Roberto Recchioni e Michele Petrucci.
Io e Davide siamo sul primo fascicolo, quello sulle Restaurazione. Saremo aggratis, gli altri prezzano il popolare prezzo di Cinque euri.
L'editor (e non dico editor a caso, se leggi un po' il suo blog capirai perchè) di tutta l'operazione è Andrea Voglino.
Trucco e parrucco!

Ringrazio Ottokin che con i suoi potenti mezzi ha rifatto il look di Diegozilla!
Più agile, semplice, meno stancante per chi ha la vista delicata...
(Ho letto che al signor Kaw sanguinavano gli occhi!)
Nei prossimi giorni completerò l'aggiornamento strutturale.
Bene.
Più o meno credo che questa sia la quarta versione di Diegozilla.
Diegozilla 4.0.
Stapperò una Moretti da 66.
venerdì, settembre 17, 2010
Motozilla!
Milano, tag, muri e B Boys.

(Forse questo post farà incazzare S3keno. Anche perché, a memoria, mi sa che è stato lui a insegnarmi a “leggere” le tag. Poi però faremo pace.)
Ho il brutto vizio di voler capire le cose e la curiosità come passatempo.
Allora mi sono segnato sul mio fedele taccuino tutte le tag che ricoprono i muri del palazzo in cui abito. Quelle negli androni, sotto i portici, sul clinker, sui cassonetti, sulle fermate dell’autobus, sulle serrande dei negozi, quella dell’edicola e sulla carrozzeria di un furgone.
Volevo capire. Sentivo il bisogno di approfondire la mia conoscenza a proposito di questo territorial pissing grafico.
Ho preso nota delle tag sui muri e le ho buttate dentro Google.
Otto minuti dopo, avevo davanti nomi e cognomi, facce, luoghi di ritrovo, indirizzi, relazioni, messaggi, appuntamenti, foto delle vacanze, fidanzate, voti scolastici, e tutto quanto.
Uno malvagio, in possesso di queste informazioni, chissà che cosa combinerebbe. Io invece, ho fatto un bel viaggio in un mondo che non conoscevo.
Ho scoperto un sacco di cose.
Le tag nella mia zona le hanno fatte quasi tutte i membri di un'unica crew.
Sono molto carini, con le faccine da duri e le pose da downtown losangelesbellafratè.
Ho scoperto di trovarmi a Milano Westa. C’è anche un gesto da fare con la mano, accavallare l’anulare sul medio formando un “W”.
Ho imparato come si fa, e lo farò in tutte le occasioni possibili.
Sono tutti minorenni o quasi, e vanno a scuola qui nei dintorni.
Fatto sta che la cumpa non solo marca il suo territorio con le tag. Quasi tutti i membri fanno rap, e hanno i loro spazi su MySpace.
Sono dei Bìbboizz.
Vado ad ascoltarmi le loro canzoni. Arrivati a questo punto non posso tirarmi indietro.
Ecco.
Vorrei dire ai ragazzi di Milano Westa che sapere l’italiano è piuttosto importante quando si scrivono dei testi in italiano.
Non dico arrivare all’illuminazione che cadenza e metrica hanno la loro parte nella composizione, ma perlomeno sapere che tracce si scrive senza la “i” e che rap non si scrive rep.
Ecco.
Questo disagio mi mette a disagio. Comprendo e sostengo i mezzi con cui il bisogno di esprimersi viene vomitato nella società. Ma in questo caso specifico, qui a Milano Westa non mi trovo davanti all’espressione artistica, grafica o musicale, di una necessità interiore.
Qui da me si esprime un’ignoranza belluina e un superficiale tentativo di imitazione.
giovedì, settembre 16, 2010
Fumetti: il presente del futuro.

E allora, siccome tutti mi dicono iPad di qua, iPad di la, editoria elettronica di sopra, ed editoria elettronica di sotto, sono andato a fare una banalissima ricerca.
Il fascino dell’oggetto lo capisco, capisco anche che sicuramente è il futuro, che risolve un sacco di problemi di spazio ai lettori che leggono tanto. Per me sarebbe una vera manna. Figurati, la mia libreria è a forma di U con un lato più corto. Il lato lungo è cinque metri. E’ alta da pavimento a soffitto e periodicamente regalo o metto in cantina i fumetti o i libri che non ci stanno più.
Il potenziale mi è chiarissimo. Ma con il potenziale ci facciamo soltanto le pippette, tra l’altro delle bellissime pippette fatte tra di noi.
E' un piacere farsi dei gran discorsoni tra di noi, qui nel circolino del fumetto assassino, ma se è di un nuovo mercato che si parla, bisogna perlomeno sentire anche l’altra campana.
Quella dei lettori.
Non i lettori “forti” che già da soli sostengono tutta l’editoria cartacea.
La mia banalissima, stupidissima ricerca è stata leggere i commenti degli utenti “normali” alle varie proposte di fumetti per iPhone, iPad e iPod nello spazio commenti di iTunes.
Dopo una mezz’oretta, mi è esplosa una domanda:
- Scuusaaatemi, ma prima di dire che tra 10 anni la carta stampata sarà morta, qualcuno ha preso in considerazione quello che ne pensano gli utenti? Non dico i futuristici utenti del resto del pianeta Terra, ma proprio proprio gli utenti italici?
Capisco che siamo nel pieno della frenesia da nuovo giocattolo, però, cazzo…
Se è gratis tutto bene. Ma prima o poi bisogna metterci un prezzo a quella roba, giusto?
Ecco.
Leggo che per molti 75cent per un fumetto sono troppi.
No dico, settantacinque cazzo di centesimi. A Milano non ci compri nemmeno un caffè.
75 cent sono percepiti come: “scandalosi per un fumetto” , si dice che: “Non possono guadagnarci così tanto”. Eccetera, sempre con i toni di uno a cui hai appena rigato la macchina.
C’è gente che si è messa a fare i conti della massaia Carmela, che vanno benissimo se devi sfamare dieci figli e un marito, ma a me risultano bizzarri se si tratta di roba da leggere su un supporto che hai pagato un botto. (Per cui i soldi li hai, o coglione. Li hai tirati fuori per avere il tuo cazzo di status symbol digitale con cui giochi a solitario.)
Discorsi tipo:
- Però, se un fumetto in edicola lo pago XXX e contiene Y storie, perché devo pagare –Z e avere una storia sola? Ladri!
In più, è come se chi propone il prodotto si accollasse anche i problemi tecnici di chi quel prodotto lo riceve. Ovvero, nel mondomedio, la lentezza del download è dovuta a chi trasmette il contenuto e non alla situazione in cui si trova chi quel determinato contenuto lo riceve.
I commenti dipingono una percezione del prodotto ancora peggiore rispetto a quella del cartaceo.
Semplice. Per l’italico mondomedio, internette ti deve dare le cose aggraaaatis.
Pur di avere le cose aggraaaatis sono disposti a scaricarsi un film ripreso al cinema con la videocamera dei Gormiti. E se lo guardano anche. Con le teste di quelli davanti, le risate del vicino e l’inquadratura sbilenca che balla la rumba.
L’editoria elettronica sostituirà quella cartacea?
Sicuramente. Nel resto del mondo forse tra dieci anni, ma qui da noi ne serviranno almeno 20.
Bisogna aspettare che imparino a leggere quelli che non stati cresciuti con la forma mentis che internette ti da le cose aggraaatiss.
Vogliamo fare i fumetti aggratisss perché è fighissimo leggerli su un supporto elettronico?
Allora serve la pubblicità.
E se serve la pubblicità, torniamo al mio discorso iniziale iniziale, bisogna cambiare la percezione del fumetto come media.
Se qualcuno deve investirci sopra, non può essere percepito come un prodotto per nerd sottosviluppati o un opera per aspiranti premi nobel della cu-cu-cultura.
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Polemiche
mercoledì, settembre 15, 2010
X Factor 4 - Seconda Puntata

Si parte ancora con i due tizi che percuotono il tamburone, nel pieno del decollo di una flotta di Gunstar pronti a difendere frontiere della galassia contro Xur e l'armata di Ko-dan.
Esce il Facchi, luci, razzi, scritte, schermi, apre le braccia e aspetta che gli vengano lanciati i componenti.
Alle 21.09 si rompono i sette sigilli di Paracelso e il mio televisore vomita un orda di demoni urlanti esagitati. E’ il pubblico di XFactor 4.
La loro violenza è tale che nemmeno l’esorcista padre Amorth, vestito da domatore di leoni con una frusta in una mano e una sedia nell’altra, riuscirebbe a tenerli a bada.
Nel deliro generale escono i 4 giudici dell’apocalisse.
La Tatangelo, agghindata in una versione leather di Kelly di Occhi di Gatto.
Zia Mara, che ha spellato il divano del mio analista e si è fatta fare una giacca.
Il Ruggy con l’abito buono, e Elio in costume. Elio: basta coi baffi finti, che un bel gioco dura poco. Nel delirio assordante del pubblico fomentato dal Facchi, alle 21.12 si apre il televoto.
Dopo una polemica sul niente durata tre giorni, inizia la gara.
I primi sono i Borghi Bros, con Pretty Woman di Roy Orbison. Dalla clip che precede la loro esibizione, anche i celenterati capiscono che quello alto dei Piaccion Bros non capisce un cazzo. Forse anche quello basso è un filosofo del vuoto mentale, ma lo nasconde meglio.
Borghi Alto ha l’attitude di uno che ha già vinto tre dischi di platino, e la presenza di un tamarro del Grande Fratello. Il fastidio impera. Sono pienissimi di lorosestissimi.
Quando i Borghi cantano, io mi vedo proiettato in una serata dell’animazione di un villaggio turistico sul delta del Niger negli anni 80.
Due bravini al Karaoke. Giusto per non essere troppo avaro di complimenti. Anche per i giudici c’è qualcosa che non va. La platea, composta da casalinghe timbrate dai due, disapprova.
Tocca a High School Davide, con La luce dell’est di Lucio Battisti. Sì, siamo ancora Battisti.
Pensavo l’avessimo purgata abbastanza. Invece no. Altra dose di Mogol/Battisti e di tutto l’impianto retorico che si portano appresso. Il pezzo che canta Davide Efron non lo conosco. Non mi interessa. Comunque sia non è adatto alla sua faccia. A meno che non si voglia costruire un cantante per teenager che fa dei dischi per i pensionati.
Non mi convince. Forse quando gli daranno il pezzo giusto la mia sensazione cambierà.
Tra i giudici si sparano un paio di ovvietà su Mogolbattisti. La Tatangelo più parla, più si incasina con sé stessa. Uccide un altro congiuntivo, e poi tocca a una sua cantante.
Dorina. La gggiovane ribelle per definizione. Sei ribelle? Hai l’urlo nella pelle? Ecco, allora non vieni a fare la figa a X Factor, fai altro.
Ma la cosa più importante, su cui la menano per una settimana è: Dorina si fida della Tatangelo oppure no?
Anche l’ONU ha mosso una mozione per esigere chiarezza.
Dorina si fida?
Non si fida?
Ma chi cazzo siete, mi viene da chiedere.
Come se non bastasse, scopro che Dorina e la Tatangelo fanno parte di quella categoria che dice-le-cose-in-faccia. Di quella gente ho già detto tutto quello che dovevo dire, clicca qui.
Dorina si mette a cantare Secretly degli Skunk Anansie, sotto una medusa di luce. La canzone è una lagna cantata da una con un cappello in testa.
L’effetto Karaoke è così potente, che due giapponesi tra il pubblico si prenotano per cantare al prossimo giro.
Eppure piace. Non solo, ma il Ruggy è proprio innamorato di lei.
E’ il momento del colossale Nevruz, con Pugni Chiusi de I Ribelli.
Esce trascinandosi uno scatolone, e canta quasi tutta la canzone ad occhi chiusi. Peccato, perché quando li apre c’è maggiore comunicazione.
Canta Pugni Chiusi in una versione che rispetta molto l’originale di Demetrio Stratos. Il mio amico Tito conferma via Sms.
Non capisco perché la menano così tanto sul modo di apparire di Nevruz. Non capisco che cosa ci sia di così strano. Renato Zero prima maniera era ancora più eccessivo di lui.
Non se lo ricorda più nessuno, adesso Renatone va in tivvù vestito come un assicuratore al matrimonio di un collega, però il precedente c’è.
Per ora Nevruz è l’unico che mi dice qualcosa. Tutti gli altri tedio e uggia.
Ai giudici è stato imposto di litigare un po’. Per cui si aprono e si chiudono delle polemiche preordinate, aizzate dal Facchi.
La Tatangelo che parla è un capolavoro.
Il tono della Tatta è quello di una che è veramente convinta di dire qualcosa di fondamentale, di illuminante e intelligentissimo. Ma in pratica ti dice:
- Lo sai che a pagina 27 della Settimana Enigmistica c’è un coso favoloso dove se annerisci gli spazi indicati con un puntino compare una figura? Ah, che emozione! Lo sai che ho vintosanremoaquindicianni?
Tocca al fenomeno da baraccone sotto tempesta ormonale Ruggiero. Canta The Great Pretender, nella versione di Freddie Mercury.
Spero finisca presto. L’unica cosa che mi viene da dire è: pazienza.
I Kymera, con le tutine dei Rockets si esibiscono con Shock the monkey di Peter Gabriel.
Bisogna stare attenti con Gabriel. Molto attenti. E infatti, Belle e Sébastien in due, non riescono a creare nemmeno la metà dell’effetto che lui creava da solo.
Guizzo polemico tra il Ruggy e la Tatta, dove ella dimostra nuovamente che non capisce una fava. Continuano a dirmi che la Tatangelo è a X Factor (e fa musica) perché è la morosa di Gigi D’Alessio.
Che è un po’ come dire: Ti nomino presidente del WWF perché hai un ottima mira con il fucile.
Per dovere di cronaca, la mia amica Francesca, su mia richiesta è riuscita a canticchiarmi un pezzo della Tatangelo. Ci ha messo un quarto d’ora a ricordarselo, non conosceva le parole e ha cantato solo la melodia facendo: Lalallà. Mi è piaciuto, però la mia amica Francesca è una cantante e ha una bella voce.
La prima manche è stata di una noia assassina. Ho staccato il mio corpo astrale più volte, e ho esplorato con letizia alcune dimensioni parallele.
Ore 22.38, parola a Pastore!
(Ecco. Non so che cosa fare. Riprendo i metodi per divertirsi con lui? Mi invento qualcosa di nuovo? Ma poi era veramente lui che voleva querelarmi? Non so che cosa fare. Lo lascio stare? Del resto ha già preso una vagonata di botte quest’estate e direi che per ora non è il caso di infierire.)
Alle 22.40 arriva l’esito del televoto.
Allo scontro finale ci andrà Dorina. Tutta colpa della sua rabbia maldirezionata che crea l’effetto Carlino incazzato.
In un grandissimo momento di televisione, Dorina Carlino Incazzato mi dice che dire quello che si pensa “a minchia” significa essere umili.
Me la segno per il futuro.
E’ il momento degli ospiti: Neffa e J-Ax.
Cose che preferisco fare piuttosto che ascoltare Neffa e J-Ax e cantano assieme:
- Accompagnare il mio vicino di casa, il signor Curti, a fare una colonscopia.
- Assistere alla colonscopia del signor Curti.
- Vedere la colonscopia del signor Curti in HD.
- Osservare i crackers che lievitano.
- Tosare un muggine.
- Spaccarmi una mano a martellate. Così, per spregio nei confronti di me stesso.
Alle 22.53, inizia la seconda manche.
La prima è Manuela con la Spada nel Cuore. L’hanno vestita come la Baronessa Anastasia De Cobra, la nemica dei G.I. Joe.
Mi arriva un Sms dal mio amico Giovanni, in cui mi comunica: Manuela è una MILF imperiale!
Sono d’accordo. La performance è noiosetta, ma non la trovo fredda. La trovo rigida, questo sì.
Tocca a Sofia Casoumano. Le hanno cambiato il pezzo. Allora canta non ho capito che cosa di Stevie Wonder. Il pubblico applaude.
Occhei, ascoltare questa lagna è sicuramente meglio che ascoltare il trapano di un dentista, però… Però ho la noia che irrompe in salotto, rotola sul pavimento, mi si infila sotto i mobili e ho il mio daffare per scacciarla via con la scopa.
Arrivano i Doppler, con Ti vorrei sollevare di Elisa + Negramaro.
Due sono vestiti come l’ispettore Derrick, e il terzo è indubbiamente il commissario Klein, il fedele assistente.
Ma davvero ascoltate i Negramaro? Sul serio? Sono moltissime le cose che non comprendo di questo universo pregno di misteri e di domande senza risposte.
Non ho mai cagato i Negramaro, sento la canzone per la prima volta. Il fattore di prevedibilità del testo è così alto, lo itagliano così elementare, che riesco a indovinare le parole delle strofe successive anche senza conoscere la canzone.
Lo diceva anche Morgan non mi ricordo più a proposito di che cosa.
Ah. A me Morgan manca un casino.
Sul mio taccuino, con la volgarità che mi scatena l’orario, scrivo: una rottura di minchia col botto.
Arriva Nathalie. Vestita da Miss Italia piangente canta Time is running out dei Muse.
Sorpresa! Nella prima puntata non mi aveva detto molto, ma adesso è davvero convincente.
La vedo e ci credo. Ho un unico dubbio: non è che mi sembra così all’altezza perché tutto il resto è stato una morchia?
E’ il momento di Stefano. Silenzio. Canta Stefano. Il suo pezzo è: Quanto ti ho amato di Benigni.
Canta vestito da Pinocchio, sul limitare del palcoscenico. Quasi non ha il coraggio di prendere il centro della scena.
Sono un tamarro di periferia. Mi piacciono i film con gli zombi, le chitarre distorte, la doppia cassa, i Brujeria, aspetto gli alieni, mi piacciono le pistole, vesto di nero e una volta ero davvero cattivo.
Non mi vergogno di dire che mentre Stefano cantava, io piangevo come una ragazzina.
Stefano, se fai un disco, io lo compro.
Stefano, se fai un concerto, io ci vengo.
Fatto sta che tutta questa edizione di XFactor non può reggersi soltanto su tre cantanti interessanti:
Nevruz, Nathalie e Stefano. Io non posso, come telespettatore/critico dilettante/essere umano, lessarmi le palle aspettando che escano quei tre.
Ho altro da fare. Dormire un po’ di più per esempio. Questa edizione è scoglionante, anche per me che ormai ho un affezione verso il programma.
Arriva l’esito del televoto. Sorpresona, allo scontro finale ci andranno Dorina e Sofia.
Due cantanti della Tatangelo. Una l’hanno segata la volta scorsa, una la segheranno adesso per forza di cose, e la Tatta rimarrà con una sola cantante in gara.
Ma come?!
Non eri quella che aveva vintosanremoaquindicianni e dovevi far vedere a tutti quanto eri all’altezza e pronta?
Lo scontro finale è una lotta tra il diavolo e l’acquasanta.
Dorina canta le sue cose con le stesse pose e le stesse faccette di una che fa finta di fare la cacca.
Quell’altra è un pulcino bagnato mandato al macello.
Io manderei a casa tutte e due, oppure i Borghi Bros.
La tirano così tanto per le lunghe che alla fine svengo, soffocato dalle atmosfere di rock satanico dell’oratorio e piano bar del 2012.
I giudici, all’unanimità, eliminano Sofia.
Sarò sincero, alla fine mi dispiace.
Codino polemico sul fatto che forse da casa non televotano contro i cantanti, ma televotano contro la Tatangelo. Boh, forse, vedremo. Prevedo una settimana di menate a proposito.
Mezzanotte e dieci. Fine della seconda puntata di X Factor.
Devo ancora lavare i piatti, portare giù l’ornitorinco, preparare un lavoro per domani e trovare gli spiccioli per comprarmi i biglietti.
Meno male che la macchina che rallenta il tempo per tutti gli altri ma non per me, costruita dal mio amico Professor Matarangu domani sarà pronta.
E finalmente, io soltanto, avrò delle giornate di 36 ore!
Tutte le altre puntate di XFactor le trovi cliccando qui.
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venerdì, settembre 10, 2010
The Event!

Non so se lo sai, è da un po’ che scrivo per la tivvù.
Oltre a Ultra, il mio programma che va in onda su Joi, da oggi, ma proprio da oggi, ma proprio tipo da un paio d’ore, è partito un altro progetto che mi vede coinvolto.
Il sito ufficiale dedicato alla nuova serie: The Event.
Tipo che va in onda in contemporanea con gli Stati Uniti, è presentato come un vero e proprio evento e le aspettative sono alle stelle.
C’è un sito.
C’è un forum, e ci arrivi dal sito cliccando su Le Idee.
Io e il mio padawan Leonardo modereremo e animeremo il forum.
Dato che la serie parla di cospirazioni e complotti, sarò lì a raccontare un sacco di michiate a riguardo.
In più, dopo ogni episodio, ci sarà una mia video recensione, credo proprio sullo stille delle rece di XFactor.
Non ho ancora deciso.
Siamo on line da un ora.
Il link è questo:
http://theevent.mediasetpremium.mediaset.it/
Iscriviti al forum che facciamo casino!!!
4.02 su un iPhone 3G

Con il nuovo firmware il mio 3G sta un po’ meglio.
La tastiera sta dietro ai miei diti, sembra meno ubriaco, la batteria dura quasi quanto durava prima e l’AiFono non va in crash ogni volta che soffia il vento.
Per cui, in tutta onestà, sembra che i problemi siano stati risolti.
Ora vediamo usandolo più a lungo che cosa succede.
I commenti al post precedente sono molto carini.
Devo capire perché gli utenti non Apple si sentono in obbligo di scaricare vagonate di astio sui prodotti Apple. Uno può muovere la seguente accusa:
- Voi però siete pieni di Mac Spocchia.
E’ vero.
Ma noi abbiamo ragione.
EDIT!
Sissì ho sbagliato!
E' il 4.1.
giovedì, settembre 09, 2010
Sì, sono un cliente difficile.

Dato che a breve sarò Motozilla (poi ti racconto) mi serviva un casco.
Tempo fa avevo trovato nella casella della posta la pubblicità di un negozio sulla vigevanese che vende di tutto e di più per le auto e le moto.
Stamattina sono andato a darci un’occhiata.
Entro, non c’è nessuno.
Sulla soglia mi guardo attorno, c’è una tipa alla cassa attaccata all’ingresso e le dico:
- Buongiorno!
La bionda mi guarda senza dire nulla. Spiaggiata sulla sua sedia.
In un miliardesimo di millesimo di nanosecondo decido che lì non avrei comprato niente. Niente di niente di niente.
Non pretendo di essere trattato in un negozio itagliese come vengo trattato nei negozi all’estero.
A volte, entrando in alcuni posti hai la sensazione che il negozio sia tuo. Ecco, non esigo lo stesso tipo di cura e attenzione a cui sono soggetto varcato il confine.
Tipo che sono i commessi (addirittura!) a dirti: Ciao, come va?
Ma perlomeno, se ti saluto, rispondimi, annoiata pulzella!
Guardo un casco, mi giro due volte su me stesso ed esco.
Dico ancora:
- Salve!
La creatura risponde. Si vede che sono felici di vedere i clienti uscire a mani vuote.
Faccio duecento metri. C’è una concessionaria di una nota marca di moto. Dalla vetrina scorgo due pareti piene zeppe di caschi.
Bueno. Mi fermo, entro.
Il negozio è aperto, ma sembra chiuso. Luci spente, aria da: va che siamo aperti per sbaglio.
Dentro c’è un tizio, appoggiato a un mobile, con un cellulare all’orecchio.
- Salve!
Dico io.
Lui mi guarda, con l’espressione di uno che pensa: Toh, un bipede! e mugugna qualcosa.
Meglio di niente.
Vado dai caschi. Sono davvero un casino. Ne vedo uno abbastanza tamarro da piacermi. Sollevo il cartellino per vedere il prezzo.
Non c’è.
Addocchio un altro casco, controllo il cartellino, niente prezzo.
Io detesto non sapere prima quanto costa qualcosa.
Mi guardo attorno e mi chiedo se per caso il commesso è uno scienziato che conosce a memoria i prezzi di tutti i centoventi caschi esposti.
Ecco. Non pretendo di essere trattato come in un negozio all’estero. Dove appena vedono che potenzialmente hai bisogno, arriva qualcuno che ti chiede: Chènaìelpiù? e a Londra: Meiaìeelpiou?
Niente prezzi. Me ne vado, caro.
Ripiglio la porta, ridico: Salve. Questa volta il tizio appoggiato risponde con un: Buongiorno!
Mi volto stupito.
Non diceva a me, parlava al cellulare.
Fatto sta che il mio cazzo di casco me lo sono comprato nel reparto Auto/Moto/Accessori di un centro commerciale. Ho fatto tutto da solo. Ne ho provati cinque o sei, ci sono andato in giro, li ho guardati, annusati, strizzati e alla fine ne ho comprato uno.
Non sempre è colpa della Crisi o della Grande Distribuzione che schiaccia la concorrenza.
E' proprio che è difficile vendere qualcosa a qualcuno se ti comporti da stronzo.
Planeta, por favor, quiero los números!

L'altro giorno mi sono comprato i 4 numeri della serie Jonah Hex, editi da Planeta de Agostini.
A me il personaggio è sempre piaciuto un sacco. Western/Horror grezzo e trucido come piace a noi tamarri di periferia.
In più, in questa serie, Jonah ha sempre di più la faccia di Clint Eastwood in: "Il Texano dagli occhi di ghiaccio" e la cosa mi piace.
(Se non hai visto "Il Texano dagli occhi di ghiaccio" ti meriti la Tatangelo)
Gray e Palmiotti ai testi, per ora, non mi fanno sentire la mancanza del maestro: Joe R. Lansdale che aveva scritto il precedente: "Two gun mojo".
I disegnatori sono validi, e non vedo l'ora di leggere il quarto volume disegnato dal nostro Cristiano Cucina.
La grafica un po' vintage ci sta. Occhei.
Però, cazzo...
Possibile che non c'era un buco dove metterci il numero di uscita?
Messi di costa nella libreria, dato che non c'è nemmeno il titolo del volume, io come faccio a metterli in ordine?
O a capire quale numero mi manca?
Alla fine ho risolto. Mi sono letto i microscopici credits e ho messo i volumi in ordine appiccicandoci dei post it.
Sì, lo so, è una roba da nerd. Ma con una libreria sterminata come la mia, o c'è ordine o non trovo più niente.
Nota per te che non leggi fumetti:
Per una serie di questioni legate in parte ai misteri dell'Isola di Pasqua, i cerchi nel grano e l'allineamento delle cattedarli europee sui nodi energetici della Terra, i fumetti della DC Comics, in Italia vengono realizzati in Spagna dalla divisione spagnola della DeAgostini.
Ecco perchè questo post ha un titolo madrileno.
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mercoledì, settembre 08, 2010
Una volta avevo un iPhone, ora ho una costosa saponetta.

Tanto tempo fa ero un Diegozilla felice.
Avevo affrontato alcuni triboli e mi ero comprato un AiFono.
Un 3G da 8 giga, che per le mie esigenze era proprio quello che ci voleva.
Ci ho messo dentro tutto quello che mi serviva.
Telefonavo, mandavo finalmente degli SMS, visto che finalmente avevo una tastiera. Ci scaricavo la posta, giravo su Internet. Usavo le mie applicazioni, alcune davvero idiote, ma fa niente.
Funzionava.
Bene.
Mi ha risolto un paio di situazioni, e a suo modo era come avere in tasca un mini ufficio.
Andava tutto bene.
Poi, un giorno infausto, ho aggiornato il sistema operativo del telefono, mettendoci con iTunes il 4.salcazzo e il 4.salcazzo successivo.
Il mio compagno di avventure si è rincoglionito di botto.
E’ diventato un inutile, inservibile, lento, fonte di estremo nervosismo, pezzo di coso che mi porto in tasca.
Capisco che quelli della Apple vogliano farmi comprare a tutti i costi l’ iPhone 4. Però, cazzo, il mio 3G andava benissimo.
Ciccetti di Cupertino, ascoltatemi bene: Questo è un comportamento degno di quelli che ti fottono con il gioco delle tre carte in Stazione Centrale.
E di nuovo, torna a tormentarmi il fantasma di quando usavo il Pc.
Ovvero: Devo sbattermi io per risolvere un problema creato da loro.
Posso fare il downgrade del firmware, ho capito come farlo ed è alla mia portata perché non sono un celenterato. Però, RecBoot non funziona con il sistema operativo del mio iMac e devo usare il computer di qualcun altro.
Andare, smanettare un paio d’ore con il Mac di un amico, per riportare il mio iPhone dallo stato di saponetta a quello di aggeggio funzionante.
Dovete essere voi Apple Ciccetti a mettermi nelle condizioni di usare i vostri prodotti, magari prevedendo la funzione downgrade in modo semplice, lo stesso modo semplice con cui vi acchiappate i soldi della mia carta di credito una volta che mi sono registrato. No?
Ecco perché la tentazione di portare l’ormai inutile affare dove l’ho comprato, mollarlo lì e comprarmi un qualsiasi altro smartphone è fortissima.
Sto solo aspettando che scatti l’interruttore della: questione di principio.
X Factor 4 - Prima Puntata.

L’inizio è moderato e confidenziale come l’amaro Braulio.
C’è Marco Mengoni in camerino che canta, ottimamente come sempre. Esce, continua a cantare passeggiando dietro le quinte, sale su una balaustra e di fianco a lui ci sono i cognati dei Los Lobos con le chitarre. Pacato. Piacevole, ma brevissimo.
Poi c’è la sigla e subito dopo la situazione cambia.
Un tambuone Kodo, due che menano mazzate. Rumori robotici, luci, schermate, flash, effettoni.
Mi ritrovo nei titoli di testa di Akira di Katsuhiro Ōtomo. Atmosfera tipo la festa della yakuza di Sol Levante, ma senza Sean Connery.
Rumori di astronavi in decollo, pubblico in attesa fremente. Strobo, fumo, tamburo. Luci, swrzgrzzz, tamburo.
Si apre il fondale, dai che arriva Mazinga!
No. E’ il Facchinetti. Vestito con un completo dismesso da Julio Iglesias, mi da il benvenuto alla quarta edizione di XFactor.
Si parte presentando i quattro giudici.
La Tatangelo, arriva indossando l’accappatoio bianco delle terme di San Giorgio a Cremano.
Mara Maionchi, agghindata come un'istitutrice fetish di un collegio svizzero. Un completo austero, un po’ da Rottenmaier che scatena in me censurabili pensieri erotici.
Il Ruggy, elegante e informale, e poi Elio che, maguardaunpo’, che genialata, ma cheideabrillantissima arriva vestito da Morgan.
Sparano una clip agiografica sui giudici. Mi si riassumono le highlights di tutti quanti, e per riempire i secondi dedicata alla Tatangelo mi ripetono otto volte che ha-vinto-sanremo-a-quindici-anni. Anche lei appena può lo dice sempre.
Va al bar:
- Un caffè, e un ho vinto San Remo a quindici anni.
Si perde in periferia:
- Mi scusi, ho vinto San Remo a quindici anni, per prendere la tangenziale dove cazzo vado?
Si scontra con i Ninja:
- Non potete battermi, ho vinto San Remo a quindici anni. E ora fatevi sotto, carogne!
Alle 21.22 si apre ufficialmente il televoto.
La prima a esibirsi è Nathalie, con America della Nannini. L’hanno vestita lanciandola in un cassonetto per la raccolta degli abiti usati.
Il pezzo non è difficile. Di più. Esistono solo due persone al mondo che possono cantare America in modo convincente: Gianna Nannini e Cristina D’Avena.
Però ai giudici piace.
Tocca a Davide con I Don't Want To Miss A Thing degli Aerosmith. Parte basso. Tipo in cantina.
Poi fa quello che può, nei limiti concessi dalla sua faccina pulitina da ragazzino tanto carino.
Nel frattempo, Steve Tyler apre la bocca, tira fuori il suo Pit Bull, e mentre lo porta a passeggio in ciabatte gli fischiano le orecchie.
Eppure, ancora, ai giudici Davide piace. Sono i quattro cavalieri dell’apocalisse buonista.
La Tatangelo presenta la sua cantante. Più la Tatangelo parla, più mi ricorda qualcosa o qualcuno. Non riesco ancora a mettere a fuoco chi.
Tocca a SofiaCasoumano. Una che canta per coronare il sogno del babbo malandrino che si è dato alla macchia.
Se la gioca con Paparazzi di Lady GaGa. La berciola che hanno conficcato in testa a Sofia ha più energia di lei. Riesce a trasformare il pezzo gagesco in una performance ecologista a impatto zero.
Si fa leva sul caso umano. Bene, occhei, la prossima volta mandatela a C’è Posta per te che facciamo prima.
Ecco i Borghi Bros, con Eppure Soffia di Pierangelo Bertoli.
Sento odore di salamella, di zucchero filato, di festa in piassa. Sento l’odore della colla dei manifesti: foto frontale, carattere Comic Sans, spazio bianco in basso per aggiungere dopo il nome del paese.
Ci sono anche le giostre, il tirassegno, la birra nelle pinte di plastica. I bambini sul brucomela, gli adolescenti sul cancinculo, prendi la codina vinci un altro giro.
E i Borghi Bros, sul palco/pianale di camion, oggi San Pupuzzano, domani Porto Spigallo, stasera la bruna in terza fila, la MILF annoiata che proverà l’ebbrezza di farsi schienare da una rocchestar. Vai, un'altra tacca.
Sti cazzo di Gemelli Boccoli, siamo fighi e lo sappiamo, ammiccano piacioni, fomentando il mio fastidio con ogni mossetta.
Mezz’ora di polemica: Bertoli sì, Bertoli no, inizio a inquadrare la Tatangelo.
Ho capito che cosa mi ricorda.
Quando la Tatangelo parla io torno indietro nel tempo. Ha lo stesso tono, gli stessi modi ed esprime gli stessi concetti dei comunicati politici della vecchia Democrazia Cristiana.
Però scaglia i congiuntivi giù dalla rupe.
E’ il momento del grandissimo Nevruz. Con: Se Telefonando di Mina. Una versione un po’ Ivan Cattaneo dei bei tempi andati. Il figlio segreto di Ozzy catalizza l’attenzione.
Il mio amico Tito mi manda un SMS: “Ha un cazzo di stile, molto di più di quanto abbiano sfoggiato gli altri”.
Mi trovo d’accordo. In più Tito è stato un critico musicale vero. Fatti raccontare di quando ha intervistato i Metallica.
E’ la volta di Ruggero, il mini crooner sedicenne. Canta: A Me Me Piace 'O Blues di Pino Daniele.
Sarò io che ho le percezioni sballate, ma a me fa l’effetto del fenomeno da baraccone. Allora a sto punto mettiamoci anche il nano indiano che balla Holyday Rap.
Inascoltabile.
La Tatangelo si sente anagraficamente coinvolta, si immedesima, del resto lei ha vintosanremoaquindicianni. Prosegue nella sua orgia continua di luoghi comuni, ovvietà, e pensierini da foglio protocollo piegato a metà per la lunga.
Dice di essere la prova vivente che esordendo a quell’età non ci sono danni psicologici.
Per cui, a rigor di logica, se tanto mi da tanto, Ruggero dovrebbe finire col trombarsi la Maionchi.
22.28. Si chiude il televoto, la prima manche è finita.
Arriva Katy Perry che canta la sua roba. Mi dispiace, ma da quando mi hanno rapito gli alieni sono diventato immune al progetto CIA di lavaggio globale dei cervelli attraverso le popstar ammericane.
Arriva l’esito della prima manche.
Al ballottaggio ci va Nathalie.
Gli Effetto Doppler aprono il secondo giro cantando It's My Life di Bon Jovi.
Sorpresa! Ottime armonie, li trovo molto convincenti. Merito anche dell’arrangiamento. Per ora, sono quelli che mi sono piaciuti di più.
Tocca a Stefano il Sillabante, con Notturno di Maurizio Fabrizio. Mi spezza in due come un cazzotto di Randy Couture della UFC.
Lo trovo grandioso, e non me ne frega un cazzo se l’hanno vestito come Geppetto e ha dei fanali sul naso.
Silenzio.
Canta Stefano.
Il pubblico in piedi.
Zia Mara è commossa. Tutti i giudici sono colpiti dalla sua performance.
Mi dico: Hanno collocato Arisa, troveranno il modo per collocare anche il papabile equivalente maschile.
Arriva Manuela, vestita con l’abito da sera di Pellucidar la Selvaggia. Canta: Una ragione di più di Ornella Vanoni. L’effetto è proprio da Ornella Vanoni. Più che una concorrente sembra un ospite. Meglio di Katy Perry.
Sarà il vestito, il trucco, l’aria matura, l’orario, ma in me risveglia istinti pelvici.
Mi placo infilando la testa nel freezer.
La seconda manche per ora è a un livello superiore della prima, facendo scelte diverse, alcuni che si sono già esibiti non avrebbero avuto scampo.
Si fa il bis del Momento Mengoni (sì, ho comprato il suo disco) Gioca in casa, si celebra il suo meritato successo. Il Facchi fa quel che può, ma ha già dato il massimo del suo minimo intervistando la Perry.
Tocca a Dorina, che canta non ho capito cosa. Il pezzo non lo riconosco. Fatto sta che la ragazza deve direzionare meglio la sua energia. Fammi capire perché sei incazzata attraverso quello che canti. Altrimenti perdi solo del gran tempo e sembri un Pokemon furioso.
Ecco i Kymera, dopo una doverosa menata sul loro essere coppiagay.
Fatto sta che Ragetti de I Pirati dei Caraibi e Armand di Intervista col vampiro, cantano Frozen di Madonna in modo ganulento e lagnoso.
Finiscono lo strazio, e si riprende con le menate sul loro essere coppiagay.
L’ultima rimasta è Alessandra, il suo pezzo è: Grazie dei Fior.
Sono le 23 e 51. Un pezzo così a quest’ora è come mangiarsi tre piatti di brasato di muflone, e poi salire in bicicletta e gareggiare alla Liegi-Bastogne-Liegi.
Manuela non ha scampo. C’è una scritta in sovrimpressione su cui si legge: Ciao, sono carne da cannone.
La Tatangelo, che ormai l’hanno elevata al ruolo di filosofa, filosofeggia, con la perla di saggezza:
- Quando c’è l’emozione, cioè basta. Ho vintosanremoaquindcianni.
Oltre alla Democrazia Cristiana in genere, la Tatta mi ricorda un personaggio del libro Cuore di DeAmicis: La maestrina di ‘sta ceppa.
O era della Penna Rossa? E’ tardi, non mi ricordo.
Chiusura del televoto. Dato che i giudici sono quattro, in caso di parità sarà di nuovo il televoto a decidere. 200 secondi di votamento.
Esito del Secondo giro: Alessandra al ballottaggio. Ovvio.
Nathalie e Alessandra cantano i loro pezzi, fanno i loro appelli come da copione.
Nessuna delle due mi impressiona.
Parola ai giudici:
Elio, si morganizza, allunga e dice Alessandra.
Anna, democristianamente, dice Nathalie.
Ruggy, dopo otto anni, dice Nathalie.
Mara, ferrea, dice Alessandra.
Eccoti. Parità, si ricorre al televoto di 200 secondi.
Si dilatano i tempi ancora un po’. Arriva il verdetto:
Va a casa Alessandra.
Io avrei mandato a casa i Borghi.
Sono le 0.35, è stata una serata lunga, noiosa, con pochissimi momenti interessanti e tre o quattro cantanti degni di nota su dodici. Per non addormentarmi ho azzannato il cavo della lampada che ho in salotto, ho riempito il divano di puntine e mi sono strafatto di Cedrata Tassoni.
Forse non ho più il fisico per reggere un’altra edizione di XFactor.
martedì, settembre 07, 2010
X Factor 4 - La scelta finale.

Tra una Milano ripresa dall’alto con la stessa regia di Nemico Pubblico di Tony Scott, l’abuso di una colonna sonora epica da orda di Uruk-Hai che si scontra con l’esercito elfico, un Facchinetti aggiunto dopo in montaggio come nella migliore tradizione della cialtroneria, inizia ‘sto puntatone che altro non è che un riassunto dei selezionati ai provini e la scelta dei definitivi 12.
Partono in 90. Novanta.
Il mio primo pensiero è: Cazzo. Conoscendo i ritmi dei programmi RAI ci farò le radici sul mio divano, diventerò una Betulla da salotto, e la gente chiederà:
- Ma come è successo?
- Niente, guardava XFactor…
- E come fate?
- Non è un grosso problema, Diego è quasi uguale a prima. Tranne in autunno, quando ci riempie la casa di foglie.
Invece no. Il tasto “avanti veloce” del banco regia è stata una vera salvezza.
Mi fanno un compendio di tutti i casi umani, di tutti i favoriti, degli errori, di chi c’è e di chi non c’è. Velocissimo. Quasi indolore.
Non ho tempo per conoscere veramente i nuovi giudici, per ora ho solo delle vaghe impressioni.
Con la prima vera puntata avrò modo di farmi un idea più precisa.
Mara è come sempre eccezionale.
La Tatangelo è il mio mistero personale. A parte che sembra una 43enne con i lifting, ho chiesto a un po’ di persone che conosco di canticchiarmi un pezzo famoso della suddetta.
Nessuno ha saputo rispondermi.
Tranne uno che mi ha detto che la Tatangelo ha cantato una versione tecno hard core del Ballo del Qua Qua.
Secondo me mi prendeva in giro.
Mi si dice da più fronti che ella fa quello fa, ed è quello che è perché è la morosa di Gigi D’Alessio. Il mio interesse verso Gigi D’Alessio è pari al mio voler conoscere con esattezza la percentuale di butadiene presente nei pneumatici della mia automobile.
Per cui, mi farò un opinione nel corso del programma, serata dopo serata.
Elio. Capisco che Elio deve differenziare l’Elio Giudice dall’ Elio Cantante. Però, soprattutto nei provini che ho visto sul Tubo, a volte si rende piuttosto antipatico.
Ruggeri. Non so se è un bene o un male, ma per ora sono quasi sempre d’accordo con quello che dice. E’ uno che ne sa, e sembra un tipo in gamba.
Dopo averlo visto condurre Il Bivio, avevo telefonato al tipo che fuma di X Files per avere spiegazioni. Lui mi aveva detto che ognuno ha il diritto di sputtanarsi come meglio crede.
Adesso è diverso. Riesco a seguirlo senza tremare per l’imbarazzo.
La prima sfornata di cantanti scivola via.
Il mio favorito in assoluto è Nevruz.
Nevruz però è una rockstar, non una popstar. Spero che passi nonostante la differenza sostanziale di categoria.
Mi ricorda Ozzy da giovane. Nevruz ha quella caratteristica unica e tipica delle vere rockstar da palco, ovvero: In scena, non sai mai che cazzo può combinare.
Poi c’è Sibilla. Forse ho preso una cotta. Una cotta da quasi quarant’enne, sia chiaro.
Poi mi passa.
Oppure me la fa passare la mia signora a colpi di mazza chiodata.
Ci sono Stefano, la sua balbuzie, la sua faccia e la sua voce. Incredibile. Bravissimo, ma se passa bisognerà lavorarci tantissimo.
Sorvolo su un paio di casi umani, e vado dritto alla fase finale.
Dei 90, sono rimasti 40. Nevruz c’è.
Poi da quei 40 ne rimangono 24.
Ai giudici vengono assegnate le loro categorie.
Elio, over 24.
Tatangelo, Donne dai 16 ai 24.
Ruggeri, Gruppi vocali.
Mara, Uomini dai 16 ai 24.
Ogni giudice ha sei cantanti in saccoccia, deve segarne la metà e portarne 3 al programma.
Mara, assieme a Rossana Casale che fa da vocal coach, prende i suoi e se li porta in crociera per decidere. Ci sono:
Davide Facciapulita.
Simone con una pecora in testa.
Walter Paciocchino.
Stefano, non so come faranno.
Giovanni, che è un figo illegale.
Poi c’è un bambino di nome Ruggiero.
Alla fine, dopo un po’ di tira e molla, vengono scelti: Davide, Stefano e Ruggero.
Peccato per Giovanni.
Io, e tutti quelli che di mestiere stampano i poster per le teenager, siamo curiosi di vedere che lavoro verrà fatto su Stefano.
Elio prende i suoi e li porta in una villa, il suo vocal coach è Alberto Tafuri.
Ci sono:
Nathalie, staremoavedere.
Ingrid, punk con cresta e voce interessante.
Nevruz, il mio nuovo idolo.
Alessandro, il cugino di Bon Jovi.
Sibilla, ciao!
Manuela, che nel tempo libero fa la controfigura di Francesca Neri nelle scene pericolose.
Hai presente quando Francesca Neri si lancia da un grattacielo in fiamme attraversando una finestra e poi mentre cade digievolve in una macchina della morte megaborg , atterra sulle bottiglie rotte e poi uccide tutti gli zombi?
Ecco, quelle scene lì le gira Manuela al posto della Neri.
Fatto sta che alla fine Elio sceglie: Nathalie, NEVRUZ! e Manuela.
Peccato per Sibilla.
La Tatangelo porta le sue in un attico ventoso in compagnia di un pizzaiolo chiamato Adriano Pennino che fa il vocal coach.
Ci sono:
Ecco non lo so. Non mi ha colpito nessuna di loro, non ho sentito niente, a parte che mi hanno fatto venire il nervoso. Ho il vuoto. Devo guardare i miei appunti, c’è scritto:
Alessandra, dolce e carina come Holly Hobbie.
Nicole, sul mio bloc notes ho scritto: sembra un design toy.
Dorina, il mio senso di ragno la identifica come una minaccia e non so perché.
Iliana, chi? Iliana.
Sofia, cento per cento casoumano.
Marta, simpatica.
La Tatangelo mi sceglie: Alessandra, Dorina e Sofia.
Avrei scelto Marta al posto di Sofia. Ma ti spiego il perché nella prossima puntata.
Ruggeri si porta i gruppi a Castrocaro Terme, in compagnia del vocal coach Fabrizio Palermo.
Nel suo mazzo ci sono:
Kymera. Parliamone. Ti sembrerò uno stronzo insensibile, ma l’orientamento sessuale di chi ho di fronte non mi ha mai interessato. Non ha mai influenzato in alcun modo il mio giudizio.
Le persone sono persone, punto.
Scegliere i Kymera perché la loro caratteristica è quella di essere una coppia gay dichiarata, non mi sembra una genialata. Comunque sia non sono due cantanti fenomenali.
Non vorrei che nei giudici o nel pubblico scattasse il meccanismo dei “poverini”. Che è un atteggiamento dannoso non soltanto per i gay, ma per l’umanità tutta.
E comunque, non penso che i gay siano felici di essere considerati come una categoria protetta.
Ora, qualcuno può dirmi che è importante mettere due gay in prima serata su un canale generalista.
Secondo me dipende dalla figura che ci fanno.
E quei due, nel loro campo specifico, non sono di certo al livello di Colin & Justin di Home Heist, tanto per dirne una.
Nashville Trio, già sentito, già visto, avanti un alto.
Borghi Bros. Questi due hanno un futuro. Nelle balere. Faranno l’occhiolino a vecchie vaiasse sudate, inguainate strette dentro abiti rossi in acrilico. Su le mani! E ora il nostro cavallo di battaglia, quello di IssFattors! Su le mani! Meno cinque, quattro, buonannoooh. E via così, di serata in serata fino al 2050.
Le Pagnottelle. Cazzo, cambiate nome, ve lo dice anche Ruggeri. Nome a parte: noia e supponenza, l’accoppiata letale.
Gli Home, batti batti le manine.
Effetto Doppler, chi?
Il Ruggy, dopo averci pensato a lungo sceglie: Kymera, Borghi Bros e Effetto Doppler.
Con quello che aveva, forse non poteva far altro.
I dodici concorrenti sono stati selezionati.
Considerando la necessità di avere a disposizione un po’ di carne da macello, da far fuori puntata dopo puntata, così a naso non mi sembra ci sia una stella superbrillante.
La categoria Gruppi, come al solito è quella messa peggio.
Terrei d’occhio Nevruz, Stefano e Alessandra. Ma è troppo presto per fare pronostici.
Questa sera inizia la gara vera e propria e vedremo che succede.
lunedì, settembre 06, 2010
Previously on Diegozilla...

Dato che forse passerà da qui un po’ di gente che non c’è mai stata, è il caso di fare un riassunto delle puntate precedenti.
Mi chiamo Diego Cajelli e ho la faccia che vedi qui sopra. L’anno prossimo faccio quaranta (minchia!) anni. Sono nato e vivo in quel di Milano.
Di lavoro faccio fumetti.
No. Non disegno. I fumetti li scrivo. Sono uno sceneggiatore di fumetti.
No. Non scenografo!
Sceneggiatore.
Metti che i fumetti non li leggi, non c’è problema. Mottispiego.
I fumetti che faccio io si fanno in due. Uno scrive e l’altro disegna.
Per altri tipi di fumetti invece c’è uno che se li fa tutti da solo.
Ma non è il mio caso.
Anzi si. Ogni tanto faccio dei fumetti per conto mio. Uso delle foto che elaboro con Fotoscioppe.
Se clicchi qui, oppure anche qui, ci sono degli esempi dei miei fumetti tutto-da-solo.
Ma sono soltanto dei casi sporadici.
Di solito, tutti i giorni, dalla mattina presto presto alla sera tardi me ne sto nel mio studio a scrivere i fumetti.
Ovvero, mi invento una storia che poi sceneggio. Sceneggiare una storia significa descrivere a un disegnatore vignetta per vignetta tutto quello che succede, dialoghi compresi.
Metti che sei curioso, se clicchi qui ci sono degli esempi delle mie sceneggiature.
Con questo lavoro ci pago le bollette, il mutuo, ci faccio la spesa, mi compro altri fumetti e ci faccio i cazzi miei. Insomma ci campo.
Pubblico per diversi editori. Già, perché non ho uno stipendio, non sono assunto da nessuno.
Sono un freelance e vengo pagato in base a quante pagine scrivo.
Tipo un lavoro a cottimo. Solo che di solito produco sparatorie e lotte a mani nude contro i vampiri.
Lavoro per la Sergio Bonelli Editore, scrivo per la serie Dampyr, ho scritto un Dylan Dog, diversi Zagor, parecchi Napoleone e un Legs Weaver.
Sono uno di quelli che scrive Diabolik per la Astorina. Ho trasformato in fumetti alcuni film della Disney come Uno Zoo In Fuga e I Pirati dei Caraibi. Ho i miei progetti personali tipo Pulp Stories e Milano Criminale pubblicati da Edizioni BD. Nel corso degli anni, ho scritto e scrivo per un bel po’ di case editrici.
Scoop: Sto lavorando anche per una casa editrice francese.
Se proprio ci tieni, cliccando qui c’è più o meno l’elenco completo delle mie pubblicazioni. Non è aggiornatissimo, non ci sono i miei primissimi albi perché mi vergogno, ma fa niente.
Ho iniziato nel 1993. Fatti tu due conti, scopri quanti anni avevo che a me viene il magone.
Giusto per bullarmi quel tanto che basta, nel 2008 ho vinto il premio Gran Guinigi a Lucca Comics come miglior sceneggiatore italiano.
Dato che scrivere non è una cosa che puoi tenere a bada, oltre ai fumetti scrivo anche altra roba. Articoli, racconti, monologhi, testi, cortometraggi, prefazioni, saggi, favole, eccetera ecceterone.
Ho cercato di coniugare la scrittura a diversi campi espressivi. Ho collaborato tantissimo con Radio Popolare per esempio, scrivendo e conducendo programmi come Strane Storie o Popotrek.
Ho scritto testi di cabaret, recitandoli in prima persona. Tempo fa, un secolo fa, in coppia con Alessio Tagliento ero finito nella cricca di Zelig. Giravo per teatri, facevo show, poi basta.
Un giorno ho smesso.
Definisco quel periodo: Quando ero quasi famoso.
Ultimamente sto scrivendo per la tivvù.
Ho un programma: Ultra, va in onda su Joi. Spiego le tecniche narrative e i segreti delle serie televisive.
Dicono che sono uno dei maggiori esperti di cultura pop. Forse è vero. Può darsi.
Ho tenuto dei corsi di sceneggiatura e di scrittura creativa alla Scuola del Fumetto di Milano, alla FNAC e in occasione di alcune convention fumettose.
Il mio hobby ufficiale è la fotografia. Mi piacerebbe dedicargli molto più tempo di quanto ci dedico in realtà. Ma siccome mi conosco, ho paura di trasformarlo in un lavoro.
Qui sul blog faccio tutto da solo.
Scrivo, impagino, sgrafico, modero e pinzillacchero.
Per cui non sclerare se gli aggiornamenti non sono "in tempo reale", se mi perdo qualche commento o non rispondo subito subito alle mail o ai messaggi.
Mica sono un supereroe!
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